Dove siamo chiamati a stare

Sei dove sei chiamato a stare: questa consapevolezza di essere nella strada di Dio dona una pace veramente autentica. Così è stato per noi, Giada e Giacomo, sposati da tre mesi (dopo due anni di fidanzamento). È stata una celebrazione bellissima: il coro della Gioventù Francescana dove abbiamo camminato, le nostre famiglie, i nostri amici più cari, il sacerdote che ci ha accompagnato. Tutto parlava di festa quel giorno e ne sentiamo il profumo ancora oggi, ancora adesso che nel Matrimonio si è aperta una strada nuova! Eh già, perché il fidanzamento è una cosa, il Sacramento matrimoniale un’altra. Questa novità non possiamo perdercela: altro che convivenza, c’è da custodire con forza il Matrimonio, come uno scrigno da cui estrarre i nostri tesori.
Abbiamo vissuto il periodo da fidanzati in castità. Avete presente il telepass? Ecco, la castità prematrimoniale è un ottimo telepass. Ti fa arrivare prima alla meta, ti fa arrivare meglio. Dimezzi i tempi, abbatti l’orgoglio, le maschere, attraversi le tue ‘selve oscure’ e ti ritrovi a guardare stelle che neanche potevi immaginare. Non è facile, ci vuole tanto coraggio, oggi più che mai (d’altronde, se fosse facile, forse dovremmo farci due domande sulla relazione stessa). L’obiettivo di un fidanzamento è fare verità: capire se Dio ci ha pensati per l’eternità con quella persona, se siamo chiamati a stare insieme oppure se così non è. Da cristiani, la Chiesa già ci propone (da secoli) uno strumento infallibile, decisamente efficace, anche se tanto bistrattato. Noi non avremmo potuto compiere il grande passo senza aver intrapreso questa via, anzi, molto probabilmente le cose si sarebbero complicate. Non è facile fare chiarezza quando ti trovi diviso fra ciò che fai e ciò che il tuo corpo dice. È una specie di stillicidio, per cui con la corporeità ti dichiari dono totale per l’altro, ma con i fatti non ti comprometti fino in fondo.
Con dispiacere, abbiamo visto come la castità prematrimoniale sia una via poco battuta anche dai cristiani
stessi, che sulla sfera della sessualità preferiscono fare orecchie da mercante, scegliendo forse senza discernere. Chissà se sapessero che ricchezza trascurano! Proprio per questo, spesso le coppie cristiane su questa strada sentono tanta solitudine. Ancora di più i single, che si sentono strane chimere per aver abbracciato questa scelta e averla resa un fattore essenziale nelle proprie relazioni.

Da single, anche io ho sperimentato questo doloroso isolamento (reso ancora più acuto dal fatto che proprio in Chiesa non trovavo chi ne parlasse o appoggiasse questa strada!) e come me, sto scoprendo, tanti, tantissimi altri ragazzi e ragazze. La spinta a parlarne e incoraggiare a parlarne ha dato spazio a “Ne senti la voce”, una paginetta Instagram che ho creato prima del Matrimonio e che mi ha permesso di dare sfogo ad un’esigenza sempre più grande, che non riuscivo a trattenere: provare ad annunciare la bellezza della castità (in ogni stato di vita), creando un luogo dove la solitudine non avrebbe trovato posto, sostituita dalla condivisione fraterna. Non vi dico i frutti che sta dando, io stessa ne sono stupefatta: raccolgo tante testimonianze di castità vissuta e ho conosciuto virtualmente persone in cammino, sul serio, che si fidano della Chiesa (perle rare!) e provano davvero a mettere in pratica questa obbedienza.

Spesso mi ringraziano per l’evangelizzazione che sto portando avanti (seppur con tanti limiti): ecco, non ho mai pensato di stare evangelizzando, il mio intento voleva essere puramente diffondere una Parola che la Chiesa proclama da secoli e che ho visto, concretamente, cambiare vite. Eppure è così, ogni tanto mi soffermo a pensarci. Evangelizzare, portare Gesù, incoraggiare l’incontro con Lui, che poi è l’unica cosa che ti cambia la vita (non la castità). Ho messo dunque anche questo progetto nelle Sue mani, perché come è iniziato sulla scia di tante grazie, così finisca quando Egli vorrà. Nel frattempo, ringrazio Dio per mio marito (a cui farò una sorpresa con queste righe!): ogni volta che ti guardo mi stupisco che il Signore mi abbia voluto donare tanta bellezza, dentro e fuori, e non posso che ingraziare per tanta grazia quotidiana.

Giada e Giacomo (Ne senti la voce)

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