Domenica e famiglia : un connubio possibile /44

( Con la destra si batte il petto, mentre dice : ) Anche a noi, tuoi ministri, peccatori, ( e con le braccia allargate, prosegue : ) ma fiduciosi nella tua infinita misericordia, concedi, o Signore, di aver parte alla comunità dei tuoi santi apostoli e martiri : Giovanni, Stefano, Mattia, Barnaba, [ Ignazio, Alessandro, Marcellino, Pietro, Felicita, Perpetua, Agata, Lucia, Agnese, Cecilia, Anastasia ] e tutti i tuoi santi; ammettici a godere della loro sorte beata non per i nostri meriti, ma per la ricchezza del tuo perdono.

Proseguiamo nell’approfondimento della grande Preghiera Eucaristica I: dopo aver affrontato la parte che ricorda le anime purganti, la Chiesa non si stanca di chiedere, per bocca del ministro ordinato, la sorte beata dei santi in Paradiso. Perché tanta insistenza?

La Chiesa pellegrina sa che la vera meta della nostra vita terrena è il Paradiso, ma per “conquistarlo” dobbiamo corrispondere alla misericordia del Signore passando da questa “valle di lacrime” che è la nostra conversione. Ecco spiegato il motivo della menzione iniziale “Anche a noi, tuoi ministri, peccatori[…]“. Le lacrime si riferiscono non solo alle pene di questa vita, ma anche e soprattutto alle lacrime del pentimento, una grazia specialissima che dobbiamo costantemente chiedere al Signore. La consapevolezza della nostra condizione umana (ossia di peccatori) non ci deve mai abbandonare, ma nello stesso tempo essa non deve essere un peso, un macigno che schiaccia il nostro slancio verso la santità, poiché abbiamo la certezza che “tutto è grazia”, siamo sicuri quindi che la misericordia di Dio colmerà i vuoti che lasciamo noi, arriverà là dove i nostri limiti ci fermano.

Le parole iniziali di questa parte sono rivolte in particolar modo al sacerdote che celebra la Messa, il quale agisce certamente “in persona Christi, ma nel medesimo tempo non deve mai dimenticare di essere un ministro indegnamente consacrato, le sue mani sono state consacrate in primis per la salvezza altrui e non per la propria. La santità personale del sacerdote cresce nella misura in cui la sua vita si “adegua” alla sua consacrazione. E’ per questo motivo che si fa menzione di alcuni santi, quasi a spronare il sacerdote all’imitazione delle virtù di questi santi dei primi secoli.

Alcuni si chiedono come mai siano citati questi e non altri santi. Questa preghiera è molto antica e quindi i santi nominati sono di quel periodo storico, ma forse l’intenzione con cui non sono stati cambiati lungo i secoli si deve al fatto che dobbiamo sempre fare memoria delle radici della nostra fede, abbiamo il dovere di non dimenticare da dove arriva la nostra fede (che è apostolica abbiamo recitato nel Credo): essa è stata tramandata dagli Apostoli alle prime comunità cristiane, via via poi è stata confermata e testimoniata da questi santi citati (e migliaia di altri non menzionati), per poi arrivare ai nostri antenati che l’hanno trasmessa ai nostri bisnonni, che l’hanno trasmessa ai nostri nonni, che l’hanno trasmessa ai nostri genitori, i quali l’hanno trasmessa a noi che stiamo facendo lo stesso con i nostri figli. E’ una lunga catena di fede che ci lega finanche ai santi del primo secolo, in particolar modo ci sembra doveroso ricordare per noi genitori Felicita e Perpetua alle quali dedicheremo un prossimo articolo.

La preghiera termina poi con le parole consolanti della nostra fede divina e cattolica: ammettici a godere della loro sorte beata non per i nostri meriti, ma per la ricchezza del tuo perdono. La nostra vita può essere anche una valle di lacrime, sia per i tormenti nella carne sia per quelli spirituali, può essere una vita breve ma pura e casta come quella di San Domenico Savio o della Beata Imelda Lambertini, può essere una vita cominciata nel peccato e convertita come quella di S. Agostino, oppure lunga e ricca di miracoli e di opere pie come quella di S. Pio da Pietrelcina o S. Teresa di Calcutta… ma tutte queste splendide anime godono la visione beata di Dio nel Paradiso non per i loro tanti meriti, ma per la ricchezza del perdono del Signore.

Sono in Paradiso non per i loro meriti, ma con i loro meriti, poiché anche in Paradiso non saremo tutti uguali, c’è una gerarchia anche là, altrimenti che ne sarebbe della divina Giustizia? Forse a molti suonerà strana questa gerarchia tra i salvati, ma in effetti quanti di noi possono affermare con onestà di pregare per tante ore ogni giorno tante quante ne pregava S. Teresa di Calcutta? O quanti possono testimoniare di compiere gli stessi digiuni di S. Padre Pio? Quanti si mortificano nel corpo come facevano i due fratellini Santa Jacinta e San Francisco Marto? Quanti possono dire di vivere le stesse virtù nel numero e nella stessa intensità di S. Giovanni Bosco?

Certamente in Paradiso avremo tutti lo stesso premio che è Dio stesso, la sua visione beata, e questo ci soddisferà in eterno in un gaudio senza fine poiché ci riempiremo di Dio, ma non ci riempiremo tutti in egual misura, ci riempiremo a seconda della capacità di ciascuno; se avremo lavorato su questa terra per dilatare sempre di più il nostro cuore affinché diventasse gigantesco per contenere Dio (vedi gli esempi dei santi di cui sopra), allora Dio riempirà questo cuore gigantesco fino all’orlo per l’eternità, ma se avremo lavorato poco il nostro cuore assomiglierà ad un bicchierino da caffè, allora Dio riempirà fino all’orlo quel bicchierino da caffè. Il problema quindi non sta nella Giustizia di Dio, ma nella misura/capacità del nostro cuore, della nostra anima… e questa misura dipende dai nostri meriti personali.

Dio è infinito e non ha problemi a riempire un cuore gigantesco oppure un cuoricino piccolo come un bicchierino da caffè, Lui è fedele e riempirà il nostro cuore di sé stesso fino all’orlo per tutta l’eternità, sicché il nostro cuore non avrà più bisogno di altro perché avrà già Tutto.

Coraggio famiglie, impegniamoci ogni giorno per dilatare sempre di più il nostro cuore per Dio cominciando con la preghiera per eccellenza della Domenica : la S. Messa.

Giorgio e Valentina.

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