Tutti all’ombra.

Dal libro del profeta Isaìa (Is 4,2-6) In quel giorno, il germoglio del Signore crescerà in onore e gloria e il frutto della terra sarà a magnificenza e ornamento per i superstiti d’Israele. Chi sarà rimasto in Sion e chi sarà superstite in Gerusalemme sarà chiamato santo: quanti saranno iscritti per restare in vita in Gerusalemme. Quando il Signore avrà lavato le brutture delle figlie di Sion e avrà pulito Gerusalemme dal sangue che vi è stato versato, con il soffio del giudizio e con il soffio dello sterminio, allora creerà il Signore su ogni punto del monte Sion e su tutti i luoghi delle sue assemblee una nube di fumo durante il giorno e un bagliore di fuoco fiammeggiante durante la notte, perché la gloria del Signore sarà sopra ogni cosa come protezione, come una tenda sarà ombra contro il caldo di giorno e rifugio e riparo contro la bufera e contro la pioggia.

Il tempo dell’Avvento comincia con la lettura di molti brani del profeta Isaia che preannunciano la venuta del Signore Gesù e descrivono la Gerusalemme futura, il Paradiso. Naturalmente le immagini usate da Isaia riflettono la cultura e il tempo in cui scrive, perciò non dobbiamo stupirci se nomina animali o piante a noi sconosciuti o descrive paesaggi a noi ignoti, quello che ci interessa è il fatto che ciò che viene descritto è una situazione quasi surreale (soprattutto nei capitoli seguenti) ma bella, serena e pacifica.

Abbiamo sicuramente già sentito decine di omelie e richiami di tanti sacerdoti che descrivono il tempo forte dell’Avvento esortandoci a viverlo in pienezza; la Chiesa è premurosa verso i suoi figli e, conoscendo la dura cervice di cui siamo portatori, non si stanca di farci rivivere ogni anno questo tempo sperando che le sollecitazioni esterne aiutino i moti dell’anima. In particolare oggi vorremmo soffermarci sulla seconda parte di questo brano, quando Isaia cita la nube di giorno e il fuoco notturno: rifugio e protezione per ogni evenienza. Nei tanti seminari, incontri di approfondimento, corsi e convegni a cui partecipiamo si ascoltano sempre delle testimonianze pubbliche di conversione oppure delle storie in privato di persone che hanno incontrato il Signore in mille modi e nelle più disparate occasioni.

Le vie del Signore non sono le nostre vie” : sobbalza subito alla mente questa verità, ed è proprio questa l’esperienza che facciamo quando sentiamo le tante e diverse testimonianze di fede vissuta e/o trovata/ri-trovata. Se si facesse una ricerca per trovare in quanti modi il Signore viene descritto all’interno della Bibbia si rimarrebbe stupiti della fantasiosa ricchezza di similitudini ed immagini con le quali l’uomo descrive la sua esperienza di Dio. Isaia non si tira indietro in quanto a linguaggio figurativo e fa di questo linguaggio una sua caratteristica, ma ovviamente la nostra non vuole essere una fredda analisi linguistico/letteraria, ma un’introduzione al tema, poiché dobbiamo capire le motivazioni che stanno alla base dell’immagine della nube e del fuoco, immagini che sicuramente nascono dall’esperienza stessa di Isaia. In quella terra il caldo diurno rende difficile la vita umana, e talvolta impossibile, col tempo però l’uomo ha imparato a proteggersi dalla calura che non dà tregua, il sole fa sentire la sua forza specialmente nelle zone desertiche, bisogna esser preparati con la giusta dose d’acqua, con il giusto riparo dai raggi che scottano altrimenti si rischia grosso; sicuramente questi disagi hanno segnato la vita di fede del profeta ed il suo rapporto con Dio.

Ci sono tante coppie di sposi che vivono la stessa esperienza del sole desertico: sempre stressate dalle mille faccende, la vita che conducono (e che spesso subiscono loro malgrado) li costringe a “stare sempre sul pezzo”, sempre all’erta, non si fa in tempo a finire una faccenda che già si è catapultati in quella seguente, in un turbinio che non dà tregua fino a che non si trova requie con la testa sul cuscino (forse). Questo stile di vita impatta anche sulla vita spirituale, sull’anima, la quale si convince che la vita è tutta qui, nello sbrigare le mille faccende, e pian piano, giorno dopo giorno, si perde il contatto con l’eternità, si perde la consapevolezza del nostro destino finale… una vita così non trova requie nemmeno con la testa sul cuscino, perché mentre il corpo cerca tranquillità per riposare, immediatamente la coscienza fa sentire il proprio richiamo, e ci si chiede non tanto se si è riusciti a far tutto, ma ci si chiede quale sia il senso di tutto questo affannarsi.

Isaia ci aiuta e ci indica che il Signore è la nostra protezione contro il caldo martellante come fanno una nube o una tenda con la loro ombra, il Signore è l’unico che ci fa dormire tranquilli perché dà senso al nostro correre, anzi il senso è Lui stesso, il senso ultimo delle nostre giornate e il senso che dona nuovo entusiasmo e nuovo coraggio per affrontare le sfide di ogni giorno. Cari sposi, se vi sentite come chi sta sotto il sole cocente senza tregua, procuratevi dei momenti durante la giornata per ripararvi all’ombra del Signore, è l’unico che può donarvi il refrigerio a cui anelate, le faccende da sbrigare non spariranno come per magia, ma all’ombra del Signore anche la mente si fa più nitida, i pensieri si districano meglio, ritroverete nuova forza per affrontare le sfide che vi attendono.

Purtroppo ci sono anche coppie che vivono come in una bufera, nel freddo o nella pioggia, ed anche per loro il Signore è protezione e rifugio come lo è il fuoco contro il freddo. La vita sponsale è una sfida continua, a volte si affrontano i problemi con la giusta determinazione ma tante altre volte prendono il sopravvento l’abitudine all’altro/a e la stanchezza, mentre la relazione diventa quella bufera dove imperversano freddo e pioggia. Cari sposi, se siete in un momento di intemperie, non scoraggiatevi, ma lasciatevi riscaldare dal Signore; Lui sa riscaldare un cuore infreddolito dal gelo dell’indifferenza, dall’egoismo; Lui sa ridare vita ad un cuore intirizzito da una relazione “antartica”, ma bisogna stare vicino al fuoco per riceverne il calore, altrimenti più vi allontanerete dalla fonte e più sarà il vostro matrimonio a pagarne il caro prezzo.

Care spose, se vivete accanto ad un “orso bianco”, sappiate che sotto la sua morbida pelliccia c’è tanto caldo, ma bisogna avvicinarlo con cautela e tanta tenerezza, basta conoscerne i gusti. Cari sposi, se vivete con la “foca artica”, sappiate che non ha orecchie esterne ma possiede un ottimo udito, soprattutto in materia sentimentale ed affettiva, quindi è meglio che i vostri gesti dicano del vostro amore tenero verso di lei perché il suo udito non la ingannerà.

Buon cammino di Avvento.

Giorgio e Valentina.

2 Pensieri su &Idquo;Tutti all’ombra.

  1. La mia fatica quotidiana è proprio lo sforzo di avvicinarmi al mio “orso bianco” con il timore delle sue reazioni sempre di color “nero” … A volte mi scoraggio, a dire il vero e mi sembra tutto inutile perché il mio orso vede solo limiti mancanze e difetti in me, che ci sono, lo riconosco, ma ci sono anche aspetti positivi nella nostra famiglia che lui non vede da tempo ormai … DEVO ANCORARMI AL MIO SIGNORE A CUI IL GIORNO DEL MATRIMONIO HO DETTO IL MIO SI INSIEME AL SI CHE HO DETTO A MIO MARITO. E vi posso garantire che il Signore non ci ha mai lasciati soli. Ora capisco che … se siamo ancora insieme e cerchiamo ancora di volerci bene … è frutto del Sacramento del Matrimonio con cui da quel giorno Lui è con noi SEMPRE a portare avanti la nostra relazione. Agli inizi del Matrimonio io e mio marito condividevamo questa consapevolezza ma da tempo lui si “è perso” e vive in uno sconforto continuo nei confronti della nostra relazione e sta condizionando anche me a non sperare più. Il mio non vuole essere un giudizio nei confronti di mio marito ma solo una condivisione su come vivo e cerco di affrontare la mia situazione. Anche mio marito a modo suo cerca di portare avanti la nostra relazione ma i nostri tentativi non sono condivisi tra noi due e lui in particolare sottolinea sempre gli aspetti negativi.

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    • Ciao Margherita, coraggio non lasciarti cadere le braccia. Gli orsi sono tanto irruenti quanto coccolosi e teneri con i loro cuccioli, tanto scontrosi quanto protettivi verso i loro cari. Sforzati di parlare la sua lingua dell’amore. Fai in modo che non veda l’ora di tornare a casa dopo il lavoro perchè sa di trovare te che lo attendi con ansia e non vedi l’ora di abbracciarlo o di fargli un caffè o di togliergli il giubbino all’entrata o di vederti vestita/pettinata come piace a lui o qualsiasi altra cosa che sai che è di suo gradimento. Devi diventare ospitale come lo sei stata (se sei mamma) con l’utero fisico o comunque se non sei mamma hai dentro di te quell’accoglienza calorosa e tenera che fa sciogliere anche il più cocciuto orso. Per cambiare lui si deve sentire accolto, sostenuto e approvato nelle decisioni, incoraggiato quando è stanco, importante e insostituibile per la famiglia e per la coppia, unico ed irripetibile. Non lasciartelo sfuggire, devi diventare come una calamita, sfrutta tutte le armi seducenti femminili che hai, torna a fargli la corte. Prima però chiedi auto al Signore, prima digiuna e prega poi agisci. Vedrai che l’aiuto della Grazia sacramentale non mancherà, ne sono certo, Dio è fedele. NON temere, coraggio Margherita. Coraggio !

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