Domenica e famiglia: un connubio possibile /49

La pace del Signore sia sempre con voi. ( Il popolo risponde: ) E con il tuo spirito. ( Poi, secondo l’opportunità, il diacono, o il sacerdote, aggiunge: ) Scambiatevi il dono della pace. ( E tutti si scambiano vicendevolmente un gesto di pace, di comunione e di carità secondo gli usi locali. Il sacerdote dà la pace al diacono o al ministro. Il sacerdote quindi prende l’ostia, la spezza sopra la patena e ne mette un frammento nel calice, dicendo sottovoce: ) Il Corpo e il Sangue del Signore nostro Gesù Cristo, uniti in questo calice, siano per noi cibo di vita eterna. ( Intanto si canta o si dice: ) Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi. Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi. Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, dona a noi la pace. ( Oppure in canto: ) Agnus Dei, qui tollis peccáta mundi: miserére nobis. Agnus Dei, qui tollis peccáta mundi: miserére nobis. Agnus Dei, qui tollis peccáta mundi: dona nobis pacem. ( Se la frazione del pane si prolunga, l’invocazione si può ripetere più volte; l’ultima invocazione si conclude con le parole: dona a noi la pace [dona nobis pacem]. )

La pace invocata nella frase precedente ora viene anche vissuta e scambiata reciprocamente con un gesto simbolico del corpo. Purtroppo anche in questo momento vengono compiuti numerosi abusi liturgici con sacerdoti e fedeli che fanno il giro della chiesa per salutare tutti per non parlare di danze e balli e canti allegri quasi fosse una festa umana, sembra di essere al ristorante di una festa di nozze. Attenzione però che la questione non è smorzare gli entusiasmi, non è essere inflessibili rispetto alle norme, non è fare gli anaffettivi e freddi per non mostrare le proprie emozioni, non è questione di gusti personali, neanche di bon-ton, non è che a noi non piaccia fare festa in compagnia, non siamo degli asociali… la vera questione è che non siamo ad una cena di classe per una bella rimpatriata!

La pace che ci scambiamo ce l’ha guadagnata col suo sacrificio un uomo inchiodato nella sua carne su una croce romana, ed ora Egli è presente sull’altare nascosto sotto le specie del pane e del vino, come un agnello sgozzato, e guarda caso questo uomo è pure Dio! Probabilmente quel famoso Venerdì sotto la Croce non si stava consumando allegramente un aperitivo dell’happy hour con lo spritz e le patatine e le olive, anzi… ci risulta che sotto la croce stavano alcune donne piangenti, tra cui Sua Madre che soffriva di un dolore atroce. La pace che ci scambiamo è quella che viene dal riconoscersi peccatori perdonati, peccatori ai quali è stato risparmiato il supplizio della Croce perché su quella Croce meritavamo di esserci inchiodati noi al posto del Figlio di Dio.

Le famiglie conoscono bene questo moto dell’anima: quello della riconoscenza dei sacrifici che un altro ha fatto per noi. Ci sono tante mamme che decorano la tavola domenicale con la tovaglia ricamata con tanto amore dalla nonna tra i dolori di mani artritiche oppure tanti papà che fanno la manutenzione alla casa costata tanti anni di sacrifici e rinunce al nonno. E guai a chi maltratta quella tovaglia, provate ad usarla come canovaccio per pulire per terra e vedete se riuscite a farla franca… giustamente dovreste fare i conti con la ciabattata ad ore dodici! Oppure provate a prendere a picconate gli stipiti della casa o del garage e vedete se non avvertite del bruciore quando vi arriva da dietro uno scapaccione di quelli sonori! Giustamente la mamma inviterà tutti i commensali a godere della bellezza dei ricami costati tante ore alla nonna mentre invece il papà chiederà il rispetto e la dovuta accortezza nell’uso della casa costata sacrifici al nonno.

Care famiglie, queste esperienze le dobbiamo portare con noi quando siamo a Messa perché lì sull’altare c’è ben più della tovaglia ricamata dalla nonna e molto più della casa costata anni di sacrifici al nonno: c’è la nostra salvezza! Se trattiamo con rispetto e devozione le cose buone di questo mondo costate sacrificio, come la tovaglia e la casa, perché non dovremmo trattare almeno con altrettanto rispetto e devozione le cose buone del Cielo che, al contrario di quelle terrene, sono eterne? Inoltre, le cose buone della terra ce le hanno procurate altre creature mentre le cose buone del Cielo ce le ha procurate il Creatore stesso, per questi motivi la prossima Domenica allo scambio della pace le famiglie sapranno sicuramente comportarsi adeguatamente serbando rispetto e senso del sacro.

Subito dopo lo scambio della pace c’è la recita o il canto dell’ Agnello di Dio durante il quale la Chiesa non si stanca di ripeterci quanto appena ricordato poc’anzi, e cioè il fatto che la pace ci viene da un sacrificio, da Colui che come un agnello sacrificale è stato offerto e si è offerto per noi. Ci permettiamo di fare una piccola menzione riguardo la traduzione in italiano del verbo latino “tollis”, non perché siamo esperti di latino ma perché ci sembra che restando più fedeli al significato originale si possano cogliere sfumature che aiutano il cammino di fede.

In italiano quel “tollis” è diventato “togli” ma in realtà Gesù non ha tolto il peccato, ma lo ha vinto. Se avesse tolto il peccato dal mondo non si spiegherebbe perché noi dopo 2000 anni siamo ancora peccatori. Forse quel “togli” fa riferimento più alla sua azione misericordiosa, nel senso che al peccatore pentito il Signore elargisce il Suo perdono, e al peccatore suona come se il peccato fosse tolto. Se però usiamo una traduzione più corretta la frase suonerebbe circa così : Agnello di Dio che prendi su di te i peccati del mondo, ecc.. ” oppure: “Agnello di Dio che togli i peccati del mondo prendendoli su di te, ecc…” avremmo una frase forse meno cantabile o meno poetica però più corretta.

Nella Passione, Gesù si è caricato come peso su di sé i nostri peccati, li ha presi in carico, se li è addossati su di sé come fa un agnello sacrificale o il capro espiatorio che subisce al posto degli uomini l’ira divina. Con la medesima intenzione Gesù si è lasciato inchiodare su quella croce affinché insieme alle Sue Sante mani e ai Suoi Santi piedi fossero inchiodati anche i nostri peccati. San Paolo ci insegna che ““Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece (oppure lo trattò da) peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio” (2 Cor 5:21)… praticamente ciò che è successo a Gesù sulla croce è successo anche al peccato: come Gesù è stato inchiodato anche il peccato è stato inchiodato; come Gesù è morto sulla croce così anche il peccato è morto sulla croce.

Ma Gesù è risorto poi, mentre il peccato è rimasto sconfitto inchiodato su quella croce, sconfitto dalla risurrezione di Gesù.

Coraggio famiglie, anche se siamo caduti in basso coi peccati da sentirci indegni del perdono del Signore, non temiamo perché Lui è morto sulla Croce proprio per quella colpa, ma noi dobbiamo riconoscerci peccatori e batterci il petto quando cantiamo o recitiamo l’Agnello di Dio. Il perdono di Dio ci dona la forza di perdonarci a vicenda in famiglia.

Giorgio e Valentina.

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