Cristo, la vostra comfort-zone

Cari sposi,

tanto tempo fa ho trascorso un periodo di 3 anni in Messico, svolgendo un’attività pastorale con i giovani, ancora da seminarista e in preparazione al sacerdozio. In quel periodo non sono mai tornato a casa e mi tenevo spesso in contatto con la famiglia per telefono o mail. Per me sono stati anni lunghissimi, in cui la nostalgia si è fatta sentire parecchio. Finito quel tempo, ricordo con esattezza il viaggio a casa, la smania di prendere l’aereo, il conto alla rovescia per riabbracciare i miei cari. Tanto per dire, conservo ancora il biglietto d’aereo Città del Messico-Roma!

Il Vangelo di oggi è un po’ così, perché inizia con un riferimento a Isaia, un passaggio gravido di significato. Difatti, i capitoli dal 40 al 55 sono un tutt’uno ed hanno un messaggio profetico ben preciso: “stiamo per tornare tutti a casa, a Gerusalemme”. Sta parlando a nome di tutti una singola persona di cui non sappiamo il nome, ma solo che si rifà al modo di profetare di Isaia stesso (alla faccia del Copyright). Il momento storico è il 538, a Babilonia, quasi 70 anni dopo il tragico esilio e di lì a poco, Ciro, re dei Persiani, concesse a tutti gli Ebrei di tornare nella loro patria. Si spiega allora il clima di grande gioia, speranza e consolazione che pervade sia la prima che la seconda lettura: “A casa! Si torna a casa, la prigionia, l’esilio, la lontananza dalla nostra terra è finita!”

Un ebreo non poteva non commuoversi con questi ricordi, sebbene non li avesse vissuti in prima persona, talmente forte era quell’esperienza da formar parte per sempre della memoria collettiva e della mentalità diffusa del popolo. Come mai allora Giovanni è così duro? Perché bastona a destra e a manca? Non è forse il momento di gioie e far festa? Occhio, Giovanni sa che il suo momento è arrivato, che la sua missione sta per finire perché il Figlio di Dio è ormai prossimo a rivelarsi. Da qui, l’ultimo monito, il più forte e dirompente: convertitevi. Non è che si sono sbagliati quelli della CEI a mettere questo brano qui e non in Quaresima? Il fatto è che sia quei signori là, ma anche io, noi, tendiamo a cercare istintivamente la comfort zone, una situazione che ci infonde certezza, sicurezza, agio. Non sto demonizzandola, semplicemente che nella fede questo può portare lontano da Cristo, può trasformarci addirittura in atei verniciati di credenti.

Una coppia cristiana può vivere in apparenza vicina al Signore, ma quanto sa di essere in un legame dipendente da Lui? Quanto cerca un rapporto vivo con Gesù? Lo sappiamo bene, possiamo fare della fede il kit di pronto soccorso non appena un figlio, un genitore o la nostra salute si mettono male… è lì che picchia duro il Battista. Non facciamo di Cristo un satellite che ogni tanto ci gira attorno ma viviamo con Lui ogni giorno, in una relazione vitale di amicizia, fatta di dialogo, di offerta, di supplica, di condivisione… Cari sposi, credo proprio che lo spirito di questa domenica di Avvento si possa riassumere bene in quell’espressione di Amoris Laetitia: “concentrarsi in Cristo” (AL 317). Mettete Cristo al centro del vostro rapporto di amore, fatelo partecipe assieme, di modo che anche quella speranza, letizia e consolazione di cui abbiamo parlato, faccia parte dei vostri cuori. Concludo con un brano celeberrimo di S. Anselmo di Aosta (1033-1109), un bell’esempio di come porsi davanti a Cristo in questo tempo di preparazione al Natale:

Guarda, Signore, esaudiscici, illuminaci, mostrati a noi. Ridònati a noi, perché ne abbiamo bene: senza di te stiamo tanto male. Abbi pietà delle nostre fatiche, dei nostri sforzi verso di te: non valiamo nulla senza te. Insegnami a cercarti e mostrati quando ti cerco: non posso cercarti se tu non mi insegni, né trovarti se non ti mostri. Che io ti cerchi desiderandoti e ti desideri cercandoti, che io ti trovi amandoti e ti ami trovandoti” (Proslògion, Cap. 1, 100).

ANTONIO E LUISA

Io me lo chiedo spesso. Che rapporto ho con Gesù? Come è la mia fede? E’ forte o è debole? E’ una casa costruita sulla roccia oppure è una capanna senza fondamenta pronta a sfaldarsi ai primi venti? Io ho paura, lo ammetto. Ho paura di essere tutto fumo e poco arrosto. Per questo guardo ai santi. In particolare Luisa ed io ci affidiamo a Chiara Corbella. Lei, una giovane moglie e mamma, ci ha mostrato la strada. Ci ha fatto vedere che si può affidarsi fino alla fine al Signore. Ci ha mostrato anche come si fa: è necessario nutrire sempre la nostra relazione con Gesù. Sono convinto che lei è riuscita a vivere come ha vissuto perchè si è preparata. Si è preparata crescendo nell’intimità con Gesù. Lei ed il marito Enrico hanno sempre messo Gesù al centro della vita e del matrimonio. Certe scelte, prese nella difficoltà e nella sofferenza, non nascono dal nulla ma vanno preparate prima. Come fai nella difficoltà ad affidarti ad una persona che non conosci e con la quale non hai maturato una vera amicizia e una fiducia incondizionata? Quindi approfittiamo di questo avvento per prepararci sempre meglio ad affrontare ogni cosa bella o brutta con Gesù accanto.

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