Ristrutturiamo ?

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo (1Gv 1,1-4) Figlioli miei, quello che era da principio, quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che contemplammo e che le nostre mani toccarono del Verbo della vita – la vita infatti si manifestò, noi l’abbiamo veduta e di ciò diamo testimonianza e vi annunciamo la vita eterna, che era presso il Padre e che si manifestò a noi -, quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. E la nostra comunione è con il Padre e con il Figlio suo, Gesù Cristo. Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia piena.

Oggi la Chiesa celebra la festa di San Giovanni Apostolo, ecco perché ci fa leggere i suoi scritti che sono sempre molto densi ed impegnativi, ma d’altronde stiamo parlando del “discepolo amato”, colui che forse più di tutti riusciva ad entrare in intimità col Maestro, tanto che Pietro durante l’Ultima Cena fa un cenno a lui affinché intenerisca Gesù circa la questione del traditore; anche Leonardo da Vinci ritrae Pietro che domanda a Giovanni di fare da tramite presso Gesù nel suo famosissimo quadro dell’Ultima Cena.

Sembrerebbero dei particolari di poco conto per leggere la Parola di Dio, ed invece sono di grande aiuto proprio nella comprensione non tanto del testo quanto della sostanza di ciò che ci vuole dire Giovanni. E’ pur vero che la Parola di Dio rimane tale e non perde di importanza, ma se a raccontarci alcune verità è proprio colui che osò appoggiarsi al petto di Gesù in quell’Ultima Cena, allora va da sé che la testimonianza conferma (se casomai ci fosse bisogno) la veridicità dei Vangeli e come significato nascosto ci fa intuire che queste parole vanno a toccare l’intimità di Gesù, poiché le scrive chi ha conosciuto un po’ più da vicino quei pensieri che albergavano il cuore e la mente del Maestro.

La Chiesa di fronte al Natale ci fa contemplare la duplice natura di Gesù Cristo attraverso preghiere, rituali, letture dall’Antico e dal Nuovo Testamento; essa non vuole che dimentichiamo mai che siamo di fronte al grande Mistero dell’Incarnazione del Verbo eterno del Padre, e quindi ci dona letture e preghiere che parlano della natura umana di Gesù e altrettante che parlano della Sua natura divina. Ribadiamo che la nostra fede crede che Gesù non sia un semidio oppure un super-uomo con attributi divini, quasi fosse una specie di Ercole, ma in Lui sussistono le due nature: quella umana e quella divina, cioè Gesù è 100% uomo (tranne il peccato) e 100% Dio. La lettura di oggi è un tipico esempio dove non ci si stanca di raccontare l’esperienza di Gesù con attributi carnali esplicitati nei 5 sensi umani, ma al contempo si dichiara apertamente che Egli è il Figlio di Dio. Per la nostra vita matrimoniale ci sembra più opportuno concentrarsi di più sugli aspetti carnali senza dimenticare che stiamo parlando del Verbo del Padre.

Spesso la vita dei cristiani devoti viene vista come una fede che non ha molto a che fare con la vita concreta… niente di più sbagliato. Al contrario, la vita cristiana, è talmente carnale che anche Dio ha scelto di farsi carne in un preciso momento storico in un preciso popolo che abitava un preciso territorio… nulla lasciato al caso ma tutto pensato nei minimi dettagli. Parlando di questi giorni natalizi con un giovane, ci ha chiesto se fossimo andati a Messa il giorno di Natale perché lui non ce l’ha fatta, ed ha aggiunto che sarebbe andato uno di questi giorni poiché, a suo dire, non è molto importante andare proprio in quel giorno ma l’importante è presentarsi al cospetto di Dio all’interno del periodo natalizio senza dare troppa importanza ad un giorno piuttosto che ad un altro.

Purtroppo questa mentalità ha preso piede in ampia parte del popolo italiano riducendo il cristianesimo a qualche formuletta da recitare alla bell’e meglio quando ce la si sente. Siccome è duro accettare che il cristianesimo è carne vissuta, e che richiede tanto sforzo, abnegazione di sé, rinuncia, sacrificio e rigore (non rigorismo fine a se stesso)… allora lo si snobba relegandolo a smielato sentimento religioso sperando così di prenderne le distanze ed affrancarsi dal duro lavoro della santità. Cari sposi, anche San Giovanni ci testimonia che il rapporto con Gesù ha a che fare con la carne : “abbiamo veduto, … sentito, … visto…toccato con mani ” e se c’è una vocazione che ce la si gioca proprio con la carne, essa è sicuramente il matrimonio. Gli sposi hanno la possibilità di sperimentare con i propri sensi l’incontro con Gesù, e di essere l’uno per l’altra le mani di Gesù, gli occhi di Gesù, l’abbraccio di Gesù, il perdono di Gesù…ecc… ma perché tutto ciò diventi realtà c’è bisogno del lavoro quotidiano su se stessi, c’è bisogno della nostra personale e quotidiana conversione, affinché il Verbo si faccia carne anche dentro la carne del nostro matrimonio.

Coraggio sposi, non è mai troppo tardi per mettere mano alla ristrutturazione del nostro matrimonio.

Giorgio e Valentina.

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