Jack e Rose del Titanic? Si chiamavano Sebastiano e Argene.

Di recente ci siamo imbattuti in un articolo molto interessante nel quale si raccontava del ritrovamento di ciò che resta dei corpi delle persone morte durante il naufragio del Titanic, avvenuto il 14 aprile 1912. Centodieci anni fa. Questa notizia ha fatto scalpore e causato alcune polemiche. Molti, a nostro parere giustamente, sostengono che il relitto della nave sia ormai un cimitero e che i morti che riposano in quel relitto sommerso non vadano disturbati. Non vogliamo però occuparci di questo ma di una storia riguardante una famiglia italiana che è stata colpita direttamente dal naufragio. Ci siamo imbattuti in un’intervista fatta alla Signora Salvata Del Carlo, al momento dell’intervista era l’ultima superstite italiana al naufragio del Titanic (la signora è morta nel 2008 a 96 anni). All’epoca dei fatti era solo una bimba nella pancia della mamma. Lei quindi era su quella nave ma non poteva certo ricordare nulla. Ha raccontato quanto a lei stessa i suoi parenti le hanno riportato, cioè la stupenda storia d’amore della sua mamma Argene e del suo papà Sebastiano.

I due si erano conosciuti durante una festa di paese, erano entrambi originari della provincia di Lucca e abitavano in due paesini vicini. Secondo il racconto di Salvata, papà Sebastiano aveva subito sentito nel cuore che Argene era la donna giusta per lui. Si sposano il 20 gennaio 1912 proprio il giorno di San Sebastiano. Lui aveva 29 anni e lei 26. Una coppia come tante, e come tante persone del tempo Sebastiano emigrò negli Stati Uniti dove trovò subito lavoro. Sembrava tutto andare per il verso giusto. Sebastiano non vedeva l’ora di riunirsi con la famiglia, quindi, non appena potette, tornò a casa per portare con sé la sua dolce metà che era già in dolce attesa. Lei rimase infatti incinta subito dopo le nozze prima della partenza del marito.

Avrebbero dovuto partire da Genova, il porto a loro più vicino, ma la nave era piena. Sebastiano non si perse d’animo, decise così di fare un regalo a sua moglie. Comprò dei biglietti di seconda classe del Titanic, si proprio la famosa nave, la nave più avanzata tecnicamente e lussuosa di quei tempi, per quello che sarebbe stato il viaggio inaugurale dello stesso transatlantico. Sebastiano non badò a spese per la sua Argene. Pensate che un biglietto di seconda classe costava circa 1000 euro di oggi. Non poco per un emigrante. I due erano sposati da soli quattro mesi e la traversata sul Titanic sarebbe stato il loro viaggio di nozze. Sebastiano pensa inoltre che in seconda classe la sua sposa avrebbe potuto riposare meglio, presa dai malesseri del primo trimestre di gravidanza.

La fatidica notte del 14 aprile 1912, Argene non riusciva a dormire, sentì quindi il forte impatto con l’iceberg che avvenne alle ventitré e quaranta. Spaventatissima, chiese al marito di correre sul ponte superiore per capire cosa fosse successo. Sebastiano in pochi minuti tornò da lei spiegandole, cercando di mantenere la calma, che non c’era un minuto da perdere. Fece indossare ad Argene il giubbetto di salvataggio e riuscì con tutta la sua determinazione a farla salire su una scialuppa con sole donne e bambini. Prima di lasciarla fece in tempo solo a darle un bacio e a rassicurarla. Le disse di non temere e che si sarebbero ritrovati una volta tratti in salvo. Non si videro più. Lui annegò nelle gelate acque dell’oceano. Quel bacio e quell’amore sono però passati alla storia. Perché l’amore di Sebastiano per la propria sposa è affascinante, è davvero un amore più forte della morte di cui narra il Cantico dei Cantici; Argene, una volta che fece ritorno in Italia, dette alla luce quella bambina sopravvissuta al naufragio, che già nel grembo della mamma era stata riempita di amore e cure da quel papà tanto innamorato della sua mamma. La bambina fu chiamata Salvata e scoprirà la sua storia solo all’età di circa venti anni, quando al cinema diedero il primo film sul Titanic. Il figlio di Salvata prenderà poi il nome di Sebastiano, in onore del nonno e per tre generazioni questo nome verrà tramandato ai figli maschi.

Questa vicenda ci ha fatto giungere la riflessione che non abbiamo bisogno di immergerci in nuove ricerche scientifiche analizzando ciò che resta del Titanic sul fondo dell’oceano, perché il messaggio più grande quelle persone c’è lo hanno già lasciato. Non possono dirci nulla di più che non sia la grandezza e la potenza dell’amore sponsale, un amore capace di ispirare addirittura un film per la sua magnificenza! L’amore e la vita di quella bambina in grembo che si è salvata sono l’ultima parola. Sebastiano non esitò un attimo, si sacrificò per salvare la vita di Argene con sua figlia in grembo; non era facile arrivare alle scialuppe, chi ha visto il film con Di Caprio può immaginare la confusione che si generò sui ponti superiori, ma Sebastiano riuscì a farsi spazio fra la folla per mettere in sicurezza non sé stesso, ma la persona che il Padre gli aveva affidato. Probabilmente sapeva anche che non si sarebbero più rivisti, ma fece di tutto affinché sua moglie non si dovesse preoccupare per lui in quelle condizioni estreme. Ricorda davvero Gesù sulla croce. Gesù che non pensa a sé stesso ma pensa a Maria e Giovanni. Ecco l’amore sponsale autentico è come quello di Gesù. Per questo è tanto affascinante.

Quante volte noi sposi abbiamo la tendenza a pensare a tutto quello che abbiamo fatto e facciamo per l’altro, soprattutto quando non ci sentiamo ricompensati, nel caso di questa coppia l’amore non è stato pesato, ma solo vissuto alla luce di Cristo che per primo si è sacrificato per il nostro bene più grande.

Alessandra e Riccardo

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