Quale vantaggio?

Dalla lettera agli Ebrei (Eb 2,5-12) […] Avendo sottomesso a lui tutte le cose, nulla ha lasciato che non gli fosse sottomesso. Al momento presente però non vediamo ancora che ogni cosa sia a lui sottomessa. Tuttavia quel Gesù, che fu fatto di poco inferiore agli angeli, lo vediamo coronato di gloria e di onore a causa della morte che ha sofferto, perché per la grazia di Dio egli provasse la morte a vantaggio di tutti. Conveniva infatti che Dio – per il quale e mediante il quale esistono tutte le cose, lui che conduce molti figli alla gloria – rendesse perfetto per mezzo delle sofferenze il capo che guida alla salvezza. […]

Le letture liturgiche dei giorni che seguono il periodo natalizio sono un susseguirsi di vari richiami al Mistero dell’Incarnazione, guardandolo da vari punti di vista per sottolinearne ora un aspetto ora un altro, proprio per fissare bene nella mente e nel cuore dei fedeli ciò che è stato appena celebrato nei giorni scorsi… una sorta di flashback in cui si ricostruisce l’evento per carpirne il significato in tutta la sua portata.

Abbiamo preso solo la parte centrale del brano proposto nella Messa odierna perché mette in luce un aspetto che dovremmo tenere sempre presente all’interno della nostra relazione sponsale: Gesù è morto per noi, cioè a nostro vantaggio, il vantaggio è la nostra salvezza eterna. Prima di relegare quest’ultima verità come scontata, con pensieri del tipo: “che scoperta… ma guarda che novità che scrivono questi due… e pensare che la Chiesa è 2000 anni che lo dice… non è che sia una frase originale… lo sapevamo già” ecc… vi consigliamo di continuare la lettura per capire quanto questa verità diventi carne nella relazione sponsale.

Ci sono diversi approcci nel raccontare e spiegare la vita matrimoniale, esistono diverse metodologie per affrontare il tema del sacramento del matrimonio, e lo abbiamo sperimentato collaborando in questi anni a tanti corsi prematrimoniali, parrocchiali e non: c’è quello che punta molto sulle dinamiche psicologiche, quello che non le considera quasi per niente buttando tutto sullo spirituale, quello che non parla di sesso, quello che non osa parlare di castità pre e post-matrimoniale, quello che non parla di fede, quello che non osa dire la parola peccato, quello che reputa il corso inutile in partenza, quello che considera i fidanzati alla stregua di clienti, quello che li considera degli scalda-banchi, quello che li considera praticamente già sposati, quello che non chiede loro la conversione, quello che non parla del sacramento del matrimonio, quello che lo banalizza equiparandolo al matrimonio civile, ecc…

Abbiamo voluto fare un elenco di questi tentativi più o meno riusciti perché spesso l’anello mancante in quasi tutti è l’aspetto evangelizzante, cioè che Gesù è morto a vantaggio nostro. Perché parlare della sua morte proprio nel tempo natalizio? Perché è la missione per cui è nato, anche se ora siamo inondati da sentimenti teneri verso un piccolo, indifeso ed innocente bimbo che nasce in una stalla, non dobbiamo dimenticare il motivo della Sua Incarnazione, e cioè la nostra salvezza. Già, ma come è stata ottenuta la nostra salvezza? Grazie alla Sua Croce, e ce lo ricorda il colore rosso del periodo natalizio che richiama il rosso del sangue versato sulla Croce. Non lo vogliamo ricordare perché siamo dei guastafeste, ma perché è la Chiesa stessa che ce lo ricorda, anche se in toni sommessi ed un po’ velati… ma anche il famoso canto di S. Alfonso Maria de Liguori “Tu scendi dalle stelle” ad un certo punto dice “…ah, quanto ti costò l’avermi amato…” ed infatti Gli costò la vita.

Questo continuo richiamo alla Croce non ci deve intristire, al contrario ci deve riempire il cuore di gratitudine gioiosa, perché abbiamo ricevuto la grazia della vita eterna senza meriti personali; oppure, cambiando prospettiva, possiamo tranquillamente affermare che se avesse voluto aspettare i nostri meriti personali per donarci la grazia divina, non sarebbe mai salito su quella Croce, sarebbe ancora lì ad aspettare. Mentre invece la vita del cristiano è gratitudine continua verso un Amore incondizionato ed immeritato. Ma c’è un particolare che in molti omettono, e cioè che questo amore immeritato l’ha ricevuto anche mia moglie/mio marito.

Se quando penso alla mia vita ringrazio Gesù di essere morto in Croce a mio vantaggio, quante volte lo ringrazio e sono grato/a perché non ha esitato a fare lo stesso per il mio coniuge? Spesso pensiamo al nostro consorte come il/la compagno/a di viaggio nel cammino della vita, nel cammino della santità, nel cammino della saggezza… tutti pensieri bellissimi, ma poi come mi rapporto con lui/lei ?

La nostra relazione sponsale è cambiata radicalmente da quando abbiamo compreso che Gesù è morto per l’altro tanto quanto lo ha fatto per me, è come se il nostro matrimonio avesse una marcia in più. Se bacio lei/lui mosso solo da un sentimento umano è cosa buona, ma se bacio colei/colui che vale il sangue del Figlio di Dio cambia tutto. Il nostro bacio, il nostro perdono reciproco, i nostri abbracci, i nostri servizi domestici, le tenerezze reciproche, le coccole e le carezze… ecc… acquistano un valore eterno perché sto baciando, sto accarezzando, sto perdonando, sto sopportando, sto abbracciando, sto coccolando colei/colui che costa il sangue di Cristo. E se Cristo non ha esitato a dare la Sua vita per il mio coniuge, chi sono io per negargli/le un perdono oppure una carezza?

Cari sposi, in questo tempo natalizio vi invitiamo a guardare al vostro consorte come a colui/colei per il/la quale Cristo ha versato il Suo sangue, non vi sembra degno del vostro amore? pazienza, è degno però della Croce di Gesù! Se è ritenuto degno dell’amore divino proprio da Colui che è l’Amore per essenza, chi sono io per non considerarlo/la degno/a del mio piccolo e povero amore? Coraggio sposi, la santità è di casa: ospitiamola!

Giorgio e Valentina.

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