Un corpo mi hai dato…

Dalla lettera agli Ebrei (Eb 10,1-10) Fratelli, la Legge, poiché possiede soltanto un’ombra dei beni futuri e non la realtà stessa delle cose, non ha mai il potere di condurre alla perfezione per mezzo di sacrifici – sempre uguali, che si continuano a offrire di anno in anno – coloro che si accostano a Dio. Altrimenti, non si sarebbe forse cessato di offrirli, dal momento che gli offerenti, purificati una volta per tutte, non avrebbero più alcuna coscienza dei peccati? Invece in quei sacrifici si rinnova di anno in anno il ricordo dei peccati. È impossibile infatti che il sangue di tori e di capri elimini i peccati. Per questo, entrando nel mondo, Cristo dice: «Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato. Non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato. Allora ho detto: “Ecco, io vengo – poiché di me sta scritto nel rotolo del libro – per fare, o Dio, la tua volontà”». Dopo aver detto: «Tu non hai voluto e non hai gradito né sacrifici né offerte, né olocausti né sacrifici per il peccato», cose che vengono offerte secondo la Legge, soggiunge: «Ecco, io vengo a fare la tua volontà». Così egli abolisce il primo sacrificio per costituire quello nuovo. Mediante quella volontà siamo stati santificati per mezzo dell’offerta del corpo di Gesù Cristo, una volta per sempre.

Continua la proposta della Chiesa, in questo tempo post-natalizio, di farci leggere la lettera di S. Paolo agli Ebrei, ed anche in questo estratto viene specificato come i sacrifici dell’antica legge siano solo una pallida figura dell’unico, nuovo e definitivo sacrificio di Cristo, viene inoltre specificato come quest’ultimo sacrificio non sia compiuto col corpo di animali, ma il nuovo agnello da sacrificare fosse proprio il corpo stesso di Gesù: …un corpo invece mi hai preparato… Inoltre specifica che questo sacrificio viene compiuto da Gesù come atto di obbedienza alla volontà del Padre, e noi …mediante quella volontà siamo stati santificati…

Dobbiamo stare sempre attenti a non cadere nel tranello di pensare che approfondire le verità della nostra fede sia tempo perso e che in fondo non c’entri niente con la vita matrimoniale di tutti i giorni; oggi stiamo affrontando la verità di Gesù sacerdote e vittima per la nostra salvezza, ma non è una verità astratta, al contrario, è una verità che deve diventare vita reale. Ricordiamoci sempre che il matrimonio sacramento deve essere una relazione ad immagine della Trinità, il modo di amarci deve essere figura del modo che Cristo ha di amare. E qual è questo stile? Oggi ne vediamo una sola caratteristica descritta proprio dal brano oggi proposto: Cristo ha amato sacrificando il suo corpo come vittima di sacrificio.

Cari sposi, ma noi che rapporto abbiamo col nostro corpo? E con il corpo dell’amato/a?

Ci sarebbe tanto da scrivere sul tema del corpo che racchiudere tutto in un solo articolo è impensabile, ed in effetti tutti gli articoli di questo blog hanno come sfondo il corpo come mezzo espressivo dell’amore, oggi ne vedremo solo un aspetto: l’aspetto sacrificale del corpo. Del sacrificio non se ne parla così spesso, e ancor meno si trovano testimoni gioiosi e credibili del sacrificio. Incontriamo per esempio tanti sposi che raccontano le proprie fatiche di genitori, magari comuni a quelle di tanti altri, ma c’è uno sfondo di insoddisfazione dentro questi racconti, c’è uno sfondo di non-senso, non si intravede un barlume di eternità.

Ci sono invece tanti coniugi che affrontano le fatiche dell’essere genitori, padri che sostentano da soli una famiglia numerosa e per questo sopportano turni estenuanti di lavoro, madri che ascoltano le confidenze di tutti e a tutti sanno dare una parola di conforto senza che nessuno si accorga che anche lei ne avrebbe bisogno, ecc… MA dietro a questi sacrifici non c’è mai un lamento per la situazione di difficoltà. Perché ? Perché c’è il senso del vivere, c’è lo sguardo verso l’eternità, e quindi questa vita con tutte le sue numerose difficoltà acquista un valore eterno e nello stesso tempo se ne coglie la caducità.

Cari sposi, dobbiamo recuperare questo senso dentro le fatiche di ogni giorno, ma non dobbiamo limitarci alle fatiche ed ai sacrifici che il normale corso della vita richiede a tutti, dobbiamo saper andare oltre imparando da Gesù ad offrire i nostri corpi come ha fatto Lui: fino all’ultima goccia di sangue. E gratuitamente, senza pretendere di vedere i frutti dei nostri sacrifici e senza pretendere un ringraziamento.

La maggior parte dei frutti dei sacrifici dei nostri nonni hanno preso vita in noi nipoti, ma essi non li hanno nemmeno visti eppure si sono sacrificati lo stesso, e così accade spesso anche con i nostri genitori. Il matrimonio con le sole forze umane non va avanti tanto, diremmo che “tira a campare”, ecco perché serve la Grazia del sacramento. Tutte le volte che sopporto lei/lui con pazienza e senza rinfacciare, senza vendetta, porto un pezzo di Paradiso nella relazione sponsale. Tutte le volte che faccio un sacrificio unendo il mio sforzo corporale al sacrificio di Gesù porto un pezzo di Paradiso nel matrimonio.

Ogni fatica ed ogni sacrificio, se vissuto in unione col cuore a Gesù, acquista un senso d’eternità, e noi sposi siamo chiamati a vivere così il matrimonio; le fatiche non spariranno come per magia, ma avranno dentro un senso, il senso del donare tutto fino in fondo e gratuitamente ad imitazione del sacrificio del corpo di Gesù. Coraggio sposi, portiamo un pezzo di Paradiso nelle nostre case.

Giorgio e Valentina.

4 Pensieri su &Idquo;Un corpo mi hai dato…

  1. Buongiorno, mi chiamo Francesco. Seguo con grande piacere ed entusiasmo le vostre pubblicazioni quotidianamente. Ultimamente ho iscritto mia moglie via whatsapp per la ricezione dei vostri m
    messaggi (lei non ha Telegram). Ho notato che il commento che appare dopo l’articolo in Telegram su whatsapp non arriva e non riesco a fare sharing da uno strumento all’altro. L’unica soluzione è far installare Telegram anche a mia moglie? Vi risulta? Grazie per quello che fate e per il supporto.
    Buone cose a voi tutti. Francesco

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    • Ciao Francesco, anche io non riesco, credo che dipenda dal fatto che sono Telegram non voglia accodarsi a WA. Comunque il messaggio non è sostanziale , è solo un di più aggiunto da Antonio come una sorta di memo sul frigorifero. Grazie del messaggio incoraggiante. Lode al Signore che opera nei cuori oltre i nostri tanti limiti.

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  2. “Tutte le volte che sopporto lei/lui con pazienza e senza rinfacciare, senza vendetta, porto un pezzo di Paradiso nella relazione sponsale. Tutte le volte che faccio un sacrificio unendo il mio sforzo corporale al sacrificio di Gesù porto un pezzo di Paradiso nel matrimonio.

    Ogni fatica ed ogni sacrificio, se vissuto in unione col cuore a Gesù, acquista un senso d’eternità, e noi sposi siamo chiamati a vivere così il matrimonio; le fatiche non spariranno come per magia, ma avranno dentro un senso, il senso del donare tutto fino in fondo e gratuitamente ad imitazione del sacrificio del corpo di Gesù. Coraggio sposi, portiamo un pezzo di Paradiso nelle nostre case.”

    GRAZIE PER QUESTA RIFLESSIONE TUTTA DA VIVERE.
    Margherita

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