Siamo di Cristo come battezzati e come sposi!

Cari sposi, sono già passati 40 giorni dopo il Natale ed oggi celebriamo una festa che ancora una volta ci fa vivere in “sincronia” con il Signore. Difatti, come tutte le madri, anche Maria, dopo 40 giorni dal parto, obbedisce alla legge mosaica che imponeva un rito di puri­ficazione. Un’usanza, questa, che va collegata alla mentalità di allora, secondo cui, la donna, a causa della maternità, era impedita fisicamente di accedere al culto e da qui la necessità di una mikveh o purificazione.

Ma, oltre a ciò, nel caso di una neomamma di un primogenito, era previsto anche un’altra celebrazione, il Pidyon haben, secondo cui il primo figlio maschio, quale primizia della famiglia, veniva offerto al Signore perché fosse consacrato a Lui e votato al Suo culto. Come non vedere in tutto ciò una prefigurazione del Battesimo che il Signore avrebbe introdotto con la Sua vita!

Anche noi, analogamente a Gesù, siamo stati consacrati al Signore quando il ministro ha detto su di noi: “Dio onnipotente, […] vi consacra con il crisma di salvezza, perché inseriti in Cristo, sacerdote, re e profeta, (vostro figlio/a) sia sempre membra del suo corpo per la vita eterna” (Rito del Battesimo, 118).

Ma che significato ha la consacrazione? Tanto quella di Gesù come quella nostra battesimale? Magari una benedizioncina? Un solenne buon auspicio? Piuttosto, consacrare porta con sé un senso grandioso ed imponente, secondo quanto ci spiega Papa Benedetto: “Consacrare qualcosa o qualcuno significa quindi dare la cosa o la persona in proprietà a Dio, toglierla dall’ambito di ciò che è nostro e immetterla nell’atmosfera sua, così che non appartenga più alle cose nostre, ma sia totalmente di Dio. Consacrazione è dunque un togliere dal mondo e un consegnare al Dio vivente” (Omelia del Giovedì Santo, 9 aprile 2009).

Che bello! Siamo di Cristo! Gli apparteniamo e non siamo più del mondo, cioè non pensiamo, vogliamo, desideriamo quello che la mentalità comune ci presenta come il massimo della vita e non lo è. Scelte difficili dal momento che in questo mondo ci stiamo “in ammollo” e i suoi criteri, stili e idee ci entrano per osmosi anche se non lo vogliamo o non ne siamo del tutto consapevoli.

E ora passiamo a voi sposi. In effetti, nel celebrare il vostro matrimonio sicuramente ricorderete il momento in cui il celebrante ha detto: “Carissimi N. e N., siete venuti insieme nella casa del Padre, perché la vostra decisione di unirvi in Matrimonio riceva il suo sigillo e la sua consacrazione, davanti al ministro della Chiesa e davanti alla comunità. Voi siete già consacrati mediante il Battesimo” (Rito del matrimonio, 66).

Siete arrivati al matrimonio come figli amati, consacrati personalmente a Cristo – e magari non ne eravate consapevoli -, quindi con il dono di essere liberi di amare, di poter donarvi totalmente. Questo dono l’avete condiviso reciprocamente con la nuova grazia del matrimonio e così siete in grado, non per un merito personale o per essere particolarmente intelligenti, di amarvi fino in fondo.

Essere consacrati a Dio ed aver poi consacrato a Lui il vostro amore significa che riconoscete di essere un dono reciproco e che la vostra stessa relazione è un dono, sebbene sia nata da una scelta volontaria. Nulla a che vedere con la visione, così in voga, che il matrimonio funziona solo se trovi quell’incastro magico, quel compromesso di libertà e quell’accordo tra diritti e doveri et voilà eccovi felici e contenti…

Siete un dono da donare e il vostro amore sta in piedi anzitutto perché c’è Uno che ci ha messo tutto il suo Sangue perché fosse così.

Nella scena appaiono anche due venerandi anziani, Simeone ed Anna, persone dedite oramai unicamente alla preghiera ed al digiuno. Che c’entrano con voi? In effetti molto perché loro due, proprio in virtù di quell’atteggiamento, sono aperti e disposti ad accogliere il dono del Messia. Analogamente voi sposi, dopo aver ricevuto il dono nella consacrazione, non potete dare tutto il frutto che esso contiene senza preghiera e digiuno.

Gesù oggi è proclamato “luce delle genti”, cioè di tutti i lontani, coloro che non sanno cosa sia veramente l’amore. Ebbene, voi sposi, pur con i limiti umani, potete, anzi di fatto già lo fate, essere un riflesso di quella luce di cui il mondo, tutti in verità, abbiamo un grande bisogno.

ANTONIO E LUISA

“L’amore vero comincia quando non ci si aspetta nulla in cambio.” (Antoine de Saint-Exupéry). Padre Luca ce lo ha ricordato con forza: siamo consacrati. Il Battesimo ci ha sigillati in Cristo, ma il matrimonio ci lega ancora di più, non solo tra noi, ma a Dio stesso. Questo significa che il nostro amore non è solo nostro: è Suo, è un riflesso della Sua luce nel mondo. Ogni carezza che consola, ogni servizio donato senza riserve, ogni perdono offerto senza calcoli è Dio che si rende presente attraverso di noi. Non amiamo per essere ricambiati, ma perché il nostro amore è già una risposta al Suo. E così, ogni coppia che si abbandona a Lui diventa un piccolo segno di speranza, una scintilla di eternità in un mondo che ha sete di luce.

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