Il primo uomo… in Paradiso

Cari sposi, per chi di voi ha qualche anno in più, probabilmente conserverà nella memoria la grande emozione di quella lunga notte di domenica 20 luglio 1969 quando il mondo si fermò per seguire lo sbarco sulla Luna dell’equipaggio americano dell’Apollo 11. Gli italiani, assieme a centinaia di milioni di persone, si incollarono o alla TV o alla radio per seguire in diretta l’evento del secolo: il primo uomo sulla Luna. Il fiato sospeso, gli occhi puntati al cielo, il nervosismo crescente finché alle 03:17 il commentatore della RAI, Tito Stagno, proruppe con la celebre frase: “ha toccato! Ha toccato il suolo lunare!”, sciogliendo la tensione in uno scrosci di applausi.

Sono passati 40 giorni dalla Pasqua ed oggi Gesù, dopo essersi congedato dai suoi apostoli, si solleva in alto per tornare fisicamente in Cielo. Già il termine “tornare” non è del tutto corretto, infatti in quanto Verbo di Dio, Seconda Persona della Trinità, non può “tornare” dal Padre in quanto che per Dio il nostro tempo e il nostro spazio non esistono. Ma in quanto essere corporeo, in quanto essere umano, sì sta andando in Cielo per la prima volta.

Oggi davvero è una Solennità magnifica perché l’Ascensione dà veramente senso alla Risurrezione. Che significato avrebbe per noi se Gesù fosse solo risorto? Tantissima ammirazione quanto altrettanta invidia e frustrazione per non condividere quel dono. Invece, il fatto che “la nostra umanità è innalzata accanto a te” (preghiera colletta della Messa dell’Ascensione) vuol dire che Gesù, in quanto uomo, inaugura il Cielo, è il primo uomo a “toccare” il Paradiso, ad entrare per sempre nell’eternità con il proprio corpo e pertanto è un evento che ci riguarda tutti: ora sì che possiamo essere certi di risorgere!

Infatti, la Preghiera colletta di oggi prosegue dicendo: “e noi, membra del suo corpo, viviamo nella speranza di raggiungere Cristo, nostro capo, nella gloria”. Perciò, meditiamo e contempliamo, perché siano dinanzi a un fatto straordinariamente bello: Gesù inaugura la vera e definitiva casa, quella che aveva promesso agli apostoli durante l’Ultima Cena dicendo “vado a prepararvi un posto” (Gv 14, 2), Gesù ha mantenuto la Promessa di portarci tutti con Sé nella nostra residenza definitiva ed eterna.

Siamo certi di questo vedendo la reazione degli apostoli e non constatando affatto tristezza, e sappiamo che gli evangelisti non hanno di certo edulcorato i fatti quando bisognava dire la verità. Perché, allora, nessuno di loro è triste o malinconico? Perché non è un congedo o un addio ma un semplice “arrivederci”, un “ci vediamo presto” e siccome gli apostoli si fidano di Gesù che sarebbe tornato e che ha promesso loro un posto con Lui, hanno nel cuore solo speranza e gioia.

Ora parliamo di voi sposi e vediamo come si riflette la luce dell’Ascensione sulla relazione nuziale: come saremo noi due sposi, una volta che “ascenderemo” in Cielo? Qualcuno può già fiutare il problema, difatti Gesù ha detto chiaramente in una parabola che “quelli che sono giudicati degni dell’altro mondo e della risurrezione dai morti, non prendono moglie né marito; e nemmeno possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, essendo figli della risurrezione, sono figli di Dio” (Lc 20, 35-36).

Ma proviamo a pensare: forse che chi è stato sposato per 30, 40, 50 ed ha condiviso tutto con il proprio coniuge, si ritroverà con la persona amata e non la riconoscerà? La tratterà come uno qualsiasi? Evidentemente Gesù non vuole dire affatto questo, piuttosto che la relazione in Cielo sarà distinta da come la viviamo qua, il che non vuol dire irriconoscibile o totalmente altra. Sentiamo la parola di Francesco:

Quella persona, con tutte le sue debolezze, è chiamata alla pienezza del Cielo. Là, completamente trasformata dalla risurrezione di Cristo, non esisteranno più le sue fragilità, le sue oscurità né le sue patologie. Là l’essere autentico di quella persona brillerà con tutta la sua potenza di bene e di bellezza. Questo altresì ci permette, in mezzo ai fastidi di questa terra, di contemplare quella persona con uno sguardo soprannaturale, alla luce della speranza, e attendere quella pienezza che un giorno riceverà nel Regno celeste, benché ora non sia visibile” (Amoris laetitia, 117).

Ecco allora che il Santo Padre ci ricorda che la novità della relazione nuziale in Cielo sarà la pienezza dell’amore tra due persone che si sono amate e soprattutto l’Amore infinito di Dio cancellerà quelle debolezze e fragilità che possono aver creato difficoltà o di fatto le hanno create e ripristinerà l’amore autentico. Sarà un amore portato a totalità, sebbene non ci saranno più espressioni genitali perché il significato dell’eros sarà totalmente trasfigurato nell’agape, nell’amore di Cristo per ognuno di noi.

Aggiungo un secondo intervento, stavolta di San Paolo VI, il quale si spinge ancora oltre: “Il matrimonio e la famiglia hanno una trascendente relazione con Dio: da Lui vengono e a Lui sono ordinati: le famiglie si fondano e vivono inizialmente sulla terra, ma sono destinate a ricomporsi in cielo” (Paolo VI, Allocuzione al Centro Italiano Femminile, 12 febbraio 1966).

Quel progetto di amore che voi coppie avete creato e che umanamente viene ferito o a volte anche compromesso, una volta in Cielo, esso è restaurato da Cristo. Perciò, parafrasando la frase che viene attribuita alla Serva di Dio Chiara Corbella: “siamo nati e non moriremo mai più”, voi sposi potreste ben dire: “ci siamo sposati per non separarci mai più”. L’Ascensione è la conferma che l’amore tra un uomo e una donna, iniziato in questa vita e vissuto tramite il corpo, continua anche nella vita eterna. Ad oggi la Chiesa sta canonizzando sempre più coppie, rispetto al passato (coniugi Martin, Bernardini, Rugamba, Beltrame-Quattrocchi…). Questo vuol dire che crede che il loro matrimonio e la loro relazione abbiano un valore eterno! Che tutto ciò sia per voi fonte di gioia e di speranza.

ANTONIO E LUISA

Sono sicuro che Luisa avrà un posto speciale nel mio cuore anche in Paradiso. Tutto quello che ho costruito con lei in questa vita non si cancella, non si resetta. Tutti i gesti di tenerezza, di cura, di intimità, di perdono, di ascolto, di presenza, di condivisione di gioie e dolori, tutte queste esperienze restano impresse in modo indelebile nel mio cuore. Il giorno della mia morte lascerò tutto qui in questa vita. Nella mia valigia porterò solo il mio cuore, l’amore dato e ricevuto e lei ne è parte integrante. Sono sicuro che il giorno del nostro matrimonio, il 29 giugno 2002, è iniziata una relazione che durerà per sempre. Nella vita eterna sarà sicuramente diversa e trasfigurata, ma ancora più bella e meravigliosa perchè vissuta nella luce e alla presenza di Dio.

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