Menopausa e sessualità: perché il rapporto completo conta ancora

In questo articolo voglio rispondere a un lettore che mi ha scritto pochi giorni fa. Ecco il quesito: Come mai non si parla mai, non ho avuto spiegazioni nemmeno dai sacerdoti interpellati, della sessualità quando la donna non è più fertile? Voglio dire, cosa ci impedisce di terminare il rapporto oralmente e non in vagina, e avere rapporti più frequenti evitando di ricorrere a tentazioni ben più gravi(pornografia, masturbazione). Il dubbio di essere nel peccato mi viene spesso, ma ad oggi non ho trovato una spiegazione onesta e schietta.

Prima di tutto grazie perché hai fatto una domanda vera. E le domande vere meritano risposte vere, non frasi evasive o moralismi. Molte volte, purtroppo, la morale cattolica viene presentata solo come un elenco di regole. Ma la riflessione della Chiesa sulla sessualità, soprattutto attraverso la Teologia del Corpo di Giovanni Paolo II, nasce prima di tutto da una domanda antropologica: chi è l’uomo? Per cosa è fatto? Come ama davvero? Cosa cerca nel corpo dell’altro? Per questo la questione non riguarda semplicemente la fertilità. La Chiesa sa benissimo che una donna in menopausa non può più concepire. Eppure continua a considerare prezioso e pienamente umano il rapporto sessuale tra gli sposi anche in età avanzata. Perché? Perché il significato dell’unione sessuale non si riduce alla procreazione.

Il rapporto tra marito e moglie è un linguaggio. Attraverso il corpo, gli sposi si dicono qualcosa. Si dicono: “mi dono”, “ti accolgo”, “entro nella tua vita”, “faccio comunione con te”. Ed è qui che entra la dimensione corporea, che oggi spesso dimentichiamo. Il corpo maschile e il corpo femminile non sono fatti a caso. Sono strutturalmente complementari. L’uomo è fatto per entrare nella donna e la donna per accogliere l’uomo. Questa reciprocità fisica concretizza qualcosa di invisibile: la comunione dei cuori. Per questo il rapporto completo ha un valore simbolico enorme. Non è solo un modo per raggiungere un orgasmo, ma è il gesto corporeo che più profondamente esprime l’alleanza degli sposi.

Ed è proprio qui che si comprende perché la morale cattolica continui a dare importanza al fatto che il rapporto si compia nell’unione vaginale anche quando non c’è più fertilità. Non perché “serve fare figli” a settant’anni. Ma perché quel gesto mantiene il suo significato sponsale. È il linguaggio del dono totale. Tu scrivi: “Perché non terminare oralmente, evitando magari tentazioni peggiori come pornografia o masturbazione?”. La tua domanda è onesta, concreta e comprensibile. E penso che molti sposi abbiano pensieri simili senza avere il coraggio di dirli. Però qui bisogna fare attenzione a una cosa importante: non tutto ciò che evita un male automaticamente costruisce il bene pieno dell’amore. La pornografia, per esempio, non è problematica solo perché “vietata”, ma perché separa il piacere dalla relazione reale. Trasforma lentamente il corpo in oggetto, l’altro in esperienza, la sessualità in consumo.

E il problema è che, senza accorgercene, questa mentalità entra anche nella coppia. Oggi moltissime pratiche sessuali che consideriamo “normali” nascono in realtà dall’immaginario pornografico. Non nascono da una riflessione sull’amore sponsale, ma dalla ricerca di eccitazione, intensità, performance, varietà. E tra queste pratiche rientra il rapporto orale. La pornografia educa a una sessualità centrata soprattutto sulla stimolazione. La Teologia del Corpo, invece, prova a riportare al centro la comunione.

Questo non significa che gli sposi debbano vivere una sessualità fredda, rigida o meccanica. Anzi. La Chiesa non è contro il piacere. Su questo bisogna essere chiarissimi. Il piacere sessuale dentro il matrimonio non è tollerato come un male necessario: è parte del dono reciproco. Carezze, tenerezza, sensualità, desiderio, gioco erotico… tutto questo può avere uno spazio bello e sano nella vita degli sposi. Il punto è un altro: ciò che accompagna il dono reciproco è diverso da ciò che sostituisce il linguaggio sponsale del corpo.

Per essere chiari ancora di più: non c’è nulla di male se gli sposi si stimolano oralmente. Non c’è problema se questa stimolazione serve a preparare la penetrazione. Diventa problematico quando sostituisce la penetrazione. Dove è la comunione? Per questo la riflessione cristiana continua a considerare importante che l’atto sessuale mantenga quella forma che esprime corporalmente l’unione totale tra uomo e donna. Anche quando non ci sono più possibilità procreative.

La Teologia del Corpo non nasce per complicare l’amore degli sposi, ma per ricordare che il corpo umano è capace di dire qualcosa di sacro. Anche quando i corpi invecchiano. Anche quando la fertilità finisce. Anche quando restano fragilità, lotte e limiti. Perché fino all’ultimo, nel matrimonio, il corpo può continuare a dire: “io mi dono a te”.

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Antonio e Luisa

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