Non per passione ma per verità: amare con intenzione

«Ora, Signore, tu lo sai: non prendo questa mia sorella per passione, ma con rettitudine di intenzione.» (Tb 8,7)

In questo sedicesimo modulo sul libro di Tobia affrontiamo l’amore scelto. L’amore maturo non vive solo di emozioni, ma sceglie ogni giorno di restare nella verità, anche dentro la fatica e le fragilità. Clicca  qui per leggere i moduli già pubblicati.

Questa frase di Tobia è una delle più profonde di tutto il libro. E forse anche una delle più fraintese. Perché letta superficialmente sembra quasi un rifiuto del desiderio, delle emozioni, della passione amorosa. Come se la Bibbia dicesse che per amare davvero bisogna spegnere il cuore. Ma non è questo il senso. Tobia non sta dicendo che non prova attrazione per Sara. Non sta dicendo che il corpo non conta. Non sta dicendo che il desiderio sia sbagliato. Sta dicendo qualcosa di molto più maturo: “Io non voglio usare questa relazione solo per riempire un bisogno”. È completamente diverso.

Il problema è che oggi siamo immersi in una cultura che ci racconta continuamente un amore quasi esclusivamente emotivo. Il romanticismo delle fiction, delle serie TV e dei film ci ripete sempre la stessa idea: se ami davvero tutto dovrebbe essere spontaneo, naturale, facile. Se c’è amore “vero”, allora la relazione scorre senza sforzo. Se invece fai fatica, se devi scegliere, se attraversi conflitti o stanchezze, allora forse non era amore autentico. È un’idea seducente, ma profondamente tossica. Perché crea persone incapaci di restare dentro la realtà concreta dell’amore.

Nelle storie romantiche moderne quasi tutto ruota attorno all’intensità emotiva. Conta il colpo di fulmine. Conta “sentire”. Conta la chimica. Conta la sensazione di essere travolti. Ma nessuno racconta quasi mai cosa succede dopo. Nessuno mostra davvero la quotidianità, la stanchezza, le incomprensioni, i limiti caratteriali, le ferite psicologiche che emergono quando due persone iniziano davvero a condividere la vita. E così molti sposi si spaventano appena finiscono le emozioni forti dell’inizio. Pensano: “Non sento più come prima”. “Forse non siamo compatibili”. “Forse ho sbagliato persona”. In realtà spesso non è finito l’amore. È semplicemente finita l’illusione romantica.

Perché i sentimenti sono reali, bellissimi e importanti… però sono anche instabili. Ci sono giorni in cui senti tutto. E giorni in cui non senti quasi nulla. Giorni in cui il coniuge ti sembra meraviglioso. E giorni in cui vedi solo i limiti. Giorni di entusiasmo. E giorni di stanchezza. Se l’amore dipende soltanto dall’intensità emotiva, la coppia vivrà continuamente sulle montagne russe. E alla lunga questo distrugge la relazione, perché nessun sentimento umano può mantenersi sempre allo stesso livello di intensità.

Ed è qui che il libro di Tobia introduce una parola decisiva: intenzione. Cioè direzione. Scelta. Verità profonda. In termini di Analisi Transazionale potremmo dire che qui emerge il passaggio dal Bambino emotivo all’Adulto integrato. Il Bambino emotivo cerca soprattutto gratificazione immediata. Vuole sentirsi bene, rassicurato, desiderato, confermato. Quando si sente amato si apre. Quando si sente frustrato rischia di chiudersi, attaccare o scappare. E attenzione: questo non riguarda solo persone immature. Tutti abbiamo dentro un Bambino affettivo che cerca amore, sicurezza e riconoscimento. Il problema nasce quando la relazione viene guidata solo da questa parte di noi.

Perché allora il coniuge smette lentamente di essere una persona da amare e diventa qualcuno da cui ottenere qualcosa: attenzione, conferme, emozioni, sicurezza, riempimento del vuoto. Ed è qui che anche l’amore rischia di diventare dipendenza emotiva. La dipendenza emotiva non è amare troppo. È avere bisogno dell’altro per sentirsi completi. È vivere la relazione come fonte continua di regolazione emotiva. Se l’altro si allontana, crollo. Se mi critica, mi sento senza valore. Se non mi desidera, mi sento rifiutato. In queste dinamiche il rapporto diventa pesante. Carico di aspettative impossibili. Perché nessun essere umano può riempire tutte le ferite profonde dell’altro.

Tobia invece, davanti a Sara, fa qualcosa di molto adulto spiritualmente. Dice: “Io scelgo di amarti nella verità”. Non nella semplice intensità del momento. Non solo nell’emozione. Non solo nel bisogno. Nella verità. Ed è bellissimo che questa frase venga pronunciata proprio nella notte delle nozze. Nel momento della massima unione corporea. Perché la Bibbia qui non separa eros e responsabilità. Passione e decisione. Desiderio e verità. Li unisce.

Oggi invece spesso oscilliamo fra due estremi sbagliati. Da una parte il romanticismo tossico che idolatra il sentimento e trasforma l’amore in pura emozione. Dall’altra una visione moralistica che quasi diffida del corpo e delle emozioni. La logica biblica è molto più profonda: il sentimento è importante, ma ha bisogno di essere guidato da un amore più grande. Come un fiume ha bisogno di argini per non disperdersi. L’amore maturo non nasce quando smetti di sentire. Nasce quando impari a dare una direzione a ciò che senti.

Questo cambia completamente anche la vita concreta degli sposi. Perché ci saranno momenti in cui amare sarà spontaneo. E altri in cui sarà una scelta molto concreta. Restare. Dialogare. Perdonare. Cercarsi. Tornare vicini. Custodire il corpo dell’altro. Ricominciare dopo una ferita. Ed è proprio qui che molti scoprono la differenza fra innamoramento e amore. L’innamoramento accade. L’amore costruisce. L’innamoramento spesso nasce spontaneamente. L’amore maturo invece ha bisogno di intenzionalità.

Per questo tante coppie dopo anni si ritrovano svuotate. Non perché sia sparito ogni sentimento. Ma perché hanno smesso di scegliere la relazione. Hanno lasciato che fosse guidata soltanto dalle emozioni del momento, dalla fatica quotidiana o dalle delusioni. L’intimità autentica invece nasce quando due persone smettono di usarsi reciprocamente per colmare vuoti e iniziano davvero a donarsi. E questo fa paura. Perché significa uscire dalla logica del controllo. Dalla pretesa. Dal bisogno continuo di conferme. Significa amare anche quando l’altro non riesce a riempire tutto ciò che speravi.

Ed è qui che il matrimonio cristiano diventa profondamente liberante. Perché ti insegna che l’altro non è il tuo salvatore. Non è Dio. Non deve guarire ogni tua mancanza. È un compagno fragile di cammino che, insieme a te, sta imparando ad amare. Quando questa verità entra nella coppia succede qualcosa di bellissimo: il rapporto diventa più leggero, più libero, più vero. Si smette di pretendere perfezione reciproca. Si inizia ad amare il reale.

Anche il desiderio cambia. Perché non nasce più soltanto dall’ansia di ricevere qualcosa, ma dalla gioia di custodire una comunione. Ed è questo il senso profondo delle parole di Tobia. “Non per passione ma per verità” non significa amare senza emozione. Significa non lasciare che l’emozione diventi l’unica guida della relazione. Perché il sentimento da solo può accendere l’amore. Ma solo una scelta profonda può custodirlo nel tempo. E forse l’amore più bello non è quello che sente sempre tutto intensamente. Ma quello che, anche attraversando stanchezze, limiti e fragilità, continua ogni giorno a dire: “Ti scelgo ancora.”

Antonio e Luisa

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