Dal dolore alla tenerezza dell’amore di Dio

Siamo Germana e Gianluca, siamo sposati da ventitre anni e abbiamo due figlie. La nostra storia è nata nella gioia e nella semplicità di un’esperienza di fede condivisa, accompagnata da un comune padre spirituale. All’inizio della nostra relazione, nonostante i timori e la fatica di una storia a distanza ( uno a Torino e l’altra in Calabria), le lettere e le telefonate che ci scambiavamo ci hanno profondamente unito, facendo crescere nel tempo il desiderio di celebrare il sacramento del matrimonio.

Così appena terminati gli studi, stanchi di sei anni vissuti a distanza, abbiamo scelto di sposarci per iniziare la nostra vita insieme, affidando la nostra unione alla presenza e alla luce di Cristo. Avevamo pochi mezzi ma tante speranze e una fede incrollabile nella Provvidenza.

Le prime difficoltà sono arrivate subito, già nel momento in cui abbiamo comunicato ai nostri familiari la decisione di sposarci. Le nostre famiglie avevano vissuti e visioni molto diverse che interferivano con le nostre scelte mettendole costantemente in discussione. Di fronte alle pressioni familiari non siamo riusciti a rimanere lucidi e uniti, né a proteggerci reciprocamente. È emersa così una fragilità profonda: la difficoltà a liberarci dalle dinamiche familiari per diventare davvero una coppia solidale.

Io, Gianluca, sono rimasto a lungo prigioniero della mia famiglia di origine, mentre  io, Germana, vivevo con crescente sofferenza quella  che ritenevo una  mancanza di coerenza ,quasi un non voler vedere ciò che ci stava accadendo. Mi aspettavo da Gianluca una presa di posizione chiara verso la sua famiglia. Così i  conflitti, le urla e i silenzi sono divenuti drammatici e hanno aperto ferite profonde, trasformando il nostro  matrimonio da luogo di sostegno e comunione in un campo di battaglia. Negli anni il dolore ha generato distanza, solitudine, disinteresse. Anche la nascita delle nostre figlie, dono immenso di Dio, non è riuscita a colmare il risentimento e la rabbia: vivevamo insieme, ma senza sostenerci, rispettarci e lavorare l’uno per il bene dell’altro.

A tenerci insieme è stato il desiderio di restare fedeli alla promessa pronunciata nel sacramento. Pur sentendo forte la delusione per ciò che non riuscivamo a onorare, abbiamo continuato a credere che quell’atto compiuto davanti a Dio fosse più grande delle nostre fragilità.

Siamo arrivati a Retrouvaille stanchi, feriti, confusi e lì abbiamo vissuto un tempo di risveglio doloroso e necessario. Abbiamo trovato il coraggio di guardare il nostro dolore reciproco, le ferite personali e quelle generate dal non saper accogliere i limiti dell’altro con pazienza, tenerezza, compassione. Abbiamo riconosciuto che il Signore ci attendeva proprio nel punto più sconfortante, distorto, povero della nostra relazione e che le Sue braccia, aperte sulla croce, potevano accogliere anche ciò che in noi era diventato duro, meschino, isterico, isolante.

La svolta è stata scegliere ogni giorno, la strada del perdono, della tenerezza, della pazienza: verso i genitori, verso noi stessi e verso l’altro. Dopo Retrouvaille la nostra vita non è diventata improvvisamente facile, è diventata più consapevole. Abbiamo imparato strumenti nuovi per comunicare, per ascoltare senza giudizio, per parlarci con delicatezza e scegliere ogni giorno la riconciliazione. Oggi camminiamo insieme, zoppicando, ma con la consapevolezza che il matrimonio è una strada da percorrere tra le braccia di Gesù, donandoci  vicendevolmente sguardi di misericordia, pazienza e tenerezza.

Germana e Gianluca (Retrouvaille Italia)

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