Settembre, andiamo. È tempo di migrare.
Ora in terra d’Abruzzi i miei pastori
lascian gli stazzi e vanno verso il mare.
Così inizia una celebre poesia di Gabriele D’Annunzio, I pastori, in cui si fa riferimento alla migrazione stagionale, la cosiddetta transumanza, che vedeva i pastori mettersi in viaggio e lasciare i pascoli di montagna per dirigersi verso il mare, alla ricerca di un clima più mite. Questi versi, scritti dal poeta agli inizi del Novecento, ci ricordano qualcosa che anche noi stiamo vivendo in questi giorni: molti di noi si sono messi in viaggio per tornare nelle proprie località di origine, dopo aver trascorso le vacanze fuori città o aver fatto visita ai parenti lontani.
L’estate è un tempo prezioso per fermarsi, riposarsi e fare i conti con la propria storia. È un’occasione per ristabilire le priorità, per godere della comunione con le persone che abbiamo accanto e della presenza di Dio nello splendore della natura, che sia una montagna da scalare o un tramonto in riva al mare. Possiamo aver vissuto le nostre vacanze in posti splendidi, aver riposato il corpo e, tuttavia, tornare a casa ancora più irrequieti perché la pace autentica nasce soltanto dalla comunione con Dio. “Ci hai fatti per te, o Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te”, scrive Sant’Agostino nelle Confessioni.
E talvolta la tentazione è quella di tornare alla quotidianità con il cuore già pieno: di programmi stabiliti, di obiettivi fissati, di desideri già tracciati. È giusto, legittimo e sacrosanto porsi degli obiettivi, custodire nel cuore desideri buoni e giusti. Il Signore ci ha donato la volontà e il libero arbitrio, Suoi doni preziosissimi. Ma il discrimine fondamentale è un altro: permetto a Dio di entrare nei miei desideri? Gli permetto di entrare nelle mie fatiche quotidiane, in quella croce che non accetto, in quella crisi che sto vivendo con la persona che mi ha messo accanto?
Perché spesso Dio passa anche da lì: passa attraverso la fatica, le crisi e tutto quello che non comprendiamo della nostra vita. E spesso ci accorgiamo che di tanti progetti disegnati nella nostra mente e costruiti a tavolino resta molto poco perché “il cuore dell’uomo elabora progetti, ma è il Signore che rende saldi i suoi passi”. (Pr 16, 9) Tra i nostri progetti e i piani del Signore può esserci un divario che ci sembra quasi insormontabile. Ce lo ricorda bene il profeta Isaia: “I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie”. (Is 55, 8) Di fronte a questo abbiamo una grande possibilità: affidare a Lui i nostri dolori più nascosti, tutto ciò che non comprendiamo.
È facile avere fede quando le cose nella nostra vita procedono bene ma siamo chiamati a stare anche nei momenti difficili. Avere fede significa anche saper accogliere quelle situazioni che non possiamo cambiare.
Di fronte ad alcune situazioni che non comprendevo della mia vita, ho sempre meditato nel mio cuore le parole che il Signore rivolge al popolo d’Israele per bocca di Mosè. Sono parole preziose che possiamo pensare come una dichiarazione scritta da Dio per ciascuno di noi: “Ricordati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore, se tu avresti osservato o no i suoi comandi”. (Deut 8, 2)
Il popolo d’Israele ha attraversato il deserto, ha conosciuto la fame e ha attraversato tante prove. E proprio attraverso quelle prove Dio ha manifestato la sua provvidenza. Nel deserto Dio si è rivelato attraverso la manna, un cibo sconosciuto al popolo, affinché Israele imparasse, giorno dopo giorno, ad affidarsi a Lui. Spesso è stando nella sofferenza che scopriamo chi siamo realmente, i nostri punti di forza e le nostre fragilità. Ad ognuno di noi il Signore affida quelle situazioni che Lui sa essere necessarie alla nostra crescita e al nostro bene.
Ma spesso per poter riconoscere un dono come tale, anche nella sofferenza, siamo noi a dover cambiare prospettiva. Finché il nostro sguardo è focalizzato su quello che ci manca, su ciò che pensiamo sia giusto per noi e non abbiamo, facciamo fatica a riconoscere l’opera di Dio. Dio può operare laddove gli diamo il permesso di entrare anche in quelle zone grigie che fatichiamo ad accettare, in quei cassetti che tante volte preferiamo tenere chiusi perché il dolore, umanamente, spaventa. E la tentazione è quella di scappare di fronte a ciò che non comprendiamo.
Quando impariamo ad affidarci, allora Dio può entrare e fare meraviglie. “Io sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me.” (Ap 3, 20) Se gli consentiamo di cambiare i nostri schemi e i nostri percorsi già stabiliti, Dio può cambiare il nostro lutto in gioia. Il nostro è un Padre che opera fuori schema, un Dio che vede ed opera al di là dei nostri tracciati. Dove noi scorgiamo un limite, Lui sta preparando una possibilità. Dove noi vediamo la fatica umana, Lui sta preparando il terreno fertile nel nostro cuore. Dove noi vediamo un fallimento, Lui ci sta donando l’occasione per guarire le nostre ferite e costruire qualcosa di nuovo. Dove noi vediamo la croce, Lui ha in serbo la Resurrezione. La fede, in fondo, è una questione di prospettiva. E di disponibilità del cuore.
E allora, quando a cambiare è il nostro sguardo, possiamo scoprire che Dio era presente proprio in quel dolore, in quella crisi che faceva tanto male e ci stava proteggendo per farci camminare al sicuro. Di fronte ad un Dio così grande, che opera meraviglie nelle nostre vite, non si può che provare gratitudine.
Per questo mi piace pensare al mese di settembre come il mese della ripartenza e della gratitudine. Un momento prezioso che il Signore ci dona per gustare la bellezza delle vacanze ormai concluse, fare memoria dei suoi doni e riprendere le attività che ci attendono con gratitudine e forza d’animo. Non stanchiamoci, ogni giorno, di tornare a Lui e di seguire i suoi sentieri. Chiediamogli di allargare l’orizzonte del nostro sguardo. Giorno dopo giorno, tassello dopo tassello, scopriremo sulla nostra pelle quel disegno meraviglioso che Dio Padre vuole realizzare con ciascuno di noi.
Francesca Parlangeli