Non è la montagna avanti a te che ti consuma. È il sassolino nella scarpa

Cari sposi, così disse Muhammad Alì, nato Cassius Clay, il celeberrimo pugile, uno che di sforzo e di ostacoli ne sapeva qualcosa. La Parola di oggi si focalizza giusto su quelle difficoltà relazionali, anche piccole e banali, che arrivano a rendere insopportabile la convivenza con gli altri.

Il Vangelo in modo particolare tocca un punto rovente, cioè quello della correzione fraterna. una pratica abituale sia nelle comunità ebraiche che nella chiesa dei primi secoli e che oggi è oramai caduta in disuso. Sappiamo bene quanto non sia facile mettere in pratica questo insegnamento di Gesù per diverse ragioni. C’è la paura che l’altro reagisca male e si allontani per cui a volte manca la confidenza sufficiente per toccare certi argomenti e si preferisce di mantenere un “equilibrio” nel rapporto, almeno di facciata. Tuttavia, le volte che siamo riusciti ad andare a fondo, poi abbiamo sentito che era proprio la strada del Signore, quella verità che libera il cuore.

Ecco allora che questo aspetto ben si collega a una galassia di piccole o grandi conflittualità nella coppia e nella famiglia e da credenti ci si chiede come viverle e come starci dentro. Sappiamo bene che due estremi, ahimè largamente praticati oggigiorno non hanno il sapore evangelico: sia l’evitare il conflitto come anche l’autogiustificazione del “io sono fatto così” e quindi “mi dovete accettare come sono”.

Papa Francesco ha dedicato sovente vari interventi ufficiali sul bisogno di chiarire ed andare a fondo con il fratello e assolutamente evitare di sparlare alle spalle. In un’occasione ha detto qualcosa di originale, il cercare il dialogo è liberante per entrambi: “Lo scopo è quello di aiutare la persona a rendersi conto di ciò che ha fatto, e che con la sua colpa ha offeso non solo uno, ma tutti. Ma anche di aiutare noi a liberarci dall’ira o dal risentimento, che fanno solo male: quell’amarezza del cuore che porta l’ira e il risentimento e che ci portano ad insultare e ad aggredire” (Angelus 7 settembre 2014).

Nella coppia c’è una particolare responsabilità reciproca di aiutarsi a crescere nell’amore, su questo appunto la Parola è molto chiara, e al tempo stesso siamo peccatori: come amarsi stando così le cose?

Per prima cosa non è dando un giudizio, per quanto esatto e millimetrico possa essere. Quanti coniugi ho ascoltato, con le loro analisi chiare e precise sui comportamenti sbagliati altrui! Che dire? Hai perfettamente ragione nel chiamare le cose per nome, ma forse è il tuo atteggiamento che non crea comunione ma esclusione.

Mi ha colpito una frase del Beato Don Pino Puglisi, una persona che è nata ed ha operato in una zona estremamente difficile ma al cui cambiamento ha contribuito non certo a forza di anatemi. Diceva don Pino: “Solo se si è amati si può cambiare; è impossibile cambiare se si è giudicati. Si può contribuire a cambiare qualcuno solo se gli si esprime il proprio amore, e nel proprio amore gli si dice: appunto perché ti voglio bene così come sei, desidero per te che tu cambi”.

L’amore, l’accoglienza, la benevolenza deve albergare nel nostro cuore e ce ne accorgiamo se una parola di verità su di noi è condita di amore o solo di rabbia o stizza. Grazie a Dio, ho conosciuto anche sposi proprio questo modo di amare, nella verità e nella bontà, ha favorito percorsi di guarigione e liberazione nell’altro coniuge.

Difatti, il Vangelo descrive un cammino discreto, che inizia “fra te e lui solo” perché è il registro proprio dell’intimità coniugale, dove la verità detta al coniuge, sia sul suo peccato, sulla sua fatica, sulla sua chiusura, dev’essere sempre un atto di carità fraterna e mai di condanna. E in questo senso è bello quanto dice Papa Francesco: “Essere pazienti non significa lasciare che ci maltrattino continuamente, o tollerare aggressioni fisiche, o permettere che ci trattino come oggetti. Il problema si pone quando pretendiamo che le relazioni siano idilliache o che le persone siano perfette, o quando ci collochiamo al centro e aspettiamo unicamente che si faccia la nostra volontà. Allora tutto ci spazientisce, tutto ci porta a reagire con aggressività. Se non coltiviamo la pazienza, avremo sempre delle scuse per rispondere con ira, e alla fine diventeremo persone che non sanno convivere, antisociali incapaci di dominare gli impulsi, e la famiglia si trasformerà in un campo di battaglia” (Amoris Laetitia, 92).

Cari sposi, è proprio vera la frase del titolo! C’è a volte una fatica relazionale nella quotidianità che può scadere nel tedio o nell’indifferenza reciproca. Proprio qui allora Gesù vi esorta a chiederGli più amore, ad offrirGli di più tutto quanto vi fa soffrire dell’altro e a non smettere di cercare il passo giusto come coppia per crescere nell’amore.

ANTONIO E LUISA

Nella coppia la correzione fraterna è necessaria, ma non può trasformarsi in una sequenza infinita di rimbrotti, critiche e richiami. Nessuno cambia davvero perché viene sfinito dalle osservazioni dell’altro. Forse può adeguarsi per un po’, per evitare discussioni, ma dentro cresceranno distanza, difesa e risentimento. Il cambiamento più autentico nasce altrove: dalla certezza di essere amati comunque. Quando so che mia moglie o mio marito vede anche i miei limiti, le mie fragilità e i miei errori, ma continua a scegliere me, allora posso finalmente abbassare le difese. Posso ascoltare anche una correzione senza sentirla come una condanna.

Ed è proprio lì che nasce il desiderio di cambiare. Non perché l’altro mi ha esasperato abbastanza, ma perché mi sento raggiunto da un amore gratuito. Voglio allora diventare migliore non per paura di perderlo, ma per riconoscenza. Perché all’amore ricevuto nasce spontaneo desiderare di rispondere con altro amore.

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