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Il sesto comandamento non è figlio di un dio minore!

Posted by Antonio e Luisa De Rosa

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Gesù è venuto a perfezionare la Legge, a portarla compimento. Non è venuto a cancellare il Decalogo, che resta completamente valido, ma a renderlo concretamente vivo nel cuore dell’uomo. E’ venuto a trasformare semplici norme da rispettare,  in apertura e conversione del cuore. Non ha senso seguire i comandamenti, se non come volontà di amare di più e più perfettamente Dio e i fratelli.  Come sappiamo i primi tre comandamenti descrivono il rapporto verticale, con Dio. Dal quarto al decimo si spostano su un piano orizzontale, sul rapporto tra uomini, con il prossimo. I comandamenti sono tutti importanti e non rispettarne uno indica un’ipocrisia di fondo, una incapacità di amare in pienezza.

Il catechismo cita:

2067 I dieci comandamenti enunciano le esigenze dell’amore di Dio e del prossimo. I primi tre si riferiscono principalmente all’amore di Dio e gli altri sette all’amore del prossimo.

« Come sono due i comandamenti dell’amore, nei quali si compendia tutta la Legge e i Profeti – lo diceva il Signore […] –, così gli stessi dieci comandamenti furono dati in due tavole. Si dice infatti che tre fossero scritti su una tavola e sette su un’altra ».

2068 Il Concilio di Trento insegna che i dieci comandamenti obbligano i cristiani e che l’uomo giustificato è ancora tenuto ad osservarli. Il Concilio Vaticano II afferma: « I Vescovi, quali successori degli Apostoli, ricevono dal Signore […] la missione di insegnare a tutte le genti e di predicare il Vangelo ad ogni creatura, affinché tutti gli uomini, per mezzo della fede, del Battesimo e dell’osservanza dei comandamenti, ottengano la salvezza ».

L’unità del Decalogo

2069 Il Decalogo costituisce un tutto indissociabile. Ogni « parola » rimanda a ciascuna delle altre e a tutte; esse si condizionano reciprocamente. Le due tavole si illuminano a vicenda; formano una unità organica. Trasgredire un comandamento è infrangere tutti gli altri. Non si possono onorare gli altri uomini senza benedire Dio loro Creatore. Non si potrebbe adorare Dio senza amare tutti gli uomini sue creature. Il Decalogo unifica la vita teologale e la vita sociale dell’uomo.

Il Decalogo e la legge naturale

2070 I dieci comandamenti appartengono alla rivelazione di Dio. Al tempo stesso ci insegnano la vera umanità dell’uomo. Mettono in luce i doveri essenziali e, quindi, indirettamente, i diritti fondamentali inerenti alla natura della persona umana. Il Decalogo contiene un’espressione privilegiata della « legge naturale »:

« Fin dalle origini, Dio aveva radicato nel cuore degli uomini i precetti della legge naturale. Poi si limitò a richiamarli alla loro mente. Fu il Decalogo ».

Perché ho voluto scrivere e ricordare queste verità della nostra fede? Perché sto notando nel sentire comune di tanti amici e anche di sacerdoti, che stimo e rispetto come persone e ministri di Dio, che non c’è questa consapevolezza. Il sesto comandamento è spesso sottovalutato e ritenuto meno importante di altri. Come se la sessualità disordinata non fosse un peccato grave, non fosse una mancanza grave di rispetto verso l’altro e verso noi stessi. Sento tanti sacerdoti, tutti direi, condannare l’omicidio, le guerre, i furti, la truffa, le estorsioni e tutte queste manifestazioni del male. Giustissimo, ma non vedo altrettanta veemenza contro l’adulterio, i rapporti prematrimoniali, la masturbazione,  la contraccezione e i rapporti omosessuali. Il sesto comandamento è cancellato, di fatto. Non se ne parla quasi. Anche in confessionale tanti sacerdoti tendono a sminuire e considerare meno importanti questi peccati, quasi fossero la normalità e nulla di veramente grave. Un sacerdote a cui voglio bene ebbe a dire un giorno quando sollevai il discorso: “Se questi fossero peccati gravi l’inferno sarebbe pieno, sei troppo rigido” oppure un’altra volta sui rapporti prematrimoniali: “i fidanzati che si vogliono bene si fanno le coccole”.

Non la penso così. Penso al contrario che questo decadimento sul sesto comandamento abbia ripercussioni negative su tutti gli altri. Il sesto comandamento non a caso è posto tra il quinto e il settimo. Chi commette atti impuri uccide qualcosa dell’altro o ruba qualcosa che non gli appartiene, per egoismo e per interesse personale, non certo per amore. L’adultero non uccide forse il coniuge? Non dà una coltellata nella schiena a chi ha dedicato all’adultero parte della vita? Non uccide forse la persona che l’adultero aveva invece promesso di curare, di rispettare e alla quale avrebbe dovuto donarsi tutti i giorni della vita? Ne conosco tante che sono morte e che ora stanno faticosamente cercando di rinascere grazie a Cristo, ma il loro dolore e la loro sofferenza è ancora un grido che si alza al cielo.

Nei rapporti prematrimoniali non si ruba qualcosa di cui ancora non si ha diritto? Si prende il dono totale del corpo dell’amato/a senza donarsi totalmente nel matrimonio. Si usa l’altro/a. Si ruba qualcosa che non era per noi, ma per il marito o la moglie che ancora deve venire. E lo si fa solo per il piacere personale trattando l’altro/a come oggetto.

Nella masturbazione non si ruba forse un piacere destinato a far parte di un piacere ancora più grande e profondo scaturente dall’unione dei corpi degli sposi, dove il piacere sessuale si fonde con un piacere che coinvolge anche spirito e psiche? Il piacere sessuale è un dono di Dio riservato all’unione intima degli sposi. Rubarlo in un gesto carico di egoismo e di ripiegamento non fa che renderci ancora più egoisti e chiusi, incapaci di un vero incontro con l’altro/a.

Ultimo, ma non per importanza. Se la Chiesa abbassa le richieste su rapporti prematrimoniali, adulterio e masturbazione lancia un messaggio chiaro: la sessualità quando è vissuta in un contesto di “amore” e “gioia” va sempre bene. Ora, spiegatemi come si fa a dire di no a una coppia omosessuale che si desidera e crede di amarsi? Non si può, si deve cedere anche con loro. Ed è quello che sta accadendo, purtroppo. Il caso del capo scout friulano ne è la prova lampante. Un vescovo che non è stato capace di dire una parola definitiva, ma che ha mostrato tutto il suo disagio e la sua impreparazione.

Se crolla il sesto comandamento crolla tutto. Bisogna recuperare la capacità di rendere giustizia alla verità e saper testimoniare che la sessualità è qualcosa di meraviglioso, ma che va vissuto in un contesto di amore autentico, nel dono totale del matrimonio tra un uomo e una donna. Al di fuori della sponsalità è un gesto falso che esprime la nostra incapacità di amare e il nostro egoismo che usa per interesse. Non è dono, ma violenza, sempre, anche quando si tinge di un sentimento d’amore che non può però essere autentico. Questa è una mentalità che poi si manifesterà in ogni ambito relazionale: lavorativo, affettivo, familiare etc. Rispettare il sesto comandamento significa educarsi al rispetto e alla valorizzazione dell’altro/a. Significa essere responsabile delle proprie promesse e delle proprie azioni.  Non è figlio di un dio minore, ma vera esigenza che Dio ci chiede per amare veramente come Lui ama e come Gesù ci ha mostrato nella Sua vita terrena.

Antonio e Luisa.

Inviato su Senza categoria

Tag adulterio, atti impuri, decalogo, masturbazione, omosessualità, sesto comandamento

Lug·19

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“Bisognosi ma salvi” descrive bene il cuore del matrimonio cristiano. Nessuno dei due sposi basta a se stesso, nessuno salva l’altro con le proprie forze. Eppure, dentro il sacramento, Cristo apre una strada di grazia, perdono e purificazione. La Madonna del Carmelo ci ricorda che la salvezza è comunione: siamo accompagnati dalla preghiera della Chiesa, dall’intercessione di Maria e dall’amore di chi cammina accanto a noi. Anche nel matrimonio ogni gesto nascosto può diventare redenzione: una rinuncia, una ferita perdonata, una notte vegliata, una preghiera condivisa. Gli sposi non sono santi perché perfetti, ma perché continuano a scegliersi e a rialzarsi, sotto il manto materno di Maria, fiduciosi nella promessa eterna. Come Sigillo sul Cuore ❤️. Angolo Terme (Bs) dal 18 al 20 settembre Di ritorno da uno splendido concerto di Max Pezzali, Francesca si è soffermata sulle parole di “Io ci sarò” e su una domanda decisiva per ogni coppia: sapremo combattere insieme? Helmuth James von Moltke sapeva che sarebbe morto poche ore dopo. Eppure, nella sua ultima lettera alla moglie Freya, non lasciò parole di disperazione, ma una testimonianza luminosa di fede e di amore sponsale. Le scrisse che non era soltanto un dono ricevuto da Dio, ma parte di lui, il suo “capitolo 13” della Prima lettera ai Corinzi. In quelle righe c’è tutta la forza di un matrimonio vissuto come comunione reale, capace di sostenere anche davanti alla sofferenza e alla morte. L’amore vero non elimina il dolore, ma gli impedisce di avere l’ultima parola. Quando due sposi si donano davvero, diventano l’uno per l’altra memoria concreta della fedeltà di Dio. Una testimonianza che scuote, commuove e ci ricorda quanto grande possa diventare il sacramento del matrimonio. Ancora oggi parla. Il Salmo 83 ci ricorda che l’incontro con Dio non coinvolge soltanto l’anima, ma anche il corpo, gli affetti, i gesti e tutta la nostra vita. Il cuore esulta, ma anche la carne partecipa alla gioia. L’amore vero non coincide sempre con ciò che sentiamo nel momento. La spontaneità è preziosa, ma non basta a costruire una relazione lunga, fedele e feconda. A volte amare significa ricordarsi di una parola che all’altro fa bene, scegliere un gesto che non ci viene naturale, esserci anche quando siamo stanchi. Non per fingere, non per annullarci, non per subire. Ma per trasformare in gesti concreti l’amore che portiamo nel cuore. La fatica non rende falso un gesto, quando nasce dalla libertà e dal desiderio sincero di raggiungere la sensibilità dell’altro. Anzi, spesso ne rivela il valore. Il matrimonio cresce quando smettiamo di amare soltanto come piace a noi e impariamo la lingua affettiva del coniuge. Perché sentirsi amati non è scontato: è un dono da imparare ogni giorno insieme.

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