“Io, bullizzato”

..di Pietro Antonicelli, “Sposi&Spose di Cristo”..

Carissimi amici,

oggi andiamo un po’ “fuori tema”…

Spero che quello che ho scritto arrivi ai ragazzi…l’ho scritto per loro…mi sono fatto “violenza” perché non è facile mettere “in piazza” cose così personali…ma se è arrivato al cuore anche solo di un giovane, allora ne è valsa la pena.

Voglio condividere un pezzo della mia storia personale perché qualche giorno fa, il mio paese di origine, ha vissuto un grave lutto. Un ragazzo di 21 anni, che non conoscevo personalmente, si è tolto la vita.

Pare che, dai commenti che leggo su facebook dei miei compaesani, il ragazzo sia stato vittima di bullismo. Non bullismo scolastico, ma bullismo in paese.

Già. Esiste anche un bullismo che ti segue fuori dalle aule e ti rincorre, e ti prende a calci anche per le vie. Oggi sappiamo che esiste anche il bullismo social, il “cyber-bullismo” che fa pensare a qualcosa di futuristico…ma è un problema vecchio quanto il mondo.

Il sottoscritto conosce bene questa piaga. Sono anche io dello stesso paese di questo ragazzo che ha posto fine alla sua vita. Anche io, come lui, ho vissuto sulla mia pelle questo martirio.

Dopo aver avuto una bellissima esperienza scolastica e umana con i compagni di scuola alle elementari mi sono ritrovato alle medie con lo stesso entusiasmo. Ma il mio sorriso di bambino di 11 anni fu presto spento da chi nella mia classe vedeva il sorriso e il buonumore, la gentilezza e la voglia di voler bene come una breccia per entrare e fare “scasso”.

Alle medie ero anche altre persone. Ero Pietro Antonicelli, ma ero anche “il figlio dell’avvocato”, “il nipote del professore”…infatti mio nonno era stato per diversi anni un insegnante nella stessa scuola ed era andato in pensione l’estate prima che io iniziassi il mio cammino alle scuole medie.

La Scuola D’Annunzio per la precisione. Mi viene da essere molto preciso nei dettagli poiché precisi e nitidi sono alcuni ricordi di quel periodo. I più brutti purtroppo.

Ero nel corso C.

3 anni di inferno.

Il mio cognome non era facilmente “storpiabile”…mentre quello di mio nonno si prestava bene alle prese in giro e agli insulti.

Pizzarelli era il suo cognome e a Palagianello, il mio paese, tutti sappiamo che il gioco è stato facile anche per chi non ha molta fantasia con le parole. Fu così che “Pizzarone” diventò il mio soprannome e volendo spiegare il significato ai non compaesani posso dire che il termine indica: persona poco sveglia, poco scaltra, poco capace di fare qualsiasi cosa, poco in tutto. Il suo simile più conosciuto è il volgare “Co…one”.

Eccomi. Oltre ad essere il figlio ed il nipote di qualcuno ero anche e soprattutto definito e chiamato così. “Pizzarone”.

Per rincarare la dose insultavano anche mio nonno e mia madre.

Ero questo secondo loro, o almeno, i miei persecutori dicevano questo di me: “Pietro sei un Pizzarone”. E in dialetto le parole facevano ancora più male.

I problemi iniziarono quando anche io iniziai a crederci. Quando anche io iniziai a credere di non valere nulla proprio come dicevano loro a tutti, anche al di fuori della classe; così alcuni che mi trovavano in giro per il paese o fuori da scuola si sentivano in diritto di potermi insultare e chiamare con crudele godimento “P’zzarò”, darmi uno schiaffo, togliermi il cappello e buttarlo per strada e quant’altro.

Iniziai a diventare più chiuso e più vulnerabile. Bastava poco per farmi piangere perché mi sentivo sempre teso e in guardia per difendermi da quella spinta, da quella battuta, da quelle parole che in me generavano un grande dolore e negli altri invece tante risate.

Le lacrime che a volte mi scendevano anche in classe aumentavano la crudeltà dei miei persecutori. Come gli squali che sentono l’odore del sangue, loro rispondevano con maggiore cattiveria alle mie lacrime.

Mi dicevano che ero debole, che ero una femminuccia. Ed io iniziai a crederci. E ci ho creduto…ed ancora, una piccola parte di me ci crede.

Già, perché alla fine il problema grande del cosiddetto bullismo è che pian piano gli anni passano. Chi ti insultava non c’è più…chi ti perseguitava cresce e magari con qualcuno ci diventi anche amico come è capitato a me…ma nella tua testa inizi a perseguitarti da solo.

E se ad un certo punto non c’è più nessuno che ti insulta lo fai da solo. Smetti di credere in te stesso, nelle tue qualità positive e credi davvero a quella menzogna: “SEI UN PIZZARONE”! …te lo dici da solo e ci credi.

Allora cresci credendo di non essere degno di essere una persona, che gli altri siano più intelligenti di te, che se non sai fare a botte non vali nulla, ecc.ecc…

Ed è così che, anche se sono passati tanti anni, hai paura di fare qualche brutta figura con gli altri, che qualcuno possa venire alle spalle a darti una botta sulla testa e che tu, come all’epoca, rimarrai li a piangere per la rabbia e a non saperti difendere.

Di tutta questa situazione non ne ho mai parlato con i miei genitori, anche se loro forse avevano intuito qualcosa. Non ne ho mai parlato perché mi vergognavo troppo. E oggi ancora ne provo vergogna ma ho deciso di condividere questa parte della mia storia perché spero possa essere di aiuto a qualcuno che come me è stato “bullizzato”…qualcuno che come me ha iniziato a credere di essere un nulla.

Fratello, sorella che stai leggendo…io dico a te: non è vero.

Se vuoi te lo riscrivo meglio: NON – E’ – VERO.

NON E’ VERO!

Non credere alle menzogne che hanno detto su di te! Non crederci!

Non sei così! Non sei una caccola, non sei un grassone, non sei una troia, non sei un brufolo, non sei una cozza, non sei un imbecille, non sei un “trimone”, non sei uno stupido, non sei un c…one

Fai questa prova: guardati allo specchio e dì: “Io non sono quello che dicono!”; e se riesci a ricordare la parola precisa che ti dicevano o ti dicono ripetila come faccio io adesso!

“Io Pietro, non sono un pizzarone!”

Tu ed io siamo persone degne di vivere, degne di amare, degne di essere amate!!!

Siamo persone belle e piene di difetti come tutti…e questo va bene!

Siamo persone che possono vivere e godersi la vita come tutti!!!

Guardati allo specchio e ripeti al tuo cuore:

“Io sono bello/a…quello che dicono su di me mi fa male e non è vero…io valgo…voglio volermi bene…ho dei sentimenti e non voglio odiare nessuno…neanche chi mi ha ferito…perché oggi anche grazie a loro…io so che le bugie su di me non valgono niente…che sono ciò che sono…e vado bene così.”

Coraggio, ce la puoi fare! Che il tuo cuore possa trovare pace!

Tuo fratello, Pietro.

+++

Se ti è piaciuto quanto hai letto condividilo sui tuoi social 🙂

Se vuoi conoscerci meglio:

Puoi visitare il nostro Blog cliccando qui: sposiesposedicristo.it

Puoi visitare la nostra pagina Facebook “Sposi&Spose di Cristo”

Puoi iscriverti al nostro gruppo Whastapp “Sposi&Spose di Cristo”

Puoi iscriverti al nostro canale Telegram “Sposi&Spose di Cristo”

Puoi iscriverti al nostro canale YouTube “Sposi&Spose di Cristo”

+++

Grazie, “Il Signore ti dia Pace!”