“Il mondo dalla finestra? Un’opportunità”

..di Pietro e Filomena, “Sposi&Spose di Cristo”..

E’ appena iniziata la Quaresima 2020.

Non stiamo qui a ripetere cose che già sappiamo su questo momento storico e su questo virus.

Il mondo ci invita a stare in casa, a evitare luoghi affollati e quant’altro.

Una Quaresima alla finestra.

In questi giorni abbiamo più tempo forzatamente per star a casa e guardare dalla finestra…nello stesso tempo siamo molto più collegati sui social a guardarci a distanza. Ma nonostante tutto a guardarci. Seppur con sospetto…seppur con diffidenza. Ci guardiamo.

Dalla finestra di casa nostra riusciamo a vedere una chiesa di Crotone. Abbiamo saputo che in alcune regioni del Nord Italia la Santa Messa è stata sospesa.

Molti si stanno lamentando di quanto deciso dallo stato e dai Vescovi…dimenticando che il lamento offusca la Fede.

E se tutto questo fosse un’opportunità?

Già, se tutto questo fosse il modo opportuno per vivere bene quello che stiamo per vivere, se fosse il piede giusto con cui partire per questo viaggio di conversione?

Secondo il nostro piccolo e modestissimo parere (sempre molto, molto discutibile) siamo nella posizione giusta. Siamo proprio come i corridori che aspettano lo start dell’inizio gara.

Sapete qual è la posizione in cui i velocisti attendono? No, non attendono in piedi…attendono il colpo di partenza in una posizione che li aiuti ad avere uno scatto maggiore: occhi a terra…attendono quasi in ginocchio.

Anche noi, quest’anno, siamo partiti da questa posizione: con l’umore basso, con lo sguardo a terra e in ginocchio.

E’ bastato poco a bloccare la nostra presunzione umana.

E’ bastato poco.

Mi ricordo che fino a due settimane fa vedevo in giro tanta gente sicura di sé. Soprattutto tra noi cristiani. Non parlo degli atei o di altri…parliamo di noi.

Persone piene di spocchia spirituale, che volevano spostare le montagne con la loro fede…eccoci qui. Ed ora?

Ora siamo all’inizio di questa Quaresima, di questo tempo favorevole. Partiamo dal basso, partiamo dalla terra come i poveri. Già, i poveri – che sono la maggioranza nel mondo – vivono quasi ogni anno la Quaresima in questo modo.

Ci sono popolazioni che vedono un prete una volta l’anno…ci sono fratelli che quando vanno a messa rischiano di saltare in aria.

Ora tocca a noi un po’ di “terra”. Possiamo maledire questo momento o benedirlo. Benedirlo perché se lo desideriamo ci aiuterà a vivere una Quaresima con meno cenere esteriore sulla testa ma con un cuore più umile…un cuore che grida dal profondo: “Oh Dio, vieni a salvarmi…”.

Una Quaresima in cui possiamo digiunare dal nostro sentirci migliori degli altri e cercare di comprendere che la misericordia è necessaria più di un vaccino anti virus.

Una Quaresima che per noi sposi può essere un punto di ripartenza anche in famiglia poiché date le disposizioni legislative, per forza di cose forse trascorreremo maggiormente con i nostri familiari, con nostra moglie o con nostro marito…tempo in cui vedremo maggiormente i nostri figli gironzolare per casa.

E se questo fosse il tempo opportuno per approfittare per parlare di più, per curare maggiormente le nostre relazioni matrimoniali. 

Già! Approfittiamo di questo tempo per condividere le pulizie di casa, per guardare tutti insieme un film, per farci quattro risate insieme.

Siamo all’inizio della Quaresima 2020…facciamo di questo tempo una possibilità di felicità maggiore. Un tempo per “dirigere i nostri passi sulla via della Pace”…un tempo per andare davvero incontro a Cristo.

Buon cammino a tutti!

+++

Se ti è piaciuto quanto hai letto condividilo sui tuoi social 🙂

Se vuoi conoscerci meglio:

Puoi visitare il nostro Blog cliccando qui: sposiesposedicristo.it

Puoi visitare la nostra pagina Facebook “Sposi&Spose di Cristo”

Puoi iscriverti al nostro gruppo Whastapp “Sposi&Spose di Cristo”

Puoi iscriverti al nostro canale Telegram “Sposi&Spose di Cristo”

Puoi iscriverti al nostro canale YouTube “Sposi&Spose di Cristo”

+++

Grazie, “Il Signore ti dia Pace!”

“Io, bullizzato”

..di Pietro Antonicelli, “Sposi&Spose di Cristo”..

Carissimi amici,

oggi andiamo un po’ “fuori tema”…

Spero che quello che ho scritto arrivi ai ragazzi…l’ho scritto per loro…mi sono fatto “violenza” perché non è facile mettere “in piazza” cose così personali…ma se è arrivato al cuore anche solo di un giovane, allora ne è valsa la pena.

Voglio condividere un pezzo della mia storia personale perché qualche giorno fa, il mio paese di origine, ha vissuto un grave lutto. Un ragazzo di 21 anni, che non conoscevo personalmente, si è tolto la vita.

Pare che, dai commenti che leggo su facebook dei miei compaesani, il ragazzo sia stato vittima di bullismo. Non bullismo scolastico, ma bullismo in paese.

Già. Esiste anche un bullismo che ti segue fuori dalle aule e ti rincorre, e ti prende a calci anche per le vie. Oggi sappiamo che esiste anche il bullismo social, il “cyber-bullismo” che fa pensare a qualcosa di futuristico…ma è un problema vecchio quanto il mondo.

Il sottoscritto conosce bene questa piaga. Sono anche io dello stesso paese di questo ragazzo che ha posto fine alla sua vita. Anche io, come lui, ho vissuto sulla mia pelle questo martirio.

Dopo aver avuto una bellissima esperienza scolastica e umana con i compagni di scuola alle elementari mi sono ritrovato alle medie con lo stesso entusiasmo. Ma il mio sorriso di bambino di 11 anni fu presto spento da chi nella mia classe vedeva il sorriso e il buonumore, la gentilezza e la voglia di voler bene come una breccia per entrare e fare “scasso”.

Alle medie ero anche altre persone. Ero Pietro Antonicelli, ma ero anche “il figlio dell’avvocato”, “il nipote del professore”…infatti mio nonno era stato per diversi anni un insegnante nella stessa scuola ed era andato in pensione l’estate prima che io iniziassi il mio cammino alle scuole medie.

La Scuola D’Annunzio per la precisione. Mi viene da essere molto preciso nei dettagli poiché precisi e nitidi sono alcuni ricordi di quel periodo. I più brutti purtroppo.

Ero nel corso C.

3 anni di inferno.

Il mio cognome non era facilmente “storpiabile”…mentre quello di mio nonno si prestava bene alle prese in giro e agli insulti.

Pizzarelli era il suo cognome e a Palagianello, il mio paese, tutti sappiamo che il gioco è stato facile anche per chi non ha molta fantasia con le parole. Fu così che “Pizzarone” diventò il mio soprannome e volendo spiegare il significato ai non compaesani posso dire che il termine indica: persona poco sveglia, poco scaltra, poco capace di fare qualsiasi cosa, poco in tutto. Il suo simile più conosciuto è il volgare “Co…one”.

Eccomi. Oltre ad essere il figlio ed il nipote di qualcuno ero anche e soprattutto definito e chiamato così. “Pizzarone”.

Per rincarare la dose insultavano anche mio nonno e mia madre.

Ero questo secondo loro, o almeno, i miei persecutori dicevano questo di me: “Pietro sei un Pizzarone”. E in dialetto le parole facevano ancora più male.

I problemi iniziarono quando anche io iniziai a crederci. Quando anche io iniziai a credere di non valere nulla proprio come dicevano loro a tutti, anche al di fuori della classe; così alcuni che mi trovavano in giro per il paese o fuori da scuola si sentivano in diritto di potermi insultare e chiamare con crudele godimento “P’zzarò”, darmi uno schiaffo, togliermi il cappello e buttarlo per strada e quant’altro.

Iniziai a diventare più chiuso e più vulnerabile. Bastava poco per farmi piangere perché mi sentivo sempre teso e in guardia per difendermi da quella spinta, da quella battuta, da quelle parole che in me generavano un grande dolore e negli altri invece tante risate.

Le lacrime che a volte mi scendevano anche in classe aumentavano la crudeltà dei miei persecutori. Come gli squali che sentono l’odore del sangue, loro rispondevano con maggiore cattiveria alle mie lacrime.

Mi dicevano che ero debole, che ero una femminuccia. Ed io iniziai a crederci. E ci ho creduto…ed ancora, una piccola parte di me ci crede.

Già, perché alla fine il problema grande del cosiddetto bullismo è che pian piano gli anni passano. Chi ti insultava non c’è più…chi ti perseguitava cresce e magari con qualcuno ci diventi anche amico come è capitato a me…ma nella tua testa inizi a perseguitarti da solo.

E se ad un certo punto non c’è più nessuno che ti insulta lo fai da solo. Smetti di credere in te stesso, nelle tue qualità positive e credi davvero a quella menzogna: “SEI UN PIZZARONE”! …te lo dici da solo e ci credi.

Allora cresci credendo di non essere degno di essere una persona, che gli altri siano più intelligenti di te, che se non sai fare a botte non vali nulla, ecc.ecc…

Ed è così che, anche se sono passati tanti anni, hai paura di fare qualche brutta figura con gli altri, che qualcuno possa venire alle spalle a darti una botta sulla testa e che tu, come all’epoca, rimarrai li a piangere per la rabbia e a non saperti difendere.

Di tutta questa situazione non ne ho mai parlato con i miei genitori, anche se loro forse avevano intuito qualcosa. Non ne ho mai parlato perché mi vergognavo troppo. E oggi ancora ne provo vergogna ma ho deciso di condividere questa parte della mia storia perché spero possa essere di aiuto a qualcuno che come me è stato “bullizzato”…qualcuno che come me ha iniziato a credere di essere un nulla.

Fratello, sorella che stai leggendo…io dico a te: non è vero.

Se vuoi te lo riscrivo meglio: NON – E’ – VERO.

NON E’ VERO!

Non credere alle menzogne che hanno detto su di te! Non crederci!

Non sei così! Non sei una caccola, non sei un grassone, non sei una troia, non sei un brufolo, non sei una cozza, non sei un imbecille, non sei un “trimone”, non sei uno stupido, non sei un c…one

Fai questa prova: guardati allo specchio e dì: “Io non sono quello che dicono!”; e se riesci a ricordare la parola precisa che ti dicevano o ti dicono ripetila come faccio io adesso!

“Io Pietro, non sono un pizzarone!”

Tu ed io siamo persone degne di vivere, degne di amare, degne di essere amate!!!

Siamo persone belle e piene di difetti come tutti…e questo va bene!

Siamo persone che possono vivere e godersi la vita come tutti!!!

Guardati allo specchio e ripeti al tuo cuore:

“Io sono bello/a…quello che dicono su di me mi fa male e non è vero…io valgo…voglio volermi bene…ho dei sentimenti e non voglio odiare nessuno…neanche chi mi ha ferito…perché oggi anche grazie a loro…io so che le bugie su di me non valgono niente…che sono ciò che sono…e vado bene così.”

Coraggio, ce la puoi fare! Che il tuo cuore possa trovare pace!

Tuo fratello, Pietro.

+++

Se ti è piaciuto quanto hai letto condividilo sui tuoi social 🙂

Se vuoi conoscerci meglio:

Puoi visitare il nostro Blog cliccando qui: sposiesposedicristo.it

Puoi visitare la nostra pagina Facebook “Sposi&Spose di Cristo”

Puoi iscriverti al nostro gruppo Whastapp “Sposi&Spose di Cristo”

Puoi iscriverti al nostro canale Telegram “Sposi&Spose di Cristo”

Puoi iscriverti al nostro canale YouTube “Sposi&Spose di Cristo”

+++

Grazie, “Il Signore ti dia Pace!”

#SanValentino..di chi è solo

..di Pietro e Filomena, “Sposi & Spose di Cristo”..

Ricordo che i miei nonni, quando si avvicinava una festa a volte erano un po’ tristi per quel figlio lontano che non avrebbe potuto essere presente a condividere la gioia.

E’ così…quando c’è una bella ricorrenza chi non ha la possibilità di festeggiare come avrebbe voluto, si ritrova più amareggiato.

Allora l’articolo di oggi lo dedichiamo a tutti quegli sposi che sono soli. Si.

A tutti quegli sposi che avrebbero voluto festeggiare il San Valentino con il loro coniuge ma che oggi si trovano soli perché sono stati lasciati.

A tutti quegli sposi separati, che anziché aiutare con una preghiera e con una vicinanza vera, ci limitiamo a giudicare male.

A tutti quegli sposi che seguono i nostri Blog e che spesso cercano un po’ di ossigeno perché vivono momenti di difficoltà aspra.

Questo articolo è per voi. Questo San Valentino è per voi!

E’ un articolo per chi nonostante tutto avrebbe desiderato un pizzico di romanticismo in questo giorno…già, perché un po’ di romanticismo non ha mai ucciso nessuno.

Noi sposi che abbiamo la grazia di essere in due, oggi vogliamo pensare e pregare per voi che avete perso il vostro sposo o la vostra sposa.

Pensiamo e ricordiamo nel nostro cuore voi, che avete subito violenza da parte del vostro coniuge che avrebbe dovuto darvi solo carezze.

Siete nel nostro cuore voi, che non vi arrendete e restate fedeli al vostro matrimonio anche se avete subito la separazione…

Ma dedichiamo questo San Valentino anche voi, fratelli e sorelle che vi siete risposati e che vi sentite additati come appestati da chi non sa quanto pesi la solitudine.

Preghiamo per voi…e ricordate che se avete bisogno, potete chiedere aiuto alle vostre parrocchie, ai vostri amici cristiani, a qualche buon parroco che possa sostenervi in un cammino di fede che si…c’è anche per voi!

Questo san Valentino amaro, altro che da #baciperugina…è tutto per voi fratelli e sorelle che siete scappati dal vostro matrimonio, è per voi che non avete voluto affrontare le vostre paure, le vostre ansie e i vostri fantasmi e continuate a scappare via da vostra moglie o da vostro marito facendovi così tanto del male che oggi siete convinti che un bacio di una persona sconosciuta possa donarvi la vera gioia.

Questo San Valentino scritto di getto è per voi, è per noi…è per chi sa che l’amore è una strada piena di gioie e dolori ma nonostante tutto ci vuole stare dentro senza “se” e senza “ma”.

E’ per voi giovani coppie di sposi ed è per voi coppie “navigate”.

Questo San valentino è per noi, per tutti noi…imperfetti innamorati

Noi che sogniamo un bacio, una carezza e niente di più per sentirci a casa.

+++

Se ti è piaciuto quanto hai letto condividilo sui tuoi social 🙂

Se vuoi conoscerci meglio:

Puoi visitare il nostro Blog cliccando qui: sposiesposedicristo.it

Puoi visitare la nostra pagina Facebook “Sposi&Spose di Cristo”

Puoi iscriverti al nostro gruppo Whastapp “Sposi&Spose di Cristo”

Puoi iscriverti al nostro canale Telegram “Sposi&Spose di Cristo”

Puoi iscriverti al nostro canale YouTube “Sposi&Spose di Cristo”

+++

Grazie, “Il Signore ti dia Pace!”

Piccoli Perdoni Quotidiani

..di Pietro e Filomena, “Sposi&Spose di Cristo”..

Sembra scontato, ma quando parliamo o semplicemente pensiamo teoricamente al perdono, spesso la nostra mente porta alla memoria avvenimenti duri della nostra vita.

“Perdono”, poi, lo si usa sempre al singolare come se dovesse essere un atto unico della vita: cioè come se dicessimo il perdono si da una volta sola in tutta la vita.

Oggi, invece, sgrammaticando un po’, parliamo di “perdoni”.

Il solo termine “Perdonare” ci fa pensare più alla scalata di una montagna che ad una passeggiata tra i ciottoli.

Eppure…eppure…spesso e normalmente la nostra esistenza si muove sui ciottoli più che sulle pareti rocciose delle Dolomiti.

Perdonare deve essere un esercizio piccolo…un movimento minuscolo ma costante…come aprire e chiudere gli occhi. Quindi ci vogliono i “perdoni”piccoli perdoni quotidiani.

E invece noi da eroi quali spesso ci immaginiamo…a volte sogniamo addirittura di perdonare cose difficilissime da perdonare e poi nel quotidiano inciampiamo nei rancori di bassa statura.

Ci capita di inciampare nei ciottoli.

Disse lei alzando il dito indice verso il cielo: “Non tiri mai lo scarico del water!”

Riprese lui inarcando il sopracciglio destro: “Ah si..e tu…non sai nemmeno dove si trova la tavola della cucina…mangi dappertutto e trovo le tue briciole anche nelle mie scarpe!!!”

Ed eccoci qui.

Tra le nostre banalità a farla lunga su chi o cosa l’altro non ha fatto o su cosa l’altro ha fatto e lo ha fatto male.

Ed eccoci sui ciottoli della quotidianità.

Ad inciampare e a non volere rialzarci.

A volte pensiamo: “Se mi dovesse tradire…perdonerei, certo non sarebbe facile, ma perdonerei!”

E poi ecco i ciottoli del quotidiano che finiscono nelle scarpe (la dove si erano depositate anche le briciole, ndr) e iniziamo a sbraitare, a mettere i musi lunghi, a diventare i giustizieri della situazione quando invece anche noi non siamo così esenti da errori e colpe.

Ed eccoci.

Preferiremmo essere sulle pareti rocciose per somigliare a Gesù sulla croce che perdona tutto e tutti, dimenticando che Gesù ha perdonato ogni singolo giorno tutto e tutti.

Ed eccoci qui, sui ciottoli del quotidiano che è inevitabile che ci siano a comportarci come stupidi che per dei dettagli stanno rovinando le loro giornate, il loro matrimonio, la loro vita.

Oggi, prendi carta e penna. Vuoi una famiglia perfetta?

Non costruire una famiglia senza errori…ma costruisci una famiglia sul perdono.

La famiglia perfetta è la famiglia in cui ci si perdona.

Praticando piccoli perdoni quotidiani.

+++

Se ti è piaciuto quanto hai letto, condividilo sui tuoi social!

Se vuoi conoscerci meglio:

Puoi visitare il nostro Blog cliccando qui: sposiesposedicristo.it

Puoi visitare la nostra pagina Facebook “Sposi&Spose di Cristo”

Puoi iscriverti al nostro gruppo Whastapp “Sposi&Spose di Cristo”

Puoi iscriverti al nostro canale Telegram “Sposi&Spose di Cristo”

Puoi iscriverti al nostro canale YouTube “Sposi&Spose di Cristo”

+++

Grazie, “Il Signore ti dia Pace!”

“Ho sognato la Parola di Dio! Wow!!”

..di Pietro e Filomena, “Sposi&Spose di Cristo”..

“Ma ti rendi conto?!” disse una moglie a suo marito.

“Oggi nel Vangelo si parla della semina della Parola di Dio nel cuore dell’uomo…ci sono quelli che accolgono la Parola e quelli che apparentemente la accolgono e quelli che…”

“Quale Parola?!” soggiunse il marito.

“Come quale Parola? La Parola di Dio!!” apostrofò saccentemente la moglie.

“E cosa dice questa Parola? Che Parola è? Io ad esempio dico una parola…tipo…casa. Ecco, casa è una parola…come lo è anche andare…si, anche questa è una parola. Che Parola è questa Parola di Dio che viene seminata…cosa dice questa Parola?…non riesco a capire…”

La moglie era già pronta a partire con la catechesi ascoltata su Whatsapp, ma a questa domanda così ingenua di suo marito non seppe sinceramente cosa ribattere e anziché lasciarsi interrogare profondamente, chiuse il discorso dicendogli snervata: “Sei il solito zuccone, non capisci nulla!!!”

“Sei il solito zuccone…non capisci nulla…vedi” disse il marito “questa è la tua parola…anzi…sono più di una, ma esprimono un unico concetto: per te non valgo nulla.”

L’ora era tarda…ognuno si girò sul suo cuscino e si addormentarono senza neanche dirsi buona notte…senza rivolgersi neanche una parola.

Lui fece un sogno.

La scena era simile a quella del Vangelo. Sotto al sole che picchiava c’era un seminatore con un grandissimo cappello di paglia sul capo che aveva due mani grandissime rovinate dal duro lavoro. Con una mano teneva un sacco pieno di semi e con l’altra raccoglieva i semi e li lanciava spargendoli sulla terra.

I semi erano fatti di un materiale particolare. Erano come quelle spugnette che quando le compri sono dure e minuscole…poi basta bagnarle che si aprono e si ammorbidiscono.

Ecco…questi semi erano così. Allora il marito “sognatore” si appostò dietro un cespuglio, e un seme gli cadde sulla testa. Appena il seme sfiorò il suo capo ecco che si aprì facendo intravedere una parola scritta.

Ora finalmente poteva soddisfare la sua curiosità, aprì il seme e lesse cosa c’era scritto.

Nel seme era impresso il suo nome, ovvero Antonio, e sotto riportava questa frase: “Antonio…tu sei l’amato da Dio”.

Lesse e rilesse quelle parole mille volte…e non poteva smettere di leggere poiché questa parola gli dava tanta felicità.

Si svegliò che ancora immaginava di leggere quel seme..e ripeteva con la sua bocca: “…io sono l’amato…io sono l’amato….io…sono….l’amato da Dio.”

Svegliò di soprassalto sua moglie che lo guardò con gli occhi sgranati di chi stenta a capire se sta ancora dormendo o se è già sveglio e le disse a voce alta: “Ho capito cosa dice la Parola di Dio!!!! Ho capito cosa dice Dio quando parla!!!”

Sua moglie lo guardò con sufficienza e si rigirò dall’altra parte. In quel momento il marito avrebbe voluto umiliarla con qualche parola dura…ma poi si ricordò che su quel seme c’era scritto: “Antonio, tu sei l’amato!” e decise di desistere dall’ira…abbracciò sua moglie che lo aveva maltrattato e si addormentò accanto a lei stringendola a sé.

Tutto era compiuto. Sapendosi amato ora Antonio, il marito della storiella, poteva essere libero di amare anche quando sua moglie decideva di non amarlo.

Ricorda che sul quel seme c’è scritto anche il tuo nome…ricordalo sempre e farai parte di coloro che

<<….coloro che ascoltano la Parola, l’accolgono e portano frutto: il trenta, il sessanta, il cento per uno>>. Mc 4,1-20

+++

Se ti è piaciuto quanto hai letto condividilo sui tuoi social 🙂

Se vuoi conoscerci meglio:

Puoi visitare il nostro Blog cliccando qui: sposiesposedicristo.it

Puoi visitare la nostra pagina Facebook “Sposi&Spose di Cristo”

Puoi iscriverti al nostro gruppo Whastapp “Sposi&Spose di Cristo”

Puoi iscriverti al nostro canale Telegram “Sposi&Spose di Cristo”

Puoi iscriverti al nostro canale YouTube “Sposi&Spose di Cristo”

+++

Grazie, “Il Signore ti dia Pace!”

Un racconto sul Perdono

..di Pietro Antonicelli e Filomena Scalise “Sposi&Spose di Cristo”.

Carissimi, oggi torniamo ad affrontare il tema del Perdono e lo facciamo attraverso un piccolo racconto scritto da Pietro un po’ di tempo fa, tratto dal suo libro “7 piccoli racconti verso Pasqua”.

E’ un racconto semplice che speriamo possa esservi utile per la riflessione personale e di coppia.

Buona lettura, il Signore vi dia Pace!

+++

Erano circa le due di notte ed Andrea, come molti altri camionisti dormiva sulla branda del suo camion. Un cane che abbaiava lo svegliò di soprassalto. Sollevò il capo fino al finestrino, si assicurò che tutto fosse apposto e si rigirò dall’altra parte.

Chiuse gli occhi. Ma, come a volte accade, quando il sonno è rotto da uno spavento, ecco che a fatica ci si riaddormenta. Era così anche per Andrea. Mentre cercava di riaddormentarsi, ecco che un ricordo lontano riaffiorava nel suo cuore. Poi un altro ed un altro ancora.Fino a giungere a quel ricordo tanto lontano, tanto lontano nel tempo.

Ed ecco, più vivo che mai, il viso di Nicola, compagno di scuola che all’epoca si divertiva a prendersi gioco del piccolo Andrea per la sua fobia dei cani. “Bau!!!”, gli urlava all’improvviso nell’orecchio mentre erano in classe. E mentre lui saltava per lo spavento, molti dei suoi compagni scoppiavano a ridere e a fargli il verso del cane.

Cercò allora di cambiare pensiero ed ecco sopraggiungere il viso di Antonio, che un giorno gli aveva soffiato la ragazza di cui Andrea era innamorato. Ed ancora il volto di Michele, suo ex datore di lavoro che lo aveva licenziato senza motivo. Quanta agitazione gli ritornò nel cuore, quanto rancore; allora prese a maledire il cane che lo aveva svegliato per gettarlo in preda a questi duri ricordi.

Nel frattempo su era fatta l’alba e non aveva chiuso occhio. Andò in bagno, poi prese un caffè e poi riaccese il motore del suo grande Tir per riprendere la strada. Trasportava mattoni e doveva arrivare a destinazione per mezzogiorno.

Lungo la strada scorse come sempre qualche giovane sfaticato che chiedeva un passaggio; ma questa volta non era un ragazzaccio a domandargli un passaggio, ma si trattava di una donna sui sessant’anni con una grossa croce cucita sul cappotto, che quando lo vide arrivare iniziò a sbracciarsi per farlo fermare.

“Salga signora!” le disse Andrea.

“Dove vai?”, le chiese lei.

“A Bologna!”.

“Bene, ci andrò anche io” disse la donna che si presentò col suo nome: “Mi chiamo Maddalena”, mentre prendeva posto a bordo.

Riprese il viaggio e la donna si addormentò per pochi minuti. Si svegliò cantando una vecchia filastrocca che aveva imparato da bambina, poi fissò Andrea e gli disse: “Che brutto aspetto che hai figlio mio! Ti senti bene?”

Il giovane camionista le disse che ultimamente stava lavorando troppo e che era solo un po’ stanco; ma Maddalena, la donna con la croce cucita sul cappotto, gli replicò: “Stupido ragazzo, non mi riferivo al tuo viso, ma alla tua anima! Hai gli occhi di uno che ha qualcosa che lo tormenta!”.

Andrea scattò nervosamente: “Non chiamarmi stupido! Non permetterti mai più!”.

Maddalena gli rispose agitando le braccia: “Fermati, fammi scendere! I tuoi occhi sono pieni d’ira! Non vorrei che tu mi facessi del male! Ferma questo aggeggio!” urlò sbattendo i suoi piccoli pugni sul cruscotto del Tir.

Andrea accostò e spense il motore e le disse sommessamente: “Sta’ tranquilla, non voglio farti del male, voglio solo che non mi si manchi di rispetto con le parole!”.

Maddalena riprese a fissarlo con i suoi occhi grandi e annuendo con la testa prese a dirgli: “Sai ragazzo, mi ricordi mio figlio. Aveva lo stesso tuo sguardo. Era tanto arrabbiato con la vita e con i tanti esseri umani che lo avevano maltrattato durante la sua esistenza. Era ammalato da molti anni e pian piano tutti i suoi amici avevano iniziato ad abbandonarlo. Un po’ era colpa loro e un po’ era colpa di mio figlio, perché la rabbia ed il rancore per la sua condizione avevano iniziato a divorarlo e a farlo diventare sempre più antipatico ed inavvicinabile.


Accadde però che quando mancavano poche ore alla sua morte, iniziò a ripetermi che era pieno di gioia e davvero aveva cambiato aspetto. Era accaduto che una donna che aveva perso da poco suo marito, spesso andava a far visita agli ammalati nell’ospedale in cui era mio figlio. Un giorno passò anche da lui e diventarono amici. Lui si confidava con lei e probabilmente le parlò di quanto fosse arrabbiato un po’ con tutti. Allora lei, che era una donna che amava Gesù, le insegnò una specie di preghiera che anche io ora ho imparato a memoria”.

Andrea la ascoltava e si dimenticava dei mattoni da consegnare e del tempo che correva veloce come le auto su quel tratto di autostrada dell’A14.

La donna si fece il segno della croce e iniziò a ripetere con la sua voce stridula e con tono solenne quelle parole che suo figlio aveva imparato e le aveva insegnato:

“Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
Signore Gesù Cristo,
durante la mia vita ho ricevuto tante ferite da diverse persone che mi hanno fatto del male; così, per difendermi, le ho catturate, condannate all’ergastolo e imprigionate nel mio cuore.
Signore Gesù,
Tu ci inviti a perdonare, a “restituire la vita” a chi a noi ha cercato di strapparla.
Sai bene quanta paura ho ancora di soffrire, ma ORA voglio fidarmi di Te.
Signore Gesù,
Tu mi hai fatto la grazia di comprendere che questo “carcere” che ho nel cuore mi pesa e toglie vita a me e ai miei cari e toglie vita anche ai miei “nemici” e non consente al Tuo Regno di venire in me e sulla terra.
Signore Gesù,
che dalla croce perdonasti i tuoi assassini liberandoli così dalla condanna eterna, manda il Tuo Spirito Santo ad aprire le celle e a spezzare le catene in cui ho rinchiuso e legato i miei “nemici”.
Insieme a Te li chiamo per nome UNO PER UNO, e li guardo negli occhi.
Insieme a Te ricordo per l’ultima volta il male che mi hanno fatto e Te lo consegno UNA VOLTA PER TUTTE.
Signore Gesù Cristo, Tu puoi guarirmi ed io voglio guarire dal rancore per questi Tuoi e miei fratelli e sorelle.
Per Tua benevolenza sia sanata ogni ferita che mi hanno fatto e queste diventino feritoie da cui “sgorga acqua viva” per me e per il prossimo.
Signore Gesù Cristo,
ecco tutti i miei prigionieri, li consegno all’abbondanza del Tuo Amore; e che liberati dal mio rancore, possano vivere in Pace.
Signore Gesù Cristo, Ti prego per me e per ognuno di loro:
ABBI PIETÁ DI NOI.
Amen.”

Maddalena la recitò tutta d’un fiato e alla fine, mentre chiudeva sistematicamente la preghiera con un ampio Segno della Croce, si accorse subito che Andrea ora aveva gli occhi luminosi e il suo viso era disteso ed in pace. Stettero zitti per un po’ mentre le auto sfrecciavano accanto alla piazzola di sosta e una debole pioggia bagnava il parabrezza del Tir, quasi a voler essere un segno di benedizione e di purificazione.

Maddalena dentro di sé ringraziò il Signore che si vedeva che in qualche modo aveva parlato a quel giovane camionista e simulando uno scatto d’ira iniziò ad urlare contro Andrea: “Stupido camionista smettila di portar rancore, chiedi perdono a Dio e accendi questo dannato camion e portami a Bologna che ho un appuntamento importante e non posso far tardi!”.

Andrea girò la chiave e riavviò il suo bestione di un Tir; sorrise ingenuamente a Maddalena e ripartì di corsa verso la meta. Ora i mattoni sul rimorchio sembravano leggeri.
Si era fatto mezzogiorno di quel Giovedì Santo e i piedi dei nemici erano stati lavati e baciati.

+++

Vangelo secondo Giovanni 13, 3-15

Gesù sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita.

Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugatoio di cui si era cinto. Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo».

Gli disse Simon Pietro: «Non mi laverai mai i piedi!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto mondo; e voi siete mondi, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete mondi».
Quando dunque ebbe lavato loro i piedi e riprese le vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Sapete ciò che vi ho fatto? Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi».

+++

Se ti è piaciuto quanto hai letto e vuoi leggere il libro intero clicca qui:  “7 piccoli racconti verso Pasqua”.

Se vuoi conoscerci meglio:

Puoi visitare il nostro Blog cliccando qui: Blog “Sposi&Spose di Cristo”

Puoi visitare la nostra pagina Facebook cliccando qui: Facebook “Sposi&Spose di Cristo”

Puoi iscriverti al nostro canale Telegram cliccando qui: Telegram “Sposi&Spose di Cristo”

Se vuoi fare una donazione per sostenere il nostro Blog mandaci una mail e ti invieremo i dati per procedere al tuo versamento. Clicca qui: sposiesposedicristo@gmail.com o inviaci un Whatsapp al 3491630411

+++

Grazie, “Il Signore ti dia Pace!”

Pietro+Filomena

Carissimi amici, il Signore vi dia Pace!

Siamo Pietro e Filomena, autori del Blog “Sposi&Spose di Cristo”

Purtroppo per voi, Antonio e Luisa ci hanno chiesto di scrivere qualcosa per il loro bellissimo Blog “Matrimonio Cristiano”, ed ora eccoci qui a fare le presentazioni 🙂

Io e Filomena ci siamo sposati il 4 Ottobre del 2013 e al momento del matrimonio eravamo entrambi, per motivi diversi, senza lavoro; ma non abbiamo voluto ipotecare e rinviare a “chissaquando” la nostra vocazione, la nostra chiamata cioè ad essere uniti in Cristo che abbiamo sentito e compreso…e dunque…abbiamo pronunciato il nostro “SI” all’altro coniuge ed al Signore confidando nella certezza che Lui non ci lascia mai soli.

La Grazia dei Sacramenti -come ad esempio il Sacramento della Riconciliazione- davvero ci ha aiutato a fare chiarezza per capire chi siamo e cosa può desiderare da noi il Signore. Siamo stati aiutati a fare memoria anche di tutti i doni ricevuti, delle Sue prove d’amore nei nostri confronti ed è così che siamo partiti alla volta di questa grande avventura che si chiama Matrimonio!!!

Pur avendo entrambi origini del Sud-Italia (Pietro dalla Puglia e Filomena dalla Calabria) ci siamo sposati in Umbria, a Gualdo Tadino (Perugia), vivendo proprio in questo piccolo e grazioso paesino (che vi consigliamo di visitare!!!) per i primi mesi da sposi novelli. Speravamo di trovare occupazione negli ambiti per cui siamo specializzati (…la Sociologia di Pietro e la Teologia di Filomena) ma come tutti viviamo e sappiamo, la crisi economica ha chiuso tante possibilità ai giovani formati…ma abbiamo continuato a sapere che il Signore “che nutre gli uccelli del cielo e veste i gigli dei campi” non sarebbe venuto meno nel suo affetto e nella sua cura per noi!

Poche settimane dopo esserci sposati abbiamo scoperto di essere già in attesa della nostra prima figlia (CHE GIOIA!!!) e la necessità di trovare presto un lavoro aumentava esponenzialmente. Tutti i nostri curriculum inviati dappertutto non hanno ricevuto risposta…

Nei primi giorni di Febbraio del 2014, Filomena (…….le donne hanno una marcia in più…c’è poco da fare!!!) mi parla di un desiderio che le sarebbe piaciuto realizzare: “Sarebbe bello aprire un negozio per vendere i prodotti provenienti dai Monasteri!”…mi disse.

L’idea è bella, ma come realizzarla? …Beh…innanzitutto abbiamo messo davanti al Signore questo progetto…senza davvero sapere da dove avremmo dovuto iniziare.

Qualche giorno dopo, ovvero il 14 Febbraio 2014, mentre il pancione di Filomena cresceva, abbiamo fatto una passeggiata per le vie di Assisi ed è così che abbiamo notato che diversi locali commerciali erano liberi per essere affittati. Abbiamo preso un po’ di numeri telefonici ed abbiamo trovato il locale adatto alla nostra attività commerciale.Abbiamo iniziato a parlare del nostro progetto a diversi Monasteri con cui da tempo eravamo in contatto e grazie anche alla fiducia che loro ci hanno dato, abbiamo iniziato a credere sempre di più che si poteva partire con questo nuovo lavoro.

Il 5 aprile del 2014 abbiamo aperto “La Bottega del Monastero – Assisi”! Nel giro di un mese e mezzo ci siamo ritrovati a portare avanti un negozio unico in Assisi e unico in Italia. Siamo infatti il primo negozio che propone esclusivamente Artigianato dai Monasteri gestito interamente da laici.

A giugno è nata la nostra prima figlia…Unica, irripetibile opera d’arte del Creatore!!!

Ed ecco l’abbondanza della Provvidenza per noi: due persone che non hanno niente si affidano e ricevono tantissimo, eccoci qui: possiamo testimoniare che il Signore ha cura di chi spera nel suo amore.

Nel nostro negozio abbiamo avuto la grazia di fare molti incontri bellissimi! Quanti volti abbiamo incontrato tra quelle mura! Quante storie ci sono state affidate e quanti accenti diversi abbiamo ascoltato! Un feedback che moltissimi clienti ci hanno spesso rimandato era questo: “Qui c’è un clima di preghiera!”…e di questo siamo grati al Signore!!! Ed è per questo che molta della gente che ha acquistato da noi, è poi tornata a trovarci ancora e con molti di loro è nato anche un legame (con alcuni una vera amicizia) che ancora oggi va avanti…unita in Cristo!

A luglio del 2016 è nata la nostra secondogenita…unica, irripetibile meraviglia di Dio e del Suo immenso Amore!!!

Dopo un nostro discernimento familiare, dovuto anche al fatto che ad ottobre 2016 l’Umbria è stata colpita da una serie di terremoti molto forti, abbiamo deciso di lasciare Assisi per trasferirci altrove. Da Novembre 2016 ad Aprile del 2017 abbiamo vissuto in un  Convento di Frati Minori (Francescani), dove ci siamo presi un tempo per riflettere e capire cosa il Signore ci stesse dicendo. Alla fine, accompagnati dal nostro direttore spirituale, oggi viviamo in Calabria ed è da qui che siamo ripartiti con una nuova vita.

Pian piano ci stiamo inserendo nel tessuto locale e ci siamo reinventati (per grazia) un nuovo lavoro: il nuovo progetto è oggi un Sito Web  “www.artigianatodaimonasteri.it”  un modo per continuare ad essere presenti con la nostra seppur piccola e misera testimonianza, ma per offrire (ora senza più confini territoriali) la possibilità a tutti di poter acquistare i nostri prodotti realizzati a mano e nella Preghiera in molti Monasteri d’Italia. Come recita il nostro motto: “Solo da noi…la Preghiera si fa Arte!!!”

Filomena invece insegna Religione cattolica a scuola e sempre con l’aiuto di Dio portiamo avanti la nostra famiglia cercando uno stile di vita sobrio e gioioso.

A Gennaio del 2018 abbiamo purtroppo, a poche settimane dall’inizio della gravidanza, perso il nostro terzogenito. E’ stata un’esperienza molto dolorosa e la consolazione viene dalla certezza che lui (o lei) ora è nelle mani di Dio…e certamente prega per i suoi genitori e per le sue sorelle. ❤

Nel 2018 abbiamo creato questo piccolo Blog “Sposi&Spose di Cristo”, un Blog “artigianale” per assecondare il nostro desiderio di condividere la nostra storia di vita matrimoniale cristiana e alcune riflessioni sulla vita da Sposi e dare la possibilità anche a chi lo desideri di raccontare la propria esperienza.
Vorremmo creare una sorta di bagaglio da mettere a disposizione di tutti…affinché chi vuole possa trarne beneficio per la propria vita.

Siamo molto attratti dalla riflessione teologica sul Sacramento del Matrimonio, siamo innamorati della Famiglia e dalla scorsa estate ci stiamo formando seguendo il Corso di Alta Formazione in consulenza familiare con specializzazione pastorale; si tratta di un bellissimo Master voluto dalla Conferenza Episcopale Italiana in collaborazione con la Pontificia Università Lateranense.

Ci fermiamo qui, sperando di non avervi annoiato 🙂

Vi chiediamo di ricordarvi di noi nelle vostre preghiere. Grazie e il Signore ci doni la Sua Pace!!!

Pietro Antonicelli e Filomena Scalise, 28 Dicembre 2018

Se vuoi seguire il nostro Blog clicca qui

Se Vuoi seguirci su Facebook clicca qui

Se non vuoi sapere altro di noi non cliccare da nessuna parte…che è meglio! 😀 🙂