“Nel segreto della nostra casa”

..di Pietro e Filomena, “Sposi&Spose di Cristo“..

Nel segreto della nostra casa. Questa frase ha qualcosa di evocativo. Ci rimanda al Salmo 128 e ci fa pensare ad un brano del Vangelo, quello in cui Gesù parla della Preghiera, del Digiuno e dell’Elemosina.

E’ il brano che viene letto il Mercoledì delle Ceneri, giorno in cui ha inizio la Quaresima.

Non vogliamo fare ulteriore retorica sulla quaresima di quest’anno. Per molte persone è stata ed è amara.

Molti di noi stanno soffrendo per la perdita di una persona cara travolta dal Virus e altri, come noi ad oggi, stanno vivendo un periodo di quarantena che va avanti ormai da diversi giorni.

In questi giorni abbiamo anche letto di famiglie in cui si sono consumate ulteriori violenze tra le mura domestiche…non certo colpa della quarantena, ma di difficoltà relazionali profonde preesistenti.

In tutto questo trambusto, dettato da necessità oggettive, stiamo però – senza dubbio – scorgendo una possibilità, una opportunità per scegliere di vivere in modo nuovo le nostre relazioni umane e la nostra relazione con il Signore.

Vi proponiamo oggi un video girato “nel segreto della nostra casa”…che speriamo vi strappi un sorriso e vi aiuti a vedere le cose in un modo nuovo.

Prima di lasciarvi al video, però, vogliamo assicurare la nostra preghiera per tutte le persone che per vari motivi vivono difficoltà di coppia: il nostro sorriso e la nostra apparente spensieratezza non vuole essere uno schiaffo al vostro dolore ma vuole essere un supporto, una piccola testimonianza che speriamo possa essere un barlume della Luce Vera che è solo e soltanto Cristo.

Il Signore vi dia Pace, buona visione!

Per vedere il video basta cliccare qui: https://www.youtube.com/watch?v=cB73XhnOOj0

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Grazie, “Il Signore ti dia Pace!”

Casa nostra.

..di Pietro e Filomena, Sposi & Spose di Cristo:

In questo momento in cui quasi tutti siamo a casa h24…vi riproponiamo una nostra riflessione sull’argomento.

Buona lettura

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Bella la nostra casa quando è pulita, bella perché è la nostra. Eppure la stessa nostra casa a volte perde il suo fascino, perde il suo senso…perde la sua identità e si trasforma in un incubo.

Nel film Blade Runner viene enunciata la famosa frase: “Ho visto cose che voi umani…”

Bene. Prenderemo questa frase per osservare alcune cose inerenti la nostra vita tra le mura domestiche.

“…ho visto…”

Ho visto mariti ridotti ad ospiti tra le mura domestiche, mariti che non possono muovere un dito perché appena ci provano vengono redarguiti con frasi del tipo: “Siediti che è meglio! Non sai neanche girare il sugo, va a sederti che me la vedo io…altrimenti sporchi tutto”.

Ho visto mariti ridotti ad orango-tango con frasi tipo: “Sei il solito pasticcione! Che piedi sporchi che hai!!! Non sporcarmi il pavimento, l’ho appena lucidato!”

Ho visto mogli ridotte a Mary Poppins tra le mura domestiche, con frasi del tipo:“Sono stanco, tua figlia urla, vedi di farla smettere!”.

Ho visto mogli ridotte ad uno straccio con frasi del tipo: “Non ho più neanche una camicia pulita, perché non le lavi?”

Ho visto, poi, figli umiliati e – a volte – malmenati perché si sono permessi di saltare sul divano con le scarpe…perché hanno lasciato briciole in soggiorno…perché a 18 anni non sanno farsi ancora un caffè da soli (forse perché i genitori non gli hanno mai permesso di provare a farlo per paura che la cucina si potesse sporcare, ndr).

Ho visto gente vivere in case che sembrano bomboniere di cristallo, ma che lasciano i cuori freddi ed ho visto case che somigliano a bettole con tanto di greggi di polvere a pascolare sui pavimenti ma con persone che sapevano accogliersi ed accogliere gli ospiti con un sorriso.

Ho visto una pubblicità che si vanta di uccidere batteri, lieviti e muffe e ho visto gente che spazzando la casa getta via anche i suoi componenti umani.

“Casa mia deve essere pulitissima!!!!” urla imperante il ricordo di tua madre.

“A casa mia nessuno deve scocciarmi!!!” urla annoiato il ricordo di tuo padre.

Ed è così che a volte gli sposi si trovano a vivere sotto lo stesso tetto seguendo allucinati i bisogni dei propri genitori senza rendersi conto che le persone sono più importanti delle cose.

Ed è così che a volte marito e moglie litigano perché la casa ad un certo punto smette di essere un terreno da condividere, diventando un prolungamento del proprio ego…e tutti gli altri sono in qualche modo “gli invasori” da cui difendersi.

Ed è così che sotto lo stesso tetto rischi di restare più solo, più arrabbiato per delle sciocchezze, più nervoso ed irritabile…perché gli altri che abitano in casa non fanno quello che dici tu.

“La casa è mia!”. Un coniuge che difende la sua casa dalla sua dolce metà ed eventualmente dai figli diventerà un despota che non permette a nessuno di essere sé stesso…in altre parole…non permetterà a nessuno di “sentirsi a casa” con tutto ciò che ne consegue.

Altri problemi nascono quando si pensa che “La casa è suae non mi riguarda!” con un gioco di deleghe che lascia il carico domestico sulle spalle di uno solo dei due.

Insomma, i problemi iniziano quando la casa smette di essere “nostra” e diventa “mia” o “sua”.

Torniamo dunque a vivere in case “nostre” dove fare le pulizie diventa un modo per prendersi cura della relazione con gli altri componenti della famiglia e non un modo per torturarli.

Dove impariamo a vedere che anche noi a volte non siamo così perfetti come pensiamo ed abbiamo bisogno di chi ci vuol bene così come siamo: portatori sani di disordine e sporco.

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Grazie, “Il Signore ti dia Pace!”

“Un aiuto che gli sia simile..ma senza barba”

..di Pietro Antonicelli, Sposi&Spose di Cristo..

Siamo in Quaresima e costretti a casa con le figlie che gironzolano. Mi dice mia moglie: “Mammamia…la casa è un delirio! Approfittiamo per fare un po’ di pulizie?”

Molti mariti per partito preso si sarebbero fatti prendere da un attacco di coronavirus fulminante piuttosto che iniziare, nel bello di una mattinata qualunque, un attacco all’acaro selvaggio.

Io no…perchè…perchè…

E penso alla Genesi:

“Poi il Signore Dio disse: «Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile».” (Genesi 2,18) E dopo queste parole Dio conduce all’uomo “ogni sorta di bestie selvatiche”…beh.

Effettivamente tra l’uomo e le bestie selvatiche -soprattutto con l’orango-tango- una certa somiglianza c’è, e non è solo quella fisica.

Entrambi sporcano e si battono il petto per mostrare la forza bruta che li abita…e poi il pelo. Vuoi mettere che il pelo anziché concentrarlo sulla testa lo spargi per tutto il corpo! Beh, sicuramente somiglianza c’è.

Ma se all’uomo gli metti vicino una donna, quello magari si emancipa, si mette a scrivere articoli sui blog e poi ogni tanto passa l’aspirapolvere in casa.

E’ il suono dell’aspirapolvere che inizialmente lo attrae, quel rombo di potenza che parte all’accensione del suddetto elettrodomestico lo carica di virile entusiasmo.

Poi magari inizia a scoprire com’è bello e rude strofinare energicamente i piatti con spugnette virilmente abrasive che graffiano più di una pasta lavamani.

E vedi questo essere delle caverne che vicino ad una moglie inizia anche a lavarsi…e (alcuni…decisamente sfigati) addirittura si radono il volto.

E il Signore Dio sta li a guardare…e si accorge che questo essere che è la donna che ha messo al fianco dell’uomo fa essere l’uomo una creatura migliore, meno somigliante ad una grande bertuccia (che per carità, ha il suo fascino).

E il Signore Dio è ancora più contento quando vede che questi due si vogliono bene e si aiutano a vicenda nella pulizia della caverna che abitano, nella cura della prole e di ogni altro peluche che abita con loro…

Che poi a pensarci la santità passa proprio da qui, dal collaborare, dall’essere “complici nel bene”, dal riconoscere, accogliere e integrare quelle differenze con l’altro che sono necessarie per l’arricchimento del sé.

Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto. 22Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo. Allora l’uomo disse:

«Questa volta essa
è carne dalla mia carne
e osso dalle mie ossa.
La si chiamerà donna
perché dall’uomo è stata tolta».

Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne. (Genesi 2,21-24)

…li ha fatti simili. Capaci – se lo vogliono – di amare l’altro, di tagliare col passato infantile e di diventare uomini e donne simili a Dio.

Ma la donna con meno barba. 🙂

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Piccole Resurrezioni Quotidiane

..di Pietro e Filomena, “Sposi&Spose di Cristo”..

Siamo in Quaresima, ed oggi è anche Venerdì. In Italia impazza il CoronaVirus e noi siamo qui a trastullarci pensando alla Resurrezione.

Già…ma è davvero così? Parlare di Resurrezione in questo momento equivale a parlare di “aria fritta” o è parlare di qualcosa di profondamente vero?

A voi le considerazioni…intanto oggi siamo qui e riflettiamo sulle

“Piccole Resurrezioni Quotidiane”.

Quando parliamo o semplicemente pensiamo alla Resurrezione pensiamo alla Pasqua o alla Domenica, giorno in cui celebriamo la Resurrezione del Signore Gesù Cristo.

La “Resurrezione”, spesso, la leghiamo all’idea della morte del nostro corpo; quindi ad una realtà che sarà un giorno chissà quando. “Resurrezione” ci fa pensare più alla vita eterna più che alla nostra vita di tutti i giorni.

Eppure…eppure…spesso e normalmente la nostra esistenza si muove nelle piccole ombre del quotidiano più che nelle luci della gloria…più tra le ferite e i sanguinamenti che tra le guarigioni, più nelle piccole morti che nella vita.

Ma quello del “Risorgere” deve essere un esercizio piccolo…un movimento minuscolo ma costante…come aprire e chiudere gli occhi.

Quindi ci vogliono le “resurrezioni”…piccole resurrezioni quotidiane.

Voi direte ora: “Si, bravi, ma come si fa?”.

Certo, non possiamo risorgere solo perché lo vogliamo…nelle nostre mani non c’è la possibilità di guarirci, di distruggere la morte. Dunque?

Dunque c’è bisogno dell’intervento di Colui che ha saputo trovare la via d’uscita anche dal sepolcro, di Colui che le tenebre più profonde non hanno potuto avvolgere.

C’è bisogno dell’intervento di Colui che si è fatto bucare le mani per donare ancora di più, si è fatto inchiodare i piedi per camminare ancora di più verso il prossimo, si è fatto trafiggere il cuore per poter amare di più.

C’è bisogno dell’intervento di Colui che è Il Risorto.

Lui ti insegnerà a risorgere quando tuo marito ti sotterrerà con una battutina innocua ma che a te sfracella il cuore;

Lui ti insegnerà a risorgere quando tua moglie farà di te una polpetta quando guardando un film farà il paragone tra il tuo fisico con quello delle star di Hollywood; 

Lui ti insegnerà a risorgere quando tra le mura domestiche ci sarà più odio che amore;

 Lui ti insegnerà a risorgere quando ti sentirai tradito dalla persona più cara per te;

Lui ti insegnerà a trovare la strada per uscire vivo dagli incidenti mortali delle tue relazioni umane di ogni giorno.

Qual è la strada?

La strada che Gesù ti indica è quella del suo Cuore.

Va’ da Gesù, torna da Gesù.

Il Suo Preziosissimo Sangue ti laverà quando andrai a confessare le tue miserie, il Suo Sacratissimo Corpo ti darà vigore nuovo quando sfinito ti accosterai all’Eucarestia.

E se non puoi ricevere l’Eucarestia e non puoi ricevere l’assoluzione?

Nessuno ti impedisce di fermarti a meditare la Parola di Dio, nessuno ti impedisce di fare adorazione eucaristica, nessuno ti impedisce di pregare col cuore!!!

Gesù è lì. Ti aspetta con le braccia spalancate e ti soffia nel cuore il Suo Santo Spirito e non avrai più sete e non avrai più fame e le tue ferite serviranno a far passare più luce nella tua famiglia e nel mondo in cui viviamo.

Oggi, prendi carta e penna. Vuoi una famiglia perfetta?

Non costruire una famiglia senza errori…ma costruisci una famiglia su Cristo.

E se la tua famiglia è distrutta e siete separati?

Non disperare!!! C’è un percorso di fede anche per te! Gesù non abbandona nessuno e – anche se molti non lo sanno – anche la Chiesa è casa tua!!!

Va’ da Cristo! E’ Lui che può rimetterti in piedi, può ridarti vita…può farti risorgere già qui ed ora.

Frequentando Cristo, stando vicino a Lui…imparerai a vivere di “piccole resurrezioni quotidiane”.

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“Il mondo dalla finestra? Un’opportunità”

..di Pietro e Filomena, “Sposi&Spose di Cristo”..

E’ appena iniziata la Quaresima 2020.

Non stiamo qui a ripetere cose che già sappiamo su questo momento storico e su questo virus.

Il mondo ci invita a stare in casa, a evitare luoghi affollati e quant’altro.

Una Quaresima alla finestra.

In questi giorni abbiamo più tempo forzatamente per star a casa e guardare dalla finestra…nello stesso tempo siamo molto più collegati sui social a guardarci a distanza. Ma nonostante tutto a guardarci. Seppur con sospetto…seppur con diffidenza. Ci guardiamo.

Dalla finestra di casa nostra riusciamo a vedere una chiesa di Crotone. Abbiamo saputo che in alcune regioni del Nord Italia la Santa Messa è stata sospesa.

Molti si stanno lamentando di quanto deciso dallo stato e dai Vescovi…dimenticando che il lamento offusca la Fede.

E se tutto questo fosse un’opportunità?

Già, se tutto questo fosse il modo opportuno per vivere bene quello che stiamo per vivere, se fosse il piede giusto con cui partire per questo viaggio di conversione?

Secondo il nostro piccolo e modestissimo parere (sempre molto, molto discutibile) siamo nella posizione giusta. Siamo proprio come i corridori che aspettano lo start dell’inizio gara.

Sapete qual è la posizione in cui i velocisti attendono? No, non attendono in piedi…attendono il colpo di partenza in una posizione che li aiuti ad avere uno scatto maggiore: occhi a terra…attendono quasi in ginocchio.

Anche noi, quest’anno, siamo partiti da questa posizione: con l’umore basso, con lo sguardo a terra e in ginocchio.

E’ bastato poco a bloccare la nostra presunzione umana.

E’ bastato poco.

Mi ricordo che fino a due settimane fa vedevo in giro tanta gente sicura di sé. Soprattutto tra noi cristiani. Non parlo degli atei o di altri…parliamo di noi.

Persone piene di spocchia spirituale, che volevano spostare le montagne con la loro fede…eccoci qui. Ed ora?

Ora siamo all’inizio di questa Quaresima, di questo tempo favorevole. Partiamo dal basso, partiamo dalla terra come i poveri. Già, i poveri – che sono la maggioranza nel mondo – vivono quasi ogni anno la Quaresima in questo modo.

Ci sono popolazioni che vedono un prete una volta l’anno…ci sono fratelli che quando vanno a messa rischiano di saltare in aria.

Ora tocca a noi un po’ di “terra”. Possiamo maledire questo momento o benedirlo. Benedirlo perché se lo desideriamo ci aiuterà a vivere una Quaresima con meno cenere esteriore sulla testa ma con un cuore più umile…un cuore che grida dal profondo: “Oh Dio, vieni a salvarmi…”.

Una Quaresima in cui possiamo digiunare dal nostro sentirci migliori degli altri e cercare di comprendere che la misericordia è necessaria più di un vaccino anti virus.

Una Quaresima che per noi sposi può essere un punto di ripartenza anche in famiglia poiché date le disposizioni legislative, per forza di cose forse trascorreremo maggiormente con i nostri familiari, con nostra moglie o con nostro marito…tempo in cui vedremo maggiormente i nostri figli gironzolare per casa.

E se questo fosse il tempo opportuno per approfittare per parlare di più, per curare maggiormente le nostre relazioni matrimoniali. 

Già! Approfittiamo di questo tempo per condividere le pulizie di casa, per guardare tutti insieme un film, per farci quattro risate insieme.

Siamo all’inizio della Quaresima 2020…facciamo di questo tempo una possibilità di felicità maggiore. Un tempo per “dirigere i nostri passi sulla via della Pace”…un tempo per andare davvero incontro a Cristo.

Buon cammino a tutti!

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“Io, bullizzato”

..di Pietro Antonicelli, “Sposi&Spose di Cristo”..

Carissimi amici,

oggi andiamo un po’ “fuori tema”…

Spero che quello che ho scritto arrivi ai ragazzi…l’ho scritto per loro…mi sono fatto “violenza” perché non è facile mettere “in piazza” cose così personali…ma se è arrivato al cuore anche solo di un giovane, allora ne è valsa la pena.

Voglio condividere un pezzo della mia storia personale perché qualche giorno fa, il mio paese di origine, ha vissuto un grave lutto. Un ragazzo di 21 anni, che non conoscevo personalmente, si è tolto la vita.

Pare che, dai commenti che leggo su facebook dei miei compaesani, il ragazzo sia stato vittima di bullismo. Non bullismo scolastico, ma bullismo in paese.

Già. Esiste anche un bullismo che ti segue fuori dalle aule e ti rincorre, e ti prende a calci anche per le vie. Oggi sappiamo che esiste anche il bullismo social, il “cyber-bullismo” che fa pensare a qualcosa di futuristico…ma è un problema vecchio quanto il mondo.

Il sottoscritto conosce bene questa piaga. Sono anche io dello stesso paese di questo ragazzo che ha posto fine alla sua vita. Anche io, come lui, ho vissuto sulla mia pelle questo martirio.

Dopo aver avuto una bellissima esperienza scolastica e umana con i compagni di scuola alle elementari mi sono ritrovato alle medie con lo stesso entusiasmo. Ma il mio sorriso di bambino di 11 anni fu presto spento da chi nella mia classe vedeva il sorriso e il buonumore, la gentilezza e la voglia di voler bene come una breccia per entrare e fare “scasso”.

Alle medie ero anche altre persone. Ero Pietro Antonicelli, ma ero anche “il figlio dell’avvocato”, “il nipote del professore”…infatti mio nonno era stato per diversi anni un insegnante nella stessa scuola ed era andato in pensione l’estate prima che io iniziassi il mio cammino alle scuole medie.

La Scuola D’Annunzio per la precisione. Mi viene da essere molto preciso nei dettagli poiché precisi e nitidi sono alcuni ricordi di quel periodo. I più brutti purtroppo.

Ero nel corso C.

3 anni di inferno.

Il mio cognome non era facilmente “storpiabile”…mentre quello di mio nonno si prestava bene alle prese in giro e agli insulti.

Pizzarelli era il suo cognome e a Palagianello, il mio paese, tutti sappiamo che il gioco è stato facile anche per chi non ha molta fantasia con le parole. Fu così che “Pizzarone” diventò il mio soprannome e volendo spiegare il significato ai non compaesani posso dire che il termine indica: persona poco sveglia, poco scaltra, poco capace di fare qualsiasi cosa, poco in tutto. Il suo simile più conosciuto è il volgare “Co…one”.

Eccomi. Oltre ad essere il figlio ed il nipote di qualcuno ero anche e soprattutto definito e chiamato così. “Pizzarone”.

Per rincarare la dose insultavano anche mio nonno e mia madre.

Ero questo secondo loro, o almeno, i miei persecutori dicevano questo di me: “Pietro sei un Pizzarone”. E in dialetto le parole facevano ancora più male.

I problemi iniziarono quando anche io iniziai a crederci. Quando anche io iniziai a credere di non valere nulla proprio come dicevano loro a tutti, anche al di fuori della classe; così alcuni che mi trovavano in giro per il paese o fuori da scuola si sentivano in diritto di potermi insultare e chiamare con crudele godimento “P’zzarò”, darmi uno schiaffo, togliermi il cappello e buttarlo per strada e quant’altro.

Iniziai a diventare più chiuso e più vulnerabile. Bastava poco per farmi piangere perché mi sentivo sempre teso e in guardia per difendermi da quella spinta, da quella battuta, da quelle parole che in me generavano un grande dolore e negli altri invece tante risate.

Le lacrime che a volte mi scendevano anche in classe aumentavano la crudeltà dei miei persecutori. Come gli squali che sentono l’odore del sangue, loro rispondevano con maggiore cattiveria alle mie lacrime.

Mi dicevano che ero debole, che ero una femminuccia. Ed io iniziai a crederci. E ci ho creduto…ed ancora, una piccola parte di me ci crede.

Già, perché alla fine il problema grande del cosiddetto bullismo è che pian piano gli anni passano. Chi ti insultava non c’è più…chi ti perseguitava cresce e magari con qualcuno ci diventi anche amico come è capitato a me…ma nella tua testa inizi a perseguitarti da solo.

E se ad un certo punto non c’è più nessuno che ti insulta lo fai da solo. Smetti di credere in te stesso, nelle tue qualità positive e credi davvero a quella menzogna: “SEI UN PIZZARONE”! …te lo dici da solo e ci credi.

Allora cresci credendo di non essere degno di essere una persona, che gli altri siano più intelligenti di te, che se non sai fare a botte non vali nulla, ecc.ecc…

Ed è così che, anche se sono passati tanti anni, hai paura di fare qualche brutta figura con gli altri, che qualcuno possa venire alle spalle a darti una botta sulla testa e che tu, come all’epoca, rimarrai li a piangere per la rabbia e a non saperti difendere.

Di tutta questa situazione non ne ho mai parlato con i miei genitori, anche se loro forse avevano intuito qualcosa. Non ne ho mai parlato perché mi vergognavo troppo. E oggi ancora ne provo vergogna ma ho deciso di condividere questa parte della mia storia perché spero possa essere di aiuto a qualcuno che come me è stato “bullizzato”…qualcuno che come me ha iniziato a credere di essere un nulla.

Fratello, sorella che stai leggendo…io dico a te: non è vero.

Se vuoi te lo riscrivo meglio: NON – E’ – VERO.

NON E’ VERO!

Non credere alle menzogne che hanno detto su di te! Non crederci!

Non sei così! Non sei una caccola, non sei un grassone, non sei una troia, non sei un brufolo, non sei una cozza, non sei un imbecille, non sei un “trimone”, non sei uno stupido, non sei un c…one

Fai questa prova: guardati allo specchio e dì: “Io non sono quello che dicono!”; e se riesci a ricordare la parola precisa che ti dicevano o ti dicono ripetila come faccio io adesso!

“Io Pietro, non sono un pizzarone!”

Tu ed io siamo persone degne di vivere, degne di amare, degne di essere amate!!!

Siamo persone belle e piene di difetti come tutti…e questo va bene!

Siamo persone che possono vivere e godersi la vita come tutti!!!

Guardati allo specchio e ripeti al tuo cuore:

“Io sono bello/a…quello che dicono su di me mi fa male e non è vero…io valgo…voglio volermi bene…ho dei sentimenti e non voglio odiare nessuno…neanche chi mi ha ferito…perché oggi anche grazie a loro…io so che le bugie su di me non valgono niente…che sono ciò che sono…e vado bene così.”

Coraggio, ce la puoi fare! Che il tuo cuore possa trovare pace!

Tuo fratello, Pietro.

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