“Nel terzo cassetto”-La ricerca dei calzini e della propria identità

..di Pietro Antonicelli e Filomena Scalise.

 

Lui le chiese: “Dove sono i calzini di nostra figlia?”

“Nel terzo cassetto dell’armadio delle bambine” rispose lei, sapendo già che poco dopo questa risposta sarebbe dovuta accorrere in aiuto del suo coniuge.

Quel coniuge così sicuro in altri ambiti della vita, così pratico nel trovare mille soluzioni per cinquecento problemi…proprio lui ora era lì, con le mani in quel misterioso cassetto e lo sguardo perso nel vuoto…un vuoto vasto, che sconfinava nelle profondità dell’essere maschio innanzi alla complessità del terzo cassetto.

Cosa gli impediva di trovare quello che cercava (i calzini, appunto) e cosa invece lo predisponeva a smarrirsi egli stesso durante quella ricerca…solo Dio lo sa.

Sta di fatto che una volta sua moglie dovette chiamare un falegname affinché smontasse l’armadio al fine di recuperare oltre ai calzini di sua figlia, anche il marito che si era smarrito da circa una settimana nel fatidico terzo cassetto dell’armadio delle bambine.

Ci mancò poco che anche il falegname ci restasse secco…infatti il suo sguardo iniziò ad apparire assente appena le sue orecchie captarono la voce della padrona di casa che chiedeva di cercare suo marito all’interno del terzo cassetto nell’armadio delle bambine.

Alle parole “terzo cassetto” il falegname si era già quasi smarrito nella infinita e angosciosa vastità dell’universo maschile.

In realtà il falegname non poté nulla contro la forza dello smarrimento che lo assaliva innanzi al terzo cassetto dell’armadio delle bambine. Dovette risolvere tutto la padrona di casa, nonché moglie del marito smarrito tra i calzini, le magliette e i pigiami nel cassetto.

Le differenze di genere non esistono dicono alcuni…Io rispondo: Si vede che non avete mai visto un uomo innanzi ad un terzo cassetto qualsiasi.

🙂

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Grazie, “Il Signore ti dia Pace!”

Gesù crede in te

..di Pietro Antonicelli e Filomena Scalise

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Un paio di anni fa per Natale ci hanno regalato una minuscola pianta grassa…poverina, era ricoperta da qualche schifezza tossica di color rosso.

Chi l’aveva rivestita di quella sostanza lo aveva fatto per renderla più bella, per renderla più in tinta con il color rosso che a natale “fa tanto” babbo natale più che Gesù Bambino.

Ed è così che la bellezza naturale della piantina veniva soffocata da artifici cosmetici.

Nonostante tutta questa preparazione, era poi stata dimenticata in una stanza per due settimane senza molta luce e senza acqua. Poi qualcuno l’ha scovata e ha detto:

“Ah, questa piantina è per voi! Buon Natale!”

Il suo valore economico sarà stato pari a 0,49 centesimi…ma abbiamo creduto nelle potenzialità di questa piantina e l’abbiamo tenuta provando a darle un futuro.

Per prima cosa l’abbiamo ripulita alla meglio dalla sostanza rossa, le abbiamo dato un po’ d’acqua e messa alla luce del sole.

Ebbene quella piantina da 4 soldi oggi è ancora sul nostro balcone, è diventata più grande, sta facendo nuove foglie e soprattutto ci sta deliziando con dei fiorellini bellissimi!

Sembrano campanelle…campane di Pasqua, come quelle che annunciano la Risurrezione del Signore Gesù.

Ed è ciò che è successo proprio per la nostra piccola piantina. Con un po’ d’acqua e un po’ di luce sarebbe sopravvissuta…ma non è bastato questo: abbiamo “creduto in lei”…ed oggi è risorta, è bellissima!

Forse è quanto accade anche a noi dai giorni del fidanzamento fino ad ogni giorno del matrimonio.

Ci fidanziamo e siamo tutti carini, appariscenti…rivestiti di strati di cosmesi, cercando di farci belli per piacere all’altro.

Poi entriamo nel matrimonio e ci rendiamo conto che le maschere non solo non durano, ma ci soffocherebbero se ad un certo punto qualcuno non ce ne liberasse!

E’ il nostro coniuge che ha questo compito tanto importante quanto faticoso: aiutarci ad essere liberi da tutti quei trucchi che adottavamo per far innamorare qualcuno di noi.

Questo processo è lungo, e spesso i coniugi non si accorgono neanche di quanto possano fare bene all’altro semplicemente essendo sé stessi, coi propri pregi e i propri difetti.

Ora che siamo sposati e non servono più quei trucchi bisogna che lascino il posto alla bellezza vera che ci abita…a quella bellezza di cui, a volte, ci vergogniamo anche.

Dal desiderio di essere amati gli sposi devono passare all’amare. Dall’innamoramento bisogna passare all’amore.

E questo passaggio può essere doloroso.

Alcuni si erano sposati per avere qualcuno che li facesse ridere e invece si ritrovano a dover asciugare le lacrime dell’altro.

Qualcuno si è sposato per avere qualcuno che lo facesse sentire importante e invece si trova a dover fare da “supporter” al coniuge che spesso si deprime.

E’ una sfida grande che non si vince con le proprie forze.

Non si può vincere con le proprie forze.

E’ possibile vincerla solo ricordandosi che c’è qualcuno che crede veramente in te…

Solo quando scopri che c’è qualcuno che ti ama molto più di quanto ti ami il tuo coniuge e molto molto molto di più di quanto tu pensi di amare il tuo coniuge.

E’ possibile vincere solo quando vedi coi tuoi occhi che Gesù crede così tanto in te che si è giocato la sua stessa vita scommettendo sulla bellezza di cui è capace la tua.

Se scopri tutto questo allora sarai come la nostra piantina sul balcone.

…Smetterai semplicemente di sopravvivere e ti ritroverai a risorgere ogni giorno.

…Smetterai di “tirare a campare” e ti ritroverai a mettere su nuovi germogli.

…Smetterai di far finta di essere bello e ti ritroverai a tirar fuori dal tuo cuore una bellezza così radiosa che commuoverà te stesso per primo.

Gesù ti ama e crede in te.

Fanne memoria nella preghiera e fanne esperienza nell’Eucarestia…e fiorirai.

E fiorirà anche la tua vita ed il tuo matrimonio!

Coraggio, Gesù crede in te…e le campane suonano Alleluja!!!

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Grazie 😊🙏

Le parole del satiro giullare ovvero: come trovare un insegnamento nelle situazioni più improbabili

L’aneddoto

Una bella domenica di maggio (naturalmente non era il 2019) partimmo con gli amici per una gita fuori porta: arrivammo a Siena e da lì iniziammo un tragitto con destinazione Castel del Piano, sul Monte Amiata, che percorremmo in gran parte con un caratteristico treno a vapore; arrivati a destinazione trovammo il paese addobbato a festa e noi eravamo pronti a goderci tutto quanto: la gastronomia, l’aria fresca, la splendida giornata di sole (che in quel maggio lì c’era veramente) e i mercatini pieni di curiosità locali.

Lungo le stradine del borgo si susseguivano un’infinità di bancarelle colorate, piene di luccicanti oggetti di artigianato, di salumi, formaggi e di vino locale; da parte nostra non vedevamo l’ora di assaggiare e comprare un po’ tutto quindi eravamo sparpagliati in giro come a caccia, ignorando volontariamente il fatto che quando si gira tra le bancarelle più che cacciatori si è prede.

Valeria camminava curiosando avanti a me di qualche metro, se non ricordo male ero rimasto indietro assaggiando un bel cacio stagionato, quando ecco che da dietro un banco di ninnoli e gingilli spunta uno tipo assurdo: come se Rovazzi si fosse vestito un po’ da Jack Sparrow e un po’ da Bob Marley, impettito come un galletto e sorridente come Pulcinella, reduce probabilmente da un generoso assaggio di vino e chissà che altro. Il fenomeno dunque si porta in mezzo alla strada, si guarda intorno e volgendosi verso Valeria, che sembrava camminare da sola, esclama «Lo sai che hai degli occhi bellissimi?»

Nei sei secondi successivi sono successe un po’ di cose: ho inspirato e irrigidito ogni muscolo, guardando la schiena di Jack-Rovazzi-Marley come un boscaiolo guarda un pioppo secco, Valeria si volta e vede il mezz’uomo in primo piano e me sullo sfondo, considerando che sono 1,90 per 110 Kg direi che è come se sullo sfondo avesse visto Bud Spencer arrabbiato, quindi sorride pensando “Voglio proprio vedere come te la cavi adesso…”. Al che il giullare capisce chissà come che qualcosa non va, si volta lentamente, mi vede, spalanca gli occhi e con una vocina stridula esclama: «Anche tu hai degli occhi bellissimi!!!» e scappa come un ladro. Poi ho espirato, fine dei sei secondi.

La reazione dei primi minuti

Naturalmente ero arrabbiato, anche un po’ con me: avevo quel sentimento infantile che spinge a dimostrare tutta la virilità possibile umiliando l’avversario con una dimostrazione di forza, ma non avevo compiuto nessun “gesto eroico”. Con lui ero arrabbiatissimo e ogni minuto che passava lo ero ancor di più, ripetevo tra me e me: “Ha osato apprezzare gli occhi della mia sposa! Gli occhi!” Pensavo agli occhi di Valeria, così straordinariamente belli, una vera e propria opera d’arte, anzi la più bella di tutte le opere d’arte. Dopotutto l’autore, nostro Signore, non si può superare, hai voglia a disegnare, scolpire o dipingere, i suoi occhi non si possono copiare. Ma la cosa peggiore è che il balordo si era permesso di apprezzarli senza conoscerli, non li aveva mai visti addormentarsi, desiderare, pregare, ridere o piangere, non li aveva visti quando lei era diventata madre, non c’era quando in quegli occhi ho visto spegnersi l’amore per me (Dio non voglia che li riveda mai più così) e quando di nuovo mi dicevano “ti amo!”, ma soprattutto solo io al mondo avevo visto quegli occhi quando, un passo prima di entrare in chiesa, lei mi ha detto «Eccomi, sei davvero sicuro?» e prendendo tutta sé stessa, si donava a me. Una cosa è certa: in quel momento ho visto l’orizzonte più vasto e meraviglioso che un uomo possa vedere, pensare che un pagliaccio qualunque avesse solo pensato di affacciarsi a sbirciare mi mandava in bestia. Dopo un po’ mi era montata una rabbia tale che ero sul punto di tornare indietro, grazie a Dio invece non ho fatto nulla e in fin dei conti la fuga era stata un’umiliazione sufficiente.

Cosa ho capito dopo mooolto tempo

Quando qualcosa ti tocca nell’orgoglio ci ripensi tante volte, anche a distanza di tempo e se la rabbia dei primi minuti non c’è più continui lo stesso a ripensare all’episodio che ti ha dato tanto fastidio, così anch’io ho avuto tante occasioni per pensare a quello che era successo e mano a mano è venuta fuori una cosa del tutto inaspettata: ho capito che dietro a quelle parole c’era una lezione per me, o meglio, una spiegazione pratica, “basic”, di una lezione che non avevo capito bene.

Una delle lezioni più difficili e affascinanti di padre Raimondo Bardelli sul matrimonio prende a modello le parole di San Paolo per descrivere il sommo vertice dell’amore coniugale nel sacramento: “Non sono più io che vivo, ma tu vivi in me!” e devo dire che sebbene affascinato da quest’immagine ho sempre pensato di non avere abbastanza amore per raggiungere questa incredibile comunione d’amore. Non ho mai dubitato dell’opera che Dio ha compiuto nella nostra vita, regalandoci tutti gli aiuti e le qualità soprannaturali adatte a raggiungere il più perfetto amore sponsale, però di fronte a quell’immagine mi son sempre chiesto “ma come ci posso arrivare?”.

Ed ecco una spiegazione, che era arrivata nel modo più improbabile: un giorno mi son chiesto: “Come ha fatto a capire che ero dietro di lui? Non era neanche lucido, si è girato e mi ha riconosciuto come marito, poi quella battuta sui miei occhi… ma come ha fatto?, vuoi vedere che l’amore che lega me e Valeria, che ci fa sentire tanto uniti e vicini, è talmente forte che si vede da fuori? Che basta guardare negli occhi dell’uno per riconoscere lo sguardo dell’altra? E come se ognuno fosse un po’ nell’altro!” Allora ho capito e ho ringraziato il Signore perché è certo grazie a Lui che si stava e si sta tuttora realizzando questa fusione d’amore, certo, è un percorso, non ho ancora raggiunto la meta ma se anche un satiro giullare un po’ brillo riesce ad accorgersi di questo vuol dire che sono sulla buona strada e spero che mi sia concesso ancora di accorgermi di quanto l’amore sta realizzandosi in noi.

Maria non fa rima con Eutanasia

..di Pietro Antonicelli e Filomena Scalise dal Blog “Sposi&Spose di Cristo”:

Ogni anno qui a Crotone potete assistere ad una processione davvero significativa.

E’ il mese di maggio, mese per eccellenza che noi cristiani dedichiamo alla Beata Vergine Maria. Molte sono state le sue apparizioni in questo mese.

Apparizioni straordinarie che hanno cambiato la vita di molte persone.

Ma oggi vi raccontiamo qualcosa di estremamente ordinario.

Dicevamo che a Crotone nel mese di maggio si vive la devozione alla Beata Vergine Maria venerata col titolo di “Regina di Capocolonna” e tutta la città il secondo sabato del mese accompagna la grande Icona della Madonna che viene trasportata a spalla presso l’ospedale della città.

Non ci passa per caso, l’Icona viene portata volutamente in ospedale per far visita agli ammalati.

Come dicevo nulla di straordinario. Maria esce dalla chiesa per andare a far visita agli ammalati.

E’ una madre. Quale madre non andrebbe a far visita a suo figlio se fosse in ospedale.

E’ una discepola di Cristo, quale discepolo di Cristo non mette in pratica le parole di Cristo?

In realtà Maria è tra i pochi a praticare le parole di suo figlio e a compiere le opere di misericordia corporale tra cui c’è anche “……visitare gli infermi…..”.

Quale gioia per un ammalato vedersi confortato dalla presenza della Madre di Dio. Quale sollievo nell’anima e nel corpo.

Ma veniamo a noi.

L’altro giorno sentivo nuovamente parlare di proposte speciali per l’uomo libero di oggi. Leggi “giuste” che fanno rabbrividire nel loro essere così asettiche.

L’altro giorno sentivo ancora qualcuno proporre anche in Italia l’eutanasia.

Non vogliamo entrare nel merito della questione per un motivo particolare: la sofferenza è e riamane un mistero.

Chi ha fede in Cristo sa che la sofferenza può diventare uno strumento di redenzione non solo per sé stessi, ma anche per il mondo.

La stessa Beata Vergine Maria a Fatima invitava i pastorelli ad offrire le sofferenze per la salvezza altrui.

Ma chi non crede di questa sofferenza che se ne fa? A cosa giova soffrire? A chi?

Ma forse, in realtà, non è questo il solo aspetto che porta a giustificare l’eutanasia per un non credente.

Guardiamoci intorno.

Secondo un  nostro superficialissimo e stupidissimo parere, uno degli elementi che rafforza il fascino dell’eutanasia, ovvero della morte, è la solitudine in cui viviamo quotidianamente; anzi, l’isolamento – che è ancora peggio – ossia la sempre più significativa assenza di qualcuno (o più di qualcuno) con cui stabilire relazioni profonde, legami belli.

Spesso la nostra esistenza si gioca in quattro mura di case in cui sempre meno viviamo con amore e all’esterno in cui sempre meno viviamo con amore.

Le relazioni significative, quelle vere per cui ti giochi la vita sono sempre meno.

Perché? I motivi sono tanti…forse rincorriamo il benessere a vari livelli e abbiamo dimenticato che è la ricerca del bene che ti porta a stare veramente, profondamente, inesorabilmente bene; mentre la ricerca del benessere fine a sé stesso ti porta velocemente a stare male.

Ed è così che ci ritroviamo svuotati ed abbastanza incapaci di amare e lasciarci amare. Soli ed isolati.

Facciamo un esempio: quante volte abbiamo sentito dire dagli anziani: “nessuno viene a trovarmi”?

Quante volte se siamo stati ricoverati in ospedale per lunghi periodi abbiamo ricevuto visite?

La gente non ha tempo per fare visite. Ti manda un whatsapp e pensa che basti questo. Beh, almeno un whatsapp può essere qualcosa…meglio di niente.

Dicevamo che Maria durante la processione del secondo sabato di Maggio, qui a Crotone, fa visita agli ammalati.

E lo fa per ricordare a tutti noi che gli ammalati si vanno a trovare, che agli ammalati si sta vicino, che agli ammalati bisogna volergli bene.

Ed è qui che noi che ci diciamo cristiani siamo interpellati! Non gli atei…ma noi cristiani!

Come si combatte la voglia di eutanasia? Offrendo la vita per i fratelli che stanno male. Accogliendoli in casa propria? Perché no.

Immaginati solo in un letto di ospedale a vita. Vuoi vivere o morire?

Immaginati in un letto di ospedale o in una casa in cui ci siano persone che ti curano, persone che ti fanno sentire il loro calore e affetto, persone che ti vengono a trovare: in questo caso vorresti vivere o morire?

Beh, la risposta non è semplice.

Ma forse con più probabilità se noi cristiani “operassimo le opere” di misericordia corporale e spirituale, forse meno gente vorrebbe morire.

Forse (è solo un’opinione) se noi discepoli di Cristo ci impegnassimo a desiderare, a costruire relazioni (non istituzioni ma relazioni!!!) fraterne…allora forse ad essere dolce (eu) non sarebbe la morte (tanasia)ma dolce… sarebbe la vita.

E allora….“Santa Madre di Dio, in questo mese di Maggio a Te dedicato aiutaci a ristabilire relazioni fraterne tra noi esseri umani, ricordaci che nei piccoli gesti, nello stare insieme, nell’abbraccio del coniuge, nel sorriso dell’amico c’è una promessa di vita eterna che Gesù ha promesso a coloro che amano come ha amato Lui.

Amen.

Piccolo promemoria per essere felici:

Opere di misericordia corporale

  1. Dar da mangiare agli affamati.
  2. Dar da bere agli assetati.
  3. Vestire gli ignudi.
  4. Alloggiare i pellegrini.
  5. Visitare gli infermi.
  6. Visitare i carcerati.
  7. Seppellire i morti.

Opere di misericordia spirituale

  1. Consigliare i dubbiosi.
  2. Insegnare agli ignoranti.
  3. Ammonire i peccatori.
  4. Consolare gli afflitti.
  5. Perdonare le offese.
  6. Sopportare pazientemente le persone moleste.
  7. Pregare Dio per i vivi e per i morti.

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Grazie

Attraversare il deserto per scoprire di essere uomo.

Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano e fu condotto dallo Spirito nel deserto dove, per quaranta giorni, fu tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni; ma quando furono terminati ebbe fame.

Oggi non voglio soffermarmi su tutto il Vangelo. Solo su una parola. Il deserto. Il deserto è importante nel cammino spirituale delle persone. Almeno per la maggior parte di esse. Sicuramente per me lo è stato. Il deserto non è un luogo geografico. Il deserto è, prima di tutto, un’esperienza del cuore umano.  Una settimana fa ho iniziato il percorso dei 10 comandamenti. Un percorso che tanto bene ha fatto in tante città d’Italia. Padre Andrea ci ha lasciato con queste parole: Se credete che la vostra vita vada già bene così come è questo non è il vostro posto. Non siete ancora pronti. E’ proprio così. Il deserto si affronta quando si è pronti, quando si vuole una vita piena e non ci si accontenta più di una vita mediocre. Quando non ci si accontenta più di una schiavitù che garantisce cibo e un tetto sulla testa, come quella degli Ebrei in Egitto. Il deserto è presente costantemente nella Parola. E’ presenta nell’Antico Testamento. In tantissimi passaggi.  Il deserto è anche luogo di connessione tra l’Antico e il Nuovo Testamento, tra l’ultimo dei profeti  Giovanni il Battista e Gesù, colui che inaugura il nuovo regno.  Il deserto è luogo di purificazione, non solo di aridità e di sofferenza. La quaresima ci ricorda che il deserto può essere un’occasione di rinascita e di ricerca di senso. Il deserto è luogo dove fare finalmente i conti con se stessi. Il deserto è sentirsi bisognosi, ma senza avere nulla da dare in cambio. Il deserto è desiderio di senso, ma senza avere idea del perchè sei vivo. Il deserto è desiderio di essere amato con la consapevolezza di non meritare amore.

Una ricerca di senso, una ricerca di amore, ma dell’amore pieno ed autentico, non di surrogati che ne sono solo una pallida immagine. L’amore quello che nutre, che disseta, che una volta sperimentato non puoi farne a meno,  perchè non c’è nulla che sia altrettanto bello e grande, non c’è nulla di altrettanto autenticamente umano e divino.  Sono dovuto passare dal deserto, dall’aridità dell’anima e del cuore. Ho dovuto fare esperienza della fame e della sete e della mia incapacità di sfamarmi e dissetarmi da solo. Ho tradito la legge di Dio, di conseguenza ho tradito le persone e me stesso, l’ho fatto nel mio cuore e questo mi ha allontanato, mi ha fatto smarrire nel deserto fino quasi a perdere ogni speranza di poterne uscire. Per comprenderlo ho dovuto abbandonare le mie convinzioni, il mio comodo nulla, la mia vita fatta di certezze di carta. Ho abbandonato il mio Egitto che era vita sicura, ma vita di schiavitù con le catene che stringevano le caviglie. Le schiavitù dell’egoismo e della falsa morale, dove amore era una parola vuota, che nascondeva  una falsità e una meschinità nelle sue pieghe e che non voleva abbracciare la croce, mai. Ho lasciato tutto per non disperarmi, mi sono incamminato nel deserto e ho incontrato serpenti e scorpioni. Ho incontrato il veleno della sofferenza e i morsi del peccato, ma non mi sono arreso. Mi sono umiliato, ho riconosciuto la mia debolezza e la mia inadeguatezza. Ho riconosciuto di aver bisogno del Padre ed è in quel momento che mi sono finalmente aperto all’amore, alla misericordia, alla tenerezza e alla fedeltà di Dio, che non ha mai smesso di accompagnarmi, discretamente, ma facendo sempre il tifo per me, e sostenendomi se appena gliene davo la possibilità di farlo. Questo mi ha permesso di uscire dal deserto e trovare la fonte dell’acqua e il nutrimento per il mio corpo e il mio Spirito, mi ha permesso di riamare e accogliere l’amore di un’altra creatura imperfetta e fragile come me. Solo quando ho affrontato il deserto e ne sono uscito diverso e finalmente consapevole dell’amore sperimentando il perdono amorevole di un Padre tenero, solo dopo tutto questo, sono stato pronto e capace di amare la mia sposa. Benedetto deserto.

Antonio e Luisa

..la polvere, il tappeto e i para-spifferi di Spirito Santo

..di Pietro Antonicelli e Filomena Scalise dal Blog “Sposi&Spose di Cristo”:

Siamo nei giorni della Merla e nella nostra Crotone un vento di tramontana sta sferzando il mare e la città e tutto si agita. Anche qualche albero si è spezzato..e camminare per strada diventa faticoso soprattutto per chi ci tiene alla propria “mess’inPiega”…fortuna che è venerdì e i parrucchieri sono aperti.

Stamattina ho visto cumuli di cartacce, foglie, sacchetti di plastica, polvere e qualche cane roteare per l’aria e finire per occupare le corsie principali della città.

Allora ho ripensato a quando ci siamo sposati e ai regali che ci hanno fatto:

Tappeti, scope…ma nessun para spifferi.

Forse i nostri amici e parenti si sono sentiti un po’ a disagio quando hanno pensato (sono sicuro che almeno lo hanno pensato)…di regalarci una scorta di para-spifferi: da quelli che si mettono stesi sotto le porte a quelli da apporre sotto le finestre.

Come mai, amico e parente, mi regali oggetti per pulire (le scope) e per nascondere (i tappeti)…ma poi non pensi al vento che quando inizia a soffiare fa alzare tutta quella polvere che io e mia moglie quotidianamente e metodicamente celiamo sotto i tappeti?

Noi siamo molto abituati a mettere tutto sotto il tappeto…ma devi regalarmi un para-spifferi che non renda vano il mio e nostro lavoro certosino.

Eppure il prete che ci ha sposati qualcosa ci aveva accennato circa questo Vento di tramontana che soffia nella vita dei Cristiani.

“Massssìì!!! Ora ricordo!!!”

Il giorno del nostro matrimonio col nostro “SI” abbiamo spalancato la finestra del nostro cuoricino alla Santissima Trinità…il che vuol dire che oltre alle prime due Persone (garbate) della Santissima Trinità (il Padre e il Figlio…sono davvero due Persone Divine “a modo”)…la terza Persona della Trinità…è un po’ meno a modo. Questa Persona non fa altro che soffiare…ed è Ella stessa “Soffio”, “Alito”, “Vento”…che non sai da dove viene e dove va! 

Ed è così che da quel giorno noi cerchiamo continuamente e accuratamente di posizionare ogni minimo granellino di polvere, ogni cartaccia, ogni sacchetto di plastica e anche qualche cane sotto al tappeto della nostra casa…ma questa Terza Persona della Trinità soffia…soffia….soffia e ci scapiglia, ci strucca, ci mette innanzi agli occhi tutto quel disordine che a fatica cerchiamo di tenere nascosto.

Ed ecco che spesso durante la giornata inizio a dirmi: “ma quanto sono bravo, ma quanto sono bello, ma quanto sono simpatico” e poi arriva Lui che soffia e si alzano i tappeti ed esce fuori tutta la schifezza che ho nascosto compreso il povero cane che rotea nell’aria travolto dal turbinio delle Sante correnti.

Ed è di nuovo tutto da rifare…ma poi – per grazia – ricordo ancora le parole del prete che ci ha sposati, il quale dice che se vuoi liberarti di tutta la spazzatura non devi nasconderla, ma devi buttarla via, e che spesso lo Spirito Santo ci mette davanti agli occhi le nostre polveri sottili e tossiche certamente non per farci deprimere ma per capire che abbiamo molto da buttar via…molto di cui liberarci…molto di cui possiamo fare a meno: i peccati.

E possiamo fare questo senza paura…possiamo andare dalla seconda Persona della Trinità -che opera nei sacerdoti- e dirgli: “Guarda, amico mio, ho tutta questa spazzatura che sotto i tappeti non ci vuole stare…e poi spesso sulle dune di sacchetti che faccio girare per casa ci inciampa mia moglie e sulle cartacce ci scivolano le mie figlie…ora – caro Gesù – consegno tutto a te”.

E allora vedrai che la tua casa tornerà a brillare e ringrazierai tutti quegli amici e parenti che non ti hanno regalato un para-spifferi contro lo Spirito Santo…e grazie a loro Lui (che non è molto garbato, ma sicuramente è un tipo simpatico) soffia dove vuole e ti rende una persona ogni giorno più viva, più bella, più santa!!!

 

“Vieni Santo Spirito, vieni!!!”

 

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Pietro+Filomena

Carissimi amici, il Signore vi dia Pace!

Siamo Pietro e Filomena, autori del Blog “Sposi&Spose di Cristo”

Purtroppo per voi, Antonio e Luisa ci hanno chiesto di scrivere qualcosa per il loro bellissimo Blog “Matrimonio Cristiano”, ed ora eccoci qui a fare le presentazioni 🙂

Io e Filomena ci siamo sposati il 4 Ottobre del 2013 e al momento del matrimonio eravamo entrambi, per motivi diversi, senza lavoro; ma non abbiamo voluto ipotecare e rinviare a “chissaquando” la nostra vocazione, la nostra chiamata cioè ad essere uniti in Cristo che abbiamo sentito e compreso…e dunque…abbiamo pronunciato il nostro “SI” all’altro coniuge ed al Signore confidando nella certezza che Lui non ci lascia mai soli.

La Grazia dei Sacramenti -come ad esempio il Sacramento della Riconciliazione- davvero ci ha aiutato a fare chiarezza per capire chi siamo e cosa può desiderare da noi il Signore. Siamo stati aiutati a fare memoria anche di tutti i doni ricevuti, delle Sue prove d’amore nei nostri confronti ed è così che siamo partiti alla volta di questa grande avventura che si chiama Matrimonio!!!

Pur avendo entrambi origini del Sud-Italia (Pietro dalla Puglia e Filomena dalla Calabria) ci siamo sposati in Umbria, a Gualdo Tadino (Perugia), vivendo proprio in questo piccolo e grazioso paesino (che vi consigliamo di visitare!!!) per i primi mesi da sposi novelli. Speravamo di trovare occupazione negli ambiti per cui siamo specializzati (…la Sociologia di Pietro e la Teologia di Filomena) ma come tutti viviamo e sappiamo, la crisi economica ha chiuso tante possibilità ai giovani formati…ma abbiamo continuato a sapere che il Signore “che nutre gli uccelli del cielo e veste i gigli dei campi” non sarebbe venuto meno nel suo affetto e nella sua cura per noi!

Poche settimane dopo esserci sposati abbiamo scoperto di essere già in attesa della nostra prima figlia (CHE GIOIA!!!) e la necessità di trovare presto un lavoro aumentava esponenzialmente. Tutti i nostri curriculum inviati dappertutto non hanno ricevuto risposta…

Nei primi giorni di Febbraio del 2014, Filomena (…….le donne hanno una marcia in più…c’è poco da fare!!!) mi parla di un desiderio che le sarebbe piaciuto realizzare: “Sarebbe bello aprire un negozio per vendere i prodotti provenienti dai Monasteri!”…mi disse.

L’idea è bella, ma come realizzarla? …Beh…innanzitutto abbiamo messo davanti al Signore questo progetto…senza davvero sapere da dove avremmo dovuto iniziare.

Qualche giorno dopo, ovvero il 14 Febbraio 2014, mentre il pancione di Filomena cresceva, abbiamo fatto una passeggiata per le vie di Assisi ed è così che abbiamo notato che diversi locali commerciali erano liberi per essere affittati. Abbiamo preso un po’ di numeri telefonici ed abbiamo trovato il locale adatto alla nostra attività commerciale.Abbiamo iniziato a parlare del nostro progetto a diversi Monasteri con cui da tempo eravamo in contatto e grazie anche alla fiducia che loro ci hanno dato, abbiamo iniziato a credere sempre di più che si poteva partire con questo nuovo lavoro.

Il 5 aprile del 2014 abbiamo aperto “La Bottega del Monastero – Assisi”! Nel giro di un mese e mezzo ci siamo ritrovati a portare avanti un negozio unico in Assisi e unico in Italia. Siamo infatti il primo negozio che propone esclusivamente Artigianato dai Monasteri gestito interamente da laici.

A giugno è nata la nostra prima figlia…Unica, irripetibile opera d’arte del Creatore!!!

Ed ecco l’abbondanza della Provvidenza per noi: due persone che non hanno niente si affidano e ricevono tantissimo, eccoci qui: possiamo testimoniare che il Signore ha cura di chi spera nel suo amore.

Nel nostro negozio abbiamo avuto la grazia di fare molti incontri bellissimi! Quanti volti abbiamo incontrato tra quelle mura! Quante storie ci sono state affidate e quanti accenti diversi abbiamo ascoltato! Un feedback che moltissimi clienti ci hanno spesso rimandato era questo: “Qui c’è un clima di preghiera!”…e di questo siamo grati al Signore!!! Ed è per questo che molta della gente che ha acquistato da noi, è poi tornata a trovarci ancora e con molti di loro è nato anche un legame (con alcuni una vera amicizia) che ancora oggi va avanti…unita in Cristo!

A luglio del 2016 è nata la nostra secondogenita…unica, irripetibile meraviglia di Dio e del Suo immenso Amore!!!

Dopo un nostro discernimento familiare, dovuto anche al fatto che ad ottobre 2016 l’Umbria è stata colpita da una serie di terremoti molto forti, abbiamo deciso di lasciare Assisi per trasferirci altrove. Da Novembre 2016 ad Aprile del 2017 abbiamo vissuto in un  Convento di Frati Minori (Francescani), dove ci siamo presi un tempo per riflettere e capire cosa il Signore ci stesse dicendo. Alla fine, accompagnati dal nostro direttore spirituale, oggi viviamo in Calabria ed è da qui che siamo ripartiti con una nuova vita.

Pian piano ci stiamo inserendo nel tessuto locale e ci siamo reinventati (per grazia) un nuovo lavoro: il nuovo progetto è oggi un Sito Web  “www.artigianatodaimonasteri.it”  un modo per continuare ad essere presenti con la nostra seppur piccola e misera testimonianza, ma per offrire (ora senza più confini territoriali) la possibilità a tutti di poter acquistare i nostri prodotti realizzati a mano e nella Preghiera in molti Monasteri d’Italia. Come recita il nostro motto: “Solo da noi…la Preghiera si fa Arte!!!”

Filomena invece insegna Religione cattolica a scuola e sempre con l’aiuto di Dio portiamo avanti la nostra famiglia cercando uno stile di vita sobrio e gioioso.

A Gennaio del 2018 abbiamo purtroppo, a poche settimane dall’inizio della gravidanza, perso il nostro terzogenito. E’ stata un’esperienza molto dolorosa e la consolazione viene dalla certezza che lui (o lei) ora è nelle mani di Dio…e certamente prega per i suoi genitori e per le sue sorelle. ❤

Nel 2018 abbiamo creato questo piccolo Blog “Sposi&Spose di Cristo”, un Blog “artigianale” per assecondare il nostro desiderio di condividere la nostra storia di vita matrimoniale cristiana e alcune riflessioni sulla vita da Sposi e dare la possibilità anche a chi lo desideri di raccontare la propria esperienza.
Vorremmo creare una sorta di bagaglio da mettere a disposizione di tutti…affinché chi vuole possa trarne beneficio per la propria vita.

Siamo molto attratti dalla riflessione teologica sul Sacramento del Matrimonio, siamo innamorati della Famiglia e dalla scorsa estate ci stiamo formando seguendo il Corso di Alta Formazione in consulenza familiare con specializzazione pastorale; si tratta di un bellissimo Master voluto dalla Conferenza Episcopale Italiana in collaborazione con la Pontificia Università Lateranense.

Ci fermiamo qui, sperando di non avervi annoiato 🙂

Vi chiediamo di ricordarvi di noi nelle vostre preghiere. Grazie e il Signore ci doni la Sua Pace!!!

Pietro Antonicelli e Filomena Scalise, 28 Dicembre 2018

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Gli sposi generano vita. (La profezia del matrimonio 11 puntata)

Terminiamo con le ultime due profezie alle quali noi sposi cristiani siamo chiamati. La fecondità dell’amore. L’amore degli sposi è naturalmente proteso alla generazione di nuova vita, di figli. Quindi che profezia incarnano gli sposi? La profezia dell’amore stesso di Dio che non è rimasto chiuso in se stesso, ma si è aperto alla creazione. La Trinità non è rimasta lì senza far nulla. Padre, Figlio e Spirito Santo non sono restati nella loro beata perfezione e completezza. Ogni tanto me lo sono chiesto. Ma chi glielo ha fatto fare di creare tutto questo casino dell’universo, gli uomini infedeli e tutti i problemi che ne conseguono? Non stava già benissimo nella relazione perfetta e piena tra le tre persone? L’amore ha questa dinamica. Non può rimanere chiuso in se stesso, ma genera sempre vita o non è vero amore. L’amore è sempre creatore. L’amore rinnova sempre tutte le cose. Gli sposi cristiani, quando sono collaboratori di Dio nel procreare nuove creature attualizzano questa profezia. L’amore che genera vita. Pensate all’importanza di questa profezia oggi. Oggi che viviamo un unverno demografico. Pensate che profezia dell’amore fecondo possono essere i coniugi cristiani aperti alla vita. Non è questione di numeri, la Chiesa che è maestra ci invita ad una procreazione responsabile, quindi ognuno di noi comprende nel discernimento quanto aprirsi alla vita. Certo è che se ci apriamo generosamente saremo un esempio per tanti sposi che hanno paura. Qualcuno potrebbe pensare che sedue disorganizzati e poveretti come Antonio e Luisa riescono a gestire quattro figli forse non è così impossibile. Allora le coppie sterili non hanno questa profezia nel loro amore? Certo che l’hanno. Non dobbiamo avere una visione limitata al piano biologico, al figlio procreato. L’amore degli sposi è di per sè generativo perchè l’amore è vita. Crescere nell’amore significa generare sempre vita. Vita che si può declinare nell’affido e nell’adozione, ma non solo. In tutto ciò che facciamo per essere dono quindi nel servizio, nella parrocchia, nell’attenzione agli ultimi e ai malati, nel gruppo del Rinnovamento e in tutte le realtà che viviamo al di fuori della nostra famiglia, della nostra coppia. Ripeto quello che dico tante volte anche a me stesso. L’amore si genera in famiglia, la mia vocazione, la mia risposta all’amore di Dio avviene attraverso la mediazione di mia moglie. Solo amando lei, essendo completamente dono per lei posso trovare Dio che è sorgente di amore autentico attraverso la Grazia e lo Spirito Santo. L’amore che si genera nel rapporto con la mia sposa diventa vita, forza, energia, pazienza, prossimità da spendere nella mia comunità, in primis con i miei figli e poi con parenti, amici, fratelli e tutti quelli che posso incontrare.

C’è una strofa di un testo di una canzone di Jovanotti che rende benissimo questo concetto:

A te che hai reso la mia vita bella da morire
Che riesci a render la fatica un immenso piacere

Guai e dico guai se trascurassi la cura del mio rapporto sponsale, del mio matrimonio per cercare altrove la mia risposta all’amore. Si entra in un circolo vizioso. Più diventa difficile in famiglia e più sarò portato a cercare gratificazione fuori. Non starei facendo la volontà di Dio. Sarei un ipocrita e un sepolcro imbiancato. Il servizio è un amore traboccante, un fiume che esonda dagli argini tanto è potente e impetuoso e non un pozzo vuoto da riempire con acqua proveniente da altre fonti.

Antonio e Luisa

1 puntata Chi è il profeta 2 puntata Gli sposi rivelano che Dio è amore 3 puntata L’amore di Dio: per primo, per sempre e per tutti 4 puntata Missionari dell’amore 5 puntata Lo Spirito: comandamento ed impulso. 6 puntata Un aquilone che vola alto nel cielo 7 puntata Sposi profezia della vita intima di Dio 8 puntata Come Gesù sulla croce 9 puntata Fedeli fino alla morte  10 Piccoli passi possibili

Gesù viene ad abitare il nostro amore

L’Avvento. L’Avvento è tempo di attesa e di preparazione. Si attende l’amore e la vita che viene ad abitare la nostra storia. L’Avvento è tempo per noi di fermarci un attimo a pensare, pensare a quando la nostra vita era in attesa. In attesa di trovare il senso nella vocazione al matrimonio. In attesa di incontrare quella donna o quell’uomo con cui costruire la nostra famiglia e la nostra via verso la pienezza dell’amore nell’abbraccio di Cristo. Un’attesa che non è stata passiva, ma un’attesa che ci ha permesso di prepararci all’incontro con l’altro/a. Incontro che è diventato relazione. Relazione che è diventata sacramento. Sacramento che è culla di Gesù. Percvhé nel matrimonio Gesù prende dimora nel nostro amore e ne diviene custode e garante. L’Avvento è un tempo privilegiato per fermarsi, bisogna trovare il tempo di fermarsi, e per contemplare. Per contemplare le meraviglie che Gesù ha compiuto in noi e nel nostro matrimonio. Gesù che nasce ogni giorno nella nostra relazione, ogni mattina che, appena aperti gli occhi al giorno, ci scegliamo nuovamente. La nostra nostra promessa diventa nuovamente culla come il giorno delle nozze. Non preoccupiamoci se ciò che possiamo offrire non è che miseria e povertà. Gesù è nato in una mangiatoia ma ne ha fatto dimora di Re. Così può essere il nostro matrimonio. Prepariamo la culla al Bambinello con la nostra fedele volontà e lui farà della nostra miseria la sua casa, ne farà qualcosa di prezioso ed unico, ne farà un amore trasparente, attraverso di noi si vedrà Lui.

Antonio e Luisa

Permesso, grazie, scusa.

Papa Francesco lo ha ricordato in diverse occasioni. Esistono tre parole, che se usate abitualmente, permettono alla coppia di vivere unita e di superare le difficoltà: permesso grazie  e scusa. Sembra che il Papa stia semplificando troppo quello che è il rapporto d’amore tra due sposi. Non è così. Dietro quelle tre parole si nasconde un significato decisivo nel matrimonio. L’altro non è cosa nostra. L’altro è un dono, l’altro è un incontro, un’opportunità, a volte anche uno scontro. Dicendo permesso, riconosciamo l’altro come qualcuno diverso da noi, come un mistero che richiede tutto il nostro rispetto quando ci avviciniamo. L’altro ha una storia, un corpo, un cuore, un’anima che attraverso il matrimonio ci vuole donare. Noi dobbiamo toglierci i calzari quando entriamo nella sua vita, nella sua anima e nel suo corpo, perchè è terreno sacro. Rispettare l’alterità per incontrare e non rubare, per abbracciare e non soffocare, per amare e non possedere. Grazie è la parola del dono ricevuto. Nel matrimonio non prendiamo qualcuno che ci appartiene, ma accogliamo il dono gratuito di una persona libera, tanto libera e padrona di sé da potersi donare ad un altro. Grazie è riconoscere questo dono. Vuol dire non perdere mai la meraviglia e la bellezza che scaturisce da questo dono e riconoscere l’altro come prezioso e unico. Scusa è la parola di chi vuole ricominciare. La parola di chi si riconosce fragile e limitato, ma che non smette di avere fiducia nel perdono di Dio e dell’altro. Scusa è il primo passo per ricominciare. Scusa è la parola che permette di mettere l’altro prima di te. Scusa è la parola di chi ha nostalgia della bellezza perduta col suo agire. Il Papa con tre semplici parole ha riassunto sapientemente il matrimonio nella sua essenza relazionale. Da queste tre parole, con la Grazia di Dio, si può partire per costruire qualcosa di meraviglioso.

 

Antonio e Luisa

Elisa ha sconfitto la morte.

Ho conosciuto la storia di Elisa da poco. Le storie come la sua non sono pubblicizzate come meritano e spesso finisce che molti non le conoscano. E’ strano perchè è una di quelle storie che dona respiro al nostro mondo asfittico, una prospettiva e un orizzonte che guardano all’infinito che poi è il desiderio più profondo di ogni uomo. E’ una storia cristiana ma prima ancora umana vera ed autentica. E così mentre vengo messo a conoscenza di ogni particolare del divorzio di Angelina e Brad, solo il post di uno dei miei amici di facebook mi ha regalato questa storia che, seppur racconta la storia di una giovane moglie e mamma morta prematuramente, apre alla speranza e alla luce. Questi sono i miracoli di Dio e di chi si fa suo strumento.

La sua storia la potete leggere a questo link.

Quello che mi preme condividere con tutti e la sua ultima lettera, una sua eredità spirituale per la sua famiglia ma che come tutte le opere che profumano di Dio si rivolge a tutti noi.

Luca, hai visto? Ce l’ho fatta ad esserti fedele sempre, ad amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita. La mia assenza ti strazierà, non sai come mi dispiace, però è il segno che ce l’hai fatta anche tu. Abbiamo mantenuto la promessa fattaci davanti a Dio e in lui quasi 12 anni fa. Sei un uomo di parola, sposo mio. Questa è fatta: missione compiuta. Proseguiamo con la prossima, adesso: io dal cielo, tu dalla terra. Che il nostro amore sia fecondo e generi figli liberi e capaci di amare; loro parleranno anche di noi e per noi.

Chiara, Francesco, Maria, ascoltate la mamma: io ho visto che Gesù è vincitore della morte. Io l’ho visto vivo oltre la tomba. L’ho visto vivo quando mi ha liberato dalle schiavitù della mia giovinezza, dal rischio di sprecare la mia vita. Anche voi potete vivere senza perdere tempo, facendo il bene senza stancarvi mai. L’ho visto vincitore quando mi ha liberato dall’egoismo, per rendermi capace di vivere per voi. Io ho visto Gesù vivo quando tutto il sangue, tutta la vita usciva dal mio corpo: la sua presenza – e accanto a lui c’era la mia amica Chiara Corbella – mi ha fatto trasalire. In quell’istante il sangue e le lacrime hanno smesso di scappare, e io ho visto che siamo nati e non moriremo mai più.

Famiglia mia carissima, mamma, papà, Alessandro, amici tutti: io ho fatto l’esperienza che l’ultima parola non è morte, ma vita in Dio, e così ve la trasmetto, con la mia ultima parola: Maddalena. Lei è annuncio di Risurrezione.

Luca mio, coi nomi dei figli abbiamo fatto un centro perfetto, non trovi?!