Non si annulla un matrimonio, semmai si dichiara nullo

Questo articolo nasce da due precedenti pubblicati qui sul blog. Nel primo articolo Ettore Leandri – presidente della Fraternità Sposi per Sempre – testimoniava quanto fosse stata feconda per lui la rinuncia a una nuova relazione dopo la separazione dalla moglie sposata sacramentalmente. Nel secondo Giorgio e Valentina, presentando l’esegesi del testo di Pinocchio e citandone il testo originale, scrivevano: “Allora il burattino, perdutosi d’animo, fu proprio sul punto di gettarsi in terra ed i darsi per vinto, quando nel girare gli occhi all’intorno vide fra mezzo al verde cupo degli alberi biancheggiare una casina candida come la neve.

Amici separati e divorziati, soli o in nuova unione, la Chiesa ha sempre ascoltato la vostra sofferenza, diventando quella casina, mettendo a disposizione uno strumento importante come la causa di nullità matrimoniale, strumento da secoli previsto dalla Chiesa, a cui negli ultimi anni hanno fatto più volte riferimento discorsi e documenti sia di Papa Francesco (Esortazione apostolica Amoris Laetitia, Motu Proprio Mitis Iudex Dominus Iesus) sia di Papa Benedetto (Sacramentum caritatis), nei quali la verifica della nullità del matrimonio è indicata come sostegno e conforto nell’accompagnamento delle persone ferite da separazione e divorzio.

Si tratta di causa di nullità e non di annullamento: la differenza è sostanziale. La sentenza conclusiva del procedimento di nullità si limita a dichiarare la non sussistenza del matrimonio: il consenso espresso dagli sposi davanti al sacerdote non ha generato nessun matrimonio. Non si annulla, perché annullare significa cancellare un’unione sponsale che esiste – e nessuno può farlo – ci si limita a rilevare, constatare, dichiarare che quel matrimonio è nullo, non è mai venuto a esistenza.

Che cosa indaga il processo? L’indagine è sul consenso degli sposi, perché è dal loro consenso che il matrimonio nasce.  La Chiesa presume validi tutti i matrimoni celebrati con la forma canonica, con la manifestazione del consenso degli sposi secondo la formula indicata dalla Chiesa. Nella causa di dichiarazione di nullità si va a verificare se al momento dello scambio del consenso (non dopo), entrambi gli sposi, o anche uno solo di essi, avevano l’intenzione di fare quello che la Chiesa intende per matrimonio.

Gli sposi escludevano uno degli elementi essenziali? Gli sposi (o uno di essi) volevano davvero il matrimonio sacramento, volevano tutti i suoi elementi essenziali, indissolubilità, fedeltà, bene dei coniugi, apertura alla procreazione? Se uno di questi elementi è escluso, quella volontà si indirizza a qualcosa che assomiglia al matrimonio ma non è il matrimonio. Quindi il matrimonio non nasce e la causa per verificarne la nullità potrà essere intrapresa anche dopo decenni.

Accogliendo gli sposi, il sacerdote li interroga sulla loro libertà e consapevolezza. Gli sposi avevano la libertà e la consapevolezza necessarie? Avevano la sufficiente consapevolezza di cosa significa che il matrimonio è un’alleanza tra due persone che si donano reciprocamente e per tutta la vita? Avevano la necessaria conoscenza reciproca per avere tale consapevolezza? Quando la Chiesa va a verificare la validità cerca di capire se gli sposi possedevano tale capacità di valutazione critica o se tale capacità era gravemente compromessa, se i soggetti (o uno di essi) mancassero della capacità di valutare praticamente e concretamente la scelta del matrimonio, gli effetti del matrimonio che stanno per celebrare con quel partner; se avessero la libertà interiore di autodeterminarsi rispetto alla scelta dei diritti e doveri coniugali.

Gli sposi erano capaci di quel dono di se stessi, che è l’oggetto del patto matrimoniale e che si concretizza nel farsi carico dei diritti e doveri coniugali,  in vista della costituzione del matrimonio? Il matrimonio è un impegno concreto rispetto ai suoi obblighi essenziali, è un prendersi cura l’uno dell’altro, della famiglia. Le difficoltà e le crisi non sono escluse ma ciò che la Chiesa analizza nel processo di dichiarazione di nullità non si ferma alle difficoltà insorte nel matrimonio; va a cercare di capire se entrambi o uno dei due avesse problematiche di ordine psichico che lo rendono incapace di quegli obblighi che dal matrimonio scaturiscono, come si riscontra ad esempio in presenza di disturbi di personalità che impediscono la reciprocità.

Sono quindi molteplici le cause per cui può esser dichiarata la nullità di un matrimonio. Come negli ultimi giorni ha rilevato il Cardinale Matteo Zuppi, Presidente della CEI e Arcivescovo di Bologna, proprio “la fragilità psichica” è il motivo che determina la maggioranza delle dichiarazioni di nullità matrimoniale. Il Cardinale ha anche auspicato un incremento delle procedure di nullità,  come strumenti “per guarire da una sofferenza che la separazione porta con sé”. “Non è il divorzio cattolico-ha aggiunto mons. Zuppi- ma un discernimento attento, profondo” per ricercare la verità, da cui può conseguire conforto, pace, serenità e nuove prospettive di vita per fratelli e sorelle sofferenti.

Avvocato nei Tribunali Ecclesiastici Paola Brotini

L’amore sponsale è consolazione per i sacerdoti.

Papa Francesco alcuni giorni fa ha parlato alla Rota Romana. Come tutti gli anni il Pontefice è chiamato ad aprire l’anno giudiziario con un discorso. Sono sempre discorsi molto interessanti. Discorsi che essendo rivolti a chi deve decidere della validità del sacramento entrano sempre nella profondità del matrimonio. Discorsi da cui imparare sempre qualcosa. Quest’anno Papa Francesco ha considerato tanti concetti fondamentali come la fedeltà e l’unità. A me ha colpito un altro passaggio. Il Santo Padre ha espresso un concetto poco considerato, ma fondamentale.

Gli sposi che vivono nell’unità e nella fedeltà riflettono bene l’immagine e la somiglianza di Dio. Questa è la buona notizia: che la fedeltà è possibile, perché è un dono, negli sposi come nei presbiteri. Questa è la notizia che dovrebbe rendere più forte e consolante anche il ministero fedele e pieno di amore evangelico di vescovi e sacerdoti; come furono di conforto per Paolo e Apollo l’amore e la fedeltà coniugale degli sposi Aquila e Priscilla.

Capito cosa sta dicendo il Papa? Gli sposi che si amano sono motivo di speranza per i consacrati e mostrano loro come Dio ama.

Matrimonio e verginità consacrata sono le due strade che Dio ha scelto per poter comunicare il suo amore, perché l’uomo possa dire l’amore di Dio. Perché Dio possa riprodurre se stesso e il suo amore nel mondo. Sicuramente in ombra, in modo imperfetto e limitato, ma questa analogia e somiglianza c’è, nonostante il peccato originale. Il matrimonio è una realtà naturale non introdotta da Cristo, Cristo ha invece introdotto, nella logica del suo amore redento, la seconda via: la verginità consacrata.

La vocazione alla verginità consacrata e il matrimonio sacramento sono due risposte all’amore di Dio entrambe importanti, entrambe necessarie e complementari tra loro. L’una completa l’altra. I consacrati cosa dicono al mondo e di conseguenza a noi sposi? Cosa ci mostrano? Ci ricordano che non siamo fatti solo per questa terra, che la nostra vita in questa terra è un cammino verso l’abbraccio con Cristo, verso le nozze eterne con Cristo, e loro ne sono anticipatori e profeti. Noi sposi cosa possiamo insegnare al mondo, e di conseguenza ai consacrati? La nostra è forse, come alcuni credono, una vocazione meno importante, per quelle persone chiamate a una vita ordinaria e meno santa?  Nient’affatto. La nostra è una vocazione necessaria e importante tanto quanto quella sacerdotale. Noi mostriamo ai nostri fratelli consacrati come devono amare Cristo se vogliono essere uniti sponsalmente con Lui già da questa terra. Guardando come noi sposi ci amiamo, possono capire tanto della loro sponsalità.  Loro ci indicano il fine della nostra vita, noi indichiamo loro il modo. Due vocazioni entrambe meravigliose. Il signore ci ha dato doni diversi affinchè ognuno di noi possa rispondere alla sua chiamata all’amore. Entrambe necessarie e forse la Chiesa attraverso i suoi documenti, il Concilio vaticano II e i sinodi, ci sta dicendo che in questi anni la profezia degli sposi è quanto mai necessaria e decisiva. La Chiesa non ci sta chiedendo come compito primario quello di fare tante opere di misericordia o di servizio per la nostra comunità e per i bisognosi che ci sono accanto. Certo è importante offrire il nostro tempo e il nostro impegno per la comunità, ma non è la prima cosa. Non è il nostro compito, ma una conseguenza del nostro compito più importante. La Chiesa ci chiede di amarci in modo autentico e credibile per poter essere profezia per la nostra comunità e per tutte le persone che incontriamo dell’amore di Dio. Chi vede come ci amiamo dovrebbe capire qualcosa di Dio e del Suo amore. Il nostro compito è quello di essere un Kerigma vivente dell’amore di Dio. Il Kerigma che annuncia che ogni persona è amata in modo unico, tenero e fedele da Dio. Noi siamo questo e sarebbe un vero peccato snaturare la nostra vocazione. Fare tanto per la comunità a discapito del nostro rapporto sponsale non è cosa gradita a Dio. Ogni impegno e servizio che vogliamo donare alla nostra comunità deve essere concordato con il nostro sposo o la nostra sposa e non deve compromettere o impoverire la nostra relazione. Ogni gesto di servizio deve scaturire dall’amore che generiamo nella nostra coppia, e non deve diventare modo per cercare altrove la gratificazione e l’amore che non siamo capaci di trovare nella nostra casa.