Cos’è l’amore?

Cos’è l’amore?

In tanti lo cercano, forse tutti lo vorrebbero trovare. Si può amare una ragazza, si può amare sè stessi, si può amare il creato, si può amare il prossimo, si può amare il Signore e le persone da Lui affidateci. Ma cos’è l’amore? Quale definizione gli diamo?

In tante cercano il ragazzo, in tanti cercano la ragazza. Cercano quell’amore che quindi è una persona da amare. Ma cos’è l’amore? O con che criteri scelgo la persona da amare e che mi dovrà, dovrebbe poi amare? Cosa cerchi? cosa guardi nell’altro, nell’amato?

Guardo mia moglie da circa una settimana, nel buio notturno della camera da letto, che con la lucina del cellulare un po’ oscurata o usando solo quella del display: è sveglia, allatta il piccolo Tommy, ogni due ore. (Alle 24, alle 2, alle 4, alle 6..). I primi giorni i bimbi richiedono un’allattamento frequente, poi si può passare ad avere dei ritmi più allargati o a chiamata.

Guardo mia moglie che in quella penombra alle 3 o alle 4 di notte, lo coccola, gli massaggi il pancino, si alza per cambiargli l’ennesimo pannolino, per lavarlo. La guardo la mattina, che con la stessa forza, tenacia, bellezza si dedica a lui, si dedica all’altro “tornado di casa” che si sveglia e vive con un unico pensiero fisso: “giochiamo?”. La guardo che fra i bimbi cerca di salvare qualcosa di sè, del suo essere donna, del suo essere sposa, moglie. Cos’è l’amore?

Hai mai puntato la sveglia alle 24, alle 2, alle 4, alle 6? Ti sei mai svegliato, messo seduto, alzato, andato in bagno, e poi tornato a dormire, fino alla sveglia dopo, così per giorni? Senza sapere quando cambieranno i ritmi. Quando passeranno le colichette. Per chi? Sopratutto. Per chi? Per un bambino che di professione dorme e impara a far la cacca tutto il giorno e piange. Per un bambino che non ti può dare nulla in cambio se non i pannolini usati. Per un bambino che fino a ieri non avevi mai visto, con cui non hai mai parlato. Cos’è l’amore?

In quella luce bassa della notte, nella penombra della stanza vedo l’amore. L’amore di una madre per un figlio, l’amore che si fa carne. L’amore che è dono di vita, per l’altro, che mi toglie non quel piacere come il calcetto, o la palestra, o pilates, o quale altro hobby possiate avere, ma mi chiede addirittura di rinunciare ad un bisogno primario: il sonno. L’amore verso chi ha bisogno davvero di tutto, che non mi ridona nulla in cambio, che non sa dire Grazie. L’amore verso chi non conosco, che cerco ogni giorno amandolo di conoscerlo. Stupendo!

Cos’è l’amore?

Se questo è l’amore, allora tu che ne sei in ricerca che cosa guardi nell’altro? Ricordiamo quando eravamo adolescenti e si guardava nell’altro l’aspetto fisico, o gli occhi, c’è chi guarda le mani. Le ragazze cercano l’uomo colto, intelligente. I ragazzi che hanno meno sale guardano il fondoschiena e le gambe.. (forse pure le ragazze..).

C’è chi guarda al portafoglio. C’è chi guarda agli interessi, alle attitudini sportive. C’è chi deve sapere come fa l’amore, per capire se quella è la persona giusta. Qui potremmo aprire un capitolo fatto di martellate in testa.. ma andiamo avanti. Chi come san Tommaso, ha bisogno di testare l’altro in un tempo di convivenza. Per conoscersi meglio, per viverlo di più.

Noi NON siamo contro la convivenza, ma dipende con che ragioni la si inizia. Se credi che con la convivenza vivrai di più con quella persona, ti diciamo che purtroppo spesso non è così. Vivere sotto lo stesso tetto comporta un collaborare insieme per la gestione della casa e della quotidianità che rischia di togliere il tempo di conoscenza, non di accrescerlo. Spesso nella nuova casa non si va scegliendosi e facendo spazio all’altro, ma al contrario si riempie quello spazio con tutto ciò che sono i nostri interessi, gli hobby, le abitudini, le nostre esigenze, i nostri bisogni. In questo modo non ci si vuole compromettere, non si vuole far spazio ma solo provare a vivere insieme. Equivale a vedere se la persona che hai trovato è un buon coinquilino, un buon socio in affari, mentre diverso è conoscerlo in amore. Cos’è l’ amore?

Ecco guardare l’amore nell’altro allora è guardare al cuore. Imparate cari giovani a cercare l’amato guardando alla sua capacità di amare, al suo cuore. Cosa guardi in una donna? Il suo cuore. Cosa guardi in un uomo? Il suo cuore. Innamoratevi dell’amore se volete vivere l’amore e ricercate ogni giorno il significato concreto di quell’amore che volete vivere.

Ogni tanto qualcuno ci scrive chiedendoci consigli, circa i ragazzi di oggi che sono senza valori, o su come trovare un bravo ragazzo. Guardate al suo cuore. Tutti nasciamo per amare e lasciarci amare, ma bisogna imparare ad amare l’altro, guardando il suo centro. Imparate ad amare, cercate l’amore, andate a scuola dal Maestro dell’amore e non rimarrete delusi. La prima scuola, la prima laurea di vita dev’essere nell’amore.

Anna Lisa e Stefano – @cercatori di bellezza

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Gravidanza, scuola di amore nuziale!

Attendere, infinito del verbo amare.

La gravidanza è un tempo di attesa. Attendere che lo possiamo tradurre anche in Tendere a..

tendere a quel bambino che nascerà, a quella vita nuova che diciamo entro una ventina di giorni avremo tra le braccia.

La gravidanza è un tempo bellissimo, e bellissima è la donna in gravidanza. Gravidanza tempo bello ma anche tempo di fatiche. Quasi in contraddizione a ciò che dall’esterno si vede. Tra le più comuni: Esami, ecografie, mal di schiena, nei primi mesi vomito, per qualcuno non solo nei primi mesi. Negli ultimi mesi, continue pipì anche durante la notte, ogni due e tre ore la donna ha quel bisogno. Difficoltà a muoversi. Alimentazione controllata, è una leggenda quella che in gravidanza si mangia il doppio, piuttosto ci sono tutti i controlli legati al ferro, al glucosio. Si cerca di evitare il diabete gestazionale, modificando l’alimentazione con cibi integrali. Non si possono mangiare salami ed insaccati crudi. Togli alcuni pesci, i crostacei, togli il vino, alcool, bevande gassate. Frutta e verdura da sterilizzare. Etc etc

Che rimane dopo questo elenco della bellezza della gravidanza? Ma è davvero un tempo bello?

La gravidanza ci insegna a portare il bello al di fuori di noi, con un pancione che cresce, che si mostra. Con la vita che cresce e che la mamma è chiamata a custodire, a proteggere, stando attenta, amandola senza conoscerla.

La gravidanza ci insegna che nel vivere la grande bellezza del fiorire della vita, ci sono anche fatiche, dolori, attenzioni, preoccupazioni che ci abitano ma che non sono tutto.

La gravidanza diventa scuola di amore, avete mai amato qualcuno che non conoscete? Che non avete mai visto? Che non avete mai toccato? Sentito? Con cui non avete mai parlato? Che non vi ama, perché ancora non sa cos’è l’amore? Che prende tutto da voi, senza darvi in cambio niente?

Il bimbo nella pancia è dono di amore, è frutto del nostro, vostro amore. Amandoci, il nostro amore, la nostra pianta, fatta da quell’io e te, ha compreso che c’era spazio per un’altra fioritura, e in un atto di amore ha iniziato a far crescere nuova vita.

Che bellezza la gravidanza!

La gravidanza allora è davvero bellezza, anche se il cambiamento passa dalla fatica. Non c’è alba se prima non si attraversa il buio della notte. La donna è l’essere vivente che ci può raccontare la bellezza di un cambiamento che vive, qualcosa di unico. Altri mammiferi lo vivono ma la donna può raccontartelo, descrivertelo, renderti partecipe di come si vive il miracolo della vita, di come si custodisce dentro di sè e si fa crescere la vita.

Che bellezza!

Scrive anche il papa Francy: “Ci è stato dato un figlio. Si sente spesso dire che la gioia più grande della vita è la nascita di un bambino. È qualcosa che mette in moto energie impensate e fa superare fatiche, disagi e veglie insonni, perché la felicità che porta è così grande che di fronte a lui niente sembra pesare.

Ora passiamo a te caro Tommasino, tra poco ti vedremo, ti toccheremo, ti conosceremo.

Mamma Anna qualche giorno fa mi domandava: ma tu non hai voglia di conoscerlo?

Proprio così, sei in mezzo a noi, ma non ti conosciamo. Ogni tanto i medici controllandoti ci han detto che sei agitato, ci han detto le tue misure, il tuo peso, mostrato il tuo profilo in bianco e nero, fatto sentire il cuore.

Un battito: tum tum, tum tum, è quel che abbiamo di tuo.

Alcuni scatti, su delle foto tascabili che per noi umani senza il camice, alcune son davvero incomprensibili. Noi che amiamo le foto quelle belle, noi che andiamo dai fotografi per gli shooting, le prime foto tue le abbiamo fatte fare a ostetriche e ginecologhe e son uscite tutte in bianco e nero.

Papà e mamma, quei due che senti più spesso parlare, desiderosi di conoscere qualcuno di sconosciuto. Un bambino che deve prendere ancora forma, deve svilupparsi, crescere, imparare a parlare, a mangiare, a toccare, a camminare.

Tommaso, questo è il nome, che non sai di avere, che non ti sei dato, che ti abbiamo dato per chiamarti, con cui ti sentirai chiamato. Ti piacerà? Forse un giorno ce lo dirai.

Tommaso, stai per entrare nella nostra vita da sconosciuto, per restarci da figlio amato. Stai per entrare dalla porta di casa, a scombinare le nostre giornate e quello che più di tranquillo vivevamo io e mamma fino a qualche anno fa e che ora aveva ripreso una parvenza di normalità: il riposo notturno.

Stai per prenderti uno spazio in casa, a tavola, in camera da letto, in bagno, in cameretta, dove non sai ma ti attende tuo fratello. Non vi siete scelti, lui ti avrà lì a cambiar la sua giornata, il suo mondo genitoriale. Te non lo sceglierai, te lo troverai li a darti fastidio o forse a curarti.

Un figlio che arriva, è totalmente sconosciuto a mamma e papà, eppure ti accoglieremo in casa nostra, non ti potremo cambiare, entrerai nelle nostre vite per restarci per viverle.

A pensarci, un lavoro lo scegliamo e se non ci piace, possiamo cambiarlo, possiamo stracciare noi il contratto.

La propria moglie o il marito, lo scegliamo, lo conosciamo, lo corteggiamo, e forse quando siamo convinti lo/la sposiamo.

Ci scegliamo gli amici, la casa, l’arredamento la macchina, e se non ci va bene: si cambia.

Le altre cose, persone, le abbiamo scelte noi eppure dopo un po’ spesso le cambiamo, non ci piacciono più.

Un figlio non lo scegli, non lo conosci, è un dono a sorpresa, te lo tieni, non lo puoi sostituire con un altro.. ma il bello di tutto ciò è che è l’unica creatura che Ami ancora prima di conoscerla..

Sconvolgente!

Ed è in questa logica unica dell’amore che ti attendiamo Tommasino! È per questo che desideriamo tantissimo poterti conoscere, vivere e amare.

Sei ancora nella pancia di mamma e ci insegni la logica dell’amore, ci educhi al desiderio, ci insegni ad aver fiducia.

Ci dimostri che l’amore non è qualcosa di costruito da noi, scelto da noi, comprato da noi. Ma è dono! Non dono fatto, ma dono ricevuto che ci viene fatto! Amore è accogliere l’altro come un dono! Bellissimo!

Ci mostri, come ci dice il caro papa Francy, “che tu sei dono gratuito, senza merito di ognuno di noi, pura grazia.”

Ci insegni che un figlio nasce già amato, e anche noi come figli siamo amati da un Padre che ci conosce, ci ha pensato, ancor prima che altri sulla terra potessero farlo.

Ci dimostri che possiamo amare solo partendo da un Padre, che è donatore, solo accogliendo Lui nella nostra vita. Lui che ci da la forza e gli strumenti come la tenacia, la fedeltà, che da soli neanche lontanamente avremmo per amare uno sconosciuto.

Chi da solo saprebbe farlo?

Ci insegni ad affidarci che è oramai difficilissimo! Ad avere fiducia in se stessi e nell’altro. Se ne avessimo di più non vivremmo fidanzamenti indecisi, ma sceglieremmo l’amore: un per sempre un po’ a scatola chiusa, un per sempre come quello che abbiamo detto quando abbiamo capito di attendere.

Questo affidarci, non si basa ancora una volta sulle proprie capacità di amare, non si basa sulle capacità di un bambino di amare, al cui posto puoi pensare ci sia il tuo compagno, la tua compagna. Ma sulla capacità di Dio di riuscire a star in quel dono, in quell’amore.

Anche il matrimonio è un affidarsi, chi sa come sarà la vita da sposato con quella persona? Ci siamo inventati la convivenza per provare. Ma non è lo stesso, non sarà mai vivere il per sempre dell’amore. Come dire sì ad un figlio che nasce per sempre per stare con te.

Ci fermiamo qua, tanto si può ancora dire, vi lasciamo solo con l’augurio di vivere la bellezza dell’amore, di scoprire che siamo amati, di imparare ad accogliere i doni della vita, di abbandonarsi nelle braccia del donatore che vuole la tua felicità!

La vita, la gravidanza, unicità infinita di amore!

Giovedì 14/07/2022 alle 20.13 è nato Tommaso! Un parto splendido, veloce, naturale!

Anna Lisa e Stefano – @cercatori di bellezza

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Summer 2022! Guida alle vacanze…

Son passate le vacanze di quest’anno, le abbiamo fatte pre parto per poter dare la giusta attenzione a Pippo prima che Tommy ci tolga tempo ed energie. Le abbiamo passate cercando di riposarci, cercando di essere comodi e rinunciando a viaggi lunghi e nuove mete. La pancia c’è, si sente e si vede. Con essa c’è la necessità di riposare per mamma Anna, di non fare i Pellegrini come in altri anni a fare 15km al giorno.

Ma soprattutto una vacanza in cui se guardiamo i servizi offerti dal bagno in spiaggia: niente partite a bocce o a Ping pong, niente tintarella in modalità lucertola. O se guardiamo ai giorni in montagna: niente lunghe camminate in alta montagna, niente ascese a rifugi alpini, niente spa o Resort per coppie, volete metterci dell’altro che magari fate in vacanza voi di solito? E invece:

Ci siamo ritrovati a fare buche e gallerie, discese per biglie, castelli di sabbia, a tirare sassi nel lago e a girare volanti di giostrine. A fare passeggiate sul lungomare o gite passegginabili, sentieri famiglia. Dove sta allora la bellezza dell’essere famiglia? Dove sta il bello di avere dei figli? Il bello di essere sposi?

La bellezza sta nell’amare, sta nel volere ciò che vivo, nel vivere la libertà. La libertà è volere ciò che faccio non fare ciò che voglio. Amare vuol dire fare spazio all’altro non guardare i miei interessi. Se dico di amare l’altro ma poi voglio vivere i miei piaceri, le mie passioni h24, che amore vivo o meglio: cosa, chi sto amando davvero?

Questo non vuol dire annullarsi, rinunciando a tutto ma scegliere l’amore e la vita ad un individualismo possessivo. La bellezza dell’essere famiglia è nel vivere questo tempo, il tempo presente, nel dono all’altro, ad una moglie mamma che ha bisogno di riposo, nel dono ad un figlio che ha bisogno di un padre che scava buche. E fa niente se dovrò perdere qualcosa di mio, perché l’amore che ricevi in cambio è enorme!

Pensiamo a tutti quei ragazzi che sognano una ragazza o a quelle ragazze che attendono l’amore. Pensa a tutte quelle coppie che non riescono ad avere figli. A me, a te, son stati dati dei doni e allora che faccio? li sciupo volendo vivere da single? Li sciupiamo volendo vivere senza figli, senza donare vita? Ad ognuno gli è dato di vivere questo tempo in modo speciale e con tutta la sua capacità di amare. Ringraziando per i doni che oggi la provvidenza ci ha fatto.

A chi è single, gli ha dato di vivere questo tempo di vita nella sua autonomia, nella possibilità di vivere passioni, coltivare interessi. Edificarsi a camminare da solo, imparando a conoscere il bello di se’ e di ciò che ci circonda.

A chi è fidanzato o convive, gli è dato di vivere questo tempo di vita, nella conoscenza, nello scambio di amore ed attenzioni, nella crescita alla fedeltà, nel prendersi cura dell’ altro, nel custodire il proprio io ancora staccato dall’altro.

A chi è sposato senza figli, gli è dato di vivere questo tempo di vita mettendo a frutto la bellezza dell’amore, della sponsalità, vivendo l’amore coniugale in maniera piena e totalizzante, concimando ogni giorno con gesti di amore la propria pianta della vita.

A chi è sposato con figli…(oramai avete capito, completate voi leggendo nella vostra famiglia la bellezza del vivere il tempo di vacanza. La grazia sacramentale vi rende pittori di opere d’arte!) Poi verranno dei domani in cui ci sarà quel figlio che cambierà le vostre scelte, poi verranno dei domani in cui tornerai a giocare a bocce o a calcetto o ad andare in montagna con tuo figlio, poi verranno dei domani in cui avrai una ragazza e farai altre scelte..

Ma nel mentre c’è da vivere il presente quel qui ed ora che ha tutto per dirsi bello, unico, irripetibile. L’amore è questo, è giocarsi tutto verso l’altro, decidendo di scegliere di lasciare qualcosa che è mio per far spazio al tuo. L’amore è vivere con il cuore grato per la grandezza di tutto ciò che ricevi. Un ricevere non conquistato seguendo la logica del mondo per il quale se lavoro mi danno lo stipendio, se vendo guadagno, se son bravo mi applaudono; piuttosto un ricevere che non è immediato, che non puoi calcolare, ma che è più grande.

Un ricevere che nasce da una variabile certa: ho dato tutto me stesso e l’ho dato con gioia e volontà e questo mi basta oggi per avere il cuore felice, grato. Un cuore che guarda al futuro con speranza ma è grato del presente e ha fatto pace con il passato.

Buone vacanze! A chi ancora deve andare… buona vita nell’amore a tutti gli altri. Ogni giorno ci è dato per amare e lasciarci amare, per vivere nell’amore. Non sprechiamolo. Buona giornata!

Anna Lisa e Stefano – @cercatori di bellezza

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ANNIVERSARIO DI MATRIMONIO! La gioia dell’amore

Continuiamo oggi in questo Monday in love, a parlare di anniversario, ripartendo da dove vi avevamo lasciato lunedì scorso, ovvero dal dire Grazie! (clicca qui se vuoi rileggere il precedente articolo) Dall’imparare a ringraziare per quanto abbiamo vissuto, e andando poi a svelarvi l’originale del nostro 2-3 giugno. Come avremo passato l’anniversario? In una Spa? In un rifugio di montagna isolato? In una grande Città ricca di fascino, bellezza e amore? … buona lettura

Nel nostro ringraziamento, un piccolo spazio lo tagliamo per la realtà che ci ha reso ciò che siamo. Realtà che è la Chiesa stessa, e che si manifesta attraverso i documenti conciliari, le encicliche, tradotte e spiegate a noi da sacerdoti, sposi e famiglie che fanno parte di un progetto volto proprio ad aiutare ogni coppia di fidanzati e sposi a scoprire la grazia del Sacramento del matrimonio. Il matrimonio è un Mistero Grande che non si può vivere da soli, chiusi nella nostra casa ma ci chiede di metterci in cammino con la Chiesa, con altre famiglie, con altri sposi e in complementarietà con i sacerdoti, e con tutti i religiosi che incontriamo nel nostro percorso di crescita, nel nostro essere famiglia, nel nostro avvicinarci a Gesù sposo.

Noi abbiamo deciso di passare il nostro anniversario di matrimonio nella casa madre di Mistero Grande, realtà al servizio della Chiesa intera, che propone dei corsi per giovani coppie, per fidanzati. Realtà che non nasce con l’intento di creare un’appartenenza, ma semplicemente mette a disposizione di tutti degli strumenti che aiutano, e ci hanno aiutato, ad essere famiglia con tutti i nostri limiti ed errori di cui a loro non attribuiamo colpa. Eheh. Perché questa scelta?

Perché quando abbiamo pensato a come e con chi passare il nostro anniversario di nozze, ci è venuto in mente che quel giorno ci siamo sposati con Gesù in Chiesa. Senza di Lui quel matrimonio sarebbe stato un accordo politico, una cerimonia civile o che altro ma non il nostro matrimonio. Ben vengano gli anniversari festeggiati in città d’arte, in Resort o spa di lusso, noi non sapendo con quale hotel vivere l’anniversario, non sapendo a quale località regalare la possibilità di ospitarci nel giorno del nostro far memoria del Sì all’amore abbiamo scelto una Chiesa, abbiamo scelto Gesù.

Abbiamo pensato, in un tocco di pazzia o inventiva d’amore che sarebbe stato bello poter passare a celebrare il rinnovo delle promesse nuziali presso la casa madre del…presso la casa madre del progetto Mistero Grande. Realtà che da quando abbiamo scelto di sposarci ci ha aiutato ad essere quel che siamo: famiglia – sposi! Realtà che con corsi, seminari, convegni, ascolto di catechesi, ci ha aiutato a rimanere saldi, uniti. Ci ha aiutato ad essere famiglia non a fare la famiglia. Realtà che non ci ha chiesto nulla in cambio e tutt’ora non ce ne chiede, perché a far crescere belle famiglie chi ci guadagna è la Chiesa stessa.

Realtà che mette poco di suo e tanto dei documenti che scrive la chiesa, riletti e spezzati per le coppie: dall’enciclica Amoris Laetitia, alla gaudium te spes, ai vangeli, etc. Realtà che aiuta ogni coppia ad essere parte di un unico corpo, anche se in quella Chiesa di paese, non ci sono altre coppie giovani, o ci si sente soli, o ci si sente non accolti. Percorsi anche online o che si fanno comodamente in casa con i quali si può mantenere viva la grazia sacramentale e imparare cosa si cela dietro il Mistero Grande del matrimonio cristiano.

Un grazie quindi al dono che ci ha fatto il Signore nelle sue Dioincidenze di trovare 2 splendidi sacerdoti che hanno potuto passare con noi del tempo il giorno del nostro anniversario, celebrando l’eucarestia, rinnovando le promesse matrimoniali, spezzando per noi la parola e vivendo del tempo in semplice ma necessaria, vitale complementarietà. Perché passare con Lui il giorno dell’anniversario?

Perché è Lui che ci ha costituito. Ogni coppia dovrebbe rileggere il suo stare insieme e farne memoria, come occasione per ringraziare del dono ricevuto. L’uomo, o la donna che ci stanno accanto non son frutto di conquiste, di caparbietà o di ingegno. Con l’ingegno si fa altro nella vita ma non si porta avanti per anni un matrimonio. L’altro è un dono che ci è dato per vivere l’amore e lasciarci amare, per generare la vita e l’amore.

Se uno ti regala una casa, una macchina, cosa fai? non lo ringrazi? Non lo andresti a trovare nel giorno dell’anniversario per vedere se magari ti regala qualcos’altro? Per questo ci è sembrato giusto passarlo con Lui. Perché è Lui che ci ha confermato con la grazia del Sacramento del Matrimonio, intrecciando la sua vita con le nostre. Mischiandoci e donandoci quell’unicità, quell’ indissolubilità, quella bellezza, quell’amore, quella forza che ci abita e ci fa camminare ogni giorno mano nella mano.

Le caratteristiche del matrimonio forse non sono proprio umane: chi sa promettere amore per sempre? Esclusivo? Fedele? Nelle difficoltà?.. nella nostra perfezione di esseri umani, siamo tutti imperfetti, abitati dai nostri limiti, dalle nostre ferite. Come possiamo pensare di essere totalmente fedeli all’altro, e che l’altro lo sia altrettanto con noi? forse se la si legge dal basso verso l’alto può sembrare facile, l’indissolubilità, la fedeltà, il perdono reciproco.. ma chiedete alle coppie sposate da tanti anni, se ogni tanto non si è faticato. Se quello stare insieme è capacità umana o c’è di più. Senza quel collante che è Gesù, non riusciremmo ad essere quel che siamo. Gesù è l’unico collante che non ti lascia mai.

Perché è Lui l’unica presenza certa che riconferma ogni giorno il nostro amore. Che vuole festeggiare con ogni coppia il proprio anniversario, la propria voglia di amare. Chi altro farà festa per il vostro anniversario? Forse i genitori, forse i familiari stretti che si ricordano la data, o che sanno che lo festeggerai. Forse i figli che sanno di essere frutto di quell’amore per sempre. Il numero si è già è ridotto; eravate in tanti il giorno del sì a far festa, a ballare, a pranzare, ma non tutti oggi si ricordano della vostra data. Più passano gli anni, più la memoria toglierà invitati a quel giorno. Ed è giusto, è normale, perché è il vostro, è il nostro giorno di amore, di Anna e di Ste e di Gesù. Non della nonna, dell’amico, del testimone; ognuno avrà la sua strada di amore da percorrere. Gesù invece non ci lascerà mai, anche durante un lockdown lui è presenza certa. Primo tifoso di ogni storia di amore!

Perché Lui è l’unico maestro d’amore, e se vogliamo continuare a camminare su questa via, lo possiamo fare solo stando in cordata con Lui. Perché poi in amore, e nessuno lo può negare, non si è mai arrivati! Abbiamo bisogno di continui corsi di aggiornamento sul lavoro… e sull’amore no? Lui è il maestro a cui rivolgerci. Lui è lo sposo della Chiesa Sposa, Lui insegnante di misericordia, Lui che si inginocchia a lavarci i piedi, che li bacia, li asciuga. Lui che entra in casa nostra. Lui che ci chiama Amici, Fratelli. Lui che ci bene-dice. Lui Re fatto uomo, fatto bambino. Lui parola fatta carne. Lui amore fatto carne. Stupendo!

Che bello aver scelto di passare con Lui il giorno del nostro anniversario, aver partecipato all’eucarestia. Quel giorno, venerdì 3 giugno, la Liturgia ci ha fatto leggere il Vangelo dell’amore, quando Gesù sul lago di Tiberiade dialoga con Pietro, il quale non capisce e sembra non comprendere perché quella domanda ripetuta tre volte; quasi a voler rassicurare, confermare quanto rispondeva. Che bello aver ascoltato quella lettura, spezzata in chiave sponsale. Gesù chiede a Pietro: “mi ami tu Pietro”? .. “ Si ti voglio bene” e anche noi, ci siamo ridetti il nostro TI AMO, ci siamo ripromessi lo stesso amore. Che bello che in quel dialogo di Vangelo, Gesù Amore, ci viene incontro, va in contro a Pietro. Scende quegli scalini sulla riva del mar di Galilea per arrivare ad amare allo stesso livello di come riesce ad amare Pietro. Che bello che proprio quel giorno ci ha voluto dire “mi ami più di costoro?” Più del tuo coniuge? Ecco così vuole che ci amiamo…amandolo perché da Lui possiamo amare nostro marito, nostra moglie.

Ecco questa è la bellezza di passare l’anniversario con Gesù, farci amare da Lui. Farci amare dall’Amore. Provare ad amare nel nostro piccolo l’Amore.

Grazie!

L’augurio nostro è che tutti possano vivere la propria vocazione sentendosi amati, celebrare il proprio anniversario lasciandosi amare dall’amore! Vivere il proprio matrimonio riuscendo a benedirlo con l’aiuto di Gesù e imparando da Lui ad amare!

Compito di quest’oggi? Mettersi nelle Sue mani.. mettersi in ascolto del Maestro grande dell’Amore che è Gesù!

Buona lunedì

Anna Lisa e Stefano – @cercatori di bellezza

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Anniversario di matrimonio!

3/06/2017-3/06/2022…5 anni da quella promessa di Bene.. 4 doni grandi di cui due pronti per il Cielo, un Amore il nostro che si nutre di Lui. Una complementarietà che ci ha permesso di rivivere le nostre promesse e di offrire di nuovo oggi le nostre vite a quel Padre che ci ha voluto l’uno per l’altro. Per tutto questo e tanto ancora diciamo GRAZIE!!!

Da questo semplice pensiero di auguri, partiamo quest’oggi per darvi la lettura di cosa per noi vuol dire anniversario. Tu come lo hai passato il tuo anniversario? Lo festeggi ancora? È occasione di memoria bella di un giorno speciale? È occasione per rinnovare quella benedizione che hai ricevuto, di rinnovare quella scelta di vita nell’amore che hai fatto?

L’anniversario crediamo in primis che sia un’occasione speciale di crescita, è il far memoria della bellezza vissuta in un giorno passato ed il rinnovarsi nell’amore, rifacendo la stessa scelta libera di amore fatta allora, guardando ai passi fatti e a quelli che ancora sono da fare.

Vi doniamo allora queste righe, in cu abbiamo riletto il nostro anniversario che ad inizio mese abbiamo vissuto in un modo nuovo, speciale… buona lettura.

5 anni, il tempo passa, il corpo inizia a registrare la vita che scorre. Le fatiche e responsabilità che crescono, l’essere sposi che non basta più, si diventa padre, si diventa madre, si diventa adulti nel prendersi responsabilmente cura dell’altro, nell’accorgersi come il vivere familiare ci trasforma.

5 anni, di litigi che son rimasti sempre quelli, di conoscenza reciproca che non basta mai, perché l’altro non è un oggetto di cui ne conosci la forma o il colore, ma è una persona che vive e cambia, e così la bellezza dell’imparare a conoscerti ogni giorno, sempre di più, dell’imparare insieme a conoscere quel vulcano di nostro figlio che come noi cambia ogni giorno.

5 anni, un piccolo traguardo che non ci dice che siamo arrivati, ma che ci permette di guardare al passato con il cuore grato, perché ogni giorno lo rivivremmo in ugual misura, e a pensare oggi a qualcosa del passato che cambieremmo, la risposta sarebbe: l’amore donato. Ma per questo c’è il presente, c’è il guardare avanti, volendo amare di più.

La vita ci è data per amare, e per lasciarci amare, e questo è ciò che possiamo impegnarci a fare, di tutto il resto non ne rimarrà traccia, dell’amore donato e dell’amore ricevuto sì.

L’amore è ciò che della vita resta infinito, per generazioni. Il nostro corpo scomparirà. Gli anniversari servono per accorgerci con gioia che siamo finiti ma viviamo la bellezza infinita dell’amore. Gli anniversari servono per dire Grazie! E allora… L’anniversario cos’è allora?

Un giorno per dire GRAZIE, grazie per il dono del mio sposo, della mia sposa, grazie per il dono della vita, grazie per il dono dei figli, grazie per gli amici tanti, per le coppie di sposi, di fidanzati che camminano con noi, o che hanno fatto un tratto di strada insieme a noi.

Grazie a tutti gli invitati di quel giorno, che hanno reso il nostro matrimonio una festa, grazie a chi si è donato per noi, a chi ha cantato, a chi ha cucinato, a chi ha gioito, ballato, animato, amato con noi l’amore. Viene voglia di ritaggarvi tutti, per dire ad ognuno il nostro grazie, ma si sa i social son limitati e non si può taggare più di un certo numero di persone, l’amore invece è infinito nel numero di posti a tavola, di invitati, di abbracci calorosi di gesti di amore.

Grazie ai parenti che son con noi per legame, che ci hanno insegnato il valore della famiglia, dove fin da piccoli siamo cresciuti.

Grazie ai sacerdoti, alle suore, ai religiosi, a chi ci ha aiutato a conoscere di più l’amore, a chi senza saperlo è stato seminatore, gettando semi di bene su di noi, gettando benedizioni e amore gratuito.

Grazie a chi prega e ha pregato per noi, perché è invisibile ma necessaria la preghiera, come quel sale che gettato nell’acqua della pasta non vedi, ma dona gusto.

Grazie alle nostre famiglie che ci aiutano ad essere ciò che siamo.

Grazie alla Chiesa tutta, e non guardiamo solo a quella parrocchia, o a quella chiesetta, a quel sacerdote, ma alla Chiesa Sposa senza la quale vivere il matrimonio sarebbe più difficile.

Grazie a chi ci guarda da lassù e ci protegge, e ci aiuta a guardare alla nostra vita finita come ad un passaggio sulla via dell’amore da percorrere vivendo, non vivacchiando.

Grazie alla parola di Dio che lavora in noi, che ci plasma e ci dona forma e forza, che ogni giorno ci dice: “io sono con voi” e “non abbiate paura”.

Grazie a mamma Maria, al santo Giuseppe e all’amico Gesù che si son trovati con degli scappati di casa come noi a rivivere il mistero della famiglia.

Grazie alle figure dei santi che sono entrati in casa nostra, per portarci un esempio, un insegnamento, una parola che ci aiuta a camminare più in alto.

Sicuramente abbiamo dimenticato qualcosa o qualcuno in questo nostro salmo di ringraziamento, e quindi ci scusiamo con chi non abbiamo ringraziato, con chi soprattutto non siamo più riusciti ad incontrare, a vedere, in questi anni. Chi abbiamo perso di vista, non per volere, ma che portiamo con benedizione nel cuore.

Che bello fermarsi il giorno dell’anniversario e rivivere quel giorno con l’aiuto di foto, dei filmini, delle dediche o messaggi conservati. Che bello ripensare alla gioia di quel giorno, che bello ricordare i momenti di amore e quelli di fatica da cui siamo passati in questi 5 anni.

Far memoria con gratitudine, così si può camminare in avanti.

E allora a lunedì prossimo, quando insieme a voi, proveremo a raccontare di più del nostro anniversario di matrimonio. … to be continued

Vogliamo provare a lasciarvi un compito, perché queste righe non rimangano solo lette, ma diventino concrete, e quindi vi chiediamo di prendervi del tempo, perché l’amore ne ha bisogno, fermati e prova anche a te a rispondere a queste domande.

Cosa cambieresti del tuo vissuto, celebrando il tuo anniversario?

Per cosa dici grazie? A chi dici grazie? Quale pagine scriveresti sul tuo diario di questi anni di bellezza di amore trapassato sicuramente anche dalla fatica, ma che profuma di resurrezione?

Anna Lisa e Stefano – @cercatori di bellezza

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Cosa dà senso alla vita? Vocazione, preghiera e carità.

Può succedere anche a noi, per stanchezza, delusione, magari per pigrizia, di scordarci del Signore e di trascurare le grandi scelte che abbiamo fatto, per accontentarci di qualcos’altro. Ad esempio, non si dedica tempo a parlarsi in famiglia, preferendo i passatempi personali; si dimentica la preghiera, lasciandosi prendere dai propri bisogni; si trascura la carità, con la scusa delle urgenze quotidiane. Ma, così facendo, ci si ritrova delusi: era proprio la delusione che aveva Pietro, con le reti vuote, come lui. È una strada che ti porta indietro e non ti soddisfa.

Oggi vorrei soffermarmi su queste parole del papa. Parole pronunciate durante l’ultimo Regina Caeli. Sono delle parole verissime. Sono delle parole che dovrebbero scuoterci un po’ dalle nostre stanchezze, dal nostro sederci ed accontentarci perchè il matrimonio lo mettiamo sempre in fondo a tutti gli impegni che abbiamo nella nostra vita. La fatica non ci piace ma è nella fatica, fatica che è dono di noi, che troviamo il senso di tutto, è nella fatica che troviamo Dio.

Se leggete bene il papa ci ha fornito le 3 dimensioni sulle quali fondare la nostra vita. Vogliamo le reti piene durante la nostra pesca? Vogliamo una vita che abbia un senso? Gesù non ci chiede di cambiare la nostra vita, la nostra ordinarietà e il nostro lavoro. Gesù ci chiede di metterci Lui in quella nostra ordinarietà e nel nostro lavoro. Di fare posto a Lui! In che modo?

Non si dedica tempo a parlarsi in famiglia. Con questa frase il papa ci vuole dire che la nostra famiglia va custodita e la nostra relazione sponsale ha bisogno di essere nutrita. Spesso non dedichiamo il tempo che dovremmo alla nostra vocazione. Non dedichiamo tempo al nostro matrimonio che dovrebbe essere in cima ai nostri impegni, perchè è la nostra scelta più importante, quella dove abbiamo deciso di metterci in gioco completamente. Il matrimonio è il luogo dove ci giochiamo davvero fino in fondo la nostra vita e la nostra santità, e dove possiamo, più che in ogni altra relazione, fare esperienza di Dio. Invece lo diamo sovente per scontato. Abbiamo sempre qualcosa di più importante ed urgente da fare e finalmente, quando troviamo un attimo di pace, non abbiamo voglia di impegnarci nel dialogo, nel servizio, nella tenerezza. Invece non capiamo che quello che sembra un impegno è l’unico modo per vivere un matrimonio che sia bello e che ci dia pace.

Si dimentica la preghiera. Vale lo stesso discorso fatto per il matrimonio. La preghiera è un dialogo tra amanti. A tante persone la preghiera costa fatica. Anche a me costa fatica, lo ammetto. Eppure fa la differenza tra una vita feconda e una che si perde nello scoraggiamento e nell’accontentarsi. Quando i miei figli non hanno voglia di andare a Messa o di pregare mia moglie ripete sempre la stessa cosa: non serve aver voglia ma comprendere che vi fa bene. E’ così! Pregare per me è faticoso ma lo faccio perchè ho sperimentato come sentire la presenza di Gesù nella mia vita faccia la differenza. La preghiera me lo rende familiare, intimo, vicino. Non pregare crea aridità e distanza e poi tutto è più difficile e diventa più facile scoraggiarsi e sentirsi poveri e soli.

Si trascura la carità. La carità è la cartina al tornasole della nostra capacità di farci cireneo, di alzare lo sguardo per farci carico delle povertà e delle cadute del fratello. Povertà materiali ma non solo. Chi ha carità non è quello che dà un euro al povero per strada senza guardarlo neanche in faccia. Chi ha carità è quella persona che è capace di sentire le sofferenze del prossimo in sè. Sentirsi uno con l’altro per mezzo di quella sofferenza. Non è innata la carità. Si impara. Si impara in famiglia e si impara nella nostra relazione con Gesù. Facendo esperienza della carità di Cristo per noi saremo poi capaci di offrirla a chi abbiamo vicino. Per questo la carità non è fare qualcosa ma diventare qualcuno. Diventare quell’uomo o quella donna che siamo e che dobbiamo imparare a sviluppare durante la nostra vita. Il matrimonio è scuola di carità.

Sta a noi scegliere come impostare la nostra vita. Con o senza Gesù. Pietro era tornato all’ordinario, era tornato a pescare nel lago di Tiberiade. L’ordinario era lo stesso. Ciò che ha fatto la differenza non è stato il luogo ma il come. Con Gesù la vita trova senso e diventa feconda. Senza è un tirare a campare. Cosa vogliamo per noi?

Antonio e Luisa

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Colomba di pace!

Amare sì ma che cosa vuol dire? Non vogliamo la guerra, vogliamo la pace perché?

È oramai tempo di bilanci, i contabili, i commercialisti stanno per approcciarsi a chiudere quelli dell’anno passato. Per chi fa la dichiarazione del 730 è tempo di preparare i documenti, gli scontrini, le spese sostenute.

Per un cristiano il tempo del bilancio arriva con l’avvicinarsi della Pasqua. Con il termine della quaresima, tempo di preparazione, tempo di redenzione, tempo di misericordia. Tempo di prova, di assenza di quel canto di gioia che tra non molto verrà gridato nelle chiese. Tempo di silenzio che verrà interrotto dal suono delle campane, dei campanelli, della gioia.

Sta arrivando un’altra Pasqua, sta finendo la quaresima 2022, te ne sei accorto? Forse la pandemia prima, la guerra poi, i rincari di gas e luce hanno tolto l’attenzione al tempo speciale che erano e sono ancora questi giorni. Nessuno ne parla, se non il prete in chiesa la domenica, come puoi ricordarti che si è in quaresima? Come puoi ricordarti dei buoni prepositi che un mese fa ti eri preso?

Eppure eccola lì, segnata sul calendario con un giorno in più di festa. Eppure eccola lì attesa da tanti per staccare dal lavoro. Eppure eccola lì con la scuola che chiude e ci obbliga ad incastrare i bambini tra un nonno e una babysitter.

Pasqua è giorno di pace, Pasqua è simboleggiata dalla colomba, e dal ramo di ulivo. Colomba che vola e colomba anche in tavola che non manca in ogni casa. Quale lavoro hai fatto in questa quaresima per la pace?

La tua famiglia è in pace, o rimane quel muro oltre il quale nascondersi da quel parente, dal quale ci si sporge ogni tanto per sparare colpi di cattiveria?

Siamo partiti in questo mini ciclo di guerra e pace alcuni lunedì fa, dal creare un parallelo, con quanto sta avvenendo nel conflitto Russo Ucraino e quanto avviene in casa nostra tra moglie e marito. Abbiamo visto che ciò che sta avvenendo tra due potenze internazionali, lo viviamo anche nelle nostre case, la pace è qualcosa che creiamo fin da piccoli, che impariamo a costruire fin da dentro i legami più stretti familiari. La pace la si costruisce tra fratelli, tra padri e figli, tra coniugi. È da lì che nasce la nostra missione di pace, la nostra educazione alla pace. Ci aspettiamo tutti la pace, perché la guerra ci fa paura, ma siamo davvero costruttori di pace o siamo spesso tentati dalla divisione?

Lunedì 21 marzo sottolineavamo che spesso parliamo linguaggi differenti fra moglie e marito, e che esistono delle differenze che ci portano a non percepire l’errore che ha causato il conflitto allo stesso modo. Ognuno ha una sua tara sulla bilancia degli sbagli, ognuno ha un suo linguaggio del perdono e dell’amore. Abbiamo poi evidenziamo come bisogna imparare a scendere dai nostri pilastri di orgoglio, e imparare a chiedere scusa, mostrandoci umili ed imparando ad accettare e accogliere i nostri limiti, che non ci rendono onniscienti. Il nostro maestro, è l’unico che sta in alto sul suo vessillo che è la croce; è da lì che impariamo ad amare, a perdonare e guardando a Lui a lasciarci perdonare. Spesso non ci lasciamo perdonare, non lasciamo che la grazia del perdono ci possa raggiungere.

Lunedì 27 marzo abbiamo poi parlato della confessione, ricordandoci che non confesso il male che ho compiuto ma la mia NON risposta all’amore ricevuto. Confessarsi è sentirsi amati, è lasciarsi amare, è accorgerci che c’è qualcuno che ha dato la vita per noi. Entro in confessionale come entrassi nel tunnel dell’autolavaggio dell’amore, come se facessi il pieno di energia d’amore, per chi gioca ancora ai videogame. La sfida bella è tornare a casa e spenderlo quel barattolo di amore che abbiamo appena guadagnato, spenderlo perché spendendolo non finirà ma si auto-produrrà. L’amore lo perdo solo se lo trattengo lasciando che nel mio possesso trovi spazio il peccato, l’orgoglio, il potere. Quando una coppia non sta tanto dialogando, fatica a capirsi, ad amarsi bisogna andare nel confessionale, a ricaricarci d’amore.

Ripartiamo da qui oggi, per concludere il nostro ciclo di guerra e pace, volendo fare un focus sul bene, sulla bellezza che è racchiusa nell’altro, è arrivato il momento di riconciliarci. Il momento di accorgerci che la colomba che ha invaso le corsie del supermercato, che è già pronta a casa per essere tagliata, deve spingerci a fare di più verso la pace, verso l’amore.

Ci torna alla mente una frase che riguarda San Francesco e il lupo di Gubbio “non esistono lupi cattivi, ma soltanto lupi non amati.”

Il primo errore che compiamo quando qualcuno sbaglia, è etichettarlo e metterlo alla gogna per quanto ha fatto! Chiamarlo Lupo cattivo. Di fronte ad uno sbaglio fatichiamo a comprendere come si è generato quell’errore, e soprattutto non andiamo più a visualizzare l’altro per il bene che è!

L’errore ha sempre con sé una causa che lo ha generato. Spesso le tante cose da fare quotidiane che una moglie o un marito vivono, i pensieri, gli imprevisti sono causa di errori che in una situazione normale non si sarebbero verificati. Di fronte a questo riaffermiamo che lui non è il suo errore.

La causa dell’errore spesso è la non fiducia, il non amore. Di fronte agli sbagli dell’altro bisogna riuscire ad amarlo di più, non ad incolparlo di più. Spesso è un non amore che genera l’errore nell’altro, una non fiducia, una non tranquillità psicoaffettiva. Da questo punto di vista riaffermiamo che non esistono lupi cattivi, ma solo lupi non amati.

L’errore spesso nasconde il bene. Se tu disegni un puntino nero su un foglio tutto bianco, dove il puntino nero è l’errore e il bianco i gesti di bene, quando guarderai il foglio vedrai il puntino nero e non tutto il bene che lo circonda. Questo succede quando tuo marito arriva tardi la sera e prima ancora di sapere il bene che si cela dietro al ritardo lo si colpevolizza. Oppure succede quando tua moglie sbaglia quella semplice azione, quel gesto, ma non sai le altre 142 azioni giuste che ha fatto per te e per i figli durante tutta la giornata.

Se vogliamo uscire dal conflitto, non dobbiamo giudicare l’altro come fosse l’errore, dobbiamo amare di più l’altro, e dobbiamo cambiare la nostra prospettiva cercando di vedere il foglio bianco sul quale è disegnato il pallino nero.

Dobbiamo avere uno sguardo diverso, che sa vedere il bene. Ti accorgi mai di cosa fa l’altro per te ogni giorno? I gesti piccoli passano sempre nell’indifferenza quotidiana soprattutto con il passare degli anni, ma hanno un valore enorme. Sono loro che dipingono il bianco del nostro foglio. Tanti puntini piccoli bianchi fanno una pagina bianca! Non serve una grande azione per amare, ma fare piccoli passi possibili.

Cos’è la Pasqua se non la vittoria della vita sulla morte. La rinascita della gioia, della felicità, dell’amore! La vittoria del bianco sul nero. Ribaltiamo la prospettiva, possiamo vedere gli spazi bianchi del foglio e da lì far entrare la luce, la salvezza, e sbiancare tutto o possiamo vedere gli spazi di colore scuro, di azioni sbagliate e rimanere piegati su quelli, colpevolizzandoci, colpevolizzando. Non vivendo la misericordia di Dio, non camminando verso la croce ma incontro all’albero di fichi come ha fatto Giuda.

Scrive Papa Francesco nella lettera Patris corde: “Il Maligno ci fa guardare con giudizio negativo la nostra fragilità, lo Spirito invece la porta alla luce con tenerezza. È la tenerezza la maniera migliore per toccare ciò che è fragile in noi.” Il maligno evidenzierà sempre il nostro male, e farà così accrescere sempre i nostri conflitti.

Quella lavatrice per il nostro foglio, che è il confessionale, a nulla serve se non sono in grado di tornare a casa e vedere il bello di mia moglie e amarla di più! Parte da qua la pace, dal vedere e vivere l’amore! Quella guerra che vedi in televisione che vuoi vedere finire, nasce dai gesti di non amore che da sempre viviamo. Devo trasformare il mio sguardo e il mio cuore uscendo dal confessionale, perché sia testimone di luce, di amore, di bellezza, di bianco.

Noi ci siamo attributi il nomignolo “cercatori di bellezza” perché anche nella fatica vogliamo imparare a vedere la bellezza della vita che nasce, non possiamo mai dimenticarlo. Il Signore è luce nella nostra vita a volte buia. Provate ad accendere un solo fiammifero in una stanza buia, tutto potrà essere visto, le forme acquisteranno il loro spazio. Non serve un faro potente, basta un fiammifero, per accorgerci di quanto sta attorno a noi. Sta a noi poi non far spegnere quel fiammifero che è Gesù ed alimentarlo, e lasciare che ci guidi, perché possiamo aprire poi le finestre della luce nella nostra stanza del cuore.

Se rimarrà del grigio sul nostro foglio, non sarà un male, tu guarda sempre alla luce, al bene, al bello, quel puntino nero sarà lo stesso importante quale strumento di memoria e di attenzione. Il peccato, l’errore, il litigio è ciò che ci fa tornare limitati, normali, umili, carnali peccatori. È salvifico il peccato, sennò peccheremmo di creder di esser come Dio. Dobbiamo tendere a Dio e non voler essere Dio.

Scrive San Paolo: «Affinché io non monti in superbia, è stata data alla mia carne una spina, un inviato di Satana per percuotermi, perché io non monti in superbia. A causa di questo per tre volte ho pregato il Signore che l’allontanasse da me. Ed egli mi ha detto: “Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza”» (2 Cor 12,7-9).

Avere un pallino nero sul foglio bianco ci permette di stare attenti sempre! Di sforzarci ad amare di più perché quel pallino non cresca, ma ci aiuti a tendere alla santità. Vi salutiamo, augurandovi di poter camminare questi ultimi giorni di quaresima, guardando al bello, alla bellezza che è strumento che ci può salvare dal vedere il peccato nell’altro. Che ci può aiutare ad entrare nel confessionale pentiti dell’amore non amato (vedi articolo precedente), che ci può aiutare a guardare alla bellezza che è l’altro anche se è diverso in tutto da me (abbiamo linguaggi diversi. Bellissimo!), che ci può aiutare a non iniziare una guerra, un litigio perché di fronte alla bellezza non si può guerreggiare, ma solo lasciarsi amare, e ringraziare.

Un caro saluto a tutti, un abbraccio

Buon ultimo giro verso la Pasqua, verso l’Amore!

Vinca la vita, l’amore, la pace in ogni famiglia

Anna Lisa e Stefano – @cercatori di bellezza

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Perdono e confessione, quegli sconosciuti!

Litigare sì è importante ma far pace è ancor più importante! Saper perdonare e lasciarsi perdonare ed amare dev’essere il pilastro della nostra esistenza.

Terzo appuntamento dei lunedì di guerra e pace. Dopo aver fatto la guerra, aver “capito dalla televisione” come si esce dal conflitto, aver compreso che abbiamo e parliamo linguaggi di amore e perdono differenti, è arrivato il momento di riconciliarci. Oggi vogliamo fare un focus sul bene, sulla bellezza che è racchiusa nell’altro, soffermandoci sulla confessione, importantissima in questo tempo liturgico quale è la quaresima, volendo così concludere il nostro trittico di guerra e pace con la riconciliazione tra marito e moglie. Tra sposi.

La confessione non è un raccontare qualcosa che si è sbagliato e sentirsi così assolti. Come fosse un pagare le tasse: tu le paghi, l’altro incassa e siamo contenti. Non è uno scaricare pacchi puzzolenti che abbiamo sulle spalle. La confessione è dialogare con un altro e riconoscere che si è compiuta un’azione, un gesto, si è detto una parola contraria a quel che è l’amore di Dio. La confessione è un riconoscere lo sbaglio che si è fatto e porlo nelle mani di qualcun’altro affinché lo trasformi con il suo amore. O ancora meglio potremmo dire che è riconoscere l’amore che il Padre mi dona nonostante il mio errore.

Proviamo a fare un esempio: ho rubato una caramella alla nonna. Primo passo per accostarsi alla confessione è riconoscere che ho fatto un gesto che non andava fatto, sbagliato. Secondo passo vado a confessare l’errore che ho compiuto. Non vado a “pagare la tassa”, ma confesso il mio peccato al sacerdote che mi assolverà spiritualmente dall’errore. Che vuol dire? In primis se confesso l’errore ad un altro vuol dire che sto ammettendo a me stesso e ad un altro che ho sbagliato, e il ripetersi di questa azione genera nella coscienza umana una risposta che aiuta a non peccare più, se si avverte veramente un senso di colpa per quanto si è fatto. Se uno è ripetitivo nell’errore è come se continuasse a sbattere contro il muro, dopo un po’ dovrebbe smetterla se vive un vero dolore, un vero senso di colpa, e se è anche aiutato da un altro a non andare più contro quel muro. Un altro che non è solo un sacerdote, una persona qualunque o un professionista della psiche, ma è un sacerdote che agisce in Persona Cristi e mi assolve, ovvero cosa mi dice: va non peccare più IL TUO PECCATO LO SCONTO IO Per TE. Cristo ci ama così, dicendoti ti amo, prendendosi i nostri peccati. Accogliendo su di sé il male dell’uomo. Questo è straordinario e cambia, trasforma, cura.

Quale vigile o poliziotto o forza dell’ordine se il ladro gli confessa il furto, risponde, vai pure sconto io la pena per te? È l’amore che riceviamo che ci trasforma! È il pentimento che ci spinge a confessarti, il dolore che provi nell’aver compiuto quell’azione che ti porta nel confessionale, ma è l’amore che trovi dentro che ti rilancia a non peccare più. È sapere che qualcuno ti sta amando nonostante il tuo gesto. È imparare a non rubare più la caramella alla nonna, perché Gesù mi ama, e ferisco lui rubandola non me stesso o non solo la nonna. È sentirsi amati che non ti fa peccare. È sentirsi amati che ti fa vivere il pentimento se sbagli. Di fronte a qualcuno che mi ama così, come posso io fare questa cosa? La confessione allora è una rinascita, un purificarsi perché ci si riaccosta ad un Padre più grande che ci ama! Che bello!

Gli amici frati ci hanno sempre insegnato a dire 3 motivi per cui ringraziamo prima di confessarci. A dichiarare del bene che riceviamo per cui ci sentiamo amati e per cui quindi ci troviamo pentiti per quanto fatto e da cui ripartire da assolti. La confessione ci deve rilanciare nell’amore. Se la sorgente del perdono è l’amore infinito, nel confessionale dovremmo domandarci: come ho risposto all’Amore di Dio? All’amore di mia moglie? All’amore di chi mi sta accanto, del prossimo incontrato per strada, al lavoro.. come ho risposto all’amore che ho ricevuto? Nella confessione mi devo misurare su quale amore ho ricevuto. Mi sto rendendo conto di quanto amore Dio mi sta donando?

Proviamo a spiegarla in altro modo, a guardarla da un’altra prospettiva. Cos’è il peccato? Il peccato è il non-amore. È l’amore non riconosciuto. Quando non mi accorgo che mia moglie mi sta amando, che ha fatto quella cosa per me, che ha cucinato per me. Quando non vedo gli sforzi, i sacrifici di mio marito per me. Lì si inserisce il peccato. Non sono quindi le cose fatte o non fatte ad essere peccato, ma il non-amore, o il poco amore. Il peccato è la risposta che NON abbiamo dato all’amore. Non è il litigio con mia moglie ad essere peccato, ben vengano quei sani litigi che ci fanno crescere e scoprire vulnerabili e umili, per quello che siamo davvero, ma il non averla amata per quanto lei mi ha amato, da cui è scaturito un mio non-amore che ha generato il litigio. Il litigio è sano se mi fa vedere l’amore che non ho dato e l’amore che ho ricevuto, se mi mostra l’altro per come ama e io per come non ho amato. È diverso! È bellissimo questo cambio di prospettiva! Se noi riconosciamo che l’altro ci ama e ha fatto quelle cose per noi, per amore, con amore, nell’amore, noi rincorreremo l’amore verso l’altro cercando di amare di più. Confessando non il peccato, non lo sbaglio fine a sè stesso. Ma il non amore, volendo quindi gareggiare nell’amore (Rm 12,10) questo accorgersi che l’altro mi ama, con le sue forze, con ciò che ha, mi fa vedere la mia mancanza come un voler correre ad amare di più, un voler dare una risposta d’amore, all’amore ricevuto.

Nella confessione, non confesso il mio peccato verso la moglie, e siamo apposto, e mi son tolto un peso. Ma riconosco il suo amore e allora provo ad uscire dal confessionale rilanciandomi-rilanciato. Portiamo nel confessionale la concretezza delle nostre mancanze di amore. E portiamo fuori dal confessionale il nostro riconoscere il non-amore rilanciato. Perché fuori? Perché l’amore lo rincorriamo con gesti concreti. La nostra confessione di non avere amato non è da fare solo davanti a Gesù, ma da far vivere nelle mura domestiche dove viviamo, dove viene vissuto l’amore sponsale. È fuori che lo rincorro, lo vivo. Dentro, di fronte al Padre chiedo la misericordia, la forza, di un amore più grande, ma fuori la metto in gioco! Chiedere la misericordia nella confessione è quindi riconoscerci amati. Riconoscere l’amore per confessare il peccato. È solo la contemplazione dell’amore concreto, infinito, dell’Eucarestia che fa scoprire la grandezza dell’amore che il Signore ci offre con il sacramento del perdono. Se non riconosciamo l’amore datoci dall’altro, il nostro chiedere perdono può diventare un semplice modo educato per chiedere scusa. Bello, segno di educazione, di riconoscere l’errore, ma non segno dell’amore che mi rilancia ad amare. La sorgente del perdono è sempre l’amore ricevuto e accolto da Gesù. Dire “Grazie”, riconoscere l’amore infinito di Dio, i suoi doni, il dono della vita, il dono della famiglia, dello sposo, dei figli, ci fa iniziare a parlare a Lui, non elencando quanto si è fatto, ma come non si è risposto all’infinita sua bontà, e all’uso che abbiamo fatto dei suoi doni. Quel sentirci peccatori in debito verso l’Amore vero ricevuto, ci fa vivere la confessione con sincero pentimento, ed il sacerdote con il suo abbraccio benedicente ci rilancia nella corsa all’amore.

Che bello che senza volerlo abbiamo iniziato 2 lunedì fa questo ciclo di incontri su guerra e pace, perdono e confessione e giusto venerdì anche il papà Francy ci ha guidato ad una penitenziale spiegando il valore della confessione, e anche la sacra scrittura nel tempo di quaresima ci guida al pentimento. Lo Spirito soffia verso la Pasqua.

Questo è il momento allora per lasciarci amare, per accorgerci di quanto amore ci circonda. Come rispondiamo a questo amore? Che direzione ha preso la nostra vita?

Vi salutiamo con le parole di Geremia, dandovi appuntamento a lunedì prossimo per concludere questo ciclo. “Peccatore, ti ho amato di amore eterno, per questo ho pietà e misericordia”.

Buona quaresima, buona confessione!

A presto

Anna Lisa e Stefano – @cercatori di bellezza

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Guerra o pace.. a noi la scelta!

Un litigio è dare spazio al diavolo consentendogli di sgretolarci, distruggerci da dentro.

Non so se vi capita mai di litigare. Noi, come vedete dalle nostre foto sui social, non litighiamo mai. Siamo la famiglia del Mulino Bianco. Noo!! Saremmo dei bugiardi. Innanzitutto, non esiste quella famiglia e poi vi confessiamo, citando un bel libro, che i piatti volano anche a casa nostra (Il libro è: …E poi volarono i piatti. Come dal litigio può rinascere l’amore di Claudia e Roberto Reis).

A volte capita di litigare in un giorno bello, in un giorno di festa, e di fatto sembra che proprio quel giorno che attendevi, o che forse avevi sognato carico di pace, di bellezza, venga neanche a farlo apposta rovinato. A volte capita di litigare aprendo la porta di casa la sera al ritorno dal lavoro. Quello che doveva essere un ingresso normale in casa, dopo che non vedi il tuo amato dalla sera del giorno prima, si trasforma in un: “è meglio che stavo al lavoro”.

L’atmosfera calma, perfetta, la voglia di amore, la vita di pace che volevi vivere, rotta sul nascere magari per un piccolo evento, gesto, risposta, incomprensione che genera una serie di eventi concatenati che crescono e crescono, e crescono a tal punto che anche alla radio dopo due minuti senti annunciare: edizione straordinaria, è scoppiata la terza guerra mondiale nella famiglia dei “Cercatori di bellezza”. (Questo articolo l’avevamo iniziato il 21/01/2021, e questa che voleva essere una battuta delle nostre, oggi è una triste frase che lasciamo).

Il nostro duello può iniziare per diversi motivi: il possesso, l’orgoglio, la frustrazione per qualcosa, il sentirsi in colpa che può farti agire in modo sbagliato, il tono che si usa nel parlare, le differenze maschili e femminili, i caratteri diversi spesso opposti, lo stress o gli eventi esterni al noi di coppia che influiscono al suo interno e non da ultimo il come si è chiesto scusa. Sì, perché non c’è un modo per scusarsi, non c’è solo un linguaggio per chiedere scusa. Ma questo lo vedremo lunedì prossimo in un bellissimo articolo. ….(stay tuned!!)

In questo primo lunedì di “guerra e pace” vorremmo creare un’analogia tra televisione e vita familiare, sottolineare come i litigi avvengono anche nelle nostre famiglie, non solo fra Stati. Anche in casa nostra ci sono delle guerre, piccole o grandi, passeggere o durature.

Permetteteci allora un paragone molto semplicistico a quanto succede nel mondo. Non vogliamo ora dare una lettura psicologica di quanto sta succedendo, non siamo degli storici, non siamo politici e neppure sociologhi da salotti televisivi. Vorremmo solo mostrarvi che se spegnete la televisione, che in questo momento ci informa sulla guerra in Ucraina, lo schermo nero fungerà da specchio, e potremmo trovare riflessi i nostri volti di marito e di moglie.

Forse anche nelle nostre case viviamo o abbiamo vissuto un conflitto.

Forse anche noi per anni abbiamo portato avanti una situazione che non ci piaceva, magari anche a te moglie fa innervosire quando tuo marito non abbassa la tavoletta del water quando ha finito o non alza la ciambella prima di usarlo. Forse invece a te marito dà fastidio quel modo di fare di tua moglie. Magari ti arrabbi quando rientri a casa e dopo una giornataccia, ci sono i bambini ancora da sistemare, la cena non pronta, togli le scarpe e metti il piede su un lego fuori posto. Per chi ha i figli più grandi, in età adolescenziale, quando la porta di casa sembra quella di un saloon dove non fai in tempo ad entrare che già sei invitato ad uscire per un duello tra pistoleri.

Magari anche per voi una camicia non stirata è la goccia che fa traboccare il vaso e scoppia la guerra che fa ribaltare una giara delle nozze di Cana, e sai quante cattiverie vengono fuori e quanti stracci occorrono per asciugare.

Insomma, avete capito, provate a mettere i vostri esempi di litigio fra le nostre frasi sopra riportate e fate memoria di cosa era successo. Tu non litighi mai? Tu che invochi la pace, sei in pace con tutti? Quale giara stai riempiendo contro il tuo sposo? Quale evento fatichi a dimenticare e sei subito pronto a rinfacciare? ..

Come si esce da un conflitto? Riaccendete la tv, che per una volta ci mostra del buono.

Tanti sono i punti per uscirne

(1) in primis con il DIALOGO, sedersi al tavolo e con calma, parlare, raccontarsi che non vuol dire rinfacciarsi. Imparare a conoscere tua moglie, tuo marito, quali solo le sue preoccupazione, i suoi stati d’animo, quali sono i suoi desideri e cosa lo fa scattare, innervosire. Spesso con il passare degli anni di convivenza, di matrimonio trasformiamo il nostro vivere insieme in un’associazione di vita comune, perché tra il lavoro, gli hobby, i bambini e le cose da fare il dialogo con l’amato scompare, o viene sostituito solo da comunicazioni di vita comune: c’è da togliere i vestiti dall’asciugatrice, vado io a fare la spesa, accompagno io X a calcio o a danza. Ma quando ti sei fermato l’ultima volta a guardare negli occhi il tuo sposo? Quando ti sei fermata a dialogare con lui dei suoi stati d’animo? Provate a fermarvi questa sera, e guardatevi negli occhi per 30 secondi osservando solo il colore del suo iride. Da innamorati lo facevate, ora?

(2) Un secondo aspetto, quando non si riesce ad uscire con le proprie forze, quando non si riesce a sedersi al tavolo a chiacchierare è CHIEDERE AIUTO. Cercare quella figura che in termine bellico si chiama mediatore, può essere uno counselor, uno psicologo, un mediatore familiare, un religioso che vi aiuta a rileggere quanto è successo.

(3) Terzo aspetto sono le fonti di bene. Quando tu sei stanco qual è la tua fonte di bene? Una SPA, un massaggio, magari anche solo una sana dormita di qualche ora in più. Quando tu sei in conflitto con tua moglie, tuo marito, quali sono le FONTI DI BENE? Ce ne sono tante: possono essere degli amici che ti mostrano il bello della vostra coppia, il buono di tuo marito, di tua moglie. Sono amici che hanno parole di benedizione e guarigione. Amici che ti mostrano il volto bello dell’altro aiutandoti a fare memoria del passato. Sono dei percorsi per sposi, che ti lavorano dal di dentro. Possono essere dei libri che indicano la strada dell’amore, dei testi, magari questi articoli del blog.

E poi la parola di Dio che ogni giorno ci è data perché operi in noi. Martedì scorso si leggeva Isaia 55: “così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca:non ritornerà a me senza effetto,senza aver operato ciò che desideroe senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata”. La parola di Dio è sempre forza per la nostra vita, per la nostra storia di amore, è incoraggiamento al bene, è aiuto nel bisogno, è medicina che cura, ristora, è sale che cambia le ferite, è lama che taglia il male.

(4) La tua volontà! Non puoi uscire da un conflitto se non vuoi uscire dal conflitto. (Scusate il giro di parole). In molti ti possono venire a parlare, amici dall’America o dalla Francia, arabi, cinesi ed israeliani, ma se non sei tu che vuoi deporre le armi e lasciarti amare il conflitto non si fermerà.

5) Ricorda che anche se hai sbagliato: tu non sei il tuo errore, lui non è il suo errore. Siamo fatti di carne e il male opera sempre e ci fa sbagliare, litigare, semina zizzania, cerca di creare divisione, ma tuo marito, tua moglie non è il suo male, non è il male che ha compiuto. Separa ciò che lui è, da ciò che lui ha fatto. Riparti dal perdono e dall’amore verso la persona, non verso il male commesso. Gesù non si è mai fermato al giudizio sul male commesso, ma ha guardato nel cuore di chi aveva davanti, ha guardato nei suoi occhi, ha amato di più al punto di curare con la forza dell’amore le ferite interiori da dove è uscito il peccato. Solo con l’amore curiamo e vinciamo il male.

Il Santo padre nell’angelus di domenica 6 marzo diceva:Fratelli e sorelle, mai entrare in dialogo con il diavolo: è più astuto di noi. Mai! Essere aggrappati alla Parola di Dio come Gesù e al massimo rispondere sempre con la Parola di Dio. E per questa strada non sbaglieremo.”

Ci sono ancora altri aspetti su cui vorremmo soffermarci, tra cui il perdono, la confessione, la grazia sacramentale. Torneremo nei prossimi lunedì, con altri spunti da guerra e pace.

Concludiamo facendovi ancora specchiare nella televisione, dove potrete vedere che tutto il mondo non vuole la guerra, non vuole conflitti, non vuole distruzione, chiusure. Non vuole costruire muri tra nessuno stato al mondo: quindi perché non credere che anche in famiglia si possa desiderare questa pace?

La famiglia è la prima forma di comunità cristiana benedetta dal Signore fin dalla creazione del mondo, più vecchia di ogni altro organismo sovranazionale: Nato, Onu, comunità europea. È il luogo in cui un uomo e una donna, due entità lontane, diverse, opposte si attraggono lasciando il loro mondo, i loro affetti, le loro famiglie e si uniscono in cammino, in un modo indissolubile per diventare segno tangibile di amore, per essere portatori di pace nel mondo.

Il mondo tifa per te famiglia! Il mondo tifa per la pace in famiglia! Tu che tifi per la pace tra Russia e Ucraina, tifi per la tua pace? Stai costruendo pace nella tua famiglia? Come stai portando la pace nella tua famiglia?

A lunedì prossimo, quando parleremo dei linguaggi del perdono. 

Anna Lisa e Stefano – @cercatori di bellezza

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Un metodo naturale per fare l’amore.

Si può fare l’amore se non si vuole cercare un figlio? Come vivere quel rapporto d’amore perché sia libero e naturale?  Oppure, e se quel figlio non arriva? Se quel dono d’amore che cercate da tempo non ha trovato risposta, come vivere quei rapporti? Chi ci può aiutare? A chi chiedere?

Oggi per svegliarci in questo ultimo lunedì di febbraio, iniziamo con delle domande toste, che forse non son domande da colazione, ma che ci permettono di fare luce su un ultimo aspetto del fare l’amore che sono i metodi naturali. Cosa sono? Sai usarli? Come si imparano? Fai da te?

In primis ci teniamo a sottolineare che i metodi naturali non si imparano con il “fai da te”. Ad amare, si impara dagli esempi che abbiamo davanti fin da bambini. Si impara da mamma e papà la bellezza di un abbraccio, di un bacio, di un sorriso; è dall’amore che ricevo che imparo ad amare. Il più grande insegnante dell’amore è Colui che è Amore, Colui che ci ha saputo amare domando la vita sulla croce, per-donandoci, facendoci cioè dono della salvezza eterna, del suo amore, della sua vita. Così come quindi si impara a guidare la macchina facendo scuola guida, si studia per svolgere una professione, per amare dobbiamo guardare al Maestro dell’amore, mettendoci in ascolto della parola di Dio e in preghiera. Gli stessi metodi naturali quindi si possono imparare in un fai da te? No. Anche se tu avessi due lauree, se tu sapessi leggere tabelle e grafici, se fossi anche il primo chimico o fisico italiano, i metodi naturali non son per il fai da te.

Oggi più che mai, in una società che non insegna l’amore, che non insegna la fedeltà, che non edifica maschi e femmine, che sviluppa una vita provvisoria, che distrugge la sessualità chiamandola piacere non amore, abbiamo bisogno di essere guidati all’amore e a come vivere la nostra relazione sessuale all’interno di una relazione d’amore. Abbiamo bisogno di capire che non ci siamo fatti da soli, e che non è mai un male chiedere.

I metodi naturali non sono una semplice applicazione scientifica e strumentale che va ad analizzare la fertilità, se il corpo dell’uomo e della donna sono idonei alla vita, ma abbracciano aspetti umanistici, pedagogici, psicologici, e religiosi, che si appoggiano certamente a criteri scientifici ma poi li travalicano.

I metodi naturali ci insegnano quindi che ci si può affidare a qualcuno per essere aiutati a vivere una sessualità, una relazione d’amore responsabile ma totalizzante. Ci insegnano che ci si può affidare a qualcuno per essere aiutati nell’attesa del dono della vita. Quante coppie che non riescono ad avere figli, quanti giovani sposi che ricercano una gravidanza ma sono lasciati soli, ed incoraggiati solo da esami che non insegnano l’amore di coppia, amore che è alla base della generatività.

I metodi naturali ci insegnano che l’amore non è un fai da te, ma una conoscenza di sè e dell’altro! Non è solo un uomo ad infilarsi un preservativo o la donna a prendere una pillola. I metodi naturali ci insegnano a conoscerci l’un l’altro, a conoscere il corpo della donna, ma anche quello dell’uomo. I tempi di attesa, di fertilità, di infertilità di una donna.

I metodi naturali ci indicano una strada green del fare l’amore! In un mondo dove ci piace la frutta bio, perché è più buona, e Il mangiar sano, dove ci piacciono le aree verdi, la natura, dove si cerca di non inquinare, di trasformare sempre più il nostro vivere in modo ecologicamente sostenibile, viviamo la contraddizione dei rapporti sessuali artificiali! Ci piace andare in palestra, fare Yoga, attività all’aria aperta, e non ci piacciono le restrizioni come la mascherina da indossare all’aperto o al chiuso, non ci piacciono i limiti imposti alla nostra vita serena che vivevamo fino a 2 anni fa, ma forse non ti sei accorto che il tuo rapporto d’amore indossa la mascherina, che limita la tua vita e la vita dell’altro.

Se le persone fossero dei genitali, scusate l’esempio, capiremmo che le protezioni da covid le usiamo da sempre: se usi il preservativo: è come se indossassi la mascherina ogni volta che vuoi salutare ed abbracciare un tuo parente, ogni volta che vuoi baciare tua moglie indossi la mascherina, oppure se usi la pillola, e sei un genitale, il covid sempre insegna, che esci da quella casa e ti butti addosso tanto di quel gel disinfettante, lavi le scarpe e vestiti per non portare nulla di quel luogo. Ma questo è l’amore naturale che tu vuoi vivere? Questa società è quella che ti piace vivere?

In un mondo dove iniziamo a festeggiavano la fine delle restrizioni, quando festeggerai in camera tua l’inizio dell’amore (senza limitazioni)?

I metodi naturali sono uno strumento che ci permette di conoscere la ciclicità del corpo della donna. Ci permette di imparare a vivere il tempo dell’attesa, il tempo fertile, il tempo del riposo. Tempi che vive anche la natura, che forse fin da bambino conosci. Sai benissimo che d’inverno c’è il freddo e non si semina l’orto e non crescono i fiori, o non si va al mare, d’estate invece… in primavera.. Di sera si va a nanna, la mattina sorge il sole e ci si alza per vivere la giornata. Se ti vuoi alzare alle 3 di notte e andare a fare una nuotata, nonostante la società attuale stia cercando di rendere tutti i servizi h24, forse ti sarà ancora difficile farlo e infatti sai attendere fino alla mattina. Lo stesso vale con il corpo della donna, puoi attendere i giorni non fertili per fare l’amore. E puoi conoscere di più del tempo vostro d’amore.

Sai gli orari del supermercato, quelli della farmacia, ma non sai quanto dura il ciclo di tua moglie. Non sai magari che il corpo della donna è fertile solo 16 ore in un mese, e gli spermatozoi muoiono dopo 72 ore. O sai che in ogni eiaculazione escono tra i 30 milioni a 1 miliardo di spermatozoi. Ma come canta Gianni Morandi: uno su mille ce la fa!  

I metodi naturali sono sicuri al 100%? No! Ma forse non saprai che neanche il preservativo ti dà una sicurezza di non rimanere in gravidanza al 100% e neanche al pillola. Ti riportiamo alcuni dati parziali: secondo l’indice di Pearl la percentuale di gravidanze indesiderate con l’utilizzo dei metodi sintotermici è 0,4 con l’uso del preservativo è pari a 5 con l’uso del diaframma 6.

Sta a te, basarti su una incertezza data da uno strumento artificiale o basarti su una certezza data da una tua conoscenza, un’attesa, un’attenzione. Cosa scegli? 

I metodi naturali sono la strada per vivere un amore vero, pieno e totalizzante. Un Amore vero è quello capace di donarsi tutto, con gratuità e senza paletti. Gli unici limiti sono quelli che caratterizzano il tuo essere uomo/donna, originati dal peccato, ma che l’Amore dell’altro è capace di accogliere. In tutto questo il corpo fa da collante. Il tuo corpo dice ciò che sei, ed esprime ogni singola tua volontà di donare e accogliere al tempo stesso. Se non sei capace di questo, puoi dire di volere davvero il Bene per l’altro?

Amare vuol dire ricercare il bene per l’altro, e il corpo è quella parte di noi che ci permette di vivere questo gesto gratuito. Ci permette quel gesto di dono totale che rimane Sacro anche quando non c’è spazio per un terzo. Smettere di fare l’amore per paura, non è ricercare il bene per l’altro, vuol dire solo vivere l’amore per metà. I metodi naturali ti permettono allora di non vivere per meno di un Amore totale.

La mentalità odierna ci spinge a pensare sempre più che il Tu sia un bisogno per l’Io, e che Tu insieme al tuo corpo sei lo strumento per soddisfare i miei bisogni. I metodi naturali ti insegnano invece il contrario. Ciò che tu doni con il tuo corpo, è sacramentalmente accolto dall’altro, che ne comprende e accoglie le sue bellezze, le sue funzioni, i suoi tempi, le sue capacità e anche i suoi limiti.

I metodi naturali insegnano ad accogliere i limiti dell’uomo e della donna. Di fronte ad una fatica nel ricercare una gravidanza, spesso ci si convince che “no, non è possibile.. faremo di tutto pur di averlo”.. e così si arriva a pensare che l’uomo può tutto e non accetta la sua vulnerabilità.

Ci fermiamo qua, potremmo dire ancora tanto, non è un tema piccolo, e come dicevamo non vogliamo fare un tutorial online dei metodi naturali, inciteremmo il fai da te.

Concludiamo informandoti che esistono delle figure che sono insegnanti di metodi naturali, operatori di BIOfertilità e vorremmo lasciarti alcune domande: come vivo la mia sessualità? Come amo il dono che il Signore mi ha posto accanto? Come faccio l’amore? Sono aperto alla vita? I miei genitali sono in assetto da covid da quanti anni? Oppure, perché non affidarci a qualcuno se quella gravidanza non arriva? Perché non chiedere aiuto? Perché non voler conoscere di più del funzionamento del nostro corpo?

Se vuoi approfondire il tema vi lasciamo la nostra mail: annastecolzani@gmail.com

Contattateci senza vergogna e timore.

 A presto.

Anna Lisa e Stefano – @cercatori di bellezza

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Fare l’amore? … O solo piacere?

Fare l’amore! Solo piacere o rimanere aperti alla vita? Possesso o libertà?

Piacere mio, piacere tuo, o piacere nostro?

Oggi vogliamo unire gli spunti degli articoli dei lunedì precedenti, (potrete ricercare sulla nostra pagina facebook o sul blog di matrimonio Cristiano) quando abbiamo parlato del custodire la vita sempre, e della bellezza del gesto d’amore, della vita che si genera sempre tra la coppia, del dono che è l’altro per me, dell’eternità in cui bisogna vivere un atto di amore.

Oggi proviamo ad intrecciare amore, vita e piacere..

Vi diamo in primis dei dati, i nati in Italia nel 2021 sono stati circa 400.000, in continuo calo.

Sapendo come si fa a procreare tra un uomo ed una donna, riaffermando che i figli sono un dono del Signore, vorremmo dapprima domandarci da cosa dipende questo riduzione della natalità e se ciò ha un nesso con il fare l’amore, con l’amarci, con il nostro vivere la sessualità e il piacere di coppia.

Proviamo a trovare delle ragioni:

  • Forse non si fa più l’amore? O Si fa poco l’amore? L’evoluzione dei media, del digitale, della tecnologia ha portato ad avere un’offerta televisiva più che allargata. Ma può essere che Netflix, Prime, Sky, Dazn, Disney e i cellulari ci abbiano rubato l’amore?
  • Forse i tempi sono peggiorati e sia economicamente che lavorativamente, viviamo una fatica maggiore delle spese familiari, ed è giusto che ognuno faccia scelte responsabili. Bisognerebbe a volte valutare se non scegliamo un benessere a cinque stelle a una nuova vita.
  • Forse la paura per il futuro, l’incertezza per il domani, il surriscaldamento globale, il sovraffollamento terrestre, le politiche antidemografiche statali ci spingono a non scegliere la vita. Una vita che nasce è sempre speranza sul domani! (Vedi il nostro post del 24 gennaio)
  • Forse siamo talmente tutti capaci di seguire i metodi naturali (di cui parleremo lunedì prossimo..) che l’amore lo facciamo 20 giorni su 30 ogni mese senza concepire nuova vita.
  • Forse l’amore è sempre in modalità contraccettiva, che sia pillola o preservativo o altro, scegliete voi quello che vi piace di più. Il risultato è che forse, si fa l’amore sempre attenti, protetti, sicuri, con il freno a mano tirato.
  • Forse stiamo perdendo quel senso naturale di attrazione che ci spinge a fare l’amore, assuefatti dai cellulari, dall’iperconnessione, o stancati da una società che aumenta lo stress, la fatica, che ci chiede sempre di più, non lasciando spazio all’amore.
  • Forse son altri i motivi che ci fanno fare o no l’amore, quel gesto attrattivo, istintivo e procreativo, e al suo interno di scegliere se restare aperti o no alla vita.

I due aspetti, amare e procreare, non son separati, all’interno del gesto d’amore sappiamo che nasce la vita. Non possiamo scindere le due cose o se lo facciamo non si chiamerebbe amore, forse lo si chiamerebbe solo sesso, che è una ricerca del piacere che utilizza il corpo ma non è amore! Allora se il mio fare l’amore ruota intorno ad un godimento, potrei scegliere di ricercare il piacere mangiando il mio piatto preferito o bevendo una bottiglia di vino.

Certe cose sono collegate, io vado a giocare a calcetto per fare anche goal, se tutti giocassimo solo per passarci il pallone non la chiameremmo partita. Non si può fare sempre goal ma sappiamo che giocando si fa quello.

Guido la macchina perché devo andare in un posto, cucino per poi mangiare. Faccio l’amore per generare vita. Invece la differenza sta qua, nel fatto che l’amore lo facciamo castrato, solo per il nostro piacere!

Perché allora amiamo senza essere aperti alla vita? Come si può amare, fare l’amore restando aperti alla vita? Che non vuol dire rischiare di avere un figlio all’anno! Si può essere aperti alla vita, senza rimanere in gravidanza, vivendo una responsabilità familiare.

Amare nel suo senso completo, e fare l’amore, non è rincorrere solo un piacere.

Non si sta con una persona perché è bello avere qualcuno accanto, e non ci si può sposare solo per indossare l’abito bianco una volta nella vita. Amare presuppone una scelta che include gioia, piacere, felicità, ma anche sacrificio, passione, fatica, rinuncia. Amare è accogliere tutto dell’altro, è donarsi interamente ad un altro non solo quando posso o voglio o mi fa piacere, è voler il bene dell’altro prima del mio.

Amare, e quindi anche unirsi nel fare l’amore, non è un più allora un gesto finalizzato al piacere, che viene messo e incastrato nella nostra settimana perché bello. Ma assume un significato più grande, più totale, più completo!

L’amare e il fare l’amore non è un piacere del lunedì sera perché non ci sono le coppe, o del sabato sera perché domani non si lavora, e il resto della settimana lascio che gli altri miei hobby, piaceri, interessi, idoli abbiamo la meglio sull’amore. Amare non è dirsi ti amo, ma al martedì ho piscina, mercoledì calcetto, giovedì bowling, venerdì birra con amici, perché così è fare dell’amore un abbonamento del lunedì o del sabato sera, è ridurlo ad un piacere consumistico come sono gli altri interessi personali che ho, che hai.

Amare è guardare all’altro prima dei miei interessi, del mio piacere, è volere il meglio per l’altro prima del mio.

Quando si ha un figlio i suoi bisogni, le attenzioni, le cure prevarranno in forza dell’amore sui miei, sulle ore di sonno, sul tempo libero del week end, sul tempo post lavorativo, sennò come posso amare mio figlio?

Il proprio coniuge, lo si deve amare con un amore più grande del figlio, perché il primo figlio della coppia è la coppia stessa, perché più grande dev’essere sempre l’amore verso mio marito e verso mia moglie; questo vuol dire che se un bambino chiede 100 del mio tempo, al mio coniuge devo donare 200 anche se non me lo chiede perché da persona adulta, autonoma non ha il necessario bisogno di papà o di mamma.

Se scelgo i miei hobby, il mio piacere, perché son ricurvo su me sesso volendo soddisfare il mio benessere e non quello dell’altro, che amore vivo?

Guardiamo a figure che hanno amato e che non sono diventati biologicamente padri o madri; prendiamo Santa Madre Teresa o San Giovanni Paolo II, chiediamo a loro se sceglievano il loro piacere personale o se sceglievano di donare vita, di spendersi per amore.

Ora ritorniamo al nostro fare l’amore, amare.. e generare vita.

Fare l’amore genera sempre vita, mi apre sempre all’altro, alla comunità, agli amici, o ad un figlio. Fare l’amore è amare in modo totale che genera una forza che spinge ad uscire da se stessi e dalla coppia.

Un figlio che nasce, sia in modo spirituale o carnale, chiede tantissimo tempo, cura, attenzioni, impegno, sacrificio alla coppia, dona gioia, piacere, bellezza, vita. Son le caratteristiche che dicevamo prima dell’amore. Ciò che non toglie è l’amare quindi e il fare l’amore, che si ravviva, cambia, muta, cresce nella coppia ma non viene meno.

Se scelgo di amare ma metto i “se” davanti, per paura di non riuscire ad uscire il sabato sera con gli amici, o di togliere o diminuire i miei hobby, i miei piaceri per far spazio all’altro, non sto amando nè il mio coniuge, nè la vita.

Credere di amare, ma solo quando ho tempo e piacere, è un amore a chiamata.

Amare è sempre, per sempre e totale. E non toglierà mai nulla di ciò che è mio, ma ce lo ridonerà nella libertà dell’amore che l’altro ci donerà, e quindi amplificato, più bello, ripulito da quello che può essere un solo piacere personale.

Vi salutiamo lasciandovi con una domanda: quando fai l’amore cerchi solo un piacere, o vivi l’amore e resti aperto alla vita?

A lunedì prossimo quando parleremo dei metodi naturali.

Anna Lisa e Stefano – @cercatori di bellezza

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Facciamo l’amore! .. buon San Valentino

Facciamo l’amore ..

Lo scorso lunedì abbiamo iniziato a scrivere circa l’accoglienza al dono della vita, al prendersi cura della vita. Oggi vogliamo andare un po’ di più sotto le coperte, domandarvi quando è stata l’ultima volta che hai fatto l’amore? Hai mai parlato con lei di cosa le piace di quei gesti? Hai mai parlato con lui di quanti figli vorreste?

Fare l’amore vuol dire aprirsi alla vita. Dietro ad un gesto bello troviamo una conseguenza gigante, altrettanto bella, ma che ti cambia la vita. Fare l’amore non include solo tutto ciò che potremmo chiamare Eros, un’attrazione che porta a dei gesti che anche in natura gli animali compiono e da cui se ne trae piacere, ma include quella parte grande che possiamo chiamare tenerezza che deve abitare l’amore della coppia. Quella parte che spesso è più femminile, ma che deve invece appartenere ad entrambi. Fare l’amore è un’azione che non è finalizzata al piacere di coppia, o personale, ma a generare vita, a generare amore.

Molte coppie in certi periodi si trovano a vivere una sessualità che lascia poco spazio all’amore e tanto al solo piacere personale. In questo modo si rischia nel lungo periodo di svilire, sprecare, abbassare la bellezza che racchiude, si rischia di trovare solo noia, routine, che trasforma il gesto più bello dell’amore coniugale in una fatica, in qualcosa di difficile, di doloroso. Questi son campanelli di allarme che ci devono far interrogare su come viviamo la nostra intimità, ci devono spingere a dialogare, a domandarci cosa provi tu, capendo dove si è creata quella routine o quella ferita non detta. Imparando dal dialogo ad educarci vicendevolmente ad un amore sempre più bello.

Fare l’amore è un gesto bellissimo! Che la Chiesa dice di fare! Che Dio ha messo nelle mani dell’uomo fin dalla sua creazione. È l’unione dei corpi, il compimento del dono totale d’amore, l’uno e l’altro che si donano totalmente, che si mostrano nudi, senza vergogna, senza paura, ma in totale tranquillità, affidamento, apertura all’altro. In un habitat di gesti di tenerezza, in un habitat di fedeltà, di libertà, e in uno spazio temporale che non ha fine e non ha inizio. Fare l’amore per una coppia di sposi è sancire con il corpo quello che si è promesso con la voce, con un anello, con una cerimonia, è vivere il dono che è l’altro, che Qualcun’altro ha pensato per te, senza possesso, senza pretesa, con cura, attenzione, preziosità.

Fare l’amore è un gesto che genera vita sempre! Non solo quando si concepisce un figlio, ma ogni volta genera vita, perché una coppia che si ama, non riesce a trattenere quella gioia solo per lei, ma la esterna anche agli altri, aprendosi all’accoglienza e all’amore del prossimo. Come dicevamo, il primo figlio della coppia è la coppia stessa, e allora fare l’amore è generare vita nella coppia, alla coppia!

Fare l’amore, è un’azione che non si conclude in quel tempo specifico, non è guardare un film alla tv: spenta la tv finito l’amore. Il corpo dell’altro non è un interruttore della luce: accendi la luce facciamo l’amore. Fare l’amore è un’azione attiva che coinvolge tutta la mia persona, la mia giornata, la mia vita e la tua vita, la giornata dell’altro con tutti i suoi pensieri, con quello che ha vissuto, che deve fare, che prova. È da preparare allora l’amore, è da cercare, è da costruire. Da fidanzato facevi di tutto per lei, per stupirla, per conquistarla, per amarla.. la portavi a cena fuori, la portavi al cinema o a ballare, gli facevi regali, gli compravi un mazzo di fiori, sceglievi di portarla in posti unici a vedere il sole sorgere o tramontare. Lei si preparava tutta bella, truccata, vestita elegante, e facilmente si lasciava stupire da te. In tutti questi gesti di cura e attenzione, preparavi il terreno per un amore più grande, per imparare ad amarvi di più! Ora prepari il tuo terreno? Non si può andare in palestra se non prepari con cura la borsa e curi la tua alimentazione, non puoi mangiare una torta se non hai gli ingredienti, se non la prepari se non ci perdi del tempo.

Prepara l’amore! Ogni mattina..

Oggi ci fermiamo qua, di spunti per questa sera ce ne sono: Buon San Valentino!

To Be continued – Lunedì prossimo parleremo di amore-vita-piacere

Anna Lisa e Stefano – @cercatori di bellezza

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C’è un regalo per te: una vita!

Ieri era la 44^ giornata mondiale per la vita. 

Nel 2021 ci sono stati 42.600.000 casi di aborto (42 milioni e 600 mila casi di aborto), vi diamo altri numeri: la popolazione italiana si aggira intorno ai 60 milioni, lo stadio San Siro capienza piena sugli 80 mila. 

La giornata per la vita non può che farci evidenziare tutte quelle vite indifese, che prive di diritto, sono state uccise dal peccato dell’uomo. 

Quanti aborti volontari vengono perpetrati ogni anno, ogni mese, ogni giorno, nel mondo. Quante vite innocenti vengono fatte tacere, perché scomode. Questa giornata è anche per loro e per ricordarci che ciascuno di noi, al contrario di quanto il mondo ti faccia credere, è prezioso, unico e vale! Nessuno, può arrecarsi il diritto di decidere se tu devi vivere o morire.

Scusateci per questo incipit un po’ forte, forse anche un po’ scomodo, ora proveremo a ricondurci nella bellezza partendo dal titolo che è stato dato alla giornata di ieri: CUSTODIRE OGNI VITA 

“Il Signore prese l’uomo e lo pose nel giardino dell’Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse” Gen 2,15

Ciascuno ha bisogno che qualcun altro si prenda cura di lui, che custodisca la sua vita dal male, dal bisogno, dalla solitudine, dalla disperazione.” (dal messaggio della Conferenza Episcopale Italiana per la 44° giornata nazionale per la vita)

Un messaggio più bello e chiaro di questo non potrebbe esserci: un dono ci viene fatto, e noi abbiamo il solo e più nobile compito di farlo crescere e custodirlo! Niente di più! Per fare questo ci vuole il coraggio della scelta! Il coraggio di accogliere un dono che ti viene fatto e custodirlo, un coraggio che può arrivare dalla consapevolezza che chi ti fa il dono lo ha pensato per te. Non per qualcun altro, ma per te; perché sa che tu puoi portarlo, curarlo e custodirlo nonostante le tue vicissitudini, le tue fatiche, i tuoi inciampi. Tu rimani e resterai per il Donatore talmente prezioso ai suoi occhi, che non può non pensare per te a qualcosa di grande, di meraviglioso per la tua stessa vita.

Da genitori quali siamo, per Grazia, e ancor più da Sposi, comprendiamo quanto coraggio ci voglia per accogliere un dono grande come quello di un figlio. 

Abbiamo bisogno di coraggio perché di fronte ad un bambino, piccolo indifeso, di fronte ad una vita nuova, che stravolge tutta la nostra vita, i tempi, la casa, lo spazio, di fronte a chi non conosciamo abbiamo una paura gigante. Avremmo allora bisogno di un angelo accanto che ci ripeta in continuazione: non avere paura! Hai trovato grazia presso Dio! È un dono quello che ricevi. Non temere! 

È questo che vogliamo oggi dire noi a te, a tutti perché tutti siamo responsabili del custodire la vita dell’altro. Non avere paura di accogliere una vita qualunque essa sia, e in qualunque modo si formi. 

Non avere paura di accogliere una vita anche solo per poche settimane, e poi inaspettatamente doverla lasciare andare e restituire al Donatore. 

Non avere paura di accogliere anche quando ti viene chiesto di custodire quel figlio, pur sapendo che non è compatibile con la vita e che dopo averlo accompagnato a nascere in questo mondo, devi accompagnarlo a rinascere in Cielo. 

Non avere paura di accogliere una vita anche quando quel figlio che tanto hai desiderato e sognato secondo i tuoi giusti criteri, non è come lo avevi pensato tu, ma si presenta al mondo con una preziosa disarmonia. 

Non avere paura di accogliere una vita anche quando non l’avevi programmata o quando questa vita che cresce nel tuo grembo non è frutto di una relazione d’amore. 

Non avere paura di accogliere una vita anche quando nasce da un atto d’amore che si basa sul puro piacere e non guarda oltre. 

Non avere paura di rimanere accogliente alla vita anche di fronte alla fatica di avere figli, alla fatica che coinvolge tantissime coppie oggi, che vorrebbero diventare padri e madri ma ogni giorno che passa vedono allontanarsi questo desiderio, pensando così che sia un desiderio sempre più irrealizzabile e magari arrivando a pensare che non è più da desiderare perché non è per loro. A queste coppie diciamo che non sono sole! Che si può continuare a desiderare qualcosa di bello e alto e che si può insieme al sostegno di altri, realizzare questo sogno di apertura e accoglienza. Non dimenticando però che ciò che desideriamo ci viene donato.

Non avere paura se per ragioni biologiche, non puoi avere figli. Il primo figlio della coppia è la coppia stessa! Non basta poter generare nella carne per essere padri e madri generativi. È importante che si curi in primis sempre il “figlio coppia”, che si curi la nostra capacità di generare vita nell’accogliere l’altro, nell’amarci noi e il prossimo che ci è dato. Quante famiglie hanno fatto della loro storia un capolavoro non generando nella carne, ma divenendo strumenti di amore in mano a Dio! Quanti più figli hanno avuto! 

Non avere paura! 

Custodire la vita è sentirsi amati, affiancati da un angelo che ogni giorno ci dice. “Non avere paura! Tu sei prezioso, agli occhi di tuo Padre che ti ha dato in dono un frutto dell’amore”. Accogliere la vita è accogliere l’amore! Dobbiamo imparare a lasciarci amare da un Padre che ci ama e ci mette in un giardino perché lo custodiamo, che ci fa dono della vita di un altro, e dobbiamo imparare ad amare quel Padre con riconoscenza e gratitudine infinita. 

Ogni vita è pensata perché tu possa accompagnarla nel sentiero della vita; pensata unica, irripetibile e preziosa agli occhi di chi ancora prima di te, l’ha pensata, desiderata e generata.

Non temere di custodirla!

La giornata in difesa della vita, ci aiuti ad essere un poco più angeli custodi, che si fanno prossimi verso il collega, l’amico, il parente, il fratello o la sorella. 

Ci aiuti ad essere un poco più testimoni della bellezza della vita e dell’amore. Coraggio non avere paura! 

To Be continued 

Anna Lisa e Stefano – @cercatori di bellezza

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Il vostro coniuge ha bisogno del vostro sorriso. Lettera di Papa Francesco agli sposi

Siamo giunti al termine di questa serie di articoli riguardanti la Lettera di Papa Francesco agli sposi. Vi lascio come al solito il link a tutte le riflessioni già pubblicate.

Arriviamo ora all’ultimo paragrafo della lettera del Papa. Ho trovato anche in questo passaggio un punto molto importante che vorrei approfondire con voi.

San Giuseppe ispiri in tutte le famiglie il coraggio creativo, tanto necessario in questo cambiamento di epoca che stiamo vivendo, e la Madonna accompagni nella vostra vita coniugale la gestazione della cultura dell’incontro, così urgente per superare le avversità e i contrasti che oscurano il nostro tempo. Le tante sfide non possono rubare la gioia di quanti sanno che stanno camminando con il Signore. Vivete intensamente la vostra vocazione. Non lasciate che la tristezza trasformi i vostri volti. Il vostro coniuge ha bisogno del vostro sorriso. I vostri figli hanno bisogno dei vostri sguardi che li incoraggino. I pastori e le altre famiglie hanno bisogno della vostra presenza e della vostra gioia: la gioia che viene dal Signore!

Non lasciate che la tristezza trasformi i vostri volti. Il vostro coniuge ha bisogno del vostro sorriso. Questa frase racconta una dinamica vera e fondamentale. Per spiegarla e spiegarmi prendo spunto da una catechesi su san Francesco che ho ascoltato alcuni giorni fa. Catechesi di padre Serafino Tognetti. Il padre stava parlando a un pubblico di consacrate, ma va bene anche per noi sposi. Padre Serafino parlava dell’importanza di non essere da soli nel percorso della vita, ma di essere affiancati da fratelli e sorelle che condividono con noi il percorso della vita. Padre Serafino ha detto tante cose, ma quello che più mi ha colpito è un racconto relativo a san Francesco.

Una volta il Santo rimproverò uno dei compagni che aveva un’aria triste e una faccia mesta: «Perché mostri così la tristezza e l’angoscia dei tuoi peccati? E’ una questione privata tra te e Dio. Pregalo che nella sua misericordia ti doni la gioia della salvezza. Ma alla presenza mia e degli altri procura di mantenerti lieto. Non conviene che il servo di Dio si mostri depresso e con la faccia dolente al suo fratello o ad altra persona». Diceva altresì: «So che i demoni mi sono invidiosi per i benefici concessimi dal Signore per sua bontà. E siccome non possono danneggiare me, si sforzano di insidiarmi e nuocermi attraverso i miei compagni. Se poi non riescono a colpire né me né i compagni, allora si ritirano scornati. Quando mi trovo in un momento di tentazione e di avvilimento, mi basta guardare la gioia del mio compagno per riavermi dalla crisi di abbattimento e riconquistare la gioia interiore».

Ora non voglio certo criticare le persone che non riescono a mostrare gioia perchè vivono momenti di sofferenza, di solitudine o di fatica. Anche io sono soggetto a momenti in cui lo spirito vola, di grande spinta e forza, alternati però ad altri dove vedo nero e faccio fatica a mostrarmi gioioso. Credo che sia una questione di carattere e delle mie ferite che sto ancora cercando di curare. Però queste parole hanno colpito nel segno. Quello che dice San Francesco è vero. L’ho sperimentato. Ho sperimentato l’importanza di avere accanto, nei momenti spiritualmente più difficili, una compagna di vita, la mia sposa, che mi mostrasse la gioia della fede, la gioia di essere vicina a Gesù. Questa prossimità è stata davvero una medicina molto efficace. In quei momenti non riuscivo a sentire la presenza di Gesù, lo sentivo lontano da me. Avere accanto lei, che invece sentiva Gesù nel suo cuore, mi ha permesso di riavvicinarmi a Lui. Per questo ho imparato a fare altrettanto. Quando vedo lei in difficoltà cerco di farle sentire Gesù attraverso il mio amore e la mia pace del cuore. Credo che questo sia uno dei segreti di una coppia di sposi che vive da alcuni anni insieme. All’inizio la sua difficoltà era anche la mia. Mi poggiavo sulla sua forza e sentirla più debole mi faceva paura. Ora non è più così. Ora, quando la sento debole, ho capito che posso aiutarla, mostrando gioia e pace. E’ stato un percorso graduale, non è stato per nulla facile, ma Gesù ci ha aiutato anche in questo. Gesù ci ha donato l’un l’altra perchè potessimo aiutarci ad arrivare a Lui, a non mollare mai. C’è versetto del Cantico dei Cantici che esprime benissimo questa dinamica di coppia. Si trova all’inizio dell’Epilogo. Un versetto che ho avuto modo di approfondire nel libro che ho scritto con Luisa Sposi, sacerdoti dell’amore.

Chi è colei che sale dal deserto,
appoggiata al suo diletto

Lei è appoggiata a lui, è sostenuta dal suo sposo. Salire dal deserto significa camminare verso Gerusalemme. Gerusalemme è posta in alto e tutto intorno è circondata da un ambiente desertico. Non è chiaramente detto, ma gli esegeti sono concordi su questo. L’immagine è molto bella: i due sposi si incamminano insieme verso Gerusalemme, la città di Dio. Lui la sostiene nel percorso. Non è più sola. Il deserto è luogo di solitudine, di aridità, di sofferenza e anche di morte. I due stanno uscendo dal deserto, stanno andando verso la Città Santa, verso un luogo pieno di vita. Stanno andando verso il luogo che è dimora di Dio stesso. Ci vanno insieme. Lei è appoggiata a lui, ma anche lui è appoggiato a lei. Stanno uscendo dalla solitudine in cui si trovavano, lo fanno insieme, abbracciati, per dirigersi verso la pienezza.

Antonio e Luisa

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Il matrimonio non chiede ricchezza ma la dona. Lettera di Papa Francesco agli sposi

Proseguiamo con l’analisi della Lettera di Papa Francesco. Di seguito trovate i link ai precedenti articoli già pubblicati.

Eccoci arrivati al settimo e penultimo articolo. Volevo fosse l’ultimo ma non riesco a sintetizzare in un’unica riflessione due concetti molto importanti e molto belli che Papa Francesco ci offre negli ultimi due paragrafi della sua Lettera agli sposi. Cosa dice il Papa?

A tale proposito, permettetemi di rivolgere una parola ai giovani che si preparano al matrimonio. Se prima della pandemia per i fidanzati era difficile progettare un futuro essendo arduo trovare un lavoro stabile, adesso l’incertezza lavorativa è ancora più grande. Perciò invito i fidanzati a non scoraggiarsi, ad avere il “coraggio creativo” che ebbe san Giuseppe, la cui memoria ho voluto onorare in questo Anno a lui dedicato. Così anche voi, quando si tratta di affrontare il cammino del matrimonio, pur avendo pochi mezzi, confidate sempre nella Provvidenza, perché «sono a volte proprio le difficoltà che tirano fuori da ciascuno di noi risorse che nemmeno pensavamo di avere» (Lett. ap. Patris corde, 5). Non esitate ad appoggiarvi alle vostre famiglie e alle vostre amicizie, alla comunità ecclesiale, alla parrocchia, per vivere la futura vita coniugale e familiare imparando da coloro che sono già passati per la strada che voi state iniziando a percorrere.

Il Santo Padre è consapevole che viviamo in tempi difficili resi ancora più incerti dalla pandemia. Ci sono mille ragioni, anche molto sensate, che suggeriscono di non sposarsi o comunque di attendere tempi migliori. Eppure il Papa invita i fidanzati a non scoraggiarsi. Perchè ne vale la pena. Per farlo ricorre ad un esempio concreto. Chi più di san Giuseppe avrebbe potuto tirarsi indietro? Eppure lui non lo fa. Va contro il “buon senso”. Si prende una sposa incinta non di lui. Certo gli è apparso l’angelo in sogno, ma resta una scelta molto difficile. Noi cosa avremmo fatto al suo posto? Perchè Giuseppe non ha abbandonato Maria? Ne aveva tutto il diritto. Sarebbe già stato misericordioso congedandola in segreto senza denunciarla, come aveva in proposito di fare. Eppure lui sceglie di tenerla con sè. Giuseppe lo ha fatto perchè in coscienza sapeva di fare la cosa giusta. Sapeva che il progetto di Dio su di lui passava da Maria e dalla famiglia che avrebbe formato con lei. Sapeva che lì si giocava tutto.

Quello che il Papa cerca di dire, attraverso l’esempio di san Giuseppe, è che il matrimonio è un tesoro prezioso. Spesso i fidanzati credono di dover portare la loro ricchezza personale per rendere il matrimonio bello e duraturo. Credono sia necessario che entrambi abbiano un lavoro sicuro, che ci sia la casa, che ci siano un po’ di soldi in banca per avere sicurezza. In realtà queste sono tutte ricchezze che se ci sono vanno bene ma il matrimonio non ha bisogno di queste cose per funzionare. Non si spiegherebbero i tanti divorzi tra le persone facoltose e famose. Il matrimonio non chiede ricchezza, ma dona ricchezza. L’amore è dare tutto per quella persona senza chiedere nulla in cambio. Quando Luisa mi ha promesso questo, ed ero sicuro che sinceramente ci stava mettendo tutto il suo desiderio e volontà di mantenere quella promessa, mi sono sentito davvero amato. Amato senza dover dimostrare nulla. Amato senza dovermi meritare quell’amore. Amato nella libertà. Amato e basta. Questa sensazione è meravigliosa e commovente. Ed è commovente ogni volta che me lo dimostra. E’ commovente ogni volta che mantiene quella promessa con il suo esserci sempre e comunque. Quando sono bravo e quando sono un disastro. Quando siamo trasportati da passione e sentimento e quando magari fa fatica a starmi accanto. E questo dà forza e motivazione per tirare fuori il meglio di me in ogni situazione della vita. Anche sul lavoro!

Il matrimonio è bello se vissuto nel dono reciproco. La domanda che vi dovete fare non è quindi se avete tutto quello che serve ma se siete quello che serve. La domanda che ogni persona che si avvicina al matrimonio dovrebbe farsi è: sono pronto a dare tutto? Sono pronto ad amare senza condizioni con l’aiuto di Dio? Quello che ne avrete in cambio sarà il centuplo già su questa terra. E se uno dei due si tirasse indietro, per l’altro resterebbe comunque la consapevolezza di aver rischiato per qualcosa di grande. Qualcosa che comunque ha lasciato in eredità una relazione profonda con il Signore.

Antonio e Luisa

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Famiglia vuol dire speranza! 

Famiglia è sinonimo di speranza, è sinonimo di vita nascente, è bellezza, è testimonianza del volto di amore concreto del Padre, è amore vivente, è esperienza di futuro, è investimento coraggioso sul quale ci giochiamo tutto noi stessi. Sì perché “dove nasce un bambino, nasce la speranza”, diceva la voce di un presepe molto bello che abbiamo visitato nel tempo di Natale in una parrocchia vicino a casa. Dove nasce un bambino, nasce il futuro, nasce la vita, germoglia l’infinito. Che bello! 

Viaggiando in questi fine settimana fuori dalla nostra parrocchia ci siamo accorti di quale ruolo grande abbiamo come famiglie, di quale progetto grande ci aspetta dal giorno del nostro matrimonio. Un mistero grande tutto da scoprire, missione che la famiglia è chiamata a vivere, che trova il suo fulcro nell’amore che deve crescere e moltiplicarsi. La famiglia deve scoprirsi fabbrica di amore sempre in produzione. 

Dove c’è una famiglia, c’è un amore che può generare vita, sia essa di carne o spirituale. E al giorno d’oggi abbiamo terribilmente bisogno di questo ruolo che hanno due sposi: di chi ci dona la vita che nasce, e di chi ci fa nascere nella vita all’amore. 

Forse non ce ne rendiamo conto, abituati a stare nel nostro mondo fatto di altre famiglie, fatto di asili dove ci sono altri figli, di scuole dove ci sono altri ragazzi, fatto di amicizie, di posti affollati, di code, di parcheggi pieni e centri commerciali sempre più grandi, rischiamo di perdere la visione della nostra unicità, bellezza, importanza. Rischiamo di vivere come uno fra tanti. Ascoltiamo i dati istat relativi alle nascite e ai matrimoni come qualcosa che non ci riguarda, perché attorno a noi c’è ancora vita e amore che nasce. 

Viviamo la nostra vita di famiglie nella nebbia della collettività, dove crediamo di non essere visti. Viviamo la nostra vita di famiglia nel quartiere ristretto delle solite relazioni familiari, lavorative, parrocchiali, hobbistiche o sportive, pensando che quanto succede poco più in là non sia per me. 

Spingiamo più in là il nostro sguardo, fermiamoci pochi secondi, usciamo da quel circolo scolastico o parrocchiale, spingiamo via la nebbia che ci nasconde in mezzo a tanti. La famiglia, ogni famiglia, la tua famiglia, la mia è unica ed indispensabile, benedetta, ed ha un ruolo grande, gigante nel mondo: quello di portare speranza, quello di generare vita, quello di rendere visibile l’amore! L’amore di Gesù.

Facciamo un esempio: prendiamo una piazza, tante persone, dei giovani, delle famiglie, dei bambini, degli anziani, e delle forze dell’ordine in divisa. Questi ultimi potrebbero sembrare ai nostri occhi gli unici che nella folla si distinguono, che hanno un ruolo nella piazza: garantire la sicurezza. Non sono i soli! Una famiglia in quella piazza ha una divisa speciale: quella dell’amore, e dobbiamo mostrarlo! Non facendo gesti gloriosi, non indossando costumi da super eroi, ma curando il nostro stesso amore di sposi, il nostro essere genitori. Vivendo nell’amore, amandoci, amando i nostri figli e amando il prossimo. Chi ci osserva nella vita quotidiana non può vedere solo come nella folla in piazza, una persona, una mamma, una moglie, un’amica qualunque e lo stesso per il.. genitore 2 ma deve riuscire a vedere il nostro amore, devo vedere il nostro essere Cristiani, e ancor più, facilitati nei gesti che ci è dato di compiere, vedere nella coppia di sposi, una famiglia che testimonia il volto d’amore di Gesù, semplicemente vivendo. 

Dobbiamo imparare ad amarci di più, ad amare di più, a scoprire la grazia ricevuta il giorno delle nozze, il Mistero Grande del matrimonio, la nostra missione di sposi, per poter essere segno concreto di amore che attrae, che dona bellezza, che dona speranza, che dona vita. Che bello poter scegliere il vestito della famiglia vivendo l’amore! 

Vedere una coppia è vedere l’amore! Vedere una coppia è vedere il volto di Dio amore. Vedere una coppia che passeggia mano nella mano, che si aiuta, che si stringe in un abbraccio, è vedere l’amore! Essere una famiglia per mostrare e raccontarci non solo le difficoltà, le notti in bianco, le fatiche, ma la bellezza di avere un figlio, dei piccoli nuovi passi che compie, della sua crescita, delle sue scelte, è vedere la vita e l’amore! Vedere una famiglia con dei figli è vedere il futuro, la vita, è vedere una start up bellissima che profuma d’infinito! Un figlio è il titolo azionario più ad alto rischio ma allo stesso tempo con più certezza, sicurezza di futuro. Chiedetelo ad un nonno se non investirebbe sul suo nipote che ancora non sa neanche parlare. 

È difficile quello che diciamo? È presuntuoso forse?  Qualcuno potrebbe dirci che spesso litiga con il marito, con la moglie. Che non siete una così brava coppia cristiana e neanche una famiglia DOC o una famiglia sempre felice. Qualcuno che non ha i mezzi e modi, le conoscenze, le capacità. È vero! Avete ragione! Ma sappiate che anche noi ci sentiamo poveri, ultimi, peccatori, vediamo il nostro matrimonio a volte in bilico, ci sentiamo genitori non all’altezza e spesso incapaci. Le fatiche tue sono anche le nostre e di tante altre famiglie. Non è un certificato di qualità che ti rende famiglia, ma la disponibilità ad amare e lasciarsi amare. È la voglia di mettersi in cammino come i Magi e di ascoltare come i pastori, due figure che di famiglia non ne sapevano quasi nulla, ma che sono stati tra i primi ad andare, adorare, ringraziare e testimoniare l’amore! 

Là dove è grande il peccato più grande è la grazia! (Rm 5,20 – 1 Tm 1,12 -14)

Quando sono debole è allora che sono forte perché Tu sei la mia forza. (2 Cor 12,10)

Il nostro Signore è il re dei deboli, degli ultimi, dei peccatori. Non dimenticarlo.

Concludiamo con un ultimo pensiero, perché oggi ci siamo fatti prendere la mano e ti abbiamo rubato già troppo tempo di lettura. 

I Cristiani in Medio Oriente hanno trovato nella “stella” un’immagine della vocazione cristiana. I Cristiani stessi, e ancora più le famiglie devono essere un simbolo come la stella, che conduce tutti i popoli verso Cristo. I Magi, come ha affermato Benedetto XVI, erano: “uomini dal cuore inquieto. Uomini in attesa, che non si accontentavano del loro reddito assicurato e della loro posizione sociale. Erano ricercatori di Dio”. Questa sana inquietudine nasce dal desiderio. Ecco il loro segreto interiore: saper desiderare. 

Allora buona ricerca, lasciate che il vostro cuore sia inquieto di cercare la stella, fatevi poi trasformare per essere voi bellezza che attrae e volto d’amore! Famiglia sorgente di vita e speranza! 

Anna Lisa e Stefano – @cercatori di bellezza

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La rottura di un matrimonio. Lettera di Papa Francesco agli sposi

Con questo sesto articolo ci avviamo verso la conclusione di questa serie dedicata alla Lettera alle famiglie di Papa Francesco. Il Papa ha già affrontato diversi temi:

Ora il Papa entra in quello che credo sia l’argomento più difficile, entra nella separazione e nel fallimento della relazione. Lo fa senza nessun giudizio. Sappiamo bene che il fallimento può toccare tutti, quindi non c’è ombra di rimprovero o di biasimo. Il Papa offre uno sguardo di padre qual è e invita gli sposi feriti più che a fare qualcosa ad essere misericordia e perdono l’uno per l’altra.

La rottura di una relazione coniugale genera molta sofferenza per il venir meno di tante aspettative; la mancanza di comprensione provoca discussioni e ferite non facili da superare. Nemmeno ai figli è risparmiato il dolore di vedere che i loro genitori non stanno più insieme. Anche in questi casi, non smettete di cercare aiuto affinché i conflitti possano essere in qualche modo superati e non provochino ulteriori sofferenze tra voi e ai vostri figli. Il Signore Gesù, nella sua misericordia infinita, vi ispirerà il modo di andare avanti in mezzo a tante difficoltà e dispiaceri. Non tralasciate di invocarlo e di cercare in Lui un rifugio, una luce per il cammino, e nella comunità una «casa paterna dove c’è posto per ciascuno con la sua vita faticosa» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 47).

Non dimenticate che il perdono risana ogni ferita. Perdonarsi a vicenda è il risultato di una decisione interiore che matura nella preghiera, nella relazione con Dio, è un dono che sgorga dalla grazia con cui Cristo riempie la coppia quando lo si lascia agire, quando ci si rivolge a Lui. Cristo “abita” nel vostro matrimonio e aspetta che gli apriate i vostri cuori per potervi sostenere con la potenza del suo amore, come i discepoli nella barca. Il nostro amore umano è debole, ha bisogno della forza dell’amore fedele di Gesù. Con Lui potete davvero costruire la «casa sulla roccia» (Mt 7,24).

Da queste parole del Papa credo possiamo trarre alcuni insegnamenti chiave.

L’altro non è un nemico! Spesso quando c’è un fallimento, e di conseguenza tanto dolore e sofferenza, si rischia di trasformare tutto questo in rancore e desiderio di vendetta. C’è una ferita aperta che sanguina. Una ferita che ci è stata inferta da una persona che avrebbe dovuto renderci felici ed onorarci attraverso il suo amore. E’ un po’ questo il sentimento che provano tanti separati. Eppure, se lo vogliamo, può non essere così. Come? Se l’altro ci ha fatto così tanto male è perchè noi glielo abbiamo permesso. Non sto dicendo che gli abbiamo permesso compartamenti, gesti o parole. Non sto parlando dell’altro. Non abbiamo potere sulle scelte del coniuge. Siamo noi che dobbiamo custodire la parte più profonda di noi. Concretamente è importante essere consapevoli che siamo figli amati. Solo così l’altro, pur con tutto il male che può averci fatto, non riuscirà mai a penetrare, con le ferite che ci infliggerà, quella parte del nostro cuore che appartiene a Gesù e che continuamente ci dice: tu sei bello/a, tu sei il figlio amato, tu sei la figlia amata. Un consiglio: imparate, anche quando le cose tra voi vanno bene, a non far dipendere la vostra gioia e il vostro senso solo dall’altro e dall’amore che saprà darvi. Nutrite e perfezionate sempre più la vostra relazione con Gesù attraverso la preghiera e i sacramenti. Solo così, anche se le cose dovessero andare male, saprete affrontare la situazione senza rancore, ma con la capacità di cercare, per quanto possibile, di evitare di aggiungere altro male e altro dolore. Il mio pensiero va a quelle persone che ho conosciuto che non si sono mai arrese al male ma, seppur nel dolore della separazione, continuano a voler bene alla persona che se ne è andata, pregando per lei e affidandola a Gesù. Queste persone non solo non sono delle fallite, ma mostrano una luce abbagliante, la luce di chi è capace di amare e di perdonare.

Il perdono è una decisione interiore. Alcuni di voi diranno: Io voglio perdonare ma non riesco! Quello che mi ha fatto è troppo grave. Questa è l’esperienza di tanti soprattutto quando accadono, appunto, fatti gravi come le separazioni. Come fare? Naturalmente non esistono ricette preconfezionate. Qui si tratta di mettere mano alla nostra umanità ferita. E’ molto faticoso. Spesso si tratta di affrontare tanto dolore e di dover elaborare un vero e proprio lutto. Tutto parte dalla nostra libertà. Dobbiamo essere liberi di andare oltre il male che l’azione di nostro marito o nostra moglie ci sta causando. Andare oltre i sentimenti e le emozioni. Per fare questo serve tempo. Il perdono non si può pretendere proprio perchè spesso l’altro non è pronto. Riuscire a perdonare (davvero) significa attraversare un processo interiore che ci permette di dissociare il peccato che ci ha fatto del male dal peccatore che lo ha commesso. L’altro non è il suo gesto o la sua mancanza, L’altro è una meraviglia nonostante il suo errore che magari è molto brutto. Perdonare non è quindi dire Ti perdono con le parole, ma è la capacità di riacquistare lo sguardo di Dio verso l’altro. Uno sguardo benedicente.

Antonio e Luisa

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Una barca nella tempesta. Lettera di Papa Francesco agli sposi.

Eccoci al quarto appuntamento con la lettura e l’analisi della lettere che Papa Francesco ha rivolto alle famiglie poco tempo fa. Per chi volesse leggere o rileggere le precedenti riflessioni lascio di seguito i link.

Proseguiamo ora con la lettura della lettera. C’è un altro passaggio molto importante nel quale il papa evidenzia la forza del sacramento, sacramento in cui è presente Cristo stesso. Per farlo usa un’immagine evangelica molto significativa.

La vocazione al matrimonio è una chiamata a condurre una barca instabile – ma sicura per la realtà del sacramento – in un mare talvolta agitato. Quante volte, come gli apostoli, avreste voglia di dire, o meglio, di gridare: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?» (Mc 4,38). Non dimentichiamo che, mediante il Sacramento del matrimonio, Gesù è presente su questa barca. Egli si preoccupa per voi, rimane con voi in ogni momento, nel dondolio della barca agitata dalle acque. In un altro passo del Vangelo, in mezzo alle difficoltà, i discepoli vedono che Gesù si avvicina nel mezzo della tempesta e lo accolgono sulla barca; così anche voi, quando la tempesta infuria, lasciate salire Gesù sulla barca, perché quando «salì sulla barca con loro […] il vento cessò» (Mc 6,51). È importante che insieme teniate lo sguardo fisso su Gesù. Solo così avrete la pace, supererete i conflitti e troverete soluzioni a molti dei vostri problemi. Non perché questi scompariranno, ma perché potrete vederli in un’altra prospettiva.

Solo abbandonandovi nelle mani del Signore potrete affrontare ciò che sembra impossibile. La via è quella di riconoscere la fragilità e l’impotenza che sperimentate davanti a tante situazioni che vi circondano, ma nello stesso tempo di avere la certezza che in questo modo la forza di Cristo si manifesta nella vostra debolezza (cfr 2 Cor 12,9). È stato proprio in mezzo a una tempesta che gli apostoli sono giunti a riconoscere la regalità e la divinità di Gesù e hanno imparato a confidare in Lui.

In questo passaggio il papa evidenzia due aspetti costitutivi di ogni matrimonio in Gesù: la forza e la fragilità. Il connubbio tra forza e fragilità. La forza di Cristo che può salvarci da ogni situazione e la fragilità di noi sposi che spesso non ci sentiamo in grado di portare in salvo la nostra famiglia. Il Papa paragona ogni matrimonio ad una barca che deve affrontare le tempeste della vita. Tempeste che a volte ci fanno davvero temere di non farcela. Tempeste che sembrano essere più forti di ciò che possiamo dare o che possiamo fare. Ci siamo sentiti un po’ tutti, credo, come gli apostoli citati dal Santo Padre. Almeno una volta nella vita penso sia capitato a tutti di sentirsi deboli e inadeguati di fronte a un problema o una situazione difficile. Come fare? Il Papa ci offre alcuni suggerimenti che mi sento di condividere. Luisa ed io possiamo offrire la nostra personale testimonianza per confermare quanto suggerisce Papa Francesco.

Sono convinto che tanti matrimoni falliscono, e ne falliscono davvero tanti, non perché quegli sposi siano stati peggiori di noi. Tanti matrimonio si rompono anche se i due sposi all’inizio ci credevano. Sono convinto che tanti sposi che poi falliscono siano partiti meglio di noi, più attrezzati e pronti di noi.  Ma poi? Non hanno lasciato spazio a Dio. Troppo pieni e sicuri di sé. Troppo illusi che nulla avrebbe potuto scalfire la loro felicità. Spesso quando le cose vanno bene, si monta in superbia. Si crede di essere i soli artefici della propria felicità e del proprio matrimonio. Si lascia sempre meno spazio a Dio, perché non serve. Le scelte di ogni giorno, quelle facili e quelle più importanti, saranno sempre più orfane di Dio, anche se quella coppia magari va a Messa la domenica. Tanti non si sposano per paura del per sempre e molti che si sposano credono di poter ottenere quel per sempre senza l’aiuto di Gesù. Entrambi questi atteggiamenti non sono buoni. Perchè poi arriva la crisi e  tanti crollano, perché non sono capaci di aprirsi alla Grazia, il cuore è troppo pieno di sè, del loro modo di pensare e di agire e Dio non può aiutarli. Noi non abbiamo corso questo rischio. Non perchè non abbiamo avuto crisi. Anzi la prima davvero profonda è avvenuta dopo solo due anni di matrimonio. Ciò che ci ha salvato è che siamo stati sempre consapevoli della nostra povertà. Ci siamo affidati con fede e riconoscenza al nostro Dio. E’ sempre stato un sostegno, una presenza viva, una persona a cui chiedere, con cui arrabbiarsi e da ringraziare. Il nostro cuore non è mai stato pieno di noi, perché conoscevamo la nostra pochezza. Io non ero stato capace di portare in salvo la mia vita quando ero da solo, sempre inadeguato in tante situazioni, figuriamoci se mi sentivo capace di custodire una famiglia. Così da due persone cresciute piene di complessi, di ferite e di paure è nata una famiglia che non si tira indietro, che si è aperta alla vita concependo 5 figli, una famiglia che ha avuto i suoi momenti difficili, di aridità, di incomprensione. Noi però non abbiamo mai fatto affidamento solo sulle nostre forze, eravamo consapevoli che avremmo fallito prima e peggio degli altri. Ci siamo affidati a Dio, abbiamo creduto in Lui, alle sue promesse e la tempesta si è sedata. Ci siamo ritrovati più forti di prima.

Dio vuole rivelarsi ad ognuno di noi. Rivelarsi cioè riversarsi, farsi conoscere. Nella Bibbia la conoscenza implica un entrare nell’altro, divenirne parte. Dio vuole fare questo con noi, sta a noi riconoscerci poveri, per far posto a Lui e alla sua Grazia.

Antonio e Luisa

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C’è bisogno di una nuova creatività. Lettera di Papa Francesco agli sposi.

Eccoci al terzo appuntamento con la bellissima lettera che papa Francesco ha dedicato agli sposi in questo anno di approfondimento di Amoris Laetitia. In questa riflessione andrò ad esaminare le parti della lettera in cui il Papa si rivolge agli sposi come evangelizzatori. Il Papa sembra affidare una vera e propria missione agli sposi, ai due insieme, che non sono più laici singoli ma sono una realtà diversa da tutte le altre. Sono sposi cristiani. Ecco le parole di papa Francesco:

Pertanto, vi esorto, cari sposi, a partecipare nella Chiesa, in particolare nella pastorale familiare. Perché «la corresponsabilità nei confronti della missione chiama […] gli sposi e i ministri ordinati, specialmente i vescovi, a cooperare in maniera feconda nella cura e nella custodia delle Chiese domestiche». Ricordatevi che la famiglia è la «cellula fondamentale della società» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 66). Il matrimonio è realmente un progetto di costruzione della «cultura dell’incontro» (Enc. Fratelli tutti, 216). È per questo che alle famiglie spetta la sfida di gettare ponti tra le generazioni per trasmettere i valori che costruiscono l’umanità. C’è bisogno di una nuova creatività per esprimere nelle sfide attuali i valori che ci costituiscono come popolo nelle nostre società e nella Chiesa, Popolo di Dio.

Leggendo queste parole mi sovviene un concetto espresso molto bene da don Renzo Bonetti. Renzo Bonetti è un sacerdote che si sta spendendo tantissimo per la famiglia e la missione della famiglia cristiana nel mondo e per il mondo. Don Renzo insiste in particolare su una sua convinzione, essendo in questo, a mio avviso, profeta: insiste sulla missione degli sposi cristiani, in quanto sposi, in quanto consacrati con il sacramento del matrimonio. Lo stesso concetto che ha espresso il Papa nella lettera. Gli sposi sono una figura del tutto particolare nella composizione della Chiesa di Cristo. Gli sposi sono consacrati con il sacramento del matrimonio e sono un’espressione unica dello Spirito creatore di Dio. Sono consacrati nella loro relazione d’amore come lo sono i sacerdoti nelle loro mani.

Sono inseriti nella Chiesa per portare insieme, come coppia, un segno efficace dell’amore di Dio, profezia e epifania della sua presenza amorevole verso ognuno di noi. Non è così importante che facciano qualcosa quanto che mostrino qualcosa di Dio in ciò che fanno. La loro peculiarità è nella relazione che li unisce e di come traspare questa alleanza amorosa che c’è tra di loro, segno efficace dell’Alleanza d’amore sancita con il sacrificio dell’Agnello.

Gli sposi sono segno efficace dell’amore misericordioso, fecondo e fedele di Dio per ognuno di noi.  Nella Chiesa della misericordia di papa Francesco il compito di noi sposi cristiani diviene di un’importanza decisiva per un rinnovamento vero e concreto della Chiesa. Non a caso l’anno della misericordia è stato preceduto da due sinodi sulla famiglia. La famiglia si deve riappropriare del suo ruolo, mai come ora fondamentale. La famiglia è piccola chiesa. Già san Paolo nella lettera ai romani faceva riferimento allo kat’oikon ekklesía, la “Chiesa domestica” ove si radunavano i cristiani a celebrare l’Eucaristia. Lo spazio vitale di una famiglia si trasformava in un piccolo tempio ove Cristo è assiso alla stessa mensa.

Lo Spirito Santo sta suscitando questo nel cuore della Chiesa, c’è bisogno che gli sposi cristiani siano testimoni e portatori di un messaggio, anzi di più, di una presenza, accanto ai sacerdoti, ma con modalità del tutto particolari e proprie.

Gli sposi con la loro apertura, il loro donarsi, il loro dialogare, il loro incontrarsi nelle differenze, il loro arricchirsi dalla diversità dell’altro, il loro essere fecondi nella diversità, il loro sapersi fare prossimi, il loro essere compassionevoli l’uno verso l’altra, gli sposi, con tutto questo loro modo di volersi bene e sapersi accogliere, diventano non solo esempio, ma seme fecondo per una Chiesa e una comunità più cristiane, cioè aderenti alla persona di Gesù. Solo se si imparerà a  costruire ponti in famiglia si potrà fare lo stesso nella società in cui viviamo. La famiglia diventa palestra per potersi educare al modo di amare di Gesù. Non sono solo parole, io l’ho sperimentato nella mia vita. In famiglia ho imparato a prendermi cura, a preoccuparmi degli altro, a cercare di capire l’altro e tutto questo poi ha oltrepassato le mura di casa ed è diventato mio stile con tutti.

Antonio e Luisa

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Immersi in un Amore che ci trasforma di continuo

Una volta, celebrando un Battesimo, mi trovavo dinanzi, genitori a parte, un’assemblea ricca di canizie. Siccome non era durante la Messa parrocchiale, mi sono permesso un po’ più di dialogo e battute nell’omelia. Confidavo che loro, la “vecchia guardia” cattolica, fosse alquanto ferrata sulle basi del catechismo. Per cui pensai: “vado sul sicuro, questi sanno ancora il catechismo di S. Pio X a memoria”. Allora esordii con una domanda facile facile: “che significa la parola «Battesimo»?” Seguirono attimi di panico nell’assemblea e tanti occhi abbassati… così che, dentro di me ho pensato: “cominciamo bene…”.

Il Battesimo significa “immersione”. Noi entriamo, ci tuffiamo, siamo resi parte della vita divina della Trinità in modo perpetuo e indistruttibile.

Ma che significa concretamente per noi questa verità teologica? Che Dio Padre ci guarda come figli adottivi e ha per noi la stessa frase che ha rivolto a Gesù, come vediamo nel Vangelo di oggi: “Tu sei il Figlio mio, l’amato”.

Cosa provoca in voi questa frase? Vi scalda il cuore, vi infervora o vi rende malinconici e nostalgici per non averlo ancora sperimentato?

Da quando siamo battezzati, siamo Trinitari! Il nostro cognome è cambiato, siamo legati a Dio in modo unico e indissolubile. E il Signore continuamente ci guarda con quell’amore di predilezione. Sta a noi aprire il cuore e la mente a questo Suo sguardo e lasciarci amare.

La grazia battesimale è una continua fonte di rigenerazione! Lo Spirito Santo incessantemente sta rinnovando la “faccia della terra” (cfr. Sal 103, 30) e quindi anche i nostri cuori e le nostre vite. La consapevolezza del Battesimo ci mantiene certi che il Signore mi salva e mi guida ogni giorno, senza sosta, pur sempre rispettando la mia libertà.

Guarda cosa dice Papa Francesco a questo riguardo: “Unendosi al popolo che chiede a Giovanni il Battesimo di conversione, Gesù ne condivide anche il desiderio profondo di rinnovamento interiore. E lo Spirito Santo che discende sopra di Lui «in forma corporea, come una colomba» (v. 22) è il segno che con Gesù inizia un mondo nuovo, una “nuova creazione” di cui fanno parte tutti coloro che accolgono Cristo nella loro vita” (Francesco, Angelus domenica 13 gennaio 2021).

Siamo continuamente ricreati dal Suo Amore per noi. Ne siamo consapevoli? Perché questa è una meraviglia che ci libera da ogni remora di rimorso, di recriminazione degli errori del passato, ci svincola dai sensi di colpa e dalle paure. È una vera rinascita dall’Alto il Battesimo.

Ora, per voi sposi, il Battesimo è la grande forza con cui potete fare vostro lo sguardo di Dio su di voi. Ma la bellezza del matrimonio sta anche nel fatto che ognuno di voi coniugi è chiamato a dire all’altro: “Tu sei un figlio amato” e ad incarnare quel volto benevolo del Padre.

Cioè, la vostra prima missione è generare, con la grazia di Dio, “la presenza di Dio nel coniuge… far abitare Dio nel cuore del coniuge e dell’amore con lui” (Carlo Rocchetta, Senza sposi non c’è Chiesa, pag. 272).

Nel matrimonio, la grazia del battesimo si realizza e si concretizza in un modo del tutto speciale e particolare. È una strada senza fine, non importa a che punto siete, l’importante è voler iniziare e proseguire passo dopo passo, senza sosta. Lo Sposo, Gesù, vi conceda questo ideale ardente nei vostri cuori!

ANTONIO E LUISA

In questa domenica si fa memoria del Battesimo di Gesù e si conclude così il tempo liturgico del Natale. Io e Luisa vorremmo farvi un dono. Vi condividiamo alcune righe del nostro nuovo libro Sposi profeti dell’amore dove analizziamo l’importanza del Battesimo per noi sposi.

Sappiamo che Gesù è re, profeta e sacerdote. Quando ci sposiamo portiamo in dote tutto ciò che siamo e che abbiamo per farne dono all’altro. Il tesoro più grande di questa dote è proprio il nostro Battesimo. Nel Matrimonio portiamo il nostro essere re, sacerdoti e profeti in virtù del nostro Battesimo. Il Matrimonio perfeziona e finalizza questi doni alla nostra nuova condizione di persone sposate.

Siamo re quando siamo capaci di controllare le nostre pulsioni. Siamo re quando non permettiamo che vizi e peccati distruggano la nostra relazione. Siamo re quando educhiamo alla bellezza e alla verità i figli che Dio ci dona. Siamo re quando siamo capaci di servire il nostro coniuge. Questa è la nostra regalità di sposi. Il Figlio dell’uomo, infatti, non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti (Marco 10, 45)

Siamo anche profeti. Siamo profeti quando riusciamo a mostrare nel nostro amore qualcosa dell’amore di Dio. Siamo profeti quando viviamo la nostra relazione alla luce della relazione con Dio. Siamo profeti quando, attraverso la perseveranza nelle difficoltà e la condivisione delle gioie, generiamo una sana nostalgia dell’amore di Dio in chi è lontano da lui. Siamo profeti quando in un mondo assetato di gratuità, bellezza, senso, fedeltà e amore, siamo capaci di essere una goccia d’acqua che disseta e rigenera. Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. (Giovanni 14, 8-9)

Infine, siamo sacerdoti. Siamo sacerdoti quando ci sposiamo. Quando in piena libertà ci doniamo l’uno all’altra. Siamo sacerdoti nella nostra liturgia sacra. Siamo sacerdoti ogni volta che ci facciamo dono all’altro. Siamo sacerdoti ogni volta che rinnoviamo e riattualizziamo il nostro Matrimonio nell’amplesso fisico. Ora, mentre essi mangiavano, Gesù prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo: «Prendete e mangiate; questo è il mio corpo». (Matteo 26, 26)

La nostra unione è generata dal Battesimo e si rigenera ogni giorno nella fonte inesauribile della Spirito Santo. Ogni gesto d’amore che ci doniamo è sacro in virtù del nostro Battesimo. Ogni volta che ci doniamo è Gesù che ci dona l’uno all’altra. Ogni volta che ci doniamo facciamo esperienza di Dio, perché il nostro amore non è più solo nostro, ma attraverso il Battesimo e il Matrimonio Dio ne ha fatto cosa sua.

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E l’Amore in voi sposi divenne visibile e venne ad abitare in mezzo a noi

Care coppie,

pensando a voi, vi immagino frastornate dal cenone e festa di fine anno, oppure stanche per gli spostamenti per andare a trovare i familiari o per aver ospitato voi i parenti, appesantite per aver osato un po’ di più a tavola. Ma soprattutto scommetto che siete pensierose per il nuovo anno: che accadrà in questo 2022? Sarà un anno migliore o peggiore del precedente?

Non sappiamo oggi quello che accadrà fino al prossimo San Silvestro. Quel che è sicuro è che il Signore è con noi. Il Vangelo di oggi è lo stesso della Messa del giorno di Natale, e la Chiesa vuole ricordarcelo: “Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”.

Penso che ci interessi capire come Gesù resti in mezzo a noi: come si fa carne Gesù oggi nel 2022? Cioè, come si rende presente?

Di certo è nell’Eucarestia, la Sua Presenza costante e reale, fino alla fine dei tempi. Ma lo è anche in voi sposi. Voi coppie siete lo scrigno che contiene la Presenza abituale dell’amore di Dio.

Esprime meglio la presenza di Dio una coppia che la facciata delle vostre parrocchie. Se togliessimo il Santissimo dalle vostre chiese, rimarrebbero edifici più o meno belli, in base alla perizia e bravura degli architetti e decoratori. Invece la Presenza di Dio in voi coppie è stabile, non si può togliere, è permanente. La si può coprire di spazzatura (il peccato) o la si può ignorare (distrazioni varie), ma non cancellare. È un po’ come la brace sotto la cenere, basta il soffio dello Spirito e subito la fiamma riprende vita e vigore. L’augurio per voi, carissimi sposi, per il 2022 è di sperimentare personalmente questa frase di Papa Francesco: “La presenza del Signore abita nella famiglia reale e concreta, con tutte le sue sofferenze, lotte, gioie e i suoi propositi quotidiani” (Amoris Laetitia 315). Possiate vedere e toccare con le vostre mani Gesù vivo e risorto che ha voluto prendere dimora proprio a casa vostra.

ANTONIO E LUISA

Ogni tanto dovremmo ricordarci che Gesù non è solo in chiesa nel tabernacolo. Andate dalla vostra sposa, dal vostro sposo e abbracciatevi. All’interno di quell’abbraccio c’è il noi degli sposi. Quello è luogo sacro, abitato da Gesù vivo e reale, in modo molto simile all’Eucarestia. Questo è un mistero grande. E’ un mistero talmente grande che non ci pensiamo mai. Eppure è proprio così. All’interno del nostro abbraccio c’è Gesù. Il nostro sacerdozio è custodire quella presenza nel dono vicendevole e tenero. Se non capiamo questo e se non facciamo questo, rendiamo vana ogni Messa, ogni preghiera, ogni pellegrinaggio, ogni novena e rosario. Lo scopo della nostra vita non è partecipare a dei riti. Quante volte Gesù ha ripreso i farisei perchè vivevano una fede esteriore. Lo scopo della nostra vita non è altro che custodire e mostrare al mondo quella presenza che è nella nostra relazione. Non serve essere perfetti per questo. Ce lo racconta la Bibbia dove Dio non ha mai scelto di servirsi dei più forti, dei più famosi e dei più importanti. Dio si è sempre servito dei più semplici perchè attraverso di loro si potesse scorgere Lui. Meravigliosa missione la nostra.

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Testimoni dell’amore. Lettera di Papa Francesco agli sposi.

Riprendiamo la meravigliosa Lettera agli Sposi di Papa Francesco. Se volete leggere il primo articolo dedicato cliccate qui.

In un altro passaggio molto interessante Papa Francesco affronta il tema educativo. I genitori come primi educatori dei figli.

Cari sposi, sappiate che i vostri figli – e specialmente i più giovani – vi osservano con attenzione e cercano in voi la testimonianza di un amore forte e affidabile. «Quanto è importante, per i giovani, vedere con i propri occhi l’amore di Cristo vivo e presente nell’amore degli sposi, che testimoniano con la loro vita concreta che l’amore per sempre è possibile!»

Papa Francesco ci mette con le spalle al muro. I nostri figli hanno bisogno di testimoni. Non hanno bisogno di predicatori che dicono loro ciò che è giusto o sbagliato. Certo noi genitori siamo chiamati a dare delle regole e ad aiutare i nostri figli a comprendere ciò che è bene e ciò che è male. Questo però non basta. Dobbiamo essere, almeno cercare di essere, testimoni credibili di ciò che proponiamo loro. Il Papa ci indica anche la strada. E’ importante dare testimonianza di un amore forte ed affidabile. Non riguarda solo l’amore che rivolgiamo ai nostri figli. Riguarda, prima di ogni altra cosa, l’amore che i nostri figli hanno bisogno di vedere tra di noi. I nostri figli sono frutto del nostro amore di sposi e per loro non c’è nulla di più bello e forte che essere consapevoli che sono frutto di qualcosa di bellissimo che è proprio l’unione di papà e mamma. Non significa che non ci vedranno mai in crisi o in momenti di difficoltà e di sconforto. Significa che vedranno papà e mamma capaci di perdonarsi sempre, capaci di un bacio e di un abbraccio, capaci di aiutarsi ed ascoltarsi. Capaci di volersi bene, nonostante i limiti che hanno e in ogni situazione della vita. Capaci non perchè sono perfetti e non sbagliano mai, ma capaci perchè sanno chiedere scusa e ricominciare. L’amore che vedranno tra il papà e la mamma sarà il primo esempio che custodiranno nel cuore e che influenzerà poi il loro modo di approcciarsi all’amore e alle relazioni affettive.

La paternità e la maternità vi chiamano a essere generativi per dare ai vostri figli la gioia di scoprirsi figli di Dio, figli di un Padre che fin dal primo istante li ha amati teneramente e li prende per mano ogni giorno. Questa scoperta può dare ai vostri figli la fede e la capacità di confidare in Dio.

Per noi genitori cristiani la Messa dovrebbe essere un momento fondamentale. E’ quel momento in cui riconsegniamo i figli al Padre. Riconosciamo che l’origine della loro vita non siamo noi, che la loro felicità non dipende soltanto da quanto sapremo dargli, dalla formazione scolastica, dalle attività sportive, culturali o musicali. Tutte belle cose che possono servire a fruttificare i loro talenti umani e spirituali, ma che non possono bastare. E’ necessario che comprendano che tutto ciò che fanno può acquistare il giusto valore e il giusto senso se letto alla luce della vita eterna e dell’amore di Dio. Solo se riusciremo a trasmettere loro il desiderio di incontrare l’amore di Dio potremo dire di essere riusciti a dare ai nostri figli gli strumenti per vivere una vita piena e realizzata. Certo non dipende solo da noi, entra in gioco la loro libertà e possono anche rifiutare il nostro Dio, anzi è bene che lo rifiutino perchè possano trovare il loro Dio, fare il loro incontro personale con la misericordia del Padre e l’abbraccio tenero di Gesù e della sua dolce mamma Maria. Solo riconsegnandoli a lui, sono convinto che, qualsiasi cosa accada, la loro non sarà una vita buttata, ma vissuta alla luce di qualcosa per cui vale davvero la pena vivere, sarà una vita che guarda ad un orizzonte eterno e a un amore infinito. Credo che con le sue parole il Papa volesse esprimere proprio questo desiderio che ogni genitore cristiano dovrebbe custodire nel cuore.

Con il prossimo articolo proseguiremo insieme nella lettura di quanto il Papa ha voluto consegnarci attraverso la sua lettera. Nel frattempo spero che anche questa breve riflessione possa esservi utile.

Antonio e Luisa

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Matrimonio da preparare e vivere con le tre F!

Un matrimonio fin dal suo inizio va preparato. Non negli addobbi e nei servizi offerti in quel giorno, ma serve prepararlo dal dì dentro, dal cuore! E in questa preparazione ci vuole l’impegno di entrambi, la libera volontà di entrambi ad andare in quella direzione, nonostante le proprie differenze caratteriali, capacità, carismi e tempi che non sono uguali. Entrambi, lui e lei, devono camminare nella stessa direzione. Un matrimonio fin dal suo inizio deve dirsi Felice, Fecondo, Fedele.. ed è il frutto dell’impegno generoso, della ricerca, della preparazione che ambedue gli sposi devono metterci. Nulla può essere lasciato in balìa della superficialità, dell’improvvisazione. Da una scelta matrimoniale dipende tutta la vita di una persona, dipende tutta la tua vita, e la sua! 

La vocazione matrimoniale non si improvvisa, ma come per le altre vocazioni ci si prepara! Come un calciatore si allena tutti i giorni e con fatica per riuscire, così per svolgere un lavoro si studia tanti anni e si apprende il mestiere prima di svolgerlo, così un giovane che pensa al Sacerdozio non viene ordinato subito dopo la sua scelta, ma entra in seminario, si prepara. Così è per il matrimonio! Un matrimonio è da allenare, è da preparare, è da rinnovare continuamente.. per non fallire nel futuro, devi prepararti ora!! 

Devi cercare la bellezza del matrimonio, il significato della grazia sacramentale, il Mistero Grande dell’amore sponsale! Nessuno diventa calciatore se non guarda mai una partita di calcio, non puoi imparare a cucinare se non conosci gli ingredienti. Dove attingi per alimentare il tuo matrimonio? A chi guardi? Cosa leggi? Con chi parli? Un tempo c’erano i genitori o i nonni testimoni dell’amore fedele. Oggi a chi guardi? 

Sposarsi in Chiesa significa accettare l’impegno di continuare senza sosta a ricercare l’unione fra noi due. L’unione matrimoniale va continuamente, incessantemente riedificata e costruita. Lasciando sempre spazio alla creatività dell’amore. Sposarsi è firmare un contratto con l’amore senza scadenza, dove se ti impegni continuerai a giocare, ad essere in prima linea, perché l’amore non sfiorisce ma matura e dona frutto! 

Essendo stati battezzati in Cristo, e ancor più in forza della grazia che ci vien data con il sacramento delle nozze, si è chiamati a diventare partecipi e testimoni viventi dell’amore di Dio, verso gli altri, verso le altre coppie che cercano “coppie guida” a cui guardare, a cui ispirarsi. Un compito enorme che ci vien dato ma che mettiamo in atto, non per forza compiendo grandi opere in parrocchia, ma nel nostro semplice vivere l’amore sponsale di tutti i giorni, nel luogo dove dimori. Vivi il tuo matrimonio, la tua famiglia scoprendo, ricercando, allenando e vivendo l’amore sponsale. 

Quali possono essere gli esercizi per un buon allenamento pre-matrimoniale? 

Ritorniamo oggi su 3 ingredienti: FELICITA’, FECONDITA’, FEDELTA’

FELICITA’: L’uomo vive per essere felice. Ricerca la felicità costantemente, e in qualsiasi modo. Di solito si cerca la felicità, o forse meglio dire benessere, in quelle cose o relazioni che ti soddisfano subito, e che in qualche misura ti fanno godere in quell’istante. Ma poi come un fiammifero, fanno presto a consumarsi, lasciandoti l’amaro in bocca. La vera felicità si conquista passo dopo passo, imparando ad amare e lasciarsi amare. A dire bene dell’altro, accogliendo tutto di lui/lei anche le parti più deboli o diverse dalle tue. Essere Felici vuol dire lasciare libero l’altro di saperti amare come può, con quello che ha e scoprire che c’è un Bene per te, che non trovi nelle cose di questo mondo ma risiede nel cuore di Dio. Essere felici è riconoscere che chi hai accanto non te lo sei trovato da te, ma ti è stato donato. E come tutti i donatori che si rispettino, con quel pacco regalo, ti sta dicendo tutto il Suo Amore per te. Ti vuole felice! Perché ti AMA! 

FECONDITA’: Una relazione felice è in sé feconda, perché porta vita, unisce un ragazzo e una ragazza, con le proprie sfere sociali che vivono, i primi amici, le proprie famiglie, i propri interessi, allargando quello che era lo sguardo di uno, a due persone. Una relazione è feconda perché i due non vivono chiusi in sé stessi, ma restano aperti agli altri, perché l’uno è spinta e trampolino per l’altro. In una relazione feconda, l’altro è colui che cercando il mio bene, mi aiuta a crescere come persona, a crescere nell’amore e a vedere la bellezza che abita attorno a noi.  

Il matrimonio è anch’esso, in sè fecondo fin dal suo inizio. Perché non è un atto privato, ma che coinvolge la comunità. È fecondo perché porta quella gioia, quella felicità fin dall’annuncio sponsale, è fecondo perché dona vita, è annuncio di vita bella, piena: “ci sposiamo” = la vita ha vinto, l’amore ha vinto. È bellezza che contagia! È emozione che raggiunge. Il matrimonio è fecondo perché unisce due famiglie, quella dello sposo con quella della sposa. È fecondo perché lasciando tuo padre e tua madre, diventi una nuova pianta che non sta più nel vaso di famiglia. È come quando separi un germoglio dal vaso iniziale. 

È fecondo dal giorno dopo le nozze, perché i due sposi si son promessi un amore eterno che non finirà, un amore che guarda alla vita! Non è un amore con scadenza, come la vita dei figli non ha scadenza, non facciamo un figlio per 10 o 20 anni, così come non ci amiamo per soli 10 anni, o finché c’è amore. Ma in eterno ci amiamo, ci promettiamo davanti alla Chiesa e alla comunità di amarci per sempre, così come in eterno doniamo la vita. E se due sposi non possono aver figli? (Ci torniamo in un altro articolo! Qui spendiamo solo un esempio) Un matrimonio è fecondo in ugual misura! La fecondità non è la quantità di figli! Ma l’amore che si genera. Facciamo un esempio orto-botanico. Ci son piante che fanno fiori, e altre frutti, piante che devi trapiantare, dividere, perché crescono e germogliano. Ma ci son piante che non fanno fiori, non fanno frutti, son difficilissime da separare o far germogliare eppure fanno ciò che è più importante, vitale e  fecondo per me, per te: danno ossigeno! Cos’è più vitale? Un fiore o l’ossigeno? Un Pino non fiorisce ma è l’albero che rende fecondo il Natale! Anche voi siete fecondi! 

FEDELTA’: Una relazione è fedele non solo quando non si compie il tradimento più grande e concreto! Ma la fedeltà riguarda ogni piccolo gesto quotidiano con cui dici no a tua moglie, dici no a tuo marito per guardare ad altro! Una relazione è infedele, quando il lavoro ruba lo spazio dell’amore con la tua sposa, o quando gli hobby rubano lo spazio dell’amore con il tuo sposo. Ciò che toglie vita a voi due, è un piccolo atto di infedeltà! Prendiamo questa volta come esempio, una suora di clausura che ha sposato il Signore, e sua fedeltà è la preghiera quotidiana, più volte al giorno. Se dovesse venire a mancare ad uno di questi appuntamenti, perché magari viene trattenuta in cucina e non prega più il vespro, peccherà di infedeltà. 

La fedeltà è un cammino che necessità di regole, ben precise, ferree, senza scappatoie. Appuntamenti a cui non dobbiamo mancare come le Liturgia delle ore per un religioso. Regole che non vogliono essere paletti per non fare il male, ma che ci richiamano ripetutamente al bene, all’amore fedele. Momenti di fedeltà che ci insegnano ad attendere l’amato, e ci preparano ad un incontro bello.

La fedeltà è un cammino che bisogna iniziare a vivere fin dal tempo del fidanzamento, allenando lo sguardo all’amato. E’ infedeltà guardare le altre donne, mogli, spose con desiderio. L’occhio è la nostra porta di ingresso, se pecchiamo con gli occhi, avremo già peccato con il cuore! Grande è un peccato di cuore tanto quanto o forse più di un peccato carnale! La fedeltà è da preparare, non si può arrivare impreparati al giorno delle nozze. Il fidanzamento è un esercitarsi a vedere la tua futura sposa, a donargli tempo, occhi, gesti, attenzioni, desideri.

Da sposi, deve perdurare questo esercizio, questa attenzione, senza lasciare che altri idoli rubino del posto nel cuore. Quando per non amare lui/lei, crei impegni, situazioni, scuse che tolgono gesti d’amore per lui, vivi l’infedeltà. In questa infedeltà possono rientrare i figli, quando tolgono tutto lo spazio fra mamma e papà o la famiglia di origine che rimane presenza pesante fra i due sposi. Il primo amore degli sposi resta il coniuge!

Buona preparazione, buon allenamento al matrimonio! 

Anna Lisa e Stefano – @cercatori di bellezza

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Fate elemosina tra voi?

Pochi giorni fa si è celebrata la giornata mondiale dei poveri ad Assisi. Per l’occasione anche papa Francesco, sempre attento a questa tematica, si è recato ad Assisi. Mi vorrei soffermare su un passaggio del suo discorso pronunciato nella Basilica di Santa Maria degli Angeli. Un discorso non rivolto certamente agli sposi, ma che si può leggere anche in chiave sponsale. Il papa ha affermato:

Dicevo che siamo venuti per incontrarci: questa è la prima cosa, cioè andare uno verso l’altro con il cuore aperto e la mano tesa. Sappiamo che ognuno di noi ha bisogno dell’altro, e che anche la debolezza, se vissuta insieme, può diventare una forza che migliora il mondo.

Questa riflessione del Papa mi piace moltissimo. Non esiste solo la povertà materiale. Esistono tantissime povertà anche spirituali, umane e caratteriali. Quante volte il nostro coniuge è povero nel suo modo di relazionarsi con noi. Quante volte sbaglia. Quante volte cerca di succhiare la nostra ricchezza per riempire i suoi vuoti. Esattamente come siamo poveri noi. Allora cosa fare? Nelle parole del Papa c’è un insegnamento grandissimo.

Spesso noi, quando incrociamo un povero, facciamo dell’elemosina. L’elemosina sia chiaro è una cosa buona e giusta. Nasconde però un’insidia. Chi fa l’elemosina mantiene una certa distanza da chi la riceve. Chi fa l’elemosina si pone in una posizione di superiorità rispetto a chi la riceve. Chi riceve l’elemosina può sentirsi umiliato da come la riceve. A volte si fa l’elemosina per sentirsi a posto con la coscienza e per avere una gratificazione personale più che per aiutare l’altro che viene percepito come qualcuno inopportuno, perchè ci mette di fronte ad una situazione che ci provoca qualche imbarazzo. Pensate ai vari poveri che incontrate lungo la strada. Almeno io, lo ammetto, non sempre sono felice di incontrarli e non sempre sono ben disposto. A volte faccio fatica a sopportare la loro insistenza.

Questo atteggiamento non è cristiano. Fare l’elemosina in questo modo può essere di aiuto a chi è nel bisogno ma non fa bene spiritualmente a chi la fa. Il Papa chiede un cambio di prospettiva. Ci chiede d passare dal fare un’elemosina al condividere la nostra ricchezza con l’altro. E qui arriviamo a noi cari sposi. In una coppia solitamente c’è uno dei due più avanti nel cammino di fede, più perseverante, più forte spiritualmente. Questo può creare pericolosi squilibri nella relazione. La fragilità dell’altro può essere sopportata come un’elemosina piuttosto che essere accolta come un’occasione per condividere ciò che noi siamo e che possiamo dare per sostenere.

Se verrà accolta come un’elemosina il nostro perdono e la nostra accoglienza sapranno di falso. Ci sentiremo superiori di fronte alla debolezza dell’altro e ci sentiremo bravi a differenza dell’altro. Ci porremo di fronte alla sua debolezza come una persona che la tollera. Che quindi tollera l’altro. Le parole saranno fredde, scostanti e di rimbrotto. L’altro si sentirà umiliato e non accolto. Nonostante a parole staremo perdonando, il nostro sguardo dirà altro.

Se verrà invece accolta come una condivisione cambierà tutto. La sua debolezza diventerà nostro impegno. La sua difficoltà troverà posto nel nostro cuore. L’altro si sentirà forte della nostra forza. Rinvigorito dal nostro perdono e curato dal nostro sguardo. Non ci sarà umiliazione, ma desiderio di restituire quell’amore gratuito appena ricevuto. Desiderio di essere riconoscente verso il perdono immeritato ricevuto.

Sappiate accogliere quindi le vostre povertà reciproche come ha affermato il Papa e come ci ha insegnato madre Teresa:

Signore, quando ho fame,
dammi qualcuno
che ha bisogno di cibo;
quando ho sete,
mandami qualcuno
che ha bisogno di una bevanda;
quando ho freddo,
mandami qualcuno da scaldare;
quando ho un dispiacere,
offrimi qualcuno da consolare;
quando la mia croce diventa pesante,
fammi condividere la croce di un altro;
quando sono povero,
guidami da qualcuno nel bisogno;
quando non ho tempo,
dammi qualcuno
che io possa aiutare per qualche momento;
quando sono umiliato,
fa che io abbia qualcuno da lodare;
quando sono scoraggiato,
mandami qualcuno da incoraggiare;
quando ho bisogno
della compressione degli altri,
dammi qualcuno che ha bisogno della mia;
quando ho bisogno che ci si occupi di me,
mandami qualcuno di cui occuparmi;
quando penso solo a me stesso,
attira la mia attenzione su un’altra persona.

Antonio e Luisa

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Il sacramento del matrimonio. Dialogo tra chi lo studia e chi lo vive. (2 parte)

Riprendiamo la sintesi della diretta con don Manuel Belli. Per chi avesse perso la prima parte e volesse leggerla lascio il link.

C’è differenza tra l’essere sposato sacramentalmente e l’essere solo convivente o sposato civilmente? Se no, a cosa serve un sacramento? Se si, perchè solo noi cristiani possiamo avere questa ricchezza e perchè tanti matrimoni falliscono comunque?

Sono temi complessi da affrontare in poco tempo. Partiamo col dire che non è la stessa cosa scegliere di sposarsi sacramentalmente o fare scelte diverse. Il matrimonio è qualcosa che precede il sacramento. Cosa aggiunge quindi la grazia? Sicuramente non è un’assicurazione divina che il matrimonio non fallirà. Dio ti dà tutti i doni necessari ma ricordiamo che Gesù ci ha amato fino alla croce. La grazia non è magia. Il matrimonio è partecipare al mistero dell’amore di Cristo, ma l’amore di Cristo non è costato poco. Il sacramento permette di rappresentare nella propria esistenza la stessa qualità dell’amore di Cristo, ma questo esige tanto da parte degli sposi; serve davvero una conformazione della vostra libertà personale alla missione che vi è stata affidata. Serve davvero, come ho già detto prima, una vita per capirlo e viverlo sempre di più. Noi veniamo da una società dove era scontato credere. Il matrimonio era semplicemente qualcosa che andava fatto. Oggi non è più così! Per questo credo che nel cammino di preparazione al matrimonio debba esserci una ripresa di coscienza della propria vita di fede. Senza la passione per la croce di Gesù e per il Vangelo credo sia difficile per due sposi riuscire nella missione che il sacramento affida loro. Don Andrea Bozzolo, un docente che si è occupato molto del matrimonio, dice proprio questo. La Chiesa ha insistito tanto sull’efficacia del matrimonio nella misura in cui è esplicito il consenso. Ora c’è una nuova necessità da verificare ed esplicitare: la necessità della fede. In che misura il consenso di chi si sposa è espressione della sua fede.

Già Benedetto XVI esprimeva il suo dubbio sulla validità del sacramento in mancanza di una fede matura e consapevole.

Si, perchè adesso ci si rende conto che non è più scontato avere la fede, anche per chi si sposa in Chiesa. Sposarsi in Chiesa cosa comporta poi nella mia vita di sposo se non ho la consapevolezza e il desiderio di conformarmi alla qualità dell’amore di Gesù sulla croce? Il sacramento diventa qualcosa sullo sfondo, qualcosa di insignificante nella vita e nelle scelte di tutti i giorni. D’altronde il matrimonio c’era anche prima di Gesù. Quando Gesù ha istituito il sacramento del matrimonio? Il matrimonio non è stato “inventato” da Cristo, esiste fin dalla creazione. Si parla infatti di sacramento naturale. Gesù perfeziona quello che da sempre è nella storia e permette di realizzarlo in pienezza. Dio imprime in un uomo e una donna che si amano, che si promettono alleanza e che sono aperti alla generatività, il suo sigillo, da sempre. In ogni relazione dove ci sono tutti e tre questi ingredienti c’è già un segno di Dio. Segno che Gesù, attraverso il sacramento, perfeziona e rende pieno.

Torniamo a Gesù quando parla del matrimonio. Gesù dice che fin dalle origini era prevista quella relazione che tu spieghi bene ma che per la durezza del cuore degli uomini non era stata sempre possibile concretizzare tanto che nella Legge era previsto il ripudio. Quindi è sempre un problema di apertura del cuore alla grazia. Gesù ci dà la possibilità di tornare con la forza redentrice del sacramento all’amore delle origini.

Quella pagina è meravigliosa. Gesù ha la “pretesa” di dire una parola sulla Creazione. Con autorità dice cosa sta all’inizio. Prende la stessa autorevolezza del Creatore e racconta come era all’origine. All’origine c’è una fedeltà eterna con cui Dio imprime il Suo sigillo sulla relazione uomo-donna nella Creazione. Quindi ogni volta che un uomo e una donna si amano in questo modo sulla terra stanno dicendo qualcosa dell’amore di Dio. E’ importante che gli sposi ne siano coscienti. Non sono senza peccato ed è importante prendere coscienza della salvezza che ha operato Gesù nella loro vita e nel sacramento per mostrare quell’amore. Solo così due sposi possono sentirsi all’altezza di quel compito. Per questo insisto nel dire che senza fede anche il matrimonio diventa troppo esigente, diventa difficile se non impossibile vivere questo tipo di amore in pienezza. Non può esserci una “manutenzione” del matrimonio senza una “manutenzione” della fede.

Quanto è importante vivere il matrimonio all’interno di una comunità che si nutre dello stesso pane spezzato?

E’ fondamentale. C’è un legame fortissimo tra l’Eucarestia e tutti gli altri sacramenti. Eucarestia e matrimonio si parlano a vicenda. Entrambi esprimono tutto quello che c’è dentro nella grazia di Cristo. Un uomo e una donna che si amano nella forma dell’amore di Cristo Crocifisso stanno mostrando l’amore di Dio e nell’Eucarestia c’è dentro tutto quello che c’è da comprendere di Gesù. In entrambi i sacramenti c’è dentro il DNA della rivelazione cristiana ma si devono parlare. Due sposi che vivono l’Eucarestia stanno andando alla sorgente. Si stanno alimentando di ciò che poi sono chiamati ad esprimere nella loro vita coniugale.

Ultima domanda ma credo la più interessante. Io ho scritto nel mio libro di prossima pubblicazione, “Sposi profeti dell’amore” edito da Tau Editrice, che quando io faccio l’amore con mia moglie posso capire cosa sia l’Eucarestia e quando guardo l’Eucarestia posso capire qualcosa della grandezza e della sacralità dell’amplesso tra gli sposi. Cosa ne pensi?

Vuoi crearmi problemi insomma! Su questo argomento ho scritto un articolo che ha creato un po’ di fraintendimenti. Associavo l’eros all’Eucarestia. Mi dai occasione di spiegarmi. L’eros è una forma dell’amore. In greco ci sono due parole per esprimere l’amore: eros e agape. L’agape è l’amore oblativo di dono mentre l’eros è l’amore che suppone un corpo, l’aspetto pulsionale e l’aspetto del desiderio. L’agape è più attivo (io che dono) mentre l’eros è più passivo (io ho bisogno di). Servono entrambi. Eros senza agape può diventare addirittura violenza, mentre l’agape senza eros è irrealistico. Noi non amiamo sulle nuvole. Amiamo con un corpo, con dei desideri e delle passioni, amiamo nella carne. L’amore che Gesù ha avuto per le persone e per il Padre è agape certamente, ma Benedetto XVI, in Sacramentum Caritatis, dice che è anche eros. Nel senso che Gesù ha completamente trasfigurato il Suo corpo in un dono d’amore. La passione ci dice che Gesù ha sentito, ha patito e ha scritto addirittura sulla sua carne, l’amore che ha avuto e donato. Questo intendo per eros che si trasforma in agape. Gesù ha completamente trasfigurato il Suo corpo in un dono d’amore. Così per gli sposi. Cosa è l’aspetto erotico nella vita di una coppia. E’ la concretezza dell’amore e del dono reciproco. In una coppia di sposi è importante che ci sia l’amore oblativo ma anche l’eros e il desiderio. L’agape si fa eros e l’eros si fa agape. Dove troviamo la sintesi perfetta di questa dinamica sponsale? Nell’Eucarestia. Due persone che si sono promesse alleanza e che sono aperte alla vita e che vivono la propria unione carnale, a me sembra abbiano dentro una particella di Dio. D’altra parte vale il contrario: quando io sposo vivo l’Eucarestia ho il DNA per comprendere che desidero mia moglie e che con lei voglio costruire una storia. Spero di essermi spiegato.

Grazie don Manuel. Una chiacchierata molto interessante che cercheremo di replicare. Alla prossima.

Antonio e Luisa

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Preghiera, quel tempo che non ho 

Quando è stata l’ultima volta che hai pregato insieme a tuo marito? A tua moglie? 

Quando è stata l’ultima volta che hai pregato insieme alla tua famiglia? Ai tuoi figli? 

Tante coppie denunciano la difficoltà di pregare insieme. Spesso è una forma di pudore che si manifesta all’interno della vita coniugale, nonostante il fatto che i due siano abituati alla preghiera, ma.. individuale. Non ci viene di dire al nostro compagno: “preghiamo insieme?” E se lo si dice e lo si fa, spesso si recitano due preghiere in cinque minuti che magari non danno gusto. Se una cosa non dona gusto, non è bella. Come fai allora a dire “wow che bello! Grazie! Preghiamo anche domani!” 

Come dargli gusto allora? 

Come mantenere l’impegno-gioia di pregare insieme? 

La preghiera dev’essere un appuntamento per vivere un tempo di pace, di grazia, di ristoro, di affidamento, di lode, di benedizione e coraggio. 

La preghiera scaturisce dalla fiducia in Dio e non è un’azione passiva ma attiva, perché capace di trasformare le situazioni di ogni giorno, rinnovandone il significato. 

La preghiera rinfranca la nostra Fede. 

Anche noi, Anna e Ste, abbiamo fatto fatica e ancora oggi fatichiamo ad avere un appuntamento costante, giornaliero di preghiera. Se calcoliamo che col coniuge si passano sotto lo stesso tetto (smartworking a parte..) meno di 12 ore di cui tra le 6 e le 8-9 a dormire e nelle altre 3 c’è magari un pasto, e tutte le cinquanta, cento cose che devi fare in casa, o che ti piace fare in casa o fuori : dal tempo di gioco coi figli, al lavare i piatti, al cane da portar fuori, a quel film che non ti vuoi perdere, al calcio in televisione che oramai è h24, al corso di nuoto, all’ora di yoga.. etc .

Il risultato che si ottiene è che la difficoltà del non pregare insieme, risiede in quel “non avere tempo”. Come non darvi ragione! 

Eppure: cristiani sì, ma senza tempo-preghiera a Dio. È un po’ come dirsi studenti e non andare a scuola. 

Il tempo per la preghiera si deve sempre trovare! 

Il tempo è di Dio e a Lui va restituito, non come privazione di qualcosa ma come riscoperta della priorità dei valori che ridanno qualità alla vita, per intessere rapporti di umanità nuova perché rinnovata in Cristo. 

È sulla base di questo che si può scegliere che “stile di vita” avere, è sulla base di questo che la televisione, l’uso dei social network, gli hobby e tanto altro non diventeranno prioritari o addirittura essenziali alla nostra vita. 

Ricordi quando da fidanzato il tempo per “andare a morosa” (come si dice dalle nostre parti..) lo trovavi? Eppure lavoravi anche allora, forse avevi anche più hobby, certo non avevi le responsabilità e i compiti casalinghi che gravano sui genitori, eppure il tempo c’era. Correvi da lei, da lui anche per poco tempo la sera, o gli donavi il tempo di un telefonata, di una videochiamata che era bella, dava gusto. Ti salutavi dandoti un nuovo appuntamento: “E allora vediamoci anche domani”.

Quel tempo per l’amato, si trovava ed era bello. Perché non si può trovare quel tempo con l’Amore? 

Mancanza di gusto? 

Mancanza di innamoramento con Dio? 

Non abbiamo ricette precise da darvi, per pregare insieme, ognuno da innamorato deve trovare il modo di “andare a morosa” con Dio. 

Chi pregando prima dei pasti con tutta la famiglia. 

Chi con un Pater, Ave, Gloria. 

Chi fermandosi davanti ad una candela, dialogando e pregando con il coniuge. 

Chi recitando un rosario, chi solo una decina. (Siamo nel mese di ottobre.. approfittane.. -vedi articolo di padre Luca Frontali, link in fondo al nostro).

Chi seguendo la liturgia delle ore che la Chiesa ci dona, pregando magari il vespro o la compieta insieme. 

Come vedete tanti sono i modi di pregare, l’importante è trovare quel gusto che ti fa dire: “che bello! Grazie! E allora vediamoci ancora domani”.

L’importante è riscoprire quell’innamoramento con l’Amore che non può mancare nella nostra vita di coppia. 

L’importante è dare tempo alla nostra giornata, perché la mondanità e le leggi del mondo non schiaccino il nostro amore per Dio! 

Noi non siamo del mondo, ma siamo di Dio! 

Pensa se lavoro, hobby, impegni ti avessero fatto perdere la ragazza/o tanto anni fa, ora tua moglie/marito.. cosa avresti fatto? 

Non perdere oggi il tempo per Dio Amore, guardalo come un fidanzato/a, datti una regola di vita, una regola giornaliera, scandendo il tempo e mettendo ordine nelle cose che fai e che possiedi. (tempo televisione, tempo cellulare, tempo hobby). 

Sprechiamo un sacco di tempo, togliendolo a chi ci dona il tempo e la vita! 

La famiglia che prega resta unità. (Papa Francesco) Vorremo tendere una mano, tenderci una mano anche a noi stessi, che spesso non troviamo il tempo con Dio. E lo facciamo così, proponendovi di trovarci da questo lunedì sera 10/10 su Instagram per recitare insieme alle 21.30 il Rosario Mariano, domani martedì 11/10 alle 21.30 la preghiera della sera della Chiesa la compieta, mercoledì 12/10 la coroncina della famiglia, giovedì 13/10 il il Rosario della famiglia, venerdì 14/10 il vespro. Un modo per farci assaporare alcuni dei modi per pregare e “morosare” l’Amore. Lasciando che ognuno cerchi il modo più gustoso e bello per pregare con il proprio sposo/a, famiglia, stando con Lui.

Vi aspettiamo! Stay in Prayer!

Link articolo padre Luca https://matrimoniocristiano.org/2021/10/02/ottobre-mese-del-rosario-ottima-preghiera-di-coppia/


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Stare con il tuo sposo, stare con Gesù!

Con il passaggio delle reliquie di Carlo Acutis in parrocchia abbiamo avuto modo di conoscere di più la sua vita, il suo vissuto.

Sono tante le cose che ci hanno colpito, ma una più di tutte ha suscitato in noi stupore e bellezza: il suo stare con Gesù, il suo stare davanti all’Eucarestia come solo un ragazzino adolescente sa fare.

Quella sera anche noi siamo stati in adorazione con Carlo davanti al Santissimo. Come ogni volta, è stato un momento di intimità speciale. Nel rientrare a casa quella sera però, ci siamo accorti di quanto ci mancano momenti in cui assaporare quella relazione con Gesù, di quanta bellezza ci sia in quello stare di fronte a Lui. È stato e dev’essere un po’ come quando accogli in casa un amico che non vedi da tempo, uno stare che ridona gusto. È come quello stare con tuo marito una sera voi due, che da quando vivi insieme e hai dei figli è un tempo che ti sfugge e che non hai più tanto spesso. Quello stare che ti spinge a dire: “Che bello! Vediamoci ancora domani”. Un po’ come è successo a Pietro, Giacomo e Giovanni quando sul monte con Gesù, non vogliono più scendere. (Mc 9,2-8). È troppo bello stare lì, è troppo bello stare con le persone che ami.

E tu con Gesù, Riesci a percepire questa bellezza ? Riesci ad assaporare questo tuo stare con Lui?

Quanto manca spesso la relazione a “tu per tu”con Lui, una relazione profonda da amico, intima, da sposo. Quanto ci manca quel tempo di intimità per dialogare con Lui. Carlo, -raccontava l’allora cappellano dell’ospedale di Monza – parlava a Gesù delle sue giornate, come fa un ragazzino con il suo papà. In modo semplice e naturale. Che bellezza! È in questo tipo di relazione che rimane il gusto buono dell’intimità con Lui. Saper stare con Gesù e parlargli in semplicità del nostro ordinario. Carlo non ha fatto altro che dialogare con Gesù nel modo in cui era capace in quel momento della sua vita. Quanto ci insegnano i più piccoli. Ci insegnano la semplicità, la genuità dello stare con chi si ama. Spesso cadiamo nelle logiche complesse dell’età adulta, crediamo di non aver niente da dirGli o al contrario cominciamo a fare discorsoni manco fossimo Aristotele e lo bombardiamo di domande e richieste infinite. Che bello invece inginocchiarsi di fronte ad un papà, di fronte ad una mamma, di fronte al proprio sposo, alla propria sposa, e parlargli semplicemente condividendo e comunicando l’amore ordinario che viviamo.

Stare davanti all’Eucarestia è bellezza per il cuore. È parlare del nostro vivere l’amore giornaliero con Lui, Amore Totale!

Ma Come fare a stare con Lui per così tanto tempo, magari ogni giorno?

Il lavoro, la casa, gli impegni, la cura verso il nostro sposo, la famiglia, i figli, dove incastro Gesù nel mio vivere? Nella società di oggi dove tutto corre veloce, e sembra di essere sempre saturi di tanto e di troppo, è difficile. Verrebbe da scriverlo in agenda “STARE CON GESU’”, per fissare con Lui un appuntamento; ovviamente se troviamo spazio, sennò sarà per un’altra volta. Quanto sarebbe invece bello e genuino non scrivere nulla in agenda, e tenerci uno spazio libero, bianco per lasciare che nel riposo trovi spazio l’Amore.

Da sposi, non è sempre facile però trovare questi momenti silenziosi e fermare il tempo. Ma forse il bello sta proprio qui: non possiamo non guardare al nostro vivere l’amore per il nostro sposo, per la nostra famiglia e non accorgerci che in ogni cosa che facciamo, in ogni attività o gesto di cura, lasciamo un’impronta indelebile d’amore. Anche quando ci sembra di compiere il gesto più piccolo e insignificante, stiamo invece mostrando Gesù sposo, Gesù che si fa padre, madre, misericordioso, Gesù che si prende cura, che ci accompagna, che fa festa per noi…

La relazione con Gesù la coltivo, la vivo ogni giorno celebrando i gesti d’amore che la mia vocazione mi chiama a vivere. Così tutto diventa sicuramente più bello e ha un senso!

Ci sono momenti però che tutto questo sembra non bastare.. . E qui veniamo forse al passo in più, all’andare oltre questi primi spunti, al centro del nostro articolo… e Carlo ci ha aiutati a riscoprire ancora una volta qual’è la relazione intima che salva.

Non fermiamoci a un gesto d’amore. Pretendiamo di più ancora.

Il nostro stare con la persona che si ama ci insegna che amare è anche quello stare a contatto, quel baciarsi, toccarsi, abbracciarsi che se è fondamentale in un amore sponsale, dev’essere fondamentale anche nel rapporto con Gesù. Questo rapporto è il centro di tutte le vocazioni.

A volte non basta vivere dei gesti d’amore quale preparare tutti i giorni il pranzo per il marito, o portare la moglie fuori a cena, o regalarle dei fiori, gesti bellissimi dove c’è amore, dove incontri l’Amore. Ma tuo marito, alla sera, lo vuoi anche abbracciare, toccare, salutare con un bacio. È un contatto che ti fa stare bene, che traduce in concretezza l’Amore sponsale. D’altronde qual’è il gesto più alto di Amore per gli sposi? Non risiede forse nel rapporto intimo, sessuale?

Lo stesso è con Gesù, puoi vivere tanti gesti d’amore ma lo vorrai poi Abbracciare, Accogliere, sentire la sua carne viva su di te, stare in intimità con Lui?

Ecco l’adorazione Eucaristica, ecco la sua presenza fisica, ecco quel contatto di cui ci nutriamo e di cui dobbiamo aver bisogno. Un contatto fisico, un contatto visivo, una presenza che ci invade.

Per riassumere, un po’ come per il mio sposo, del quale ho bisogno di perdermi fa le sue braccia e nutrirmi di quel contatto fisico che mi dona pace, mi rassicura, mi fa sentire protetta, accolta, desiderata, così anche con Gesù, ho bisogno di tornare a quel contatto e perdermi in un suo abbraccio. Perdermi in un incontro come la Comunione Eucaristica, come l’adorazione, che è esplosione di Luce, percezione di santità.

Quando ti comunichi a volte sembra di non avere le parole. Voglio parlargli e lo faccio a mio modo, ma mi rendo conto che quelle parole non bastano, e allora resto lì, semplicemente lì, davanti a Lui ad assaporare la sua presenza di cui in quel momento i miei sensi si nutrono.

Che cosa rende così speciale quel rapporto intimo con Gesù?

Concludiamo con un ultimo spunto:

Gesù è Unione sempre!

Stare davanti a Gesù eucarestia ti restituisce una viva percezione di quanto Lui non ti lasci mai solo. E lo faccia mettendoti in intima unione anche con le persone che oggi non sono presenti fisicamente accanto a te. Ti accorgi così di come Lui sia il collante, sia Unione e in quel momento li rende presenti accanto a me, accanto a te, come in un abbraccio. Rende presenti i nostri figli saliti al cielo, la mamma, i nonni Santi Angeli custodi, e gli stessi cari Santi che pur non avendo conosciuto di persona sono entrati a far parte delle nostre amicizie del Cielo, proprio come Carlo Acutis, che è venuto come un amico e ci ha portato questi nuovi spunti di bellezza.

Per altre info su come stare davanti all’Eucarestia, chiedete a lui, maestro a 15 anni di Adorazione! Che bellezza!

Dagli spunti-appunti di Anna

Anna e Ste

Cercatori di bellezza


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Siamo uomini: oltre il testosterone c’è di più.

Cinquantenni disgustosi, maschi omofobi. Ho avuto a che fare per anni con ‘sta gente volgare per via dei miei giri. Sono cresciuto con ‘sto schifo. L’aria densa di finto testosterone, il linguaggio tribale costruito, anaffettivo nei confronti del femminile e in generale l’immagine di donna oggetto con cui sono cresciuto.Sono allergico ai modi maschili, ignoranti con cui sono cresciuto. Allora indossare capi di abbigliamento femminili, oltre che il trucco, la confusione di generi è il mio modo di dissentire e ribadire il mio anarchismo, di rifiutare le convenzioni da cui poi si genera discriminazione e violenza.Sono fatto così mi metto quel che voglio e mi piace: la pelliccia, la pochette, gli occhiali glitterati sono da femmina? Allora sono una femmina. Tutto qui? Io voglio essere mortalmente contagiato dalla femminilità, che per me significa delicatezza, eleganza, candore. Ogni tanto qualcuno mi dice: ma che ti è successo? Io rispondo: ‘Sono diventato una signorina’

Achille Lauro

Ho letto per caso, scorrendo sui social, questa affermazione di uno dei cantanti del momento. Achille Lauro ripete il mantra del pensiero che ultimamante va per la maggiore, almeno in occidente: maschio è brutto mentre femmina è bello. Maschio è un concetto patriarcale e sorpassato. Uno stereotipo tossico. L’uomo per essere davvero amico della donna e accettabile socialmente deve smettere di essere maschio e fare proprie tutte quelle prerogative più femminili. Ha davvero ragione il buon e furbo Achille Lauro? (si furbo perchè io maliziosamente ho la convinzione che stia sapientemente cavalcando l’onda)

Ha ragione su alcune premesse. Spesso il maschio ha uno sguardo verso la donna poco rispettoso della persona. Uno sguardo oggettivante. Ne fa cioè sovente un oggetto da usare. D’altronde è qualcosa che c’è da sempre. San Giovanni Paolo II lo classifica come frutto velenoso del peccato originale commentando il versetto Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà.

La soluzione è quindi quella di trasformarci in un surrogato femminile come propone l’artista? Certamente no. La risposta corretta va in direzione completamente opposta. La soluzione è trasformarci si, ma da maschio ad uomo. Essere pienamente uomo, per noi cristiani di sesso maschile, significa fare nostri gli atteggiamenti e il modo di relazionarsi di Cristo. Cristo che è vero Dio ma non per questo meno uomo. Uomo pienamente maschio.

Cosa significa concretamente? Significa che dobbiamo crescere ed educarci a diventare ciò per cui siamo stati creati. Lo abbiamo scritto dentro. Il nostro corpo parla. Prendiamo qualcosa che abbiamo solo noi. Qualcosa che nel micromondo del nostro corpo può raccontare tanto di come siamo fatti. Mi riferisco agli spermatozoi. Ho trovato una spiegazione meravigliosa nel libro di Tommaso e Giulia Il cielo nel tuo corpo. Gli spermatozoi sono immagine di grande forza e vitalità. Sono immagine di virilità. Appena lanciati alla carica non si fermano, sono in competizione l’uno con l’altro. E’ una vera guerra. Vincerà solo uno. Devono affrontare, oltretutto, un viaggio breve ma pieno di insidie (la vagina è un ambiente acido per non parlare del sistema immunitario della donna). Alcuni ce la fanno, arrivano alla meta, lì dove c’è l’ovulo femminile ad attenderli. Cosa fanno? Attaccano come gli indiani a Little Big Horne? No, succede qualcosa di inaspettato. Tutta la loro aggressività si spegne. Inizia qualcosa di diverso. Inizia un dialogo d’amore (rende bene l’idea) tra uomo e donna. Tra gamete femminile e gameti maschili. Gli spermatozoi non cercano di ottenere con la forza l’accesso nella cellula uovo, ma attendono con umile pazienza che sia la donna a scegliere chi far entrare in lei.

Quando l’uomo è capace di gestire la sua forza al servizio della donna e della vita ecco il miracolo, ecco che comincia ad essere ciò che è. Una creatura meravigliosa capace di dare la vita esattamente come può fare lo spermatozoo. Ecco che la sua aggressività tanto disprezzata dalla nostra società prende una nuova forma e una funzione profondamente buona e positiva. L’aggressività controllata e incanalata diventa generatività.

Quindi non vergogniamoci perchè siamo uomini. Essere uomo non solo piace alla nostre donne ma è ciò che Dio vuole da noi. Un uomo è capace di scelte definitive, un uomo non si risparmia per il bene delle persone che ama, un uomo è una persona di cui ci si può fidare, un uomo è capace di spostare lo sguardo da sè all’altro. Un uomo è capace di sacrificio e trae la sua gioia dalla gioia che riesce a donare a chi ha vicino. Se il paragone con Gesù ci pare troppo pensiamo a San Giuseppe e di quanto sia stato tutte queste cose quando ha portato in salvo e custodito la Santa Famiglia.

Ha ragione quindi Achille Lauro quando mette in evidenza le contraddizioni del maschio. Ciò che non funziona non è però il troppo testosterone, come dice lui, ma l’immaturità di tanti maschi che non crescono e non diventano uomini. Come crisalidi che non mutano in farfalle. Il matrimonio in questo percorso è uno dei passaggi fondamentali. Almeno per me lo è stato. Luisa mi ha sposato che ero molto maschio e poco uomo. Con il tempo, con gli errori, con l’amore, con il sostegno reciproco e con la Grazia del sacramento giorno dopo giorno sono cresciuto e se oggi sono una persona migliore, un po’ meno maschio e un po’ più uomo è proprio grazie alla palestra che è e che è stata il nostro matrimonio. Papa Francesco esprime questa dinamica di perfezionamento reciproco molto bene:

Il matrimonio è anche un lavoro di tutti i giorni, potrei dire un lavoro artigianale, un lavoro di oreficeria, perché il marito ha il compito di fare più donna la moglie e la moglie ha il compito di fare più uomo il marito. Crescere anche in umanità, come uomo e come donna. E questo si fa tra voi. Questo si chiama crescere insieme. Questo non viene dall’aria! Il Signore lo benedice, ma viene dalla vostre mani, dai vostri atteggiamenti, dal modo di vivere, dal modo di amarvi. 

Antonio

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Ri-conoscersi una meraviglia

Oggi vorremmo tornare sulle parole che il Papa ha rivolto ai fedeli durante l’Angelus di domenica scorsa. I Versetti del Vangelo erano quelli di Mc 6,1-6. Gesù non veniva riconosciuto dagli abitanti del suo stesso paese. Il Vangelo non cita il nome della località in cui si trova Gesù a predicare ma è ovvio che si tratti di Nazareth. All’epoca un villaggio di poche centinaia di abitanti dove tutti si conoscevano, pensavano di conoscersi. Prendendo spunto da questo episodio evangelico il Papa afferma:

Soffermiamoci sull’atteggiamento dei compaesani di Gesù. Potremmo dire che essi conoscono Gesù, ma non lo riconoscono. C’è differenza tra conoscere e riconoscere. In effetti, questa differenza ci fa capire che possiamo conoscere varie cose di una persona, farci un’idea, affidarci a quello che ne dicono gli altri, magari ogni tanto incontrarla nel quartiere, ma tutto questo non basta. Si tratta di un conoscere direi ordinario, superficiale, che non riconosce l’unicità di quella persona. È un rischio che corriamo tutti: pensiamo di sapere tanto di una persona, e il peggio è che la etichettiamo e la rinchiudiamo nei nostri pregiudizi. Allo stesso modo, i compaesani di Gesù lo conoscono da trent’anni e pensano di sapere tutto! “Ma questo non è il ragazzo che abbiamo visto crescere, il figlio del falegname e di Maria? Ma da dove gli vengono, queste cose?”. La sfiducia. In realtà, non si sono mai accorti di chi è veramente Gesù. Si fermano all’esteriorità e rifiutano la novità di Gesù.

Noi abbiamo trovato la riflessione di Papa Francesco bellissima e soprattutto molto interessante per noi sposi. In particolare la diversità che il pontefice evidenzia tra il significato di conoscere e quello di riconoscere. Quante volte noi crediamo di conoscere ormai l’altro/a e non siamo più capaci di riconoscerlo/a? Conoscere significa un po’ dare l’altra persona per scontata. E’ così, si comporta così, ha quel difetto, ecc. E’ normale, dopo un po’ di anni passati uno accanto all’altra, conoscerci sempre meglio. Proprio per questo è importante non credere di conoscere già tutto. Pensare di conoscere tutto significa non riuscire più a guardare l’amato/a con occhi di meraviglia e di stupore. Significa ingabbiare l’altro/a nei nostri schemi e nei nostri pregiudizi. Significa pensare di non aver più bisogno di “perdere” tempo a guardare l’altro.

E’ un attimo passare dal non credere di aver bisogno di guardare l’altro a non averne più desiderio. E’ il dramma di tante coppie di sposi che piano piano si perdono di vista, che perdono contatto ed intimità, proprio perchè pensano di conoscersi già benissimo e invece, col tempo, come in un piano inclinato, si allontanano sempre più fino a diventare due estranei. Non si conoscono più e non si riconoscono più. Per riconoscerci una meraviglia abbiamo invece bisogno di dedicarci tempo, attenzioni, cura, ascolto. Perchè nel riconoscerci un mistero, che non potremo mai possedere completamente, possiamo avere ri-conoscenza l’uno per l’altra. Riconoscere la bellezza, la ricchezza e la meraviglia che l’altro è. Dio ci vede meravigliosi proprio perchè non smette mai di cercarci e di prendersi cura di noi.

Voi cosa fate? Credete ormai di conoscervi oppure cercate di riconoscervi ogni giorno? Pensateci: ne va del vostro matrimonio e della vostra gioia.

Antonio e Luisa

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Amoris Laetitia. 3 – Il mio amato è mio e io sono sua.

Ma Gesù, nella sua riflessione sul matrimonio, ci rimanda a un’altra pagina del Libro della Genesi, il capitolo 2, dove appare un mirabile ritratto della coppia con dettagli luminosi. Ne scegliamo solo due. Il primo è l’inquietudine dell’uomo che cerca «un aiuto che gli corrisponda» (vv. 18.20), capace di risolvere quella solitudine che lo disturba e che non è placata dalla vicinanza degli animali e di tutto il creato. L’espressione originale ebraica ci rimanda a una relazione diretta, quasi “frontale” – gli occhi negli occhi – in un dialogo anche tacito, perché nell’amore i silenzi sono spesso più eloquenti delle parole. E’ l’incontro con un volto, un “tu” che riflette l’amore divino ed è «il primo dei beni, un aiuto adatto a lui e una colonna d’appoggio» (Sir 36,26), come dice un saggio biblico. O anche come esclamerà la sposa del Cantico dei Cantici in una stupenda professione d’amore e di donazione nella reciprocità: «Il mio amato è mio e io sono sua […] Io sono del mio amato e il mio amato è mio» (2,16; 6,3).

Amoris Laetitia punto 12

Approfondiamo proprio il capitolo due di Genesi. Dio, attraverso quei versetti, ci sta dicendo che la stessa relazione con Lui, o qualsiasi altra cosa su questa terra, non possono colmare il senso di vuoto, la grande solitudine che l’uomo ha nel cuore. In questa vita l’uomo ha bisogno di un aiuto. La Bibbia traduce così. Il significato della parola ebraica, in realtà, è molto più forte. E’ l’alleato che viene in soccorso e salva da morte certa. La relazione con la donna permette all’uomo di sfuggire alla morte. Questo termine è così forte che in tutta la Bibbia è attribuito a Dio stesso quando interviene per salvare il Suo popolo. La solitudine mette a rischio la stessa esistenza dell’essere umano. Non solo Dio pensa a un aiuto, ma questo aiuto deve essergli simile. Il termine ebraico indica qualcosa di molto più complesso. Indica una creatura che gli sia opposta, che sta davanti all’uomo e lo guarda, faccia a faccia. Non solo, qualcuno che racconta di lui. Un aiuto con cui entrare in relazione, in dialogo. Che sappia mettere in luce l’alterità, la reciprocità e la complementarietà.

Ogni persona è l’altro. Genesi ci dice come siamo fatti. Siamo esseri relazionali. Senza relazione moriamo. Questi versetti ci stanno dicendo che siamo fatti per essere amore e l’amore è possibile solo nella relazione. Siamo ad immagine di Dio e anche Dio è relazione nella Trinità. Nel matrimonio viviamo in profondità e in pienezza questo desiderio di incontrare un altro che sia complementare e diverso. Un tu che ci sia diverso.

Fateci caso: solo dopo aver ricevuto la donna come dono da parte di Dio l’uomo, finalmente uscito dalla sua solitudine, parla. Cosa dice? Dice in estrema sintesi: lei è me. Lei è da me. Siamo della stessa natura. Dio ci ha fatto uguali, della stessa pasta, ma differenti e complementari. Perchè proprio dalla nostra complementarietà potesse nascere una comunione profonda che diventa alleanza. Comunione che viene manifestata nella concretezza del corpo sessuato di un uomo e di una donna. Comunione che si manifesta nell’essere una sola carne e nel generare nuova vita che è fatta della nostra unione. I figli hanno il DNA di entrambi i genitori.

Una precisazione importante. La Bibbia nella parte conclusiva afferma: i due saranno una sola carne. Ci dice che questa profonda unità nella diversità, l’essere una sola cosa non è un processo che avviene subito, ma è qualcosa che può avvenire in un percorso di crescita e di progressione. E’ un compito meraviglioso da realizzare nel tempo. E’ un po’ la finalità del matrimonio. Una relazione tra un uomo e una donna uniti da Dio che durante tutta una vita insieme imparano ad entrare in una relazione che investe tutte le loro persone in mente, volontà, anima e corpo per farle diventare sempre più una carne sola, una persona sola. Anche per l’unione fisica degli sposi segue questa dinamica. Spesso sento dire che con il tempo ci si stanca di fare l’amore sempre con la stessa persona. Tutte scemenze. Per chi nel matrimonio fa esperienza di questa sempre maggiore comunione fare l’amore diventa sempre diverso e sempre più bello perchè quel gesto esprime nel corpo una comunione sempre più profonda dei cuori.

Spostiamoci ora sull’ultima parte del punto di Amoris Laetitia. In Genesi troviamo scritto che Dio disse alla donna dopo la caduta: Verso tuo marito sarà il tuo desiderio, ma egli ti dominerà. Questo passo esprime benissimo il dramma della caduta. La perdita dell’ordine naturale che impedisce all’uomo di essere capace di amare e di donarsi senza egoismo, senza voler possedere, mettendo la sua sposa prima di sè. Naturalmente vale anche il discorso inverso della donna verso l’uomo. L’egoismo travestito di amore. Il dominio travestito di amore. 

Nel matrimonio possiamo invertire questo atteggiamento. Possiamo convertirlo. Cambiare direzione. Ed è proprio il Cantico che ci dice che è così. Nel Cantico accade qualcosa di stupefacente. Si riprende esattamente lo stesso sostantivo di Genesi, come a voler evidenziare la stretta connessione tra i due passi, ma si cambia completamente prospettiva. C’è una guarigione. C’è un ritorno alle origini. C’è la capacità di sconfiggere il peccato originale. Il peccato originale che è morte. Vedremo più avanti, sempre nel Cantico, come l’Amore sia forte come la morte. Ecco! Qui accade esattamente questo. L’amore sconfigge la morte del peccato originale. Troviamo infatti scritto: il suo desiderio è verso di me. Questa volta è lui a desiderarla e non a dominarla e lei è felice perchè vuole essere tutta del suo amato. Capite che differenza. In Genesi al desiderio si risponde con il dominio. Tu ti offri e io ti prendo e ti faccio mia. Nel Cantico cambia tutto. Tu ti offri e io ti accolgo in me e ti faccio dono di ciò che sono, di tutto ciò che sono. Che bello! Noi possiamo essere questo, possiamo recuperare questo nel nostro matrimonio e renderlo davvero un luogo dove è bello stare. Possiamo grazie a Colui che con il suo amore ha sconfitto la morte. Possiamo grazie a Gesù recuperare l’ordine delle origini attraverso il sacramento del matrimonio.

Antonio e Luisa

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