Noi siamo pensiero creatore.

Helmuth James von Moltke, figlio di un pronipote del celebre maresciallo, nacque  l’11 marzo 1907 a Kreisau, in Slesia. Giurista e signore di campagna, coltivatore delle sue terre a Kreisau, rappresentò come pochi “l’altra Germania” in opposizione ai nazisti al potere. I rappresentanti più illustri della resistenza, di ogni tendenza, appartenevano al circolo di Kreisau, voluto e animato da von Moltke. Profondamente cristiano, disapprova l’attentato ad Hitler, ma intendeva comunque preparare il rinnovamento della Germania dopo la catastrofe che considerava ormai come inevitabile. Fu incarcerato  nel gennaio 1945, processato, condannato a morte e giustiziato il 23 gennaio a Plotzensee.

Di seguito uno stralcio della sua ultima lettera alla moglie Freya, scritta poche ore prima di essere giustiziato e quando era già consapevole di ciò che lo attendeva da lì a poco.

[…]Ma adesso mia adorata, veniamo a te. Non ti ho ancora nominata, cuore mio, perchè tu occupi un posto assolutamente speciale. Infatti, tu non sei mezzo di cui Dio si serve per fare di me ciò che sono. Tu sei invece, me stesso. Tu sei il mio Capitolo 13° dell’Epistola ai Corinzi. Senza quel capitolo, l’uomo non è uomo. Senza di te, io non sarei diventato un signore dell’amore. Di amore ne ho ricevuto, per esempio, dalla mia mamma, cui penso con riconoscenza, con gioia e pieno di gratitudine, come lo si è verso il sole che ci riscalda. Ma senza di te, cuore mio, io non avrei l’amore. Io non dico affatto: “Ti amo”. Non sarebbe esatto. Tu sei piuttosto quella parte di me stesso che, senza di te, mi mancherebbe. E’ bellissimo che essa non mi manchi. Perchè se io non l’avessi con me, questo che è il più grande di tutti i doni che un essere umano può avere, non avrei potuto reggere la sofferenza che ho dovuto affrontare, e ben altro ancora. Soltanto noi due, tu ed io, formiamo un essere umano. Come già ti ho scritto qualche giorno addietro, noi siamo pensiero creatore. Proprio così, alla lettera. Ed ecco perchè, cuore mio, sono sicuro che tu non mi perderai mai  su questa terra, neppure per un secondo, tu mi perderai. E’ esattamente ciò che abbiamo voluto simboleggiare nella nostra Cena comune, che, per me, sarà stata l’ultima. Ho appena pianto un po’, ma non di tristezza o di dolore, non perchè desideravo tornare: erano lacrime di riconoscenza e di emozione dinnanzi a questa manifestazione di Dio. Non ci è dato di vederlo in volto, Dio, ma è molto emozionante potersi rendere conto all’improvviso che, nel corso di tutta la nostra vita, Egli ci ha preceduti, di giorno sotto la forma di una nuvola, di notte sotto la forma di una colonna di fuoco, e che ora ci consente di realizzare improvvisamente, per intero, la nostra vita. Ora, per davvero, non dobbiamo temere più nulla.  Cuore mio, ho terminato la mia corsa, e posso dire di me stesso: “E’ morto vecchio e sazio”.

[…] Che la grazia di Nostro Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunità dello Spirito Santo siano con tutti voi. E così sia.

Sinceramente questa lettera mi ha commosso, mi ha fatto piangere. L’amore testimoniato non è quello sdolcinato dei sentimenti, ma quello concreto della vita in Cristo. Un amore costitutivo della persona umana che dona forza e pace, che dona la capacità di portare la croce e di essere coerenti fino alla fine. Ho profondamente ammirato ed  “invidiato” questo martire della giustizia e dell’amore.

Lettera tratta da Operazione Walkiria di Luciano Garibaldi.

Antonio e Luisa.

Tischgespräch Merkel Freya

Freya in compagnia del cancelliere tedesco Angela Merkel nel 2007

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