La menzogna dell’alternativa

Oggi tanti quotidiani ricordano l’approvazione quarant’anni fa della legge 194. Una delle poche leggi che tutti conoscono. Quel 194 è divenuto simbolo di una vittoria di civiltà. Attraverso quella legge, finalmente, le donne sono state libere di uccidere il proprio bambino in tutta sicurezza. Non voglio entrare in polemiche sterili. Se avete letto i miei articoli passati saprete già che io credo nella vita e nella vita fin dal concepimento. Voglio soltanto aiutarvi a riflettere proponendo due diverse testimonianze. Una che ho raccolto direttamente e una che prendo dal bellissimo libro che racconta la vicenda di Chiara Corbella Siamo nati e non moriremo mai più.

Ce l’ho ancora impresso nella memoria. Quel viso mi è rimasto dentro. Era l’autunno di circa due anni fa. Suor Lella ci telefona. Suor Lella è una sorella della fraternità Tenda di Dio della diocesi di Brescia. Suor Lella si occupa di farsi prossima alle fragilità e alle periferie esistenziale come le ha ben definite Papa Francesco.  Quindi frequenta tossicodipendenti, carcerati e altre situazioni estreme. Ci telefona perchè una giovane donna albanese, che seguiva da alcuni anni, si era trasferita in un paese vicino casa nostra. Questa giovane donna aveva già due bimbe ed era in attesa della terza. Aveva un marito che entrava ed usciva dal carcere. Voleva abortire perchè credeva di non farcela. Aveva l’aborto già fissato per il giorno dopo. Naturalmente la legge 194 è applicata in modo molto incompleto e parziale. Lo stato e le sue agenzie locali non fanno mancare assistenza quando si decide di uccidere il bambino, ma lasciano le donne praticamente sole quando decidono di tenere quella piccola vita in grembo. Sono i cristiani che si fanno carico di questi problemi. Andiamo a parlare con lei e dopo poco prende fiducia e si apre. Ci racconta di aver già abortito in passato. Ci racconta che ha due bimbe bellissime, ma non riesce a non pensare a quel bambino che non ha voluto. Si chiede come sarebbe ora, se lo immagina a scuola e piange, piange amaramente. Per questo non vuole ripetere l’errore. Cerchiamo di consolarla e di farle capire che ci sono strutture che la potrebbero aiutare e seguire. La mettiamo in contatto con delle suore che possono accoglierla e con il CAV più vicino per poter avere un aiuto concreto. E’ sollevata, felice. Andiamo a casa. Rimaniamo d’accordo che ci sentiremo l’indomani per accompagnarla al CAV. L’indomani la chiamo, non risponde. Solo verso sera vengo a sapere che il marito è venuto a prenderla, l’ha caricata in macchina e l’ha condotta ad abortire. Quando ho parlato con lei ho avvertito completa apatia, era assente, distrutta. Una vita distrutta che non so come e quando si riprenderà.

Arriviamo ora alla seconda storia. Chiara Corbella è una giovane sposa. Ha poco più di 20 anni e resta incinta. Durante l’ecografia di routine scopre che la figlia, che sta crescendo in lei, non è compatibile con la vita. Ha una malformazione molto grave. E’ destinata a morire. Non potrà vivere che pochi minuti. Chiara decide di tenerla. Non ha dubbi. Non pensa ci sia un’alternativa. Padre Vito, padre spirituale di Chiara ed Enrico, dà un nome a questa presunta alternativa: la menzogna dell’alternativa. La nostra società ci ha educato a credere che una donna possa liberamente scegliere se tenere un bimbo o abortire. La legge 194 ha ridotto tutto a un problema di sicurezza medica. Non è così. Quel bambino c’è . Statisticamente non sono le ragazze giovani ad abortire, come siamo portati a credere. La donna che abortisce maggiormente è la donna matura, in una relazione stabile che uccide il terzo figlio. Quel bambino c’è, dicevo. Credere di poter cancellare questa realtà con l’aborto è una menzogna che distrugge tante donne. Padre Vito scrive:

Questa menzogna ti fa credere che uccidendo tuo figlio sarai felice. Ma non è vero, quel figlio esiste, esisterà sempre e se ti comprerai la casa con i soldi che hai risparmiato del fatto che hai ammazzato tuo figlio, quella casa puzzerà di sangue, non esiste quella casa, è maledetta quella casa.

Non esiste una scelta possibile. Non esiste nessun diritto alla scelta. C’è la cosa giusta da fare. Non si dovrebbe caricare sulle spalle della donna questo peso insostenibile. Non è un diritto poter scegliere di uccidire il proprio bambino, ma può essere solo l’inizio della fine. In quel momento non muore solo il bambino, ma si rompe anche qualcosa nel cuore della mamma. La madre si condanna a un dolore che si porterà dentro tutta la vita.

Chiara Corbella smaschera questa menzogna dicendo una frase semplice, ma lapidaria. La dice dopo la nascita della figlia Maria. Maria vissuta solo mezz’ora. Chiara dice:

Se avessi abortito, non penso che avrei ricordato quel giorno come giorno di festa. Invece ricordo la gioia di quel giorno quando è nata

Chiara ha detto tutto. La legge 194 ci consente di scegliere. Sia chiaro, però, che esiste una scelta giusta e una sbagliata.

Antonio e Luisa

 

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