Accoglierla è anche incassare.

Oggi ho messo in pratica quello di cui tanto parlo in questo blog. Luisa si è alzata di pessimo umore. Sono giorni che, poveretta, è costretta a svegliarsi prestissimo per correggere i compiti e preparare le lezioni. Durante il giorno ha quattro figli da seguire e non riesce. Stamattina probabilmente si è svegliata con tutto il peso di queste giornate addosso. Una casa poco curata e tante attività da approntare. Io collaboro, ma anche in due si fa fatica. Fatto sta che non le andava bene niente. Era nervosa. Non potevo mettere un po’ di musica che veniva ad abbassarla a livelli minimi e impercettibili. Perchè? Perchè la musica che mettevo faceva schifo. Poi questo non andava bene, quello andava fatto meglio. Insomma per lei era tutto un disastro. Anni fa avrei dato fuori. L’avrei mandata a quel paese. Oggi, grazie proprio al nostro matrimonio, non ho avuto questo impulso. Il matrimonio ti cambia e ti educa. L’ho detto tante volte. Ma perchè, proprio come oggi, l’ho sperimentato in tante occasioni. Ho, invece, visto tutta la sua fragilità. Ho avvertito il suo momento di scoraggiamento. Momento in cui si sentiva inadeguata e impreparata a svolgere tutto nel modo migliore, o almeno accettabile. Si sentiva schiacciata sotto il peso del dover fare tante, troppe cose. Non mi sono arrabbiato. Ho compreso che in quel momento non serviva nessun discorso. Silenziosamente ho incassato tutte le critiche e ho cercato di fare quanto più potevo per sollevarla da qualche peso. Senza dire nulla. Nulla se non qualche battuta, giusto per alleggerire l’atmosfera. A mezzogiorno il miracolo. E’ tornata quella di sempre. Ci siamo abbracciati. Un abbraccio che è valso più di tante parole. Basta davvero poco per far sentire amata la propria sposa. Accoglierla sempre, anche quando non è amabile, anche quando è nervosa e all’apparenza chiusa. E’ proprio in quei momenti, quando non ti sta dando nulla, che desidera essere amata e accolta. Così si sentirà desiderata e voluta non per quello che dà o che fa, ma per la persona che è, con tutte le sue fragilità, debolezze, spigoli e anche difetti e atteggiamenti non sempre belli e buoni.

Antonio e Luisa

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Alfie. Come combatte una famiglia cristiana.

Oggi non riesco a scrivere un articolo sulla bellezza del matrimonio. Anzi si. Ma in modo diverso. Oggi ho il cuore e la testa per Alfie. Come si può? Sembra un brutto incubo. Purtroppo sono sveglio, è tutto vero. Alfie un bimbo di circa due anni. Un bimbo malato. Il papà Thomas stesso, in una recentissima intervista a famiglia cristiana, racconta in breve la storia di questo piccolo sofferente:

Quando è stato ricoverato, il 14 dicembre 2016, Alfie aveva sette mesi ed era un bambino sanissimo», spiega. «Aveva soltanto un’infezione e soffriva di crisi epilettiche, ma i medici non l’hanno curato. Il giorno successivo il nostro arrivo i medici l’hanno sedato in modo troppo pesante e Alfie non si è più ripreso. I suoi polmoni sono crollati ed è entrato in coma. Il 31 dicembre, due settimane dopo il primo ricovero, i medici ci chiedevano già il permesso di staccare la spina del respiratore e di non rianimarlo più, ma io e sua mamma ci siamo opposti. Questo non è un modo giusto o dignitoso di trattare un bambino. Alfie è stato ignorato e non si sa ancora di che malattia soffra

Alfie non è terminale. E’ attaccato ad un respiratore e monitorato. Ha danni cerebrali Certo è malato. Non si sa di cosa. Non è un vegetale. Papà Thomas dice al riguardo:

Credo in Alfie. Sente il solletico, i pizzicotti, il freddo e il caldo. Ascolta le nostre parole. Apre gli occhi. Sbadiglia. Tossisce. Inghiotte. Succhia il pollice e si stira. Sputa. E’ consapevole.

Allora perchè ucciderlo? Perchè costa dei soldi mantenerlo. Tanti soldi. L’ospedale non vuole spenderli e ha chiesto di staccare tutto e quindi, di conseguenza, di ucciderlo. Tanto è una persona inutile, come ha esplicitamente scritto e detto il giudice britannico che si occupa del suo caso.  L’aberrante società dello scarto. Tanto condannata da Papa Francesco.

La situazione sarebbe passata sotto silenzio se i genitori avessero acconsentito a questa barbarie. Non l’hanno fatto. Si sono opposti con tutte le forze. Questo ha mandato in tilt il sistema. Creando questo scandalo che è sotto gli occhi di tutti. Comunque andrà a  finire l’Inghilterra e la cultura della morte che rappresenta ne usciranno con le ossa rotte.

Non dico altro sul caso, visto che ci sono tante persone più preparate ed esperte di me. Voglio scrivere un’altra riflessione. Prettamente cristiana. I genitori di Alfie stanno mantenendo fede al loro ministero. Loro, attraverso il battesimo e il matrimonio, sono dei chiamati e dei mandati. Gesù li rende co-creatori. Attraverso di loro, Dio ha creato una nuova persona, una nuova vita. Non solo. Ha affidato  loro Alfie, affinché lo proteggessero, lo educassero, lo preparassero, lo sostenessero durante la sua vita. Per poi riconsegnarlo a Lui. Questo è il nostro compito di genitori e sposi cristiani. Non possiamo lasciarcelo scippare da uno stato che malsopporta la famiglia, questa istituzione sociale e naturale che si frappone tra lui e gli individui. Uno stato buono dovrebbe difendere la famiglia, e invece, sempre più spesso nel nostro occidente, cerca di smantellarla.

Alcuni mesi fa un giornalista del corriere, riflettendo sulla questione vaccini,  scriveva in sostanza che i bambini devono capire che la volontà dello stato viene prima di quella dei genitori. Mi spaventa questa cosa. Mi spaventa e mi ricorda i miei studi, mi ricorda la Hitlerjugend, mi ricorda i balilla. La famiglia dà fastidio a chi governa. L’ha sempre dato. Mi ricordo Sparta, nel momento di massima forza,  che prendeva i bambini alla famiglia e li portava in caserma fin dalla tenera età. Fino ad arrivare alla Hitlerjugend nazista, ai balilla fascisti o ai pionieri comunisti. Ci hanno sempre provato. Chi si è opposto sono stati sempre i cristiani. E allora fermiamoci a guardare ed ammirare questo papà e questa mamma che stanno lottando come leoni. Sanno di non avere la forza di uno stato. Sanno anche, però, che stanno esercitando una missione, missione che è stata loro affidata da Dio stesso attraverso il sacramento del matrimonio. Sanno che Dio è con loro. Finisco con le bellissime parole che Papa Francesco ha lasciato a Thomas durante la sua visita in Vaticano:

Papa Francesco mi ha detto che ho il coraggio e la forza di Dio e faccio bene a condurre la mia battaglia, perché soltanto Dio decide della vita e della morte. Ha anche detto che avrebbe fatto qualunque cosa gli fosse possibile per far arrivare Alfie in Italia e ha chiesto all’ospedale “Bambino Gesù” di far arrivare mio figlio in Italia. Per questo motivo la direttrice dell’ospedale Mariella Enoc vuole venire all’”Alder Hey

Preghiamo per questa famiglia perchè ci rappresenta tutti. Sta lottando per tutti noi. Sta mostrando al mondo la grandezza di una famiglia che si affida al Dio della vita. Nessuna sofferenza o ingiustizia di questo mondo potrà mai distruggerla, ma al contrario, la renderà più grande e bella che mai.

Antonio e Luisa

Sposi sacerdoti. Ricorderemo le tue tenerezze più del vino (21 articolo)

Attirami dietro a te, corriamo!
M’introduca il re nelle sue stanze:
godiamo insieme e siamo felici,
ricorderemo le tue tenerezze più del vino.
A ragione di te ci si innamora!

Attirami dietro a te, corriamo! Improvvisamente, da un’immagine che può sembrare quasi statica, un affresco, quasi a voler sospendere il tempo in quel momento tanto coinvolgente, la scena prende vita. Il Cantico è così. Non è una descrizione, ma è una  poesia. Se fosse diverso non avrebbe questa ricchezza di sensazioni, emozioni, immagini e colori. Lascia aperto molto all’immaginazione di ognuno affinché tutti possano immedesimarsi.  Torniamo al testo. Quando si ama e si è amati, ci si sente come la sulamita. Ci si sente trascinati e attirati da una forza incredibile. Si può fare qualsiasi cosa. Qualsiasi cosa, ma con te. Con te sono disposta a tutto. La traduzione dall’ebraico può essere anche più forte. Rapiscimi, prendimi con te. Esprime quindi con forza questo grandissimo desiderio dell’amata di essere presa dall’amato e trasportata in un’altro mondo, fatto di meraviglia e pienezza, dove poter vivere, in tutte le sue manifestazioni, quell’amore che sente così forte dentro di lei. C’è il desiderio profondo di sentirsi completamente donna, di vivere appieno la sua umanità. Lei sente che può esserlo  solo con lui. Dopo questa scena quasi frenetica, cambia di nuovo ancora tutto. M’introduca il re nelle sue stanze. Questo desiderio profondo dell’altro necessità di intimità. Quasi a dire: voglio te, solo te, tutto ciò che mi interessa è dove sei tu. Tutto il resto in questo momento è superfluo, quasi fastidioso. Voglio concentrarmi su di te. C’è già un primo e forte richiamo anche sessuale. La stanza del re non è accessibile a tutti, è la stanza nuziale stessa. Badate bene. Lui è un re. Non ha importanza se lo sia davvero oppure no. Per lei lo è. Lo stesso vale per noi sposi. Siamo re e regine l’uno per l’altra. Lo siamo ogni volta che ci comportiamo da re. Ogni volta che ci facciamo servi dell’amore e ci mettiamo al servizio dell’altro. Non siamo tiranni. I tiranni distruggono l’amore e la coppia. Il re, invece, perfeziona la relazione e custodisce la sua sposa. Lei lo ha incoronato re, donandosi totalmente a lui. L’amore regna ed è potente. Vince ogni cosa, anche la morte. Godiamo insieme e siamo felici. Portami nelle tue stanze e assaporiamo insieme la gioia e il piacere della nostra intimità. Il testo è molto esplicito. Non lascia spazio a fraintendimenti. Gli sposi si amano attraverso il corpo. Ed è gioia, bellezza, esperienza di pienezza e di verità. E’ anche piacere. Piacere che è dono di Dio, quando è vissuto in una relazione santa, Dio stesso lo vuole per noi.

Ricorderemo le tue tenerezze più del vino. Questa esperienza d’amore non si può cancellare. Più del vino. Il vino che esprime la pienezza della gioia e della festa. Le tue carezze sono ancora più belle. Questa esperienza d’amore è un richiamo continuo a cui orientare tutta la nostra vita. Ricordare la bellezza per poterla custodire, per far si che non muoia. A volte costa fatica donarci all’altro/a, la nostra tenerezza, il nostro tempo, il nostro ascolto ecc. Costa fatica e saremmo tentati di lasciar perdere. Tanto, cosa può succedere? Ricordiamo invece tutto questo. Il nostro impegno avrà il risultato di non far spegnere tutto questa bellezza che c’è tra di noi.

A ragione di te ci si innamora! Forse lo dice lei. Forse lo dice una voce esterna. Non è importante. Qui l’immagine di lui si confonde con quella dell’amore stesso. Un esperienza che suscita una gioia e un desiderio tali che non siamo più gli stessi.

Antonio e Luisa.

La resurrezione fa paura.

In quel tempo, di ritorno da Emmaus, i due discepoli riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto Gesù nello spezzare il pane.
Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona apparve in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!».
Stupiti e spaventati credevano di vedere un fantasma.
Ma egli disse: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore?
Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io ho».
Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi.
Ma poiché per la grande gioia ancora non credevano ed erano stupefatti, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?».
Gli offrirono una porzione di pesce arrostito;
egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
Poi disse: «Sono queste le parole che vi dicevo quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi».
Allora aprì loro la mente all’intelligenza delle Scritture e disse:
«Così sta scritto: il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno
e nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme.
Di questo voi siete testimoni.

Il Vangelo di oggi mi provoca alcune considerazioni. La resurrezione fa paura. La resurrezione fa paura perché va contro ogni logica del mondo. Abitiamo un mondo disilluso, dove non esiste la pienezza, ma esistono le briciole. Prendi quelle finchè puoi. Questo vale in tutto, ma ancor maggiormente nelle relazioni affettive. Prendi quello che ti capita, ma non ti illudere. Durerà poco, sicuramente non per sempre. Non vedete quanta miseria nelle nostre famiglie. Litigi, separazioni, ripicche, tensioni e tanto altro. Come facciamo a credere alla resurrezione? Come facciamo a credere che lì, proprio in quella relazione così imperfetta, posso trovare Cristo e la pienezza. Quanti lo pensano?

Invece il Vangelo di oggi ci dice che la resurrezione c’è ed è possibile anche per ognuno di noi. E’ possibile per le nostre famiglie. Mettere Cristo al centro è il segreto. Possiamo perdonarci e ricominciare giorno dopo giorno. Quando abbiamo incontrato Gesù nella nostra vita, quando abbiamo fatto esperienza della sua misericordia e del suo amore, nulla è impossibile. Qualsiasi cosa possa accadere tra noi sposi non potrà mai spezzare la nostra unione. Io ho poche certezze. Una di queste è che quando Luisa ed io ci siamo scambiati la promessa, Gesù è venuto ad abitare in mezzo a noi. Fa parte della squadra. E ci chiede una cosa. Ci chiede di restituire l’amore che lui ci ha dato, attraverso il nostro coniuge. Vuole essere riamato nel nostro coniuge. Così quando io devo perdonare, devo ingoiare bocconi amari, devo guarire ferite e sofferenze che la persona che ho sposato mi ha provocato, devo guardare il crocefisso e dire: ti sto restituendo qualcosa del tuo grande dono. Da qui parte la resurrezione. Per noi è stato così. Tanto mi è stato perdonato quando non meritavo nulla da parte della mia sposa. La gratuità del suo perdono è stata devastante. Ha distrutto tutte le mie difese e mi ha aperto alla bellezza. Il suo dono mi ha aperto al desiderio di farmi io stesso dono per lei. La nostra è una piccola testimonianza. Questa è la resurrezione. Esistono tante storie di resurrezioni, tante coppie che si sono fatte strumento di Grazia. Coppie che erano segnate dalla divisione e dalla sofferenza. Coppie che sono state capaci di rialzarsi, di cambiare e di aprirsi a Dio. Coppie che sono diventate luce. Le persone che le guardano restano ammirate. Come è possibile? Non sembrano più quelli di qualche tempo fa? Cosa è successo? Coppie che escono dalla logica del mondo per dire che la separazione non è che un’illusione e un inganno. Dio ci chiede di ricostruire la sua casa. Esattamente come disse a San Francesco quasi mille anni fa. La sua casa che noi sappiamo essere il nostro matrimonio. Non dobbiamo aver paura, lui ci darà tutto per riuscire a farlo. Quando poi la resurrezione sarà compiuta, attraverso la nostra gioia, si potrà vedere, come in filigrana, la sua presenza. La coppia sarà immagine di Dio. La coppia, proprio perchè fragile ed imperfetta, mostrerà la grandezza di Dio. Perchè si vedrà da dove  partita. Si vedrà la differenza tra la povertà dell’inizio e l’abbondanza che avrà raggiunto, con tanta fatica. Quando sento dire che è questione solo di fortuna, quando due sposi restano insieme, mi viene da sorridere. Non è fortuna, ma lavoro di volontà e abbandono a Cristo. Non c’è altro.

Antonio e Luisa

Memoria corta per il male e lunga per il bene.

Come molti di voi sanno, venerdì siamo stati ospiti a Tv2000 per testimoniare il perdono nella coppia. Ho citato anche San Paolo e Amoris Laetitia. Vi riporto l’articolo da cui ho preso spunto per prepararmi alla trasmissione. E’ un articolo che avevo scritto alcuni mesi fa.

San Paolo nel suo famosissimo Inno alla carità, presente nella prima lettera ai Corinzi, scrive tra le alte cose che l’amore non tiene conto del male ricevuto e che tutto scusa.

Papa Francesco, nel capitolo quarto di Amoris Letitia, afferma in proposito:

105 Se permettiamo ad un sentimento cattivo di penetrare nelle nostre viscere, diamo spazio a quel rancore che si annida nel cuore. La frase logizetai to kakon significa “tiene conto del male”, “se lo porta annotato”, vale a dire, è rancoroso. Il contrario è il perdono, un perdono fondato su un atteggiamento positivo, che tenta di comprendere la debolezza altrui e prova a cercare delle scuse per l’altra persona, come Gesù che disse: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno» (Lc 23,34). Invece la tendenza è spesso quella di cercare sempre più colpe, di immaginare sempre più cattiverie, di supporre ogni tipo di cattive intenzioni, e così il rancore va crescendo e si radica. In tal modo, qualsiasi errore o caduta del coniuge può danneggiare il vincolo d’amore e la stabilità familiare. Il problema è che a volte si attribuisce ad ogni cosa la medesima gravità, con il rischio di diventare crudeli per qualsiasi errore dell’altro. La giusta rivendicazione dei propri diritti si trasforma in una persistente e costante sete di vendetta più che in una sana difesa della propria dignità.

Il Papa ha toccato il punto fondamentale comune ad ogni rapporto d’amore. Come reagiamo al male subito? Il nostro perdono è autentico?

E’ un punto fondamentale perchè un perdono non autentico non permette una vera comunione tra gli sposi, e presto o tardi i rancori, le vendette, le ripicche e le rivendicazioni possono distruggere anche quello che c’è di buono nel rapporto della coppia, chiudendo l’uno all’altro, ed erigendo muri di incomprensione, di sfiducia e di diffidenza. Come ha giustamente affermato don Fabio Bartoli, il matrimonio finisce quando la famiglia non è più un luogo d’amore ma diventa luogo di rivendicazioni sindacali. San Paolo nel suo Inno alla carità lo sa bene, e tra le esigenze della carità (amore) individua anche la necessità di saper perdonare non a parole, ma in profondità, con il cuore. Il Papa, per evidenziare ancora meglio il concetto, riporta il testo in greco con una traduzione ancora più efficace. L’amore non porta annotato il male ricevuto. Quando io perdono la mia sposa cancello tutto e ricominciamo con più determinazione di prima perchè il perdono nutre l’amore. Sarei un falso se mi annotassi quel torto ricevuto per usarlo all’occorrenza per giustificare un mio comportamento sbagliato o per colpevolizzare e ricattare la mia sposa. Questa dinamica non è sana e non aiuta a maturare e perfezionare l’amore. L’amore autentico ha la memoria corta per il male e la memoria lunga per il bene. Fare memoria di tutte le volte che la mia sposa si è fatta dono per me e dimenticare le volte che non è riuscita è il segreto per amarla sempre più. Spesso invece siamo bravissimi a ricordare gli errori e dare per scontato le cose belle, come se ci fossero dovute. Nell’amore non c’è nulla di dovuto ma è tutto dono e Grazia.

Ricordiamolo sempre e meravigliamoci di più del bene ricevuto e mostriamo la nostra gratitudine. Impariamo a dire grazie perchè a lamentarci e ad indignarci siamo già bravissimi.

Naturalmente è possibile perdonare in questo modo se abbiamo imparato a controllare il nostro orgoglio, che è il primo nemico del perdono autentico, se abbiamo esercitato una relazione ricca di tenerezza, perchè la tenerezza permette di guardare l’altro con lo sguardo di Dio, e se, soprattutto, ci sentiamo amati e perdonati da Dio. Rimetti a noi i nostri peccati come noi li rimettiamo ai nostri peccatori.

Antonio e Luisa

Sposi sacerdoti. Un profumo che ti entra dentro. (20 articolo)

Inebrianti sono i tuoi profumi per la fragranza,
aroma che si spande è il tuo nome:
per questo le ragazze di te si innamorano.

Inebrianti sono i tuoi profumi per la fragranza. Dal vino passiamo ai profumi. Dal gusto all’odorato. Vedete i sensi come entrano in gioco? Tutto il corpo è coinvolto perchè questo è un amore che chiede tutto e che dà tutto. L’immagine del profumo è molto significativa. Un’immagine che ricorrerà molto spesso in questo testo. Il profumo sicuramente richiama anche una concretezza, delle essenze con cui si sono cosparsi, ma c’è anche un altro significato più simbolico e molto più profondo. Il profumo ti avvolge, ma non lo vedi. Il profumo ti penetra, ti inebria e ti si appiccica addosso. Il profumo, tra i vari elementi che troviamo in natura, ha questa caratteristica: è etereo, non lo vedo, ma è anche materia in quanto emanazione di qualcosa di concreto che può essere un liquido, una pianta o altro ancora. Quando io sento il profumo di un fiore, anche se il fiore non lo vedo, sta comunque entrando in me. C’è quindi questo connubio tra l’invisibile e il visibile che è molto interessante. Connubio tra spirito e corpo. Perchè così è l’amore. Non lo vediamo eppure lo avvertiamo, lo sentiamo, ne facciamo esperienza. Qui la sulamita sta cantando dell’amore del suo uomo. La tua presenza mi inebria come un profumo. Mi sei entrato dentro con il tuo amore, e questo è meraviglioso. Il tuo amore ‘mi penetra dentro, mi avvolge tutta, è qualcosa che mi rimane addosso. Non solo: mi parla di te. Aroma che si spande è il tuo nome. Qui non c’è nessuna parafrasi da fare. E’ già chiarissimo. Aroma che si espande con te. Il nome identifica la persona. Tu, mio Salomone, sei un profumo per me. Per questo le ragazze di te si innamorano. La sulamita mostra quasi un orgoglio. Sei così bello che non possono che innamorarsi tutte di te. Sei il più bello di tutti. Non sappiamo se sia vero oppure no. Per lei, però, è così. Lui è il più bello di tutti. Qui mi rivolgo alle spose, poi ce ne sarà anche per gli uomini. Capite qual’è lo sguardo che dovete cercare di costruire, recuperare, custodire e perfezionare? Lui è tanto bello e tanto amabile che è impossibile che le altre non si innamorino di lui. Dovete avere questo sguardo per vostro marito. Siate chiamate a questo nei confronti di vostro marito.  Dovete entrare in questo sguardo, questa sensibilità, in questo percorso, che vi possa far comprendere come la gioia che vi può dare il vostro sposo nessun altro ve la può dare. Nonostante i suoi difetti, le sue fragilità, il fatto che sia burbero o chissà cos’altro. Come quell’uomo non c’è nessun altro.

Antonio e Luisa

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Introduzione Popolo sacerdotale Gesù ci sposa sulla croce Un’offerta d’amore Nasce una piccola chiesa Una meraviglia da ritrovare Amplesso gesto sacerdotale Sacrificio o sacrilegio L’eucarestia nutre il matrimonio Dio è nella coppia Materialismo o spiritualismo Amplesso fonte e culmine Armonia tra anima e corpo L’amore sponsale segno di quello divino L’unione intima degli sposi cantata nella Bibbia Un libro da comprendere in profondità I protagonisti del Cantico siamo noi  Cantico dei Cantici che è di Salomone

Compatire e congioire. Verbi sponsali.

Nel matrimonio cristiano, quando è vissuto nell’autenticità del dono e nella verità del sacramento, accade qualcosa di meraviglioso. E’ un qualcosa che si ottiene a caro prezzo, con un costante impegno, con l’abbandono a Dio, con la consapevolezza che ci saranno cadute e momenti di scoraggiamento, ma anche, con la certezza di poter contare sulla misericordia e sul perdono di Dio e della persona amata. Accade che piano piano, giorno dopo giorno, riesci a vedere il tuo coniuge e la tua relazione con gli occhi di Dio. La Chiesa e il Papa non insistono forse col dire che la relazione sponsale è immagine di quella trinitaria? Ecco questa ne è la prova e una manifestazione concreta di una verità trascendente. Cosa significa guardare il coniuge con un nuovo sguardo, lo sguardo di Dio? Nella mia esperienza significa essenzialmente due cose. Significa com-patire e con-gioire. Codividere gioie e pene. Significa sentire le gioie, i successi, le gratificazioni, i momenti importanti che l’amato/a vive e percepisce in lui/lei, come qualcosa che ci appartiene e che sentiamo un po’ anche nostro, perchè il nostro sposo e la nostra sposa abitano il nostro cuore. Significa anche piangere e condividere la sofferenza per le cadute, gli errori, gli insuccessi, i fallimenti e la sofferenza del nostro coniuge. A volte dobbiamo farci cireneo. Dobbiamo reggere con lui/lei la croce. Consorte, nel bene e nel male, in salute e malattia, in ricchezza e povertà, finchè morte non ci separi, citava una vecchia formula del rito matrimoniale. Nell’amicizia le gioie si moltiplicano e i dolori si dividono e come dice il Papa, l’amore sponsale è una forma di amicizia particolare e più profonda e completa delle altre. Guardare con gli occhi di Dio significa anche giudicare il nostro coniuge con l’atteggiamento e la modalità di Dio. Siamo naturalmente portati a giudicare tutto e tutti, ma non al modo di Dio. Giudichiamo con superbia, super, di chi si mette sopra. Che fa di sè il centro e si sente in diritto di condannare chi si comporta e fa qualcosa di diverso da quello che ritiene giusto. Dio non fa così, Dio sta in alto, ma proprio perchè sa di essere molto più di noi, scende e si mette al di sotto di noi. Dio vede  ciò che ci fa bene e ciò che ci fa male, e vuole condurci verso il bene, perchè il nostro male e la nostra infelicità lo rattristano e lo toccano profondamente. Per amore si abbassa e con noi, aspettando i nostri tempi e la nostra volontà, si rialza riportandoci in alto con Lui. Il giudizio diventa così via di salvezza e non di condanna. Anche nel matrimonio accade, o dovrebbe accadere la stessa cosa. Si impara a non mettersi in alto a sparare sentenze e condanne, che non aiutano, ma affossano ancora di più l’amato/a. Se ci accorgiamo di qualche errore e fragilità del nostro sposo o sposa dobbiamo avere la forza e la pazienza di abbassarci, e con tanta tenace tenerezza aiutarlo/a a rialzarsi. Servirà magari ingoiare bocconi amari, subire umiliazioni e dover accettare ingiustizie ma questa è l’unica via che può aiutare una persona a risorgere, è la via della croce. Dio ci ha messo accanto ad una persona non per trovare in lui/lei la nostra felicità ma per trovare nell’amore verso l’altra persona una via privilegiata per arrivare a Lui che è sorgente e meta della nostra vita e che è il solo che può dare senso e pienezza a tutto.

A volte non è semplice tutto questo. A volte costa fatica e non si vede subito un risultato positivo. Non dobbiamo però abbatterci. Noi abbiamo una grande possibilità. Possiamo con la nostra presenza aiutare la persona amata: possiamo accogliere le sue pene  per alleggerirla, possiamo ascoltarla e consigliarla per dipanare dubbi, possiamo abbracciarla per donare calore quando sente il freddo della vita, possiamo inginocchiarci sulle sue cadute per rialzarci insieme, possiamo dirle quanto sia bella quando perde sicurezza in se stessa. Noi sposi siamo mezzo privilegiato di Dio. Dio attraverso di noi ama, abbraccia, sostiene, perdona l’altro/a. Attraverso tutto questo possiamo arrivare insieme all’abbraccio eterno con Gesù

Antonio e Luisa

Sposi sacerdoti. I protagonisti del Cantico siamo noi. (18 articolo)

Chi sono i due protagonisti del canto d’amore. Non hanno un nome specifico, non sono identificati. Restano un po’ anonimi, Questo cosa suggerisce? Che in quell’uomo e quella donna possono rispecchiarsi tutti gli sposi. La coppia del Cantico è un esempio e una immagine per tutte le coppie del mondo. In altre letterature famose possiamo trovare la vicenda di Romeo e Giulietta, di Paolo e Francesca, di Orfeo ed Euridice, Dante e Beatrice, Tristano ed Isotta e così via. Quella raccontata è la loro storia. Nel cantico è diverso. Nel Cantico non si racconta la loro storia, ma la nostra storia. Siamo noi i protagonosti. Ognuno di noi si può identificare. Gli unici appellativi utilizzati nel testo non sono identificativi dei due protagonisti, ma hanno un forte richiamo simbolico. Lui Salomone, lei la sulamita. Poi, nel proseguo, vedremo il perchè di questi nomi. Posso subito anticipare la radice comune dei due nomi: la parola ebraica shalom, pace. I due protagonisti sono l’uomo e la donna della pace. In una dinamica relazionale, susseguente alla caduta e al peccato originale, dove c’è distanza e incomprensione tra uomo e donna, qui è diverso. Lui è l’uomo della pace per lei e viceversa lei è la donna della pace per lui. Si torna alle origini. All’armonia delle origini.

Altra considerazione importantissima e per nulla scontata: i due amanti sono posti sullo stesso piano di dignità. Un testo poetico di 500 anni prima di Cristo, dove c’era assoluta subordinazione della donna verso l’uomo, tratta la donna come pari dell’uomo. Un particolare spesso inosservato. Viene proposta una donna attiva, che ha desideri e volontà indipendenti e con pari dignità dell’uomo, in una società che invece era patriarcale, maschilista e con la donna sottomessa. Probabilmente questo è stato uno dei motivi che ha provocato tante opposizioni all’introduzione di questo testo nel canone sacro. La sulamita appariva troppo spregiudicata, tanto da essere vista quasi come una poco di buono per l’epoca.

Un’ultima riflessione prima di iniziare con il Prologo del Cantico. C’è un’altra storia della Bibbia dove ci sono un uomo e una donna non identificati. Noi li chiamiamo Adamo ed Eva, ma il testo di genesi li identifica come Ish e Isha. Anche in questo caso non sono nomi propri, ma hanno una forte valenza simbolica. Siamo sempre noi Ish e Isha.

Salomone e la sulamita sono Ish e Isha e sono Antonio e Luisa. Molti potrebbero pensare che l’amore narrato nel Cantico sia meraviglioso, ma non per loro. Sono pienamente d’accordo che per tanti, troppi sposi è così. Il matrimonio è spesso fatica, divisione, rottura e sofferenza.

Sentite questo commento ebraico alla genesi:

Quando Adamo peccò, la shekinah, la dimora di Dio, salì al primo cielo, allontanandosi dalla terra e dagli uomini. Quando peccò Caino, salì al secondo cielo. Con la generazione di Enoch, salì al terzo; con quella del diluvio, al quarto; con quella di Babele al quinto; con quella di Sodoma, al sesto; con la schiavitù di Egitto, al settimo, l’ultimo e il più lontano dagli uomini. Ma il giorno in cui il Cantico dei cantici fu donato ad Israele, la shekinah ritornò sulla terra.

Cosa significa questa bellissima riflessione?

Possiamo riportare Dio nella nostra casa o, meglio, possiamo tornare ad abitare la dimora di Dio, amando come Dio ci ha insegnato sapientemente nel Cantico in modo carnale e passionale, ma puro, senza sguardo di possesso e concupiscenza che rovina tutto e avvizzisce l’amore che stava germogliando tra gli sposi amanti. Il peccato rovina tutto, fa sì che l’essere nudi davanti al nostro amato o alla nostra amata diventi fastidioso e odioso perchè ci sentiamo vulnerabili e trasparenti, non possiamo nasconderci e il nostro egoismo è evidente a tutti. Abbiamo lasciato Ish e Isha rivestiti e coperti,dopo la caduta,  perchè sospettosi l’uno dell’altra. Ritroviamo Salomone e la sulamita che pian piano si svestono, assaporando la gioia e l’intimità attraverso la loro nudità, che non è più un pericolo e una vergogna, ma segno di una ritrovata armonia e verità.

Gesù ci ha redento, ha sconfitto il peccato e la morte con la sua morte e resurrezione e nel sacramento del matrimonio attraverso la Sua Grazia possiamo  liberarci delle catene del peccato e amare con lo stile di Gesù, che non tiene nulla per sé, ma si mette totalmente a nudo per noi donando tutto di Lui a noi che siamo la Chiesa e quindi la Sua sposa. Se riusciremo ad amarci come gli amanti del Cantico dei cantici, la nudità non sarà più motivo di disagio ma sarà via di donazione e relazione vera e piena. Dio potrà scendere nella nostra casa dalle altezze del cielo, dove era finito a causa del nostro peccato, e potremo finalmente vivere nella  pace e nell’amore di Dio.

Con il prossimo articolo, vi prometto, partiamo con il testo, e in particolare con il Prologo.

Antonio e Luisa

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Introduzione Popolo sacerdotale Gesù ci sposa sulla croce Un’offerta d’amore Nasce una piccola chiesa Una meraviglia da ritrovare Amplesso gesto sacerdotale Sacrificio o sacrilegio L’eucarestia nutre il matrimonio Dio è nella coppia Materialismo o spiritualismo Amplesso fonte e culmine Armonia tra anima e corpo L’amore sponsale segno di quello divino L’unione intima degli sposi cantata nella Bibbia Un libro da comprendere in profondità

Sposi sacerdoti. Un libro da comprendere in profondità. (17 articolo)

Qualche considerazione generale sul testo. Mi rendo conto che la sto tirando un po’ per le lunghe, ma se non si comprende tutto ciò che c’è dietro questo bellissimo libro, se non si viene introdotti alle motivazioni, alla sua storia, alla sua lettura, non si può comprendere tutta la bellezza e la pienezza del messaggio che si cela dietro delle belle e poetiche parole. Si resta al solo significato letterale, che seppur è molto bello, non permette di entrare nella meraviglia della profondità dell’amore umano autentico come Dio lo ha pensato e voluto per ognuno di noi. Vi chiedo quindi di avere pazienza e di entrare poco per volta, preparandovi all’incontro con la meraviglia dell’amore che si svelerà giorno dopo giorno, canto dopo canto. Dio non ci offre la miseria a cui siamo abituati. Attraverso questo testo potremo assaporare qualcosa di grande, qualcosa che ci provocherà una sana nostalgia e la voglia di  recuperare e vivere l’amore cantato nel testo, perchè è ciò che più desideriamo.

L’amore è difficile da raccontare e spiegare. Come facciamo noi, uomini del nostro tempo, a raccontare l’amore? Come facciamo a raccontare un’esperienza e una realtà invisibile come l’amore? Come facciamo a renderla visibile? Semplice, la associamo agli elementi della natura. A ciò che di più bello e meraviglioso possiamo vedere, toccare, gustare in natura. Sei la mia stella, sei come il mare, sei un tramonto e così via. Pensate alle canzoni d’amore, sono piene di questi accostamenti.  Non sono solo romanticherie sdolcinate. C’è dietro qualcosa di più profondo. C’è la necessità di voler esprimere la grandezza ci ciò che stiamo vivendo, e solo paragonandolo a ciò che di più bello ci circonda possiamo rendere parzialmente l’idea di ciò che abbiamo nel cuore.

L’uomo e la donna del Cantico non sono diversi da noi, sono di un altro tempo e di un’altra cultura, ma il modo di raccontare l’amore è lo stesso. I canti sono colmi di rimandi alla natura, ai prati, ai fiori, ai frutti, agli odori, ai colori e agli animali. Tutte esperienza concrete che i due sposi hanno vissuto e che possono quindi comprendere.

Attraverso questi paragoni riescono a rendere visibile tutto il loro mondo interiore fatto di emozioni, sentimenti, passione e di amore.

Tutti i sensi sono coinvolti. C’è il tatto, l’olfatto, la vista, l’udito e anche il gusto. L’amore è un’ esperienza così completa e totalizzante che tutti i sensi devono essere coinvolti e descritti per rendere l’idea di ciò che si sta sperimentando. C’è il forte messaggio che la corporeità è tempio santo. Attraverso la corporeità, e tutti i sensi che abbiamo per percepirla e viverla, Dio ci vuole donare la pienezza, la gioia e la bellezza dell’amore. Questo testo ci aiuta e ci prepara a vedere il nostro sposo o la nostra sposa nella bellezza del suo corpo. Tempio dello Spirito Santo e luogo santo della manifestazione stessa di Dio dirà San Paolo. Il mondo del Cantico sembra quasi un mondo incantato, ci si sente quasi come in un sogno. Ognuno di noi assaporerà le parole del Cantico in modo diverso, perchè diversi siamo noi e diverse le esperienze che abbiamo fatto. Un’atmosfera serena, trasparente, primaverile, calda, intensa, suadente, passionale e a volte anche drammatica. Ci sono momenti e passaggi anche drammatici,  perchè l’amore del Cantico non è un amore finto, ma un amore concreto. La vita concreta è fatta anche di passaggi oscuri. Vedremo che il Cantico segue un andamento sinuoso, di alti e bassi. Alti caratterizzati dalla presenza dell’amato e bassi dalla sua assenza, del suo ritrovamento e pienezza fino alla fine. Fasi che si ripresentano più volte, con le stesse immagini che ripropongono più volte. Giorgio Mazzanti nel suo libro Amore infinito, infinita variazione dà un’immagine molto bella e significativa. Questo perdersi e ritrovarsi non è piatto, non è circolare, ma ha un andamento a spirale, ci si ritrova sempre un po’ più in alto. Il Cantico non è una narrazione cronologica di fatti, non è una storia lineare di questo tipo. Il Cantico è un ripetersi di immagini che suscitano delle emozioni e delle riflessioni nel nostro profondo che di volta in volta vengono rinnovate e che ci danno nuovi ed ulteriori spunti per approfondire e capire meglio. Questa dinamica si sposa benissimo con il soggetto del libro che è l’amore. L’amore non si può mai possedere e comprendere fino in fondo. L’amore è infinito come infinito è Dio. Possiamo comprenderlo, però, sempre meglio, andare sempre più in profondità. Paolo in Efesini dice  l’amore di Cristo che supera ogni conoscenza. L’amore di Dio va al di là di ogni altezza, ampiezza e profondità. Voi potreste obiettare che noi vogliamo descrivere l’amore umano e non quello di Dio. E’ vero che in questo testo viene cantato l’amore umano, ma anche in virtù degli altri livelli di lettura che abbiamo accennato in precedenza, possiamo vedere come in filigrana ci sia l’amore di Dio in sè e per la sua Chiesa. Quello cantato in questo libro è l’amore umano con una forte valenza, però, anche mistica. Abbeverandoci di questi versi e di queste parole, non solo nutriamo la nostra capacità naturale di amarci in modo vicendevole, ma nutriamo la nostra anima in quella che è la sua chiamata alla nuzialità con Cristo. Questo libro ci aiuta ad innamorarci di più e meglio della persona che abbiamo sposato e, nel contempo, anche di Gesù che è nostro sposo mistico.

Capite ora perchè questo libro si chiama Cantico dei Cantico, il libro santissimo posto al centro della scrittura? E’ un libro meraviglioso. Un libro da leggere e meditare. Un libro troppo spesso sottovalutato, trattato con sufficienza e incompetenza. Una storiella d’amore carina, ma che a tanti non dice nulla.

Antonio e Luisa

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Sposi sacerdoti. L’unione intima degli sposi cantata nella Bibbia. (16 articolo)

Dopo la premessa dell’articolo precedente, tenendo presente la storia e il significato di questo libro che attraverso la storia d’amore di due giovani sposi vuole raccontare la storia della relazione tra Dio e gli uomini, possiamo ora affrontare il tema del libro. Nel Cantico dei Cantici viene cantato l’amore. L’amore umano. E’ un libro che narra un’esperienza d’amore, concreta, tra un uomo e una donna. Un amore di tipo sponsale. Tutto il contesto lo fa credere. Non è solo un amore oblativo, di dono. Non è un amore platonico. E’ un amore prevalentemente carnale.  E’ un amore completo, totale. Un amore passionale con risvolti erotici, per nulla velati, ma molto espliciti. Dove, seppur in modo poetico e mai volgare, non viene tralasciato nulla del corpo dell’amato e dell’amata. Non viene tralasciato nulla di sensazioni, emozioni, sapori, odori e colori. Una bellezza che piano piano si svela, proporzionalmente allo svelarsi e all’accogliersi vicendevole dei due sposi,  in un crescendo di esperienza sempre più concreta ed intima dell’uno con l’altra. Cosa possiamo comprendere immediatamente da questa introduzione al testo. Per vivere questo amore cantato nel Cantico dobbiamo purificare il nostro sguardo. Dobbiamo essere capaci di eliminare una certa malizia che spesso si nasconde dietro certe idee di amore erotico. Dobbiamo eliminare anche un falso pudore che spesso nasconde la nostra chiusura all’altro e incapacità di farci dono. L’amore erotico tra due sposi non è nulla di vergognoso o di sporco. Certo possiamo sporcarlo noi con il nostro egoismo. L’amore erotico che Dio ha pensato per noi è qualcosa che apre alla meraviglia dell’amore che diventa esperienza concreta vissuta nel corpo. Lo sguardo di Dio sulla sessualità umana, da sempre, è uno sguardo buono e positivo. L’espressione che troviamo nella Genesi al cap. 1 E’ Dio vide che era cosa molto buona è posta proprio al termine della creazione dove aveva appena formato uomo e donna. Due creature sessuate, diverse e complementari, che, nell’unione intima, diventano una sola carne e diventano fecondi. Due creature fatte a somiglianza di Dio e che nella loro relazione sponsale riproducono la relazione d’amore di Dio Trinità in se stesso. Detto in altre parole Dio ci ha voluto sessuati perchè nell’unione intima e completa di due sposi si potesse scorgere, in maniera diversa e limitata, ma concreta, la relazione perfetta delle persone della Trinità. Il corpo, che non solo ci appartiene ma ci costituisce come persone insieme all’anima, diventa strumento per esprimere in modo chiaro e netto quell’amore che abbiamo nel profondo di noi. Il corpo rende visibile ciò che non è visibile. Una realtà non solo lecita, ma santissima. Santissima come lo è il Cantico.  Il Cantico parla di questo amore. Un libro da leggere con lo stupore di chi si addentra nella profondità del pensiero di Dio. Un libro che apre alle meraviglia di un’esperienza che noi sposi possiamo e dobbiamo vivere nella concretezza della nostra relazione e della nostra vita insieme.

Antonio e Luisa

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Sposi sacerdoti. L’amore sponsale segno di quello divino. (15 articolo)

Prima di leggere e meditare i canti di questo testo è necessaria una breve introduzione. Cosa è il Cantico dei Cantici? Di cosa tratta? Perchè è stato inserito nella Bibbia? Il Cantico dei Cantici è uno dei libri sacri della Bibbia. Dirò di più. E’ collocato nel cuore della Bibbia. Se ci fate caso è collocato fisicamente al centro. E’ uno dei libri più brevi di tutta la Sacra Scrittura eppure, quale che sia la versione che voi usate, il Cantico è sempre posto al centro della Bibbia. E’ un libro entrato nel canone sacro, prima per gli ebrei e poi anche per noi cristiani, non senza divisioni, discussioni e polemiche. E’ un testo che scotta, che parla dell’amore umano, anzi tratta dell’amore erotico umano. Alcuni passaggi potrebbero sembrare imbarazzanti e spregiudicati. Molti si sono chiesti cosa c’entra un testo del genere con la Sacra Scrittura. Lo Spirito Santo le cose le fa bene e alla fine ha trovato il modo affinchè fosse inserito nel canone sacro. Non c’è un autore conosciuto ed unico per il Cantico. E’ una raccolta di canti d’amore. Canti conosciuti e usati nell’Israele di molti secoli fa, durante le celebrazioni delle feste nuziali. Feste che duravano parecchi giorni. Canti antichi e tramandati quindi. Canti della tradizione, ma non sacri fino ad un certo punto, quando durante il concilio ebraico di Javne alla fine del I secolo d.c., un rabbino molto autorevole del tempo, Rabbi Akiva, ruppe gli indugi e spinse con convinzione per l’introduzione di questi canti all’interno dei testi sacri. Per convincere i presenti disse: Il mondo intero non vale quanto il giorno in cui il Cantico fu dato ad Israele, poichè tutti gli scritti sono santi, ma il Cantico è santissimo.

Rabbi Akiva aveva intuito la grandezza di questo testo. Non solo poteva entrare a pieno titolo nei libri sacri, ma ne aveva più motivo degli altri. Aveva intuito la grandezza di questo dono che Dio aveva fatto al suo popolo,  e, attraverso Israele, all’umanità intera. Il Cantico è stato composto presumibilmente verso il quinto secolo avanti Cristo e ci sono voluti circa 600 anni per farlo entrare nel novero dei libri sacri. E’ considerato santissimo perchè il popolo d’Israele attraverso persone come Rabbi Akiva ha letto nel Cantico dei Cantici, e precisamente nello sposo e nella sposa, la figura di Dio e del popolo d’Israele stesso. Un canto che narra la storia d’amore tra Dio che insegue la sua sposa e la sposa che ricambia fino all’incontro finale con l’arrivo del Messia. Nel cristianesimo resta questa lettura, ma lo sposo non è più Yahweh ma Gesù e la sposa è la sua Chiesa. Non sono letture sbagliate. Sono letture legittime profonde e autentiche. Ciò non toglie che anche la lettura che cercherò di proporre è altrettanto legittima e autentica. Non sono io a dirlo, ma tanti e autorevoli esegeti cristiani. Certamente su piani diversi. Su livelli diversi. Noi siamo sposi e dobbiamo cercare di incarnare nella nostra vita tutti quei significati che il Cantico può avere nella sua lettura teologica e mistica. Le letture più profonde di questo testo non lo rendono astratto e meno adatto agli sposi, ma al contrario, lo arricchiscono della dimensione profetica a cui gli sposi sono chiamati. Attraverso la vita di noi sposi quei versetti possono prendere vita e rendere concreta l’immagine dell’amore di Dio e la vicenda d’amore tra i protagonisti. Procederemo quindi nei prossimi articoli alla lettura più semplice e diretta, quella che vede la relazione d’amore tra uno sposo e una sposa. Relazione meravigliosa che apre alla pienezza dell’amore e consente di recuperare l’autenticità e la purezza delle origini.

Antonio e Luisa

 

 

Sposi sacerdoti. Dio ci insegna ad amarci (14 articolo)

Dopo l’interruzione per la Pasqua oggi riprendo la serie di articoli sulla dimensione sacerdotale del matrimonio. L’arte di amare con tutto il cuore e tutto il corpo ci viene insegnata da Dio, Dio si fa maestro, attraverso un libro della Bibbia: Il Cantico dei Cantici. Se non entriamo in questo modo di amare non entriamo nella vita vera, non vivremo mai appieno il nostro matrimonio. L’intimità sessuale è un mezzo privilegiato per gli sposi per perseguire la santità. L’intimità sessuale va rivalutata, liberando questo gesto dagli incrostamenti storici del passato e dagli inquinamenti del presente. Ciò comporta che gli sposi cerchino una meditazione profonda e ricorrente del Cantico dei Cantici, per immergere il loro cuore e la loro mente sempre più intensamente nell’educazione sessuale elargita loro da Dio stesso. Da qui in poi affronteremo quindi il Cantico dei Cantici, perchè se è vero che il nostro sacerdozio si concretizza nell’amare sempre più il nostro sposo o la nostra sposa, non possiamo che meditare e approfondire questo libro della Bibbia dove Dio ci mostra il modo per poterlo fare in pienezza.

Sono consapevole che sto scrivendo di una realtà bellissima, ma che pochi riescono a vivere appieno. Il matrimonio spesso è fatica, divisione, rottura e sofferenza. Ma Dio non ha pensato questo per noi. Non ha voluto che ci unissimo per sempre ad una persona perchè fossimo tristi e sofferenti, ma al contrario perchè potessimo realizzarci in pienezza, recuperare quella parte di figliolanza divina che il peccato ci ha tolto e ci ha nascosto agli occhi. Solo amando fino in fondo nel matrimonio o nella vita consacrata potremo ritrovarla e tornare ad essere intimi con Dio.

Sentite questo commento ebraico alla genesi:

Quando Adamo peccò, la shekinah, la dimora di Dio, salì al primo cielo, allontanandosi dalla terra e dagli uomini. Quando peccò Caino, salì al secondo cielo. Con la generazione di Enoch, salì al terzo; con quella del diluvio, al quarto; con quella di Babele al quinto; con quella di Sodoma, al sesto; con la schiavitù di Egitto, al settimo, l’ultimo e il più lontano dagli uomini. Ma il giorno in cui il Cantico dei cantici fu donato ad Israele, la shekinah ritornò sulla terra.

Cosa significa questa bellissima riflessione?

Possiamo riportare Dio nella nostra casa o, meglio, possiamo tornare ad abitare la dimora di Dio, amando come Dio ci ha insegnato sapientemente nel Cantico in modo carnale e passionale, ma puro, senza sguardo di possesso e concupiscenza che rovina tutto e avvizzisce l’amore che stava germogliando tra gli sposi amanti. Il peccato rovina tutto, fa sì che l’essere nudi davanti al nostro amato o alla nostra amata diventi fastidioso e odioso perchè ci sentiamo vulnerabili e trasparenti, non possiamo nasconderci e il nostro egoismo è evidente a tutti.

Gesù ci ha redento, ha sconfitto il peccato e la morte con la sua morte e resurrezione e nel sacramento del matrimonio attraverso la Sua Grazia possiamo  liberarci delle catene del peccato e amare con lo stile di Gesù, che non tiene nulla per sé, ma si mette totalmente a nudo per noi donando tutto di Lui a noi che siamo la Chiesa e quindi la Sua sposa. Se riusciremo ad amarci come gli amanti del Cantico dei cantici, la nudità non sarà più motivo di disagio ma sarà via di donazione e relazione vera e piena. Dio potrà scendere nella nostra casa dalle altezze del cielo, dove era finito a causa del nostro peccato, e potremo finalmente vivere nella  pace e nell’amore di Dio.

Dal prossimo articolo cercheremo di addentrarci nella meraviglia del Cantico dei Cantici, bellezza alla portata di tutti gli sposi.

Antonio e Luisa

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Il matrimonio ha la forma della resurrezione!

l matrimonio ha la forma della resurrezione!La croce e il dolore sono solo un momento di passaggio che serve a farci diventare veri uomini e vere donne. La forma della resurrezione non vuol dire che i problemi si risolvono come vogliamo noi, e nei tempi da noi stabiliti.

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Ma la morte e il dolore non hanno l’ultima parola nelle nostre vite e nelle nostre relazioni, se siamo disposti ad aprire spazi nel nostro cuore in cui fare agire la presenza di Dio. Non si tratta di discorsi astratti e teorici, ma dell’autentico desiderio ostinato e tenace di trovare una strada anche dove tutto sembra chiuso. Perché nulla è impossibile a Dio!!!

Il matrimonio ha la forma della resurrezione se veramente siete disposti a provarle tutte, e a non arrendervi finché non trovate la giusta via per far circolare amore, gioia, intimità e confidenza.

Ma come fare se l’altro non è disponibile a collaborare, se l’altro si rifiuta, si chiude, si allontana. Come fare se c’è un tradimento, o problemi più grossi?!

Non vi arrendete all’AMORE. Prima di tutto verso voi stessi. Il matrimonio ha la forma della resurrezione se ti vuoi bene e ti porti rispetto, se custodisci con la preghiera, le parole e i gesti uno spazio sacro dentro di te dove neanche il peccato e il male dell’altro può entrare, perché quello è il territorio di Dio.

Non vi arrendente all’AMORE. Il nutrimento di affetto e di amore che rivolgete a voi stessi se è autentico porta pace e serenità, la Perfetta Letizia di San Francesco d’Assisi, a cui neanche le bastonate e gli insulti potevano togliere la gioia del Signore. Quando vi volete veramente bene è più semplice per voi ritrovare il vostro centro, il senso della vostra identità, chi siete e mettere un confine fra voi e il male esterno. Occorre un’opera di separazione psichica in qui ognuno si riprende ciò che è proprio e da all’altro ciò che è dell’altro. Così il tradimento di tuo marito parla di lui e delle sue fragilità, non parla di quanto vali come donna. Così la durezza di tua moglie parla dei suoi limiti e non del tuo spessore e della tua virilità di uomo. Spesso ci facciamo invadere dalle fragilità dell’altro, dai suoi sbagli e contaminiamo quello spazio sacro dentro di noi che appartiene solo a noi e Dio.

Il dolore della croce non ha più potere su di voi se siete disposti ad entrarci per imparare qualcosa. Non si tratta di obbligo, di sfogo e repressione. Tutto ciò ha a che fare con la docilità di aprirsi all’amore. Non sposarti se non sei disposto a farti Amare da Dio. Per portare avanti un matrimonio non ci vuole stoicismo e predisposizione al massacro, ma voglia incontenibile di amore, gioia e felicità.

Tante volte ascolto storie di particolare sofferenza, in cui non c’era molta coscienza del sacramento, o in cui l’immaturità affettiva di storie ferite, non ha permesso di entrare con responsabilità e consapevolezza nel matrimonio. Ma in qualunque storia, in qualunque fatto della nostra vita io credo che Dio si incarna e benedice. E se siamo disposti a Cercare Lui che la Via, la Verità, e la Vita è sempre possibile trovare un senso a ciò che sta capitando.

Il mio matrimonio ha avuto la forma della croce per otto lunghissimi anni. In quel marasma di dolore, solitudine e tristezza sono rimasta perché in ogni crisi, nella rabbia più furiosa, sentivo una voce partire dal di dentro che mi diceva che mio marito era l’uomo della mia vita. Quello stronzo insensibile era la persona che io amavo nonostante tutto. Il mio amore era per lui, anche se la mia rabbia mi portava a respingerlo. Infine non era pensabile per me togliere un padre ai miei figli, perché se come marito lasciava a desiderare Roberto è sempre stato un padre meraviglioso. Infine sono una persona molto ostinata, in certi casi così testarda da risultare insopportabile, così per me arrendermi non è previsto. Il mio matrimonio ha avuto la forma della croce, ma in tutti quei lunghi 8 anni mi ripetevo che tutto non poteva esaurirsi nella misera sopportazione! Io volevo tutto il pacchetto! La promessa della gioia e della felicità che Dio mi ha fatto! Che non ha niente a che vedere con l’assenza di problemi o prove, ma che riguarda la possibilità per me di sentirmi unita a mio marito. Una squadra unita per la Buona Battaglia. Il mio matrimonio ha avuto la forma della resurrezione non quando mio marito è cambiato, ma quando io ho deciso di riprendere in mano la mia vita, la mia relazione con me stessa e con Dio. Quando ho cominciato a custodire quello spazio sacro dentro di me in cui neanche mio marito può entrare. Ecco che allora è giunto il tempo della Giustizia per il mio matrimonio e ho assistito a cambiamenti che sanno di miracoli. Ma la vera resurrezione per me è stata la mia libertà interiore di accettare mio marito così com’era (che non significa avallare le sue immaturità o i suoi comportamenti dannosi per noi), potendolo volere bene mentre lo spronavo ad affrontare quei cambiamenti necessari per noi. Tutto questo non si fa da soli. Dobbiamo imparare a chiedere aiuto. A Dio nella preghiera e nei sacramenti e alle persone intorno a noi, fratelli, amici, sacerdoti, suore, psicoterapeuta se necessario.

Il matrimonio ha la forma della resurrezione. Non so in che tempi e in che modi nella tua storia. Ma tu non mollare mai nel ricercare la VITA nel tuo matrimonio.

Claudia viola e Roberto Reis

Pagina Web http://amatiperamare.it/blog

Due matrimoni, acqua, aceto e salvezza.

Volevo riflettere oggi su una piccola verità nascosta che si può comprendere dalla Parola. Parlo del primo e dell’ultimo miracolo di Gesù nella sua vita terrena, nella sua presenza nella storia. Due miracoli compiuti durante un matrimonio. Due matrimoni. Ne ricordate solo uno? Probabilmente ricordate le nozze di Cana. C’è un altro matrimonio, ben più importante per tutti noi. Gesù che sposa la sua Chiesa sulla croce. In entrambi i casi noi uomini non abbiamo saputo dargli che miseria. Nelle nozze di Cana gli sposi avevano finito il vino. La festa rischiava di finire. La gioia sarebbe evaporata. Gesù non ha chiesto che acqua. Da quell’acqua ha generato del vino delizioso. Un vino che dona una gioia che va oltre quella umana. Un vino molto più buono di quello che era appena finito.  Gesù non ha chiesto che acqua. Anzi ha chiesto qualcosa in più: che le giare fossero riempite. Questo cosa significa? Offrire la nostra natura umana, la nostra capacità di amare naturale, la nostra acqua, e fare la fatica di donargliela con il nostro impegno di ogni giorno. Il resto lo farà Lui. Trasformerà il nostro matrimonio in qualcosa di meraviglioso.

Ancora più incredibile è il secondo miracolo. Miracolo che avviene durante le nozze tra Cristo e la sua Chiesa. Miracolo che avviene sulla croce. Lì non abbiamo saputo dargli neanche l’acqua. Gli abbiamo dato dell’aceto. Aceto che è vino avariato. Abbiamo dato lui il nostro amore inquinato e guastato dall’egoismo e dal peccato. Lui non solo se lo è preso, ma ne ha fatto sorgente di salvezza e di vita. L’acqua sorgente dello Spirito Santo e il sangue segno della vita. Sangue e acqua sgorgati dal suo costato trafitto.

Questa riflessione cosa ci dice? Che il matrimonio ha bisogno di Cristo. Che noi non abbiamo che acqua, quando ci vogliamo bene. Acqua che diventa aceto quando abbiamo una relazione segnata dalla sofferenza, dall’incomprensione e dall’egoismo. Gesù si prende tutto e lo trasfigura con la sua Grazia e il suo amore. Così anche una relazione vissuta nell’amore vicendevole con Gesù diventa ancora più colma di gioia e di pienezza. Così anche una relazione malata e distrutta con lui può divenire via di salvezza e di pace.  Importante sottolineare come in entrambi i casi fosse presente Maria. Maria nostra madre, Maria che intercede per ognuno di noi e per il nostro matrimonio. Affidiamo a lei la nostra relazione, sicuri che lei ci condurrà alla pienezza di suo figlio, che lei sarà una madre che custodirà la nostra vita e il nostro matrimonio.

Antonio e Luisa

E’ colui per il quale intingerò un boccone e glielo darò.

In quel tempo, mentre Gesù era a mensa con i suoi discepoli, si commosse profondamente e dichiarò: «In verità, in verità vi dico: uno di voi mi tradirà». 
I discepoli si guardarono gli uni gli altri, non sapendo di chi parlasse. 
Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. 
Simon Pietro gli fece un cenno e gli disse: «Dì, chi è colui a cui si riferisce?». 
Ed egli reclinandosi così sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?». 
Rispose allora Gesù: «E’ colui per il quale intingerò un boccone e glielo darò». E intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda Iscariota, figlio di Simone. 
E allora, dopo quel boccone, satana entrò in lui. Gesù quindi gli disse: «Quello che devi fare fallo al più presto». 
Nessuno dei commensali capì perché gli aveva detto questo; 
alcuni infatti pensavano che, tenendo Giuda la cassa, Gesù gli avesse detto: «Compra quello che ci occorre per la festa», oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri. 
Preso il boccone, egli subito uscì. Ed era notte. 

Ho deciso di riprendere il Vangelo di martedì scorso, martedì della settimana santa. Il mio parroco durante la breve omelia ha proposto degli spunti di riflessione molto interessanti. Spunti che io ho ripreso, elaborato, e fatti miei in chiave sponsale. Non dimentichiamo che, per noi sposi, Gesù è principalmente nella nostra relazione. E’ lì che ci giochiamo tutto.

In quel tempo, mentre Gesù era a mensa con i suoi discepoli, si commosse. Gesù si commuove. Si commuove perchè a tradirlo non è uno sconosciuto, non è un fariseo, o uno di quelli che da tempo desiderano la sua morte. Lo tradisce uno dei dodici. Uno di quelli che negli ultimi anni hanno condiviso tutto con lui. Hanno visto le opere, hanno ascoltato le sue parole, hanno mangiato con lui, lo hanno visto nella gioia, nella preghiera, nella difficoltà. Uno di quelli che lui ha amato di più e a cui ha trasmesso più amore. Non è bastato.  Gesù soffre per l’incapacità di Giuda di corrispondere il suo amore. Gesù vorrebbe attirarlo a sè con tutte le sue forze, ma un Dio onnipotente deve arrendersi di fronte al libero arbitrio di ogni persona. Questo è uno dei più grandi misteri di Dio. Onnipotente, ma impotente di fronte alla volontà umana di scegliere il male e l’errore. Quanti sposi e quante spose rivivono questa terribile sensazione di essere impotenti. Persone che hanno dato tutto per la persona che hanno sposato e ricevono in cambio il tradimento. Persone che hanno commesso errori, ma chi non ne commette.  In loro c’è lo stesso Cristo di questo Vangelo che rivive lo stesso momento di passione.

Gesù come risponde a Giuda? E’ meraviglioso. Non lo indica, ma compie un gesto: Rispose allora Gesù: «E’ colui per il quale intingerò un boccone e glielo darò». E intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda Iscariota, figlio di Simone. 

Un gesto simbolico molto importante. Intingere il boccone e porgerlo era tipico del capo famiglia. Il cibo posto al centro e tutti che si gettavano su di esso. Il meno svelto rischiava di rimanere senza. Ecco Gesù, compiendo un gesto di estrema tenerezza e cura, porge il boccone a Giuda. Gesto che vuole comunicare al discepolo il grande amore per lui: tu sei un prediletto.

Gesù è maestro per noi sposi. Ci insegna come reagire a un tradimento. Piccolo o grande che sia. Tu mi hai fatto del male, mi hai trattato male, mi hai ferito con le tue parole ed io rispondo con l’amore, ti amo ancora di più. Sei il mio prediletto, la mia prediletta, sei al centro dei miei pensieri, del mio servizio e delle mie cure.

Riuscire ad acquistare questa modalità di amare il proprio coniuge cambia il rapporto, permette alla coppia di fare un enorme salto di qualità. Posso testimoniarlo.

Ultimo pensiero è rivolto ad un altro passaggio della Parola. E allora, dopo quel boccone, satana entrò in lui. Gesù quindi gli disse: «Quello che devi fare fallo al più presto». Preso il boccone, egli subito uscì. Ed era notte. 

La nostra cura, tenerezza, amore e servizio può non bastare. L’altro/a può comunque decidere di tradirci, di uccidere la nostra relazione. Satana non entra in noi se noi non apriamo il nostro cuore a lui, attraverso il nostro egoismo e la nostra volontà cattiva e sbagliata. Gesù ci avverte:  Ed era notte. Chi non sceglie Gesù, ma Satana, entra nella notte della vita. Chi sceglie il tradimento, il peccato e l’errore si abbandona alle tenebre, lontano dalla luce di Cristo.

Antonio e Luisa

 

Il matrimonio è quello di Wikipedia?

Oggi ho un momento in più. Non devo, come solitamente accade, scrivere in venti minuti la mia riflessione. Posso prendermela con più calma. Cercherò quindi di avventurarmi in riflessioni che non mi appartengono normalmente. Cosa significa il matrimonio per me? Perchè è così importante non fallire questa occasione unica di relazione? Perchè sento che mi sto giocando tanto, forse tutto?

Non è facile rispondere. Non è facile comprendere cosa ci sia dietro questa sfida. Certo per la società civile è semplice descrivere cosa sia. Wikipedia, la nuova enciclopedia della società 2.0, lo identifica così:

Il matrimonio è un negozio giuridico che indica l’unione fra due o più persone, a fini civili, religiosi o ad entrambi i fini e che di norma viene celebrato attraverso una cerimonia pubblica detta nozze.

E’ un negozio giuridico, un contratto, che determina obblighi e diritti. Nulla più di questo. Un contratto che, se rescisso, provoca spesso un risarcimento economico e nulla più. Qualcosa a cui si può dare un valore, un prezzo, un inizio e una fine. Come fosse un rapporto di collaborazione qualunque tra due persone, o addirittura più di due persone. Collaborazione manageriale e di gestione. Gestione della casa, dei figli, dei soldi fino ad arrivare alla gestione del tempo libero, del sesso e dell’affettività. Certo una collaborazione più piacevole di altre prettamente professionali, ma pur sempre qualcosa da pesare continuamente tra utile e perdita.

Se davvero il matrimonio fosse soltanto questo, sarebbe davvero di una tristezza enorme. Penso tutti siano d’accordo su questo. Eppure tanti si sposano con questa idea radicata dentro. Promettono nella buona e nella cattiva sorte, ma intendono solo nella buona. Solo quando conviene. Io stesso ho promesso tutto, ma con un’enorme riserva su questo punto. Mi sono fidato, ho chiesto a Dio la forza e, naturalmente, ero sostenuto dalla convinzione che tutto sarebbe andato bene. Tanti si fermano a questo livello di relazione. Si accontentano di questa miseria che non permette loro di entrare in un altro mondo. Non permette di incontrare Gesù nell’altro. Perchè questo fa la differenza.

Il matrimonio è concreto e tangibile, guai se non lo fosse. Ma non basta. Non può restare solo questo o, come ho scritto prima, resta una relazione povera, anzi misera, che non apre ad orizzonti altri.

Cristo cambia tutto. Il matrimonio in Cristo è qualcosa che non c’entra nulla con tutta la miseria del matrimonio civile o di una convivenza.  Tanto che amici, che hanno iniziato con una convivenza o un matrimonio civile, quando la loro relazione è entrata nella verità del dono totale, hanno avvertito la necessità di sposarsi in Cristo, perchè non si accontentavano più di ciò che avevano. Il matrimonio in Cristo apre ad una prospettiva eterna. Più lo vivi intensamente, senza riserve e senza porre limiti, e più l’orizzonte si aprirà all’eterno, al trascendente, a Dio. Più sarò capace di donarmi sempre e completamente, e più entrerò nella profondità di me stesso. del mio essere uomo. Entrare sempre più dentro per ampliare sempre di più lo sguardo. Più comprendo questo,più vivo questo, e più avrò pace e senso nella mia vita. Perchè nella nostra profondità di uomini c’è l’eterno di Dio. Ma la nostra profondità ci è inaccessibile, non abbiamo la chiave. La chiave non è in me, ma nel dono di me. Nel dono di me stesso alla mia sposa. Più sarò dono per lei e più conoscerò chi sono, e più incontrerò Cristo. Questo vale nella buona e nella cattiva sorte. Tutti desiderano un matrimonio felice. Guai se non fosse così. Ricordiamo però una verità che spesso cerchiamo di rimuovere.  La Chiesa ci insegna che un matrimonio riuscito non è necessariamente un matrimonio felice. Chiara Corbella spiegava tutto questo in modo semplice:

La logica è quella della croce: regalarsi per primi senza chiedere nulla all’amato, arrivando fino al dono radicale di sé. Se non si risponde a questa richiesta, non si tratta più di vocazione, ma di un semplice accompagnarsi fino alla morte

Un matrimonio che si regge sulla convenienza reciproca è accompagnarsi fino alla morte. Terribile. In una vita insieme non si impara a donarsi fino in fondo, ma solo a prendere dall’altro/a. Ad usarlo per certi versi. Ci sono matrimoni che si reggono sulla paura della solitudine o sull’abitudine.

Adesso dirò qualcosa di scandaloso. Quando penso a certe persone che hanno perseverato, che hanno perdonato, che hanno pregato, che hanno sofferto grandemente, che hanno pianto e che hanno vacillato senza per questo mollare. Persone che hanno, soprattutto, continuato a restare fedeli alla loro promessa, a Dio, allo sposo o alla sposa, anche quando quest’ultimo/a se n’è andato. Anche quando ha tradito la fiducia, il talamo e il sacramento. Persone che hanno vissuto fino in fondo la loro vocazione. Sono convinto che il loro matrimonio è più riuscito di tanti altri, perchè alla fine quello che conta è dare tutto per incontrare Cristo in quel dono, e loro lo hanno fatto e lo stanno facendo più di tutti. Più di me, più della mia sposa e, a maggior ragione, più di chi vivacchia in un rapporto basato sul dare e avere, in un rapporto che non cresce e che non fa progredire nessuno, in un rapporto sterile, non fecondo.

Antonio e Luisa

Maria ha capito tutto!

Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti.
E qui gli fecero una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali.
Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento.

Il Vangelo di oggi ci riporta quanto successo a casa di Lazzaro. Ritroviamo Marta e Maria. Guarda caso i ruoli non sono cambiati. Marta a lavorare e Maria ad adorare. Vi ricordate l’altro episodio con Marta che brontola perchè Maria perde tempo con Gesù senza lavorare? Ecco qui si ripropone la stessa dinamica. Marta che sgobba e Maria che apparentemente perde tempo. L’attenzione si focalizza ancora una volta su Maria. Maria che non serve i commensali, come invece fa Marta, ma si occupa di Gesù, lo adora, lo ama teneramente, gli cosparge i piedi con olio di puro nardo e dolcemente li asciuga con i suoi capelli. Cosa ci insegna questo Vangelo a noi sposi? Insegna qualcosa di determinante per la nostra vita insieme. La cosa più importante non è fare, ma rispondere alla chiamata, rispondere a Gesù che ci ha amato per primo. Solo comprendendo, guardando, accogliendo, riamando e adorando Cristo, il nostro fare non sarà più un obbligo e un peso insostenibile, ma una risposta d’amore. Esiste una priorità. Adorare viene prima di fare. Ora un ulteriore e logico passaggio. Va bene, ma come faccio ad adorare Gesù nel mio matrimonio? Semplicissimo (ma non facile): amando Luisa, la mia sposa. Perchè non è facile? Maria mi insegna un’altra cosa importante. Per amare Cristo non c’è misura. Devo dare tutto, senza risparmiarmi.

Maria, infatti, ama senza riserve, senza limite, oltre il necessario, tanto che il suo amore appare quasi uno spreco. Non è necessario darsi così tanto.Invece Gesù la esalta proprio per questo. Perché l’amore deve essere così.

Nel nostro matrimonio abbiamo rotto il vaso di nardo? Oppure siamo avari e diamo qualche goccia ogni tanto per non sprecarne? Ci sprechiamo in gesti di tenerezza, di servizio, di cura, di attenzione oppure limitiamo tutto al minimo indispensabile, dando per scontato l’amore che ci unisce?

Io mi sento molto provocato da questo Vangelo. Ho ancora tanta strada davanti.

Ancora troppo mi risparmio. Troppe volte aspetto una ricompensa o una gratitudine per ciò che faccio. Troppe volte mi sento non apprezzato abbastanza. Troppe volte faccio il minimo. Troppe volte mi risparmio e non do tutto, perchè non credo sia così importante. Troppe volte aspetto che sia Luisa a darsi da fare, quando invece potrei anticiparla. Troppe volte non sono capace di amarla fino in fondo.

Maria mi richiama alla verità dell’amore. Perchè quando ami fino in fondo, come fa lei, poi il profumo del nardo, il profumo dell’amore, si propaga a tutte le persone vicine. Attraverso il mio amore sponsale, il mio amore incondizionato e senza misura posso realmente riempire ciò che mi circonda del profumo dell’amore, del profumo di Dio. Ricordiamo che noi sposi siamo immagine dell’amore di Dio, ma solo quando ci abbandoniamo all’autentico amore sponsale e Maria ci mostra come si fa. Maria concretizza in un gesto ciò che deve essere la nostra vita matrimoniale.

Mi fermo qui. Ci sarebbe da dire tanto su questo Vangelo, sul perchè lavi proprio i piedi e sia importante evidenziarlo. Sarà per il prossimo articolo.

Antonio e Luisa

Sposi sacerdoti. Amplesso fonte e culmine. (12 articolo)

Voglio tornare, ora, a quello che è il gesto sacerdotale più importante tra due sposi. Il gesto sensibile e corporeo più importante. Parlo dell’amplesso fisico. Ho cercato di spiegare come ogni gesto di tenerezza e di cura tra me e la mia sposa sia gesto sacerdotale. Il culmine di tutta questa modalità di amare e di essere sacerdoti nel matrimonio, cioè di mettersi al servizio dell’amore e dell’altro nel dono totale di sè, è l’intimità fisica, che esprime nella carne del corpo quell’amore totale che dovrebbe albergare nel cuore. Sono tutto tuo. Sono tutta tua. E’ il mio corpo a dirlo. Il linguaggio della tenerezza espresso attraverso il corpo. Non è solo culmine, ma è anche fonte. Fonte, perchè da lì, da quel dono totale d’amore, riceviamo Grazia nuova, perfezioniamo i doni dello Spirito Santo già ricevuti, e nutriamo il nostro amore naturale. Fonte e culmine. Come in un circolo virtuoso che ci aiuta a entrare sempre di più nella verità di quel gesto e del nostro matrimonio. Il desiderio di cercare questo gesto, di prepararlo bene e di viverlo in modo autentico ed ecologico (secondo la verità del nostro essere uomo e donna) è via di santità per me e Luisa e per tutti gli sposi. E’ una logica conseguenza di tutto quello che è stato detto fino ad ora. Più lo vivo perfettamente e più posso affermare, con la mia vita, con la nostra vita di sposi, quella verità ontologica che ci lega: io e Luisa siamo una cosa sola. Don Renzo Bonetti afferma qualcosa di molto forte: io e Luisa, come ogni coppia di sposi, siamo una nuova creazione, la creazione del noi. Il rapporto fisico esprime nel corpo questa verità ontologica, naturale  e teologica. Ogni tanto sento il desiderio di esprimere alla mia sposa quanto per me sia meraviglioso sperimentare non tanto il piacere fisico, ma proprio questa realtà di essere uno, di essere accolto completamente e di donarmi completamente. Penso a quale miseria si condannano quegli uomini e quelle donne che non comprendono tutto questo. Donne e uomini alla ricerca di sensazioni ed emozioni sempre più estreme. Cercano il piacere con adulterio, scambio di coppia, pornografia, prostituzione fino ad arrivare a pratiche sessuali pervertite e da pazzi. Cercano il piacere sempre più, ma si limitano a quello fisico. Il piacere autentico e profondo viene da una scelta oggi considerata anticonformista. Viene dalla fedeltà alla stessa donna o allo steso uomo per tutta la vita. L’incontro sessuale non è mai routine, ogni volta migliora e si perfeziona, perchè il gesto è arricchito da un amore sempre più completo e profondo. Il piacere fisico non è che una piccola parte di un piacere che abbraccia anima e corpo, tanto da far sperimentare nell’abbraccio dei corpi momenti di eternità e di Dio.

Antonio e Luisa

Sposi sacerdoti. Materialismo o spiritualismo. (11 articolo)

Dobbiamo evitare due pericoli grandissimi, per vivere appieno il nostro sacerdozio sponsale, cioè per essere dono autentico l’uno per l’altra. Sono due opposti. Il materialismo e lo spiritualismo sono entrambi, e allo stesso modo, pericolosi per il nostro matrimonio. Se imbocchiamo una di queste due derive rischiamo davvero di non essere capaci di amarci, o di farlo in modo molto parziale, limitato ed inquinato. Sicuramente poco felice. Padre Raimondo ci ripeteva continuamente di custodire la nostra comunione e intimità coniugale. Di impegnarci a fondo per questo. Vorrei ora provocarvi con una piccola riflessione su ognuno di essi.

Papa Francesco definisce a suo modo il materialismo. Lui parla di mondanità. E’ la stessa cosa. Ci siamo dentro tutti, chi più chi meno, nello spirito mondano. Spirito del mondo. La mondanità è una delle corruzioni principali in cui finiscono gli uomini di Chiesa e anche gli sposi. Quante volte mettiamo davanti alla nostra unione sponsale altro. Io stesso ne ho la tentazione. Possiamo mettere la ricchezza economica, il lavoro, la carriera o chissà cos’altro. Se non abbiamo in testa le giuste priorità cadiamo per forza nel materialismo. Ci illudiamo di raggiungere la felicità attraverso beni materiali o potere sociale ed economico. Dissipando energie e forze per questo. Distruggendo il paradiso che potremmo avere in casa, nel nostro matrimonio. Se cerchi fuori la felicità è perchè non comprendi l’importanza del tuo matrimonio, o forse, stai scappando da esso. Non bisogna per forza pensare alla famiglia di Berlusconi per scovare questa mentalità. Io conosco amiche che hanno optato per scelte coraggiose. Una dottoressa assunta in un ospedale che ha lasciato il lavoro perchè non le consentiva di dedicare abbastanza tempo a suo marito e a suo figlio. Ora lavora in proprio, ha lo studio dentro casa, guadagna molto meno, ma è più felice. Si tratta di priorità nella vita. Questo è solo un esempio, ma ognuno di noi dovrebbe fare un esame di coscienza e verificare con quale priorità considera la famiglia. Non riguarda solo le donne, ma anche gli uomini. Quanto tempo dedichiamo alle attività fuori casa? Quanto di questo tempo è davvero necessario?

Passiamo ora alla seconda grave deriva: lo spiritualismo. Quante coppie saltano su questo. Pensare che il matrimonio non sia soprattutto carnale è gravissimo. Inteso non solo come rapporto fisico, ma come relazione vissuta ed espressa nel corpo. Quando sento dire che l’importante è condividere un’idea di famiglia, andare d’accordo, non avere grandi scontri, collaborare nel lavoro familiare e dividersi i compiti. Che l’importante è andare a Messa, pregare e avere una vita spirituale attiva. Quando sento queste riflessioni sono convinto ci sia qualcosa che non vada in quella coppia. Per carità, sono tutte ottime cose, caratteristiche importanti di una famiglia e di una relazione, ma non vedo il matrimonio. Non vedo nulla di diverso rispetto a ciò che possono sperimentare delle comunità religiose di frati e di suore. Dov’è il dono totale? C’è una pacifica convivenza, ma nulla più. Pacifica finchè non crolla tutto. Il matrimonio o è carnale o non è matrimonio. Senza attenzioni, carezze, baci, abbracci e amplesso non è un matrimonio. Se non si cura questo aspetto diventa una ipocrisia pazzesca. Magari si può fingere di andare d’accordo e che tutto vada bene. Si può trovare anche un equilibrio, ma che nasconde una grande povertà e miseria. L’uomo tende ad evadere nel materialismo. Quindi lavoro, sport, pornografia, adulterio e prostituzione. La donna tende a dedicarsi ai figli, a trovare in loro quell’affetto anche fisico che non trova nel marito.

L’equilibrio sta proprio nell’evitare queste derive, avendo presente due importanti impegni da prendersi:

  1. mettere la famiglia al primo posto, in particolare il coniuge
  2. nutrire il bisogno di tenerezza con tutti i gesti del corpo propri di una relazione sponsale. (naturalmente cambiano anche questi con le varie stagioni della vita)

 

Antonio e Luisa

Tu chi sei? Ciò che vi dico.

Nel Vangelo di oggi c’è questo passaggio, che potrebbe sfilare inosservato, potrebbe scivolare via, ma in tre righe c’è tutto, c’è la nostra salvezza e, nel medesimo tempo, la nostra condanna.

«Tu chi sei?». Gesù disse loro: «Proprio ciò che vi dico. Avrei molte cose da dire e da giudicare sul vostro conto; ma colui che mi ha mandato è veritiero, ed io dico al mondo le cose che ho udito da lui».

Tu chi sei? Sono ciò che dico. In quel momento per Gesù non è importante raccontare chi è lui. Poteva rispondere in tanti modi. Ha voluto sottolineare chi portava lui. Lui ci porta Dio, non lo porta nelle tavole della Legge, ma in se stesso. Chi vede me vede il Padre. Lui incarna tutto ciò che è il Padre. Lui è l’amore incarnato. Io sono la via, la verità e la vita.

Noi uomini siamo bravissimi a cambiare le carte, a rivoltare la frittata. Quante volte ho sentito frasi del tipo: Non è giusto che io debba sopportare questo, Buono si stupido no, Quando è troppo è troppo, Dio mi vuole felice, perchè dovrei sopportare tutto questo, Gesù non ha mai detto questo.

Gesù non ha mai detto questo. Probabilmente è vero che Gesù non ha mai parlato di tante realtà e tante problematiche. Gesù ha fatto molto di più. Ha mostrato cosa significa amare e quello non si cancella, non ci permette di rivoltare la frittata.

C’è quella croce, quei chiodi nella carne, quella corona di spine, quel suo sguardo d’amore che giustifica fino alla fine un popolo che lo ha tradito e abbandonato. Ha perdonato Pietro uno di quelli a lui più vicino. Morendo ha pensato prima a noi che a sè. E’ spirato, non prima di averci affidato sua madre. La sua morte che sembrava la vittoria del male, è stata, grazie al suo dono d’amore, la più grande vittoria del bene. Attraverso quella morte ci ha redento, ha pagato per i nostri peccati.

Noi sposi come facciamo a raccontarci balle se abbiamo negli occhi questa immagine. Quanti sposi fuggono da relazioni spente. Quanti sposi sono logorati dall’orgoglio, dai litigi, dalle prevaricazioni, dalle incomprensioni. Quanti sposi si nascondono dietro la convinzione di essere nel giusto e nella ragione. Cosa si aspetta l’altro se si comporta in quel modo? Io merito più rispetto, e se non lo capisce mi comporterò di conseguenza.

Quante volte mostriamo le nostre miserie e non siamo capaci di amarci ed onorarci. Racconto ora un episodio, l’ho già raccontato spesso, ma lo ripeto per chi non lo conosce ancora. Per me è stato un gesto banale e piccolo, ma di quelli che cambiano la vita. Io non sono stato facile come marito all’inizio. Ero uno di quelli che pretendeva tanto e dava solo se aveva ricevuto. Quanti musi e litigi con Luisa. Dovevo fargliela pagare quando non si comportava come io volevo. Ero un cretino, diciamola tutta.  Un giorno, durante uno dei nostri litigi, la trattai male. Una questione stupida, dove avevo anche torto. Me ne andai sbattendo la porta. Mi aspettavo che fosse offesa e arrabbiata invece, dieci minuti dopo arrivò, con il caffè in una mano mentre con l’altra girava il cucchiaino. Me lo porse con tenerezza e se ne andò. Quel gesto mi lasciò senza parole e mi fece sentire tutto il suo amore immeritato , che andava oltre l’orgoglio, oltre la ragione o il torto e mi mostrò tutta la sua bellezza e forza, facendomi sentire piccolo piccolo. Mi ha ricordato Gesù sulla croce. E’ morta a se stessa per far vivere me, per riempirmi del suo amore. Sono rimasto senza parole. L’ho vista come bellissima e da quel giorno di tanti anni fa ho desiderato di essere capace di amarla come lei mi amava.

Non c’è scampo. Gesù dice Io sono la via, la verità e la vita. E’ vero, l’ho sperimentato. Quella via, passa però, presto o tardi dalla croce. Dalla morte del nostro egoismo e del nostro egocentrismo.

Antonio e Luisa

 

Sposi sacerdoti. Dio è nella coppia. (10 articolo).

Come si può quindi definire il nostro sacerdozio? Cosa significa essere sacerdoti e sposi?Significa che dobbiamo perfezionare sempre più l’unione coniugale che ci lega l’uno all’altra . Significa  custodire la nostra relazione, perfezionare la nostra relazione e di renderla sempre più autentica e perfetta. Significa custodire la comunione d’amore tra noi e i nostri figli quale chiesa domestica. Se non custodiamo la nostra comunità domestica, mettendola al centro delle nostre preoccupazioni, e perdiamo tempo e ci affanniamo in altro, stiamo sbagliando strada. Fatica vana. Badate bene: non significa che non è importante ciò che facciamo al di fuori della coppia e della famiglia. Anzi è importantissimo. E’ però determinante che la sorgente dell’amore, che poi può essere luce per i figli e per la comunità in cui viviamo ed abitiamo, sia nella coppia. La sorgente è Cristo che va ricercato nell’amore sponsale. Amore generato nel noi che diventa tenda di Dio. Il noi abitato dalla presenza reale di Cristo. Il noi che è sacramento perenne. Solo così si può essere nella verità e nel dono autentico. Ricordo padre Raimondo come era duro con certi atteggiamenti sbagliati di alcuni cristiani che frequentavano la sua comunità. Persone che si adoperavano in mille modi nella parrocchia o nel movimento di appartenenza, ma incapaci di amare la propria sposa o il proprio sposo. Gente che cercava gratificazione e soddisfazione al di fuori della coppia perchè incapace di trovarle nella coppia. Non si può trovare Dio fuori se non lo si trova prima all’interno dell’unione sponsale. Trascurare la famiglia per dedicarsi ai gruppi di preghiera o a qualsiasi altra attività di culto significa non esercitare il nostro sacerdozio, ma esercitare quello del prete o della suora. Non è il nostro sacerdozio quello.

Ogni tanto dovremmo ricordarci che Gesù non è solo in chiesa nel tabernacolo. Andate dalla vostra sposa, dal vostro sposo e abbracciatevi. All’interno di quell’abbraccio c’è il noi degli sposi. Quello è luogo sacro, abitato da Gesù vivo e reale, in modo molto simile all’Eucarestia. Questo è un mistero grande. E’ un mistero talmente grande che non ci pensiamo mai. Eppure è proprio così. All’interno del nostro abbraccio c’è Gesù. Il nostro sacerdozio è custodire quella presenza nel dono e servizio vicendevole e tenero. Se non capiamo questo e se non facciamo questo rendiamo vana ogni Messa, ogni preghiera, ogni pellegrinaggio, ogni novena e rosario.

Antonio e Luisa

Sposi sacerdoti. Sacrificio o sacrilegio (8 articolo)

Oggi, prima di proseguire ed addentrarci ancora di più nella nostra dimensione sacerdotale di sposi, vorrei sul significato di due parole di cui ho già accennato all’inizio di questa serie di riflessioni: sacrificio e sacrilegio. Sono una il contrario dell’altra.

Quando nel nostro matrimonio compiamo un sacrificio? Quando invece un sacrilegio?

Dopo i sette articoli già pubblicati dovreste averne almeno un’idea. Dovreste intuire la risposta.

Noi nel matrimonio siamo consacrati, resi di Dio. La nostra relazione sponsale appartiene a Dio prima che a noi sposi. Certo sta a noi, nella nostra libertà di figli, riconoscere la sua maestà e consegnarci a Lui nella nostra relazione.

Il nostro amore diviene di Dio, per Dio, strumento di Dio, via di salvezza di Dio per noi e per il mondo intero.

Ogni qualvolta riconosciamo questa realtà e rendiamo sacro il nostro amore attraverso gesti d’amore, di servizio, di accoglienza e di tenerezza l’uno verso l’altra, stiamo facendo un sacrificio. Non servono spesso grandi gesti. A volte vengono richiesti, ma non a tutti. Dio chiede però a tutti di amarlo nell’altro. Gesti semplici, concreti, ordinari di una vita insieme. Io stesso, spesso, sono “stressato” dagli impegni che la famiglia mi richiede. Mi innervosisco e mi agito. A volte ho voglia di mandare tutti a quel paese. Ma poi, basta poco: un pensiero. Penso a quello che sto scrivendo in queste righe. Penso alla mia sposa, alla mia famiglia e a Dio. Penso che mi viene chiesto di amarli nel servizio. Di amarli concretamente in servizi, che mi pesa fare, ma che sono importanti per prendermi cura e servire l’amore e la mia famiglia. Così diventa tutto più leggero. C’è un’altra consapevolezza. C’è gioia, senso e pace. E’ così, che pulire casa, fare una carezza o un sorriso allo/a sposo/a, cambiare un pannolino, fare la spesa, fare il tassista, e tantissimi altri gesti che compiamo ogni giorno, diventano gesti sacri, gesti per Dio e di Dio.

Jovanotti in una sua canzone esprime benissimo questo concetto. Non so quanto consapevolmente, ma forse, qualcosa sull’amore lo ha capito da solo facendone esperienza. Nella canzone A te dice: A te che riesci a render la fatica un immenso piacere.

E’ esattamente così. La fatica diventa bella e piena di significato, perchè diventa modo per vivere la nostra vocazione, per esercitare il nostro sacerdozio.

Ogni qualvolta invece,  io non sono accogliente, non mi metto al servizio, ma voglio usare la mia sposa ed essere servito. Quando non abbiamo cura l’uno dell’altra, quando non dimostriamo il nostro amore, o peggio, tradiamo l’amore per lo/a sposo/a, stiamo commettendo un sacrilegio.

Sacrilegio è infatti  rubare qualcosa a Dio per farne cosa nostra. Per farne cosa finalizzata al nostro egoismo ed egocentrismo. La nostra unione quando non è resa sacra dal nostro modo di viverla viene rubata a Dio, viene dissacrata, compiamo un vero e proprio sacrilegio. L’adulterio ne è l’esempio più evidente. Don Leonardo Maria Pompei, in una catechesi disse: Compiere adulterio equivale a prendere l’Eucarestia e gettarla nel fango. Immagine molto forte, ma che io condivido.

Quanti sacrilegi compiamo ogni giorno?

Sta a noi cercare di essere con la nostra vita sacrificio e non sacrilegio.

Antonio e Luisa

Sposi sacerdoti. Una meraviglia da ritrovare. ( 6 articolo)

Dopo queste prime riflessioni potremmo azzardare una definizione sul nostro ruolo sacerdotale di sposi: siamo sacerdoti dell’amore. Cerchiamo quindi di rischiararci le idee su cosa significhi amore e amare nella realtà cristiana. Sappiamo che questa parola è abusata e inflazionata e può acquisire significati molto soggettivi e diversi tra di loro. Per un cristiano non può essere così. Abbiamo visto come il gesto più alto di amore di Gesù, gesto sacerdotale, sia stato il suo dono totale sulla croce. Dono accolto dalla sua Chiesa, da ognuno di noi. L’amore è quindi: Un donarsi ed accogliersi reciproco di due persone, che determina un’unione profonda coinvolgente la totalità del loro essere, cioè cuore anima e corpo, in modo diverso secondo la finalità del dono. Capite bene che un amore di amicizia è diverso da quello tra fidanzati, tra genitori e figli, tra sposi e così via. Sono diversi i gesti, le modalità e l’intensità. Questo è il significato oggettivo e naturale della parola amore. Una riproduzione creata in ombra a quella divina. Tutte le diverse relazioni d’amore che possiamo intrecciare con altre persone mirano a rispondere al desiderio di socialità. Solo l’amore sponsale (nel quale inserisco anche la chiamata al sacerdozio o alla vita consacrata) risponde al desiderio di sessualità. Desiderio che richiede un’unione totale, fedele, feconda e indissolubile con una persona complementare e diversa da noi. Dio ci ha donato un libro dove ci insegna ad essere sacerdoti, si fa maestro dell’amore sponsale. E’ il Cantico dei Cantici. Ecco perchè questo libro della Bibbia sarà la base delle nostre riflessioni una volta terminata questa lunga introduzione. Dobbiamo farci provocare e interrogare dal testo. Noi siamo a livello di quanto descritto? Viviamo quel tipo di amore naturale, anche erotico e carnale, che è la base dell’amore soprannaturale e la Grazia del nostro sacramento? Non dobbiamo avere la presunzione di essere troppo spirituali. Spesso fare voli pindarici, scappare nella spiritualità, nella preghiera e nella trascendenza nasconde una incapacità di farsi dono nel corpo. Non si può costruire una casa dal tetto. Bisogna partire dalle fondamenta e poi si potrà arrivare anche al tetto. Se l’amore naturale è il concetto che ho espresso sopra, cosa sarà l’amore dei figli di Dio? L’amore dei battezzati e dei consacrati nel matrimonio? E’ l’amore naturale perfezionato, aumentato, plasmato dal fuoco consacratorio dello Spirito Santo. Capite bene che se non abbiamo consolidato, compreso e vissuto l’amore naturale non esiste la base per l’azione dello Spirito Santo nella nostra unione sponsale. Dio ci rende capaci di amare come Lui si ama nella Trinità. Sposi icona della Trinità. Certo non siamo che una pallida immagine finita e imperfetta. Assumiamo però lo stile di Dio. Se, però, ci impegniamo e  ci abbandoniamo a Dio. Capite bene che noi, come genere umano, siamo stati creati per amare così. Siamo creati ad immagine di Dio. Il peccato originale ha distrutto questa armonia creata che da soli non possiamo recuperare, ma che con la Grazia del sacramento, possiamo rivivere nella nostra relazione sponsale. Il Cantico dei Cantici esprime pienamente l’amore delle origini, di cui noi abbiamo nostalgia e che possiamo conquistare con il matrimonio. Il Cantico dei Cantici, secondo alcuni esegeti, è la prosecuzione della Genesi. Ricordiamo che Adamo esclama: Questa volta essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa. La si chiamerà donna perché dall’uomo è stata tolta.

Non sappiamo la risposta di Eva. La possiamo però trovare nel Cantico dei Cantici dove ritroviamo quella meraviglia e quello stupore di Adamo. Meraviglia e stupore recuperati.

Adesso stiamo davvero entrando in concetti meno astratti e più concreti. Stiamo entrando nella bellezza del nostro essere sposi che si esprime in un modo di amare, in atteggiamenti e gesti, che diventano non solo gesti d’amore, ma gesti sacerdotali.

Antonio e Luisa

Per Grazia siamo salvi!

Ma Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amati,
da morti che eravamo per i peccati, ci ha fatti rivivere con Cristo: per grazia infatti siete stati salvati.
Con lui ci ha anche risuscitati e ci ha fatti sedere nei cieli, in Cristo Gesù,
per mostrare nei secoli futuri la straordinaria ricchezza della sua grazia mediante la sua bontà verso di noi in Cristo Gesù.
Per questa grazia infatti siete salvi mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio;
né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene.
Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone che Dio ha predisposto perché noi le praticassimo.

Ero morto è vero. Non ero capace di amare. Ci provavo. Ero debole, il mio egoismo mi dominava. Ero innamorato di Luisa. Cosa significa? Ero innamorato di ciò che mi provocava, del fatto che mi facesse stare bene, delle emozioni e delle sensazioni che mi provocava. Ero innamorato del suo essere donna e di quanto fosse diversa da me. Ero innamorato del suo modo di pensare e del suo atteggiamento così diverso dal mio. Ero innamorato per le carezze, i momenti di dialogo e di condivisione. Ero innamorato dei momenti speciali. Non c’è nulla di male in questo. Anzi credo che sia storia comune a tanti giovani innamorati. C’è però un grande pericolo in tutto questo. Il centro ero io. Ero completamente centrato su di me. Lei era funzionale alla mia felicità prima che io alla sua. La stavo usando in un certo senso.

Il matrimonio non è questo. Questo atteggiamento può andar bene per qualche tempo finchè tutto fila. Finchè non si trova qualcun’altro/a che ci piace di più e che ci provoca sensazioni ed emozioni più forti. Con questo atteggiamento e mentalità ci abituiamo a prendere prima che a dare. E se diamo è solo per poi poter incassare. Siamo completamente fuori dall’amore autentico. Viviamo immersi in un tenerume finto fatto di gesti e parole frutto di quel sentimentalismo e spontaneismo tipico di chi sa solo prendere e confonde l’egoismo con l’amore.

Mi sono sposato immerso in tutto questo. Avevo iniziato si un cammino di purificazione, ma ne ero ancora influenzato.

Il matrimonio dona forza, dona lo Spirito Santo che plasma le persone degli sposi. Il matrimonio chiede il per sempre perchè diventi una sicurezza e non una catena. Il matrimonio, se compreso e vissuto in modo pieno, non permette la fuga. Chiede una continua educazione. Ci chiede continuamente di impegnarci, ma impegnarci davvero. Completamente. Ci chiede volontà, tempo, cura, umiltà, capacità di accogliersi e di donarsi. Ci chiede di aspettarci e perdonarci. A volte sembra davvero difficile farlo. Ma non è nelle nostre capacità che dobbiamo fondare la nostra fiducia, ma sui doni che Dio ci ha gratuitamente dato nel matrimonio. Un corredo di Grazia, forza e perseveranza che ci rendono super. Tutto gratis perchè c’è chi ha pagato per noi. Gesù Cristo è morto in croce per noi. Dalla ferita del suo costato sono usciti acqua e sangue. Spirito Santo e vita che riempiono il nostro matrimonio e ci rendono capaci di amarci in modo autentico. Ora sono ancora innamorato della mia sposa, più di prima, ma ciò che davvero conta è che sto imparando ad amarla.

Antonio e Luisa

Sposi sacerdoti. Nasce una piccola chiesa. (5 articolo)

Secondo la tradizione latina della Chiesa, nel sacramento del matrimonio i ministri sono l’uomo e la donna che si sposano,[70] i quali, manifestando il loro mutuo consenso ed esprimendolo nel reciproco dono corporale, ricevono un grande dono. Il loro consenso e l’unione dei corpi sono gli strumenti dell’azione divina che li rende una sola carne. Nel Battesimo è stata consacrata la loro capacità di unirsi in matrimonio come ministri del Signore per rispondere alla chiamata di Dio.

Ripartiamo dalla prima parte del punto 75 di Amoris Laetitia. Il Papa conferma quanto ho cercato di spiegare fino ad ora. I ministri sono l’uomo e la donna in virtù del battesimo che li ha abilitati a donarsi in Gesù. Ad essere sacerdoti. Senza battesimo gli sposi non potrebbero essere ministri del loro matrimonio. Come esercitano il loro ministero nel sacramento del matrimonio? Con la promessa che esprime la volontà del cuore e con l’amplesso fisico che conferma nella carne la volontà di essere uno. L’amplesso fisico è gesto sacerdotale e gesto sacro attraverso il quale gli sposi esprimendo il loro consenso nel corpo ottengono i doni del sacramento. Ottengono un’effusione di Spirito Santo che plasma e modifica i doni battesimali già ricevuti per renderli funzionali e finalizzati alla loro nuova condizione. Li rende capaci di amarsi come Dio. Serve quindi il consenso dei cuori e anche del corpo perchè il dono deve essere totale. Ricordo che noi sposi riproduciamo, nella nostra condizione umana limitata. il dono totale di Gesù da cui è nata la Chiesa. L’amore sponsale di Gesù verso la sua Chiesa. Il matrimonio di Cristo con ognuno di noi. Ecco perchè quando gli sposi si donano totalmente nel matrimonio nasce una nuova Chiesa: la piccola chiesa domestica. La Chiesa cosa è? E’ Cristo, il capo, insieme a tutte le sue membra. Lui è il capo e noi le membra.  La Chiesa è generata dall’offerta libera, totale e incondizionata di Gesù ad ognuno di noi e dalla risposta che noi liberamente diamo a quell’amore così grande. Cosa succede quando lo sposo, in cui abita Cristo, si offre alla sua sposa (e viceversa naturalmente)? E la sposa accoglie e ricambia l’amore del suo sposo? Cristo, attraverso lo sposo, si sta donando a quella sposa. La sposa sta accogliendo Cristo nel suo sposo e con il suo sposo. Ecco, perchè nasce una nuova piccola Chiesa. Un miracolo che avviene in ogni matrimonio. Da quel momento nella nostra piccola chiesa abiterà Cristo. Saremo dimora di Cristo. Quando ho sposato Luisa Gesù ha posto dimora nella nostra casa, nella nostra relazione. Da quel momento siamo diventati sacramento perenne. Dimora stabile di Gesù vivo e reale. Quanti conoscono questo mistero immenso? Quanti lo meditano? Una realtà così grande che dovremmo piangere di gioia ogni volta che ci pensiamo. Ma non ci pensiamo mai probabilmente.

Antonio e Luisa

Sposi sacerdoti. Gesù ci sposa sulla croce (3 articolo)

Dopo la doverosa e indispensabile premessa cercherò ora di addentrarmi nella nostra specifica dimensione sacerdotale. Come gli sposi vivono e esprimono il loro essere sacerdoti.  Gesù, abbiamo visto è l’unico ed eterno sacerdote. La sua dimensione sacerdotale si concretizza nel dono di sè. Dona tutto se stesso. Dove? Sulla croce. Sulla croce Gesù fa offerta di tutto se stesso. E’ offerente, ma è anche offerta.  E’ mediatore presso Dio: dà tutta la sua vita per la nostra salvezza. L’offerta di Cristo non deve essere vista solo in senso negativo, come espiazione. Prende su di sè tutto il peccato per riscattare la nostra salvezza. Cerchiamo di scorgere in questo momento un estremo e bellissimo gesto d’amore. Gesù ci sta amando. Dietro il significato di espiazione c’è un altissimo e supremo amore. Un amore incondizionato e totale. Non c’è gesto più grande, che Dio ci abbia donato per esprimere il suo amore, della croce. In quel momento Dio nel Figlio ci sta amando fino alla fine. Nel Vangelo troviamo scritto Non c’è Amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Gesù sta facendo esattamente questo.

Che caratteristiche ha l’amore di Gesù? E’ un amore totale. Quindi è un amore sponsale. In quel momento Gesù manifesta la sua sponsalità, il suo desiderio di unirsi sponsalmente, in modo totale, definitivo e per sempre, ad ognuno di noi. La nuova ed eterna alleanza. Vi invito, da adesso in poi, a meditare le prossime parole che dirò guardando alla croce, a Gesù che è lo sposo divino che, attraverso il suo sacrificio, vuole unire a sè la Chiesa, ognuno di noi, in un patto d’amore eterno, in un patto sponsale. Sta a noi accogliere questo dono e dire il nostro sì. Capite ora come la nostra sponsalità, il sacramento del matrimonio sia molto legato al sacerdozio di Cristo e al mistero della croce? Efesini 5 esprime esattamente questa realtà di Dio, questo patto sponsale tra Gesù sposo e la sua Chiesa sposa:

E voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei.

Proseguiamo e aggiungiamo un tassello. Noi, abbiamo visto, facciamo parte del sacerdozio di Cristo attraverso il battesimo. Cosa significa? Tutti i gesti che possiamo compiere nella nostra vita da battezzati, offrendoli come gesti d’amore a Gesù,  sono gesti sacerdotali. In quel momento stiamo esercitando il nostro sacerdozio. Il nostro lavoro, il nostro impegno, le nostre difficoltà, le nostre parole, le nostre opere e tutto quello che facciamo, se fatto con amore autentico e offerto a Gesù, esprime il nostro sacerdozio.

Chiara Corbella, a questo proposito, non riuscendo a curare la preghiera come avrebbe voluto, trovò una modalità bellissima per vivere il suo sacerdozio:

Le giornate volavano via senza riuscire a pregare molto; in generale sembrava di combinare poco. (…) Un giorno Cristiana trovò su una rivista cattolica un articolo intitolato Il cantico della cucina. Vi lesse che il matrimonio consacra tutto nell’amore e che ogni cosa che si fa per amore dello sposo è dono di sè, più importante di mille preghiere. <“Pulisco per terra in ringraziamento di…. Rifaccio il letto in offerta per questa situazione….” e cose così. Lo girò immediatamente a Chiara, a cui piacque molto. Da quel giorno occuparsi della casa diventò preghiera. Incredibilmente questo tipo di preghiera funzionava.

Avete capite cosa intendo? Non sono concetti campati in aria, ma molto terreni e concreti. Il nostro ruolo sacerdotale è il nostro rispondere al desiderio di Dio Attraverso i gesti d’amore compiuti verso il prossimo dovremmo (poi la realtà spesso è un’altra) portare l’amore di Dio al mondo e portare il mondo a Dio. Il battesimo ci abilita ad essere sposi di Cristo, cioè a vivere il nostro rapporto con lui come quello che possiamo sperimentare e osservare nell’amore di un uomo e una donna.

Nei prossimi articoli ci addentreremo ancora di più nella nostra specifica condizione di sposi.

Antonio e Luisa

 

 

 

Siamo cambiavalute?

Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe, e i cambiavalute seduti al banco.
Fatta allora una sferza di cordicelle, scacciò tutti fuori del tempio con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiavalute e ne rovesciò i banchi…

Oggi voglio soffermarmi su questo passaggio tratto dal Vangelo proclamato domenica. Cosa ci può dire a noi sposi questo Vangelo? Noi, nel nostro matrimonio, desideriamo rispondere all’amore di Dio o siamo dei cambiavalute?

Tutta la prospettiva cambia. Non si scappa! Essere cambiavalute significa dare un prezzo alla nostra fede. Quanti lo fanno?

Vado a Messa però tu Dio mi devi dare quel lavoro, prego però tu Dio mi devi alleggerire da questo peso. Dio ti voglio bene finchè mi servi. Finchè fai quello che io voglio. Finchè, come un amuleto, mi preservi da dolore, dalla malattia e dalla sofferenza. Questa è la mentalità che abita la nostra vita. Un dio sottomesso alla nostra volontà. Un dio di cui ci serviamo per disinnescare le paure della nostra fragile esistenza.

Non funziona così. Chi davvero ha incontrato Cristo ha un altro tipo di atteggiamento. Ha una fede autentica. Chi ha incontrato Cristo si abbandona alla Sua volontà, perchè è sicuro di essere amato. Affronta la prova, non nel risentimento verso Dio, ma nell’abbandono e nell’offerta. La sofferenza resta, Gesù non è sceso dalla croce. ma ha tutto un altro significato e valore.

Quando scrivo questi pensieri ho una stretta al cuore. Le accetto con la testa, ma c’è il mio cuore che continua a dirmi che non ce la farò mai. Che non è per me. Che nel mio intimo desidero che Dio mi tolga ogni sofferenza e ogni pena. Non è possibile. Non  è possibile perchè la morte, la malattia, la sofferenza abitano la vita di tutti e prima o poi ci si deve fare i conti, e non è possibile perchè il nostro Dio non è così, non ci evita la prova, ma ci accompagna e ci sostiene in essa.

Per questo esistono santi che possono dare speranza. Possono dirti che anche tu ce la puoi fare, che anche io posso. Chiara Corbella era una ragazza, una sposa e una madre normale. Aveva la sua vita di preghiera, amava il suo sposo, ma aveva fragilità e difetti come tutti. Questo è quello che si può comprendere dalle testimonianze di chi l’ha conosciuta da vicino e leggendo i libri su di lei. Cosa la rendeva straordinaria, diversa dalla maggior parte di noi? L’abbandono fiducioso a Dio e al suo sposo.  Ha chiesto, come tutti la guarigione, non era una matta, ma poi si è fidata e affidata.

Enrico Petrillo, marito di Chiara, in un’intervista disse:

Anche attraverso le vite dei nostri figli (i primi due sono morti a pochi minuti dalla nascita per malformazioni gravissime ndr)  abbiamo scoperto che la vita, trenta minuti o cent’anni, non c’è molta differenza. Ed è stato sempre meraviglioso scoprire questo amore più grande ogni volta che affrontavamo un problema, un dramma. In realtà, noi nella fede vedevamo che dietro a questo si nascondeva una grazia più grande del Signore. E quindi, ci innamoravamo ogni volta di più di noi e di Gesù. Questo amore non ci aveva mai deluso e quindi, ogni volta, non perdevamo tempo, anche se tutti intorno a noi ci dicevano: “Aspettate, non abbiate fretta di fare un altro figlio”. Invece noi dicevamo: “Ma perché dobbiamo aspettare?”. Quindi, abbiamo vissuto questo amore più forte della morte. La grazia che ci ha dato il Signore è stata di non aver messo paletti, barriere alla sua grazia. Abbiamo detto questo “sì”, ci siamo aggrappati a lui con tutte le nostre forze, anche perché quello che ci chiedeva era sicuramente più grande di noi. E allora, avendo questa consapevolezza sapevamo che da soli non avremmo potuto farcela, ma con Lui sì. Abbiamo avuto un fidanzamento ordinario, ci siamo lasciati, litigavamo un po’, come tutti i fidanzati. Però, a un certo punto, quando abbiamo deciso di fare le cose seriamente, è cambiato tutto. Abbiamo scoperto che l’unica cosa straordinaria è la vita stessa. Dice il Signore: “A quanti l’hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio”. Chiara ed io abbiamo desiderato profondamente questa cosa: di diventare figli del Signore. Siamo noi che dobbiamo scegliere se questa vita è un caso, oppure se esiste un Padre che ci ha creato e che ci ama.

Chiara scrisse nel 2010 riflettendo su Davide, il suo secondogenito, salito al cielo, come la primogenita Maria Grazia Letizia, dopo pochi minuti di vita:

Chi è Davide?
Un piccolo che ha ricevuto in dono da Dio un ruolo tanto grande… quello di abbattere i grandi Golia che sono dentro di noi:
abbattere il nostro potere di genitori di decidere su di lui e per lui, ci ha dimostrato che lui cresceva ed era così perché Dio aveva bisogno di lui così;
ha abbattuto il nostro “diritto” a desiderare un figlio che fosse per noi, perché lui era solo per Dio;
ha abbattuto il desiderio di chi pretendeva che fosse il figlio della consolazione, colui che ci avrebbe fatto dimenticare il dolore di Maria Grazia Letizia (per loro non era stata la figlia da consolare ma uno straordinario dono d’amore);
ha abbattuto la fiducia nella statistica di chi diceva che avevamo le stesse probabilità di chiunque altro di avere un figlio sano;
ha smascherato la fede magica di chi crede di conoscere Dio e poi gli chiede di fare il dispensatore di cioccolatini;
ha dimostrato che Dio i miracoli li fa, man non con le nostre logiche limitate, perché Dio è qualcosa di più dei nostri desideri;
ha abbattuto l’idea di quelli chd non cercano in Dio la salvezza dell’anima, ma solo quella del corpo; di tutti quelli che chiedono a Dio una vita felice e semplice che non assomiglia affatto alla via della croce che ci ha lasciato Gesù.

Credo che nella mia vita ho ancora tanti Golia da sconfiggere. Chiara è per me un esempio, una persona che ha vinto, una persona che ha tracciato una strada luminosa. Chiara ci dice che anche noi possiamo, che non è impossibile. Chiara aiutaci nella nostra vita e nel nostro matrimonio ad avere il tuo abbandono fiducioso. Chiara grazie ti vogliamo bene.

Antonio e Luia

 

Amare come il Padre

Sabato la liturgia ha proposto la parabola del figliol prodigo o padre misericordioso, come negli ultimi anni si è deciso di chiamarla.

Questo insegnamento di Gesù dice tanto, soprattutto a noi sposi che siamo chiamati a realizzare nella nostra relazione sponsale l’amore di Dio.

Il Padre è straordinario. Non impone la propria autorità. Ama il figlio. Lascia partire il figlio, con il cuore addolorato e ferito. L’amore non trattiene, lascia andare. L’amore si dona e non si impone.

Il figlio parte, senza rimpianti e rimorsi. Finalmente libero di soddisfare i suoi desideri, pulsioni e piaceri. Non pensa più al padre. Ha altro per la testa. Pensa solo a se stesso e a divertirsi.

Poi la fortuna gli volta le spalle. Si ritrova solo e senza soldi. E’ costretto a mendicare e ad accontentarsi dei lavori più umili. Allora pensa al padre. Non pensa al padre con pentimento. Pensa al padre e alla sua casa come possibilità per stare meglio. E’ ancora l’egoismo a guidarlo.

Nel frattempo il Padre non lo ha cercato, ha sempre rispettato la volontà del figlio, perchè l’amore è sempre rispettoso dei modi, dei tempi e della volontà dell’altro. Non lo ha cercato, ma lo ha atteso. Lo vede che era ancora lontano perchè lo aspettava. Gli corre incontro e non vuole pentimento, scuse o riparazione. Gli mette le mani al collo e lo abbraccia. Mi piace pensare che il vero pentimento del figlio avvenga in questo preciso istante. Lui, indegno e senza nulla da restituire se non se stesso, viene amato teneramente e profondamente. Questo è il Padre. Questo è Dio.

Ora vi racconto una storia vera, che non è altro che la concretizzazione nell’amore matrimoniale di questa parabola.

Padre Serafino Tognetti racconta quanto accaduto ad una donna di sua conoscenza. Non so se è tutto corretto quello che scriverò perchè vado a memoria, ma il senso è chiaro.

Questa persona si sposa e con il marito parte in viaggio di nozze. Il marito la tradisce e la lascia durante il viaggio di nozze. Il marito, tornati a casa, se ne va. Cambia città. Lei per anni non ne sa nulla. Dopo alcuni anni, il marito torna. Lei lo accoglie in casa. Iniziano il vero matrimonio. Dopo cinque anni il marito se ne va un’altra volta. Va a vivere con un’altra donna, più giovane, in un’altra città. Lei continua la sua vita. Nel frattempo ha avuto un figlio, forse due (non ricordo bene), nei pochi anni vissuti accanto al marito. Questo significa che non solo l’aveva riaccolto nella sua casa, ma anche nel suo letto. Grande fiducia, fede e abbandono. Resta fedele al matrimonio. In età matura, dopo molti anni, viene a sapere, attraverso l’ospedale dove era ricoverato, che il marito era gravemente malato ed era solo, senza nessuno che gli volesse bene. La donna con cui viveva l’aveva abbandonato al suo destino. Lei non ci pensò un attimo. Si recò subito dal marito. Passarono giorni in cui lei si prese cura del suo sposo con tanta amorevolezza e tenerezza. Lo sposo, dopo alcuni mesi, morì. Morì, però, solo dopo essersi riappacificato con lei e con Dio. Solo dopo aver chiesto perdono a lei e a Dio.

Questo è l’amore di Dio. Questa persona è considerata pazza dal mondo. Chi glielo ha fatto fare? Si meritava un calcio nel sedere quel marito. Quanti lo pensano?

Eppure lei ha solo fatto quello che ha promesso il giorno delle nozze. Lo ha amato, nel modo che ha potuto, tutti i giorni della sua vita. Questo ha salvato lei e probabilmente ha permesso che anche il marito potesse giungere alla salvezza e alla vita eterna in Gesù.

Antonio e Luisa

L’alfabeto degli sposi. Z come zavorra.

L’ultima lettera. Ho lasciato alla fine uno delle riflessioni più indigeste e più difficili. Dobbiamo impegnarci, con tutta la nostra volontà e determinazione, per combattere i nostri vizi, smussare i nostri spigoli e rompere i legacci del peccato che ancora ci imprigionano e non ci permettono di spalancare il cuore allo Spirito Santo. Dobbiamo gettare le nostre zavorre. Dobbiamo trovare la forza per farlo. Senza un impegno costante a liberarci del vizio il nostro matrimonio parte già fallito Rimanere nel vizio significa appesantire il cuore di macigni che non permettono alla sorgente del nostro amore, lo Spirito Santo, di riempirci e dissetarci. Abbiamo queste pietre più o meno grandi che non vogliamo togliere, ma che ci fanno male e rendono tutto più difficile. Ognuno ha le sue. Pornografia, gioco, prostituzione e adulterio. Voglio concentrarmi su questi quattro nemici mortali del matrimonio. Ce ne sono anche altri, ma in questo momento storico questi sono i più comuni. Già! Comuni, perchè riguardano un numero enorme di persone e tra queste anche, per forza di cose, tante persone sposate. Non sto parlando di casi rari, ma di comportamenti diffusi. In Italia i consumatori abituali di contenuti a luci rosse (foto e video) sono non meno di 7 milioni. Sono 17 milioni gli italiani che hanno giocato almeno una volta alle slot (fonte: Cnr) e 2,5 milioni i giocatori abituali e, dunque, a rischio dipendenza (anche se appena 7 mila sono in cura presso le Asl). 45%. È questa la percentuale di italiani, sposati o in coppia, che ha dichiarato di aver tradito il partner ufficiale almeno una volta. Percentuale che risulta essere la più alta d’Europa. Lo dichiarano i dati raccolti da un sondaggio IFOP (Istituto francese di opinione pubblica), commissionato qualche mese fa da Gleeden su scala europea.Nove milioni sono i clienti che comprano sesso, con un giro d’affari di 90 milioni di euro al mese Pensiamo che queste cose debbano succedere solo agli altri. La verità è che ci sono dentro tantissime famiglie. Una piaga che distrugge non solo il sacramento, ma anche la dignità, l’integrità e la speranza delle persone. Quanti ci sono dentro? Quanti vivono questi drammi? Milioni di persone. Milioni di sposi, che magari hanno una vita apparentemente impeccabile e dentro hanno un cuore incancrenito dal peccato. Spesso neanche il coniuge sa fino in fondo. Perchè ho scelto questa riflessione? Potevo scrivere qualcosa di meno forte. Perchè è adesso il momento di smettere. Non è troppo tardi, ma ogni giorno che passa la guarigione sarà sempre più difficile. La strada possibile è solo quella di un apertura con il coniuge in un dialogo sincero. Solo così, umiliandosi, chiedendo aiuto, e facendosi aiutare, condividendo la difficoltà e la sofferenza con chi hai sposato e, se necessario, affrontando un percorso di cura e di guarigione con una figura professionale adeguata, potrai espellere il veleno dal tuo cuore e tornare a vivere. Non solo serve anche che il coniuge sappia accogliere queste grandi fragilità dell’amato/a senza giudicare, ma con lo sguardo stesso di Cristo che compatisce, patisce con. Così si potrà trovare nell’unità e nell’unione la forza per venirne fuori, insieme, con la Grazia di Cristo.  La forza va trovata, infatti, per noi sposi cristiani, nella Grazia del nostro matrimonio, nella nostra relazione sponsale che è nostra forza.

Vi lascio con una testimonianza di Luca Marelli, sposo e padre, che ha vissuto l’esperienza della dipendenza dalla pornografia, del recupero e guarigione  ed ora si spende per aiutare chi è imprigionato e logorato da questa vera piaga che distrugge, nel silenzio generale, persone e matrimoni. Insieme ad altri amici ha fondato l’associazione PURIdiCUORE e gira l’Italia promuovendo conferenze e percorsi di guarigione. Ho avuto modo si scambiare qualche messaggio con lui e ho trovato il loro lavoro molto interessante ed utile.

Vi lascio il link del sito della sua associazione www.puridicuore.it

Antonio e Luisa