L’amore da seme diventa albero.

In quel tempo, Gesù diceva alla folla: «Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra;
dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa.
Poiché la terra produce spontaneamente, prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga.
Quando il frutto è pronto, subito si mette mano alla falce, perché è venuta la mietitura».
Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo?
Esso è come un granellino di senapa che, quando viene seminato per terra, è il più piccolo di tutti semi che sono sulla terra;
ma appena seminato cresce e diviene più grande di tutti gli ortaggi e fa rami tanto grandi che gli uccelli del cielo possono ripararsi alla sua ombra».
Con molte parabole di questo genere annunziava loro la parola secondo quello che potevano intendere.
Senza parabole non parlava loro; ma in privato, ai suoi discepoli, spiegava ogni cosa.

Il regno di Dio è l’amore. Dove c’è amore autentico lì regna Dio. Noi siamo quel seme. Siamo creati ad immagine di Dio. L’amore ci costituisce. Amare è ciò che desideriamo e che dona senso ad ogni cosa, alla nostra vita. Il matrimonio è quella terra fertile che accoglie ciò che siamo e ci permette di crescere e diventare grandi.

Anche noi, quando ci siamo sposati, sentivamo di essere piccoli, come un seme di senape. Quella promessa mi sembrava invece così difficile e troppo esigente. Desideravo un amore così bello come quello sposale che fosse per sempre e senza condizioni. Non credevo, però,  di esserne capace. Era troppo per me. Ero un piccolo seme di senape, uno dei semi più piccoli. Mi sentivo piccolo, inadeguato, impreparato per promettere davanti al Signore un amore così radicale e grande. Sapevo benissimo però, che non ero solo, che la mia piccolezza, fragilità, limitatezza erano nelle mani di Dio. Solo quello mi ha dato forza. Sapevo che, affidandomi a Lui e non scoraggiandomi, Lui mi avrebbe reso capace e adeguato. Ed ecco che ho visto il mio amore, la  capacità di donarmi alla mia sposa e di accoglierla in me, diventare qualcosa di sempre più bello e vivo. Ho visto il mio amore crescere e diventare forte e saldo come l’albero di senape. Senza spiegarmi come fosse possibile tanta bellezza. Ogni tanto mi sorprendo e resto senza parole. Io, così fragile e pieno di difetti e peccati, sono stato capace fino ad ora di formare una famiglia dove ci si vuole bene e i bambini sono sereni? Si, e per me,come questo sia possibile,  resta un mistero. Non è merito mio. C’è la mano di quel Dio che ha preso molto seriamente la nostra promessa è l’ha resa sua. Ci ha chiesto solo di dare quel poco che avevamo da offrire, di fidarci di lui e di non mollare mai nelle difficoltà. Il resto lo ha fatto lui. Sono sicuro che se  mai dovessi montare in superbia e credessi di poter fare a meno di Lui e della sua Grazia, credessi di essere io quello bravo e che mi basto, so già che cadrei pesantemente e dolorosamente. Detto tra noi è già capitato. Siamo come l’albero di senape, forte e rigoglioso, ma abbiamo bisogno del nutrimento per non seccare. Quel nutrimento è la Grazia di Dio. Non dimentichiamolo mai.

Antonio e Luisa

 

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