Che povero un Natale senza Gesù

A cosa serve l’Avvento? Cosa dice a me l’Avvento? Ogni anno arriva e ogni anno mi trova di corsa. Lavoro, scuola dei figli, lezioni di piano, violoncello, tennis, catechismo più tutto il resto. La spesa, il traffico, le ore passate in auto. La stanchezza cronica che mi illudo di poter superare con un po’ di sonno. Gli imprevisti sempre dietro l’angolo. Programmare, fare e brigare. Non c’è tempo. Sono perennemente in ritardo. Questa è la vita di un padre di quattro figli. Per fortuna arriva il Natale. Per fortuna il Natale è preceduto dal periodo di Avvento. Come potremmo altrimenti? Il Natale va atteso per poterlo accogliere. Non può essere qualcosa da vivere senza un cuore aperto e preparato. Rischia davvero di non lasciarci nulla. Rischia di scivolare via e passare senza lasciare traccia nel nostro cuore. Anzi rischia di lasciare un malessere come qualcosa di perso, di lasciato andare senza assaporarlo. Invece l’Avvento ti chiede di fermarti. Basta poco. Basta qualche minuto di silenzio e preghiera. Un momento in cui interrompere la corsa e ascoltare te stesso e Gesù in te. Contemplare la bellezza di ciò che sta per accadere. Rendersi conto che senza quel bambino che sta per arrivare anche quest’anno, come ogni anno, nulla avrebbe senso. Non avrebbe senso correre e impegnarsi. Non avrebbe senso neanche sposarsi e mettere al mondo dei figli. Quel bambino che arriva riempie il cuore di pienezza. I problemi non passano, gli impegni non diminuiscono, le preoccupazioni restano, ma quel bambino mette tutto al posto giusto, dà il giusto peso alle cose. Il colore liturgico del periodo di Avvento è il viola. Viola che ci ricorda la penitenza. Una penitenza però lieta. Un fermarsi per ammirare la meraviglia di un Dio bambino che nasce nel nostro mondo per dirci che questo mondo non è così buio come ci appare, che tutto ha un senso, che la fatica ha un compimento, che la sofferenza può essere donata per qualcosa di misterioso ma grande. Gesù nasce per portare nuova vita alla nostra vita stanca, per lenire le nostre ferite. Sto scrivendo a pochi giorni dal Natale. Giorni in cui sto ricevendo decine di mail di auguri. Mail ricevute da colleghi di lavoro e da utenti. Beh in quasi tutte queste mail di auguri manca il riferimento a Gesù che nasce. Ci sono palle, alberi, babbi, decorazioni ma non c’è Gesù. Questa è la povertà del nostro tempo. Questa è la povertà del nostro Natale, fatto di tante lucine ed effetti speciali, ma che non scalda il cuore e che lascia le persone come prima. Alcuni giorni fa un giocatore di volley, Davide Saitta, che gioca a Ravenna in serie A, ha avuto il coraggio di porre l’attenzione sulle partite disputate a Natale. E’ stato dileggiato per la sua fede e accusato di non voler giocare nonostante l’ottimo stipendio. E’ un privilegiato. Sarà anche così, ma è altrettanto vero che non è indispensabile giocare a Natale e che questa scelta della federazione dimostra la scarsa sensibilità della nostra società verso questa celebrazione. Tutto è ormai solo business. Credo che la chiusa più bella per questo articolo siano proprio le parole di Davide: Mi fa male pensare che non sarò con la mia famiglia nella notte in cui nasce Gesù. Davide ha dimostrato di essere davvero un privilegiato. Non per il lavoro che fa, ma per la consapevolezza che ha nel cuore.

Vieni Gesù nasci anche quest’anno, abbiamo bisogno di te. Siamo poveri e viviamo al freddo senza il calore di un amore che dia senso a tutto.

(L’immagine in copertina è tratta dal Resto del Carlino)

Antonio e Luisa

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