La Dracma ritrovata (2 parte)

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Perché tale determinazione?
Ne aveva nove, potevano bastare, magari col tempo ne avrebbe guadagnata un’altra!?
Il libro del Deuteronomio ci apre al significato di questo gesto e di questa determinazione: le dramme da offrire per il sostentamento del Tempio erano due e, quindi, nelle cinque coppie qualcosa sarebbe venuto a mancare. Avrebbe dovuto portare in natura il valore di quella dramma, un peso da sopportare nel viaggio.

La donna, inoltre, sapeva che quella dramma e la ricerca di essa significavano onorare Dio con il Suo stesso modo di amare, poiché Egli aveva scelto quel luogo e quella dramma per amarla, facendosi onorare, facendosi amare da lei! E’ quella moneta la protagonista del brano e la donna lo comprende. La donna è immagine di un amore sponsale e apostolico che annuncia la verità: ognuno di noi è importante, unico e non può essere perso, ognuno di noi può rendere più leggero il cammino quando condivide scambievolmente il suo peso con gli altri. Ognuno di noi è il luogo che Dio ha scelto per essere amato in modo unico e dignitoso, poiché Dio dona la dignità di fare qualcosa per Lui, sempre e nonostante tutto!

Altro richiamo del vangelo è la ulteriore necessità del regno di essere regno di Dio in famiglia. Il monito di Gesù ci fa comprendere la responsabilità di essere e far sentire importanti.

Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture.

Mt 10, 7-9

Qui sembra esserci uno di quei tanti apparenti equivoci presenti nel vangelo: la donna che cerca il denaro è elogiata da Gesù, ma poi lo stesso Gesù dice di non portare né oro, né argento. Perché?

Al tempo di Gesù c’era una gerarchia nell’alveo delle monete, a seconda dei materiali con cui queste venivano prodotte. C’era il denaro d’argento, il denaro d’oro che equivaleva a venticinque denari d’argento. La disposizione precisa del Signore su cosa non portare, né oro, né argento, unita al fatto che esistevano monete romane di minor valore, fatte di rame e bronzo, come l’asse e il sesterzio, oltre una moneta di rame ebraica come il lepton, ci fa capire che la direttiva di Gesù è relativa non tanto al non portare soldi o al munirsi di mezzi quanto al portare con sé tutto ciò che ha
meno valore: l’apostolicità magnanime sa partire sempre dal minimo, dall’unità di misura più bassa dell’amore, la delicatezza sottile della benevolenza, lepton significa proprio sottile. Facendo un rapido calcolo secondo le stime dell’epoca il lepton valeva mezzo quadrante, perciò centoventotto lepton erano il valore di una dracma.

Ecco perché quella donna si dà tanto da fare, ecco perché Gesù ne parla come se stesse raccontando se stesso. Egli non vede mai solo una persona, ma la sua intensa complessità fatta di emozioni, desideri, speranze, dolori, gioie, ferite, peccati, perdoni e benedizioni. Gesù non si dà per vinto finché non riesce a toccare gli angoli più remoti del nostro cuore e a farli sentire amati e impone ad ogni apostolo di non lasciarsi attrarre dalla ricchezza dell’apparenza, ma di guardare la complessità sottile del cuore.

Ogni famiglia è Regno di Dio in uscita, quando vede in ciascuno non un singolo ma un insieme di ricchezze, quando anche chi ha perso se stesso sa che sarà cercato e ritrovato, quando si ha il coraggio di andare da chi ha perso tutto, forse anche la dignità del proprio amore, del proprio essere padre o madre, moglie o marito come un bimbo che gli dona un soldo che vale più di ogni cosa, vale un “Grazie …Dio ti benedica” per fargli varcare le soglie delle tenebre ed entrare negli atri della speranza: continuare a cercare e farsi amare con la nobiltà e la maestà dei figli di Dio!

Fra Andrea Valori

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