Matrimonio combinato? No grazie ma…..

Possiamo imparare qualcosa dai matrimoni combinati? Ci sono mille esempi nella storia dove da matrimoni combinati tra re e regine, nobili e personaggi famosi (solo le loro storie sono giunte fino a noi) sono nati rapporti meravigliosi. Ci sono anche dei santi. Come è possibile? Come è possibile che gente costretta a sposarsi poi possa essere riuscita a costruire un matrimonio felice? Certo non succede a tutti, ma succede! Non è solo questione di chimica? E il colpo di fulmine? C’è dell’altro allora. Qualcosa che possiamo imparare e perfezionare. Magari prendendo spunto proprio da chi si è trovato/a una moglie o un marito senza averla/o potuto scegliere.

Tranquilli non sono un nostalgico di quei matrimoni imposti. Sono felice che oggi ognuno possa decidere se sposarsi e chi sposare. Oggi oltretutto un matrimonio così non sarebbe neanche sacramentalmente valido. Sarebbe nullo. Resta però importante comprendere come anche quei matrimoni (dove non c’era stata la scintilla e non c’era stato neanche un minimo interesse) potessero poi, alla prova dei fatti, funzionare. Spesso i due sposi non si erano mai neanche visti. Volere è potere in questo caso.

Perché ho voluto tirar fuori questa consuetudine del passato oggi sorpassata (almeno nel nostro occidente)? Perché Marco Scarmagnani ed io, in una delle ultime dirette sul mio canale, abbiamo affrontato il tema del desiderio nel matrimonio. Ad un certo punto Marco ha affermato qualcosa di assolutamente condivisibile: non c’è mai stata tanta sofferenza nelle relazioni matrimoniali come oggi che ci si sposa per amore.

Possiamo comprendere che forse oggi manca qualcosa rispetto al passato. L’innamoramento non basta. C’è un desiderio che nasce da una nostra libera scelta. Io decido di impegnarmi a fondo affinchè la mia relazione funzioni bene. Mi impegno anche quando non sento forte l’innamoramento e mi impegno per primo/a senza aspettare che sia l’altro/a a farlo. Marco durante la diretta ha messo in evidenza come questo possa davvero fare la differenza in una relazione matrimoniale. Lo ha chiamato attivazione, un atteggiamento positivo che posso assumere prendendo seriamente in considerazione ciò che io posso fare per fare andare bene le cose. Un atteggiamento contrapposto a chi invece attende che l’altro/a riempia quel vuoto d’amore e d’affetto che ognuno di noi si porta dentro.

Oggi, che fortunatamente ci sposiamo liberamente e per amore corriamo il rischio di contare troppo sull’innamoramento senza attivarci. Attendendo che sia l’altro/a a darsi da fare per renderci felici. L’abbiamo sposato proprio per questo! Perchè ci rendesse felici. Solo che se entrambi gli sposi restano in attesa passiva dell’altro, presto l’innamoramento svanisce e resta la delusione. Resta la convinzione di aver sposato la persona sbagliata, mentre in realtà ciò che è sbagliata non è la persona, ma la motivazione. Il matrimonio cristiano è un sacramento dove Gesù ci chiede di metterci al servizio l’uno dell’altra. La gioia viene dal dono e non dalla pienezza che l’altro/a non sarà mai in grado di darci. Non mettiamo sulle spalle di nostro marito o di nostra moglie un peso tanto schiacciante. Il peso della nostra felicità. Il nostro cuore desidera un amore infinito che è solo di Dio.

Dopotutto la formula che recitiamo durante il rito del matrimonio è chiara e ci chiama a promettere un amore che sia per sempre e incondizionato. Dio ci chiede quella promessa per la nostra gioia. Perchè solo in rapporto dove siamo parte attiva e dove ci doniamo completamente senza attenderci nulla in cambio, possiamo fare esperienza di Dio e del Suo modo di amarci. Gesù si che può sostenere quel peso senza esserne schiacciato e donarci un amore infinito e perfetto.

Antonio e Luisa

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