Pensate di farla franca?

Vi riportiamo solo qualche stralcio della (lunga) prima lettura della Liturgia di qualche giorno fa.

Dal libro della Sapienza ( Sap 2,1a.12–22 ) << Dicono gli empi fra loro sragionando: «Tendiamo insidie al giusto, che per noi è d’incomodo e si oppone alle nostre azioni; ci rimprovera le colpe contro la legge e ci rinfaccia le trasgressioni contro l’educazione ricevuta. […] È diventato per noi una condanna dei nostri pensieri; ci è insopportabile solo al vederlo, perché la sua vita non è come quella degli altri, e del tutto diverse sono le sue strade. […] e si vanta di avere Dio per padre. […] Mettiamolo alla prova con violenze e tormenti, […] Condanniamolo a una morte infamante, perché, secondo le sue parole, il soccorso gli verrà». Hanno pensato così, ma si sono sbagliati; la loro malizia li ha accecati. Non conoscono i misteriosi segreti di Dio, non sperano ricompensa per la rettitudine né credono a un premio per una vita irreprensibile. >>

Abbiamo scelto poche frasi ma vi invitiamo sempre ad una lettura completa per avere un quadro d’insieme. Cercheremo di mettere a fuoco solo un paio di argomenti che ci aiutino a vivere meglio la nostra vocazione matrimoniale.

Anzitutto c’è un binomio antico e sempre attuale ma del quale spesso ce ne dimentichiamo : fede e ragione. Qualcuno tempo fa ce lo ha ricordato, qualcuno che onoriamo e veneriamo come santo, qualcuno del cui nome molti si riempiono la bocca e pochi ne imitano le virtù e ne seguono il magistero: Karol Wojtyla meglio noto col nome di papa S. Giovanni Paolo II. Nella bellissima enciclica  Fides et Ratio c’è un incipit che si condensa in una metafora meravigliosa: «La fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano s’innalza verso la contemplazione della verità». Come a dire che l’una va in simbiosi con l’altra, non si può volare senza un’ala, con la fede si perde anche la ragione, e per rendersene conto basta osservare i recenti avvenimenti che tutti ben conosciamo.

Ma è un fenomeno antico come l’uomo stesso, infatti il brano citato comincia proprio dicendo che l’empio sragiona, cioè chi non ha fede sragiona pur di portare acqua al proprio mulino. Cari sposi, stiamo sempre con le antenne ben drizzate per captare le onde radio della fede, non lasciamoci circuire con vani ragionamenti empi, del tipo : ” che c’è di male ?… se tanto non sentite più attrazione l’uno per l’altra va bene così… si vede che era destino che finisse così… hai diritto a rifarti un’altra vita… l’importante è che tu te la senta… in fondo non hai mica ucciso nessuno… adesso devi pensare un po’ a te stesso/a… ” e via di questo passo.

Questi NON sono ragionamenti, sono sragionamenti !

Sono pensieri empi che si vestono di pensiero intelligente, di ragionamenti etici/morali/adulti, sono i pensieri di coloro che si autoproclamano cattolici adulti. Ma i cattolici adulti nella fede sono dei credenti al 100%, non sono dei creduloni pronti a credere a chiunque apra a proposito e a sproposito la bocca.

Gli sposi col sacramento del matrimonio sono fedeli fino a che morte non li separi e difendono la vita dal suo naturale sorgere al suo naturale tramonto costi quel che costi. A Gesù essere fedele al Padre è costato la vita terrena, e gli sposi cristiani sanno che la vita terrena è solo una piccola parte, quella vera ed eterna è in Paradiso.

Parliamo di questo “costi quel che costi” perché ci introduce al secondo argomento che propone il brano del libro della Sapienza : la persecuzione. Il brano si mette in chiara connessione con tutto ciò che ha subìto Gesù nella Passione, che è il giusto per eccellenza. Ma il giusto di cui parla il brano è anche il cristiano che non è un credulone e che vive la propria fede sulla propria pelle: è uno sposo che non si vergogna di fare il digiuno a pane e acqua il venerdì di Quaresima in mensa coi colleghi ; è una sposa che si veste con pudore; è uno sposo che non usa volgarità e parolacce nel proprio linguaggio; è una sposa che non parla mai male del proprio marito con le amiche/colleghe; è uno sposo che non usa modi e parole equivoche con le altre donne; è una sposa che non accetta complimenti dagli altri uomini con secondi fini… l’elenco è incompleto ma sufficiente.

Cari sposi, una vita giusta attira le persecuzioni degli empi, perché essa è un costante, il più delle volte anche silenzioso, richiamo alla loro coscienza. Ma ascoltare la propria coscienza è faticoso e soprattutto quando non ci approva diventa molto fastidioso. Ed è così che l’empio, eliminando il giusto, pensa di eliminare il fastidioso tarlo della propria coscienza.

Cari sposi, abbiamo ancora gli ultimi giorni di questa Quaresima per convertirci. Coraggio, avanti con fiducia, la grazia del sacramento del matrimonio è lì pronta a sostenerci.

Giorgio e Valentina.

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