“Io ho scelto voi e vi ho costituiti perchè andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga”

Quest’anno, con non poche difficoltà, mio marito ed io siamo arrivati al traguardo dei sei anni di matrimonio e, quasi ogni giorno, ci siamo chiesti, attraversando e vivendo le varie tempeste della vita pandemia compresa, specialmente io mi sono chiesta, quali fossero questi benedetti frutti che mi avevano affascinato al punto da scegliere questa parte di Vangelo da ascoltare proprio il giorno del nostro matrimonio. Io ho scelto voi e vi ho costituiti perchè andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga.

Ricordo che scelsi questa Parola perchè mi sembrava un modo romantico per augurare agli sposi il classico “auguri e figli maschi“, ma nel tempo ho scoperto che avevo sbagliato nell’interpretazione! Negli anni mi sono resa conto che avevo scelto inconsapevolmente ,con il benestare del consorte, una vera chiamata vocazionale per il nostro matrimonio. Non è stato facile accorgersi piano piano, nel tempo, che tutto quello che avevamo immaginato per noi sarebbe stato stravolto dal Suo piano. Ovviamente ci siamo sposati con il sogno di una casa piena di bambini, di biberon, di biscotti plasmon spiaccicati sul sedile della macchina, e invece ci siamo ritrovati a vivere il dolore e la frustrazione di innumerevoli test di gravidanza negativi.

Non è stato semplice sostare in un eterno Giardino degli Ulivi chiedendosi perchè proprio a noi? Perchè ci hai scelti per rimanere senza figli? Fino a quando, tramite la preghiera, in particolare durante i turni di guardia per l’Adorazione Eucaristica, non imparammo a capovolgere la domanda: come possiamo aiutarti in quello che ci chiedi?

Ebbene si nel matrimonio si dialoga in tre, e cio che dice Lui va ascoltato. Ascoltare cio che dice Lui è stato un percorso paragonabile agli strapiombi di una pista nera in montagna, non è stato minimamente facile assecondare il Suo progetto perchè è stato un continuo domandarsi: dove ci sta portando? Saremo in grado? Durante una vacanza estiva con il nostro padre spirituale e alcune famiglie abbiamo trovato una traccia del Suo disegno, ma ancora non eravamo pienamente convinti di questo sogno pensato appositamente per noi, essere una coppia aperta si alla vita, ma in una maniera inaspettata: divenire una casa famiglia. E’ stato come ascoltare nelle orecchie “va e ripara la mia casa” di francescana memoria e in quel periodo quella frase era il nostro motto, eravamo in piena fase protocollo visite mediche per capire quale problema ci fosse di ostacolo a una gravidanza naturale. E’ stato un lunghissimo combattimento spirituale in quanto questo figlio naturale non ne voleva sapere di arrivare e, facendo un lavoro interiore aiutati dalla canzone “Come un Prodigio” di Debora Vezzani, abbiamo iniziato a comprendere, specialmente io, che un figlio è un dono e che i doni arrivano inaspettatamente e non su ordinazione in stile Amazon.

Il matrimonio è stato un percorso di conversione per me sotto ogni aspetto, ero andata all’altare convinta che male che vada tanto si va di Pma, e invece mi sono ritrovata insieme a mio marito a frequentare dei corsi di formazione per divenire una famiglia di sostegno per dei ragazzi di una casa famiglia di un nostro amico sacerdote. Ricordo che all’inizio andammo dicendoci “andiamo intanto ad ascoltare,” un pochino sul classico “Venite e vedrete“, decidemmo di proseguire e, senza neanche renderci, conto ci siamo ritrovati a scoprire questo mondo fatto di legami che durano nel tempo.

Abbiamo così scoperto che anche noi potevamo essere genitori, ma in una maniera speciale pensata per noi. Un’esperienza che come marito e moglie ci ha unito molto di più anche perchè ci siamo resi conto che, durante tutto il cammino, Dio ci ha sempre lasciato delle tracce segno della Sua presenza, segno che era veramente con noi che il Suo per sempre era veritiero. Ovviamente abbandonarsi al Suo progetto ha portato gioia e allegria cosa che era venuta a mancare. Anche per noi, come durante le Nozze di Cana, era finita la nostra gioia. Passare da famiglia sterile in un’ottica umana a feconda sotto lo sguardo di Dio è stato il centuplo per la nostra vita. Nell’ultimo anno abbiamo ottenuto anche un dono in più, non solo seguire i ragazzi che ci permette di accompagnare, ma di dedicarci alle coppie di giovani sposi che attraversano il dolore e la frustrazione che abbiamo vissuto noi in passato, per aiutarli a tenere accesa la luce della Speranza e trovare insieme la propria vocazione matrimoniale.

Simona e Andrea

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