Domenica e famiglia : un connubio possibile/ 42

(Quindi, con le braccia allargate, il sacerdote dice: ) In questo sacrificio, o Padre, noi tuoi ministri e il tuo popolo santo celebriamo il memoriale della beata passione, della risurrezione dai morti e della gloriosa ascensione al cielo del Cristo tuo Figlio e nostro Signore; e offriamo alla tua maestà divina, tra i doni che ci hai dato, la vittima pura, santa e immacolata, pane santo della vita eterna, calice dell’eterna salvezza. Volgi sulla nostra offerta il tuo sguardo sereno e benigno, come hai voluto accettare i doni di Abele, il giusto, il sacrificio di Abramo, nostro padre nella fede, e l’oblazione pura e santa di Melchisedek, tuo sommo sacerdote. (Si inchina e, a mani giunte, prosegue: ) Ti supplichiamo, Dio onnipotente: fa’ che questa offerta, per le mani del tuo angelo santo, sia portata sull’altare del cielo davanti alla tua maestà divina, perché su tutti noi che partecipiamo di questo altare, comunicando al santo mistero del Corpo e Sangue del tuo Figlio, (in posizione eretta, facendosi il segno della croce, dice: ) scenda la pienezza di ogni grazia e benedizione del cielo.

Il sacerdote continua la Preghiera Eucaristica con queste parole che, come avrete notato, sono tutte rivolte al Padre, e sono parole dense di affetto filiale e di fede in un Dio che nonostante la Sua onnipotenza e la Sua maestà ci è Padre; infatti tutte le espressioni a Lui rivolte assomigliano a certi rituali di corte, quando tutte le volte che ci si rivolge ai re/regine umani bisogna usare “sua maestà” oppure “altezza reale” o altri epiteti simili.

Se si ascolta con attenzione (suggeriamo di rileggerla lentamente di proprio conto) questa preghiera si nota che essa ha la connotazione della supplica accorata e fiduciosa come quella del servo che si rivolge a “sua altezza reale” sicuro di trovare udienza e misericordia. Ed è proprio questo il sentimento filiale e di fede che la Chiesa vuole suscitare in noi.

Vorremmo poi mettere in evidenza come questa preghiera cominci proprio col ricordare ciò che la S. Messa è nella sua essenza: “In questo sacrificio, o Padre, […]”, la Chiesa non si stanca di ripetere che c’è un sacrificio; allo stesso tempo ci ricorda che c’è un’offerta legata al sacrificio, e questa offerta è la Chiesa che la compie per mano del ministro (il sacerdote). In quest’offerta però la Chiesa non è sola ma si inserisce nell’offerta di Gesù stesso, come l’innesto segue la sorte dell’intera pianta.

Usiamo un’immagine casalinga per aiutarci: quando le mamme stanno cucinando utilizzano principalmente le mani, ma ciò non significa che il resto del corpo non ne sia coinvolto, in un certo senso potremmo dire che le mamme cucinano anche coi piedi, giacché l’intero corpo sta eretto grazie ad essi: l’attore principale sono le mani ma il resto del corpo si muove per favorire l’azione delle mani.

Similmente l’attore principale della Messa è Gesù con il Suo sacrificio e la Sua offerta, ma siccome Lui ha portato su di sé tutti i peccati degli uomini sulla Croce, siccome Lui ha voluto assumere la nostra natura umana, siccome Lui è il nostro prototipo di uomo, siccome la Chiesa è la Sua prolunga nel tempo, siccome Lui è il capo del corpo mistico che è la Sua Chiesa, siccome la Sua offerta è vicaria (cioè al posto di qualcun altro), siccome Lui ha elevato la dignità della natura umana a quella divina, ecco allora che la Chiesa pellegrina nel tempo (cioè noi che siamo ancora in questo mondo) si associa all’offerta di Gesù al Padre.

Inoltre, queste ripetute espressioni sulla maestà del Padre ci ricordano che Gesù si è sacrificato per obbedienza al Padre Suo, per mostrarci e dimostrarci l’assoluta maestà del Padre, per testimoniarci la doverosa e assoluta obbedienza che Gli dobbiamo; Gesù si è offerto al Padre come atto di adorazione e profonda venerazione nei Suoi confronti.

Da ultimo vogliamo mettere in evidenza come questa preghiera ci testimoni la presenza delle realtà celesti durante ogni S. Messa. Questa verità di fede, la comunione dei santi, l’avevamo già affrontata in un precedente articolo, e questa preghiera ci ricorda che gli angeli e i santi sono in comunione di adorazione con noi, infatti si affida ad un angelo il compito di portare la nostra offerta dinanzi al Re. Siccome la Chiesa sa che il sacerdote, che sta pregando il Padre a nome del popolo convenuto, è un ministro sacro ma è peccatore, ecco perché sente la necessità che a presentare l’offerta sia un essere puro, come a dire che la nostra supplica ha più chance di essere esaudita se a presentarla è un “cortigiano del Re”: un angelo appunto che sta alla corte di Dio Onnipotente.

Cari sposi, la nostra parte in questa preghiera è la supplica silenziosa, dentro nel nostro cuore dobbiamo unirci alle parole del sacerdote umiliandoci dinanzi alla maestà divina affinché accetti la nostra offerta per mano del Suo angelo santo.

Sicuramente i 12 Apostoli presenti all’Ultima Cena di Gesù non saranno stati sbracati a tavola, di sicuro saranno stati attentissimi ed in silenzio con le orecchie tese mentre Gesù parlava loro, sicuramente non guardavano il cellulare o l’orologio per controllare quanto durasse la cena. E così anche noi dobbiamo fare imitando gli Apostoli.

Dobbiamo aiutare il sacerdote e gli altri fratelli convenuti a mantenere un clima di silenzio orante, come quando aspettiamo un momento speciale col fiato sospeso; in questo momento Gesù è già presente nell’Ostia consacrata e quindi l’atteggiamento migliore è quello di restare in ginocchio, tuttavia il Messale lascia la libertà di rialzarsi dopo la consacrazione.

Il nostro suggerimento è quello che, in piedi o in ginocchio, il nostro corpo sia associato al movimento dell’anima; anche il nostro corpo deve pregare, e cioè deve restare composto, meglio se con le mani giunte, in silenzio, il più fermo possibile, in questo modo aiuteremo noi stessi ad associarci con più comunione di preghiera alle parole del sacerdote… affinché dove l’anima non arriva, arrivi il corpo… e dove il corpo non arriva, arrivi l’anima.

Coraggio famiglie, siamo il sale della terra ed è qui (nel sacrificio della Messa) che manteniamo il nostro sale col suo sapore, altrimenti diventa buono solo ad essere gettato in terra e calpestato dagli uomini.

Giorgio e Valentina.

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