Ricordarsi a quale bellezza siamo chiamati

Recentemente abbiamo trascorso una fantastica settimana in montagna con l’Intercomunione delle Famiglie, ogni volta che partecipiamo riceviamo tantissimo sotto ogni aspetto e per raccontare ogni bene ricevuto non sarebbe sufficiente un post, ci vorrebbero ore. Una cosa però merita la pena di esser messa in evidenza: in questi incontri intensissimi si riscopre ogni volta che nel matrimonio cristiano sono racchiuse bellezze stupefacenti. La cosa strana è che queste bellezze debbano essere ricordate, non basta scoprirle una volta e approfondirle, il ricordo non rimane vivo e c’è bisogno di dedicare periodicamente un giusto tempo a riscoprirle. Ci siamo accorti che è necessario avere un modo per ricordarsi ogni giorno di quanto siamo fortunati, e di come nonostante tutte le distrazioni e difficoltà della vita, siamo chiamati a vivere la vita sponsale nella bellezza. È utile avere un promemoria, che sia un luogo, un oggetto, una canzone, qualunque cosa anche piccola che ci faccia ricordare quanta grazia stupefacente ci è donata.

Io ho un modo mio: guardo un anello di Valeria, uno di quelli belli, di fattura fine e con la pietra, i gioielli sono piccoli oggetti raffinati, preziosi e ai quali valenti artigiani dedicano tutta la loro arte, è facile avere uno sguardo affascinato ammirandoli. Osservando in particolare un anello e meditandoci sopra ho trovato tante piccole metafore che calzano perfettamente con la nostra vita e il matrimonio, riportandomi alla mente tutte le meraviglie che sarebbe bene ricordare ogni giorno.

Innanzitutto la materia di cui è fatto; sempre di un metallo prezioso, non importa quale, immagino in questo una volontà del Padre buono di costruirci con il meglio che la sua fantasia creativa abbia immaginato, come atto d’amore già nella prima costituzione dell’essere umano, di solito già con questo mi sento grato.

Poi immagino che il cerchio sia costituito da due parti distinte e curve, che si toccano in basso ed in alto ma che siano distinte. Che siano fuse in basso, come in un’origine creativa e unite in alto perché dopo l’elegantissima curva che simboleggia la loro vita e la loro ricerca di una destinazione, siano state reciprocamente attratte l’una all’altra, e da Dio stesso, ad abbracciarsi nel matrimonio. È possibile trovare anelli di tanti tipi, con diverse forme, lisce, scanalate, ornate, come la varietà delle vite di ciascuno di noi, ma simili nella curva, come ognuno è simile nel protendersi alla ricerca dell’amore vero. In questa curva, cioè nell’allontanarsi e poi tornare al centro, vedo una riproduzione in piccolo del percorso di vita di ogni essere umano, che nella giovinezza della vita si allontana dalla famiglia e dai suoi valori, cercando di realizzare il suo unico e specialissimo modo di vivere, e che poi grazie al fascino dell’amore genuino, si curva in una sorta di ritorno ma non all’origine, bensì all’originale, ad abbracciare in modo nuovo ed inedito quegli stessi valori e quello stesso amore che lo ha generato.

E’ già bellissimo così ammirare questo cerchio e ricordare nuovamente questi significati, ma il bello sta alla sommità, nel punto che rappresenta propriamente l’abbraccio sponsale, dove quel delicato e meraviglioso intreccio di “griffe” che formano il castone, cioè l’alloggiamento della pietra, rappresenta perfettamente quel gioco di corteggiamento e di mille gesti quotidiani d’amore, cesellati con cura e attenzione per fondersi l’uno con l’altro. È qui che ogni coniuge, traendo dalla propria essenza, dal proprio metallo prezioso, si apre, per donarsi e riceversi reciprocamente. Com’è bello quando pur distratti dai mille problemi quotidiani, ci accorgiamo di ogni piccolo gesto dell’altro, sapendo che lo fa per noi solamente, perché sa che ci piace così, e com’è bello ricambiare vedendo che l’altro se ne accorge e ne gode, è una meraviglia, una delicata danza di corteggiamento che prelude all’incontro intimo degli sposi.

Infine la pietra, come non ammirarla in tutte la sua trama di limpide sfaccettature e di cristallina bellezza? In questa non posso che vedere l’incontro intimo degli sposi, dove ogni gesto è ancor più delicato, seducente e armonico l’uno con l’altro, alla ricerca di un’intimità sempre più perfetta. Questa, nella sua bellezza magnifica, è sia l’apice umano che l’inizio dell’incontro col divino nel sacramento. La parte umana è la perfezione della pietra ed una caratteristica speciale: la trasparenza. La sua limpida accoglienza della luce la trasforma davvero in una gemma preziosa, degna di esser posta in cima all’anello per essere ammirata, se non fosse così sarebbe solo un sasso squadrato e lucidato, a suo modo carino, ma non meraviglioso. La parte divina e la più importante è la luce. Questa, che penetra, illumina e scintilla riflessa tra le facce della pietra è la metafora perfetta dell’effusione dello Spirito Santo che si ha nell’incontro intimo degli sposi cristiani che ri-attualizzano il sacramento del matrimonio, è ineffabile ma è quella più importante, senza la luce non potremmo neanche vedere la pietra né alcun’altra parte dell’anello. Così come senza l’amore divino gli esseri umani non potrebbero vivere.

Il mio personale promemoria, l’anello, mi ricorda tutto questo: che tutti gli sposi cristiani sono originali e liberi, che sono chiamati all’amore, e si sono scelti e abbracciati, che ogni giorno dovrebbero impegnarsi ad amarsi con tanti piccoli gesti d’amore ed a raffinarli con sentimento, dolcezza e tenerezza, che così facendo riescono a realizzare un incontro intimo d’amore sublime, trasparente, degno di accogliere la luce di Dio, in quella nuova effusione di Spirito Santo che è la ri-attualizzazione del sacramento del Matrimonio. È quella luce che fa sì che tutto quanto abbia senso, ed è bellissimo vedere che la stessa luce, che abbraccia tanti anelli, tanti matrimoni, risplenda in modo unico e speciale in ognuno di essi, perché ognuno è unico ma tutti i matrimoni sono potenzialmente splendidi e vivi di luce divina. Serve però che gli sposi lo credano e si impegnino ogni giorno perché la loro vita sia un degno luogo in cui sia effusa questa luce.

Ranieri e Valeria

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