Immolato, ma in piedi!

Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo ( Ap 5,1-10 ) Io, Giovanni, vidi nella mano destra di Colui che sedeva sul trono, un libro scritto sul lato interno e su quello esterno, sigillato con sette sigilli. Vidi un angelo […] Uno degli anziani mi disse: «Non piangere; ha vinto il leone della tribù di Giuda, il Germoglio di Davide, e aprirà il libro e i suoi sette sigilli». Poi vidi, in mezzo al trono, circondato dai quattro esseri viventi e dagli anziani, un Agnello, in piedi, come immolato; aveva sette corna e sette occhi, i quali sono i sette spiriti di Dio mandati su tutta la terra. […] Giunse e prese il libro dalla destra di Colui che sedeva sul trono. E quando l’ebbe preso, i quattro esseri viventi e i ventiquattro anziani si prostrarono davanti all’Agnello, avendo ciascuno una cetra e coppe d’oro colme di profumi, che sono le preghiere dei santi, e cantavano un canto nuovo : «Tu sei degno di prendere il libro e di aprirne i sigilli, perché sei stato immolato e hai riscattato per Dio, con il tuo sangue, uomini di ogni tribù, lingua, popolo e nazione, e hai fatto di loro, per il nostro Dio, un regno e sacerdoti, e regneranno sopra la terra».

Continua la lettura di passi dall’Apocalisse, questa volta abbiamo tagliato molto le parti perché vogliamo focalizzare l’attenzione solo su un particolare che ci aiuterà nella vita di sposi. Innanzitutto vorremo farvi notare come queste visioni siano ricche di figure fantasiose ma che sono molto simboliche poiché Giovanni ama usare questa forma di scrittura. Ma veniamo subito al dunque, la figura su cui vogliamo porre l’attenzione oggi è l’Agnello sgozzato, o immolato a seconda della traduzione, ma è la stessa cosa perché per immolare un agnello (secondo i rituali sacrificali ebraici) bisogna sgozzarlo. E qui non si fa fatica ad attribuire al Cristo questa simbologia dell’agnello, sappiamo benissimo che Gesù è chiamato anche Agnello di Dio fin dai suoi esordi pubblici, quando il Battista lo addita così il giorno dopo del famoso Battesimo, descritto nel Vangelo di Giovanni, lo stesso autore dell’Apocalisse.

Ormai da tanti anni in una parrocchia del Bresciano viene allestito un famoso presepio vivente davvero spettacolare poiché è stato ricostruito un paesino della Palestina, un borgo con case, locande e botteghe artigiane, c’è pure il castello di Erode, i figuranti sono tutti vestiti con abiti tipici, e poi ci sono i pastori con le bestie, da ultimo ovviamente c’è una coppia di sposi con un infante (non la stessa ovviamente, ma diverse a turno) a rappresentare la Sacra Famiglia. Tra i pastori, quello che attira molto l’attenzione è quello che dà l’agnellino in braccio ai bambini, è un’esperienza tutta da ricordare per i piccoli ma anche per mamma e papà che non si lasciano sfuggire l’occasione per una foto ricordo ma soprattutto la parte migliore è quella di accarezzarlo per sentirne la morbidezza. Visitiamo questo bel presepio da 20 anni, ma ciò che ci impressiona ogni volta è la docilità dell’agnellino che si lascia accarezzare senza neanche un belato.

Dopo aver vissuto questa esperienza abbiamo finalmente capito cosa intendesse Giovanni quando scrive di Gesù come l’Agnello di Dio ; infatti Gesù si è lasciato immolare con la docilità con cui quell’agnellino sta in braccio ai bambini e si lascia toccare e accarezzare da essi senza neanche un belato, e così fece Gesù: non aprì bocca come agnello condotto al macello (Is 53,7). Nonostante l’agnellino passi da un bambino all’altro e venga un po’strapazzato dalla manine ansiose di toccarlo, non si arrabbia mai. Avete mai visto un agnello arrabbiarsi? Neanche Gesù si arrabbiò durante la Passione, nonostante le torture subite, è stato grazie a questa esperienza che abbiamo capito un pochino di più la Passione del Signore.

In questo brano, Gesù viene descritto “Agnello in piedi, come immolato (sgozzato)“. Avete mai visto un agnello sgozzato in piedi? Se prendiamo l’agnellino dalle manine dei bambini e lo portiamo a sgozzare, nel giro di pochissimo cadrà stecchito al suolo e non si rialzerà mai più. Gesù invece è sì un agnello sgozzato, ma ritto in piedi: è un linguaggio simbolico che dice che Gesù è risorto (ritto in piedi) ma porta sul Suo corpo glorificato i segni della Passione (sgozzato). Ed è proprio questo Agnello sgozzato che è degno di prendere il libro e di aprirne i sigilli, grazie alla Sua Passione. Gesù viene descritto poche righe prima come “il leone della tribù di Giuda” che ha vinto, però non è il leone ad aprire i sigilli, ma è l’agnello. Perché Gesù affronta la Passione con la forza del leone e risorge con tale forza, ma vince con la forza del perdono dalla Croce, vince con la passione vicaria, vince con la dolcezza del Suo Amore. Cari sposi, è questa l’immagine a cui noi siamo chiamati ad assomigliare: l’agnello immolato ma ritto in piedi.

Quando vogliamo far risorgere la nostra relazione sponsale dobbiamo necessariamente essere “sgozzati”, epurati cioè dai nostri peccati, dai nostri egoismi, con la docilità ed il silenzio dell’agnello che soffre per amare, soffre per poter risorgere, e quando risorgerà (per Grazia di Dio) sarà ritto in piedi ma con i segni della sofferenza poiché essa è un passaggio obbligato, se lo è stato per il Signore che era purissimo, perché dovremmo esserne esenti noi che non siamo proprio un esempio di purezza?

Coraggio sposi, ci aspetta un bel cammino di Avvento per ritrovare la docilità dell’agnello e la forza del leone per affrontare la sofferenza.

Giorgio e Valentina.

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