Domenica e famiglia : un connubio possibile /51

(Il sacerdote, rivolto all’altare, dice sottovoce:) Il Corpo di Cristo mi custodisca per la vita eterna. (E con riverenza si comunica al Corpo di Cristo. Poi prende il calice e dice sottovoce:) Il Sangue di Cristo mi custodisca per la vita eterna. (E con riverenza si comunica al Sangue di Cristo. Mentre il sacerdote si comunica al Corpo di Cristo, si inizia il Canto di comunione o si proclama l’antifona. Il sacerdote prende poi la patena o la pisside e si reca verso i comunicandi. Nel presentare a ognuno l’ostia, la tiene alquanto sollevata e dice:) Il Corpo di Cristo. (Il comunicando risponde:) Amen. (E riceve la comunione. Nello stesso modo si comporta il diacono quando distribuisce la comunione. Quando si distribuisce la comunione sotto le due specie, si osservi il rito indicato nell’Ordinamento Generale del Messale Romano, nn. 28ı-287. Terminata la distribuzione della comunione, il sacerdote, o il diacono, o l’accolito, alla credenza o a lato dell’altare, purifica la patena sul calice e quindi il calice. Mentre purifica la patena e il calice, il sacerdote dice sottovoce:) Il sacramento ricevuto con la bocca sia accolto con purezza nel nostro spirito, o Signore, e il dono a noi fatto nel tempo ci sia rimedio per la vita eterna. (Poi il sacerdote può tornare alla sede. Secondo l’opportunità, si può osservare il sacro silenzio per un tempo conveniente, oppure cantare un salmo o un altro canto di lode o un inno. Poi, stando alla sede o all’altare, il sacerdote, rivolto al popolo, dice a mani giunte:) Preghiamo. (E tutti, insieme con il sacerdote, pregano per qualche momento in silenzio, a meno che sia già stato osservato subito dopo la comunione. Poi il sacerdote, con le braccia allargate, dice l’Orazione dopo la comunione. L’Orazione dopo la comunione termina con la conclusione breve: – se è rivolta al Padre:) Per Cristo nostro Signore. (– se è rivolta al Padre, ma alla fine di essa si fa menzione del Figlio:) Egli vive e regna nei secoli dei secoli. (– se è rivolta al Figlio:) Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. (Il popolo acclama:) Amen.

Mentre ci addentriamo ancora un poco nel mistero della comunione abbiamo voluto continuare comunque la lettura del Messale che si riferisce proprio a questo momento delicato e meraviglioso; quelle del Messale sono indicazioni che non hanno bisogno di commenti ma indicano come vivere questa realtà grande, poiché la forma è sostanza nonostante questa verità venga continuamente disattesa o, peggio, ignorata, oltraggiata e vilipesa. Nell’articolo precedente abbiamo messo in luce come ricevere il Signore col nostro corpo e poi nel nostro cuore/spirito/anima sia un mistero che assomiglia un poco a quando le famiglie ripuliscono casa per un illustre ospite, ma essendo un mistero è una realtà che ci supera perciò le nostre poche righe sono poca cosa così come lo è una scintilla rispetto al fuoco da cui proviene la scintilla stessa.

Per concludere il discorso già iniziato nel precedente articolo dobbiamo doverosamente ribadire (come spiegato nel Catechismo) che NON SI PUO’ ricevere l’eucarestia in stato di peccato mortale o, se volete volgerla al positivo, si PUO’ ricevere l’eucarestia SOLO in stato di grazia, altrimenti si mangia e si beve la propria condanna (cfr 1Cor 11,27-29). Dobbiamo altresì ribadire che lo scopo della Messa non è la comunione, i fini della Messa sono quelli del sacrificio di Gesù sulla Croce, e sono 4 : adorazione (fine latreutico dal greco latrìa = adorazione), azione di grazie ( dal greco eucharistía = ringraziamento), propiziazione (o riparazione o espiazione) ed infine impetrazione (o supplica o richiesta). Questi 4 fini sono quelli che ci insegna il Magistero e come potete notare la comunione non è contemplata, infatti la partecipazione devota alla Messa è sufficiente per assolvere il grave dovere del precetto domenicale da parte dei fedeli, ed in essa la comunione non è un dovere, perché allora è così importante?

Per capirlo dobbiamo fare un piccolo passo indietro per ribadire che la Messa è principalmente azione di Cristo e poi della Chiesa come Sua continuazione nel tempo, ma l’Agnello di Dio è sempre Lui, chi compie le 4 azioni di adorazione, ringraziamento, propiziazione e impetrazione presso il Padre è sempre Lui, perciò la nostra presenza a Messa non aggiunge nulla al Suo sacrificio, ma è un dolce dovere parteciparvi devotamente per ringraziare di tanta misericordia, per adorare il mistero della nostra Redenzione, per impetrare nuove grazie ed espiare le nostre colpe. Assomiglia un po’ a quando in famiglia si guardano e riguardano le vecchie fotografie dei bei tempi passati: non ci si stanca mai ed è sempre bello ricordare affetti, sentimenti, momenti intensi, il nostro passato, la nostra infanzia, i nostri nonni, le persone care… similmente ad ogni Messa è come rivivere l’evento della nostra salvezza, cioè la Croce di Cristo, e dovremmo avere lo stesso atteggiamento di quando si guardano le vecchie fotografie.

La comunione col Suo Corpo ed il Suo Sangue ha lo scopo di renderci partecipi di queste Sue 4 azioni per assumere la Sua forma nella nostra carne, per migliorare la nostra sempre più perfetta adesione al mistero che celebriamo, per divenire sempre più somiglianti a Lui, per essere sempre più “alter Christi”, cioè “altri Cristi” nel mondo, come il metallo fuso che assume la forma della cavità nella quale viene versato, e questa forma per noi è lo stesso Gesù. Se vogliamo perfezionare sempre più la nostra imitazione di Cristo abbiamo bisogno di nutrirci di Lui attraverso le sacre specie consacrate a Messa, e se ne avverte sempre più la necessità man mano che si avanza nel cammino di fede; normalmente nell’esperienza umana avviene che il cibo che noi mangiamo si trasforma in un qualche modo in noi, con l’Eucarestia avviene l’esatto contrario: è questo cibo divino che trasforma noi in Lui, a patto che ci lasciamo trasformare giorno dopo giorno, volta dopo volta.

Il giovane Carlo Acutis ha sapientemente descritto così la sua esperienza della comunione eucaristica: l’Eucarestia è la mia autostrada per il Cielo! Imitiamo questo santo contemporaneo e non sprechiamo le grazie che il Signore ha già pronte per noi nella santa comunione. Continueremo nel prossimo articolo ad approfondire alcuni particolari della Comunione eucaristica.

Giorgio e Valentina.

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