Il sacramento ci rende padri e madri diversi

Recentemente ho letto diversi articoli interessanti sul blog, rivolti ai fidanzati (Antonio e Luisa), sulla paternità e maternità (Simona e Andrea) e sulla 45° giornata per la vita (by Cercatori di bellezza): innanzitutto grazie! Mi accodo anch’io alla tematica con questa domanda:

Che differenza c’è tra padre e madre sposati civilmente e padre e madre sposati in chiesa?

La domanda può sembrare priva di senso, perché molti pensano che in entrambi i casi siano padri e madri; quindi alla fine la differenza riguarderebbe solo l’educazione religiosa, cioè essenzialmente, le preghiere, il catechismo e i sacramenti. In realtà le cose sono completamente diverse, perché c’è un Sacramento che ha unito gli sposi e che dovrebbe fare la differenza: dico dovrebbe perché in molti casi non ci sono né la formazione, né la consapevolezza. Ammetto che anch’io, un po’ di anni fa, non sarei stato in grado di fornire una risposta corretta e solo grazie a don Renzo Bonetti e a fratelli e sorelle della Fraternità che camminano con me, ho imparato qualcosa. Innanzitutto il dono dello Spirito Santo è come se ci facesse vedere la realtà e le cose con delle lenti particolari, cioè permette ai genitori di riconoscere di chi sono i figli: già questo cambia completamente la prospettiva. Il papà e la mamma collaborano con Dio per creare Suoi figli, mettendo ovviamente a disposizione i propri corpi, ma l’anima viene da Dio: pertanto i figli non sono nostri, ma di Dio. Chi è sposato civilmente invece li ritiene suoi figli, anche se magari li fa battezzare. Quest’aspetto si riflette su tutta la loro educazione, in quanto i genitori cristiani sono solo strumenti che devono riflettere l’amore di Dio: alle figlie insegno che hanno dei genitori che le amano come possono, ma anche che hanno un Padre che le ha amate molto di più e addirittura prima di creare le stelle. Nelle scelte importanti, come recentemente la scuola superiore per la più piccola, faccio la mia parte, ma poi affido tutto a Lui, che sa guidare i cuori e nell’intimo suggerisce la strada giusta, se sappiamo ascoltare. Anche nelle discussioni, prima ero molto più duro e intransigente, ma ho notato che, specialmente nel periodo dell’adolescenza, alzare la voce, mettere in punizione e sequestrare il cellulare, non serve a niente: ora ho un approccio diverso, che punta sulle loro capacità interiori e spirituali. Ad esempio l’altro giorno, in seguito ad un comportamento sbagliato, ho detto: Ti sei comportata male, hai fatto una cosa che mi dispiace, ma so che, se vuoi, puoi rimediare e fare molto di più. Per due giorni non ci siamo parlati e nel frattempo pregavo per lei: poi mi è arrivato un suo messaggio in cui aveva preso consapevolezza del suo comportamento e mi chiedeva scusa; io pieno di gioia, le ho risposto che le voglio più bene di prima.

La consapevolezza che i figli non sono miei, mi permette di aprirmi verso tutti gli altri figli di Dio, cioè con tutti gli altri bambini/ragazzi che incontro, a cominciare dai vicini di casa e da quelli del catechismo: mi preoccupo per loro, la loro salute mi sta a cuore, non passo oltre se vedo una difficoltà e se posso fare qualcosa. A volte basta davvero poco, un sorriso, un complimento, un momento di gioco insieme, un incoraggiamento o un regalino ogni tanto. Forse la cosa più importante è che il nome dei figli è scritto in cielo: quindi, qualsiasi cosa succeda su questa terra, loro sono già immortali e questo mi dà tanta pace e mi scarica da preoccupazioni eccessive. Ai ragazzi del catechismo l’ho detto più volte: “Iron man e Hulk sono supereroi molto forti, ma non hanno l’immortalità come avete voi e che alla fine è quello che conta di più”.

Il tempo scorre veloce e presto le nostre figlie saranno adulte, prenderanno le loro strade nella vita e so che, anche se andranno lontano e mi mancheranno, il mio compito era di prepararle a questo e che è giusto così. Paternità e maternità vanno infatti molto oltre la biologia: non a caso si chiamano “Padre” e “Madre” rispettivamente sacerdoti e suore, anche perché altrimenti la possibilità di generare figli sarebbe legata solo ad un intervallo temporale o solo alla capacità procreativa (che a volte può non esserci). Gli sposi, se vogliono, possono essere genitori di tantissimi figli, non meno amati perché non provengono dalla propria carne. Io credo che queste cose andrebbero gridate ai giovani, specialmente a quelli che si preparano a ricevere il Sacramento del matrimonio: probabilmente ignorano (perché nessuno gliel’ha detto) cosa vuol dire Paternità e Maternità in collaborazione con Gesù e che, con il dono dello Spirito Santo, è tutta un’altra cosa!

Ettore Leandri (Presidente Fraternità Sposi per Sempre)

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