Chi è che grida?

Dal libro del profeta Isaìa (40,1-11 ) «Consolate, consolate il mio popolo – dice il vostro Dio. Parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che la sua tribolazione è compiuta, la sua colpa è scontata, perché ha ricevuto dalla mano del Signore il doppio per tutti i suoi peccati». Una voce grida: «Nel deserto preparate la via al Signore, spianate nella steppa la strada per il nostro Dio. Ogni valle sia innalzata, ogni monte e ogni colle siano abbassati; il terreno accidentato si trasformi in piano e quello scosceso in vallata. Allora si rivelerà la gloria del Signore e tutti gli uomini insieme la vedranno, perché la bocca del Signore ha parlato». […]

Abbiamo riportato solo una piccola parte della lettura dell’Antico Testamento proposta dalla Liturgia odierna perché ci vogliamo soffermare solo su una frase tra le molte, ed è quella che comincia così: Una voce grida: «Nel deserto preparate la via al Signore, […].

Innanzitutto ci potremmo chiedere: che bisogno c’è di gridare, non basterebbe mandare un messaggio sui social, oppure stampare dei volantini o altro? E poi bisogna saper distinguere tra grido e grido: c’è il grido di chi sfoga la propria rabbia, il grido di chi chiede aiuto, il grido di spavento, il grido di chi vuole avvertire tempestivamente l’altro di un pericolo imminente, c’è anche il grido di dolore.

Il grido di questo brano biblico è il grido di chi vuole avvertire tempestivamente di un pericolo, è il grido di chi vuole salvare qualcun altro, è un grido di chi vuole aiutare; assomiglia alle grida di chi da terra aiuta nelle manovre complicate l’autista del tir, il quale ha bisogno di un grido forte e chiaro, ma soprattutto rapido e tempestivo per non combinare disastri.

Avete mai notato che il gesto di chi grida – e quindi vuole farsi sentire anche molto lontano- è lo stesso di chi sussurra qualcosa nell’orecchio di un altro? In entrambe le situazioni le mani sono poste ai lati della bocca a formare un imbuto, perché l’autore non vuole che si disperda alcuna delle sue parole, ritiene così importante ogni singola parola da custodirla ed affidarla alle mani a forma di imbuto, in un caso per custodire e nell’altro per amplificare.

Per entrare meglio nel brano biblico sarebbe opportuno immaginarsi il proprio parroco che grida dall’ambone o nel mezzo della piazza del paese proprio con le mani ad imbuto, ripetendoci le parole di questo brano, sarebbe una scena d’altri tempi forse o addirittura inedita.

Ma qual è il pericolo da cui vuole salvarci questo grido? Il pericolo che il Signore passi e noi non ce ne accorgiamo oppure non abbiamo le disposizioni necessarie, il pericolo quindi di sprecare la Grazia del Signore.

Ma cosa significa “preparate una via al Signore”? Facciamo un esempio: dal giorno in cui viene reso noto il percorso che farà il prossimo Giro d’Italia – la famosa gara ciclistica – ecco che le varie città e/o province si prodigano per risistemare le strade e le loro adiacenze in alcuni casi rimettendole praticamente a nuovo. Similmente dobbiamo fare noi con le strade della nostra vita per cui passa il Signore.

La parte difficile non è comprendere questo, ma attuarlo, perché spesso le strade del nostro cuore sono deserti ove non si vede nemmeno una strada tracciata, altri cuori sono steppa da spianare, altri ancora valli da innalzare o monti e colli da appianare, e molti altri sono terreno accidentato da rendere piano o scosceso da rendere vallata.

Cari sposi, non dobbiamo allarmarci se ci accorgiamo che la nostra relazione sponsale è tutta da sistemare come le strade prima del Giro d’Italia, dobbiamo allarmarci se non ci prodighiamo per farvi manutenzione e la lasciamo così in balia delle intemperie, lasciate all’incuria del tempo.

Ci sono matrimoni che hanno bisogno di tracciare una strada nel deserto della relazione cominciando a prendersi del tempo quotidiano solo per la coppia, abitano insieme da tanto tempo ma sono divenuti quasi due estranei.

Ci sono matrimoni che hanno i monti dell’orgoglio da abbassare, altri hanno la valle della monotonia da riempire, altri hanno il terreno accidentato delle piccole quotidiane incomprensioni che si trasformano in inutili liti, altri ancora hanno il terreno scosceso dell’impurità che li porta dritti nel dirupo. Ogni relazione sponsale ha qualcosa da rimettere a posto prima che passi il Signore, ovvero in questo tempo di Avvento prima di Natale.

Raccontata così sembra un’impresa immane, fuori dalla nostra portata, impossibile da realizzare, ma non dobbiamo farci intimidire dalla quantità dei lavori di manutenzione da eseguire, cominciamo a salire sulle nostre ruspe per abbattere l’orgoglio, saliamo sui nostri rulli compattatori per creare un terreno piano, saliamo sulle nostre terne per creare una via nuova, poi il Signore ci manderà gli aiuti necessari per la nostra manutenzione. D’altro canto, se siamo stati posti come Sua icona nel mondo – col sacramento del Matrimonio – ci dovrà pur aiutare affinché la Sua immagine non sia troppo sbiadita o sgraziata, no?

Certamente non è colpa sua se la manutenzione non l’abbiamo mai fatta, ma di sicuro è pronto a darci una mano se trova in noi le disposizioni giuste per cominciare i lavori, se trova in noi il pentimento di avergli girato le spalle per troppo tempo.

Coraggio sposi, non preoccupiamoci dei soldi per i lavori di rifacimento, ha già pagato tutto Lui con la Sua Passione, anche se richiede che anche noi mettiamo la nostra parte.

Giorgio e Valentina.

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