L’amore, da dove entra? Dove, come, quando passa? Ha una porta d’ingresso privilegiata? La Parola di Dio ci insegna che l’amore entra anche a porte chiuse. C’è un’immagine del Vangelo e degli Atti degli Apostoli che non smette di commuovere il cuore della fede: il cenacolo chiuso. Le porte serrate, le finestre socchiuse, il silenzio pesante della paura. Gli apostoli raccolti insieme ma ancora feriti, smarriti, incapaci di comprendere fino in fondo la portata della Pasqua. Eppure, è proprio lì, in quello spazio sbarrato, che irrompe Dio. Lo Spirito Santo discende, come vento impetuoso e fuoco vivo, e trasforma una stanza chiusa nel grembo della Chiesa nascente.
È una delle immagini più consolanti della vita cristiana: Dio non aspetta sempre che siamo pronti. L’amore di Dio non si ferma davanti alle porte chiuse. Anzi, molto spesso sceglie proprio quelle. Entra dove noi ci siamo barricati, raggiunge le stanze interiori che abbiamo sigillato per paura, visita i luoghi della nostra vulnerabilità. Là dove l’uomo si chiude, lo Spirito apre. Là dove il cuore teme, Dio accende.
Questo mistero non riguarda soltanto gli apostoli. Riguarda in modo profondissimo anche il matrimonio. Ci sono stagioni della vita sponsale in cui le porte sembrano chiudersi. Non sempre per cattiveria. A volte per stanchezza. A volte per delusioni mai guarite. A volte per ferite antiche che uno dei due porta dentro da anni e che improvvisamente riaffiorano. A volte perché il dolore della vita, il lavoro, i figli, le preoccupazioni economiche, le incomprensioni quotidiane rendono difficile perfino parlarsi davvero. Si può vivere nella stessa casa e trovarsi in un cenacolo a porte chiuse.
Ci si ama ancora, forse, ma non si sa più come raggiungersi. Le parole non arrivano. Gli sguardi si abbassano. Le attese si accumulano come polvere sui mobili dell’anima. In quei momenti la tentazione più grande è pensare che tutto sia perduto, che la grazia non riesca più a passare, che il sacramento sia diventato un ricordo lontano. Ma è proprio qui che la fede cattolica osa pronunciare la sua parola più bella: lo Spirito Santo sa entrare anche lì.
L’amore di Dio non ha bisogno di porte aperte per iniziare a salvare. Basta una crepa. Basta una preghiera sussurrata quasi senza convinzione. Basta una lacrima nascosta sul cuscino. Basta il desiderio, magari piccolissimo, di non voler rinunciare del tutto. Lo Spirito passa attraverso queste fessure dell’anima come il vento del cenacolo, e ciò che sembrava immobile ricomincia lentamente a respirare.
La salvezza dei coniugi, in fondo, è proprio questo miracolo continuo. Non la favola di due persone sempre perfette, sempre unite, sempre luminose, ma la certezza che Dio continua a operare anche quando l’amore umano sembra essersi smarrito. Il sacramento del matrimonio custodisce una grazia che non coincide con l’emozione del momento. È una presenza viva, perseverante, paziente, che resta anche nei giorni in cui il cuore si difende dietro serrature interiori. Ci sono matrimoni in cui il Signore entra attraverso il dolore. Una malattia condivisa, una prova familiare, una perdita, una crisi inattesa possono diventare il luogo in cui ciò che era chiuso si riapre. Non perché la sofferenza sia buona in sé, ma perché Dio sa trasformare anche il limite in varco di grazia.
Altre volte entra attraverso il perdono, quel gesto umilissimo e potentissimo che rompe la logica dell’orgoglio. Una sola parola sincera, «scusa», può avere la forza del vento di Pentecoste. E altre volte ancora lo Spirito entra nel silenzio fedele di chi continua ad amare quando non riceve nulla in cambio, di chi prega per il coniuge quando l’altro non prega più, di chi custodisce la promessa fatta davanti all’altare anche nei giorni in cui quella promessa sembra attraversare il buio. Questa è la forma più alta dell’amore sponsale cristiano: credere che Dio sta lavorando anche oltre ciò che vediamo.
Il cenacolo ci insegna che le porte chiuse non sono la fine della storia. Sono spesso il luogo in cui la storia vera comincia. Gli apostoli vi entrarono impauriti e ne uscirono missionari. Allo stesso modo, molti sposi attraversano stagioni di chiusura e ne escono più veri, più umili, più uniti, perché lo Spirito ha bruciato l’orgoglio, ha purificato le attese immature, ha insegnato il linguaggio del dono. L’amore di Dio non si scandalizza delle nostre chiusure. Le conosce. Le attraversa. Le redime. E insegna ai coniugi che anche quando la relazione sembra non avere più finestre, esiste sempre un Cielo capace di entrare dal tetto.
Perché lo Spirito Santo non bussa soltanto alle porte aperte. Scende proprio dove l’uomo si è chiuso, per ricordargli che nessuna paura è più forte della grazia, e nessuna notte coniugale è così serrata da impedire a Dio di farvi nascere una nuova Pentecoste.
Fabrizia Perrachon
“Battiti d’amore vero”: testo di Fabrizia Perrachon, voce e musica di Marco Mammoli, realizzazione artistica di Michele Rosati. FINALMENTE LA CANZONE E’ USCITA SU YOUTUBE! Ascoltatela, cantatela, imparatela e diffondetela da questo link. Per acquistare i miei libri clicca qui.Desideri offrirmi un caffè, un cappuccino o una spremuta? Clicca qui!Mi darai una mano fondamentale nel sostenere tutte le mie numerose attività di evangelizzazione e diffusione della speranza cristiana! Grazie davvero dal profondo del cuore. Fabrizia