Un matrimonio che funziona è fatto di preghiera ed elemosina

Mentre Pietro stava per entrare, Cornelio andandogli incontro si gettò ai suoi piedi per adorarlo.
Ma Pietro lo rialzò, dicendo: “Alzati: anch’io sono un uomo!”.
Pietro prese la parola e disse: “In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone,
ma chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque popolo appartenga, è a lui accetto. Pietro stava ancora dicendo queste cose, quando lo Spirito Santo scese sopra tutti coloro che ascoltavano il discorso.
E i fedeli circoncisi, che erano venuti con Pietro, si meravigliavano che anche sopra i pagani si effondesse il dono dello Spirito Santo

Atti degli apostoli

Oggi ho deciso di prendere spunto dalla prima lettura di ieri. La Parola racconta di Cornelio, un romano, un centurione romano. Faceva parte degli oppressori e usava la spada con gli ebrei. Non era, possiamo dirlo con certezza, il prototipo della persona che poteva essere, secondo il pensiero degli apostoli, toccata dallo Spirito Santo.

Eppure viene toccato. Lui e tutte le persone che erano con lui. La sua famiglia. Perchè? Perchè temeva il Signore e praticava la giustizia. Concretamente significa, lo troviamo scritto pochi versetti prima,  faceva molte elemosine al popolo e pregava sempre Dio.

Ecco! Questo è quello che anche noi possiamo cercare di fare nella nostra vita e nel nostro matrimonio. Preghiere ed elemosina. Detto in altri termini molto più chiari: avere una relazione personale con Gesù e avere uno sguardo che sappia rivolgersi ai bisogni di chi ci sta accanto.

Avere una relazione personale con Gesù ci permette di scoprirci e riscoprirci continuamente amati. Siamo amati personalmente e teneramente da Gesù. Siamo per Lui ciò che c’è di più prezioso. Ognuno di noi è il più prezioso per Lui. Sarebbe morto in croce anche solo per me, anche solo per Luisa, anche solo per te che stai leggendo.

Comprendere questo amore che Gesù ha per noi, ci permette di svoltare nella nostra vita. Non saremo più scoraggiati da ciò che ci manca, dai nostri limiti e debolezze. Non andremo più alla spasmodica ricerca di qualcuno che possa rassicurarci e confermare che siamo persone belle e desiderabili. Alla ricerca, come mendicanti, di qualcuno che ci permetta di sentirci un po’ meno poveri, attraverso la considerazione e l’attenzione di cui abbiamo bisogno. Che soprattutto nostro marito o nostra moglie ci deve dare. Così non siamo liberi di amare ma siamo in continua ricerca di rassicurazioni e attenzioni dall’altro. E quando, per qualsiasi motivo, vengono a mancare, crolla tutto. Perchè siamo troppo poveri, senza Gesù, per donare senza prendere nulla.

E poi fare elemosina. Non dobbiamo leggere questo atteggiamento come qualcosa di solo materiale. L’elemosina è la capacità di avere sempre lo sguardo verso l’altro, l’elemosina è empatia e comprensione. Possiamo farci elemosina tra noi sposi ogni giorno. Siamo deboli, siamo pieni di contraddizioni. Ci sono momenti del matrimonio che ci sentiamo particolarmente poveri. Momenti dove abbiamo molto poco da dare. Siamo scoraggiati, non siamo amabili. Ci sentiamo inadeguati. Ecco quello è il momento in cui abbiamo più bisogno delle attenzioni dell’altro. Delle elemosina dell’altro. Sentirci amati quando sappiamo di essere poveri e di non meritarlo. La dinamica di coppia è così. A volte sarò io a dare a mia moglie e a volte sarà lei a dare a me.

Un matrimonio che funziona si fonda su questi due atteggiamenti fondamentali. Non sono i sentimenti e le emozioni a far durare un matrimonio ma la preghiera verso Dio e l’elemosina che a vicenda ci doniamo. Come scritto nel Vangelo: amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. E il secondo è questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. 

Antonio e Luisa

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