Gli sposi come Magi in cammino.

Un mio articolo dell’anno scorso. Mi ha fatto piacere rileggerlo e vorrei condividerlo con voi.

Il cammino dei magi può essere letto anche come una trasposizione della nostra vita matrimoniale, dellanostra vocazione all’amore. Ripercorrendo il loro viaggio possiamo trovare la mappa del nostro.

1)I magi come prima cosa decisero lo scopo del loro viaggio.Conoscevano bene la Parola di Dio  e fecero di quel viaggio lo scopo della loro vita. Volevano adorare il Re.“Siamo venuti per adorarlo” (Mt 2:2). I fidanzati fanno lo stesso. Sentono attrazione e simpatia ma non si devono ridurre tutto solo all’emozione. Vivere alla giornata senza progettare e programmare. La relazione si deve leggere agli occhi della salvezza, vedere in quella relazione il realizzarsi della loro vocazione. Vocazione che è la nostra personalissima modalità di risposta all’amore di Dio.

Non basta decidere di partire, 2) si deve preparare il viaggio.  I magi non erano persone stravaganti che, così, ad un tratto, decidono di mettersi in viaggio senza sapere dove andare; anzi, vediamo che essi saggiamente, prima di partire, hanno fissato la meta che dovevano raggiungere, preparando ogni cosa con cura e prendendo ogni informazione necessaria per poterla raggiungere. Il fidanzamento è la preparazione del viaggio. Serve a conoscersi e conoscere Dio insieme. Serve a parlare dei desideri, della propria idea di matrimonio, dei figli, delle nostre aspirazioni. Questo è preparare il viaggio che sarà il nostro matrimonio. La nostra meta sarà trovare finalmente Gesù nella nostra unione e alla fine nell’abbraccio eterno con Lui.

 

I Magi sono partiti quando hanno avuto 3) una guida sicura per raggiungere la meta, il Salvatore. Seguirono la stella che hanno con fiducia e costanza guardato lungo tutto il viaggio. Il matrimonio è un  sacramento della Chiesa cattolica. La nostra stella è lo Spirito Santo che scende nella nostra unione e ci plasma. La nostra stella è anche la Chiesa. Solo all’interno di essa saremo sicuri di non sbagliare strada.

4) I magi partirono senza aspettare, senza paura ed esitazione.  All’apparizione della stella, i magi partirono senza esitare. Lasciarono prontamente tutte le cose del loro mondo: la propria dimora, la propria terra, i propri parenti, i propri amici, per andare ad adorare il Signore. Lo scopo che si erano prefissati riempiva totalmente il loro cuore, la loro anima e la loro mente ed è per questo che non esitarono. Quanti uomini e donne aspettano. Quanti uomini e donne esitano e non cominciano il viaggio per paura. Solo accettando la sfida e abbandonando le nostre sicurezze per iniziare il viaggio, che è tutto il nostro matrimonio, potremo essere felici e realizzare la nostra vocazione

5)I Magi non si lasciarono turbare dagli eventi.  Arrivati a Gerusalemme probabilmente non videro più la stella ed allora, come strumenti nelle mani di Dio, si fermarono e, tramite il colloquio con Erode, annunciarono a coloro che avrebbero dovuto attenderlo, che era nato il loro Messia. Quale sarà stato il loro turbamento nel vedere che, pur conoscendo dove doveva nascere, nessuno lo aspettava e meno che mai nessuno pensava di rendergli l’omaggio dovuto?!?
Impariamo dai magi, i quali rimasero fermi nel loro proponimento e non si lasciarono coinvolgere dai turbamenti esterni, ma proseguirono il loro viaggio con un cuore pieno di ardore verso Dio. Anche noi sposi nella nostra vita sperimenteremo l’aridità, la sofferenza, la divisione il lutto ma se avremo fiducia in Dio ritroveremo la strada e la stella e allora  6) sperimenteremo la vera gioia.
Quando i magi ripartirono da Gerusalemme, videro che la guida sicura mandata da Dio era di nuovo apparsa nel cielo, ed essa li guidò fino a Betlemme, dove era Gesù e lì si fermò; allora si rallegrarono di grandissima gioia.
Sì,  perchè vivere alla presenza di Gesù è meraviglioso, amare la propria sposa in Gesù è un’esperienza che riempie e dona forza e sostegno. Il cammino è già una meta. Il matrimonio è un bellissimo viaggio, un’avventura meravigliosa che ci porterà a desidera sempre di più l’incontro con Gesù e alla fine del viaggio al suo incontro ed eterno abbraccio.

Antonio e Luisa.

Annunci

La cavallerizza: inno alla coppia.

Oggi prendo spunto da un libricino molto interessante. “I colori della carne” è un testo molto breve che, partendo da alcune opere d’arte, lancia alcune riflessioni e provocazioni suscitate dalle stesse agli autori, esperti d’arte, e che, attraverso l’arte stessa, guidano esercizi spirituali per coppie di sposi.

Il quadro che prendiamo in esame in questa riflessione è “La cavallerizza” di Chagall. Non certo uno dei più conosciuti. Sinceramente non trovavo grandi significati se non l’eleganza e la bellezza di forme e colori. Qualcosa di onirico come tutte le opere di Chagall. Vediamo invece cosa hanno letto gli autori.

Questo quadro sembra voler comunicare quali potenzialità ha il non essere soli quando ci si muove tra le tante pieghe della vita, quale forza sia inscritta nell’essere in due.

Proprio a partire da quell’abbraccio, da quella vicinanza fisica, da quello uno stare nello sguardo dell’altro, la scena può continuare in un dinamico e vitale movimento.

Potremmo immaginare che il cavallo parta e porti i due amanti sopra la città.

Un uomo dietro di loro si è arrampicato su un palo, forse per vedere meglio le cose dall’alto, per vedere meglio quali strade intraprendere, Forse anche loro hanno fatto così, hanno provato a sollevarsi per guardare la loro vita dall’alto, per vedere la storia compiuta, per distinguerne meglio prospettive e confini, consolazioni e desolazioni, come le due sponde di un fiume collegate da un ponte, proprio come quello lì sotto che ora vedono meglio.

Al cavallo che è quell’amore capace di sognare, è chiesto di compiere un percorso; agli amanti è chiesto di rendere possibile quel volo fidandosi del loro essere due, in cammino.

Provate, una volta letto, a mettervi in silenzio, magari con gli occhi chiusi, e assaporate quello che questa descrizione vi suscita. Io l’ho fatto. Mi suscita bellezza, calore e riconoscenza. Bellezza per gli abbracci, gli sguardi e la vicinanza. Un’intimità fatta di libertà e di tenerezza. Un amore che non ha paura o vergogna di mostrare le nudità. Nudità fisiche certo, ma anche quelle forse più difficili da mostrare che sono quelle dell’anima, mostrarsi per chi si è davvero, senza maschere per coprire insicurezze e fragilità.

Bellissima anche l’immagine della persona sul palo. Mi ricorda me stesso. Di quando finalmente sono riuscito a sollevarmi da una vita vissuta solo in una prospettiva immanente. Una vita senza un vero valore e uno sguardo limitato a quelle poche cose che potevo vedere e capire. Quando finalmente mi sono alzato, mi sono aperto al senso, al trascendente, quando ho alzato lo sguardo e ho incontrato Cristo tutto è cambiato. Ero sul palo, ma non sono rimasto al palo. Con quella nuova prospettiva ho finalmente compreso la mia bellezza e l’amore di Dio per me. Solo questo mi ha permesso di aprirmi ad un’alterità e al matrimonio.

Infine voglio parlare del cavallo. L’amore. Non sono i due amanti a condurre. Il cavallo sa dove andare. Agli amanti è chiesto di non perdersi di vista, perchè solo così il loro viaggio può continuare. L’amore è un cavallo perchè l’amore è un viaggio. Un viaggio che non conduce in luoghi diversi, ma in profondità diverse della persona, di sè e dell’altro. Quelle profondità dove è possibile incontrare Dio e l’essenza di ciò che siamo. Siamo amore e siamo creati per amare. Il cavallo è bianco, come bianco è il colore della purezza e della castità, qualità che caratterizzano un amore autentico. Amore che è bellezza come solo le cose di Dio sanno essere. Non a caso il cavallo tiene in bocca dei fiori e un violino. Significato molto evidente per me. La bellezza della natura creata da Dio e dell’arte che è la nostra capacità di uomini di essere a nostra volta creatori, creatori di bellezza.

Antonio e Luisa