La cavallerizza: inno alla coppia.

Oggi prendo spunto da un libricino molto interessante. “I colori della carne” è un testo molto breve che, partendo da alcune opere d’arte, lancia alcune riflessioni e provocazioni suscitate dalle stesse agli autori, esperti d’arte, e che, attraverso l’arte stessa, guidano esercizi spirituali per coppie di sposi.

Il quadro che prendiamo in esame in questa riflessione è “La cavallerizza” di Chagall. Non certo uno dei più conosciuti. Sinceramente non trovavo grandi significati se non l’eleganza e la bellezza di forme e colori. Qualcosa di onirico come tutte le opere di Chagall. Vediamo invece cosa hanno letto gli autori.

Questo quadro sembra voler comunicare quali potenzialità ha il non essere soli quando ci si muove tra le tante pieghe della vita, quale forza sia inscritta nell’essere in due.

Proprio a partire da quell’abbraccio, da quella vicinanza fisica, da quello uno stare nello sguardo dell’altro, la scena può continuare in un dinamico e vitale movimento.

Potremmo immaginare che il cavallo parta e porti i due amanti sopra la città.

Un uomo dietro di loro si è arrampicato su un palo, forse per vedere meglio le cose dall’alto, per vedere meglio quali strade intraprendere, Forse anche loro hanno fatto così, hanno provato a sollevarsi per guardare la loro vita dall’alto, per vedere la storia compiuta, per distinguerne meglio prospettive e confini, consolazioni e desolazioni, come le due sponde di un fiume collegate da un ponte, proprio come quello lì sotto che ora vedono meglio.

Al cavallo che è quell’amore capace di sognare, è chiesto di compiere un percorso; agli amanti è chiesto di rendere possibile quel volo fidandosi del loro essere due, in cammino.

Provate, una volta letto, a mettervi in silenzio, magari con gli occhi chiusi, e assaporate quello che questa descrizione vi suscita. Io l’ho fatto. Mi suscita bellezza, calore e riconoscenza. Bellezza per gli abbracci, gli sguardi e la vicinanza. Un’intimità fatta di libertà e di tenerezza. Un amore che non ha paura o vergogna di mostrare le nudità. Nudità fisiche certo, ma anche quelle forse più difficili da mostrare che sono quelle dell’anima, mostrarsi per chi si è davvero, senza maschere per coprire insicurezze e fragilità.

Bellissima anche l’immagine della persona sul palo. Mi ricorda me stesso. Di quando finalmente sono riuscito a sollevarmi da una vita vissuta solo in una prospettiva immanente. Una vita senza un vero valore e uno sguardo limitato a quelle poche cose che potevo vedere e capire. Quando finalmente mi sono alzato, mi sono aperto al senso, al trascendente, quando ho alzato lo sguardo e ho incontrato Cristo tutto è cambiato. Ero sul palo, ma non sono rimasto al palo. Con quella nuova prospettiva ho finalmente compreso la mia bellezza e l’amore di Dio per me. Solo questo mi ha permesso di aprirmi ad un’alterità e al matrimonio.

Infine voglio parlare del cavallo. L’amore. Non sono i due amanti a condurre. Il cavallo sa dove andare. Agli amanti è chiesto di non perdersi di vista, perchè solo così il loro viaggio può continuare. L’amore è un cavallo perchè l’amore è un viaggio. Un viaggio che non conduce in luoghi diversi, ma in profondità diverse della persona, di sè e dell’altro. Quelle profondità dove è possibile incontrare Dio e l’essenza di ciò che siamo. Siamo amore e siamo creati per amare. Il cavallo è bianco, come bianco è il colore della purezza e della castità, qualità che caratterizzano un amore autentico. Amore che è bellezza come solo le cose di Dio sanno essere. Non a caso il cavallo tiene in bocca dei fiori e un violino. Significato molto evidente per me. La bellezza della natura creata da Dio e dell’arte che è la nostra capacità di uomini di essere a nostra volta creatori, creatori di bellezza.

Antonio e Luisa

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Il superfluo che dona senso al necessario.

Ho iniziato a leggere un altro libro. Non so quanti ne ho cominciati ma sono fatto così. Leggo e poi inizio a riflettere a mettere insieme i pezzi di un puzzle composto dalle provocazioni del libro lette alla luce della Parola e della mia vita. Questo è un libro particolare. E’ scritto da due sposi che guidano esercizi spirituali per altri sposi. Non li conoscevo ma il loro modo di proporre lo spunto per una riflessione di coppia e personale è molto interessante ed originale. Visto anche le loro competenze artistiche partono da un’opera d’arte, di solito molto conosciuta.  In fondo vi lascio il riferimento del testo. Il libro mi ha attratto in particolare per Chagal e per quel suo modo onirico e mistico di trasmettere il suo mondo interiore e spirituale. Oggi voglio proporre un quadro famosissimo. Si tratta di Campo di Marte di Chagal. Cosa ci dice questo quadro? A perte la bellezza dell’opera e dei colori che possono piacere o meno non è di facile lettura. Proviamo, seguendo il libro, a capire qualcosa in più e vedremo come a noi profani si possa aprire un mondo di simboli  e significati. Quali sono le immagini principali che saltano all’occhio? Sicuramente le due figure umane, il sole, dei fiori, una città e un uccello scuro. La coppia, perchè di un uomo e una donna si tratta è posta al centro al di sopra della città e sotto il sole. Le case indicano il quotidiano, la vita ordinaria fatta di impegni e cose da fare. Loro sono dentro, ne fanno parte ma sono posti in alto rispetto al paesaggio, come a dire che non ne sono schiacciati ma riescono ad avere uno sguardo con un orizzonte più ampio. Riescono a distinguerlo e distinguersi da esso. Non si identificano con l’ordinario. L’ordinario investe ciò che fanno non ciò che sono. Hanno una visione privilegiata e non limitante.  Il loro sguardo non ha i confini del momento o di quella sistuazione particolare, quella sofferenza o quel guaio ma è capace di fare memoria del passato e di avere fiducia nel futuro.

Guardiamo ora la coppia in primo piano, è unita ed è diversa, la diversità completa e arricchisce. Uomo e donna si completano. I volti sono come contornati da un’unica carezza, ma distinti nel colore; ognuno dei due porta le sue caratteristiche e il suo modo d’essere. Il bianco della donna è la purezza il verde dell’uomo la vita. Curioso come i due guardino un orizzonte diverso ma sono capaci, nonostante questo di mantenere l’unità.

In alto c’è il sole che simboleggia Dio. Gli uomini pur essendo distinti da esso, sono protesi verso il corpo celeste.

L’uccello nero rappresenta chi è capace di vigilare nella notte perchè il buio non lo sorprenda e lo vinca. Così è la coppia rappresentata. Quest’uomo e questa donna, che sanno tenersi al di sopra delle loro cose per sentirsi più vicini a Dio (il sole), alla presenza di Dio. Solo se sapremo, come loro, innalzarci potremo odorare il profumo dei fiori e ammirare il loro colore.  Solo chi è capace di non farsi schiacciare dall’ordinario e chi sa tenere lo sguardo a Dio può sentire il profumo e la bellezza della sua esistenza, può meravigliarsi della bellezza di essere l’uno accanto all’altra in una figura plurale.

Il superfluo, la preghiera e la spiritualità, realtà che sembrano ormai superate e inutili, sono in realtà quel superfluo che riempie di significato il necessario e l’urgente.

Antonio e Luisa

I colori della carne di Maria Grazia Prandino e Umberto Bovani edito da Ancora