L’amore come un gallo al mattino

Quando si parla di matrimonio, di relazione affettiva sponsale, c’è un pittore che probabilmente si è interessato più di altri a questa realtà. Chagall ha dimostrato un grande interesse  per l’amore, e per il matrimonio in particolare.

L’immagine di questa opera esprime benissimo tutta la ricchezza dell’amore. Un amore tenero e che, attraverso il colore e la vivacità della scena, esprime benissimo la vita che si genera attraverso un amore fecondo. Vita e amore come un unico e indivisibile binomio. Dall’amore nasce sempre la vita, sia essa una nuova creatura oppure l’aumento dell’amore stesso tra gli sposi.  Chagall ha uno stile inconfondibile. Come sempre sogno e realtà si mescolano in un flusso continuo e armonioso. In questa opera ci sono tantissimi simbolismi. Iniziamo dai due sposi. Si abbracciano teneramente. Lei, vestita di bianco, indica tutta la purezza di una relazione autentica, vissuta alla luce della verità e del dono totale. Lui le tiene teneramente la mano e, nel contempo, sembra carezzarle il grembo, come ad evidenziare la fecondità del loro amore. Amore che deve essere custodito e protetto. Sembra che tra i due ci sia un intruso. Un gallo enorme. Perchè lo ha inserito in una posizione tanto centrale e con dimensioni uguali, se non superiori, a quelle degli sposi? Il gallo simboleggia la luce. Il gallo canta all’alba. Il gallo rappresenta il giorno che sconfigge la notte. Il loro amore sarà mezzo attraverso cui questi due sposi riusciranno a sconfiggere le tenebre, ad abbracciare la bellezza, la verità, la pienezza. Noi diamo un nome a tutto questo: Cristo. Il loro amore è via per incontrare Cristo. La loro unione è quindi presagio di vita, espressa anche dal bambino disegnato accanto a loro. Le immagini si proiettano su di un luminoso sfondo, non solo personale, ma della società intera, concretizzata nel villaggio sottostante. Dell’impegno assunto di vivere semplicemente insieme, danzando il loro amore, fa fede la tenda che si intravede nel quadro. Sappiamo bene il significato della tenda. La tenda rappresenta la presenza di Dio e la volontà di formare una nuova famiglia e una nuova casa. Famiglia custodita e protetta da quel Dio che ha benedetto e voluto quell’unione amorosa. Non solo. C’è un significato molto più grande. La tenda è segno della presenza reale di Cristo. Prima che fosse posta nel Tempio di Gerusalemme, l’Arca dell’Alleanza era custodita in una tenda. Tenda che veniva chiamata tabernacolo. Questa coppia è tabernacolo di Dio. Un sole fiammeggiante trasmette speranza e colore, mentre il violino esprime la sinfonia della vita vissuta nella fedeltà e nel dono reciproco.

Chagall si è formato in un ambiente impregnato della cultura giudaica e nell’ortodossia cristiana. Conosceva bene il valore teologico spirituale e mistico delle icone. Le opere d’arte di Chagall sono vere icone. Esprimono benissimo tutte quelle realtà profonde e trascendenti di esperienze comuni e naturali come può essere il matrimonio.

Fermatevi! Ammirate questa icona. State ammirando ciò che siete, o che potreste essere.

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La cavallerizza: inno alla coppia.

Oggi prendo spunto da un libricino molto interessante. “I colori della carne” è un testo molto breve che, partendo da alcune opere d’arte, lancia alcune riflessioni e provocazioni suscitate dalle stesse agli autori, esperti d’arte, e che, attraverso l’arte stessa, guidano esercizi spirituali per coppie di sposi.

Il quadro che prendiamo in esame in questa riflessione è “La cavallerizza” di Chagall. Non certo uno dei più conosciuti. Sinceramente non trovavo grandi significati se non l’eleganza e la bellezza di forme e colori. Qualcosa di onirico come tutte le opere di Chagall. Vediamo invece cosa hanno letto gli autori.

Questo quadro sembra voler comunicare quali potenzialità ha il non essere soli quando ci si muove tra le tante pieghe della vita, quale forza sia inscritta nell’essere in due.

Proprio a partire da quell’abbraccio, da quella vicinanza fisica, da quello uno stare nello sguardo dell’altro, la scena può continuare in un dinamico e vitale movimento.

Potremmo immaginare che il cavallo parta e porti i due amanti sopra la città.

Un uomo dietro di loro si è arrampicato su un palo, forse per vedere meglio le cose dall’alto, per vedere meglio quali strade intraprendere, Forse anche loro hanno fatto così, hanno provato a sollevarsi per guardare la loro vita dall’alto, per vedere la storia compiuta, per distinguerne meglio prospettive e confini, consolazioni e desolazioni, come le due sponde di un fiume collegate da un ponte, proprio come quello lì sotto che ora vedono meglio.

Al cavallo che è quell’amore capace di sognare, è chiesto di compiere un percorso; agli amanti è chiesto di rendere possibile quel volo fidandosi del loro essere due, in cammino.

Provate, una volta letto, a mettervi in silenzio, magari con gli occhi chiusi, e assaporate quello che questa descrizione vi suscita. Io l’ho fatto. Mi suscita bellezza, calore e riconoscenza. Bellezza per gli abbracci, gli sguardi e la vicinanza. Un’intimità fatta di libertà e di tenerezza. Un amore che non ha paura o vergogna di mostrare le nudità. Nudità fisiche certo, ma anche quelle forse più difficili da mostrare che sono quelle dell’anima, mostrarsi per chi si è davvero, senza maschere per coprire insicurezze e fragilità.

Bellissima anche l’immagine della persona sul palo. Mi ricorda me stesso. Di quando finalmente sono riuscito a sollevarmi da una vita vissuta solo in una prospettiva immanente. Una vita senza un vero valore e uno sguardo limitato a quelle poche cose che potevo vedere e capire. Quando finalmente mi sono alzato, mi sono aperto al senso, al trascendente, quando ho alzato lo sguardo e ho incontrato Cristo tutto è cambiato. Ero sul palo, ma non sono rimasto al palo. Con quella nuova prospettiva ho finalmente compreso la mia bellezza e l’amore di Dio per me. Solo questo mi ha permesso di aprirmi ad un’alterità e al matrimonio.

Infine voglio parlare del cavallo. L’amore. Non sono i due amanti a condurre. Il cavallo sa dove andare. Agli amanti è chiesto di non perdersi di vista, perchè solo così il loro viaggio può continuare. L’amore è un cavallo perchè l’amore è un viaggio. Un viaggio che non conduce in luoghi diversi, ma in profondità diverse della persona, di sè e dell’altro. Quelle profondità dove è possibile incontrare Dio e l’essenza di ciò che siamo. Siamo amore e siamo creati per amare. Il cavallo è bianco, come bianco è il colore della purezza e della castità, qualità che caratterizzano un amore autentico. Amore che è bellezza come solo le cose di Dio sanno essere. Non a caso il cavallo tiene in bocca dei fiori e un violino. Significato molto evidente per me. La bellezza della natura creata da Dio e dell’arte che è la nostra capacità di uomini di essere a nostra volta creatori, creatori di bellezza.

Antonio e Luisa