Caro sposo che ancora non conosco

Attraverso questa lettera mi sento di dare un consiglio e una buona parola per tutti/e coloro che soffrono perchè non trovano la persona giusta con cui sposarsi e costruire una famiglia in Gesù. E‘ una lettera frutto della fantasia. Mette però in evidenza qualcosa di importante. E’ una ragazza che scrive al suo futuro marito. Vale naturalmente anche invertendo i ruoli

Caro sposo,

non ti conosco ancora. Dicono che possiamo amare solo chi conosciamo ed è vero. Sono certa però che tu ci sei, da qualche parte, forse ti ho già incontrato, forse non ancora. Il mio cuore aspetta di essere risvegliato da te. Dio non sbaglia. Sono sicura che al momento giusto ti incontrerò. Forse non è ancora il momento. Forse non sono ancora pronta. Forse non sei pronto tu. Non devo avere fretta, non devo fare confronti con le mie amiche che magari hanno già una persona accanto. Dio mi ama in modo unico e originale, nel modo giusto per me. Chiedo a Dio di darmi la forza e l’intelletto necessari a non accontentarmi, svendendomi a chi non vuole costruire nulla con me, ma vuole solo usarmi.

Tu non sarai perfetto. Avrai difetti. Ci saranno parti di te che non mi piaceranno e, a volte, il tuo comportamento sarà irritante. Questo però non dovrà allontanarci. Devo smetterla di credere che l’uomo ideale esista. Quello perfetto che non sbaglia mai. Esiste solo nella mia fantasia e, finchè non me lo leverò dalla testa, non riuscirò a riconoscerti perchè non ne sarò capace. Tu sei una meraviglia anche se non sei perfetto.  Non cercherò di cambiarti per farti come io ti voglio. Ti chiedo solo di donarti a me per come sei e per come puoi. Con tutto te stesso. Io farò lo stesso con te. Sono sicura che questo ci consentirà di cominciare un percorso insieme che non ti farà diventare come io ti voglio, ma come Dio ti ha pensato. Anche io sarò sempre più donna e sempre più me stessa proprio grazie a te. Perchè conoscendoti in profondità, conoscerò sempre meglio anche chi sono io.  Lo capirò nella relazione, nei momenti di comunione e anche in quelli di conflitto, perchè nella differenza scoprirò la mia unicità.

Sarà confortante quando, nei momenti difficili della vita, tu sarai al mio fianco e mi sosterrai. Sarà ancora più bello, però, quando sarò io a donarti sostegno e amore quando sarai tu ad essere più fragile e nel bisogno, perchè contribuire alla tua gioia sarà la mia gioia.

Ti sto cercando non perchè sono povera. Non sono una mendicante d’amore. Ho capito che Dio mi ha voluto da sempre e lo sguardo che Gesù ha per me mi fa sentire preziosa e amata. Ti sto cercando perchè l’amore va condiviso, non va celato e nella condivisione sentirò ancor di più la pienezza e la bellezza di una vita spesa per donarsi agli altri.

Nell’attesa di abbracciarti ti affido a Gesù. Nel frattempo non ti aspetto passivamente. Non sto con le mani in mano. Mi sto preparando per accoglierti. Prego il Signore e attingo alla forza dei sacramenti. Soprattutto non nascondo tutto l’amore che ho dentro aspettando di donarlo a te. L’amore è come il talento della parabola. Se non viene investito affinchè dia frutto ci viene tolto. Così custodire l’amore per te significa donarlo agli altri. Donarlo alla mia famiglia, donarlo ai miei amici, alle persone che incontro. Donarlo anche a quel collega di lavoro che non sopporto avendo anche solo un sorriso o una buona parola per lui. Solo così saprò amarti quando ti incontrerò e per te sarà più facile riconoscermi tra tante.

Antonio e Luisa

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Noi siamo abituati a non accontentarci

In questi giorni di insicurezza, nei quali si assiste ad una crescita esponenziale dei contagi da Coronavirus, si susseguono i consigli dati dagli “esperti” per evitare il più possibile di entrare in contatto con il virus. Abbiamo scoperto che anche il sesso è diventato pericoloso. D’altronde presuppone vicinanza e contatto come nessun altra attività visto che c’è una compenetrazione dei corpi.

Ed ecco che arriva il genio. Potete trovare la notizia su diversi quotidiani. Si tratta di una sessuologa che ha stilato le regole per una sessualità sicura. No, non è il preservativo. Quello ormai è un consiglio da principianti. No nulla di tutto questo. Le regole anticovid sono quattro:

  • Igienizzarsi e igienizzare e la stanza
  • Areare i locali consentendo un ricambio di aria
  • Indossare la mascherina
  • Cercare di stare distanziati per quanto possibile

Ci sarebbe da ridere se non fosse che la dottoressa in questione è drammaticamente serie quando offre questi consigli illuminanti. Questi quattro punti hanno il merito di evidenziare quanto sia povera l’idea di incontro intimo e di sesso di tante persone e addirittura, come in questo caso, di chi è professionalmente occupato in questo ambito.

Capite cosa significa tutto questo? Il sesso viene ridotto ad un po’ di ginnastica, di solito piacevole per l’uomo, meno frequentemente piacevole per la donna. Infatti la dottoressa poi, nell’intervista video che ha rilasciato a Repubblica, ha fatto un esempio concreto di cosa intenda dire: privilegiare gli accarezzamenti, la stimolazione reciproca e il tutto, purtroppo, è necessario farlo con la mascherina.

Detto in altre parole, l’esperta consiglia la masturbazione reciproca, distanziati e con mascherina. Naturalmente niente baci. A meno che non si sia estremamente sicuri della salute propria e del partner. Il tutto diventa, di conseguenza, un mezzo per raggiungere l’orgasmo. Qualcosa di estremamente povero.

Noi sposi cristiani siamo molto fortunati. Abbiamo, o dovremmo avere, una considerazione molto più elevata e grande del sesso. Per noi è un gesto talmente bello e grande da essere addirittura sacro. Un gesto che è aperto alla vita ed è unitivo. Quindi sempre generativo. Generativo di amore, anche quando non si concepisce un bambino.

Attraverso l’incontro intimo noi facciamo un’esperienza concreta dell’unione profonda dei nostri cuori. Il rapporto diventa relazione, i corpi diventano linguaggio e il tutto diventa comunione. Cara dottoressa quello che lei ci propone è sinceramente una proposta molto misera rispetto ai nostri standard. Noi cristiani siamo abituati alla pienezza e alla bellezza. Non siamo solo alla ricerca di un po’ di piacere corporale e superficiale, ma di un piacere pieno che coinvolga sicuramente il corpo, ma che attraverso di esso possa arrivare fino nella profondità del nostro spirito. Noi siamo abituati a consumare il nostro rapporto. Non come lo intende tanta gente. Non deve essere inteso con l’etimologia cumsumere che significa appunto usare e portare a logorio, ma con l’etimologia cumsummare che vuol dire portare a compimento, condurre allo scopo. Portare alla pienezza. Quindi nella sua accezione più nobile. Noi siamo abituati a non accontentarci, cara dottoressa. E se non saremo sicuri della nostra salute, vorrà dire che aspetteremo, perchè non possiamo accontentarci di qualcosa che non sia il tutto.

Antonio e Luisa

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Il matrimonio è un amore trasfigurato!

Nei nostri articoli abbiamo più volte ricordato come la Chiesa affermi che matrimonio ed Eucarestia hanno molto in comune. Entrambi questi sacramenti producono come frutto la reale presenza di Gesù. In modo permanente e perenne. Fino a quando il pane e il vino non vengono consumati e fino a quando gli sposi sono in vita. C’è però una differenza che ho sempre trovato difficile spiegare. Ho letto pochi giorni fa una riflessione che mi ha davvero illuminato. Una riflessione di padre Mauri. Padre Mauri è uno dei precursori della moderna spiritualità matrimoniale, che poi è stata approfondita e acquisita dalla Chiesa attraverso il Concilio Vaticano II e la bellissima Teologia del Corpo di san Giovanni Paolo II. Padre Mauri affermò in una sua catechesi:

Il matrimonio è l’incarnazione sacramentale di un Mistero, il mistero delle mistiche nozze di Cristo con la Chiesa, una fede illuminata crede che la celebrazione produce una mistica trasigurazione degli sposi.

Capite la differenza? Gli sposi, in virtù della reale presenza di Gesù in loro, nella loro relazione, vengono trasfigurati. Il pane e il vino, attraverso la transustanziazione, non sono più pane e vino ma mutano sostanzialmente nel sangue e nel corpo di Gesù. Noi sposi no. Io resto Antonio, Luisa resta Luisa, ma il sacramento del matrimonio ci trasfigura. Certo serve l’apertura del nostro cuore.

E’ un concetto incredibile. Io e Luisa abbiamo nel nostro cuore la potenzialità di amare come Dio. Tutti gli sposi del mondo hanno questa grande occasione. Ma come è possibile? Io mi conosco. So i miei limiti. Conosco le mie cadute, i miei peccati, le mie fragilità. Eppure so che posso essere trasfigurato da Dio, per mezzo proprio del sacramento del matrimonio.

Don Renzo Bonetti spiega molto bene questa trasfigurazione. Noi sposi siamo come una piccola goccia d’acqua. Quella è la nostra capacità di amare. Don Renzo dice che questa goccia può anche essere non tanto pura, può essere un po’ sporca. Con il sacramento del matrimonio cosa accade? Questa piccola goccia che siamo noi con il nosro amore diventa parte dell’oceano dell’amore di Dio. Resta una piccola goccia ma acquisisce la forza dirompete dell’oceano intero. Una goccia che diventa bella come l’oceano.

Così nelle nostre miserie quotidiane possiamo essere capaci di mostrare l’amore trasfigurato di Dio. Quante famiglie riescono a sostenere sofferenze e lutti che potrebbero annientare chiunque. E che amore trasfigurato riescono a mostrare quelle che nonostante la sofferenza ne vengono fuori più forti e unite di prima.

Quanti sposi vengono abbandonati dal coniuge. Eppure riescono a non odiarlo e anzi a pregare e offrire la loro sofferenza per la salvezza di chi li ha abbandonati.

Quanti sposi non riescono ad avere dei bambini eppure riescono a rendere il loro matrimonio fecondo donando tutto il loro amore a chi ne ha bisogno in mille modi diversi. Non è forse un amore trasfigurato?

Ecco cari sposi ora guardatevi e ammirate l’uno nell’altra la bellezza di una vita donata e che diventa via di salvezza per voi e per il mondo intero. Cari sposi guardatevi e ammirate la bellezza di Dio nel vostro amore.

Antonio e Luisa

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Sposi: attenti alla zizzania!

In quel tempo, Gesù espose alla folla una parola: «Il regno dei cieli si può paragonare a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo.
Ma mentre tutti dormivano venne il suo nemico, seminò zizzania in mezzo al grano e se ne andò.
Quando poi la messe fiorì e fece frutto, ecco apparve anche la zizzania.

In questa domenica, la liturgia ci offre la parabola della zizzania. Domenica scorsa ci ha offerto quella del seminatore. Come a dare continuità al messaggio che possiamo trarre. In questa parabola il terreno è di quelli buoni. Il seme anche. Eppure c’è anche in questo caso qualcosa che guasta il nostro raccolto. I frutti della nostra relazione, del nostro matrimonio.

Questa parabola può insegnarci tanto. Noi che ci siamo sposati con l’idea che il nostro matrimonio sarebbe stato perfetto. Con l’idea che quella cerimonia tanto bella fosse l’inizio di una favola. Invece poi c’è la vita di tutti i giorni. Ci sono i problemi, le litigate, l’insofferenza ai difetti dell’altro/a, il dialogo che diventa difficile. Potrei proseguire all’infinito. Ogni coppia sa cosa rende difficile la propria relazione.

Penserete quindi che quella è la zizzania. No quella non è la zizzania. Quella è la vita. Quella è la relazione tra due persone imperfette e piene di difetti come siamo tutti noi sposi. La zizzania è la tentazione di fissare lo sguardo su quei problemi. La zizzania è pensare di aver sbagliato a sposare quella persona perchè non è perfetta, non è come noi credavamo fosse o non è diventata come noi avremmo voluto.

La zizzania è lasciare che i problemi soffochino la bellezza della nostra relazione. E’ non riuscire più a vedere i pregi dell’altro/a, a dare per scontato ciò che di buono lui/lei fa per noi. Questa è la zizzania che può infestare e magari uccidere la nostra relazione.

Cari sposi non lasciate che questa tentazione prenda il sopravvento. Cominciate a spostare lo sguardo dal problema alla bellezza. Rendete grazie a Dio e all’altro/a per quanto di buono l’altro/a fa, per i suoi gesti di tenerezza e di servizio, per il tempo che ci dedica.

Il problema si può risolvere, ma si deve prima di tutto depotenziare. Non renderlo più il re della nostra relazione. Spostarlo dal centro dei nostri pensieri. Solo così partendo dalla bellezza che c’è nella nostra relazione, (qualcosa di buono c’è sicuramente), potremo trovare la forza per cambiare qualcosa di noi e magari, con il nostro amore, far nascere nell’amato/a il desiderio di cambiare a sua volta qualcosa di sé. Sempre per amore. Perché nessuna nostra sfuriata potrà convincerlo/a a cambiare. Solo amandolo/a per quello che è potremmo instillare in lui/lei la volontà di ricambiare l’amore gratuito ricevuto.

Quindi forza sposi guardate il terreno del vostro matrimonio con occhi diversi. C’è la zizzania, è vero, ma c’è anche tanto frutto.

Antonio e Luisa

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Se non ci desideriamo allo stesso modo?

Cosa accade quando uno dei due ha più desiderio di unirsi all’altro/a? Sono questioni che sembrano secondarie e poco importanti, ma non è così. Ricordiamo che stiamo parlando di amore e in particolare di sesso e il sesso, in un rapporto di coppia, non è mai un argomento trascurabile. Innesca sempre delle dinamiche che è bene conoscere per non soffrire.

Partiamo da un’ evidenza: chi ha più desiderio è sempre disponibile chi ne ha meno non è sempre disponibile. Quindi chi decide quando fare l’amore è sempre quello che lo desidera meno. Claudia (nell’ultima diretta) ha ben spiegato che, a volte, la mancanza di desiderio nasconde una volontà di voler controllare la relazione da un punto di vista emotivo e psicologico, ancor prima che fisico.

Quindi è bene farsi queste domande all’interno della coppia. Perchè io ho meno desiderio di te? E’ importante comprenderlo proprio per disinnescare dinamiche sbagliate dove l’amore c’entra poco e il sesso diventa un modo per avere il controllo sull’altro/a. Attenzione! Non sempre sono atteggiamenti consapevoli. Per questo è basilare affrontare il problema. Naturalmente questa è solo una delle possibili cause. Una, però, delle meno conosciute, ma delle più comuni.

Ci sono tante altre possibili cause. Ci sono persone che fanno fatica a lasciarsi andare al piacere e al godimento. Che sono più concentrate sul dovere. Magari che sono state educate in maniera molto rigida e repressa. Ci sono persone ferite. Chi è ferito fa una gran fatica ad abbandonarsi perchè perde il controllo. E nella sessualità, quando ci si abbandona davvero, si perde davvero il controllo. Quindi attenzione a giudicare se stessi o l’altro/a quando c’è carenza di desiderio. Il desiderio non è qualcosa di cui abbiamo il pieno controllo.

Anche io ho sofferto i primi anni di matrimonio per questo. Avevo, ed ho tuttora, molto più desiderio di Luisa. Ci stavo male. Luisa era molto rigida e incapace di abbandonarsi. Con il tempo ho imparato ad apprezzare il suo sincero desiderio di avere desiderio. Scusate il gioco di parole. Questo mi ha fatto sentire profondamente amato. Perchè sapevo che lei desiderava davvero vivere bene anche la sessualità con me.

E’ stato un cammino. Liberare la nostra relazione dai confronti tra me e lei ci ha permesso di fare grandi passi avanti. Io ho imparato a corteggiarla sempre meglio per attirarla a me. Ho imparato ad apprezzare il suo impegno ad abbandonarsi. Anche lei si è progressivamente abbandonata. Si è abbandonata perchè si è sentita amata e si è sempre più fidata. Il matrimonio è stata la carta vincente. Una relazione in cui si mette tutto. Per questo il matrimonio è una continua crescita nell’amore. Anche nell’amore fisico.

Antonio e Luisa

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Preghiera semplice degli sposi (seconda parte)

Ecco la seconda parte della preghiera (qui la prima)

Dove è la disperazione, ch’io porti la speranza. In noi non c’è disperazione. Tante volte c’è però scoraggiamento e un po’ di tristezza. Aiutaci ad essere sostegno l’uno per l’altra. Con le parole, certo. Ancor di più con la nostra presenza. Quando il nostro amato o la nostra amata non sente la presenza e la vicinanza di Gesù, che possa scorgerla in noi, nella nostra fede, nel nostro sguardo e nella nostra vicinanza.

Dove è tristezza, ch’io porti la gioia. Signore fai che la nostra presenza sia calore e luce l’uno per l’altra. Quando l’altro/a non riesce a sorridere, fai che noi gli/le regaliamo il nostro sorriso. Quando l’altro/a non riesce ad essere tenero/a, per la pesantezza e le preoccupazioni che si porta dentro, fai che noi possiamo essere ancora più teneri verso di lui/lei, anche se lui/lei non riesce a darci nulla in quel momento.

Dove sono le tenebre, ch’io porti la luce. Signore, con la Tua Grazia e con il Tuo amore, aiutaci ad essere testimoni nel mondo di un amore fedele e senza riserve. In un mondo sempre più scoraggiato e cinico, dove le persone sono sempre meno capaci di credere al per sempre, aiutaci ad essere una piccola luce, immagine del Tuo grande fuoco d’amore.

Oh! Maestro, fa che io non cerchi tanto: Ad essere compreso, quanto a comprendere. Ad essere amato, quanto ad amare. Gesù nostro, con il tuo esempio sulla croce ci hai mostrato come amarci. Hai compreso i tuoi persecutori chiedendo a Dio di perdonarli, anche se loro non hanno voluto comprenderti. Lì sulla croce hai ancora pensato agli altri prima che a te. Hai affidato Maria a Giovanni e Giovanni a Maria. Sempre uno sguardo verso chi ti sta vicino. Aiutaci ad avere lo stesso atteggiamento tra di noi.

Poichè: Se è: Dando, che si riceve: Perdonando che si è perdonati; Aiutaci a non seguire il nostro egoismo. Aiutaci a comprendere che la vera felicità non è qualcosa che possiamo trovare concentrandoci su di noi, che non possiamo trovare cercando nell’altro/a di colmare quelle carenze affettive e sessuali che ci mancano. Così non saremo mai felici perchè l’altro/a non potrà mai darci tutto quello di cui abbiamo bisogno. Solo donandoci possiamo fare esperienza di un amore autentico, solo nel dono riusciremo ad aprire il nostro cuore a Te che sei vera gioia e senso di tutto.

Morendo che si risuscita a Vita Eterna. Solo morendo a noi stessi, al nostro egoismo, al nostro modo di pensare e vedere le cose, possiamo davvero fare esperienza di un amore tra di noi che sia già un anticipo di eternità e possiamo prepararci all’abbraccio eterno con Gesù.

Antonio e Luisa

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Preghiera semplice degli sposi (prima parte)

C’è una preghiera che mi piace tantissimo. Un po’ perchè scritta da San Francesco (in realtà sembra solo attribuita erroneamente al santo. Trattasi in realtà di una preghiera scritta nel ‘900), un po’ perchè si chiama semplice, un po’ perchè è proprio bella. Tocca i punti giusti. Offre la prospettiva autentica dell’amore che non è altro che prendersi cura dell’altro cambiando se stessi. E’ la legge universale dell’amore tanto che è citata anche da un uomo che cristiano non è: Se vuoi cambiare il mondocomincia con il migliorare te stesso” (Gandhi).

E’ bello cercare di incarnare la preghiera semplice di San Francesco anche nella coppia di sposi, tra me e la mia sposa,  tra voi che leggete. Analizziamo la preghiera insieme e approfondiamo la bellezza del suo testo

Oh! Signore, fa di me uno strumento della tua pace. Posso essere felice non cercando il mio benessere facendo di mio marito o di mia moglie lo strumento che deve rendermi felice. No! Signore fa di me la persona che attraverso il dono di sè può aiutare l’altro/a a sentirsi amato/a e a realizzare il Tuo progetto su di lui/lei

Dove è odio, fa ch’io porti amore. L’odio fortunatamente non c’è tra noi. C’è però incomprensione. Quante volte non ci capiamo, quante volte, anche involontariamente ci facciamo del male. Dacci signore la sensibilità per comprendere il cuore della mia sposa, del mio sposo, affinchè l’incomprensione non ci allontani ma sia occasione per imparare, proprio dai nostri errori, a conoscerci meglio per amarci sempre meglio.

Dove è offesa, ch’io porti il perdono. Succede di essere feriti. Signore fa che le nostre ferite non siano motivo di rabbia e di rancore. Aiutaci a sanarle alla luce del Tuo Amore e a consentire che attraverso il male ricevuto noi possiamo restituire il bene più grande: aiutaci ad amarci con il Tuo amore misericordioso e incondizionato.

Dove è discordia, ch’io porti la fede. Quante volte anteponiamo le nostre ragioni all’amore. Signore aiutaci a comprendere che aver ragione non serve se poi ciò porta disordine e distrugge la pace tra noi. Aiutaci a guardare a Te, al Tuo amore, e aiutaci ad avere uno sguardo con un orizzonte più ampio rispetto alle nostre limitate ragioni.

Dove è l’errore, ch’io porti la Verità. Signore Gesù sbagliamo tante volte. Aiutaci a comprendere quali sono i nostri errori dell’uno verso l’altra. Aiutaci anche a farci strumento l’uno per l’altra. Che ognuno sia per l’altro/a uno sguardo che lo aiuti a correggere i suoi errori. Uno sguardo che sia sempre di misericordia, mai giudicante.

Antonio e Luisa

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Dirette 3 coppie 2.0. La famiglia di origine. (3 parte)

Abbiamo terminato il precedente articolo sul più bello. (Cliccate qui per leggere le prime due parti 1 2) Se l’altro non capisce che c’è un problema? Se non vuole fare nulla per arginare la famiglia di origine? E’ sicuramente un comportamento che genera una ferita nella coppia e nel coniuge che si vede non sostenuto. A volte si sente addirittura amato meno dei suoceri. C’è davvero una sensazione di tradimento. Essere messi dopo quando dovremmo essere al centro dell’amore del nostro sposo o della nostra sposa ci fa stare male.

L’errore più grande che in questi casi si può commettere è mettersi in competizione. Purtroppo è anche la reazione più immediata ed impulsiva. E’ importante, quindi, da un lato spronare l’altro/a, non far finta di niente. Il problema c’è e va affrontato. Senza però fare la guerra. Mettersi in competizione fa sentire l’altro in mezzo a due fuochi e se è dipendente, non autonomo dalla famiglia di origine, reagisce male. C’è un acuirsi delle tensioni. Se il nostro coniuge è dipendente non funziona. Non è riuscito ancora ad elaborare i confini e dare un ultimatum lo distrugge.

Cosa fare allora? C’è la via più difficile ma l’unica che può dare risultati. Corteggiare l’altro/a. Amarlo ancora di più. La modalità di Dio. Chi è lontano o è schiavo lo ama ancora di più per liberarlo e riattirarlo a sè. Corteggiare anche la famiglia di origine in alcuni casi può essere risolutivo. Non significa adulare ed essere ipocriti, ma deporre le armi. Mostrare di avere una predisposizione positiva e non competitiva. Di non essere un pericolo per il loro “bambino” o per la loro “bambina”

Lo sappiamo è una strada difficile e piena di incognite, dove serve pazienza ed equilibrio. Se avete questo problema ricordate però che avete scelto voi di sposare vostro marito o vostra moglie. Avete preso tutto di lui/lei. Avete preso il pacchetto completo e ora non potete lamentarvi che non è quello che volevate. Non serve. E’ ora di rimboccarsi le maniche e amare più che potete l’altro/a. Per portare in salvo il vostro matrimonio, per liberare lui/lei dalla sua schiavitù e per sanare le vostre ferite. Chiedete la forza a Gesù. Nel sacramento c’è tutta la Grazia necessaria per farcela.

Antonio e Luisa

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Dirette 3 coppie 2.0. La famiglia di origine. (1 parte)

In questo periodo Luisa ed io, con gli amici di Sposi&Spose di Cristo e Amati per Amare, stiamo organizzando delle dirette facebook su vari argomenti inerenti il rapporto di coppia e la famiglia in genere. Ne sta uscendo qualcosa di bello e soprattutto di molto utile. Tante persone ci hanno scritto per approfondire i diversi temi delle serate o semplicemente ringraziare. Per questo abbiamo deciso di mettere nero su bianco i punti principali scaturiti durante le dirette.

In questo articolo ci occupiamo di famiglia d’origine. Grazia o tormento? Croce o delizia? E’ davvero così. La famiglia di origine può essere quel quid in più che sostiene la coppia e la nuova famiglia che si è formata, oppure può essere un fattore disgregante e distruttivo. Oggi parliamo dei problemi causati dalla famiglia di origine senza dimenticare però che spesso i suoceri sono una risorsa e persone meravigliose.

In genesi troviamo scritto  Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne. (Genesi 2, 24) Dio ci chiama all’autonomia. Per formare davvero una nuova famiglia abbiamo bisogno di abbandonare padre e madre. Come a dire che per unirci davvero tra di noi sposi dobbiamo tagliare il cordone con i nostri genitori. Non significa che non ci saremo più per loro. L’amore resta e forse sarà anche più forte data la lontananza. Però muta. Dobbiamo però essere capaci di metterlo al posto giusto. Non è corretto infatti dire che ameremo di più nostra moglie o nostro marito rispetto a loro, ma che la relazione sponsale viene prima di tutte le altre relazioni. Fare classifiche dell’amore significa già entrare in competizione, invece è importante comprendere che i due rapporti sono su piani differenti. Non in competizione.

Solo così, rendendosi indipendenti, gli sposi potranno davvero onorare i genitori, non come membra ancora dipendenti da essi affettivamente e psicologicamente, ma come uomini e donne liberi e maturi che proprio perchè emotivamente autonomi possono relazionarsi e prendersi cura nel modo giusto di loro.

Cosa fare quindi quando i genitori di uno dei due sposi o di entrambi non vogliono o non sono in grado di stare al loro posto? Diciamo subito che è fondamentale intervenire. Purtroppo tante separazioni sono causate spesso da problemi irrisolti con le famiglie di origine. Claudia (Amati per Amare) dice che serve un processo di desatelizzazione. Processo che inizia già nell’adolescenza ma che è fondamentale mettere in atto quando ci si sposa. Significa smettere di orbitare intorno alla famiglia di origine e avere la forza di staccarsi e di trovare una nuova orbita. Diversa e indipendente. Quando ci si sposa il centro dell’orbita diventa la nuova famiglia. E’ il noi della coppia.

Ci sono due dimensioni da prendere in esame. La dimensione interpesonale. Come coppia come ci poniamo con le famiglie di origine? Poi c’è la dimensione intrapsichica cioè quanto tendiamo a replicare comportamenti e dinamiche della nostra famiglia di origine in quella nuova. Anche comportamenti magari negativi e sbagliati. Nei litigi tra noi coppia spesso non c’è solo il nostro coniuge ma c’è anche la presenza ingombrante di nostro padre o nostra madre. Ci portiamo la nostra storia. Ci portiamo i nostri legami emotivi irrisolti. Litighiamo con lui/lei ma stiamo litigando anche con nostro padre o nostra madre.

Nel prossimo articolo approfondiremo la prima dimensione. Cosa fare quando la famiglia di origine rischia di essere invadente e di creare tensioni che con il tempo possono dividerci? Seguiteci e lo scoprirete.

Antonio e Luisa

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La Trinità? Come due sposi che si amano.

Questa domenica si festeggia la prima solennità del tempo ordinario dopo il tempo di Pasqua. Si festeggia la Santissima Trinità. Chi è Dio? Molte volte ce lo siamo chiesti. Molte volte abbiamo cercato di capirci qualcosa. Tempo perso. Si possiamo discuterne e studiare, possiamo imparare il concetto, ma l’essenza di Dio Trinità è qualcosa che ci supera e che noi non abbiamo la capacità di comprendere. E’ qualcosa che va oltre. La prima lettura ci dice qualcosa sul carattere di Dio. Dio è quello che ci riprova sempre. Colui che non smette di volerci bene e di desiderare il nostro amore.

Dice di sè infatti rivolto a Mosè: il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di grazia e di fedeltà, Dio ripete continuamente lo stesso errore: si fida di noi, nel tempo e nella storia, nonostante le innumerevoli volte che lo abbiamo tradito. Nonostante i tanti idoli che ci costruiamo e che mettiamo al suo posto. Dio dona il suo amore al suo popolo, dona i suoi comandamenti, e il popolo d’Israele si costruisce un Idolo, tradendo l’amore di Dio. Mosè, in un impeto di rabbia scaglia le tavole della Legge contro l’idolo. A rompersi sono le tavole di pietra. Non l’idolo.

Non c’è nulla su questa terra che possa distruggere quell’idolo che abbiamo posto a guida della nostra vita. Le nostre convinzioni sbagliate, i nostri pregiudizi, i nostri vizi, il nostro modo di pensare spesso inquinato dalla menzogna. Non c’è nulla di umano che possa distruggere questa nostra corazza che ci impedisce di amare in modo autentico, di essere veri, di essere pienamente uomo e pianamente donna.

Cosa c’entra tutto questo con la Trinità, con l’essenza di Dio stesso? C’entra molto perchè ciò che può distruggere la nostra corazza di menzogna è l’amore, che non è qualcosa di terreno ma di divino. Nel matrimonio un uomo e una donna che si donano e si accolgono davvero riescono con il tempo, gradualmente, giorno dopo giorno a liberarsi di tutte le bugie e riescono a intravedere la bellezza dell’amore autentico e a farne esperienza.

Per questo l’immagine più aderente alla Trinità che possiamo trovare nella concretezza dell’umanità è proprio la coppia di sposi che si ama. Già perchè una coppia di sposi che si dona completamente all’altro/a in una relazione fedele, indissolubile, feconda, unica riesce a mostrare al mondo chi è Dio. Cioè come si amano le tre persone della Trinità.

La vocazione matrimoniale non è meno importante di quella sacerdotale o dei consacrati. Il sacerdote ci dice che Dio c’è, ma la coppia di sposi racconta chi è Dio, come ama. Per questo non siamo meno importanti, non siamo meno necessari. Soprattutto è importante prendere consapevolezza che anche il matrimonio è una vera consacrazione che ci rende strumenti di Dio, per mostrarsi nel nostro amore a un mondo assetato di verità e di bellezza. Assetato di Dio.

Antonio e Luisa

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Commento al Vangelo di fra Andrea Valori

L’Amore non presenta il conto

..di Pietro e Filomena, Sposi&Spose di Cristo..

E’ sera. Guardiamo alla giornata appena trascorsa. Quante forze spese per fare cose per la nostra famiglia.

Piatti lavati, parole che hanno cercato di confortare l’altro, passi per accompagnare i figli a scuola, carrello spinto per fare la spesa, ginocchia piegate per allacciare una scarpa, mani messe in tasca per cercare un fazzoletto per soffiare un nasino altrui, e tanto…tanto altro.

La stanchezza sulle spalle si fa sentire dopo cena, e una richiesta piccola e normale da parte del nostro coniuge può risultare eccessiva:

“Vai a buttare la spazzatura?” innesca una serie di pensieri che anziché aiutarti a vedere quanto gli altri sono stati bene grazie al tuo aiuto, ti spinge a contare tutte le singole gocce di fatica che hai versato.

Ed allora anziché ringraziare Dio per la salute e la vita che ti ha dato oggi da poter spendere per la tua famiglia, inizi con la calcolatrice a fare i conti all’altro:

“Ah si, devo andare a gettare anche la spazzatura adesso?!” Ma lo sai quante cose ho fatto oggi?!” …ed inizi l’elenco come fosse uno scontrino da presentare al cliente:

  • Antipasto di sveglia all’alba
  • Colazione preparata per voi e poi per me
  • Merenda negli zainetti
  • Pranzo preparato mentre sono tornato a casa dopo una mattinata di lavoro
  • Frutta
  • Caffè e ammazzacaffè…perchè IIIIIOOOOOO mi sono AMMAZZATO PER TEEEEEEE!!!!

Insomma…quello che poteva essere un capolavoro di gratuita oblazione familiare, sei riuscito a rovinarlo monetizzando ciò che magari avevi fatto con il cuore.

E la ciliegina sulla torta ce la metti nel conto quando con stizza aggiungi: “Perché io al contrario di te qui mi do da fare!”.

E li crolla tutta la poesia che durante la giornata eri riuscito a creare quando avevi preparato il caffè al mattino per permettere all’altro di non fare tardi al lavoro, quando avevi riempito il bicchiere all’altro con un sorriso, quando – in una parola – ti eri donato gratuitamente attraverso piccoli gesti quotidiani.

Hai presentato un conto salato al tuo coniuge e anche se per certi versi avevi ragione nel dire che sei stanco, hai esagerato e hai trasformato il tuo regalo in un vuoto a rendere.

Da dove può nascere questo tuo modo di fare? Non saprei…forse un po’ dal fatto che ti senti padrone. A volte ci sentiamo padroni delle forze che abbiamo nelle mani e del tempo che abbiamo da vivere.

“Time is money” – “Il tempo è denaro” dicono a Wall Street e tu ripeti queste parole nel tuo cuore. Il Tempo è denaro che non vuoi sprecare per il prossimo perché credi che ti appartenga, credi che tu lo abbia guadagnato.

In qualche parte del tuo cuore sei convinto che la tua vita dipenda da te, che se hai avuto le forze per “servire” la tua famiglia oggi, tu lo debba al fatto che sei uno che la salute in qualche modo se la merita.

E se, invece, il tempo fosse la tua occasione? E se le forze che hai a disposizione fossero un prestito che “Qualcuno” ti ha fatto affinché tu possa tergere una lacrima, spazzare sempre lo stesso pavimento, raccogliere 200 volte lo stesso giocattolo di tua figlia o semplicemente per sorridere?

Già, pare che per sorridere occorrano innumerevoli muscoli del viso. Tanti muscoli che devono muoversi insieme.

Ma sai che per tenere il broncio ne occorrono molti di più? Sai che per lamentarti di quanto sei stanco a fine giornata ti occorre più fatica che quella che comporta andare a gettare la spazzatura col sorriso?

Se sei veramente stanco, prenditi una pausa dalla rabbia e abbraccia tua moglie o tuo marito…e a fine giornata ti sentirai come quel servo inutile di cui parla Gesù nel Vangelo:

Così anche voi quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: «Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare» (Luca 17,10)

Un servo inutile a sé stesso…ma tanto contento perché utile per gli altri.

Un servo che sa bene di non essere il padrone della vita, del tempo…

Sarai un servo, anzi…un amico del vero padrone della vita: Gesù.

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Grazie, “Il Signore ti dia Pace!”

Sposi: magi in cammino

Come consuetudine all’approssimarsi dell’Epifania condivido questo articolo. Per chi lo ha già letto è comunque un modo per fare memoria.

Il cammino dei magi può essere letto anche come una trasposizione della nostra vita matrimoniale, della nostra vocazione all’amore. Ripercorrendo il loro viaggio possiamo trovare la mappa del nostro.

 1) I magi come prima cosa decisero lo scopo del loro viaggio. Conoscevano bene la Parola di Dio  e fecero di quel viaggio lo scopo della loro vita. Volevano adorare il Re. “Siamo venuti per adorarlo” (Mt 2:2). I fidanzati fanno lo stesso. Sentono attrazione e simpatia vicendevole, ma non devono ridurre tutto solo alla sola emozione. Un cristiano non vive alla giornata senza progettare e programmare alla luce della fede in Dio e del progetto di Dio sulla sua vita. La relazione si deve leggere agli occhi della salvezza, nella sua dimensione escatologica, i fidanzati devono cercare in quella relazione il realizzarsi della loro vocazione. Vocazione che è la nostra personalissima modalità di risposta all’amore di Dio.

Non basta decidere di partire, 2) si deve preparare il viaggio.  I magi non erano persone stravaganti che così, ad un tratto, decidono di mettersi in viaggio senza sapere dove andare. Tutt’altro è il loro atteggiamento. Essi saggiamente, prima di partire, hanno fissato la meta che avrebbero dovuto raggiungere, preparando ogni cosa con cura e prendendo ogni informazione necessaria per poterla raggiungere. Il fidanzamento è la preparazione del viaggio. Serve a conoscersi e conoscere Dio insieme. Serve a parlare dei desideri, della propria idea di matrimonio, dei figli, delle aspirazioni personali. Questo è preparare il viaggio che sarà il nostro matrimonio. La nostra meta sarà trovare finalmente Gesù nella nostra unione e, alla fine, nell’abbraccio eterno con Lui.

I Magi sono partiti quando hanno avuto 3) una guida sicura per raggiungere la meta. Per raggiungere il Salvatore. Seguirono la stella con fiducia e costanza, fissando lo sguardo e facendone bussola del loro viaggio. Il matrimonio è un  sacramento della Chiesa cattolica. La nostra stella è lo Spirito Santo che scende nella nostra unione e ci plasma. La nostra stella è anche la Chiesa. Solo all’interno di essa saremo sicuri di non sbagliare strada. La Chiesa con il suo insegnamento, i suoi documenti, la sua tradizione e i suoi pastori ci aiuta a rimanere nei giusti binari del bene e della verità e a non deragliare.

4) I magi partirono senza aspettare, senza paura ed esitazione.  All’apparire della stella, i magi partirono senza esitare. Lasciarono prontamente tutte le cose del loro mondo: la propria dimora, la propria terra, i propri parenti, i propri amici, per andare ad adorare il Signore. Lo scopo che si erano prefissati riempiva totalmente il loro cuore, la loro anima e la loro mente ed è per questo che non esitarono. Quanti uomini e donne aspettano. Quanti uomini e donne esitano e non cominciano il viaggio per paura. Solo accettando la sfida e abbandonando le nostre sicurezze per iniziare il viaggio, che è tutto il nostro matrimonio, potremo essere felici e realizzare la nostra vocazione

5) I Magi non si lasciarono turbare dagli eventi.  Arrivati a Gerusalemme probabilmente non videro più la stella ed allora, come strumenti nelle mani di Dio, si fermarono e, tramite il colloquio con Erode, annunciarono a coloro che avrebbero dovuto attenderlo, che era nato il loro Messia. Quale sarà stato il loro turbamento nel vedere che, pur conoscendo dove doveva nascere, nessuno lo aspettava e meno che mai nessuno pensava di rendergli l’omaggio dovuto?!?
Impariamo dai magi, i quali rimasero fermi nel loro proponimento e non si lasciarono coinvolgere dai turbamenti esterni, ma proseguirono il loro viaggio con un cuore pieno di ardore verso Dio. Anche noi sposi nella nostra vita sperimenteremo l’aridità, la sofferenza, la divisione e il lutto, ma se avremo fiducia in Dio ritroveremo la strada e la stella e allora

6) sperimenteremo la vera gioia. Quando i magi ripartirono da Gerusalemme, videro che la guida sicura mandata da Dio era di nuovo apparsa nel cielo, ed essa li guidò fino a Betlemme, dove era Gesù e lì si fermò; allora si rallegrarono di grandissima gioia.

Sì,  perchè vivere alla presenza di Gesù è meraviglioso, amare la propria sposa in Gesù è un’esperienza che riempie e dona forza e sostegno. Il cammino è già una meta. Il matrimonio è un bellissimo viaggio, un’avventura meravigliosa che ci porterà a desidera sempre di più l’incontro con Gesù e alla fine del viaggio al suo incontro ed eterno abbraccio.

Antonio e Luisa

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Filomena+Pietro

Carissimi amici,

siamo Pietro e Filomena, autori del Blog “Sposi&Spose di Cristo”.

Condividiamo oggi la nostra storia perché il 4 Ottobre, giorno della festa di San Francesco, è anche il nostro anniversario di Matrimonio.

Prima di iniziare vi chiediamo di farci la carità della Preghiera! Pregate per noi!!! Grazie! E che il Signore vi doni la Sua Pace!

Buona lettura!

Come dicevamo ci siamo sposati il 4 Ottobre del 2013 e al momento del matrimonio eravamo entrambi, per motivi diversi, senza lavoro ma quando abbiamo compreso che il Signore ci stava chiamando al Sacramento del Matrimonio non abbiamo voluto ipotecare e rinviare a “chissaquando” la nostra vocazione…e dunque…abbiamo pronunciato il nostro “SI” all’altro coniuge ed al Signore confidando nella certezza che Lui non ci avrebbe mai lasciati soli in nessuna istanza della nostra vita da Sposi.

Pur avendo entrambi origini del Sud-Italia (Pietro dalla Puglia e Filomena dalla Calabria) ci siamo sposati in Umbria, a Gualdo Tadino (Perugia), vivendo proprio in questo piccolo e grazioso paesino (che vi consigliamo di visitare!!!) per i primi mesi da sposi novelli.

Speravamo di trovare occupazione negli ambiti per cui siamo specializzati (…la Sociologia di Pietro e la Teologia di Filomena) ma come tutti  sappiamo, la crisi economica ha chiuso tante possibilità ai giovani formati e per i primi sei mesi da coniugi non abbiamo trovato nulla. Abbiamo però continuato a sapere che il Signore “che nutre gli uccelli del cielo e veste i gigli dei campi” non sarebbe venuto meno nel suo affetto e nella sua cura per noi!

Poche settimane dopo esserci sposati abbiamo scoperto di essere già in attesa della nostra prima figlia (CHE GIOIA!!!) e la necessità di trovare presto un lavoro aumentava esponenzialmente. Tutti i nostri curriculum inviati dappertutto non hanno ricevuto risposta…

Nei primi giorni di Febbraio del 2014, Filomena (…le donne hanno una marcia in più…c’è poco da fare!!!) parla di un desiderio che le sarebbe piaciuto realizzare: “Sarebbe bello aprire un negozio per vendere i prodotti provenienti dai Monasteri!”… disse.

L’idea è bella, ma come realizzarla?

Beh…innanzitutto abbiamo messo davanti al Signore questo progetto…senza davvero sapere da dove avremmo dovuto iniziare.

Qualche giorno dopo, ovvero il 14 Febbraio 2014, mentre il pancione di Filomena cresceva, abbiamo fatto una passeggiata per le vie di Assisi ed è così che abbiamo notato che diversi locali commerciali erano liberi per essere affittati. Abbiamo preso un po’ di numeri telefonici ed abbiamo trovato il locale adatto alla nostra attività commerciale.

Al nostro padre Spirituale l’idea sembrava buona ed allora abbiamo iniziato a parlare del nostro progetto a diversi Monasteri con cui da tempo eravamo in contatto e grazie anche alla fiducia che loro ci hanno dato, abbiamo iniziato a credere sempre di più che si poteva partire con questo nuovo lavoro.

Dopo aver avuto i diversi “ok” che occorrono per avviare un’attività commerciale, il 5 aprile del 2014 abbiamo aperto “La Bottega del Monastero – Assisi”…un negozietto carino non molto distante dalla Basilica di Santa Chiara.

A giugno è nata la nostra prima figlia…Unica, irripetibile opera d’arte del Creatore!!!

Ed ecco l’abbondanza della Provvidenza per noi: eravamo due persone che non hanno niente ma che affidandosi con fiducia al Signore hanno ricevuto tantissimo!

Eccoci qui: possiamo testimoniare che il Signore ha cura di chi spera nel suo amore.

Nel nostro negozio abbiamo avuto la grazia di fare molti incontri bellissimi! Quanti volti abbiamo incontrato tra quelle mura! Quante storie ci sono state affidate e quanti accenti diversi abbiamo ascoltato! Un feedback che moltissimi clienti ci hanno spesso rimandato era questo: “Qui c’è un clima di preghiera!”…e di questo siamo grati al Signore!!!

Ed è per questo che molta della gente che ha acquistato da noi, è poi tornata a trovarci ancora e con molti di loro è nato anche un legame (con alcuni una vera amicizia) che ancora oggi va avanti…unita in Cristo!

Dopo due anni, a luglio del 2016, è nata la nostra secondogenita…unica, irripetibile meraviglia di Dio e del Suo immenso Amore!!!

Nel frattempo i nostri introiti erano diminuiti per via di un parcheggio importante per il nostro flusso turistico che fu chiuso per più di un anno. Iniziammo a chiedere nuovamente al Signore di comprendere il piccolo passo successivo che c’era da fare.

Intraprendemmo un discernimento familiare che combaciò anche con un periodo molto duro per molte persone. Infatti ad ottobre 2016 l’Umbria è stata colpita da una serie di terremoti molto forti. Un po’ per la paura e un po’ per quanto detto prima, abbiamo deciso di lasciare Assisi per trasferirci altrove.

Il Signore ci diede la possibilità di vivere un periodo lungo 6 mesi in un  Convento di Frati Minori (Francescani), dove ci siamo presi un tempo per riflettere e capire cosa Lui ci stesse dicendo. Alla fine di quel periodo, che fu ricco di gioia ma anche di non poca sofferenza, accompagnati dal nostro direttore spirituale, ci fu chiaro che il piccolo passo da fare era quello di tornare al Sud…

Oggi, infatti, viviamo in Calabria ed è da qui che siamo ripartiti con una nuova vita.

Pian piano ci stiamo inserendo nel tessuto locale e ci siamo reinventati (per grazia) un nuovo lavoro.

Quello che era un negozio fatto di mura oggi è un sito web che si chiama “artigianatodaimonasteri.it”

E’ un modo per continuare ad essere presenti con la nostra seppur piccola e misera testimonianza, ma per offrire (ora senza più confini territoriali) la possibilità a tutti di poter acquistare i nostri prodotti realizzati a mano e nella Preghiera in molti Monasteri d’Italia ma anche da noi come sposi.

Come recita il nostro motto: “Solo da noi…la Preghiera si fa Arte!!!”

Filomena insegna Religione cattolica a scuola e sempre con l’aiuto di Dio portiamo avanti la nostra famiglia cercando uno stile di vita sobrio, gioioso…francescano.

A Gennaio del 2018 purtroppo abbiamo perso il nostro terzogenito all’inizio della gravidanza. E’ stata un’esperienza molto dolorosa e la consolazione viene dalla certezza che lui (o lei) ora sia nelle mani di Dio…e certamente prega per i suoi genitori e per le sue sorelle.

Nel 2018 abbiamo creato questo piccolo Blog “Sposi&Spose di Cristo”, un Blog “artigianale” per assecondare il nostro desiderio di condividere la nostra storia di vita matrimoniale cristiana e alcune riflessioni sulla vita da Sposi e dare la possibilità anche a chi lo desideri di raccontare la propria esperienza.
Vorremmo creare una sorta di bagaglio da mettere a disposizione di tutti…affinché chi vuole possa trarne beneficio per la propria vita.

Nel frattempo ci interroghiamo sempre su come poter sempre più incarnare il Vangelo nel nostro quotidiano vivere da sposi.

Siamo molto attratti dalla riflessione teologica sul Sacramento del Matrimonio, siamo innamorati della Famiglia e dal 2018 ci stiamo formando seguendo il Corso di Alta Formazione in consulenza familiare con specializzazione pastorale; si tratta di un bellissimo corso di studi voluto dalla Conferenza Episcopale Italiana in collaborazione con la Pontificia Università Lateranense.

Inoltre ci capita di essere chiamati a guidare esercizi spirituali per famiglie e a collaborare con alcuni parroci nella formazione dei fidanzati e nell’accompagnamento delle coppie di sposi.

Oggi sono 6 anni dal nostro “SI” iniziale. Un “Si” che va rinnovato e curato davvero ogni giorno nella certezza che anche nelle difficoltà il Signore non ci abbandona mai.

Siamo sulla solida roccia che è Cristo…senza dimenticare che questa roccia non sta ferma, anzi, si muove continuamente e ci invita a seguirLo affinché possiamo trovare sempre una gioia maggiore, vera, duratura.

La Sua Gioia!

Ci sarebbe ancora molto da raccontarvi ma per ora ci fermiamo qui, sperando di non avervi annoiato!

Vi chiediamo ancora una volta di ricordarvi di noi nelle vostre preghiere. Grazie e il Signore ci doni la Sua Pace!!!

Pietro Antonicelli e Filomena Scalise

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Grazie, “Il Signore ti dia Pace!”

La giusta distanza e la giusta vicinanza

..di Pietro Antonicelli e Filomena Scalise:

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Capita spesso che la “distanza” o la “vicinanza” diventino motivo di litigio tra gli sposi.

A tal proposito vi racconteremo una storia…buona lettura!

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…C’era una volta…

Cenerentola che aveva appena smesso di litigare con Rino (Rino è il diminutivo di Principe Azzurro, ndr).

Cenerentola gli aveva rimproverato che da quando si erano sposati le cose erano cambiate…e gli disse tra le lacrime:

“Rino, ricordi quella sera che ballammo insieme e tu mi stringevi forte a te…non volevi più lasciarmi andare e a mezzanotte mi slogai una caviglia mentre correvo verso la carrozza e persi la mia scarpetta…ma ora non lo ricordi più…non mi stai più così vicino come una volta…sei così distante…”

Rino, che non era uno molto loquace, le replicò:

“Cenerè, mammamia come sei appiccicosa…famme respirà”

(Rino…non era solo diminutivo di Azzurrino…ma anche di burino…).

Lei pianse.

Lui no. E andò a giocare a calcetto con i suoi amici “rini” mentre lei restò a casa a lavare i pavimenti e a lucidare la pentola…(non a caso tutti la chiamavan’ Cenerentola).

Poi per voglia di sfogarsi telefonò al suo padre spirituale e gli raccontò quanto accaduto.

Il suo padre spirituale era il famigerato nonché ricercato Fra’ Tack.

Il Frate per rispondere al cellulare, si rannicchiò sotto ad una quercia per nascondersi dallo Sceriffo di Nottingham che lo stava inseguendo.

Poi rispose e si fece attento per ascoltare lo sfogo di Cenerentola.

Lei piangeva e piangeva e si lamentava e si lamentava…e alla fine il Frate, che ne frattempo aveva ripreso a correre per fuggire dalle grinfie dello sceriffo di Nottingham, soggiunse con l’affanno:

“Carissima figliola…ti capisco. La distanza che a volte viene a crearsi tra gli sposi fa male e fa piangere. Ma ti darò un consiglio: prega.” 

“Prega, prega…solo questo sapete dirmi Fra’ Tack! Cosa devo dire al Signore? Che mi faccia stare vicina vicina a mio marito?”, chiese un po’ seccata la povera Cenerentola.

No, cara Cenerentola, dì al Signore che tu e tuo marito avete un po’ di problemi con le distanzetu avresti sempre il desiderio di tenerlo vicino, lui invece scappa…”

“E’ proprio così!!!”, urlò al telefono Cenerentola.

Riprese il frate: “Allora, carissima figliola, dì al Signore che tu e tuo marito avete bisogno di vivere nella giusta distanza…o, se preferisci, dì che avete bisogno della giusta vicinanza!”

“Non capisco Fra’ Tack! Cosa volete dire?”

“Vedi, tutte le persone hanno questo tipo di difficoltà…alcuni sprecano una vita intera a rincorrere l’altro coniuge, mentre quello scappa impaurito.

“Ma di cosa può aver paura Rino…di me?”

“Non lo so di cosa ha paura Rino…ma lo stesso si potrebbe dire di te…forse lo vuoi troppo vicino perché hai tu qualche paura…ma non è questo il punto!”

“E qual è?” domandò Cenerentola…

“Vedi…probabilmente tu cerchi in lui qualcosa che lui non può darti…tu lo vuoi vicino perché, magari, ti rassicuri, ti dia quel calore, ti offra quella pace…insomma…ti gratifichi…ma dimentichi che lui non è il tuo sposo per questo! La tua pace, la tua gioia profonda può dartela solo Gesù!

Rino è tuo marito e non è Dio…mentre Gesù, che avete messo al centro nel matrimonio che avete celebrato…Lui si, Lui è Dio e solo lui può darti ciò che veramente il tuo cuore desidera!”

“Continuo a non capire”, disse Cenerentola (Che era sì una brava donna…ma era anche poco sveglia).

Al che Fra’ Tack – stanco sia per le spiegazioni, sia perché non ce la faceva più a correre mentre lo Sceriffo di Nottingham lo inseguiva con le manette – replicò: “Gesù è la giusta distanza e la giusta vicinanza tra te e tuo maritose metterete Gesù al centro della vostra relazione tu non divorerai Rino e Rino non fuggirà più da te…

…Gesù è la giusta, l’equa, la perfetta vicinanza che vi custodirà, che farà funzionare il vostro matrimonio.

…E allora, Cenerè, amatevi in Cristo vuol dire questo: tra te e Rino…ci dev’essere uno spazio…e in quello spazio dovete far dimorare Cristo…Lui farà il resto! Lui vi insegnerà ad abitare sia nell’intimità che nella lontananza…”

E fu così che cenerentola capì un po’ di più sulla relazione con suo marito…comprese che il matrimonio cristiano è qualcosa di speciale…poiché Gesù è lo Sposo degli sposi…e Lui non delude…mai.

E fu così che da qual giorno, Rino e Cenerentola vissero felici, contenti e con Gesù al centro tra loro due.

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Grazie 😊🙏

Il nostro matrimonio si fonda sul battesimo

La Parola di questa domenica di Avvento ci mostra tutta la potenza del battesimo. Non di quello di Giovanni Battista fatto solo con acqua, ma di Gesù fatto con il fuoco dello Spirito Santo. Giovanni non poteva che dare un segno, seppur bello e significativo, della volontà di cambiamento presente nel cuore del battezzato. Gesù non dà un segno, Gesù ci dà la forza e la capacità di sconfiggere la morte e il peccato.

 Il battesimo di Giovanni Battista si fondava sul desiderio di conversione della persona, sulle forze della persona. Il battesimo di Cristo è diverso, è dono gratuito di Dio, è dono pagato da Gesù con il sangue della Croce. Attraverso il battesimo muore l’uomo vecchio e ne risorge uno nuovo, un uomo legato a Cristo dal fuoco dello Spirito Santo. Un uomo capace di attingere a Cristo per essere come Lui. Gesù che sappiamo essere Re, profeta e sacerdote. Quando ci sposiamo portiamo in dote tutto ciò che siamo e che abbiamo per farne dono all’altro/a. Il tesoro più grande di questa dote è proprio il nostro battesimo. Nel matrimonio portiamo il nostro essere Re, sacerdoti e profeti in virtù del nostro battesimo. Il matrimonio perfeziona e finalizza questi doni alla nostra nuova condizione di persone sposate.

Siamo re quando siamo capaci di controllare le nostre pulsioni. Siamo re quando non permettiamo che vizi e peccati possano distruggere la nostra relazione. Siamo re quando educhiamo alla bellezza e alla verità i figli che Dio ci dona. Siamo re quando siamo capaci di servire il nostro coniuge. Questa è la nostra regalità di sposi.

Siamo profeti. Siamo profeti quando riusciamo a mostrare nel nostro amore qualcosa dell’amore di Dio. Siamo profeti nel vivere la nostra relazione alla luce della relazione con Dio. Siamo profeti quando attraverso la perseveranza nelle difficoltà e la condivisione delle gioie possiamo generare una sana nostalgia dell’amore di Dio in chi è lontano. Siamo profeti quando in un mondo assetato di gratuità, di bellezza, di senso, di fedeltà e di amore siamo capaci di essere una piccola goccia d’acqua che insieme a tante altre può dissetare e rigenerare.

Infine siamo sacerdoti. Siamo sacerdoti quando ci sposiamo. Quando in piena libertà ci doniamo l’uno all’altra. Siamo sacerdoti nella nostra liturgia sacra. Siamo sacerdoti ogni volta che ci facciamo dono l’uno per l’altra. Siamo sacerdoti ogni volta che rinnoviamo e riattualizziamo il nostro matrimonio nell’amplesso fisico.

La nostra unione è generata dal battesimo e si rigenera ogni giorno nella fonte inesauribile della Spirito Santo. Ogni gesto d’amore che ci doniamo è sacro in virtù del nostro battesimo. Ogni volta che ci doniamo è Gesù che ci dona l’uno all’altra. Ogni volta che ci doniamo facciamo esperienza di Dio perchè il nostro amore non è più solo nostro, ma attraverso il battesimo e il matrimonio Dio ne ha fatto cosa sua.

Antonio e Luisa

La vie di Chagall. Nel mondo ma non del mondo.

Quest’opera di Chagall è difficile da comprendere. E’ difficile in apparenza almeno, per chi la accosta con uno sguardo superficiale. Fermatevi qualche minuto in sua contemplazione e potrete comprendere qualche cosa in più. Io metterei un sottotitolo a quest’opera: Nel mondo ma non del mondo.

Guardate bene. Gli sposi hanno i piedi ben radicati in città. Una metropoli. Si tratta di Parigi. E’ ben riconoscibile la Tour Eiffel. Ma ci torneremo. Volgete lo sguardo all’estrema destra del quadro. C’è un’altra coppia. Sono gli stessi sposi che stanno osservando dall’esterno la loro relazione. La donna, che ci arriva sempre prima, tiene le braccia cinte alle spalle dell’uomo. Come a volerlo trattenere. Trattenere con le sue armi, con dolcezza e accoglienza. L’uomo si lascia vincere. Lei gli sta sussurrando: ammira quello che siamo. Lui ha una tavolozza in mano. Come ad evidenziare che, rapito da quella bellezza che sta contemplando, troverà il desiderio di costruire e perfezionare ancora con più decisione il suo matrimonio e la santità della sua relazione. L’uomo ha bisogno della donna per entrare in questa ottica. Almeno questo è quello che ci dice Chagall. Cosa stanno contemplando? La loro è una relazione radicata nella società, nella loro città. Hanno i piedi ben piantati a terra. Non sono spiritualisti fuori dal mondo. Per questo rischiano di essere confusi, illusi, distolti dalla autentica verità e dall’autentico amore. Mille luci, mille voci, mille promesse, che invitano ad un piacere immediato. Quante coppie saltano perchè uno dei due non è capace di perseverare e si lascia corrompere da tutto ciò che il mondo offre. Senza capire che tutto ciò che del mondo gli serve per essere davvero felice e santo è in quella relazione che sta abbandonando. Questi sposi non fanno questo errore. Hanno i piedi radicati nella città, ma le loro figure si innalzano verso il cielo. In alto c’è il sole. Il sole che è Dio. Il Dio cristiano in questo caso. C’è infatti il pesce. Pesce che è un tipico simbolo paleocristiano usato per indicare il Cristo. Quello rappresentato nell’opera, non è un Dio statico. Non è un Dio che sta nel cielo immobile. Si muove, come in un vortice per attirarci a lui. La forza dell’amore, della misericordia, della verità, della Parola. La forza di un Dio che non si stanca mai di cercarci e di chiamarci a lui. All’estrema sinistra c’è invece una macchia scura. Gli sposi sono al centro tra il sole e la macchia scura. La macchia scura indica il male. Indica la tenebra. L’incapacità di farsi dono e di credere nella bellezza di un amore autentico. Indica il fallimento, la divisione. L’eterna lotta tra il bene e il male. Gli sposi non ci cascano. I loro visi sono voltati verso il sole. Non guardano però il sole direttamente. Sarebbe troppo accecante. Ma attraverso la luce di quel sole si guardano l’un l’altro. Sono così vicini ed uniti che formano una sola figura. Figura che mantiene la distinzione tra l’uomo e la donna ma che assume un contorno dato dall’unione dei due. Una coppia così è feconda. Fecondità ben rappresentata dal bambino che sta esattamente al centro dei due, seppur mantenuto solo dalla madre. Un ultimo dettaglio importantissimo. I due sono sotto un baldacchino. Significa che sono protetti dalla Grazia di Dio. La coppia di sposi che si affida al Signore non ha nulla da temere. Nessuna situazione della vita potrà dividerli. Il baldacchino racchiude come in un piccolo recinto i due sposi. Quello è il sacer. Nessuno può entrare. Quello è terreno sacro. E’ quel noi della coppia che benedetto da Dio nel sacramento del matrimonio non appartiene più al mondo. Diventa divino. Diventa proprietà di Dio. Diventa casa di Dio. Rompere quel sacer significa rubare a Dio. Ricordiamolo bene.

Antonio e Luisa

Il nostro matrimonio come Cafarnao

In quel tempo, i Giudei si misero a discutere tra di loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse: «In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno.
Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui.
Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me.
Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
Queste cose disse Gesù, insegnando nella sinagoga a Cafarnao.

Voglio iniziare dalla fine. Gesù disse questi insegnamenti a Cafarnao. Cafarnao città della Galilea, dove Gesù passo un po’ di tempo, iniziò la predicazione e fece numerosi miracoli. Cafarnao, in ebraico Kefar Nahum, ossia ‘villaggio della consolazione’, era una città della Galilea, affacciata sul lago di Tiberiade. Qui si tramanda che Cristo abbia iniziato le sue predicazioni: e se già Cafarnao era una città movimentata, con le folle da lui attratte pare sia diventata eccezionalmente caotica. Di qui scaturiscono i significati figurati.
Cafarnao rimanda a due diversi significati: consolazione e confusione.

Torniamo ora alla nostra relazione sponsale. Non è spesso paragonabile ad una Cafarnao? Non abbiamo tanta confusione in noi? Non abbiamo tanta insicurezza e tanti dubbi che ci portiamo dentro?  Gesù ci dice che Lui è la consolazione. In Lui possiamo trovare le risposte. In Lui possiamo affidare il nostro matrimonio e custodire il nostro amore. Tutto cambia con Lui. Per poterlo accogliere dobbiamo sfamarci e dissetarci con la Sua carne e il Suo sangue. Un rimando molto esplicito all’Eucarestia come nutrimento del nostro amore sponsale. Certo questo è vero. Io ci leggo, però,  qualcosa di più profondo ancora. L’Eucarestia senza consapevolezza non penso possa cambiare le cose. Se mi accosto all’Eucarestia senza un cuore affamato e assetato di quella carne e di quel sangue, lo Spirito Santo troverà la porta chiusa e resterà fuori. Come sentire questa fame? Sentendosi poveri. Se io sono pieno di me, se credo di bastarmi e di non aver bisogno di Gesù, quel sacrificio non mi tocca il cuore, e l’Eucarestia diventa cibo superfluo. Questo è il rischio di tanti sposi. Bastarsi e credere di non aver bisogno di nessuno, neanche di Dio. Quando, invece, hai la Grazia di riconoscerti povero, Dio può agire. Tu singolo/a puoi fare esperienza di Cristo. Voi coppia potete fare esperienza di Cristo. Potete stupirvi come nella pochezza di ciò che siete Gesù veda tanta bellezza. Tanto da morire per tirar fuori da voi ciò che lui vede nelle vostre grandissime potenzialità di uomini, di donne,  di sposi. Solo così mangiare la sua carne e bere il suo sangue sarà cibo e bevanda di salvezza e, io aggiungerei, di bellezza.

Dio può davvero portare la pace nella confusione della nostra Cafarnao, ma noi dobbiamo essere capaci di accoglierlo nella nostra vita, dobbiamo avere vera fame e vera sete di Lui.

Antonio e Luisa

Sposi sacerdoti. I protagonisti del Cantico siamo noi. (18 articolo)

Chi sono i due protagonisti del canto d’amore. Non hanno un nome specifico, non sono identificati. Restano un po’ anonimi, Questo cosa suggerisce? Che in quell’uomo e quella donna possono rispecchiarsi tutti gli sposi. La coppia del Cantico è un esempio e una immagine per tutte le coppie del mondo. In altre letterature famose possiamo trovare la vicenda di Romeo e Giulietta, di Paolo e Francesca, di Orfeo ed Euridice, Dante e Beatrice, Tristano ed Isotta e così via. Quella raccontata è la loro storia. Nel cantico è diverso. Nel Cantico non si racconta la loro storia, ma la nostra storia. Siamo noi i protagonosti. Ognuno di noi si può identificare. Gli unici appellativi utilizzati nel testo non sono identificativi dei due protagonisti, ma hanno un forte richiamo simbolico. Lui Salomone, lei la sulamita. Poi, nel proseguo, vedremo il perchè di questi nomi. Posso subito anticipare la radice comune dei due nomi: la parola ebraica shalom, pace. I due protagonisti sono l’uomo e la donna della pace. In una dinamica relazionale, susseguente alla caduta e al peccato originale, dove c’è distanza e incomprensione tra uomo e donna, qui è diverso. Lui è l’uomo della pace per lei e viceversa lei è la donna della pace per lui. Si torna alle origini. All’armonia delle origini.

Altra considerazione importantissima e per nulla scontata: i due amanti sono posti sullo stesso piano di dignità. Un testo poetico di 500 anni prima di Cristo, dove c’era assoluta subordinazione della donna verso l’uomo, tratta la donna come pari dell’uomo. Un particolare spesso inosservato. Viene proposta una donna attiva, che ha desideri e volontà indipendenti e con pari dignità dell’uomo, in una società che invece era patriarcale, maschilista e con la donna sottomessa. Probabilmente questo è stato uno dei motivi che ha provocato tante opposizioni all’introduzione di questo testo nel canone sacro. La sulamita appariva troppo spregiudicata, tanto da essere vista quasi come una poco di buono per l’epoca.

Un’ultima riflessione prima di iniziare con il Prologo del Cantico. C’è un’altra storia della Bibbia dove ci sono un uomo e una donna non identificati. Noi li chiamiamo Adamo ed Eva, ma il testo di genesi li identifica come Ish e Isha. Anche in questo caso non sono nomi propri, ma hanno una forte valenza simbolica. Siamo sempre noi Ish e Isha.

Salomone e la sulamita sono Ish e Isha e sono Antonio e Luisa. Molti potrebbero pensare che l’amore narrato nel Cantico sia meraviglioso, ma non per loro. Sono pienamente d’accordo che per tanti, troppi sposi è così. Il matrimonio è spesso fatica, divisione, rottura e sofferenza.

Sentite questo commento ebraico alla genesi:

Quando Adamo peccò, la shekinah, la dimora di Dio, salì al primo cielo, allontanandosi dalla terra e dagli uomini. Quando peccò Caino, salì al secondo cielo. Con la generazione di Enoch, salì al terzo; con quella del diluvio, al quarto; con quella di Babele al quinto; con quella di Sodoma, al sesto; con la schiavitù di Egitto, al settimo, l’ultimo e il più lontano dagli uomini. Ma il giorno in cui il Cantico dei cantici fu donato ad Israele, la shekinah ritornò sulla terra.

Cosa significa questa bellissima riflessione?

Possiamo riportare Dio nella nostra casa o, meglio, possiamo tornare ad abitare la dimora di Dio, amando come Dio ci ha insegnato sapientemente nel Cantico in modo carnale e passionale, ma puro, senza sguardo di possesso e concupiscenza che rovina tutto e avvizzisce l’amore che stava germogliando tra gli sposi amanti. Il peccato rovina tutto, fa sì che l’essere nudi davanti al nostro amato o alla nostra amata diventi fastidioso e odioso perchè ci sentiamo vulnerabili e trasparenti, non possiamo nasconderci e il nostro egoismo è evidente a tutti. Abbiamo lasciato Ish e Isha rivestiti e coperti,dopo la caduta,  perchè sospettosi l’uno dell’altra. Ritroviamo Salomone e la sulamita che pian piano si svestono, assaporando la gioia e l’intimità attraverso la loro nudità, che non è più un pericolo e una vergogna, ma segno di una ritrovata armonia e verità.

Gesù ci ha redento, ha sconfitto il peccato e la morte con la sua morte e resurrezione e nel sacramento del matrimonio attraverso la Sua Grazia possiamo  liberarci delle catene del peccato e amare con lo stile di Gesù, che non tiene nulla per sé, ma si mette totalmente a nudo per noi donando tutto di Lui a noi che siamo la Chiesa e quindi la Sua sposa. Se riusciremo ad amarci come gli amanti del Cantico dei cantici, la nudità non sarà più motivo di disagio ma sarà via di donazione e relazione vera e piena. Dio potrà scendere nella nostra casa dalle altezze del cielo, dove era finito a causa del nostro peccato, e potremo finalmente vivere nella  pace e nell’amore di Dio.

Con il prossimo articolo, vi prometto, partiamo con il testo, e in particolare con il Prologo.

Antonio e Luisa

Articoli precedenti

Introduzione Popolo sacerdotale Gesù ci sposa sulla croce Un’offerta d’amore Nasce una piccola chiesa Una meraviglia da ritrovare Amplesso gesto sacerdotale Sacrificio o sacrilegio L’eucarestia nutre il matrimonio Dio è nella coppia Materialismo o spiritualismo Amplesso fonte e culmine Armonia tra anima e corpo L’amore sponsale segno di quello divino L’unione intima degli sposi cantata nella Bibbia Un libro da comprendere in profondità

Marta e Maria nella coppia

Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa. Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola; Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: «Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». MaGesù le rispose: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta».

Luca 10, 38-42

Questa pagina del Vangelo mi ha sempre colpito, soprattutto immaginandomi Maria seduta ai piedi di Gesù, completamente assorbita dall’ascoltare Nostro Signore.

In questi giorni ho riflettuto calando le due figure delle sorelle nella coppia, mi spiego meglio: molto spesso i coniugi sono molto indaffarati a gestire i figli, la casa, tutte occupazioni legittime, ma il problema nasce quando tutto ciò prende il sopravvento, quando diventa pre-occupazione. Ci viene molto facile essere la Marta della situazione. Purtroppo ci sono situazioni in cui si fa fatica a lasciare il comando della barca a Gesù, penso ad esempio alle famiglie in cui si vive una situazione di disabilità, ma tante altre piccolezze meno degne della nostra attenzione ci assorbono e perdiamo di vista “la parte migliore”, trascuriamo quello che Cristina Epicoco chiama il primo figlio della coppia, cioè il “noi”. Anche i discorsi tra coniugi diventano un elenco o un riepilogo delle cose da sbrigare, non lasciando spazio ad un dialogo vero e costruttivo.

Mi piacerebbe chiedere a Gesù di bussarmi sulla spalla ogni tanto e dirmi: “Marco Marco tu ti preoccupi e agiti per molte cose…”, così mi distoglierei dalle occupazioni quotidiane, non mi porterei il lavoro a casa, che a volte occupa la mia mente, distoglierei la mia attenzione dallo smartphone che sembra diventato indispensabile anche quando sono in casa e sarei più attento, disponibile e amabile per mia moglie e i miei figli.

Sposi sacerdoti. L’Eucarestia nutre il matrimonio. (9 articolo)

Ci soffermiamo un attimo, ora, al momento in cui partecipiamo alla celebrazione dell’Eucarestia. Da soli o anche in coppia. Vivere l’Eucarestia da sposi non è la stessa cosa che viverla da singoli. Ci sono realtà e finalità diverse che intervengono. La finalità ultima è sempre rispondere all’amore dello Sposo, di Gesù. Quando sono sposato cosa cambia? La risposta d’amore che io do a Gesù passa attraverso la mia sposa. La risposta di Luisa passa attraverso Antonio e viceversa. Quindi quando io mi nutro della presenza viva e reale di Gesù, Lui mi dà quella Grazia, quella presenza rinnovata di sè, affinchè la mia risposta d’amore possa essere ancora più perfetta. Affinché, quindi, io possa amare sempre più profondamente e autenticamente la mia sposa. Non si scappa da questo. Io non posso rispondere all’amore di Cristo se non attraverso la mia sposa. Principalmente attraverso di lei. Il nostro cammino verso il Cielo non è più in solitudine, ma andiamo a mani unite. Non possiamo prescindere da questo. E’ compito della sposa portare a Cristo lo sposo e viceversa. Che non significa costringere o ricattare l’altro ad andare a Messa. Non si ottiene nulla se non il peggiorare le cose. Significa aspettare l’altro se è più indietro. Significa pregare per lui/lei e amarlo concretamente e teneramente di più affinchè vedendo l’amore con cui l’amate possa desiderare di incontrare il vostro Cristo.

A me è successo. Posso testimoniarlo. Ho davvero desiderato Cristo quando ho visto il miracolo che aveva compiuto nella mia sposa. Anche io volevo essere come lei, amarla come lei mi amava. Non si fa proselitismo, ma si contagia per amore e con amore.

La Messa diventa quindi nutrimento per amare di più Gesù in Luisa. Se non comprendo questo sto perdendo tempo.

Mi capita spesso, dopo aver assunto l’Eucarestia, di inginocchiarmi e prendere la mano della mia sposa. E’ un gesto spontaneo. Ha un duplice significato, almeno per me. Significa dire a Cristo: Voglio sempre essere più uno con lei, saldaci sempre più con il tuo Santo Spirito. Significa dire a lei: ti ho affidata a chi ti ama più di me.  

La grandezza del matrimonio non finisce mai di sorprendermi e stupirmi.

Gesù, da quell’attimo importantissimo della nostra vita, in cui ci ha donato l’uno all’altra , ci ama non più solo come Antonio e Luisa, ma ci ama come coppia, e noi a nostra volta ricambiamo il suo amore amandolo insieme, con un solo cuore, nutrendoci di Lui e di noi,  nutrendo l’amore per Lui con il nostro amore sponsale e il nostro amore sponsale con l’amore per Lui.

In questo contesto la mia preghiera, il mio partecipare all’Eucarestia, il mio aprirmi a Gesù diventa salvifico e fonte di grazia e di forza anche per la mia sposa.

In quante situazioni di suo scoraggiamento e sconforto  l’ho affidata nelle mani di Gesù partecipando alla Santa Messa. Noi battezzati siamo tutti legati  gli uni agli altri come i tralci alla vite, ma gli sposi di più. Ricordiamocelo.

Antonio e Luisa

 

Pensieri…

Mi sono successe diverse cose in questi giorni e vorrei fissarle con due riflessioni.

La prima è che è bellissimo, dopo anni che ci conosciamo, lasciarsi sorprendere dalla bellezza e dal cammino di crescita umana e spirituale che il tuo coniuge compie con te, al tuo fianco. Purtroppo diamo spesso per scontato, non solo tratti dell’aspetto fisico, ma anche quello caratteriale. Mi piace molto, ogni tanto, soffermarmi a guardare la mia sposa in silenzio e accarezzarla con lo sguardo, cosa ancor più bella è quando mi sorprende con reazioni diverse, più mature, più aderenti a Gesù, nelle varie situazioni della vita.

La seconda riflessione che voglio fare riguarda la gioia che si prova nell’anticipare i bisogni dell’altro. A volte capita di porgere un tovagliolo prima che venga chiesto, oppure una maglia in più perché si nota che chi ci sta vicino ha freddo, però la gioia vera arriva quando si anticipano richieste più importanti, come quelle di una preghiera per una situazione o un momento importante, o si coglie con uno sguardo uno stato d’animo e con una parola si riescono a sciogliere dubbi e pensieri.

Tutto ciò è molto bello perché ci si sente strumenti dell’amore di Dio per l’altro, questo amore che ci attraversa lascia sicuramente il segno anche dentro di noi.

Gli sposi come Magi in cammino.

Un mio articolo dell’anno scorso. Mi ha fatto piacere rileggerlo e vorrei condividerlo con voi.

Il cammino dei magi può essere letto anche come una trasposizione della nostra vita matrimoniale, dellanostra vocazione all’amore. Ripercorrendo il loro viaggio possiamo trovare la mappa del nostro.

1)I magi come prima cosa decisero lo scopo del loro viaggio.Conoscevano bene la Parola di Dio  e fecero di quel viaggio lo scopo della loro vita. Volevano adorare il Re.“Siamo venuti per adorarlo” (Mt 2:2). I fidanzati fanno lo stesso. Sentono attrazione e simpatia ma non si devono ridurre tutto solo all’emozione. Vivere alla giornata senza progettare e programmare. La relazione si deve leggere agli occhi della salvezza, vedere in quella relazione il realizzarsi della loro vocazione. Vocazione che è la nostra personalissima modalità di risposta all’amore di Dio.

Non basta decidere di partire, 2) si deve preparare il viaggio.  I magi non erano persone stravaganti che, così, ad un tratto, decidono di mettersi in viaggio senza sapere dove andare; anzi, vediamo che essi saggiamente, prima di partire, hanno fissato la meta che dovevano raggiungere, preparando ogni cosa con cura e prendendo ogni informazione necessaria per poterla raggiungere. Il fidanzamento è la preparazione del viaggio. Serve a conoscersi e conoscere Dio insieme. Serve a parlare dei desideri, della propria idea di matrimonio, dei figli, delle nostre aspirazioni. Questo è preparare il viaggio che sarà il nostro matrimonio. La nostra meta sarà trovare finalmente Gesù nella nostra unione e alla fine nell’abbraccio eterno con Lui.

 

I Magi sono partiti quando hanno avuto 3) una guida sicura per raggiungere la meta, il Salvatore. Seguirono la stella che hanno con fiducia e costanza guardato lungo tutto il viaggio. Il matrimonio è un  sacramento della Chiesa cattolica. La nostra stella è lo Spirito Santo che scende nella nostra unione e ci plasma. La nostra stella è anche la Chiesa. Solo all’interno di essa saremo sicuri di non sbagliare strada.

4) I magi partirono senza aspettare, senza paura ed esitazione.  All’apparizione della stella, i magi partirono senza esitare. Lasciarono prontamente tutte le cose del loro mondo: la propria dimora, la propria terra, i propri parenti, i propri amici, per andare ad adorare il Signore. Lo scopo che si erano prefissati riempiva totalmente il loro cuore, la loro anima e la loro mente ed è per questo che non esitarono. Quanti uomini e donne aspettano. Quanti uomini e donne esitano e non cominciano il viaggio per paura. Solo accettando la sfida e abbandonando le nostre sicurezze per iniziare il viaggio, che è tutto il nostro matrimonio, potremo essere felici e realizzare la nostra vocazione

5)I Magi non si lasciarono turbare dagli eventi.  Arrivati a Gerusalemme probabilmente non videro più la stella ed allora, come strumenti nelle mani di Dio, si fermarono e, tramite il colloquio con Erode, annunciarono a coloro che avrebbero dovuto attenderlo, che era nato il loro Messia. Quale sarà stato il loro turbamento nel vedere che, pur conoscendo dove doveva nascere, nessuno lo aspettava e meno che mai nessuno pensava di rendergli l’omaggio dovuto?!?
Impariamo dai magi, i quali rimasero fermi nel loro proponimento e non si lasciarono coinvolgere dai turbamenti esterni, ma proseguirono il loro viaggio con un cuore pieno di ardore verso Dio. Anche noi sposi nella nostra vita sperimenteremo l’aridità, la sofferenza, la divisione il lutto ma se avremo fiducia in Dio ritroveremo la strada e la stella e allora  6) sperimenteremo la vera gioia.
Quando i magi ripartirono da Gerusalemme, videro che la guida sicura mandata da Dio era di nuovo apparsa nel cielo, ed essa li guidò fino a Betlemme, dove era Gesù e lì si fermò; allora si rallegrarono di grandissima gioia.
Sì,  perchè vivere alla presenza di Gesù è meraviglioso, amare la propria sposa in Gesù è un’esperienza che riempie e dona forza e sostegno. Il cammino è già una meta. Il matrimonio è un bellissimo viaggio, un’avventura meravigliosa che ci porterà a desidera sempre di più l’incontro con Gesù e alla fine del viaggio al suo incontro ed eterno abbraccio.

Antonio e Luisa.

L’alfabeto degli sposi. Lettera B

Partendo dalla seconda lettera del’alfabeto e riflettendo sul mistero nuziale e l’amore degli sposi mi sono venute in mente due parole: benedire e bacio.

Benedire: gesto sacramentale.

La benedizione nella realtà sponsale ha due significati entrambi importanti. Il primo è legato al significato etimologico del termine. Benedire come parlare bene del mio coniuge. Non è qualcosa di secondario. Non è qualcosa di secondario se quello che pronunciamo ha una consistenza nel profondo dei nostri sentimenti e del nostro cuore. Parlare bene significa esprimere un atteggiamento interiore che è portato a non portare rancore e rabbia verso il nostro sposo o la nostra sposa. Significa trarre forza dal sacramento e dalla promessa per amare per primo e non a condizione che l’altro sia a sua volta amabile. In questo caso il benedire diventa una sfida contro la mentalità comune, contro il nostro egoismo e contro anche il nostro senso di giustizia. Come giustamente dice Enrico Petrillo, marito di Chiara Corbella, l’amore non è giusto perchè ti chiede di dare tutto. E’ però liberante nel vero senso della parola, ci libera da tutto ciò che noi abbiamo costruito, ma che ci imprigiona,  per lasciare che sia Dio a costruire attraverso di noi.

La benedizione è anche un sacramentale. La benedizione  non è un sacramento, ma un sacramentale. Ciò significa che non ha un potere immediato, ma dipende dalla grazia e  dalla devozione dei soggetti che ne usano. La benedizione è solitamente materia per sacerdoti. Non esclusivamente dei sacerdoti. Ricordo che noi siamo consacrati e siamo ministri del matrimonio in virtù del sacerdozio di Cristo. Possediamo il sacerdozio comune, tutti i battezzati lo posseggono. Questo ci abilita a benedire il nostro coniuge e i nostri figli. Noi lo facciamo tutti i giorni. ci affidiamo vicendevolmente a Gesù disegnando una croce sulla fronte del coniuge e dei figli. Che bello benedire la mia sposa. In quel momento Gesù, che è presente nella nostra unione in modo misterioso, ma vivo e reale, in modo simile alla presenza nell’Eucarestia, in quel momento sta benedendo la mia sposa attraverso di me. Meraviglioso.

Bacio: incontro di anime

Il bacio degli sposi è qualcosa di diverso da tutti gli altri. C’è un simbolismo bellissimo. Gli sposi con questo gesto mostrano di desiderare l’unione delle proprie anime, vogliono scambiarsi lo Spirito, entrare nell’altro e farne parte. Lo Spirito non è rappresentato anche nella Bibbia dal soffio di Dio nella bocca dell’uomo? Dio ci ha donato l’anima attraverso un bacio d’amore. Questo gli sposi, consapevolmente o inconsapevolmente, vogliono fare. Vogliono donare tutto se stessi al/la proprio/a amato/a e il bacio diventa espressione del dono dell’anima. Ricordo quando alcuni anni fa visitammo la casa degli sposi di don Angelo Treccani e vedemmo un dipinto molto bello. Rappresentava gli sposi in piedi nell’atto di unirsi nell’amplesso e contestualmente nell’atto di baciarsi. Quel dipinto rappresenta l’unione intima degli sposi in anima e corpo. In quel momento gli sposi sono un’anima e un corpo solo e non desiderano altro che rimanere in quell’abbraccio che li rende uno e li avvicina a Dio.

La nostra società ci sorprende anche in questo. Il bacio dei fidanzati, che ancora non sono uniti in un solo cuore, spesso esprime questo desiderio di unione profonda; mentre quello degli sposi, che sono quell’unione, perde di forza e passione e spesso si riduce a uno sfiorarsi le labbra. Gli sposi che non si baciano, così come quelli che non si uniscono intimamente, hanno perso il senso della propria unione e, quando non si separano, restano legati, non dalla forza dell’essere uno nell’altro e dal desiderio forte di vivere questo, ma da un’abitudine che li riduce a persone che si accompagnano fino alla morte.

Antonio e Luisa

 

Due mani per una melodia

Mio figlio sta studiando da alcuni anni pianoforte. Non ne capisco nulla, chiedo scusa se scriverò inesattezze. Seguire il percorso di Pietro mi ha permesso di entrare, anche se solo superficialmente, nelle dinamiche che lo studio di questo strumento comporta. Sarò fissato perchè anche qui ho visto attinenze con il matrimonio. Ci ho visto tanto della coppia e della relazione che caratterizza il matrimonio cristiano. Innanzitutto il pianoforte si suona con due mani. Due mani controllate ognuna da un emisfero del cervello diverso. Emisferi che sono molto distanti e diversi tra loro per caratteristiche e funzioni. Diversi e complementari come lo sono l’uomo e la donna. Due mani che non sono dipendenti l’una dall’altra. C’è il rischio che una mano si adegui al ritmo dell’altra. Non che suoni la sua parte col suo tempo, ma che si conformi all’altra. Che ne diventi una copia, un doppione. Così però andiamo a stravolgere la melodia. Quello che suoniamo non è più lo spartito che ci ha preparato il compositore. Il compositore della nostra vita che è Dio. Dio che ha un progetto per la nostra coppia e ci lascia liberi di seguirlo e di suonare una melodia che sarà balsamo per la nostra anima e quella delle persone che ci ascoltano oppure suonarne un’altra che non sarà mai bella come quella che Dio ha scritto per noi. Così la coppia diventa tanto forte e capace di relazionarsi quanto più gli sposi saranno capaci di non dipendere l’uno dall’altra. Due mani, due pentagrammi diversi, due chiavi diverse, per un’unica e bellissima melodia. Una mano sola potrebbe produrre una musica molto meno ricca e meno piena. Solo dalle note di entrambe le mani viene la pienezza e la bellezza della composizione originale, quella del Maestro. Così è la coppia. Ognuno ha la sua identità, la sua mascolinità o femminilità, la sua storia, il suo ritmo.  La bellezza viene dal mettere tutto questo al servizio di un’esistenza comune. Dove non esiste solo il mio tempo da seguire, ma si deve accordare con il tempo dell’altro per non stravolgere il risultato d’insieme. Così devo tendere l’orecchio, prestare attenzione e volgere lo sguardo ad un’alterità diversa e complementare. Tutto ciò è possibile perchè la nostra vita ha un faro. Un punto di riferimento imprescindibile. La Parola, i sacramenti e l’intimità con Gesù. Nel pianoforte c’è il Do centrale che permette una volta individuato di riconoscere tutti gli altri tasti e note. Ecco, Gesù è il nostro Do centrale, attraverso di Lui tutta la melodia che vogliamo e dobbiamo suonare acquista significato e senso. La nostra vita e il nostro matrimonio può diventare melodia meravigliosa e affascinare per la bellezza. Può essere mezzo per arrivare al Maestro, per arrivare a Gesù.

Antonio e Luisa

Il buon samaritano 

Non mi ero mai soffermato sul fatto che il buon samaritano non abbia mai parlato, se non con il locandiere, dopo aver fatto tutto ciò che era necessario per curare il povero uomo che aveva incontrato. Egli agisce, opera, non si ferma a pensare perché questo uomo sia in queste condizioni, perché non è stato aiutato da altri, non fa elucubrazioni sulle possibili colpe o cause dell’accaduto. Così fa con noi Gesù: non ci chiede perché abbiamo peccato, perché ci siamo fatti del male, ma ci raccoglie e ci medica.

I gesti che compie sono bellissimi e significativi, nei tempi antichi l’olio serviva per ammorbidire le ferite e far sì che non si seccassero, il vino ha una leggera potenza disinfettante mentre con le fasciature si impediva la nuova infezione.

Ora è bello vedere la lettura che ne danno i santi e consultando il sito italiamedievale.org su questo argomento, ho trovato scritti di Sant’Ambrogio, Sant’Agostino e San Gregorio Magno. Il vescovo di Milano ci dice: “La sua parola è un balsamo. Un genere di parole fascia le ferite, un altro le ammorbidisce con l’olio, un altro ancora versa sopra il vino. Egli tien strette le ferite quando comanda alquanto severamente, ammorbidisce quando rimette i peccati, pizzica come fa il vino, quando minaccia il giudizio”.  Sulla stessa linea è il vescovo d’Ippona: “La fasciatura delle ferite è il freno imposto ai peccati, l’olio è la consolazione derivante dalla buona speranza che viene dalla remissione della colpa e porta alla riconciliazione e alla pace; il vino è l’esortazione ad agire con spirito il più possibile fervente”. Nella lettera sinodica mandata nel febbraio 591 ai quattro patriarchi e all’ex patriarca Anastasio, il pontefice ammaestra: “Per questo, come insegna la Verità, l’uomo semivivo è trasportato, per lo zelo del Samaritano, nella locanda. Si adopera per le sue ferite il vino e l’olio, perché le ferite, con il vino, siano perfettamente disinfettate e, con l’olio, siano lenite. È necessario che colui il quale è preposto a sanare le ferite adoperi il morso del dolore simboleggiato dal vino e il lenimento della bontà rappresentato dall’olio, in quanto con il vino si disinfettano le parti putride e con l’olio si leniscano quelle che debbono essere sanate. Vi sia amore che non renda fiacchi e vi sia vigore che non esasperi”.

Gesù è anche medico degli sposi, come spesso lo chiama Don Carlo Rocchetta, responsabile della Casa della Tenerezza di Perugia. La sua Parola può risanare una relazione morta, putrefatta, l’olio del suo Verbo ammorbidisce i cuori e lenisce il dolore delle reciproche ferite, il vino disinfetta da ciò che aveva portato la relazione a quel punto di morte e ci fascia con la sua infinita misericordia, per proteggerci dal male che opera nel mondo. Questo posso dirlo a gran voce e lodare Dio per le sue meraviglie!

L’anello nuziale: dolce giogo

La Parola di oggi afferma:

In quel tempo Gesù disse: «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli.
Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te.
Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare».
Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò.
Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime.
Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero».

Per riflettere su queste bellissime parole ripropongo un mio articolo di alcuni mesi fa.

Don Claudio, il mio parroco, ha esordito l’omelia con una considerazione che sinceramente non avevo mai pensato, ma che ho trovato particolarmente illuminante.

Gesù offre un giogo, un giogo che non è qualcosa di bello, ricorda qualcosa che non ci permette di muoverci liberamente e di fare ciò che vogliamo come vogliamo. Perchè dovremmo dire sì alla proposta di Gesù? Perchè il giogo che ci offre è leggero. Non abbiamo la possibilità di scegliere se avere o meno un giogo. Possiamo scegliere se averlo leggero o pesante. Così la proposta di Cristo diviene affascinante, solo se si comprende che senza di Lui non siamo liberi, ma siamo legati a un giogo molto più pesante. La nostra vita è il giogo pesante da portare ogni giorno. La stanchezza, l’ordinarietà, la mancanza di senso, le malattie, la sofferenza, la solitudine e tutto ciò che può caratterizzare la nostra vita, senza di Lui diventano un giogo insopportabile e insostenibile alle nostre forze. Ciò che fa la differenza è la Grazia, lo Spirito Santo che dona fortezza, fede, sopportazione, senso, amore e ancora tante altre cose.

Il sacerdote durante la vestizione segue tutto un rito particolare e quando indossa la casula, la veste propria di chi celebra la Santa Messa, dice sempre la stessa formula: “Domine, qui dixisti: Iugum meum suave est, et onus meum leve: fac, ut istud portare sic valeam, quod consequar tuam gratiam. Amen.” (O Signore, che hai detto: Il mio giogo è soave e il mio carico è leggero: fa’ che io possa portare questo indumento sacerdotale in modo da conseguire la tua grazia. Amen).

Ho subito pensato al mio matrimonio, al momento in cui la mia sposa mi ha infilato l’anello al dito. Non avrei trovato parole migliori per suggellare quel momento.

Il sacerdote indossando la casula si prepara tra le altre cose a rinnovare il sacrificio di Cristo sul Calvario. Noi non facciamo la stessa cosa? Indossando quell’anello con il nome della mia sposa inciso all’interno ho promesso di donarle tutto di me stesso. Indossando quell’anello mi sono impegnato a farle dono del mio cuore che non è una metafora sdolcinata ma è un atteggiamento concreto; significa impegnarmi ogni giorno a farmi piccolo per farle posto dentro di me. I suoi bisogni diventano i miei bisogni, i suoi desideri i miei, le sue preoccupazioni le mie e la sua gioia diventa la mia gioia. Padre Bardelli riprendeva spesso le parole della lettera di San Paolo ai Galati : «Io vivo, ma non sono più io che vivo, è Cristo che vive in me» (GaI. 2,20); ci ripeteva   queste parole dicendo a noi sposi :<<Voi dovete dire: non sono più io che vivo ma il mio sposo o la mia sposa vive in me; questo significa il sacramento del matrimonio, Cristo vive in voi quando voi vivete nella profonda comunione e donazione dell’uno verso l’altra.>>

Il sacerdote la casula, una volta terminata la Messa, la ripone, noi l’anello lo indosseremo sempre fino al giorno della nostra morte e capiterà che il giogo non sarà soave e leggero ma la Grazia di Dio, se noi avremo fede  e invocheremo la Sua presenza con una vita casta e in comunione con Lui, ci permetterà di poter dire in ogni circostanza della vita :<<O Signore, che hai detto: Il mio gioco è soave e il mio carico è leggero: fa’ che io possa portare questo anello segno di amore e fedeltà in modo da conseguire la tua grazia. Amen>>

Antonio e Luisa

Pietre vive.

Una curiosità. Leggevo qualche giorno fa un articolo di don Fabio Bartoli. Spiegava la differenza tra essere mattone o pietra in prospettiva teologica. Voglio riprendere quella riflessione e farla mia in chiave sponsale. Il tempio di Dio, il tempio di Salomone non è stato costruito con mattoni, ma con pietre vive, dagli spigoli non smussati, pietre scelte in modo molto accurato, scelte in modo che possano sostenere la costruzione. Non mattoni. Perchè questo? Non lo so. Sicuramente i mattoni erano largamente conosciuti ed usati. Ricordo che molto tempo prima gli stessi ebrei erano schiavi che in Egitto erano usati anche per produrre mattoni. C’è un grande significato nascosto, un insegnamento di Dio in questa decisione di usare pietre vive. I mattoni sono tutti uguali, non c’è differenza. Sono pressoché interscambiabili l’uno con l’altro e non riconoscibili. Dio non costruisce così la sua casa. Dio ama le differenze, perché le differenze sono sfida e modo per crescere e perfezionarsi. Nella differenza ci completiamo, nella differenza ci meravigliamo, nella differenza ci scontriamo, nella differenza impariamo, nella differenza ci riconosciamo unici. Nella differenza riconosciamo l’altro come un mistero attraente e da rispettare. Nella differenza scopriamo la grandezza di Dio capace di mostrarsi in una moltitudine di storie e di espressioni. Un’esplosione di colori e di luce. Noi siamo quelle pietre vive. Dio non vuole smussare quegli angoli che ci rendono diversi perchè perderemmo la nostra unicità. Dio vuole costruire con ciò che siamo la sua casa. Il nostro matrimonio è la sua casa. Che bello che proprio perchè sono fatto così, con quegli angoli e quelle asprezze sono perfettamente aderente alla mia sposa, anche lei pietra viva e unica. Una bellezza indicibile che viene dalla differenza. Siamo maschio e femmina, diversi nel corpo, nella sensibilità, nel pensare, nell’atteggiamento e in tutto perchè il nostro essere sessuati investe tutto il nostro essere persone, spiriti incarnati. L’importanza della differenza, di essere pietre vive l’abbiamo scritta nel corpo. Dio ha voluto che solo due diversità potessero essere feconde. Dio non ama i mattoni. Dio ci vuole pietre vive e Gesù diventa pietra d’angolo, la pietra più importante per sostenere tutto. La pietra d’angolo è quella che salda due pareti diverse. Ecco noi siamo questo. Due diverse prospettive che sono saldate dallo Spirito Santo. Mentre scrivo queste cose mi commuovo. Penso alla mia sposa, alla bellezza inscritta nella sua femminilità. Nel suo essere donna riconosco una meraviglia, una ricchezza che riempie il mio sguardo e il mio cuore. Riconosco in lei un mondo che non mi appartiene, un mondo di una bellezza incredibile, affascinante e attraente. Attraverso il suo essere donna mi riconosco uomo e solo così il nostro incontro può essere fecondo di vita e di amore.

Voglio finire con un commento sui fatti di questi ultimi giorni. Riguardo agli attacchi veri o presunti al Santo Padre. Guardiamo agli sposi pietre vive. Così deve essere la Chiesa di Gesù. Non deve essere costruita con mattoni tutti uguali. Non deve essere fatta di persone che pensano e agiscono tutte allo stesso modo. Ci sono sensibilità, pensieri, modalità e pastoralità diverse, anche opposte. E’ giusto così. la Chiesa di Gesù deve essere fatta di pietre vive. Guardiamo alla coppia di sposi a stiamo tranquilli. Da quella diversità può nascere una nuova e meravigliosa creazione di Dio, che nasce dalla volontà degli uomini e dalla Grazia di Dio.

Antonio e Luisa

Un aquilone che vola alto nel cielo. (La profezia del matrimonio 6 puntata)

Siamo come un aquilone. Un aquilone ha una struttura molto semplice. Ha due bracci, uno più lungo e uno più corto messi perpendicolarmente l’uno nei confronti dell’altro. Formano una croce. L’aquilone non è bello quando resta a terra, ma lo diventa quando si libra nel cielo. Possiamo apprezzarne la forma e i colori, ma ne godiamo appieno, diventa affascinante e attraente quando vola leggero nel cielo sospinto e sostenuto dal vento. Già perché un aquilone non prende il volo per forza propria, ma ha bisogno del vento. Al tempo stesso l’aquilone ha necessità di restare ancorato a terra. Senza una fune, una cordina che lo tiene a terra sarebbe spazzato via dalle correnti e lo perderemmo. Questa immagine molto semplice può rappresentare bene la nostra realtà, il nostro essere sposi, la nostra coppia, la nostra famiglia. L’aquilone è la famiglia. La tela che ricopre i due bracci sono i legami che intercorrono tra di noi. La tela ricopre tutto l’aquilone, lo tiene unito. E’ la nostra comunità familiare. Ma è nel segno della croce, composta dai due bracci, che trova fondamento e sostegno la nostra comunità familiare. Croce intesa non in modo negativo, come spesso la intendiamo, ma come potenzialità, capacità di dono, di farsi dono. Gesù sulla croce si è donato totalmente. Questo è il fondamento, ma non basta. Per volare ha bisogno del vento, del soffio dello Spirito Santo. Senza Grazia la nostra famiglia rimarrebbe a terra, non si alzerebbe di un centimetro. Rimarrebbe una realtà terrena. Anche una bella realtà, colorata e gioiosa, ma non sarebbe una famiglia capace di realizzare la profezia per cui è stata generata. La profezia deve essere visibile a tutti quindi abbiamo bisogno dello Spirito Santo. E’ lo Spirito Santo che ci dà la forza per andare in alto, per volare alti. Noi costituiamo la base, la tela, ci impegniamo a tenerla insieme, poi lasciamo però agire lo Spirito Santo. Perché l’aquilone non si disperda, non sia sbattuto qua e là, bisogna resti con i piedi per terra. Il filo che lo tiene ancorato a terra è fondamentale. Rappresenta la base naturale del nostro amore, le relazioni, la tenerezza, l’intimità, la cura dell’uno per l’altra. Lo Spirito Santo è il soprannaturale che giunge, ma non è una magia, ha bisogno dell’amore naturale dei due sposi che viene elevato e arricchito di doni, finalità e significato. L’amore dei due sposi è la base che tiene ancorato l’aquilone è fa si che non si disperda, che non voli troppo in alto. Permette che l’amore resti concreto e fatto anche di carne, e non che si distrugga in dannosi spiritualismi. Se riusciamo ad essere così, un aquilone che resta alto nel cielo e stabilmente ancorato a terra, ecco che diventiamo profezia. Le persone alzeranno lo sguardo per guardarci e vedranno Dio. Volgeranno lo sguardo verso il cielo. Perché questo è il grande miracolo della famiglia cristiana quando vive ciò che è. Contagia. Innamora all’amore. Parla di Dio senza dirlo. Fa rifiorire la speranza.

Antonio e Luisa.

1 puntata Chi è il profeta 2 puntata Gli sposi rivelano che Dio è amore 3 puntata L’amore di Dio: per primo, per sempre e per tutti 4 puntata Missionari dell’amore 5 puntata Lo Spirito: comandamento ed impulso.

Lo Spirito: comandamento ed impulso.

Dopo quanto scritto nelle precedenti puntate, ora possiamo sintetizzare e dare una risposta certa alle nostre domande esistenziali. Cosa ne faccio della mia vita? Perché tutta questa fatica? Che peso questa sofferenza. Come faccio a superare questa disgrazia? La risposta è solo una: vivi l’amore e diventa ciò che sei. Perfeziona sempre di più l’intima unione di vita e di amore con il tuo sposo o la tua sposa. Ogni famiglia, se la andiamo ad osservare nel vissuto particolare, è diversa ed è unica come le persone che la compongono. E’ diversa per componenti, per condizione sociale ed economica, per salute, per dinamiche interne e rapporti relazionali. Indipendentemente da tutte queste differenze, che caratterizzano e rendono uniche ogni famiglia, tutte hanno un denominatore comune: questa chiamata, questa missione che chiede di vivere l’amore in ogni specifica storia familiare. Questo significa che devo guardare alle altre famiglie, ammirarle, e gustare il loro amore, ma non devo cadere nel tranello di credere che per essere felice e realizzato nella mia relazione, nella mia missione, devo fare le loro stesse cose e vivere nello stesso loro modo. Noi sposi dobbiamo trovare la nostra santificazione, la realizzazione della nostra missione, partendo da ciò che siamo e da ciò che caratterizza la nostra famiglia. Magari non possiamo mostrare una famiglia perfetta. Viviamo sofferenze e dolore, ma attraverso quella situazione Dio può comunicare al mondo un aspetto del suo amore. Diventiamo profeti autentici e unici di una realtà che  possiamo mostrare e profetare solo noi. Ci sarà la famiglia che accoglie il figlio disabile nella gioia e nella gratitudine, la famiglia che si prende cura delle persone anziane e malate, la famiglia che vive il lutto, la famiglia che vive l’abbandono, quella che ha tanti figli e quella che non riesce ad averne. Tutte queste famiglie possono esprimere una caratteristica dell’amore divino. Sposi che portano una profezia diversa, ma espressione dello stesso amore che è immagine di quello di Dio. Tante piccole luci che unite in un’unica fiamma mostrano il volto di Dio. C’è la famiglia che nella difficoltà tira avanti, che non smette di crederci, che supera difficoltà importanti non perdendo mai l’unità, e che magari si sente terribilmente imperfetta rispetto ad altre che vede e che ammira. Quella famiglia può essere strumento di Dio per altre coppie che vivono situazioni similari. Quella famiglia può essere la profezia di un amore perseverante nelle difficoltà. Termino con un esempio che può chiarire questo concetto. L’amore di Dio è infinito, ma per praticità limitiamolo a qualcosa di contenibile seppur grandissimo. L’amore di Dio è come una riserva d’acqua contenuta all’interno del Monte Bianco. Come se il Monte Bianco fosse vuoto al suo interno e riempito di acqua. Ne può contenere una quantità grandissima. Il monte non è però un vulcano e non ha modo di far traboccare questa acqua. Ha bisogno di sorgenti. Noi famiglie cristiane (in primis) abbiamo questo compito, questa missione, far sgorgare l’amore di Dio che resterebbe altrimenti inutile e rinchiuso in un luogo inaccessibile. Credendoci e vivendo il nostro amore diveniamo sorgente che libera un rivolo d’acqua che può raggiungere persone e luoghi a noi sconosciuti. L’amore non ci appartiene, può solo essere donato e accolto.

Dobbiamo vivere l’amore che si riverserà sui figli, sui parenti, sugli amici, sulla comunità parrocchiale, nel luogo di lavoro. Questa è la nostra missione e impegno prioritario per la nostra vita. Invisibilmente, ma in modo percettibile e concreto il nostro amore potrà raggiungere tanti luoghi aridi e dissetarli con l’amore di Dio. Tanti luoghi che ne hanno una necessità impellente ed estrema.

Quindi per concludere cosa dobbiamo fare? Ascoltiamo ancora San Giovanni Paolo II in Familiaris Consortio:

Il dono dello Spirito è comandamento di vita per gli sposi cristiani, ed insieme stimolante impulso affinché ogni giorno progrediscano verso una sempre più ricca unione tra loro a tutti i livelli – dei corpi dei caratteri, dei cuori, delle intelligenze, e delle volontà, delle anime (cfr. Giovanni Paolo PP. II, Discorso agli Sposi, 4 [Kinshasa, 3 maggio 1980]: AAS 72 [1980], 426s), – rivelando così alla Chiesa e al mondo la nuova comunione d’amore, donata dalla grazia di Cristo.

Abbiamo detto in precedenza che siamo chiamati e mandati per questa particolare missione e profezia che Dio ci affida attraverso il sacramento del matrimonio. Lo Spirito Santo che ci è donato diventa comandamento di vita. Dobbiamo collaborare con lo Spirito Santo, accoglierlo in noi oppurre non possiamo vivere da sposi cristiani. Spirito che è sostegno, ma anche impulso, pungolo, provocazione che ci chiede un continuo progredire nel diventare ciò che siamo. Uno Spirito che ci chiede di svegliarci, di aprire gli occhi e di rimboccarci le maniche. Chi meglio dello Spirito Santo, che è unione e relazione può aiutarci a progredire nella nostra unione ed amore? Le coppie di santi che ci sembrano così perfette ed inarrivabili non sono più brave e migliori di noi, ma sono sicuramente più furbe. Hanno capito che dovevano lasciar fare allo Spirito Santo e così hanno raggiunto livelli altissimi. Cosa che tutt:i possono raggiungere se si fanno furbi come loro.

Chiara Corbella diceva: “Chiedo a Dio la Grazia di vivere la Grazia”. Chiara aveva capito e viveva in pienezza la sua missione. Era davvero molto furba e per questo aperta all’azione dello Spirito. Non era meglio di noi, o meglio lo era diventata perchè più furba di noi.

Antonio e Luisa

1 puntata Chi è il profeta 2 puntata Gli sposi rivelano che Dio è amore 3 puntata L’amore di Dio: per primo, per sempre e per tutti 4 puntata Missionari dell’amore