Aperti alla vita con responsabilità

Negli ultimi decenni la Chiesa ha modificato il proprio insegnamento per quanto riguarda i rapporti sessuali all’interno del matrimonio.

Lo Spirito Santo ha guidato la Chiesa a capire finalmente che il rapporto fisico tra gli sposi non è qualcosa da tollerare per permettere la procreazione e, quindi, qualcosa che abbassa l’unione tra gli sposi, ma al contrario è il gesto corporeo che più rappresenta l’unione fisica sponsale e che è sempre fecondo anche quando non è cercato per procreare.

La Chiesa ha modificato il concetto base che caratterizza il rapporto fisico da procreazione amorosa ad amore fecondo.

Fecondità è diversa da fertilità e la Chiesa lo sa bene. Si è fertili solo quando si genera una nuova persona, si è fecondi quando si cresce nell’amore, sia quindi generando un figlio, sia generando amore tra gli sposi e amore degli sposi verso Dio, verso i figli che già ci sono e verso l’esterno.

Giovanni Paolo II, proseguendo la strada del Concilio, ha prodotto quella meraviglia che è la teologia del corpo, che riprende e approfondisce queste tematiche.

La donna è fertile solo per due giorni al mese. Se Dio avesse voluto che in ogni rapporto ci fosse il concepimento l’avrebbe resa fertile sempre. Il rapporto fisico è importante quindi non solo per la procreazione, ma anche perché unisce sempre più gli sposi e li fa crescere in un amore sempre più vero e casto. Non a caso nella Chiesa si sente sempre più spesso parlare di procreazione responsabile. Responsabile non significa fare pochi figli, ma il numero che nel discernimento pensiamo di poter crescere dignitosamente. Per qualcuno un solo figlio può bastare, per altri 10 sono pochi. Non siamo tutti uguali.

Aperto alla vita, ma responsabile verso la vita. Come fare? I metodi naturali sono l’unica risposta che a livello generale la Chiesa offre.

Metodi che vengono spesso criticati e mistificati ma che hanno, se ben applicati, una percentuale di successo che non si discosta dai metodi anticoncezionali. I metodi naturali aiutano a conoscere il corpo della donna e a rispettarlo. Aiutano l’uomo ad aspettare e a imparare il dominio di sé per non essere schiavo degli istinti, per saperli gestire e indirizzare al bene e al dono. Le statistiche lo dicono: la maggior parte delle coppie sono molto attive, dal punto di vista sessuale, i primi tempi della relazione, ma con il passare degli anni riducono il numero di rapporti fino ad arrivare al deserto. Le coppie che vivono la castità non hanno rapporti durante il fidanzamento, imparando a gestire il proprio corpo, e durante il matrimonio non subiranno crisi in questo ambito, perché il loro donarsi o meno non dipende da un istinto, ma il desiderio è basato su altro, sulla roccia dell’amore vero che si fonda su anima e corpo, su cuore ma anche testa e volontà. La libertà che Gesù ci dona nel matrimonio è anche questa, di non essere schiavi di noi stessi, ma di essere Re, perché lui con il battesimo e il matrimonio stesso ci ha fatto di stirpe regale, ci ha fatto Re, sacerdoti e profeti del suo amore.

Antonio e Luisa

 

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