Il nostro cuore parla attraverso il corpo

C’è qualcosa di profondamente affascinante nella mistica cristiana. Nella mistica del corpo. Siamo davvero una meraviglia. Il corpo, che per tanti secoli, è stato trattato come un peso, come qualcosa che impedisce una elevazione spirituale, è in realtà ciò che ci permette di dare voce allo spirito. Il corpo permette di dare un volto all’amore. Cosa che non sarebbe possibile senza.

Dio ci ha fatto perfetti proprio perchè siamo sessuati ed abbiamo un corpo. Molti pensano invece che Dio ci ha fatto perfetti nonostante il nostro corpo. Già perchè le passioni, gli istinti, le pulsioni sono spesso associate al peccato e all’egoismo. Che è vero. Non perchè le passioni e le pulsioni siano qulacosa di sbagliato ma perchè quelle pulsioni vanno educate per aprirsi all’altro/a nella verità e non per usarlo. San Giovanni Paolo II in una delle sue famose catechesi sulla Teologia del Corpo ebbe a dire

Il corpo nella sua mascolinità e femminilità, è “dal principio” chiamato a diventare manifestazione dello spirito. Lo diviene anche mediante l’unione coniugale dell’uomo e della donna, quando si uniscono in modo da formare «una sola carne

da Uomo e donna lo creò

Il nostro corpo non è quindi una prigione come sostengono alcune filosofie orientali. Il nostro corpo è invece una porta, un ponte, un trasmettitore. Chiamatelo come volete. Il corpo è quella parte di noi che ci permette di mostrarci nella nostra integrità di persona.

Capite bene che diventa fondamentale nelle relazioni umane. Noi siamo il nostro corpo e possiamo attrtaverso di esso aprirci e mostrarci all’altro/a. Possiamo amarci. C’è una corrente spiritualista all’interno della Chiesa che non ha recepito questa funzione fondamentale del corpo e continua a ritenere che ciò che conta sia l’amore delle anime (intendono quello spirituale ed oblativo). Si vogliono bene, non fanno nulla di male. Per questo alcuni sacerdoti tendono a sottovalutare tante espressioni “d’amore” false del corpo. Rapporti prematrimoniali, rapporti omosessuali, masturbazione e così via diventano espressioni accettate perchè l’importante è che siano spinte dall’amore. Quale amore? Verrebbe da chiedere.

Questo modo di vivere la sessualità falso non può che entrarci dentro e toccare la nostra anima, ferirci profondamente, farci sentire usati e non amati. Quando tocchiamo il corpo di una persona stiamo toccando tutta la persona, non solo un involucro. Tutto ciò che viviamo attraverso il corpo tocca profondamente il nostro cuore. Lo riempie di amore, se quel gesto vissuto attraverso il corpo è vero, lo svuota d’amore se quel gesto è falso.

Un amico sacerdote, quando gli ho accennato della castità, mi ha risposto: la castità non è importante. Ciò che conta è incontrare Cristo. Sono d’accordo che incontrare Cristo sia fondamentale, ma poi, se non abbiamo un cuore puro, uno sguardo puro, un corpo che trasmette l’amore e non l’egoismo, difficilmente resteremo con Gesù. Ci allontaneremo sempre più da Lui e presto non sarà che un lontano ricordo.

Il nostro corpo è un’opportunità straordinaria che noi abbiamo per fare un’esperienza unica nell’incontro profondo e completo con un’alterità. Attenzione però! C’è verità solo quando cuore e corpo esprimono entrambi lo stesso amore. Non basta sentire di amare l’altro/a per rendere puri e autentici gesti che non lo possono essere. Il sesso non è sempre buono, non è sempre amore, anche se desiderato da entrambi. Il cuore parla attraverso il corpo. Nel sesso dice sono tua/o, siamo una cosa sola, tu sei l’unico/a per me. Capite bene che il cuore sta dicendo la verità, attraverso quel gesto del corpo, solo se si tratta di un uomo e di una donna che si sono promessi amore per sempre nel matrimonio.

Antonio e Luisa

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp 

Iscrivetevi al canale Telegram

Per acquistare i nostri libri L’ecologia dell’amore o Sposi sacerdoti dell’amore

L’amore appassionato è casto!

Oggi mi fa davvero piacere poter presentare una breve recensione di un libro. E’ scritto da un ragazzo del 1998. Un libro che è una testimonianza forte dove si racconta una storia d’amore. Più precisamente Filippo racconta come ha deciso di vivere il suo fidanzamento con Giulia. Voglio citare anche lei perchè se Filippo ha scritto certe cose è perchè lei le ha condivise con lui. Già perchè questo libro parla di castità.

Castità è una parola che spesso è usata con un’accezione negativa. Castità significa per tanti, non poter fare, non essere liberi di amare, non lasciarsi trasportare dal sentimento e dalle emozioni. Ancor di più la castità può essere avvertita come castrante dai giovani come Filippo e Giulia, che provano emozioni e sentimenti fortissimi sopratutto quando si tratta di amore e di essere innamorati.

Mi sento di ringraziare Filippo proprio per questo. La sua testimonianza è dirompente perchè riesce a trasmettere bellezza in ogni pagina che ho letto. Nel suo libro non ho mai letto un’accusa verso chi sceglie altri stili di vita. Non ho mai letto parole di condanna o di biasimo. Non si è mai posto al di sopra di nessuno. Con la gioia di una vita vissuta nella verità e nella fede, ha semplicemte raccontato la sua scelta, dandone le ragioni.

Credo che tutto il libro sia davvero affascinante. A partire dalla copertina dove sono raffigurati Filippo e Giulia. Sono belli, bellissimi. Certo tutti i giovani lo sono, ma loro hanno qualcosa in più. Il loro sorriso parla. Il loro sorriso ci conferma che ciò che Filippo ha raccontato è davvero una scelta di pienezza e di gioia vera.

Non è un cammino semplice. L’autore non lo nasconde. Se fosse facile vivere un fidanzamento casto significherebbe che qualcosa non va. Come si fa a non desiderare di vivere un gesto meraviglioso come l’amplesso con la persona che più desideriamo e che più amiamo? Filippo non nega di avere questo desiderio. Vuole però che quel gesto tanto bello diventi un’esperienza di completezza, di purezza e di verità. Non vuole rovinare quel momento che tanto desidera rendendelo qualcosa di falso, dove non c’è armonia tra cuore e corpo. Per questo serve però tanta preghiera e una vita abitata da Gesù.

Mi sono appassionato così tanto a questo libro forse perchè Filippo ha scritto il libro che avrei scritto anche io. Lui lo ha fatto però a 22 anni. Ha dimostrato una maturità e un dono dell’intelletto (dono dello Spirito Santo che permette di comprendere la volontà di Dio) non comuni. Condivido ogni parola che ha scritto. Alla sua età ero molto più indietro. Se ho mantenuto la castità è solo merito di Luisa che mi ha sempre respinto. Ho vissuto la castità un po’ come una scelta obbligata. L’ho fatto per lei. Piano piano, però, ho compreso l’importanza di questa scelta e oggi le sono grato di avermi detto di no.

Ecco, oggi dopo 18 anni di matrimonio, mi sento di dire a Filippo che non si sta illudendo. Ciò che sta costruendo oggi nel suo fidanzamento sarà un tesoro che si porterà nel matrimonio e che permetterà a lui e Giulia di vivere una relazione matrimoniale che sarà meravigliosa, anche nel loro incontro intimo. Non si stancheranno mai, come avviene purtroppo per tante coppie, perchè avranno saputo educarsi a vivere la tenerezza e la loro sessualità come un vero incontro d’amore, dove donarsi ed accogliersi nella verità e nella reciprocità. Usando le parole con cui Filippo termina il libro:

La purezza se ben intesa non toglie il desiderio di fare sesso con chi amiamo, ma anzi lo accende se la nostra vocazione è quella di condividere tutta la vita con lui

Credo che questo libro vada fatto leggere ai nostri ragazzi, regalato ad amici con figli adolescenti e ai nostri sacerdoti. I giovani vogliono qualcosa di grande, forse leggendo questo libro potranno comprendere quale sia la strada da intraprendere in un mondo che banalizza il sesso e punta sempre ad accontentarsi del minimo per paura di rischiare.

Ragazzi abbiate coraggio! Come Filippo e Giulia decidete di essere trasgressivi. La vera rivoluzione è la castità.

Per acquistare il libro IBS Amazon

Antonio e Luisa

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp 

Iscrivetevi al canale Telegram

Per acquistare i nostri libri L’ecologia dell’amore o Sposi sacerdoti dell’amore

Per iscrivervi al canale youtube cliccate qui

L’intimità ha bisogno del suo tempo

Ci sono tanti libri e tanti esperti che ci raccontano come uomo e donna siano diversi. Sono diversi non solo nel corpo. Sono diversi nella psiche, nella sensibilità, nel modo di vivere anche la sessualità. Lo dice la scienza. Con il tempo e con questa attività di blogger improvvisati (che però sta diventando un secondo lavoro) abbiamo raccolto le confidenze di tante persone. Uomini e donne che hanno trovato in noi qualcuno a cui confidare problemi e preoccupazioni. Questo articolo è una risposta molto sintetica e generale ad un problema che abbiamo riscontrato essere comune a tanti.

Ci siamo accorti che spesso in ambito sessuale tanti problemi nascono proprio dalla diversità uomo-donna. Uomo e donna hanno difficoltà a comprendere come l’altro/a viva la sessualità. Soprattutto come ami viverla in modo diverso da lui/lei. Anche nei tempi. E non si tratta di un dettaglio. La donna ama i preliminari, ama sentirsi al centro delle attenzioni del proprio uomo. Ama essere accarezzata, baciata, toccata. Ama sentire parole dolci e cariche di desiderio nei suoi confronti. La donna ama il tempo dei preliminari.

L’uomo no. L’uomo ha spesso fretta. L’uomo durante il rapporto vuole andare subito al sodo. Per l’uomo spesso esistono due sole parti del corpo della donna che sono interessanti, anzi tre: sedere, genitali e seno. Per molti uomini durante il sesso non esiste altro. L’uomo spesso desidera la cosiddetta sveltina: pochi minuti e poco impegno.

Capite bene che così non va. La donna ha bisogno di altro. Ha bisogno di tempo che le faccia accrescere il desiderio e che le permetta di abbandonarsi al marito. Capite ora come nasce l’insoddisfazione sessuale? Certo è una delle molteplici cause. Importante però. Il tutto è spesso aggravato dalla mancanza di dialogo su questi temi. Per l’uomo se lei non dice nulla va tutto bene. Invece lei si sente sempre più lontana dal marito. Si sente usata. Si sente incompresa. Non si sente appagata da una sessualità di questo tipo.

Cosa fare allora? Se c’è un problema parlatene. E poi donne, abbiate il coraggio di dire a vostro marito cosa vi piace e cosa non vi piace. Voi mariti abbiate la sensibilità di comprendere come la donna abbia bisogno di essere amata e messa al centro anche durante il rapporto sessuale. Cercate di vivere dei preliminari lunghi. cercate di goderne e di abbandonarvi anche voi alla tenerezza. Non c’è bisogno di correre. Il sesso è bello quando è vissuto fino in fondo e per farlo serve il giusto tempo e anche il giusto impegno. Che cosa volete voi? Unirvi a vostra moglie o scaricarvi su di lei? E’ un po’ brutale detto così, ma rende l’idea.

Se sarete capaci di mettere l’altro/a al centro tutto sarà più bello. Tu donna sarai capace di apprezzare la fatica che l’uomo farà per non essere troppo precipitoso, per darti il tempo di cui hai bisogno, e tu uomo non correrai e cercherai di preparare al meglio la tua sposa godendo di tutto il suo corpo e non solo di tre parti di esso. Quello che entrambi ne avrete in cambio sarà una intesa meravigliosa che vi permetterà di sperimentare un piacere completo dato non solo dalle sensazioni del piacere fisico ma anche dal dono che siete stati capaci di farvi vicendevolmente.

Antonio e Luisa

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp 

Iscrivetevi al canale Telegram

Perchè è così difficile fare l’amore?

Quando il sesso va bene, conta il dieci per cento in una relazione.

Quando va male, rappresenta il novanta per cento della relazione.

(Michael Broohs)

Perché per tante persone è così difficile fare l’amore? Perchè è così difficile abbandonarsi ad un gesto che dovrebbe essere la più grande e bella espressione concreta del loro amore? I corpi nell’intimità fisica diventano manifestazione di un’unità che i due sposi dovrebbero sentire nei loro cuori.

Ci sono tanti motivi. Escluse cause fisiologiche e ormonali mi soffermo su una dinamica fondamentale da cui la coppia non può non essere condizionata. Nell’intimità ti porti tutto. Non è questione solo di corpo, solo di gioco e di divertimento. Il corpo diventa davvero modalità per manifestare tutta la persona nella sua complessità e tutta la relazione sponsale.

Nell’intimità ti porti tutto e costa fatica portarsi tutto, se questo tutto è pesante. Costa fatica abbandonarsi. Costa fatica alla donna senz’altro che, anche per come è fatta fisicamente, è quella che più deve accogliere, ma è difficile anche per l’uomo che fa fatica ad essere tenero quando ci sono tensioni e problemi. Nell’intimità ti porti le piccole e grandi tensioni che nascono dalla convivenza, ti porti le famiglie di origine quando queste si intromettono troppo, ti porti le parole sbagliate, ti porte le indifferenze e le incomprensioni. Ti porti tutti gli errori che nella coppia si fanno.

Come fare allora? Si pensa spesso che il sesso possa allegerire la coppia. Questo può funzionare (in apparenza) all’inizio, ma poi quando passano gli anni, arrivano i figli, aumentano le responabilità e i piccoli e grandi rancori non perdonati si stratificano uno sull’altro, il sesso non basta più. Non solo non basta ma sparisce. Costa troppa fatica e non c’è desiderio. Allora si smette di farlo facendo finta che non sia così importante. Invece è importante si.

L’errore sta proprio a partire dal sesso. Bisogna invece partire dalla relazione. Ritrovarsi, riguardarsi, dialogare. Soprattutto perdonarsi, ma perdonarsi davvero. Solo così si potrà alleggerire la relazione e di conseguenza rendere più semplice l’incontro dei cuori e dei corpi. La medicina è’ semplice da trovare, ma difficile da mettere in pratica. Dare acqua e sole alla pianta del nostro amore. Dare l’acqua della tenerezza, anche se non viene spontaneo farlo. Senza guardare quello che fa o non fa l’altro/a. Decidersi e farlo. Senza desistere o scoraggiarsi. E poi lasciarsi curare dai raggi del sole del perdono. Perdonarsi, farlo tutte le sere, anche per le piccole cose, magari nel calore di un abbraccio.

Così il peso del rancore e delle tensioni pian piano si alleggerirà. Ora non vi resta che alleggerire il peso delle giornate piene di lavoro e di impegni familiari. Altrimenti arriverete a sera che sarete distrutti e non avrete voglia di fare nulla se non di dormire. Trovate tempo di qualità. Trovate significa che va trovato a discapito di altro. Prendetevi un giorno di ferie e dedicatelo a voi. Non è un giorno buttato. Non potrebbe essere tempo speso meglio.

Antonio e Luisa

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp 

Iscrivetevi al canale Telegram

Per acquistare i nostri libri L’ecologia dell’amore o Sposi sacerdoti dell’amore

Per iscrivervi al canale youtube cliccate qui

Se non ci desideriamo allo stesso modo?

Cosa accade quando uno dei due ha più desiderio di unirsi all’altro/a? Sono questioni che sembrano secondarie e poco importanti, ma non è così. Ricordiamo che stiamo parlando di amore e in particolare di sesso e il sesso, in un rapporto di coppia, non è mai un argomento trascurabile. Innesca sempre delle dinamiche che è bene conoscere per non soffrire.

Partiamo da un’ evidenza: chi ha più desiderio è sempre disponibile chi ne ha meno non è sempre disponibile. Quindi chi decide quando fare l’amore è sempre quello che lo desidera meno. Claudia (nell’ultima diretta) ha ben spiegato che, a volte, la mancanza di desiderio nasconde una volontà di voler controllare la relazione da un punto di vista emotivo e psicologico, ancor prima che fisico.

Quindi è bene farsi queste domande all’interno della coppia. Perchè io ho meno desiderio di te? E’ importante comprenderlo proprio per disinnescare dinamiche sbagliate dove l’amore c’entra poco e il sesso diventa un modo per avere il controllo sull’altro/a. Attenzione! Non sempre sono atteggiamenti consapevoli. Per questo è basilare affrontare il problema. Naturalmente questa è solo una delle possibili cause. Una, però, delle meno conosciute, ma delle più comuni.

Ci sono tante altre possibili cause. Ci sono persone che fanno fatica a lasciarsi andare al piacere e al godimento. Che sono più concentrate sul dovere. Magari che sono state educate in maniera molto rigida e repressa. Ci sono persone ferite. Chi è ferito fa una gran fatica ad abbandonarsi perchè perde il controllo. E nella sessualità, quando ci si abbandona davvero, si perde davvero il controllo. Quindi attenzione a giudicare se stessi o l’altro/a quando c’è carenza di desiderio. Il desiderio non è qualcosa di cui abbiamo il pieno controllo.

Anche io ho sofferto i primi anni di matrimonio per questo. Avevo, ed ho tuttora, molto più desiderio di Luisa. Ci stavo male. Luisa era molto rigida e incapace di abbandonarsi. Con il tempo ho imparato ad apprezzare il suo sincero desiderio di avere desiderio. Scusate il gioco di parole. Questo mi ha fatto sentire profondamente amato. Perchè sapevo che lei desiderava davvero vivere bene anche la sessualità con me.

E’ stato un cammino. Liberare la nostra relazione dai confronti tra me e lei ci ha permesso di fare grandi passi avanti. Io ho imparato a corteggiarla sempre meglio per attirarla a me. Ho imparato ad apprezzare il suo impegno ad abbandonarsi. Anche lei si è progressivamente abbandonata. Si è abbandonata perchè si è sentita amata e si è sempre più fidata. Il matrimonio è stata la carta vincente. Una relazione in cui si mette tutto. Per questo il matrimonio è una continua crescita nell’amore. Anche nell’amore fisico.

Antonio e Luisa

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp 

Iscrivetevi al canale Telegram

Per acquistare i nostri libri L’ecologia dell’amore o Sposi sacerdoti dell’amore

Per iscrivervi al canale youtube cliccate qui

Il piacere è nell’unione

Ciao Antonio e Luisa. Vorrei restare anonima. Una domanda molto personale. Mio marito mi chiede, durante il sesso, di fare cose che non mi piacciono e non penso siano sane. Il sesso anale è una di queste. Lui dice che io sono bigotta e che tutti fanno queste cose. Cosa posso fare?

Carissima c’è sicuramente un problema. Se tuo marito nell’intimità non trae soddisfazione dall’unirsi a te, ma da pratiche sempre più spregiudicate e, consentimi, deviate, c’è un problema. Non sei bigotta. Neanche io voglio fare il bigotto, quello che giudica i comportamenti sessuali delle persone, solo perchè si discostano da quello che prescrivono i manuali di morale. Non credo neanche che i manuali in questione trattino così nello specifico questi argomenti. Almeno io non ne sono a conoscenza. C’è però una domanda fondamentale che ogni coppia si deve porre. Lo deve fare per la propria felicità e realizzazione.

Abbiamo desiderio di unirci all’altro/a, di vivere un’esperienza meravigliosa attraverso il corpo che ci faccia sperimentare fusione e comunione , oppure cerchiamo altro? Cerchiamo di mettere in pratica delle fantasie che abbiamo nella nostra testa, fantasie generate e nutrite da tutta la “cultura” pornografica che ci circonda e che spesso cambia e influenza in modo radicale la nostra idea di sessualità e di sesso? Detto in altre parole: l’unione intima con l’altro/a è il fine oppure un mezzo attraverso cui possiamo dare concretezza a quanto abbiamo visto fare da altri? Detto ancora in modo più chiaro: vogliamo amare o usare l’altro/a?

Dopo tutta questa premessa permettimi di arrivare ad una ovvia conclusione. Chi cerca di usare l’altro/a per ricercare il piacere solo nell’atto sessuale, non ne sarà mai pienamente soddisfatto e cercherà di andare sempre un po’ più oltre per sperimentare nuove modalità. Anche nei matrimoni, lo so per certo, è sempre più presente il sesso anale, perfino, in certi casi, lo scambio di coppia, oppure altro ancora. Non trovando una soddisfazione che può venire solo da un rapporto vissuto per unirsi in una comunione profonda all’altro/a, si cercherà di andare sempre un po’ oltre, illudendosi di avvicinarsi a un piacere da cui ci si sta invece allontanando. Non di rado questo modo di vivere la sessualità porterà la coppia nel tempo all’astinenza e al deserto sessuale. Spesso a lasciarsi. Perchè si rimane delusi e, solitamente, ci si accusa a vicenda.

Faccio un esempio. La nostra amica Luisa è ginecologa. Molto spesso ci rivolgiamo a lei per chiedere consigli ed aiuto quando non sappiamo bene cosa rispondere a certe domande. Lei ci ha confidato che sono sempre di più le donne che durante le visite si lamentano del marito o del compagno. Una lamentava l’insistenza del marito ad avere un rapporto anale con lei. Siate sinceri/e: secondo voi lui voleva unirsi a lei oppure usarla per mettere in pratica fantasie pornografiche? Io non credo ci siano dubbi.

Quindi tornando alla tua domanda ti rispondo chiaramente. Abbi la forza e il coraggio di dire no. Lo devi fare per te, per lui e per la vostra relazione. Parla con lui, iniziate un vero percorso insieme di recupero, che vi porti a vivere il rapporto per quello che è: la modalità più bella e più concreta che abbiamo noi sposi per esprimere attraverso il corpo l’unità dei nostri cuori. Riappropriatevi di una sessualità sana dove il piacere non viene da pratiche sempre più spregiudicate (piacere effimero, che dura molto poco e che non soddisfa mai fino in fondo, se e quando c’è) ma dal vostro amore che viene nutrito in una relazione fatta di tenerezza, cura e dono reciproco. Non c’è nulla di più bello che vivere un rapporto intimo che si consuma (si porta a compimento) nell’abbraccio dei corpi e nello sguardo reciproco che arriva dritto al cuore dell’altro/a. Questo è il vero piacere, molto più grande di un orgasmo provocato da una fantasia, che non unisce ma che rende sempre più soli e distanti.

Antonio e Luisa

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp 

Iscrivetevi al canale Telegram

Per acquistare i nostri libri L’ecologia dell’amore o Sposi sacerdoti dell’amore

Per iscrivervi al canale youtube cliccate qui

Non desidero fare l’amore con mio marito. Sono sbagliata?

Abbiamo ricevuto una domanda. Rispondiamo pubblicamente perchè crediamo possa essere di aiuto a tanti. Si può migliorare la nostra relazione intima solo se riusciamo a comprendere le cause che non ci permettono di vivere questo gesto in pienezza.

Ciao Antonio e Luisa, vi seguo da alcuni mesi e sono molto scossa da alcuni vostri articoli. In particolare quando raccontate il sesso in quel modo così bello. Devo dire che provo un po’ di invidia e di tristezza. Per me non è così. Non trovo piacere nel rapporto fisico con mio marito e cerco di rimandarlo più possibile. Sono forse sbagliata? Sono una cattiva moglie?

Carissima, non sei sbagliata e non sei una cattiva moglie. L’amplesso è un gesto che è parte di una relazione. Per cui quando non funziona la causa è da cercare non in una persona, ma nella relazione stessa, alla quale prendete parte in due. Quello che tu racconti non è inconsueto, è qualcosa che accade spesso in una coppia di sposi. Senza andare a cercare le responsabilità bisogna però trovare le cause. Non per giudicare l’altro o giudicarsi, ma per porre rimedio. Non è mai troppo tardi.

Perchè una donna non prova desiderio? Cercherò ora di riportare le principali cause, le più comuni, sperando di poterti essere d’aiuto.

  1. La donna non si sente amata. A letto è molto difficile far finta. Se ci sono problemi è davvero la cartina al tornasole di tutta la relazione. La donna ha bisogno di vivere il gesto sessuale come culmine di un corteggiamento continuo da parte del suo uomo. Il matrimonio spesso porta con il tempo un rilassamento tra i due sposi. Ormai sono sposati non serve curare la relazione. Ci si dà per scontati. E’ strano questo. Siamo nell’epoca del divorzio breve eppure mentalmente diamo per scontato l’altro. E’ facilissimo cadere in questa dinamica. Non va assolutamente bene. Come dice Papa Francesco, il matrimonio è come una pianta, va curata ogni giorno. Altrimenti secca e muore. Così è la nostra relazione. Se la donna si sente desiderata dal marito solo quando questo vuole consumare un rapporto, beh non proverà nessun desiderio di accontentarlo
  2. Marito e moglie non sanno fare l’amore. Vi sembra strano? Vi viene da ridere? Eppure è così. In una società ipersessualizzata, dove tutto parla di sesso, sono sempre meno le persone che hanno una conoscenza adeguata dell’anatomia e della fisiologia del corpo dell’uomo e della donna. La pornografia diventa strumento di educazione sessuale per moltissimi giovani che cercano di replicare ciò che vedono nei video pornografici. Ecco, quella è macelleria, non c’entra nulla con una sessualità sana. Quanti sanno ad esempio che la vagina di una donna può essere profonda non più di 10/11 cm, quando è eccitata? E’ importante saperlo visto che il pene dell’uomo solitamente è più lungo e, a differenza di ciò che insegna la pornografia, farlo entrare tutto porta alla donna assenza di piacere se non addirittura dolore. Quanti sanno che la donna necessita dei preliminari per lubrificarsi e permettere al suo organo sessuale di essere pronto ad accogliere? Quanti sanno che il rapporto vissuto in modo violento e aggressivo di solito non permette alla donna di provare alcun piacere? Purtroppo molti, troppi, non sanno fare l’amore. Non solo, di solito, quando ciò accade la donna si accusa di essere responsabile, di essere frigida e incapace. Quanti danni fa la pornografia!
  3. Spesso non è mancanza di desiderio ma solo stanchezza! Questo riguarda uomo e donna. Forse riguarda un po’ di più la donna. Iniziare un rapporto sessuale non è sempre spontaneo e naturale. Non nascondiamoci. Il menage familiare tende ad allontanarci. Siamo presi da mille preoccupazioni ed impegni e la sera non ci sono quasi mai i presupposti e la predisposizione mentale. Non è mancanza di desiderio in questo caso, ma solo stress e stanchezza. C’è una regola non scritta nel sesso. Più si fa (bene) e più si desidera farlo. Ecco spesso basta cominciare e poi arriverà anche il desiderio e il piacere. Meglio ancora se si riesce a trovare un momento di qualità. Magari non alle tre di notte quando finalmente i pargoli russano e non rompono. Cercate il momento giusto. Io prendo permessi al lavoro quando so che Luisa è a casa la mattina.

Antonio e Luisa

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp 

Iscrivetevi al canale Telegram

Per acquistare i nostri libri L’ecologia dell’amore o Sposi sacerdoti dell’amore

Per iscrivervi al canale youtube cliccate qui

La castità ci ha preparato al matrimonio (2 parte)

Se volete leggere la prima parte cliccate qui

Antonio e Luisa: cosa abbiamo imparato da questa nostra esperienza? Uomo e donna sono diversi. La castità dipende soprattutto dalle donne. Non sempre è così ci sono certamente delle eccezioni. Fisicamente gli uomini sono portati a pensare spesso al sesso. Hanno in testa solo quella cosa lì? Ebbene sì. Lo dice la scienza. L’uomo dal momento della pubertà cresce nel desiderio sessuale di 20 volte, la donna solo di due. L’uomo pensa al sesso in media 19 volte al giorno. La donna molte di meno. Questo secondo una recente ricerca americana. E questo è normale. Questa evidente differenza sessuale tra uomo e donna ci dice due realtà:

  • La vera prova d’amore non è l’uomo che può chiederla alla donna, ma è la donna che non solo può ma deve chiederla al suo amato. Una donna è molto affascinata e si sente amata e rispettata quando il suo uomo è capace di controllare la bestia che c’è in lui. Desidera ardentemente l’incontro fisico, ma è capace di dire con le parole e con l’atteggiamento: ti voglio così bene che sono disposto ad aspettare perché tu lo desideri. Se capisse anche che vivere quel gesto prima del matrimonio sarebbe una menzogna, sarebbe il top. Ma ci può arrivare per gradi. Per Antonio è stato così. L’ha compreso dopo.
  • La castità dipende soprattutto dalla donna. E’ la donna che deve contenere l’uomo. Lo dice come siamo fatti. Venti volte contro una; ricordate? Molte donne hanno paura di non essere accettate se dicono di no. Credono che in fin dei conti vada bene così, vi ripetiamo che non vogliamo giudicare chi fa scelte diverse, ma raccontiamo la nostra testimonianza, di come Luisa mi ha conquistato. Dicendomi di no mi ha fatto comprendere il suo valore e gliene sono grato La fatica è rimasta, continuavo ad essere attratto da lei e a desiderarla, ma ero sempre più affascinato da questa scelta. Per la prima volta sperimentavo con una donna una profondità, una consapevolezza e una ricchezza che fino ad allora non credevo fosse possibile. Per la prima volta comprendevo quanto preziosa fosse lei per me e quale significato avesse l’amplesso nella relazione tra un uomo e una donna. Non sono arrivato a comprenderlo da solo. Devo ringraziare padre Raimondo Bardelli che mi ha aiutato a capire come la castità non fosse una frustrazione da subire, ma al contrario fosse la consapevole preparazione del terreno. Attraverso la castità io e Luisa ci stavamo preparando a cogliere i frutti del nostro amore il giorno delle nozze. Ha cambiato la mia prospettiva. Non stavo rinunciando a qualcosa che avrei potuto avere subito, ma stavo rinunciando a un piacere immediato per averne, al tempo giusto, il centuplo. E così è stato.

Quindi nel fidanzamento casto non c’è contatto fisico? Cosa è giusto fare nel fidanzamento? Parlare la tenerezza. Tenerezza che si concretizza nei baci, negli abbracci, nelle carezze e in tutte le manifestazioni caste che ci possono essere. Parlare quindi il linguaggio proprio della stato in cui i due amanti si trovano. Uno stato provvisorio che non contempla ancora il dono totale del corpo. E’ pazzesco come le nostre relazioni siano costruite sbagliate. Fin dall’inizio. Nel fidanzamento si sperimenta il sesso in tutte le sue manifestazioni e poi, nel matrimonio, non si è più capaci di desiderarlo e di viverlo. Per tanti, dopo alcuni anni, si aprono le porte del deserto sessuale. Cosa succede? Semplice. Si è capaci di parlare un linguaggio solo. Quello dell’amplesso e dell’incontro intimo. Non si è usato questo periodo di conoscenza, il fidanzamento, per perfezionare tutti gli altri linguaggi. Anche quando ci sono, baci, carezze, abbracci e attenzioni sono sempre finalizzati a concludersi nell’amplesso. Nel matrimonio non c’è tutto il tempo, la voglia e il desiderio per queste manifestazioni di amore tenero e concreto. C’è tanto altro a cui pensare e che ci occupa il tempo. Nel fidanzamento invece, almeno di solito, c’è molto più tempo. Nel matrimonio serve impegnarsi. Serve parlare il linguaggio della tenerezza anche quando per tanti motivi non è possibile arrivare all’amplesso. Figli, gravidanze, metodi naturali, mancanza di tempo e di forze, rendono l’incontro intimo non più così semplice da cercare e desiderare. Qui bisogna attingere a quanto imparato nel fidanzamento. Solo se nel fidanzamento ci si è educati a parlare diversi linguaggi d’amore, trovando gratificazione e piacere in quelle stesse manifestazioni, senza quindi renderle finalizzate e usate al solo fine di raggiungere il piacere sessuale, si potrà affrontare con i giusti strumenti il matrimonio. Solo così i momenti di astinenza non saranno momenti di aridità e di distanza tra gli sposi, ma saranno periodi di corteggiamento e di tenerezza. Periodi altrettanto dolci e belli e, cosa più importante, fecondi. Utili a mantenere e ad alimentare la fiamma del desiderio. E’ fondamentale educarsi a questo modo di vivere l’amore. Se non si impara poi è difficile. Quando verrà per tanti motivi a mancare l’incontro sessuale si perderà il desiderio di vivere altre modalità e tutto diventerà povero e senza gioia. Un circolo vizioso che porterà sempre più in basso fino alla completa distanza emotiva, affettiva e sessuale tra gli sposi. Capite l’importanza di imparare la tenerezza nel fidanzamento. Non è una richiesta assurda, ma una base necessaria sulla quale costruire tutta la casa del nostro matrimonio. Se volete un matrimonio santo imparate a vivere questi gesti come parte meravigliosa del vostro rapporto. A volte condurranno all’amplesso e altre volte no. Saranno comunque momenti di meravigliosa e feconda unità. Lo saranno però solo se avrete imparato a viverli in modo autentico. Il fidanzamento è la prima scuola per educarsi a questo atteggiamento importantissimo.

Antonio e Luisa

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp

Per acquistare il libro Sposi sacerdoti dell’amore cliccate qui

Per acquistare il libro L’ecologia dell’amore cliccate qui

Iscrivetevi al canale Telegram

Iscrivetevi alla nostra pagina facebook

Iscrivetevi alla pagina facebook dell’intercomunione delle famiglie

Curo tante coppie distrutte dalla pornografia

Oggi proseguiamo l’intervista con il dott. Piergiorgio Casaccia (qui la prima parte), medico specializzato in sessuologia che collabora con il nostro blog da alcuni mesi.

Piergiorgio tu affermi che un problema sessuale, come può essere la pornografia, non riguarda solo uno dei due partner ma entrambi. Certo, chi ha un problema va aiutato, ma non basta. Anche l’altro/a è una persona che è stata ferita dal comportamento del coniuge. Il rapporto tra i due va ristabilito in un clima di amore, complicità e fiducia. Cosa ci puoi dire?

Questione molto interessante, provo a risponderti. Nelle coppie che ho seguito, spesso c’era l’uomo che era inquinato dalla pornografia. Bisognava ricostruire il rapporto di coppia. Bisognava ricostruire il matrimonio. Prima di tutto sfatiamo un mito. Non sono solo gli uomini che consumano pornografia, ma spesso sono donne. In un terzo dei casi circa. Conseguenza tristissima è che l’uso di pornografia spesso è causa di divorzio. Uno studio degli avvocati americani pubblicato nel 2010 evidenzia come il 57% dei divorzi è dovuto direttamente o indirettamente all’uso di pornografia. E’ uno studio importante che fa capire come la pornografia incida profondamente sul rapporto di coppia. Poniamoci nei panni della moglie. Cosa prova una donna che scopre che il marito fa uso di materiale pornografico? Ovviamente si sente tradita. Viene a crollare completamente la fiducia. E’ come un tradimento vero e proprio anche se la società non lo percepisce così. Il tradimento provoca rabbia. Passato il primo momento di rabbia si possono avere diverse reazioni. Una reazione può essere di mettersi in competizione con quelle donne dei video. I due sposi iniziano a vivere quindi una sessualità disordinata. Una sessualità che cerca di replicare quanto mostrato nei video pornografici. E’ una sfida persa in partenza. Nei video ci sono attrici sempre giovani, sempre nuove, rifatte e ritoccate per eccitare l’uomo. Inizia quindi una vita sessuale frustrante per la donna e disordinata per l’uomo. Una sessualità fatta di rapporti anali, orali, con altre persone. Si arriva allo scambio di coppia. Un disfacimento completo. Ciò che resta alla donna è un profondo dolore, una profonda tristezza. Una impossibilità a competere. Puoi capire quindi come sia complicato poi ricostruire tutta la relazione. Anche qualora l’uomo smetta di fruire di pornografia il lavoro è solo all’inizio. Devo aiutarli a ricostruire tutto. Bisogna ricostruire sulle ceneri dove la fiducia è distrutta ed entrambi sono molto feriti. E’ un vero e proprio disturbo da post trauma. Questo è quello che posso raccontare attraverso il lavoro di terapeuta e medico. Non è facile. Ogni volta ho a che fare con i sensi di colpa del marito e le accuse della moglie per il dolore che continua ad avere. Io sono un medico credente e penso che certe situazioni solo il Signore può sanarle e ricostruire un rapporto. Solo sperimentando un amore grande e incondizionato i due possono riuscire a perdonarsi e a perdonare l’altro/a. Proprio ieri ho ascoltato una coppia che mi ha contattato attraverso il vostro blog matrimoniocristiano,org, che seguo in modo remoto attraverso skype. Vengo contattato spesso attraverso il vostro blog. Credo sia uno dei frutti belli della nostra collaborazione. Proprio ieri, come in tutte le sedute con i miei pazienti, abbiamo iniziato con un’invocazione allo Spirito Santo e abbiamo terminato affidando a Maria tutto il percorso terapeutico di recupero. Questo per dirti che in ogni consulenza sessuologica se non c’è l’affidamento a Colui che tutto può non se ne esce nonostante quello che posso fare o dire io. Io ci metto tutta la mia professionalità ma il miracolo lo fa il Signore. E’ lui che salva.

Piergiorgio la tua risposta mi ha provocato un’altra domanda. La battaglia della nostra società contro la violenza di genere resterà qualcosa di ipocrita e irraggiungibile fino a quando non si comincerà ad opporsi seriamente all’industria pornografica e alla “cultura” che ne consegue. Sei d’accordo?

Antonio io diverse volte ho affrontato l’argomento della violenza di genere. Io sono convinto che la pornografia sia alla base della violenza. La pornografia istiga a possedere l’altro/a e non ad amarlo/a e rispettarlo/a. Per questo vengo guardato come visionario e sognatore. Se non come cattolico integralista. Difficilmente vengo preso sul serio quando affermo questa connessione tra pornografia e violenza sulle donne. Alla base di tutto, ripeto, c’è la mancanza di rispetto per la persona umana. La si considera un oggetto con cui si può fare qualsiasi cosa. Quindi sì! La pornografia è alla base della violenza di genere dove si usa l’altro/a e si getta quando non serve più.

Antonio e Luisa con Piergiorgio

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp

Per acquistare il libro Sposi sacerdoti dell’amore cliccate qui

Per acquistare il libro L’ecologia dell’amore cliccate qui

Iscrivetevi al canale Telegram

Iscrivetevi alla nostra pagina facebook

Iscrivetevi alla pagina facebook dell’intercomunione delle famiglie

Se lei nell’intimità non prova piacere?

Oggi voglio rispondere ad una domanda intima in modo esplicito. Senza falsi pudori e moralismi. Una sposa privatamente mi ha chiesto se è lecito che durante il rapporto intimo lei possa farsi stimolare genitalmente dal marito visto che durante la penetrazione non raggiunge mai il piacere. Lei ne sente il desiderio. Vorrebbe condividere con lo sposo non solo la gioia dell’incontro, ma anche il piacere fisico che ne dovrebbe conseguire. Nel contempo lo sposo vive male questa situazione. Si sente incapace di darle piacere e così vive con sempre crescente frustrazione un momento che invece dovrebbe essere di comunione e gioia profonda. Lei non è sicura di chiedere al marito di stimolarla. Crede di scadere nella lussuria, nel piacere fine a se stesso. Stanno davvero così le cose? Io avevo già la risposta. Ho chiesto comunque conferma all’amico Piergiorgio Casaccia. Piergiorgio è medico ed ha conseguito un master in Sessuologia presso l’Istituto Giovanni Paolo II. No, le cose non stanno così. Gli sposi con il matrimonio hanno iniziato un cammino di perfezione. Non solo per quanto riguarda la loro relazione di coppia, ma anche per quando riguarda i loro rapporti intimi. Cosa voglio dire? Che la santità nel matrimonio passa anche da come fanno l’amore. L’amplesso è il loro gesto sacro che diventa una vera e propria liturgia. E’ un gesto che concretizza nel corpo l’unione dei cuori dei due sposi. Essere una carne sola per sperimentare la presenza dell’altro/a nel cuore. Il piacere fisico è voluto da Dio stesso per premiare gli sposi che hanno deciso di donarsi vicendevole e in modo totale. Poi, come tutti i doni di Dio, può essere usato in modo autentico o falso. Ma questo è un altro discorso. Il Catechismo è chiaro su questo argomento. Al punto 2362 troviamo scitto:

Il Creatore stesso ha stabilito che nella reciproca donazione fisica totale gli sposi provino un piacere e una soddisfazione sia del corpo sia dello spirito. Quindi, gli sposi non commettono nessun male cercando tale piacere e godendone. Accettano ciò che il Creatore ha voluto per loro. Tuttavia gli sposi devono saper restare nei limiti di una giusta moderazione

Premesso tutto questo e che, quindi, gli sposi devono cercare di conoscersi sempre meglio e trovare il modo di vivere questo gesto in modo che sia autentico, rispettoso della sensibilità dei due sposi e soddisfacente per entrambi la risposta alla domanda iniziale è semplice. Se lei non sente nulla? Se gli sposi hanno concluso l’atto in modo completo e nonostante ciò la sposa non è giunta al piacere non solo è lecito ma è gesto di carità ed amore da parte dello sposo aiutare la sposa a condividere il piacere che lui stesso ha appena sperimentato. Non è assolutamente peccato ma fa parte dell’essere coppia. Anche San Giovanni Paolo II nel suo Amore e responsabilità afferma: quando una donna non trova nei rapporti sessuali la naturale soddisfazione, legata all’acme dell’eccitazione sessuale (orgasmo) c’è da temere che ch’essa non senta pienamente l’atto coniugale, che non v’impegni la propria personalità totale. Quindi secondo il Papa questa stimolazione è parte integrante dell’atto completo, supplisce per condurre la donna a un piacere necessario per vivere il gesto nel giusto modo.

Un padre domenicano vissuto a cavallo tra 1800 e 1900, tale Benedictus Merkelbach, professore di morale all’università cattolica di Lovanio (Belgio) in uno dei suoi tanti testi ebbe a scrivere: la moglie può con il proprio tatto o anche con quello del marito stimolare in se stessa la soddisfazione saziativa e perfetta e così dare compimento all’intimità se il marito ha compiuto o ha intenzione di compiere secondo natura la sua parte.

Spero di aver risposto a quanto richiestomi. Ho deciso di rispondere pubblicamente perchè Piergiorgio mi ha confermato essere un quesito che tante persone gli pongono.

Antonio e Luisa

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp

Per acquistare il libro Sposi sacerdoti dell’amore cliccate qui

Per acquistare il libro L’ecologia dell’amore cliccate qui

Iscrivetevi al canale Telegram

Iscrivetevi alla nostra pagina facebook

Iscrivetevi alla pagina facebook dell’intercomunione delle famiglie

Il talamo nuziale è un recinto sacro

Il talamo nuziale è sacro. L’ho già scritto altre volte, tante altre volte, ma lo ripeto perchè è una realtà poco conosciuta e poco evidenziata. Cercherò di affrontare questo argomento da un’altra prospettiva. C’era, e in parte ancora c’è, una tradizione nel nostro Paese. Una tradizione diffusa soprattutto nel centro sud. Quella di preparare il letto dove i novelli sposi avrebbero passato la prima notte di nozze. Ora si è trasformato tutto in qualcosa di goliardico e spesso anche di cattivo gusto. E’ diventato tutto uno scherzo ma è importante risalire alla fonte per comprendere come in principio c’era qualcosa di tutt’altro che goliardico e stupido. C’era una liturgia, un cerimoniale anche per questa consuetudine. Dovevano essere preposte due giovani donne vergini. A controllare e dirigere il tutto c’erano le donne sposate. In testa le due madri dei futuri sposi. Era importante anche la scelta delle lenzuola. Era d’obbligo fossero bianche e anch’esse vergini, mai utilizzate prima. Come a voler evidenziare come fosse importante che quel gesto così importante fosse riservato solo per una persona: per il marito o per la moglie. Lenzuola bianche per simboleggiare l’importanza di custodire il proprio corpo e la propria intimità solo per quell’uomo o solo per quella donna. Una volta fatto il letto una bambina saliva sul letto e saltava. Un gesto per augurare alla coppia fecondità. Il compito delle donne finiva lì. Completavano l’opera gli uomini (fino a quel momento era loro proibito entrare in camera) che lasciavano sul talamo liquori, soldi, riso e altri prodotti. Il tutto per augurare prosperità e ricchezza. Diventava davvero un rito comunitario. Non mancava infine la benedizione del talamo da parte del sacerdote.  La Chiesa non ha mai sottovalutato questo aspetto, tanto che fino a qualche anno fa era prevista la benedizione da parte del sacerdote del talamo nuziale. Questo gesto aveva un significato molto bello e importante. Il presbitero benedicendo la camera nuziale riconosceva quel luogo come sacer (luogo che appartiene a Dio), quindi sacro. Quello è il luogo dove si completa il rito del matrimonio. Rito che comincia in chiesa con lo scambio delle promesse e si conclude sull’altare del talamo nuziale dove quelle promesse si concretizzano nel dono totale di sè all’altro/a nell’amplesso fisico. Quello è il luogo dove marito e moglie unendo i lori cuori e i loro corpi rinnovano il sacramento delle nozze e, aprendosi così alla vita e all’amore, riattualizzano la presenza di Cristo nella loro unione. Tutta questa attenzione era per il talamo nuziale. Per i nostri avi era naturale pensare al talamo nuziale come luogo sacro. Senza tante catechesi. Il talamo nuziale è il nostro sacer. Sacer deriva dal verbo secare che non significava altro che segare, tagliare.  Sacrato significava ritagliato. Sacer era un quadrato di terra sulla cima di un monte riservato all’uso di Dio. I nostri antenati pensavano che Dio (o gli dei)  abitasse in Cielo. Un po’ come diciamo anche noi. Il cielo era il luogo dove Dio abitava e la montagna, di conseguenza, il luogo più vicino a Dio. Una delle coniugazioni latine  di sacer è sacrum. Da sacrum giungiamo facilmente al nostro termine sacro. Sacro era qualcosa, quindi, di riservato a Dio. Questo significato è stato assunto anche nel cristianesimo ed ora fa parte della  nostra religiosità. Anche per noi cristiani è sacro ciò che è riservato a Dio, è per Dio, appartiene a Dio. Il talamo nuziale è sacro. E’ il nostro sacer. Il nostro recinto dove l’amore donato attraverso il corpo nell’incontro intimo diventa di Dio. Facciamo esperienza di Dio. Diventa vero e proprio sacramento. Sono esagerato? Non credo. Le nostre tradizioni ci dicono che è proprio così. Forse dovremmo riscoprirle.

Antonio e Luisa

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp

Per prenotare il libro Sposi sacerdoti dell’amore cliccate qui

Per acquistare il libro L’ecologia dell’amore cliccate qui

Iscrivetevi al canale Telegram

Iscrivetevi alla nostra pagina facebook

Iscrivetevi alla pagina facebook dell’intercomunione delle famiglie

Raccolgo la mia mirra e il mio balsamo

Oggi vi regalo un estratto dal nostro libro in uscita tra pochi giorni (25 ottobre). Si tratta della testimonianza di Piergiorgio e Valeria. Lui è medico di pronto soccorso che ha ottenuto un master in fertilità e sessualità all’Istituto Giovanni Paolo II. Una persona preparata. Collabora anche con il nostro blog dando consigli via mail a chi ha dubbi e problemi nella sfera sessuale.

Quando Patrick, ricco venditore di auto canadese convertito al cattolicesimo e trasferitosi a Medjugorje con la moglie Nancy, affermò durante una testimonianza pubblica nel settembre 2012 che il momento più bello della sua vita era quel “I FORGIVE YOU” (IO TI PERDONO) che un sacerdote gli aveva annunciato dopo una vita fatta di matrimoni e divorzi, io che ero lì ad ascoltare sentii una fitta nel mio cuore. Dopo la loro testimonianza tutti andarono a colloquiare con Nancy che parla un ottimo italiano mentre io, sfruttando il mio inglese incerto, mi recai dritto verso Patrick che era solitario in un angolo. Gli dissi tutto il dolore che provavo: nessun sacerdote avrebbe MAI potuto dirmi “IO TI PERDONO”. Ero un divorziato, una persona “non in regola” secondo i dettami della Chiesa Cattolica. Patrick fu di poche parole, mi disse: “You said never! You can’t say never, ask Jesus” (“Sei tu a dire mai! Tu non puoi dire mai, devi domandarlo a Gesù”). Era proprio così, lo capii nel tempo a venire, non potevo essere io a dire MAI, dovevo domandarlo a Gesù!
Sono Piergiorgio, 54 anni, medico di Pronto Soccorso e Sessuologo Clinico, mia moglie si chiama Valeria ed è infermiera, come da tradizione consolidata nella sanità italiana. Alle spalle ho il fallimento di un matrimonio contratto all’età di 23 anni che ha dato due stupende figlie come frutto: Anastasia ormai quasi trentenne e Natalia Maria di qualche anno più giovane. Dopo aver annaspato nei meandri di una vita fatta di roboanti motociclette, avventure subacquee e divertimento spinto sempre aldilà di ogni limite, la Madonna decise di portarmi con tutti i miei peccati, durante un pellegrinaggio a Lourdes, dinanzi a Suo Figlio che nella Sua immensa Misericordia tolse tutta la melma che mi avvolgeva per farmi tornare ad essere una perla preziosa.
A guardare indietro tutta la mia storia devo riconoscere al Padre Eterno tanta fantasia: ha utilizzato un’infermiera dal sorriso splendente, dal cuore immenso e dalle eccelse abilità culinarie per ricondurmi “a casa”. Nella casa che io e Valeria ci eravamo costruiti non mancava nulla: sposati civilmente nel 2009, un buon lavoro, una bella dimora, un’adorabile bambina di nome Karola Maria, dono prezioso del Signore, nata nel 2011 nonostante Valeria fosse ufficialmente sterile (ma questa è un’altra storia), ma in fondo mancava qualcosa, anzi Qualcuno in tutta la sua pienezza. Il fatto che io fossi divorziato non ci permetteva una pienezza di rapporto con Dio e con la Sua presenza viva e reale nel mistero eucaristico. Anche la nostra sessualità, vissuta come momento unitivo per la coppia, era come se fosse incompleta, perché mancante di questo rapporto con l’Infinito: l’unione era tra noi, ma non rimandava ad Altro. Fu durante un altro pellegrinaggio a Medjugorje nel maggio 2013 che la Madonna, da madre buona, diede risposta a questa nostra inquietudine: scendendo dal monte Krizevac don Ermanno, un sacerdote mai visto prima ed incontrato lì casualmente, ascoltò la mia storia e mi indicò la strada della nullità del matrimonio, mi consigliò di andare a parlare con il mio Vescovo (egli non sapeva né di dove fossi né cosa facessi) e di raccontargli la mia storia, perché secondo lui il matrimonio, contratto a 23 anni in condizioni molto particolari, poteva essere dichiarato nullo. Conobbi così un santo pastore, l’allora Vescovo della Diocesi di Teramo-Atri don Michele Seccia, che con paterna bontà ascoltò la nostra storia e mi condusse per mano verso il lungo e faticoso percorso del riconoscimento della nullità matrimoniale, iniziata nell’ottobre 2013 attraverso il Tribunale Ecclesiastico regionale.
Fino a quel momento pensavo che un processo di nullità matrimoniale fosse una specie di farsa dall’esito scontato che necessitava soltanto di essere lubrificato a suon di migliaia di euro. Ho sperimentato sulla mia pelle la falsità di quel mio pregiudizio: grande è stata la sofferenza vissuta nel sottoporsi a giudizio in questo processo vero e proprio, che va a mettere in luce tutto il peccato e tutte le mancanze e le leggerezze con cui si vive questo sacramento fondamentale per la salvezza di ognuno. È come fare, scusate il macabro esempio medico, l’autopsia ad una persona cara: si analizza ogni minimo dettaglio dal momento in cui si è detto dinanzi a Dio un per sempre sapendo di mentire a se stessi, alla propria moglie (o marito) ma soprattutto a Lui.
Fu durante questo periodo che io e Valeria maturammo la decisione di ricominciare dal principio. Come due bravi giardinieri di Dio volevamo estirpare le erbacce che rendevano brutto “il nostro giardino” e preparare la terra, per piantare nuove piante e poi goderne il frutto. Tutto ciò era possibile solo chiudendo il giardino per renderlo più bello e profumato, così nessuno avrebbe più profanato quel luogo sacro.
Accadde quindi che, ormai sposati da diversi anni civilmente con una piccola bimba ad allietarci l’esistenza, decidemmo di vivere in castità e continenza la nostra vita di coppia, aiutati e supportati con la preghiera e la vicinanza umana dal nostro Vescovo don Michele Seccia, ora Arcivescovo metropolita di Lecce. Questo periodo vissuto “come fratello e sorella” ci ha permesso di recuperare il senso pieno ed il valore del nostro corpo. La sessualità della nostra coppia non era sminuita ma sacrificata in senso etimologico, ovvero resa sacra! Ogni reciproco gesto di affetto era vissuto nel pieno rispetto dell’altro, non solo con la a minuscola ma anche con la A maiuscola. Inoltre si faceva sempre più chiara in noi la certezza che la sessualità è un dono di Dio, che racchiude in sé un grande Mistero in relazione con l’Infinito. Anche il desiderio reciproco era condotto alla sua giusta dimensione espressa dall’etimologia della parola de-sidera: che ha a che fare con le stelle, con il Tutto!
Con questa consapevolezza, quando tengo degli incontri nei Corsi di accompagnamento al sacramento del matrimonio, dove ormai le coppie sono conviventi e con figli, mi piace proporre a tutti questa sfida: Vivete in continenza fino al giorno in cui celebrerete il vostro matrimonio! Non vivetela, però, come una proibizione che vi toglie qualcosa, bensì come un dono prezioso reciproco tra voi sposi che nasconde una ricchezza impensabile. Troverete questo tesoro la prima notte di nozze, quando vi donerete completamente e totalmente l’uno all’altra, divenendo così una sola carne, per sempre!
Non ci sono pesati gli anni di continenza, tutt’altro: ci hanno permesso di rendere nuovo e splendente il nostro giardino per poi poterne gustare per sempre i suoi frutti più buoni e succulenti.
Per concludere la nostra storia: abbiamo celebrato il Sacramento del matrimonio il giorno dell’Immacolata, l’8 dicembre 2016. Per mezzo di Maria lo Spirito Santo mi ha consegnato le chiavi di quel giardino chiuso e messo a nuovo, che durante questo tempo Valeria ha custodito per me, ed ora “raccolgo la mia mirra e il mio balsamo, mangio il mio favo ed il mio miele, bevo il mio vino e il mio latte”.
Lode al Signore.

Piergiorgio e Valeria

Per prenotare il libro cliccate qui

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp

Iscrivetevi al canale Telegram

Iscrivetevi alla nostra pagina facebook

Iscrivetevi alla pagina facebook dell’intercomunione delle famiglie

In amore non è importante essere spontanei ma autentici.

Spesso quando affronto il tema della corte continua mi viene mossa un’obiezione. Mi capita di scrivere che un gesto d’amore rivolto alla mia sposa non debba per forza piacermi. Alcuni mi rispondono che, se l’intenzione di compiere un determinato gesto non nasce spontaneamente, è falso. Siete davvero convinti di questo? Tutto ciò che è spontaneo è buono? Tutto ciò che non lo è invece no? Una donna si immagina l’uomo spontaneo come l’uomo perfetto. Quello a cui non deve chiedere mai nulla perchè attraverso l’amore lui capisce e anticipa ogni suo pensiero e desiderio. E oltretutto trae anche piacere dall’assecondare quel desiderio. Mi spiace care donne, ma quello non è un uomo spontaneo, quello è un clone fatto a vostra immagine e somiglianza. Se l’uomo fosse davvero spontaneo forse non vi piacerebbe così tanto. Perchè terrebbe atteggiamenti lontani dalla vostra sensibilità. In amore bisogna essere autentici, non per forza spontanei. Autentici cosa significa? Semplicemente esprimere attraverso il corpo ciò che si ha nel cuore. Se ho nel cuore l’amore per la mia sposa il mio corpo deve esprimerlo. Altrimenti resta lettera morta. Come? Nel modo che piace a lei. Essere autentici a volte non è per nulla spontaneo. Spesso non è spontaneo. Perché siamo diversi, molto diversi. Faccio un esempio concreto. La mia sposa si sente amata quando è incoraggiata. Parla il linguaggio delle parole di incoraggiamento per chi conosce il libro I cinque linguaggi dell’amore. Lei ci tiene tantissimo ad essere elogiata quando cucina bene. Io lo so. Ancora oggi dopo 17 anni faccio fatica a ricordarmi di dirle quanto è brava e quanto è buono ciò che ha cucinato. E’ davvero buono, ma non ci penso. Me lo impongo. Non è spontaneo per nulla. A me non interesserebbe e per questo non ci penso. So che, però, lei ci tiene, la amo e se voglio dimostrarle il mio amore devo farlo. E’ per questo un gesto falso? Secondo me no. E’ un gesto lontano dal mio modo di sentire, ma l’importante è che tocchi la sua di sensibilità, non la mia. Così per tanti altri gesti e atteggiamenti. Anche fare l’amore può essere a volte non spontaneo. Non per questo non è un gesto di autentico amore. Ci sono periodi di calo di desiderio dovuti a tantissimi motivi. Resta comunque un gesto autentico se vissuto per rendere felice l’altro. Mi è successo alcune volte di capire che la mia sposa stava facendo fatica a donarsi. Sia bene inteso senza nessuna costrizione o ricatto morale. Un gesto d’amore gratuito. I primi anni di matrimonio ci restavo male. Oggi non più anzi apprezzo molto la sua volontà di mettermi al centro del suo amore anche se le costa un po’ di fatica.

Antonio e Luisa

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp

Iscrivetevi al canale Telegram

Iscrivetevi alla nostra pagina facebook

Iscrivetevi alla pagina facebook dell’intercomunione delle famiglie

Non fingete che il sesso non sia importante!

Gigi Engle. Vi dice nulla questo nome? Probabilmente no. Anche a me non diceva nulla di particolare fino a quando non ho letto sul Messaggero un articolo che la citava. E’ una sessuologa statunitense. Una femminista non credente. Gli articoli del suo blog sono stati condivisi da 50 milioni di persone e i suoi post sui social hanno ottenuto 150 milioni di iterazioni. Lei ama definirsi una sex coach e ha pubblicato articoli su riviste popolari come Teen Vogue, Elle, Men’s Health e tante altre. Insomma non so se sia un’autorità nel campo sessuale, ma sicuramente è una celebrità. Perchè ve la cito? Perchè in un suo recente post sui social ha scritto quello che dico sempre anche io.

A essere sinceri, ci sono troppe maledette coppie là fuori che vivono senza sesso. E quando diciamo “senza sesso” intendiamo le relazioni che non includono alcun tipo di sesso, neanche una volta l’anno. Per alcune coppie “poco sesso” significa… mai sesso.

Poi rincara la dose

Il sesso è una parte cruciale della relazione. E’ un ampio ombrello sotto il quale si passa dall’atto vero e proprio fino a un massaggio sensuale. Fingere che il sesso non sia “un grosso problema” è dannoso quando vi trovate in una relazione.

Infine dà anche la soluzione

Il sesso programmato è un’ottima soluzione per le situazioni “senza intimità” in una coppia. Siediti con il tuo partner e avvia una conversazione aperta e onesta su questo argomento. Se non riuscite a farlo in due e avete bisogno di una terza persona, contattate un sessuologo o un terapeuta. Tutti meritano di essere sessualmente soddisfatti in una relazione

La dottoressa Engle ha centrato il problema e ha fornito un’ottima soluzione. Lo ha fatto da professionista laica e lontana dalla fede. Lo ha fatto da persona preparata professionalmente e di buon senso. Noi vi abbiamo dato la stessa risposta, ancora più completa. Perché i cristiani lo fanno meglio! (cit. Costanza Miriano). Non basta programmarlo, bisogna prepararlo bene. Dobbiamo impegnarci a fondo affinché non sia un gesto scollegato dal resto della vita insieme, ma sia il culmine di una corte continua fatta di tenerezza, cura e servizio e dobbiamo riservare il giusto tempo. Non qualcosa di ritagliato prima di crollare stramazzati dalla stanchezza a tarda notte oppure qualcosa di veloce e rubato tra un impegno e l’altro. Va preparato come uno dei gesti più importanti e alti del nostro matrimonio. Nelle nostre priorità deve essere posto in vetta. Ha la stessa importanza della preghiera per noi sposi perchè è preghiera e gesto sacro.

Ecco quello che scrivevo solo alcuni mesi fa:

E’ importante considerare l’incontro intimo come qualcosa di importante. Che posto ha questa dimensione? Ci impegniamo per trovare il tempo necessario e di qualità per questa espressione del nostro amore e della nostra unità? Oppure lo releghiamo ai momenti liberi, che visto la nostra vita folle e pieni di impegni, si riducono alla sera tardi, quando, diciamolo senza giri di parole, la voglia di abbracciare il cuscino è più forte del desiderio di abbracciare l’amato/a. Come può una sessualità vissuta così non andare incontro a sofferenza se non addirittura morire nel nostro rapporto a lungo andare? Se muore l’unione fisica spesso e segno e preludio alla morte dell’unione affettiva e relazionale. Non è cosa da poco. Per questo è importante fare di nostra moglie e nostro marito i nostri amanti. E’ importante trovare il momento giusto per gustare la nostra intimità e crescere in amore e unità. E’ importante prendere dei permessi al lavoro, portare i figli dai nonni qualche volta, lasciarli ad una baby sitter, ritrovarsi alla pausa pranzo. Ogni coppia può trovare il suo modo, ma è importante trovarlo. Non dite che non avete nessun modo di farlo! Trovate tempo per andare a parlare con gli insegnanti, per andare in palestra, per attardarvi sul posto di lavoro. Questo non è meno importante. Forse lo ritenete voi meno importante. Siate sinceri. Almeno con voi stessi. Non è possibile che investiamo su tante cose per la nostra famiglia, ma trascuriamo questa che è una delle più importanti. La soluzione non è difficile, Fatevi amanti l’uno dell’altra e tutto sarà meraviglioso. Non serve cercare fuori del matrimonio quello che è una delle realtà più belle del vostro matrimonio.

Antonio e Luisa

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp

Iscrivetevi al canale Telegram

Iscrivetevi alla nostra pagina facebook

Iscrivetevi alla pagina facebook dell’intercomunione delle famiglie

Avevamo eliminato Dio dalla nostra intimità

Quando mi sono sposata 26 anni fa, pensavo che fosse l’occasione per fare qualcosa di grande per Dio. Voglio dire, stavo per sposare un uomo davvero carino e speravamo di costruire una grande famiglia insieme. Saremmo stati una grande squadra!

Quindi mi sono immediatamente data da fare per creare un ambiente accogliente per la famiglia, trovare un nuovo lavoro, imparare a fare i lavori di casa, per non parlare di cucinare, e oh! sì c’era anche il sesso, che purtroppo per me era diventato l’atto finale da compiere prima di stramazzare sul letto, per raggiungere il vero obiettivo della giornata: dormire a sufficienza. Tuttavia, con l’aggiunta al cocktail di tre figli nello spazio di quattro anni, ne avevo spesso abbastanza con il sesso ed ero pronta a trovare una soluzione per gestirlo e ridurlo al minimo. A causa di una combinazione di stanchezza e paura di rimanere di nuovo incinta, non stavo più al gioco. In realtà l’unica soluzione per tenere buono mio marito era  rinunciare al mio piacere e usare gli anticoncezionali ad ogni costo. Avevo provato i metodi naturali nei primi anni, ma mio marito non era molto coinvolto, anzi non lo era per niente. Era roba da donne! Da parte mia, non ero in grado di fare nemmeno una lista della spesa in maniere costante e precisa, figuriamoci tenere conto dei giorni fertili! Un vero disastro. Così sono iniziati dieci anni di vita sessuale tecnicamente assistita: avevamo finalmente trovato il kit di sopravvivenza.

Sebbene avessimo eliminato Dio dal letto matrimoniale, non lo avevamo eliminato dalle nostre vite. Guardando indietro, vedo chiaramente come il Suo amore per noi sia rimasto fedele. Fin dal mio primo figlio avevo desiderato una femmina e con tre energici maschietti mi ero sentita abbandonata e sola. Tanti mi consolavano dicendomi “la prossima sarà una bimba”. Eppure, tra le quattro mura della nostra vita familiare, i nostri tre ragazzi cominciarono ad essere anzi divennero gli occhi teneri di Dio su di noi. Il mio cuore si stava allargando piano piano. Quando é arrivato il quarto maschio, abbiamo pianto tutti e cinque di gioia. La guarigione era iniziata.

Qui voglio essere brutalmente onesta, essere intima con mio marito fino a quel punto è stato per lo più un dovere coniugale. L’atto in sé creava un legame tra noi, una specie di complicità nella vita, confortante e solidale. Tuttavia ero ancora sicura che il piacere sessuale fosse prevalentemente una cosa da maschi. Ma… il sesso non doveva essere fantastico? Nemmeno  mio marito era felice in quel periodo, che durò ben più di dieci anni. Vedeva che non ero coinvolta e questo non aggiungeva nulla alla sua virilità. Quindi dove stavamo sbagliando? La verità era che non avevamo invitato Dio a fare parte della nostra vita intima. Il giorno del nostro matrimonio l’atto sessuale é stato il Suo regalo di nozze  e l’avevamo aperto senza chiedere il Suo consiglio. Quando un uomo ama una donna, non può essere soddisfatto del proprio piacere, come se fosse un ladro nella notte. Dopo quel lungo periodo di stagnazione, avvenne – dapprima in mio marito e poi anche in me – un imprevisto risveglio spirituale e della vita di preghiera che ci travolse. E poi un seminario di una intera settimana sulla Teologia del Corpo di Giovanni Paolo II fu l’inizio di un meraviglioso percorso di scoperta.

Ricordo che un giorno prendendo tra le mie mani quelle di mio marito, cominciavo a rendermi conto che le differenze tra noi erano la chiave per la nostra connessione. Così invece di lamentarmi di tutti i suoi limiti, contemplavo tutto ciò che quelle mani avevano fatto per il nostro matrimonio, lanciando i bambini in aria e afferrandoli ogni volta, grazie a Dio!; quanti risotti di qualità preparati in grande quantità, quante volte avevano tenuto il volante durante quei 1800 km di guida attraverso l’Europa, in Irlanda, anno dopo anno, senza mai stancarsi… tutto questo per me e per noi. E ho pianto. Lentamente tutto è diventato intimo e pieno di significato. Un nostro amico una volta ci ha detto “la parola salva la famiglia”, quindi affinché la parola ci salvasse, dovevamo condividere quelle parole, confidando che l’altro coniuge le avrebbe accolte, facendone tesoro e, se necessario, perdonando ciò che stava accadendo tra noi. E quelle parole avrebbero collegato le nostre menti, le nostre anime e i nostri corpi. A volte quelle parole erano una semplice lode a Dio, l’uno per l’altro. Avere una buona vita sessuale, sarebbe stata la conseguenza del conoscere l’altro e dell’invitare Dio a benedire quella conoscenza, senza  la quale qualsiasi sforzo sessuale e ogni piacere sarebbero stati di breve durata.

All’improvviso ho iniziato a capire per la prima volta quanto la Chiesa ama le donne, e che Dio vuole che facciamo completamente parte del dono dell’intimità e del piacere. Dopotutto, siamo i principali collaboratori nella procreazione e non possiamo venire dopo nell’atto sessuale. Al contrario, mentre nel rapporto abbiamo la possibilità di più momenti di piacere, gli uomini ne hanno solo uno. A volte considero questo una sorta di compensazione per il dolori del parto. È come arrivare a toccare le stelle più spesso, spinte in un soffio nell’eternità.

Allora, dove avevamo sbagliato? Se l’atto sessuale è un dare e un ricevere parte di noi stessi, allora tutto il nostro giorno diventa un atto sessuale. Tutta la nostra giornata diventa una canto, un Cantico dei Cantici, un tango di passi guidati in armonia. Ma mentre durante il giorno una donna troverà molti momenti in cui le viene chiesto di dare, è durante il momento dell’intimità che all’uomo viene chiesto di essere un eroe di generosità. La sessualità pura è come raggiungere la vetta della montagna e vedere tutta la creazione nella sua gloria. È l’uomo che deve condurre la donna in alto e non lasciarla ai piedi della montagna. La donna, una volta che sa di potersi fidare dell’uomo può finalmente lasciarsi portare. Quel lasciarsi portare é frutto d’una fiducia costruita nei pazienti gesti quotidiani d’amore. Tenendoci per mano in cima a quella montagna, abbiamo aperto il nostro regalo di nozze ed era molto più bello di quanto si potesse immaginare. Più e più volte. Era la sorpresa che Dio aveva preparato il giorno delle nozze, ed è tutto merito suo: è Lui che fa grandi cose in noi.

Michelle

Articolo gentilmente concesso dal blog montedivenere.org  Qui l’articolo originale

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp

Iscrivetevi al canale Telegram

Iscrivetevi alla nostra pagina facebook

Iscrivetevi alla pagina facebook dell’intercomunione delle famiglie

Non perchè sono bravo io ma perchè sono scarsi loro

Ogni tanto, quando ho tempo, mi piace guardare programmi di inchiesta. In particolare mi piacciono quelli che raccontano la nostra società. Quindi con un’impronta più sociale che politica. In questo periodo mi capita di guardare Prima dell’alba, programma trasmesso da Rai 3 e condotto da Salvo Sottile. In questa trasmissione il giornalista ci conduce nella notte delle città italiane e ci presenta la vita e il lavoro di alcune persone. Lavori notturni come quello del panettiere o del metronotte. Tante storie e testimonianze di vita.

Alcuni giorni fa, seguendo questa trasmissione, sono stato catturato da una storia in particolare. Tra i lavori notturni raccontati quella sera c’era il gigolò. Non voglio soffermarmi su valutazioni morali su quel lavoro. Non è quello che mi interessa. Mi interessa maggiormente analizzare quello che questo gigolò ha raccontato. Questo gigolò si chiama Roy, e Salvo Sottile lo presenta come uno dei più richiesti in Italia. Persona normale, tra i 40 e i 50. Il giornalista gli chiede il perchè del successo che Roy conferma di riscuotere tra le donne, molte delle quali sposate.

Sentite la risposta di Roy, la riporto esattamente come l’ha detta il gigolò. E’ un pugno nello stomaco per tanti mariti incapaci di prendersi cura della propria sposa:

La tipologia delle tue clienti?

In linea di massima la fascia dai 35 ai 50 anni. Queste cercano più che altro di colmare una solitudine, una lacuna sentimentale, sessuale. Sono a volte delle mogli abbandonate dai mariti. Abbandonate in senso sessuale e/o sentimentale. Allora attraverso il mio mestiere trovano quello che cercano senza destabilizzare il loro matrimonio

Quanto prendi?

Dalle 500 alle 1000 euro per una sera 2/4 ore.

Ti è mai capitato che qualcuna si innamorasse di te?

Si, capita spessissimo. Non perchè sono bravo io ma perchè sono scarsi loro (i loro mariti ndr). Io sono un uomo normale però, occupandomi di lei al 100%, facendole delle carezze, toccandole la mano, spostandole i capelli, sono tutti atteggiamenti dove la donna si infatua di te, perchè lei poi è arsa di queste cose.

La deludi poi?

Si, la deludo. Perchè, quando c’è di mezzo il denaro, piano piano si delude da sola. Lei spera che in un futuro magari io possa uscire con lei gratis, ma questo non avviene mai e quindi capisce che l’innamoramento è solo da una parte.

Ho deciso di registrarmi questo video e di usarlo prossimamente per descrivere cosa intendo per corte continua e come questa sia assolutamente necessaria per mantenere vivo una relazione matrimoniale. Vi rendete conto? Le clienti di quest’uomo sono sicuramente economicamente benestanti. Non potrebbero altrimenti spendere 500 euro per 4 ore. Sono ricche di denaro, ma poverissime di ciò che davvero conta. Sono delle mendicanti d’amore. Mendicanti di attenzioni, di tenerezza e di cura. Pronte a pagare per averle. Salvo poi rivelarsi essere tutto solo un’illusione e per questo restano deluse. Perchè loro cercano qualcuno che le ami gratuitamente, per quello che sono e non per quello che fanno. In questo caso per quello che pagano. I mariti dove sono? A cosa pensano? Basterebbe davvero poco per mantenere vivo il nostro matrimonio. Come dice Roy. Una carezza, una tenerezza, una telefonata. Lui lo ha capito. Purtroppo tanti mariti no! Sveglia! Vi lascio con le parole di Papa Francesco che confermano e fanno la sintesi di tutto questo articolo:

Il matrimonio è come una pianta. Non è come un armadio, che si mette lì, nella stanza, e basta spolverarlo ogni tanto. Una pianta è viva, va curata ogni giorno: vedere come sta, mettere l’acqua, e così via. Il matrimonio è una realtà viva: la vita di coppia non va data mai per scontata, in nessuna fase del percorso della famiglia. Ricordiamoci che il dono più prezioso per i figli non sono le cose, ma l’amore dei genitori. E non intendo solo l’amore dei genitori verso i figli, ma proprio l’amore dei genitori tra loro, cioè la relazione coniugale.

Antonio e Luisa

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp

Iscrivetevi al canale Telegram

Iscrivetevi alla nostra pagina facebook

Iscrivetevi alla pagina facebook dell’intercomunione delle famiglie

Cos’è il paradiso? L’abbraccio degli sposi.

Cosa è il paradiso? Come è? Domanda difficilissima. Tanti mistici e veggenti dicono di esserci stati. Non so se sia vero oppure no. Non è importante adesso. Certo è che quando lo hanno descritto hanno usato immagini molto terrene. L’unico modo per rendere l’idea di cui potevano avvalersi. Noi sposi non abbiamo bisogno di ascoltare i racconti di queste persone. Noi sposi possiamo fare esperienza reale del paradiso. Per pochi secondi, ma esperienza di vero paradiso. Dice il mio parroco che questa terra non è il luogo della pienezza, la pienezza appartiene solo al Cielo, ma possiamo farne esperienza. Sono d’accordo. Possiamo trattenere la gioia piena per un attimo prima di vederla scivolare via. Come? Possiamo farne esperienza nell’incontro intimo. Credete che stia esagerando? Seguitemi nel discorso. L’unione sessuale nel racconto jahwista della Genesi è identificata con la conoscenza. Non a caso Maria quando risponde all’angelo dell’annunciazione, avendo questa consapevolezza nella tradizione del suo popolo, dice Come è possibile? Non conosco uomo. Conoscenza come incontro intimo tra un uomo e una donna. Don Carlo Rocchetta ci insegna che, secondo la tradizione semitica, questa conoscenza è collegata direttamente a Dio Creatore. Sicuramente perchè in quella concezione di conoscenza c’è la possibilità di partecipare alla creazione del Dio della vita attraverso il concepimento, ma non è solo questo. L’incontro intimo tra un uomo e una donna. uniti sacramentalmente in matrimonio, apre al trascendente. Cosa significa? Che nel dono totale dei cuori  e dei corpi i due sposi fanno un’esperienza, del tutto unica e specifica del loro stato, di Dio. Incontrano Dio nella loro relazione. Quindi fanno esperienza di paradiso. Paradiso che sappiamo essere la visione beatifica di Dio. Stare alla presenza di Dio. Sembra un concetto molto astratto. Mi rendo conto che è così. E’ difficilissimo raccontarlo. Sono altrettanto convinto però che gli sposi cristiani possano capire bene quello che ho cercato di dire. Se noi sposi siamo capaci di donarci completamente l’uno all’altra, in modo ecologico (umano), casto e rispettoso delle nostre sensibilità. Se riusciamo a vivere in questo modo il nostro rapporto intimo potremo fare una vera esperienza di Dio in quel dono reciproco. Quando? Quando una volta finito il rapporto  ci abbandoniamo all’abbraccio finale. Abbraccio che significa comunione profonda e condivisione perfetta del piacere e dell’unione appena sperimentati. In quell’abbraccio abbiamo tutto, facciamo esperienza della pienezza, non ci manca nulla. Per un attimo abbiamo tutto. C’è Dio tra noi e lo sentiamo in modo molto concreto e sensibile. Tanto che spesso scende anche qualche lacrima. Un’esperienza di cielo sulla terra. Poi si torna sulla terra, ma permangono i frutti di quell’incontro d’amore. Frutti che resteranno nel nostro cuore e ci doneranno  forza e nutrimento per affrontare al meglio le sfide della vita e per amarci meglio e di più.

Antonio e Luisa

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp

Iscrivetevi al canale Telegram

Iscrivetevi alla nostra pagina facebook

Iscrivetevi alla pagina facebook dell’intercomunione delle famiglie

Sessualità nel matrimonio. Gli errori dell’uomo nell’intimità.

Oggi entriamo in camera da letto. Già perchè c’è un problema. Un grande problema. Ne discutevo anche con un mio caro amico sacerdote. Lui sostiene che queste sono questioni sulle quali approcciarsi con pudore. In camera da letto lui non si sente di entrare. Eppure nella mia piccola esperienza di ascolto di coppie che fanno fatica ho capito che tanti problemi si annidano proprio lì. Nella camera da letto. Per questo dobbiamo superare questo pudore ed entrarci, non per voyaerismo, ma per farci aiuto concreto ai fratelli. Leggevo un articolo qualche giorno fa su Aleteia dove veniva affrontato il piacere femminile nel rapporto sessuale. Per una questione diversa, ma è bastato per ispirarmi questa riflessione. Noi maschi spesso crediamo di sapere tutto sul sesso e su come appagare la nostra sposa. E’ davvero così? Non credo, tranne qualche eccezione. E’ vero che sappiamo tanto. Per anni ci siamo educati alla scuola pornografica. Ci siamo scambiati consigli ed esperienze con amici ignoranti come noi, se non peggio. Abbiamo avuto donne ignoranti quanto noi sull’argomento. Il risultato qual’è? Spesso la donna non è gratificata dal rapporto sessuale nel matrimonio. Non prova piacere, si sente usata, a volte avverte dolore. A lungo andare tutto ciò porta la donna a rifuggire i momenti di intimità e porta frustrazione e lontananza tra gli sposi. Cercherò ora di sintetizzare gli errori più frequenti che noi uomini commettiamo, spesso inconsapevolmente (pensiamo di agire nel modo migliore), e che non permettono alla donna di vivere nella gioia e nella pienezza l’incontro intimo. Nel matrimonio, l’amplesso, è riattualizzazione del sacramento. Qualcosa di molto importante anche per noi cristiani, soprattutto, azzarderei dire, per noi cristiani.

  1. I preliminari non finiscono mai. Noi uomini siamo fatti così. Non tutti, ma molti. Abbiamo l’abitudine a separare nettamente il momento dell’amplesso dalla nostra vita di tutti i giorni. Siamo capaci di non guardare la nostra sposa per tutto il giorno, presi da tante preoccupazioni ed attività, salvo poi ricordarci di lei ed essere subito pronti per entrare in intimità con lei. Viviamo l’intimità quasi come affetti da bipolarismo. L’uomo amante non c’entra con l’uomo marito. Per la donna non funziona così. Trattarla così, soprattutto quando si è sposati, equivale a farla sentire usata e oggetto da cui trarre piacere. Qualcosa da tenere nello sgabuzzino e da tirar fuori quando ne sentiamo il desiderio. Invece i preliminari devono durare tutto il giorno e tutti i giorni. Uno sguardo, una carezza, un abbraccio, una telefonata, un gesto di servizio, ascoltarla, cercarla, dirle che è bella ecc. Insomma i preliminari possono e devono diventare corte continua. Solo così la sposa si sentirà desiderata e amata. Solo così l’amplesso fisico diventerà culmine e naturale conseguenza di quanto si è preparato durante tutto il giorno e non un qualcosa di avulso da tutto il resto.
  2. I preliminari sono per la donna. Uomo e donna sono diversi. Hanno tempi molto diversi per prepararsi all’amplesso. All’uomo spesso basta l’idea dell’incontro per essere pronto fisicamente. L’uomo si eccita con tatto e vista. Per la donna la natura ha previsto tempi e modi diversi. Per permettere al corpo della donna di modificarsi ed essere nella condizione ideale per la penetrazione servono dai venti ai trenta minuti. Cosa succede ai genitali della donna? In questo tempo la vagina si allunga internamente (non lo sapevate vero?) da circa 6/7 cm a circa 9/10 cm e l’utero si posiziona in maniera diversa per agevolare l’entrata del pene. Oltre ciò, durante i preliminari la vagina si lubrifica sia internamente che nella parte esterna (vulva). È diverso anche il modo di eccitarsi. L’uomo deve vedere e toccare, basta poco; la donna cerca altro, è più complessa. L’uomo così facendo, seguendo il suo desiderio, la sua modalità di cercare piacere, sta in realtà urtando la sensibilità della sua sposa. L’intimità fisica è trasformata in qualcosa di frettoloso e grossolano. In questo modo è impossibile vivere in pienezza e con gioia il rapporto. La donna vuole tenerezza, dolcezza, carezze, abbracci. Vuole percepire di essere preziosa e importante. Vuole sentirsi desiderata e amata. La pornografia mette al centro dei preliminari sempre l’uomo e i suoi genitali. Dimentichiamolo! Al centro deve esserci la sposa, con tutto il suo corpo e nel modo che piace a lei. I preliminari non sono tecniche eccitatorie per l’uomo (non sono sbagliate, ma non devono occupare tutto il tempo o quasi), ma gesti che sfamano il bisogno di tenerezza della donna; proprio perché l’uomo è già pronto fisicamente, rischia di fare una corsa perdendo di vista il bello del viaggio. I preliminari sono il tempo necessario a entrambi uomo e donna per entrare in comunione, l’uomo è già pronto fisicamente all’atto sessuale, ma ha bisogno di entrare in relazione con la donna per vivere in pienezza l’intimità, quindi non è solo attendere i tempi fisici della donna, sarebbe un’attesa sterile per il cuore. Perciò i preliminari sono indispensabili nell’intimità sessuale e sono gesti di tenerezza e dolcezza che rendono felice la persona amata.
  3. La penetrazione deve essere dolce e controllata. Se i preliminari sono stati vissuti come dialogo d’amore, l’amplesso diventerà il culmine di questo dialogo. Siamo dunque giunti alla compenetrazione dei corpi, che deve essere dolce e rispettosa. L’uomo entra dolcemente nel corpo della donna e lei lo accoglie in sé per formare insieme un solo corpo: espressione tangibile e concreta della fusione dei cuori, di quell’amore esclusivo, totale e per sempre che rende uno. San Giovanni Paolo II durante un incontro con le famiglie disse: L’unione dei corpi, voluta da Dio stesso come espressione della comunione più profonda ancora del loro spirito e del loro cuore, compiuta con tanto rispetto e tanta tenerezza, rinnova il dinamismo e la giovinezza del loro impegno solenne, del loro primo “sì”.
    La pornografia, al contrario, distrugge questa immagine. Non mostra delicatezza, ma ci insegna che più la penetrazione è violenta e profonda e più sarà piacevole per entrambi. Falsità! Riflettiamoci. Stiamo parlano del gesto più alto per esprimere
    amore al nostro amato, alla nostra amata. Stiamo entrando in un luogo sacro, il luogo dove nasce la vita e dove la coppia salda e accresce la propria unità! Luogo sacro della donna e luogo che è solo per lo sposo, che può e deve entrare con tutto il rispetto che quel dono richiede. E’ importante sottolineare, inoltre, che si devono rispettare le dimensioni anatomiche. Stando alla scuola pornografica, al contrario, sembrerebbe che non ci sono limiti… anzi, più il pene è lungo e grosso, più la donna sarà soddisfatta. FALSITA’. RIPETO: TUTTE FALSITA’. Cosa ho scritto nell’approfondimento dei preliminari? La vagina normalmente ha una profondità di 7 cm e quando è eccitata arriva a circa 10 cm. Cosa significa? Una cosa molto semplice da capire: il pene può entrare per quella profondità e tutta la parte in eccesso deve restare fuori. Diversamente se l’uomo segue i dettami della pornografia, cioè entra nella vagina con tutto il pene e con violenza, soprattutto quando lo ha di dimensioni superiori agli 11-12 cm, certamente impedisce ogni piacere per la donna, se non superficiale e limitato (spesso generando in lei anche sensi di colpa e sospetti di frigidità) e non di rado le provoca dolore, nei casi peggiori, escoriazioni ed emorragie. Capite la pornografia quanti danni provoca? In pronto soccorso, a volte i ginecologi devono curare lesioni postcoitali; le stesse che si verificano in caso di stupro… Può essere un simil-stupro un gesto d’amore?
  4. Restare uniti anche dopo. L’uomo, abbiamo detto prima, tende ad essere bipolare. Alcuni istanti dopo aver raggiunto il piacere può tranquillamente voltarsi dall’altra parte o messaggiare con l’amico sulla partita di calcetto del giorno dopo. Per la donna questa cosa è inconcepibile. Questa insensibilità dell’uomo può rovinare tutto e trasmettere alla donna la sensazione di essere stata usata. Lei ha bisogno di condividere la gioia di quel momento in un abbraccio profondo. E’ il momento dell’assimilazione della gioia. Una volta raggiunto il culmine del piacere e dell’unione, gli sposi (soprattutto lei) avvertono la necessità di un abbraccio finale. È un momento in cui si assapora e si gusta l’esperienza appena vissuta. Abbracciati e senza parlare, gli sposi assimilano la gioia della comunione profonda. Il piacere e la gioia sperimentati nella carne vengono assimilati dal cuore. Questa assimilazione porta un frutto di pace molto profondo. Una pace, una gioia, un amore e, vedremo con il sacramento, un’effusione di Spirito Santo, che ci daranno forza e sostegno nelle ore e nei giorni a venire.

Sono sicuro di una cosa. L’uomo che decide di mettersi in ascolto della sua sposa, e di vivere il rapporto fisico davvero come dono di sè verso la sua sposa, otterrà in cambio tantissimo. L’uomo che cercherà davvero di assecondare i desideri e la sensibilità della sua sposa anche nel talamo nuziale riuscirà a guarire miracolosamente i mal di testa della sposa e a donarle un’intimità che sarà gioia, pace e comunione vera. Spesso non è la sposa che non ha desiderio verso lo sposo. Cambiamo prospettiva. E’ lo sposo che non è capace di generare desiderio nella sua sposa. I concetti che ho espresso non sono solo frutto della mia esperienza personale e di ascolto verso gli altri, ma sono arricchiti della competenza e della preparazione della dott.ssa Luisa Scalvi, che ringrazio. Luisa è medico ginecologo. Ho cercato di sintetizzare quello che potete trovare scritto in modo più approfondito nel nostro libro L’ecologia dell’amore. Lo trovate in libreria e tutti i negozi on Line. Cliccate per acquistarlo su AmazonIbsLibreria del Santo

Antonio e Luisa

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp

Iscrivetevi al canale Telegram

Una fiamma del Signore

tenace come gli inferi è la passione:
le sue vampe son vampe di fuoco,
una fiamma del Signore!

Sembra lo stesso concetto espresso nei versetti precedenti dove abbiamo incontrato due realtà forti come  l’amore e la morte. Attenzione però!  Qui si parla di passione. Passione intesa da alcuni studiosi anche come gelosia. Quasi come a voler oggettivare e connotare l’amore. L’amore non è tiepido. Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca.  (Apocalisse 3). L’amore è passione. L’amore è forte ed è tenace.  Le sue vampe son vampe di fuocoNon a caso lo Spirito Santo, che nella Trinità,  rappresenta l’amore tra il Padre e il Figlio, è rappresentato dal fuoco. Ecco sono tre: l’Amante, l’Amato e l’Amore (De Trinitate – Sant’Agostino).  L’amore arde come il roveto dove Mosè fa esperienza di Dio. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva per il fuoco, ma quel roveto non si consumava. (Esodo 3, 2). L’amore tra i due protagonisti è una fiamma del Signore. Siamo alla fine del testo. Siamo all’epilogo di tutto questo bellissimo canto d’amore e solo ora, per la prima volta, compare il nome di Dio. Proprio per mettere la sua firma. Come a ricordarci che tutto quello che abbiamo letto, approfondito, gustato e meditato non è solo il nostro amore, ma è il Suo amore. Tutto l’amore vissuto e manifestato dai due sposi con il desiderarsi, l’abbracciarsi, il baciarsi, il carezzarsi, il parlarsi, il guardarsi e il fondersi nell’intimità è l’amore di Dio che si rende visibile attraverso l’amore umano dei due giovani. L’amore di Dio si rende presente attraverso l’amore umano di tutti gli sposi in Cristo che vivono in pienezza, come nel Cantico, il loro matrimonio. E’ una fiamma del Signore. E’ luce di Dio nella vita degli sposi stessi e per il mondo intero. E’ via di salvezza. Non c’è contrapposizione tra l’amore umano e l’amore di Dio. L’amore così genuinamente ed ecologicamente vissuto dagli sposi, come Dio lo ha pensato per loro, è amore di Dio stesso. Solo prendendo coscienza di questa grande realtà che ci caratterizza ci può permettere di capire come davvero ogni gesto che ci scambiamo noi sposi sia un gesto sacro. Esprime, ripeto,  l’amore di Dio. Come ho già scritto all’inizio di tutte queste riflessioni. Con una differenza: all’inizio poteva sembrare una bella riflessione e basta. Ora no. Dopo aver meditato questo Libro possiamo comprendere come sia davvero così. Gli sguardi, gli abbracci, l’intimità e tutto ciò che nella vita degli sposi è gesto di dono, di servizio e di tenerezza per l’altro/a è gesto sacro. Un gesto che rende gloria a Dio. L’amplesso degli sposi quando vissuto nella verità e nel desiderio di farsi dono è il più alto gesto sensibile che gli sposi possono vivere e donarsi l’un l’altro. Rendiamo presente Dio nel nostro amore. E’ una fiamma del Signore. Quanti ignoranti dicono che la Chiesa è contraria al sesso. Quanti non capiscono che invece ne ha una considerazione altissima. Solo così l’intimità fisica è vissuta appieno. Diventa gesto che rende presente l’amore di Dio, Per questo non può essere banalizzato o inquinato da una mentalità sbagliata. Non solo una mentalità materialista e pornografica dove la sessualità è concepita come modo per ricercare e vivere il piacere usando l’altro/a. Esiste anche un’altra “eresia” dell’amore. Quella di alcuni cristiani che leggono il rapporto fisico come qualcosa che abbassa la crescita spirituale sporcando il matrimonio. Qualcosa di necessario per procreare. Quindi quasi tollerato. Quanta miseria in questa concezione dell’intimità. Per questo abbiamo bisogno di riappropriarci di questo gesto educandoci a viverlo nel modo e nei tempi giusti. L’amplesso fisico, come già precisato in precedenza, è la più alta espressione dell’amore umano tra gli sposi e riattualizza il sacramento che li ha uniti, ed in quanto tale è sorgente di una nuova vita-amore in tutto simile a quella divina, seppur limitata dal nostro essere creatura. Ogni gesto sessuale tra gli sposi, infatti, ecologicamente svolto, è sempre aperto alla vita-amore, anche quando non genera un nuovo bambino. L’amore infatti è vita, è la vita di Dio e la vera vita per l’uomo. Questo è il vero senso dell’apertura alla vita, voluta da Dio, e interpretata dal magistero della Chiesa, nostra madre e nostra guida. Il concepimento del bambino è il dono del creatore più bello e concreto per la coppia che si ama, ma ogni rapporto intimo genera vita-amore ed è indispensabile per crescere nell’amore e per preparare o mantenere vivo quell’amore che serve a nutrire i figli che Dio darà alla coppia. Il concepimento di un bambino avviene quindi attraverso un gesto sacramentale. Esso è quindi frutto meraviglioso del sacramento del matrimonio, perciò è Cristo che, attraverso la collaborazione degli sposi, dona la vita a una nuova creatura. L’intimità degli sposi è come l’Eucarestia della famiglia e, come tale, gli sposi la devono vivere. In essa esercitano al massimo la dimensione sacerdotale del loro sacerdozio (il sacerdozio comune è dono battesimale per tutti i battezzati, da non confondere con il sacerdozio ordinato), estendendone gli effetti ai figli e a tutta l’umanità.

Antonio e Luisa

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp

Iscrivetevi al canale Telegram

Articoli precedenti

1 Introduzione 2 Popolo sacerdotale 3 Gesù ci sposa sulla croce 4 Un’offerta d’amore 5 Nasce una piccola chiesa 6 Una meraviglia da ritrovare 7 Amplesso gesto sacerdotale 8 Sacrificio o sacrilegio 9 L’eucarestia nutre il matrimonio 10 Dio è nella coppia11 Materialismo o spiritualismo 12 Amplesso fonte e culmine 13 Armonia tra anima e corpo 15 L’amore sponsale segno di quello divino 16 L’unione intima degli sposi cantata nella Bibbia 17 Un libro da comprendere in profondità 18 I protagonisti del Cantico siamo noi 19 Cantico dei Cantici che è di Salomone 20 Sposi sacerdoti un profumo che ti entra dentro.21 Ricorderemo le tue tenerezze più del vino.22 Bruna sono ma bella 23 Perchè io non sia come una vagabonda 24 Bellissima tra le donne 25 Belle sono le tue guance tra i pendenti 26 Il mio nardo spande il suo profumo 27 L’amato mio è per me un sacchetto di mirra 28 Di cipresso il nostro soffitto 29 Il suo vessillo su di me è amore 30 Sono malata d’amore 31 Siate amabili 32 Siate amabili (seconda parte) 33 I frutti dell’amabilità34 Abbracciami con il tuo sguardo35 L’amore si nutre nel rispetto. 36 L’inverno è passato 37 Uno sguardo infinito 38 Le piccole volpi che infestano il nostro amore.39 Il mio diletto è per me. 40 Voglio cercare l’amato del mio cuore 41 Cos’è che sale dal deserto 42 Ecco, la lettiga di Salomone43 I tuoi seni sono come due cerbiatti 44 Vieni con me dal Libano45 Un giardino da curare 46 L’eros è un amore tenero 47 La tenerezza è amare come Dio ci ama 48 Mi hai rapito il cuore con un tuo sguardo 49 Fammi sentire la tua voce. Perchè la tua voce è soave 50 Mi baci con i baci della sua bocca 51 Quanti sono soavi le mie carezze sorella mia, sposa 52 Venga il mio diletto nel suo giardino e ne mangi i frutti squisiti 53 Le carezze dell’anima 54 Un rumore! E’ il mio diletto che bussa. 55 Il mio diletto ha messo la mano nello spiraglio 56 Io venni meno per la sua scomparsa 57 Mi han tolto il mantello 58 Che ha il tuo diletto di diverso da un altro? 59 Il matrimonio non è un armadio 60 Dolcezza è il suo palato 61 Uccidete il sogno 62 Bella come la luna 63 Sui carri di Ammi-nadìb 64 Vogliamo ammirarti 65 Non mendicanti, ma re e regine 66 Carne della mia carne 67 La tua statura rassomiglia a una palma e i tuoi seni ai grappoli. 68 Il tuo palato è come vino squisito 69 Il suo desiderio è verso di me 70 C’è ogni specie di frutti squisiti, freschi e secchi 71 Oh se tu fossi un mio fratello 72 Migliori amici l’uno dell’altra 73 Chi è colei che sale dal desrto, appoggiata al suo diletto? 74 Un caffè per uscire dal deserto 75 Sotto il melo ti ho svegliata  76 Mettimi come sigillo sul cuore 77 Forte come la morte è l’amore

Sotto il melo ti ho svegliata

Sotto il melo ti ho svegliata;
là, dove ti concepì tua madre,
là, dove la tua genitrice ti partorì.

Questi versetti sono un meraviglioso inno alla donna. Un inno alla sua femminilità. Perché affermo questo? Il melo è segno dell’albero dell’amore. Capite ora perché il frutto proibito di Adamo ed Eva nell’iconografia e nell’arte è spesso rappresentato come una mela. Ci sono varie ipotesi. Questa è una delle tante. Sotto il melo ti ho svegliata. Nel segno dell’amore, amata mia, nella nostra intimità d’amore, tu hai preso coscienza di chi sei. Nella relazione intima e profonda con me, una creatura complementare e diversa, con un uomo. Nel momento dell’intimità, vissuta in un abbandono autentico d’amore, la donna è pienamente se stessa. E’ libera di essere se stessa e di lasciarsi abbracciare dallo sguardo di meraviglia dell’uomo che la fa sentire bella per quello che è e per come è fatta. Attraverso il suo corpo la donna esprime tutta la sua capacità di accoglienza. La donna nell’intimità vissuta nella verità d’amore scopre che l’essere accogliente non la rende vulnerabile, ma la rende pienamente se stessa. Là, dove ti concepì tua madre. Un altro rimando meraviglioso alla grandezza della donna che nello scoprire la sua piena identità, nel generare se stessa, diventa generatrice di nuova vita. La vita si forma nel grembo della donna. L’utero diventa luogo santo e luogo di creazione. Oggi, che la maternità è vista come un intralcio alla realizzazione della donna, il Cantico richiama fortemente su questo punto. Donna se vuoi essere realizzata, se vuoi essere pienamente te stessa, riscopri la tua capacità di farti accogliente per l’uomo e per la vita. Là, dove la tua genitrice ti partorì. Come momento conclusivo c’è la nascita. La vita che vede la luce e diventa luce per il mondo. Ogni nuova vita è motivo di speranza per il mondo. Quindi tre immagini fortissime. Tre valori fortissimi legati tra loro e alla femminilità della donna. L’atto sessuale come momento d’amore e come risveglio della persona stessa. La donna come luogo dove si concepisce la vita. Infine la donna come luogo dove si annuncia la nascita. Questo è l’uomo che lo canta alla donna con meraviglia e stupore. Come per dire: Tu sei questo amata mia. Lo dice con grande ammirazione. Vede nella donna una grandezza che lui non ha. E la canta. Ne è affascinato e attratto irresistibilmente. In te amata mia cara c’è il luogo dell’amore e la sorgente della vita. Non a caso la creatura più bella e più grande è Maria, una donna, una donna pienamente donna. Come scrive Dante nel Paradiso: la più umile e la più alta di tutte le creature. Già! E’ la più grande proprio per essere stata donna fino in fondo. Ha accolto la vita in sè. Si è fatta grembo per dare alla luce il Figlio di Dio. Di nuovo un richiamo a Genesi. Di nuovo una nuova redenzione e guarigione del peccato originale. In Genesi tra le conseguenze che Dio preannuncia alla donna c’è anche: Partorirai con dolore. Qui non è più così. Qui non è più qualcosa da temere, ma da accogliere con gratitudine e gioia per riscoprirsi pienamente donna. Per riscoprirsi la creatura più bella che ci sia. Come ebbe a dire Papa Francesco nel 2017:

La donna è l’armonia del creato. La donna è il grande dono di Dio, capace di portare armonia nel creato. Mi piace pensare che Dio abbia creato la donna perchè noi tutti avessimo una madre. E’ la donna che ci insegna ad accarezzare, ad amare con tenerezza, che fa del mondo una cosa bella.

Capitemi bene! Non voglio certo dire che la donna deve stare solo in casa tra fornelli e panni da lavare. Sia chiaro! Non deve però sacrificare ciò che è per qualcosa che conta e vale di meno. Ci sono tante professioniste donne nel mondo del lavoro che sono anche mogli e madri. Proprio perchè sono mogli e madri portano una ricchezza nella società in cui vivono e nella loro professione che solo loro possono portare in quanto pienamente donne.

Giovanni Paolo II spiegava benissimo questa verità nella sua Lettera alle donne del 1995:

Grazie a te, donna-lavoratrice, impegnata in tutti gli ambiti della vita sociale, economica, culturale, artistica, politica, per l’indispensabile contributo che dai all’elaborazione di una cultura capace di coniugare ragione e sentimento, ad una concezione della vita sempre aperta al senso del « mistero », alla edificazione di strutture economiche e politiche più ricche di umanità.

Grazie a te, donna, per il fatto stesso che sei donna! Con la percezione che è propria della tua femminilità tu arricchisci la comprensione del mondo e contribuisci alla piena verità dei rapporti umani.

Antonio e Luisa

Clicca qui per entrare nel gruppo whatsapp del blog

Iscrivetevi al canale Telegram del blog

Adesso non è il momento. Parlare di sessualità ai figli. (seconda parte)

Un altro aspetto importante è prestare attenzione a non essere invadenti nei loro confronti. Quando arriva l’adolescenza, quindi, le cose si complicano…

«Sono Lulù. I miei genitori la sera mi fanno sempre le stesse domande, vogliono sapere sempre le stesse cose! E poi litighiamo per il mio modo di vestire, perché voglio uscire di più, fare più tardi come tutte le mie amiche. Così non possiamo andare d’accordo… Penso che se dovessi raccontare cosa mi passa per la testa non ce la farebbero ad ascoltarmi; ci provo da quando ero alle elementari, ma prima hanno avuto una crisi, poi dovevano ritrovarsi ed io ero quella che doveva sempre capire… E invece non li capisco proprio! Anzi, anche se avessi bisogno da morire non direi nulla perché penso che sono inaffidabili e pretendono solo di imporre regole».

Sono pensieri e reazioni tipiche di un adolescente. Ora, ancora di più di quando erano piccoli, diventa importante il ruolo di educatore dei genitori, il mettere a fuoco tutte le forme di comunicazioni esplicite ma anche e soprattutto implicite e non verbali che diamo ai nostri figli, perché in realtà, il modo dell’adolescente di porsi in relazione con il genitore, attraverso il quale poter avere un dialogo su argomenti che tocchino anche la sfera dell’emotività, dei sentimenti, della sessualità, è strettamente connesso alla nostra capacità di tenere aperto un dialogo con loro. Non possiamo pretendere che i nostri figli adolescenti ci parlino se noi non parliamo a loro. Quando parliamo di dialogo non ci si riferisce a frasi del tipo: “Come è andata a scuola? Come va con il tuo ragazzo, la tua ragazza? Perché sei triste? Cosa fai questa sera? Perché sei tornato tardi? Perché non hai ancora sistemato la tua stanza?” Solitamente frasi di questo tipo sono vissute dai ragazzi come fastidio, sofferenza. Con queste frasi si ottiene il risultato contrario, segnalano una mancanza di fiducia del genitore verso il figlio e quindi determinano una chiusura al dialogo. La vera comunicazione che dobbiamo essere capaci di aprire con i nostri figli deve essere proprio una comunicazione di natura emotiva, che ci permetta di capire cosa passa loro nella testa, passare con loro del tempo nel quale non si fa nulla di particolare se non stare insieme e cercare di aprire canali di empatia, di capire gli stati dell’umore, i sentimenti, comunicazioni sul sesso, infatuazioni, passioni, dolori, paure, …

«Cara Terry, mi domando quel giorno che siamo andate di corsa dal mio ginecologo come mai non mi fossi accorta di nulla, perché ero così distratta, così fuori dalla tua esperienza. Ho capito che non ti ho preparato per niente ad affrontare questo momento. Sono felice che tu abbia deciso di condividere con me la tua paura e sono rassicurata perché sono stata capace di aiutarti. Mi sento un po’ infelice per il mio e tuo silenzio. Forse possiamo stabilire una nuova regola: non lasciarmi fuori, ci sono tante cose che posso fare per te.».

A volte sapere come la pensiamo, quali sono le nostre paure, può “aiutarci ad aiutare”. Se con un bambino piccolo è importante mostrarsi sicuri, forti, con l’adolescente le cose cambiano e per entrare in dialogo autentico con l’adolescente bisogna saper aprire spazi di vulnerabilità, ammettere che non abbiamo tutte le risposte che essi cercano altrimenti le mamme per esempio, rischiano di assumere atteggiamenti di competizione con le altre mamme o peggio, con le figlie stesse, come se il vero senso materno consistesse  nell’elogiare le figlie dicendo loro che sono le più belle, le più brave… mentre i papà tendono a ritenere che crescere i figli, educarli siano cose da donne; per i figli maschi il rischio delle madri è quello di “tenerli troppo nella bambagia”, rischiando così di crescerli insicuri nella vita e nelle relazioni con l’altro sesso e di coinvolgere il padre solo quando si deve infliggere una punizione. Quando un ragazzo (maschio) cresce un po’
insicuro, introverso, timido, nel genitore scatta come un campanello d’allarme che lo porta a fare considerazioni sulla capacità del figlio di gestire le relazioni, a rapportarsi con l’altro sesso: un ragazzo un po’ “imbranato”, che non riceve inviti, che non stringe relazioni con i coetanei, finisce per mettere in crisi i genitori. Si cercano allora modi per esplorare il suo mondo, compreso quello della sessualità, anche se goffamente:
difficilmente un genitore arriverà a chiedere in modo diretto al figlio: “Come va con il sesso? Tutto bene?… Tutto ok? Ti lascio questo libro, poi se vuoi possiamo parlarne.” Nei maschi la “prima volta” accade intorno ai 16, 17 anni; essi “sanno” che per la loro prima volta servono un sacco di cose, che ci vuole molta competenza per svolgere il rapporto sessuale: devono conoscere le posizioni, sapere come aprire l’imene, come prendersi
cura della ragazza, come annullare i rischi di una gravidanza. Il genitore spesso si limita a cercare di evitare il peggio (gravidanze) o a cercare con l’ironia una qualche forma di dialogo. L’ironia è molto apprezzata tra i ragazzi, ma non tra loro e l’adulto. A questa età, soprattutto se non si è già costruito prima un buon dialogo, risulta molto difficile per il ragazzo confidarsi con il proprio genitore, è più facile cercare un’altra figura adulta
con cui parlare (amico più grande, fratello o sorella maggiore, educatore, medico, sacerdote); sono tutte figure utili per il ragazzo e se il genitore avrà saputo coltivare una buona relazione con il figlio negli anni precedenti condividendo gioie e dolori, esso saprà apprezzare anche i gesti, seppur maldestri, di comunicazione sull’affettività e sulla sessualità, magari fatti al momento sbagliato, che i genitori tenteranno di fare con loro. Se al nostro tentativo di dialogo il figlio non è stato disponibile, si può tranquillamente rimandare ad un momento più opportuno, e i figli sapranno apprezzare questa attenzione del genitore.

«Cara mamma, hai scoperto brutalmente che ho avuto il mio primo rapporto sessuale e ti sei arrabbiata perché l’ho fatto con un ragazzo conosciuto da poco ma era così importante per me smettere di essere “diversa”, anche se tu dici che ho solo 16 anni. Volevo stare bene con il mio gruppo e avere anch’io questa esperienza da condividere con le mie amiche. Mi sentivo strana e sola ed ora che sai tutto voglio essere sincera con te, senza tutte le bugie che ti ho detto ultimamente: che tu ci creda o no, adesso che tu lo sai sono più serena».

Se un adolescente ha deciso di “fare sesso” sarà veramente difficile impedirglielo con codici e divieti (Non lo devi fare!). In rari casi può accadere che un divieto porti un ragazzo/ragazza a somatizzare questo impedimento al punto tale che quando sarà il momento di avere un rapporto questi non siano in grado di compierlo (es. vaginismo).
La grande sfida è quella di trasmettere ai nostri figli la positività, la ricchezza, la gioia, la normalità di una sessualità vissuta bene nella quale entra in gioco l’amore, lo stupore e il dono. Magari, per noi che ci crediamo, anche la bellezza della castità e le ragioni per aspettare il matrimonio. Non si tratta semplicemente di far passare delle informazioni, ma c’è in gioco la nostra esperienza, il nostro vissuto, altrimenti ci si limita all’anatomia, alla fisiologia, un po’ di morale. Dunque la sessualità raccontata ai figli deve essere impregnata del vissuto dei genitori; i figli fino ai 12-13 anni desiderano sapere come si sono incontrati i loro genitori, quando si sono dati il primo bacio, ecc… Attraverso questa semplice modalità si contribuisce a creare un dialogo con i propri figli, saremo in grado di evitare silenzi imbarazzanti che contengono messaggi negativi su tutto ciò che riguarda l’affettività e la sessualità che spingerà l’adolescente verso “altri” canali (coetanei, mass media, internet, …) e allora veramente non ci verrà più lasciato spazio per comunicare l’affettività e la sessualità ai nostri figli.

Antonio e Luisa

Adesso non è il momento. Parlare di sessualità ai figli. (prima parte)

L’ imbarazzo di noi genitori nel parlare di sessualità ai figli. Tutti i bambini fin da piccoli esprimono interesse nei confronti della sessualità e appena sanno parlare fanno domande sul sesso. Ciò avviene un po’ per curiosità ma in gran parte è dovuto al fatto che essi dal primo istante della loro esistenza vivono la sessualità come il mezzo privilegiato di comunicazione tra essi ed i loro genitori. Per esempio, nell’accudire il bimbo (pensiamo all’allattamento) è presente una fortissima componente emotiva che scorre tra la mamma ed il suo bambino, sono gesti densi di reazioni corporee che generano piacere reciproco. Il cambio del pannolino, il bagnetto e tanti altri gesti ancora sono ricchi di affettuosità ed intimità: si instaura una intensa relazione fatta di gesti pieni di affetto. Il messaggio che il genitore dà a suo figlio attraverso tutte queste azioni è: “Io ti voglio bene. Tu sei importante per me”. Dunque la sessualità è una dimensione che ci ha accompagnato fin dal primo istante della nostra vita e così accompagna anche i nostri figli. Alla luce di tutto ciò quindi non ci dovrebbe sorprendere che le prime domande arrivino presto, prestissimo, appena il bimbo comincia a comunicare, a due anni, due anni e mezzo e a questa età il nostro bambino ha già fatto un sacco di scoperte sulla sessualità, sa già molto. E’ interessato ad alcune parti del proprio corpo, al corpo del papà e della mamma, è incuriosito dall’arrivo di un fratellino che lo spinge a fare le prime grandi domande: “Com’è entrato nella pancia? Anch’io ero lì dentro?”, ecc. Queste sono domande relativamente facili; poi arrivano anche le domande difficili, quando sono più dirette e toccano ambiti della sessualità più intimi. Vi porto un esempio di domanda difficile tratto dal libro del Prof. Veglia, “C’era una volta la prima volta”: «Durante un corso di educazione sessuale un’insegnante che vi stava partecipando racconta che la sua bambina di quattro anni, in un momento di intimità e di grande tenerezza le ha chiesto: “Mamma, vuoi che ti lecchi la topina?” La mamma, con notevolissima presenza di spirito resa possibile dal corso che stava frequentando le risponde: “Sei proprio un tesoro, ma mi piace soltanto se me lo fa papà.”» Non tutte sarebbero state pronte a dare una risposta così equilibrata ad una domanda del genere perché domande del genere avrebbero bisogno di un determinato spazio per essere accolte: in questo modo la mamma, al di là del contenuto della risposta che ha dato, ha saputo accogliere una dimensione emotiva importante della bambina senza lasciarsi spaventare. I bambini ci chiedono e ci parlano fin dalla prima infanzia: tutti i bambini chiedono e tutti i genitori forniscono delle risposte ai loro figli. Alcuni genitori sostengono che i loro bambini non fanno domande, la verità invece è che tutti i bambini chiedono e tutti i genitori rispondono, anche quando “non rispondono”, quando cioè manifestano imbarazzo, esitazione, senso di smarrimento. Non si può non comunicare: anche il silenzio è una forma di comunicazione.  Quando si parla di imbarazzo, esitazione, senso di smarrimento, silenzio, si parla di vere e proprie forme di comunicazione che il bambino sa cogliere perfettamente e che traduce all’incirca in questo modo: “Quando parlo a mamma e papà di queste cose, che in genere si dimostrano forti, sicuri, hanno sempre una risposta pronta, sanno sempre tutto, si mostrano invece deboli e incerti”. Per il bambino percepire questi stati d’animo dei suoi genitori può essere estremamente faticoso, si ritiene un po’ responsabile di questa situazione, capisce che sono certi argomenti a creare queste situazioni e di conseguenza ne trae che se parlare di sesso suscita queste situazioni spiacevoli ai genitori, allora è preferibile fare per essi azione di confinamento, è preferibile porre certi argomenti nel silenzio e di conseguenza essi diventano argomenti proibiti. Da questo punto in poi il bambino non farà più domande perché in questo modo è come se il bambino cerchi di tutelare il genitore e se stesso da situazioni destabilizzanti. Allo stesso modo anche l’imbarazzo del genitore a suo modo nasce da un desiderio di tutelare il bambino: con la sua risposta il genitore teme di anticipare i suoi tempi, di turbarlo, di contaminare il mondo dell’infanzia, l’innocenza dei bambini. Sembra molto complicato parlare di sessualità ad un bambino, ma quando ci troveremo di fronte al figlio divenuto adolescente ci si renderà conto che è molto più facile parlare di sesso con un bambino che con un adolescente di 11-13 anni. Verso figli di questa età il genitore si sente più disponibile a parlare di queste cose (bisogna volersi bene, non c’è nulla di cui vergognarsi, si deve aspettare), vorrebbero che i figli si confidassero con loro, parlassero dei loro dubbi e problemi, ma ora sono i figli a rifiutare il dialogo. Quando si domanda a ragazzi di questa fascia di età con chi parlano di sesso, emerge che i genitori vengono quasi sempre rifiutati perché provano verso di essi imbarazzo e vergogna: da un’indagine statistica è emerso che più della metà dei ragazzi non era disponibile a trattare questi argomenti in famiglia, anche se la maggior parte dei genitori dichiarava di essere disponibile e di sentirsi a suo agio nei confronti di questi argomenti. La maggior parte degli adolescenti preferisce cercare risposte all’argomento del sesso da amici (42%) anziché alla mamma (28%) o al papà (5%). Dunque se a questa età non chiedono nulla a riguardo del sesso non è perché non abbiano nulla da chiedere e da dire: la preadolescenza è il periodo di massima confusione, ma ormai si è alzata come una barriera tra loro e i loro genitori, mentre è assolutamente aperto il dialogo con i coetanei. Certamente questa è una difficoltà “fisiologica” del periodo, nel quale uno dei compiti evolutivi importanti per loro è proprio quello di rimarcare la differenza tra loro ed i loro genitori, hanno bisogno di intimità personale, di riservatezza, hanno paura di reazioni spiacevoli da parte dei genitori e di essere presi in giro: il tono ironico, a volte usato nei loro confronti, è spesso deleterio. Nonostante ciò se i ragazzi, stimolati ad aprirsi ai loro genitori, riescono a parlare con i genitori, rivelano di avere fatto un’esperienza positiva e soddisfacente.

Il tuo palato è come vino squisito.

Il tuo palato è come vino squisito,
che scorre dolcemente per il mio amore
e fluisce sulle labbra e sui denti!

Chi sta parlando a chi? Lui? Lei? Non lo sappiamo. Gli studiosi si dividono su questo passaggio. A me piace pensare che sia lui ad iniziare e lei a finire. Come in un intreccio condiviso e convissuto di sensazioni e di bellezza. D’altronde è sensato credere che sia così. Fino ad ora, nei versetti precedenti, Salomone ha decantato le qualità e la bellezza della sua amata. Provate a leggerlo in questo modo.

Lui: Il tuo palato è come vino squisito

Lei: che scorre dolcemente per il mio amore

Che bello. Lui, dopo aver decantato la meraviglia che avverte crescere in lui e che lo riempie di gioia, lascia la parola a lei, alla sua amata.

Lei in quella semplice affermazione sta dicendo a lui che tutta quella bellezza è per lui, solo e soltanto per lui.

Partendo dai piedi (Come sono belli i tuoi piedi nei sandali, figlia di principe!)  e passando per i fianchi (Le curve dei tuoi fianchi sono come monili, opera di mani d’artista) , l’ombelico (Il tuo ombelico è una coppa rotonda che non manca mai di vino aromatico), il ventre (Il tuo ventre è un covone di grano, circondato da gigli)  e i seni (I tuoi seni sono come due cerbiatti, gemelli di una gazzella) . Per poi salire al collo (Il tuo collo come una torre d’avorio) fino al viso. E nel viso gli occhi (I tuoi occhi come le piscine di Chesbon presso la porta di Bat-Rabbìm), e poi il naso (Il tuo naso come la torre del Libano che guarda verso Damasco). Poi ancor più su fino alla chioma (La chioma del tuo capo è come porpora; un re è tutto preso dalle tue trecce). Lei sta dicendo al suo amato che è tutta per lui. Non per costrizione ma per amore. Lei lo dice convinta perchè è ciò che vuole. Lei è per lui e questo la riempie di gioia. Lei è contenta di essere per lui perchè ha sperimentato ed è consapevole che lui è per lei. Che bello quando anche noi sposi riusciamo a raggiungere questo abbandono l’uno per l’altra. Lei si abbandona allo sguardo del suo amato perchè si sente preziosa ai suoi occhi. Percepisce in quello sguardo la verità di chi non vuole possederla, ma vuole accoglierla in lui come tesoro non meritato. Non vuole soffocarla, ma vuole abbracciarla teneramente. Qui è ancora più evidente come i due sposi del Cantico siano andati oltre la rottura del peccato originale. In loro, nel loro sguardo, c’è quella verità perduta che permette loro di non coprirsi e di mostrarsi per ciò che sono e per come sono senza paura di essere feriti per questo, nella consapevolezza che quello sguardo che li contempla nella loro nudità è quello che più si avvicina allo sguardo che Dio ha verso di ogni uomo. Anche noi possiamo. Crediamoci! Certo, con la Grazia del sacramento. Grazie al sacrificio redentivo di Cristo possiamo recuperare quello sguardo. Sta a noi impegnarci a fondo per questo. Capite ora, alla luce di quanto scritto sopra, come cambia anche la prospettiva delle parole di San Paolo nella prima lettera ai Corinzi:

La moglie non è arbitra del proprio corpo, ma lo è il marito; allo stesso modo anche il marito non è arbitro del proprio corpo, ma lo è la moglie.

Parole che lette con la mentalità odierna sanno di prevaricazione e di possesso. Vanno lette invece nella verità evangelica e di Dio. Verità raccontata nel Cantico e possibile per ognuno di noi.

C’è un esercizio che tutti gli sposi possono fare. Un esercizio che ci viene indicato dal Cantico stesso. Contemplatevi e ditevi quanto siete belli. Contemplatevi con lo sguardo e con le parole. Mostrate quanta meraviglia il corpo dell’altro/a ancora suscita in voi. Uno di fronte all’altro. Senza vestiti e senza paura. Che bello! Sentirsi amati e desiderati senza bisogno di mascherarsi da qualcuno che non si è. Che bello sentirsi belle senza paragonarsi ad altre, senza dover nascondere difetti e inestetismi che vi fanno soffrire. Che bello sentirsi dire Come sei bella non nascondendo nulla. Voi uomini non siate avari di complimenti. Esprimete ciò che il cuore vi suscita. Lei ne ha bisogno. Magari non ne siete abituati o avete perso l’abitudine. Magari non l’avete fatto mai perchè avete ancora delle ferite e dei blocchi che non vi permettono di abbandonarvi completamente. Questo esercizio serve tantissimo. Vi costerà fatica, ma piano piano vi guarirà e vi permetterà di guardarvi come mai avete fatto prima. Di contemplarvi come si contempla un’opera d’arte, e di comprendere come l’altro/a sia per voi il dono più prezioso che Dio vi ha fatto.

Antonio e Luisa

1 Introduzione 2 Popolo sacerdotale 3 Gesù ci sposa sulla croce 4 Un’offerta d’amore 5 Nasce una piccola chiesa 6 Una meraviglia da ritrovare 7 Amplesso gesto sacerdotale 8 Sacrificio o sacrilegio 9 L’eucarestia nutre il matrimonio 10 Dio è nella coppia11 Materialismo o spiritualismo 12 Amplesso fonte e culmine 13 Armonia tra anima e corpo 15 L’amore sponsale segno di quello divino 16 L’unione intima degli sposi cantata nella Bibbia 17 Un libro da comprendere in profondità 18 I protagonisti del Cantico siamo noi 19 Cantico dei Cantici che è di Salomone 20 Sposi sacerdoti un profumo che ti entra dentro.21 Ricorderemo le tue tenerezze più del vino.22 Bruna sono ma bella 23 Perchè io non sia come una vagabonda 24 Bellissima tra le donne 25 Belle sono le tue guance tra i pendenti 26 Il mio nardo spande il suo profumo 27 L’amato mio è per me un sacchetto di mirra 28 Di cipresso il nostro soffitto 29 Il suo vessillo su di me è amore 30 Sono malata d’amore 31 Siate amabili 32 Siate amabili (seconda parte) 33 I frutti dell’amabilità34 Abbracciami con il tuo sguardo 35 L’amore si nutre nel rispetto. 36 L’inverno è passato 37 Uno sguardo infinito 38 Le piccole volpi che infestano il nostro amore. 39 Il mio diletto è per me. 40 Voglio cercare l’amato del mio cuore 41 Cos’è che sale dal deserto 42 Ecco, la lettiga di Salomone 43 I tuoi seni sono come due cerbiatti 44 Vieni con me dal Libano 45 Un giardino da curare 46 L’eros è un amore tenero 47 La tenerezza è amare come Dio ci ama 48 Mi hai rapito il cuore con un tuo sguardo 49 Fammi sentire la tua voce. Perchè la tua voce è soave 50 Mi baci con i baci della sua bocca 51 Quanti sono soavi le mie carezze sorella mia, sposa 52 Venga il mio diletto nel suo giardino e ne mangi i frutti squisiti 53 Le carezze dell’anima 54 Un rumore! E’ il mio diletto che bussa. 55 Il mio diletto ha messo la mano nello spiraglio  56 Io venni meno per la sua scomparsa 57 Mi han tolto il mantello 58 Che ha il tuo diletto di diverso da un altro? 59 Il matrimonio non è un armadio 60 Dolcezza è il suo palato  61 Uccidete il sogno 62 Bella come la luna 63 Sui carri di Ammi-nadìb 64 Vogliamo ammirarti 65 Non mendicanti, ma re e regine 66 Carne della mia carne 67 La tua statura rassomiglia a una palma e i tuoi seni ai grappoli.

Sposi sacerdoti. La tua statura rassomiglia a una palma e i tuoi seni ai grappoli.

I tuoi seni come due cerbiatti,
gemelli di gazzella.
[5]Il tuo collo come una torre d’avorio;
i tuoi occhi sono come i laghetti di Chesbòn,
presso la porta di Bat-Rabbìm;
il tuo naso come la torre del Libano
che fa la guardia verso Damasco.
[6]Il tuo capo si erge su di te come il Carmelo
e la chioma del tuo capo è come la porpora;
un re è stato preso dalle tue trecce».
[7]Quanto sei bella e quanto sei graziosa,
o amore, figlia di delizie!
[8]La tua statura rassomiglia a una palma
e i tuoi seni ai grappoli.
[9]Ho detto: «Salirò sulla palma,
coglierò i grappoli di datteri;
mi siano i tuoi seni come grappoli d’uva
e il profumo del tuo respiro come di pomi»

Una descrizione fantastica. Una descrizione colma di Eros. Strano vero? Siamo abituati a pensare la Bibbia come qualcosa di spirituale. Dove la carne non c’entra nulla. Dove l’eros è un amore un po’ meno amore. Un amore abbassato dalla nostra carnalità. Abbassato dall’animale che c’è in noi. L’agape è l’amore degno di un uomo mentre l’eros è qualcosa di animalesco ed istintivo. Ho sentito con le mie orecchie un sacerdote molto seguito sul web dire che l’amplesso fisico è conseguenza del peccato originale. Che prima ci si univa spiritualmente per concepire figli. Verrebbe da chiedere a questo sacerdote se l’apparato riproduttivo è stato creato da Dio dopo il peccato o prima. Non scherziamo per carità! Non è così. L’eros è qualcosa di meraviglioso. Dio stesso ci ama anche in modo erotico. La Bibbia parla sì di spirito, ma quanta carne c’è! Gesù stesso ha amato nella carne , con i suoi sguardi, le sue carezze, il suo modo di parlare. Ci ha amato nella carne fino a dare il suo corpo e il suo sangue, fino a farsi mangiare dai suoi apostoli. Mi immagino il loro sbalordimento e disorientamento. Non avranno capito molto. Avranno sicuramente capito dopo la Pentecoste.    Bisogna capirsi però su cosa si intende per eros.

L’amore sponsale è quindi agape ed eros. C’è anche un terzo amore che è  la filia, l’amore di amicizia,  ma non complichiamoci le cose e limitiamoci a questi due. L’eros, l’amore che ci spinge ad aprirci, che ci spinge all’incontro con un’alterità diversa e complementare. L’eros, forza impetuosa che se non è controllata rischia di sfondare gli argini e di esondare oltre il nostro controllo facendoci commettere errori e sopraffazioni. L’agape è invece amore di donazione e di servizio. Agape è l’amore considerato più nobile perchè più difficile. Agape che significa sacrificio. L’eros fatto di corporeità, di carne e di sensazioni. L’agape fatto di spirito, di volontà e di dedizione. L’eros che infiamma e l’agape che disseta.  L’eros, l’amore a forma di cuore  e l’agape che invece ha la forma di una croce. L’amore non è nè solo uno nè solo l’altro, ma è l’unione di queste due incompletezze. L’eros senza agape diventa egoismo e l’agape senza eros diventa come una fiamma che non scalda, qualcosa di freddo che non trasmette amore. Entrambi sono necessari perchè la nostra unione matrimoniale diventi una dimora accogliente che possa ospitare Gesù. Padre Raniero Cantalamessa usa un’immagine molto bella per spiegare come l’amore sponsale sia contemporaneamente agape ed eros:

L’amore vero e integrale è una perla racchiusa dentro due valve che sono l’eros e l’agape. Non si possono separare queste due dimensioni dell’amore senza distruggerlo. Come non si possono separare tra loro idrogeno e ossigeno senza privarsi con ciò della stessa acqua.

Uomo e donna sono diversi anche in questo. L’uomo custode dell’eros e la donna custode dell’agape. L’uomo se sarà soddisfatto nel suo desiderio di amore erotico sarà capace di donarsi alla sposa con gesti di servizio, di cura, di dedizione e di tenerezza. La donna, al contrario, solo se sarà fatta centro di gesti di servizio, di cura, di dedizione e di attenzione , sentirà il desiderio di accogliere nell’abbraccio dell’amplesso il suo sposo.

Tutto diventa un intreccio di eros e agape che generano un circolo virtuoso trasformando il matrimonio in qualcosa di meraviglioso da scoprire e perfezionare ogni giorno.

1 Introduzione 2 Popolo sacerdotale 3 Gesù ci sposa sulla croce 4 Un’offerta d’amore 5 Nasce una piccola chiesa 6 Una meraviglia da ritrovare 7 Amplesso gesto sacerdotale 8 Sacrificio o sacrilegio 9 L’eucarestia nutre il matrimonio 10 Dio è nella coppia11 Materialismo o spiritualismo 12 Amplesso fonte e culmine 13 Armonia tra anima e corpo 15 L’amore sponsale segno di quello divino 16 L’unione intima degli sposi cantata nella Bibbia 17 Un libro da comprendere in profondità 18 I protagonisti del Cantico siamo noi 19 Cantico dei Cantici che è di Salomone 20 Sposi sacerdoti un profumo che ti entra dentro.21 Ricorderemo le tue tenerezze più del vino.22 Bruna sono ma bella 23 Perchè io non sia come una vagabonda 24 Bellissima tra le donne 25 Belle sono le tue guance tra i pendenti 26 Il mio nardo spande il suo profumo 27 L’amato mio è per me un sacchetto di mirra 28 Di cipresso il nostro soffitto 29 Il suo vessillo su di me è amore 30 Sono malata d’amore 31 Siate amabili 32 Siate amabili (seconda parte) 33 I frutti dell’amabilità34 Abbracciami con il tuo sguardo 35 L’amore si nutre nel rispetto. 36 L’inverno è passato 37 Uno sguardo infinito 38 Le piccole volpi che infestano il nostro amore. 39 Il mio diletto è per me. 40 Voglio cercare l’amato del mio cuore 41 Cos’è che sale dal deserto 42 Ecco, la lettiga di Salomone 43 I tuoi seni sono come due cerbiatti 44 Vieni con me dal Libano 45 Un giardino da curare 46 L’eros è un amore tenero 47 La tenerezza è amare come Dio ci ama 48 Mi hai rapito il cuore con un tuo sguardo 49 Fammi sentire la tua voce. Perchè la tua voce è soave 50 Mi baci con i baci della sua bocca 51 Quanti sono soavi le mie carezze sorella mia, sposa 52 Venga il mio diletto nel suo giardino e ne mangi i frutti squisiti 53 Le carezze dell’anima 54 Un rumore! E’ il mio diletto che bussa. 55 Il mio diletto ha messo la mano nello spiraglio  56 Io venni meno per la sua scomparsa 57 Mi han tolto il mantello 58 Che ha il tuo diletto di diverso da un altro? 59 Il matrimonio non è un armadio 60 Dolcezza è il suo palato  61 Uccidete il sogno 62 Bella come la luna 63 Sui carri di Ammi-nadìb 64 Vogliamo ammirarti 65 Non mendicanti, ma re e regine 66 Carne della mia carne

Sposi sacerdoti. Il mio diletto ha messo la mano nello spiraglio. (55 capitolo)

Il mio diletto ha messo la mano nello spiraglio
e un fremito mi ha sconvolta.

Abbiamo concluso il capitolo precedente con lei che lo sente arrivare, ma inspiegabilmente non si alza per andare ad aprire. Voglio riprendere questo momento perchè potrebbe passare inosservato, oppure essere compreso male. Invece va capito e approfondito perchè è un passaggio cruciale, molto importante per comprendere come siamo fatti e per spiegare il motivo che ci porta a comportarci in determinati modi.

Lui cerca di entrare. La porta è chiusa da dentro come era consuetudine al tempo. Chiusa con una sbarra. Lui prova ad infilare la mano per sbloccare la porta, ma non riesce. Lei non si alza perchè ha paura. Ha paura di aprire al suo uomo. Ha paura perchè lo desidera. Il desiderio la spaventa. Ha paura di abbandonarsi all’amore. Perchè se ti abbandoni non hai più il controllo. Se ti abbandoni sei disarmata. Se ti abbandoni ti stai consegnando. Stai consegnando il tuo cuore e il tuo corpo.

Tante donne fanno fatica ad abbandonarsi. Fanno fatica perchè hanno una storia di amori traditi, di sofferenze non dimenticate, di ferite ancora aperte. L’amore quindi fa loro paura. Vorrebbero lasciarsi andare perchè ne sentono forte il desiderio, ma c’è una parte di loro che non molla il freno. Soffrono per non soffrire. E’ una reazione insensata, ma è molto comune e soprattutto molto umana.

Questo discorso vale per l’uomo e la donna. La donna però lo sente ancora maggiormente. Soprattutto nel rapporto fisico. Come viene vissuto il rapporto fisico nel matrimonio è un segnale importante per capire se c’è da sanare qualcosa nel passato dei due sposi. Spesso molti problemi in questo momento intimo sono sintomo di una persona ferita.

Nel rapporto fisico questa paura provoca nella donna una tensione proprio a livello  muscolare e una incapacità di lasciarsi andare al piacere.  La donna, non so se ci avete mai riflettuto, accoglie dentro di sè l’uomo. L’uomo, invece, entra nella donna. Non è la stessa cosa. Accogliere dentro di sè è molto più impegnativo da un punto di vista non solo fisico, ma anche emotivo e psicologico.  Far entrare dentro il proprio corpo non è un gesto banale e facile. Come invece tutta la mentalità pornografica, che ci ha educato fin da ragazzi, vuole farci credere. Non è un’attività ricreativa. Mette in gioco tutta la persona.

Per questo il mondo insegna qualcosa di completamente sbagliato e non aderente a come davvero siamo fatti.  Il mondo insegna che il rapporto fisico è bello all’inizio. Perchè c’è la passione. Poi, con il tempo, diventa sempre meno coinvolgente e bello.

Tutte balle!!! Dobbiamo avere il coraggio di smascherare questa menzogna. Il rapporto diventa più bello con il tempo perchè ci si apre sempre di più all’altro. Lo si accoglie sempre più profondamente in sè. Il rapporto fisico non si riduce al corpo, ma diventa porta per entrare nell’intimo anche emotivo, spirituale e costitutivo dell’altra persona.

Non comprendere questo significa limitarsi al piacere fisico e spesso, per quanto riguarda la donna,  anche quello viene a mancare. Spesso significa, per la donna, vivere con dolore quel momento.

Capite quale miseria! Posso assicurarvi che è una situazione molto comune.

Invece noi sappiamo che il matrimonio, se vissuto nella verità e nell’amore autentico, guarisce anche la nostra sessualità. Certo serve impegno da parte della donna che deve lavorare su di se per accogliere sempre di più il suo sposo. Serve anche però l’impegno dello sposo che deve imparare a guardare la sua sposa con uno sguardo che non viola, deve imparare a rispettarla e a corteggiarla. Deve educarsi a cercarla per unirsi sempre più a lei e non per usarla per sfogare istinti e pulsioni.

Costa fatica, ma ne vale la pena. Buon lavoro

Antonio e Luisa

1 Introduzione 2 Popolo sacerdotale 3 Gesù ci sposa sulla croce 4 Un’offerta d’amore 5 Nasce una piccola chiesa 6 Una meraviglia da ritrovare 7 Amplesso gesto sacerdotale 8 Sacrificio o sacrilegio 9 L’eucarestia nutre il matrimonio 10 Dio è nella coppia11 Materialismo o spiritualismo 12 Amplesso fonte e culmine 13 Armonia tra anima e corpo 15 L’amore sponsale segno di quello divino 16 L’unione intima degli sposi cantata nella Bibbia 17 Un libro da comprendere in profondità 18 I protagonisti del Cantico siamo noi 19 Cantico dei Cantici che è di Salomone 20 Sposi sacerdoti un profumo che ti entra dentro.21 Ricorderemo le tue tenerezze più del vino.22 Bruna sono ma bella 23 Perchè io non sia come una vagabonda 24 Bellissima tra le donne 25 Belle sono le tue guance tra i pendenti 26 Il mio nardo spande il suo profumo 27 L’amato mio è per me un sacchetto di mirra 28 Di cipresso il nostro soffitto 29 Il suo vessillo su di me è amore 30 Sono malata d’amore 31 Siate amabili 32 Siate amabili (seconda parte) 33 I frutti dell’amabilità34 Abbracciami con il tuo sguardo 35 L’amore si nutre nel rispetto. 36 L’inverno è passato 37 Uno sguardo infinito 38 Le piccole volpi che infestano il nostro amore. 39 Il mio diletto è per me. 40 Voglio cercare l’amato del mio cuore 41 Cos’è che sale dal deserto 42 Ecco, la lettiga di Salomone 43 I tuoi seni sono come due cerbiatti 44 Vieni con me dal Libano 45 Un giardino da curare 46 L’eros è un amore tenero 47 La tenerezza è amare come Dio ci ama 48 Mi hai rapito il cuore con un tuo sguardo 49 Fammi sentire la tua voce. Perchè la tua voce è soave 50 Mi baci con i baci della sua bocca 51 Quanti sono soavi le mie carezze sorella mia, sposa 52 Venga il mio diletto nel suo giardino e ne mangi i frutti squisiti 53 Le carezze dell’anima 54 Un rumore! E’ il mio diletto che bussa.

L’amore sponsale non è spirituale ma ci chiede anche il corpo.

Quanto è difficile trovare un equilibrio tra anima e corpo. Anche nella Chiesa di Gesù. Lui che per mostrarci come sia importante vivere la nostra vita in anima e corpo è sceso sulla terra e ha preso carne. Vero Dio ma anche vero uomo. Perchè scrivo di questo? Perchè è facilissimo far cadere il nostrol rapporto sponsale nelle due grosse devianze rispetto la verità dell’uomo. Io le chiamo eresie. La prima esalta il corpo sullo spirito. La seconda, al contrario, lo spirito sul corpo. Spirito e corpo sono ambedue importanti ed ambedue determinanti. Oggi non voglio parlare della prima “eresia”. Non voglio parlare di pornografia, adulterio e di lussuria. Non voglio parlare di chi confonde il sentire con l’amore. Di queste cose ho già scritto diverse volte. Voglio soffermarmi sull’altra “eresia”. Spesso sottovaluta e creduta, in realtà, quasi un pregio piuttosto che un vizio. In realtà lo spiritualismo è pericolosissimo. Consiste nel privare il rapporto sponsale di tutta la sua componente più sensibile e carnale, riducendo tutto ad una relazione oblativa e spirituale. Chi cade in questa devianza  è fuori strada esattamente come chi cade nel materialismo. Giusto ieri ho letto l’ennesimo post su facebook dove viene esaltata la astinenza nel matrimonio, Come se una coppia di sposi che volesse perfezionarsi e raggiungere una santità e purezza autentica dovesse rinunciare ai rapporti. Tutte scemenze.

Per farmi capire meglio condivido una riflessione tratta da un libro di don Carlo Rocchetta, che pone in evidenza come l’intimità tra gli sposi non solo sia importante ma è determinante per vivere un matrimonio felice e fecondo d’amore.

Siamo portati  a concentrarci sullo spirito , la preghiera e il rapporto con Gesù  e va bene, ma non pensiamo di poter costruire la casa senza curare le fondamenta che nel matrimonio sono rappresentate da ogni atto d’amore e in particolare l’amplesso fisico.

Il matrimonio è un sacramento sessuato, tra un uomo e una donna, che non si amano come angeli, ma come uomini e il corpo diviene mezzo fondamentale per esprimere tutto l’amore più profondo e puro.

Nella misura in cui si amano (gli sposi), amano Dio, e viceversa. Il sì iniziale è un sì a diventare una sola carne a immagine dell’una caro Cristo-Chiesa, al punto da poter dire che l’essere dei due in una sola carne (Gen. 2,24) fa nascere l’esistenza di una nuova personalità mistica. Di qui la conseguenza: una sposa che diverte il corpo, cioè lo sottrae o tenta di sottrarlo alla piena donazione fisica al consorte, sia pure per un falso concetto di castità nuziale o che vorrebbe unirsi come un angelo senza corpo, viene meno alla perfezione della sintesi dell’attuazione nuziale in senso naturale. Gli sposi devono donarsi con tutta l’anima, tutto il cuore, con tutto il corpo, senza sottrazioni e limitazioni.

(…) i rapporti nuziali, pur essendo umani diventano realizzazioni sacramentali

(Teologia del talamo nuziale – Don Carlo Rocchetta)

Antonio e Luisa

 

Sposi sacerdoti. Quanto sono soavi le tue carezze sorella mia, sposa. (51 articolo)

Le carezze sono dolci, le carezze sono lievi, ma lasciano segni indelebili a chi le riceve. Le carezze non afferrano, non sono aggressive e non violano. Le carezze sono segno di voler cercare il contatto fisico con il/la nostro/a amato/a, ma senza prevaricazione, senza prepotenza, solo perchè così, nella reciproca libertà, si può essere teneri e aperti al dialogo amoroso. La carezza ci fa sentire viva la presenza dell’amato/a, ci permette di dare forma e consistenza a ciò che lo sguardo ci mostra. La bellezza dell’amato/a diventa concreta, diventa carne. Don Rocchetta cita un bel passo di un’opera di J.P. Sartre:

La carezza non è un semplice contatto, perchè allora verrebbe meno al suo significato. Carezzando l’altro io faccio nascere la sua carne con la mia carezza, sotto le mie dita. La carezza fa parte di quei riti che incarnano l’altro, fanno nascere l’altro come carne per me e io per lui. Come il pensiero si esprime con il linguaggio, così il desiderio si manifesta nella carezza.

Le carezze sono parte integrante del modo di esprimere tenerezza e la carezza più piena e più coinvolgente è sicuramente l’abbraccio. L’abbraccio permette di percepire completamente la corporeità dell’amato/a e di trasmettere fiducia, sicurezza, amore, protezione, apertura, dedizione in modo molto diretto e sensibile.La mancanza di carezze e abbracci tra gli sposi porta grossi problemi nella coppia. Insoddisfazione, mancanza di intesa, incomunicabilità, senso di frustrazione e di non apprezzamento da parte dell’altro spesso sono susseguenti a mancanza di tenerezza tra gli sposi e quindi di carezze e abbracci. Un abbraccio con la persona amata, per noi che lo abbiamo sperimentato, dona sensazioni meravigliose: sentirla stretta a me, sentire il suo respiro, il suo abbandono e il suo amore, che diventa tangibile e palpabile, mi riempie l’anima e il cuore. A volte non vorremmo smettere tanto è bello. Le coppie, che perdono l’abitudine a sentirsi vive e vicine, perdono molto della loro capacità di aprirsi all’intimità, quindi, perdono molto della loro sponsalità. L’abbraccio permette di sentirci davvero un noi, una sensazione che solo l’amplesso fisico (non a caso è l’abbraccio più profondo tra gli sposi) rende più forte ed evidente. L’abbraccio ci rende uno e questa consapevolezza nutre la nostra unione e il nostro amore sponsale, rendendolo sempre vivo e mai vecchio e stantio. L’abbraccio degli sposi, fateci caso, non segue regole fisse, a volte si abbraccia la persona, a volte la testa o il ventre. L’abbraccio diventa linguaggio vero e proprio che solo gli sposi capiscono. Spesso restano con gli occhi chiusi o socchiusi perchè il mondo esterno non esiste, il dialogo avviene solo attraverso il contatto, il corpo, l’intensità dell’abbraccio. L’amore diventa carne e il corpo geografia dell’amore che doniamo e riceviamo. Vi rendete conto adesso come in un rapporto tra due esseri incarnati l’abbraccio rivesta una rilevanza fondamentale?

Per concludere cito un altro breve spunto, tratto dal libro di Rocchetta, di una terapista americana Virgini Satir:

Ognuno di noi, piccolo o grande, ha bisogno di almeno quattro carezze al giorno per sopravvivere, otto per vivere, dodici per vivere floridamente

Non facciamoci mancare questa medicina! Non costa nulla e non ha controindicazioni.

Antonio e Luisa

Articoli precedenti

1 Introduzione 2 Popolo sacerdotale 3 Gesù ci sposa sulla croce 4 Un’offerta d’amore 5 Nasce una piccola chiesa 6 Una meraviglia da ritrovare 7 Amplesso gesto sacerdotale 8 Sacrificio o sacrilegio 9 L’eucarestia nutre il matrimonio 10 Dio è nella coppia11 Materialismo o spiritualismo 12 Amplesso fonte e culmine 13 Armonia tra anima e corpo 15 L’amore sponsale segno di quello divino 16 L’unione intima degli sposi cantata nella Bibbia 17 Un libro da comprendere in profondità 18 I protagonisti del Cantico siamo noi 19 Cantico dei Cantici che è di Salomone 20 Sposi sacerdoti un profumo che ti entra dentro.21 Ricorderemo le tue tenerezze più del vino.22 Bruna sono ma bella 23 Perchè io non sia come una vagabonda 24 Bellissima tra le donne 25 Belle sono le tue guance tra i pendenti 26 Il mio nardo spande il suo profumo 27 L’amato mio è per me un sacchetto di mirra 28 Di cipresso il nostro soffitto 29 Il suo vessillo su di me è amore 30 Sono malata d’amore 31 Siate amabili 32 Siate amabili (seconda parte) 33 I frutti dell’amabilità34 Abbracciami con il tuo sguardo 35 L’amore si nutre nel rispetto. 36 L’inverno è passato 37 Uno sguardo infinito 38 Le piccole volpi che infestano il nostro amore. 39 Il mio diletto è per me. 40 Voglio cercare l’amato del mio cuore 41 Cos’è che sale dal deserto 42 Ecco, la lettiga di Salomone 43 I tuoi seni sono come due cerbiatti 44 Vieni con me dal Libano 45 Un giardino da curare 46 L’eros è un amore tenero 47 La tenerezza è amare come Dio ci ama 48 Mi hai rapito il cuore con un tuo sguardo 49 Fammi sentire la tua voce. Perchè la tua voce è soave 50 Mi baci con i baci della sua bocca

Non sapere amare è la povertà più grande.

Chi sono i poveri? Chi sono i sofferenti? Nella nostra Chiesa occidentale c’è un grande pericolo. Quello di occuparsi solo di una povertà. Quello di occuparsi di chi ha materialmente poco o nulla. La Chiesa si occupa di migranti, di emarginazione, di fornire pasti e vestiario. A volte di fornire qualche aiuto per le bollette e per la casa. Tutto bello! Ci mancherebbe che la Chiesa non lo facesse. Ma…. C’è un ma. E’ questa la missione primaria della Chiesa? Si riduce ad un’attività di sostegno sociale ed economico? Come una ONLUS qualsiasi? Non dovrebbe occuparsi anche delle povertà spirituali ed affettive? Non sono poveri tanti nostri giovani che fanno del sesso un mezzo come un altro di piacere, di possesso e di uso sull’altro? Non sono povere tutte quelle coppie che non riescono a mantenere un matrimonio vivo e vanno incontro al fallimento? Non sono poveri quelli che non si sposano perchè non vedono differenza tra un’unione sacramentale ed una convivenza? Non sono poveri quelli che non hanno il coraggio delle scelte definitive, di investire tutta la vita e ciò che sono in una relazione che possa essere totale e quindi autentica?

Per carità ci sono sacerdoti, esperienze e realtà ecclesiali che si occupano di queste povertà. Sono però realtà insufficienti e marginali.

Nella maggior parte del clero e dei laici impegnati vedo un altro atteggiamento. Un atteggiamento sbagliato. Come padri di famiglia che non sono capaci di educare e che per togliersi di impiccio dicono sempre si. Come se io con i miei figli non educassi ma li assecondassi in tutte le loro richieste. Starei facendo il loro bene? Oppure starei fallendo il mio ruolo di educatore che prepara il figlio ad una vita buona?

Un esempio su tutti. La diocesi di Cremona ha organizzato alcuni giorni fa un incontro con le realtà LGBT che si definiscono credenti. Ebbene hanno proposto la via cristiana per queste persone? Hanno indicato la castità come unica via per vivere relazioni vere e sane? Che io sappia no. Non hanno saputo dire che non è l’amore (che magari tante persone LGBT sentono e vivono) a rendere santo un atto sessuale, ma che è l’atto sessuale che se non è vissuto nella verità di un desiderio di unione e fecondità va a sporcare anche l’amore che due persone dicono di sentire nel cuore. La sessualità nella Chiesa è sempre più sottovalutata. Come se non fosse più riconosciuta la valenza del corpo. Noi siamo spiriti incarnati. L’amore va vissuto attraverso il nostro corpo. Noi siamo anche il nostro corpo. Non possiamo illuderci di usare il nostro corpo in modo egoistico e sbagliato e non avere conseguenze su tutta la persona. Non posso pensare che avere rapporti anali sia un modo come un altro per vivere l’amore. Non è mai amore. Non posso credere che utilizzare o meno anticoncezionali per due sposi sia indifferente e che questa scelta non condizioni tutto il matrimonio. Non posso credere che per due fidanzati sia la stessa cosa vivere la loro relazione nella castità oppure viverla nell’esperienza completa dell’amplesso.

Il Papa sta cercando di correre ai ripari. Tante volte lo ha detto e scritto. Nessuno lo ascolta. Tutti concentrati sulla comunione ai divorziati risposati. Quella può essere una cura per chi è già malato. Il Papa ha espressamente chiesto di rivedere i corsi di preparazione al matrimonio. Il Papa ha chiesto di favorire il nascere di gruppi familiari dove trovare sostegno ed aiuto. Il Papa vuole che la verità venga annunciata con forza. Quanti lo ascoltano? Tanti preti pensano all’amore come qualcosa di romantico. Credono che il cuore sia più importante del corpo. Quale illusione. Quanti danni questo modo di pensare. Poi quando si deve scendere nel fango, affrontare la vita reale fatta di una sessualità vissuta male non sanno come intervenire. Allora tutto va bene. asta che ci sia amore nel cuore. Ma quale amore? Non va tutto bene. Prima o poi i nodi vengono al pettine. Quanta sofferenza inutile causata da pastori incapaci e impreparati. Ringrazio Dio di avermi fatto incontrare padre Raimondo Bardelli quando ero ancora un ragazzo. Un padre che è sceso nel mio fango. Senza di lui ora sarei un mendicante d’amore. Ne sono certo. Non tutti hanno avuto la mia fortuna di un incontro tanto importante. Per questo ora mi sento in dovere di restituire qualcosa del tanto che ho ricevuto.

Sta a noi coppie di sposi riappropriarci di questa importante attività educativa e di evangelizzazione. Sta a noi mostrare che esiste una Verità e che non è uguale e indifferente avere un comportamento rispetto ad un altro. Tutti noi genitori siamo chiamati a farlo prima di tutto con i nostri figli e poi, perchè no, mettersi in gioco anche nella nostra parrocchia e comunità. E’ urgente darsi da fare, è urgente mostrare la bellezza di una scelta d’amore nella Verità e nella castità.

Antonio e Luisa

Il fidanzamento. Educatevi al sesso (2 pillola)

La seconda pillola che voglio condividere farà sorridere tanti giovani. Ormai la sessualità è esplorata in tanti modi. Fin dalla primaria i bambini e le bambine vengono edotti su questi temi con corsi scolastici curriculari ed extracurriculari. Certo con modalità diverse e adatte all’età. Se ne parla in tanti modi. Il sesso è presente, più o meno velatamente, in tutti i media e social media. Noi genitori, più delle passate generazioni, rischiamo di sottovalutare questo aspetto. I nostri figli sanno già tutto, pensiamo. E’ davvero così? Sanno tanto. Questo è vero. Spesso però non conoscono quello che è davvero importante conoscere. La prima scuola di educazione sessuale per i nostri ragazzi è la pornografia. Dobbiamo mettercelo in testa. Non è forse così per i nostri figli (per i genitori più attenti e fortunati), ma lo è per tanti loro amici. Respirano dappertutto la scuola pornografica.  In realtà sono messi peggio di quanto pensino.Conoscere verità sbagliate è peggio che non conoscere affatto.E’ importante, invece, che i fidanzati capiscano che necessitano di essere rieducati. Per farvi comprendere quanto questo sia vero vi allego una paginetta del nostro libro dove la dottoressa ginecologa Luisa Scalvi ci spiega alcune nozioni basilari, ma che spesso i nostri ragazzi non conoscono. E, mi duole dirlo, anche tanti adulti non le hanno ancora imparate. Leggete e ditemi quanti parlano di queste verità. Quanti le conoscono. Non si tratta di qualcosa di secondario, ma è la base per poter vivere un incontro intimo bello per entrambi, che unisce e non svilisce.

Altro concetto fondamentale su cui fare chiarezza:uomo e donna sono diversi. Hanno tempi molto diversi per prepararsi all’amplesso. All’uomo spesso basta l’idea dell’incontro per essere pronto fisicamente. L’uomo si eccita con tatto e vista. Per la donna la natura ha previsto tempi e modi diversi. Per permettere al corpo della donna di modificarsi ed essere nella condizione ideale per la penetrazione servono dai venti ai trenta minuti. Cosa succede ai genitali della donna? In questo tempo la vagina si allunga internamente (non lo sapevate vero?) da circa 6/7 cm a circa 9/10 cm e l’utero si posiziona in maniera diversa per agevolare l’entrata del pene. Oltre ciò, durante i preliminari la vagina si lubrifica sia internamente che nella parte esterna (vulva). È diverso anche il modo di eccitarsi.L’uomo deve vedere e toccare, basta poco; la donna cerca altro, è più complessa.L’uomo così facendo, seguendo il suo desiderio, la sua modalità di cercare piacere, sta in realtà urtando la sensibilità della sua sposa. L’intimità fisica è trasformata in qualcosa di frettoloso e grossolano. In questo modo è impossibile vivere in pienezza e con gioia il rapporto.Presto o tardi l’insoddisfazione della donna porterà al deserto sessuale e alla frustrazione per entrambi.La donna vuole tenerezza, dolcezza, carezze, abbracci.Vuole percepire di essere preziosa e importante. Vuole sentirsi desiderata e amata. La pornografia mette al centro dei preliminari sempre l’uomo e i suoi genitali. Dimentichiamolo! Al centro deve esserci la sposa, con tutto il suo corpo e nel modo che piace a lei. I preliminari non sono tecniche eccitatorie per l’uomo (non sono sbagliate, ma non devono occupare tutto il tempo o quasi), ma gesti che sfamano il bisogno di tenerezza della donna; proprio perché l’uomo è già pronto fisicamente, rischia di fare una corsa perdendo di vista il bello del viaggio.I preliminari sono il tempo necessario a entrambi uomo e donna per entrare in comunione, l’uomo è già pronto fisicamente all’atto sessuale, ma ha bisogno di entrare in relazione con la donna per vivere in pienezza l’intimità, quindi non è solo attendere i tempi fisici della donna, sarebbe un’attesa sterile per il cuore.Perciò i preliminari sono indispensabili nell’intimità sessuale e sono gesti di tenerezza e dolcezza che rendono felice la persona amata. Una piccola ma importante precisazione:l’uomo si deve educare alla tenerezza. Lo deve fare per se stesso e per la sua sposa.

Luisa scrive ancora:

Tornando alla penetrazione è importante sottolineare,inoltre, che si devono rispettare le dimensioni anatomiche.Stando alla scuola pornografica, al contrario, sembrerebbe che non ci sono limiti… anzi, più il pene è lungo e grosso,più la donna sarà soddisfatta.

FALSITÀ. RIPETO: TUTTE FALSITÀ.

Cosa ho scritto nell’approfondimento dei preliminari? La vagina normalmente ha una profondità di 7 cm e quando è eccitata arriva a circa 10 cm. Cosa significa? Una cosa molto semplice da capire: il pene può entrare per quella profondità e tutta la parte in eccesso deve restare fuori.Diversamente se l’uomo segue i dettami della pornografia,cioè entra nella vagina con tutto il pene e con violenza,soprattutto quando lo ha di dimensioni superiori agli 11-12 cm, certamente impedisce ogni piacere per la donna(spesso generando in lei anche sensi di colpa e sospetti di frigidità) e non di rado le provoca dolore, nei casi peggiori,escoriazioni ed emorragie. Capite la pornografia quanti danni provoca? In pronto soccorso, a volte i ginecologi devono curare lesioni postcoitali; le stesse che si verificano in caso di stupro… Può essere un simil-stupro un gesto d’amore? Certamente no.

Ripeto chi scrive queste cose è una persona preparata, competente e abilitata a spiegare queste verità e dinamiche. Verità scientifiche prima che di fede. Perchè le leggi di Dio coincidono sempre con quelle naturali.

Cari fidanzati, se volete sposarvi e iniziare bene queste cose dovete saperle. E’ vostro dovere. Lo dovete fare per voi stessi, per la persona che amate e per Dio. Si per Dio perchè il matrimonio è anche suo, non solo vostro.

Antonio e Luisa

Il nostro libro L’ecologia dell’amoreL’ecologia dell’amoreL’ecologia dell’amore

Pillole già pubblicate  1 Castità non è aridità

 

Sposi sacerdoti. Un giardino da curare. (45 articolo)

[12]Giardino chiuso tu sei,
sorella mia, sposa,
giardino chiuso, fontana sigillata.
[13]I tuoi germogli sono un giardino di melagrane,
con i frutti più squisiti,
alberi di cipro con nardo,
[14]nardo e zafferano, cannella e cinnamòmo
con ogni specie d’alberi da incenso;
mirra e aloe
con tutti i migliori aromi.
[15]Fontana che irrora i giardini,
pozzo d’acque vive
e ruscelli sgorganti dal Libano.

LA SPOSA

[16]Lèvati, aquilone, e tu, austro, vieni,
soffia nel mio giardino
si effondano i suoi aromi.
Venga il mio diletto nel suo giardino
e ne mangi i frutti squisiti.

LO SPOSO

[1]Son venuto nel mio giardino, sorella mia, sposa,
e raccolgo la mia mirra e il mio balsamo;
mangio il mio favo e il mio miele,
bevo il mio vino e il mio latte.
Mangiate, amici, bevete;
inebriatevi, o cari.

 

Il Cantico si fa sempre più audace e non ci si limita più agli sguardi, ma è imminente la gioia dell’incontro sessuale con l’amata. Ormai i due sposi si sono preparati al meglio per questo momento e tutto il desiderio, che è cresciuto sempre più alimentato dallo sguardo dei due, sta per avere il suo soddisfacimento e il suo culmine nell’abbraccio intimo dell’amplesso. Lo dico ora per non generare incomprensioni. Questo testo è tutto approfondito da un punto di vista maschile, dalla parte del re. Naturalmente quello che scrivo vale per entrambi. Se siete donne potete leggere il testo come regine. Non cambia nulla.

E’ bellissimo il simbolismo che il Cantico propone. Giardino chiuso e fontana sigillata. Il giardino è l’amata stessa, amata che si identifica con la relazione. La loro relazione è pura e bellissima perchè loro hanno un cuore pure e aperto al dono. Giardino chiuso perché non è per tutti. E’ solo per il re. Un re che non conquista, ma che è conquistato dall’amore e per questo è capace di entrare in quel giardino con tutto il rispetto e la sacralità che quel dono ricevuto merita. Sarà aperto solo da un re che ne ha la chiave. La chiave non si può ottenere se non con un amore autentico che presuppone, per essere tale,  la promessa del per sempre. Un amore che costa, impegnativo, ma un giardino dove il re potrà sperimentare la gioia piena, la contemplazione del corpo, l’abbandono totale nelle sensazioni totalizzanti dell’amplesso fisico. Vivere l’amore in questo modo rende il re pazzo di gioia.  Non perchè vuole possedere la sposa ma, al contrario, vuole darsi totalmente a lei. Provate a chiudere gli occhi e a immergervi in questo momento di meravigliosa pienezza. Non esistono che loro e, se guardate bene, non vedrete qualcosa di volgare e banale ma, al contrario, vedrete il trionfo della bellezza, la bellezza che oltrepassa il corpo e si compie nel cuore dei due sposi. Ciò che avviene nel corpo è segno di ciò che l’anima vive e trasmette in quell’unione casta d’amore.

Pensate che bello vivere la propria sessualità in questo modo. Questo è l’elogio della castità: la donna e l’uomo si preparano a quell’incontro e difendono la purezza di quel giardino, preparato per un solo uomo e per nessun altro (saper aspettare la sposa vale naturalmente anche per l’uomo). Che bello arrivare all’amplesso fisico solo dopo che ci si è promessi per la vita e si è entrati in possesso di quella chiave che dà accesso al giardino! Che bello non entrare come ladro che ruba ciò che è destinato ad altri, ma come re. Che bello poter entrare al culmine del desiderio dopo che ci si è preparati con sguardi e gesti d’amore e di dolcezza! Solo così la donna non sentirà violentato il suo giardino, ma curato e desiderato. Questa è la via casta che permetterà all’uomo di non perdere mai la chiave di quel giardino che tanto ama e che quindi gli permetterà di non violare ma amare la propria sposa. Nei prossimi capitoli di questo percorso andrò ad approfondire come prendersi cura di quel giardino. Andremo ad approfondire i diversi gesti di tenerezza e di amore che gli sposi possono e devono scambiarsi per non far seccare il giardino della loro relazione.

Antonio e Luisa

1 Introduzione 2 Popolo sacerdotale 3 Gesù ci sposa sulla croce 4 Un’offerta d’amore 5 Nasce una piccola chiesa 6 Una meraviglia da ritrovare 7 Amplesso gesto sacerdotale 8 Sacrificio o sacrilegio 9 L’eucarestia nutre il matrimonio 10 Dio è nella coppia11 Materialismo o spiritualismo 12 Amplesso fonte e culmine 13 Armonia tra anima e corpo 15 L’amore sponsale segno di quello divino 16 L’unione intima degli sposi cantata nella Bibbia 17 Un libro da comprendere in profondità 18 I protagonisti del Cantico siamo noi 19 Cantico dei Cantici che è di Salomone 20 Sposi sacerdoti un profumo che ti entra dentro. 21 Ricorderemo le tue tenerezze più del vino.22 Bruna sono ma bella 23 Perchè io non sia come una vagabonda 24 Bellissima tra le donne 25 Belle sono le tue guance tra i pendenti 26 Il mio nardo spande il suo profumo 27 L’amato mio è per me un sacchetto di mirra 28 Di cipresso il nostro soffitto 29 Il suo vessillo su di me è amore  30 Sono malata d’amore 31 Siate amabili 32 Siate amabili (seconda parte) 33 I frutti dell’amabilità 34 Abbracciami con il tuo sguardo 35 L’amore si nutre nel rispetto. 36 L’inverno è passato 37 Uno sguardo infinito 38 Le piccole volpi che infestano il nostro amore. 39 Il mio diletto è per me. 40 Voglio cercare l’amato del mio cuore 41 Cos’è che sale dal deserto 42 Ecco, la lettiga di Salomone 43 I tuoi seni sono come due cerbiatti 44 Vieni con me dal Libano