Sposi sacerdoti. Quanto sono soavi le tue carezze sorella mia, sposa. (51 articolo)

Le carezze sono dolci, le carezze sono lievi, ma lasciano segni indelebili a chi le riceve. Le carezze non afferrano, non sono aggressive e non violano. Le carezze sono segno di voler cercare il contatto fisico con il/la nostro/a amato/a, ma senza prevaricazione, senza prepotenza, solo perchè così, nella reciproca libertà, si può essere teneri e aperti al dialogo amoroso. La carezza ci fa sentire viva la presenza dell’amato/a, ci permette di dare forma e consistenza a ciò che lo sguardo ci mostra. La bellezza dell’amato/a diventa concreta, diventa carne. Don Rocchetta cita un bel passo di un’opera di J.P. Sartre:

La carezza non è un semplice contatto, perchè allora verrebbe meno al suo significato. Carezzando l’altro io faccio nascere la sua carne con la mia carezza, sotto le mie dita. La carezza fa parte di quei riti che incarnano l’altro, fanno nascere l’altro come carne per me e io per lui. Come il pensiero si esprime con il linguaggio, così il desiderio si manifesta nella carezza.

Le carezze sono parte integrante del modo di esprimere tenerezza e la carezza più piena e più coinvolgente è sicuramente l’abbraccio. L’abbraccio permette di percepire completamente la corporeità dell’amato/a e di trasmettere fiducia, sicurezza, amore, protezione, apertura, dedizione in modo molto diretto e sensibile.La mancanza di carezze e abbracci tra gli sposi porta grossi problemi nella coppia. Insoddisfazione, mancanza di intesa, incomunicabilità, senso di frustrazione e di non apprezzamento da parte dell’altro spesso sono susseguenti a mancanza di tenerezza tra gli sposi e quindi di carezze e abbracci. Un abbraccio con la persona amata, per noi che lo abbiamo sperimentato, dona sensazioni meravigliose: sentirla stretta a me, sentire il suo respiro, il suo abbandono e il suo amore, che diventa tangibile e palpabile, mi riempie l’anima e il cuore. A volte non vorremmo smettere tanto è bello. Le coppie, che perdono l’abitudine a sentirsi vive e vicine, perdono molto della loro capacità di aprirsi all’intimità, quindi, perdono molto della loro sponsalità. L’abbraccio permette di sentirci davvero un noi, una sensazione che solo l’amplesso fisico (non a caso è l’abbraccio più profondo tra gli sposi) rende più forte ed evidente. L’abbraccio ci rende uno e questa consapevolezza nutre la nostra unione e il nostro amore sponsale, rendendolo sempre vivo e mai vecchio e stantio. L’abbraccio degli sposi, fateci caso, non segue regole fisse, a volte si abbraccia la persona, a volte la testa o il ventre. L’abbraccio diventa linguaggio vero e proprio che solo gli sposi capiscono. Spesso restano con gli occhi chiusi o socchiusi perchè il mondo esterno non esiste, il dialogo avviene solo attraverso il contatto, il corpo, l’intensità dell’abbraccio. L’amore diventa carne e il corpo geografia dell’amore che doniamo e riceviamo. Vi rendete conto adesso come in un rapporto tra due esseri incarnati l’abbraccio rivesta una rilevanza fondamentale?

Per concludere cito un altro breve spunto, tratto dal libro di Rocchetta, di una terapista americana Virgini Satir:

Ognuno di noi, piccolo o grande, ha bisogno di almeno quattro carezze al giorno per sopravvivere, otto per vivere, dodici per vivere floridamente

Non facciamoci mancare questa medicina! Non costa nulla e non ha controindicazioni.

Antonio e Luisa

Articoli precedenti

1 Introduzione 2 Popolo sacerdotale 3 Gesù ci sposa sulla croce 4 Un’offerta d’amore 5 Nasce una piccola chiesa 6 Una meraviglia da ritrovare 7 Amplesso gesto sacerdotale 8 Sacrificio o sacrilegio 9 L’eucarestia nutre il matrimonio 10 Dio è nella coppia11 Materialismo o spiritualismo 12 Amplesso fonte e culmine 13 Armonia tra anima e corpo 15 L’amore sponsale segno di quello divino 16 L’unione intima degli sposi cantata nella Bibbia 17 Un libro da comprendere in profondità 18 I protagonisti del Cantico siamo noi 19 Cantico dei Cantici che è di Salomone 20 Sposi sacerdoti un profumo che ti entra dentro.21 Ricorderemo le tue tenerezze più del vino.22 Bruna sono ma bella 23 Perchè io non sia come una vagabonda 24 Bellissima tra le donne 25 Belle sono le tue guance tra i pendenti 26 Il mio nardo spande il suo profumo 27 L’amato mio è per me un sacchetto di mirra 28 Di cipresso il nostro soffitto 29 Il suo vessillo su di me è amore 30 Sono malata d’amore 31 Siate amabili 32 Siate amabili (seconda parte) 33 I frutti dell’amabilità34 Abbracciami con il tuo sguardo 35 L’amore si nutre nel rispetto. 36 L’inverno è passato 37 Uno sguardo infinito 38 Le piccole volpi che infestano il nostro amore. 39 Il mio diletto è per me. 40 Voglio cercare l’amato del mio cuore 41 Cos’è che sale dal deserto 42 Ecco, la lettiga di Salomone 43 I tuoi seni sono come due cerbiatti 44 Vieni con me dal Libano 45 Un giardino da curare 46 L’eros è un amore tenero 47 La tenerezza è amare come Dio ci ama 48 Mi hai rapito il cuore con un tuo sguardo 49 Fammi sentire la tua voce. Perchè la tua voce è soave 50 Mi baci con i baci della sua bocca

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Non sapere amare è la povertà più grande.

Chi sono i poveri? Chi sono i sofferenti? Nella nostra Chiesa occidentale c’è un grande pericolo. Quello di occuparsi solo di una povertà. Quello di occuparsi di chi ha materialmente poco o nulla. La Chiesa si occupa di migranti, di emarginazione, di fornire pasti e vestiario. A volte di fornire qualche aiuto per le bollette e per la casa. Tutto bello! Ci mancherebbe che la Chiesa non lo facesse. Ma…. C’è un ma. E’ questa la missione primaria della Chiesa? Si riduce ad un’attività di sostegno sociale ed economico? Come una ONLUS qualsiasi? Non dovrebbe occuparsi anche delle povertà spirituali ed affettive? Non sono poveri tanti nostri giovani che fanno del sesso un mezzo come un altro di piacere, di possesso e di uso sull’altro? Non sono povere tutte quelle coppie che non riescono a mantenere un matrimonio vivo e vanno incontro al fallimento? Non sono poveri quelli che non si sposano perchè non vedono differenza tra un’unione sacramentale ed una convivenza? Non sono poveri quelli che non hanno il coraggio delle scelte definitive, di investire tutta la vita e ciò che sono in una relazione che possa essere totale e quindi autentica?

Per carità ci sono sacerdoti, esperienze e realtà ecclesiali che si occupano di queste povertà. Sono però realtà insufficienti e marginali.

Nella maggior parte del clero e dei laici impegnati vedo un altro atteggiamento. Un atteggiamento sbagliato. Come padri di famiglia che non sono capaci di educare e che per togliersi di impiccio dicono sempre si. Come se io con i miei figli non educassi ma li assecondassi in tutte le loro richieste. Starei facendo il loro bene? Oppure starei fallendo il mio ruolo di educatore che prepara il figlio ad una vita buona?

Un esempio su tutti. La diocesi di Cremona ha organizzato alcuni giorni fa un incontro con le realtà LGBT che si definiscono credenti. Ebbene hanno proposto la via cristiana per queste persone? Hanno indicato la castità come unica via per vivere relazioni vere e sane? Che io sappia no. Non hanno saputo dire che non è l’amore (che magari tante persone LGBT sentono e vivono) a rendere santo un atto sessuale, ma che è l’atto sessuale che se non è vissuto nella verità di un desiderio di unione e fecondità va a sporcare anche l’amore che due persone dicono di sentire nel cuore. La sessualità nella Chiesa è sempre più sottovalutata. Come se non fosse più riconosciuta la valenza del corpo. Noi siamo spiriti incarnati. L’amore va vissuto attraverso il nostro corpo. Noi siamo anche il nostro corpo. Non possiamo illuderci di usare il nostro corpo in modo egoistico e sbagliato e non avere conseguenze su tutta la persona. Non posso pensare che avere rapporti anali sia un modo come un altro per vivere l’amore. Non è mai amore. Non posso credere che utilizzare o meno anticoncezionali per due sposi sia indifferente e che questa scelta non condizioni tutto il matrimonio. Non posso credere che per due fidanzati sia la stessa cosa vivere la loro relazione nella castità oppure viverla nell’esperienza completa dell’amplesso.

Il Papa sta cercando di correre ai ripari. Tante volte lo ha detto e scritto. Nessuno lo ascolta. Tutti concentrati sulla comunione ai divorziati risposati. Quella può essere una cura per chi è già malato. Il Papa ha espressamente chiesto di rivedere i corsi di preparazione al matrimonio. Il Papa ha chiesto di favorire il nascere di gruppi familiari dove trovare sostegno ed aiuto. Il Papa vuole che la verità venga annunciata con forza. Quanti lo ascoltano? Tanti preti pensano all’amore come qualcosa di romantico. Credono che il cuore sia più importante del corpo. Quale illusione. Quanti danni questo modo di pensare. Poi quando si deve scendere nel fango, affrontare la vita reale fatta di una sessualità vissuta male non sanno come intervenire. Allora tutto va bene. asta che ci sia amore nel cuore. Ma quale amore? Non va tutto bene. Prima o poi i nodi vengono al pettine. Quanta sofferenza inutile causata da pastori incapaci e impreparati. Ringrazio Dio di avermi fatto incontrare padre Raimondo Bardelli quando ero ancora un ragazzo. Un padre che è sceso nel mio fango. Senza di lui ora sarei un mendicante d’amore. Ne sono certo. Non tutti hanno avuto la mia fortuna di un incontro tanto importante. Per questo ora mi sento in dovere di restituire qualcosa del tanto che ho ricevuto.

Sta a noi coppie di sposi riappropriarci di questa importante attività educativa e di evangelizzazione. Sta a noi mostrare che esiste una Verità e che non è uguale e indifferente avere un comportamento rispetto ad un altro. Tutti noi genitori siamo chiamati a farlo prima di tutto con i nostri figli e poi, perchè no, mettersi in gioco anche nella nostra parrocchia e comunità. E’ urgente darsi da fare, è urgente mostrare la bellezza di una scelta d’amore nella Verità e nella castità.

Antonio e Luisa

Il fidanzamento. Educatevi al sesso (2 pillola)

La seconda pillola che voglio condividere farà sorridere tanti giovani. Ormai la sessualità è esplorata in tanti modi. Fin dalla primaria i bambini e le bambine vengono edotti su questi temi con corsi scolastici curriculari ed extracurriculari. Certo con modalità diverse e adatte all’età. Se ne parla in tanti modi. Il sesso è presente, più o meno velatamente, in tutti i media e social media. Noi genitori, più delle passate generazioni, rischiamo di sottovalutare questo aspetto. I nostri figli sanno già tutto, pensiamo. E’ davvero così? Sanno tanto. Questo è vero. Spesso però non conoscono quello che è davvero importante conoscere. La prima scuola di educazione sessuale per i nostri ragazzi è la pornografia. Dobbiamo mettercelo in testa. Non è forse così per i nostri figli (per i genitori più attenti e fortunati), ma lo è per tanti loro amici. Respirano dappertutto la scuola pornografica.  In realtà sono messi peggio di quanto pensino.Conoscere verità sbagliate è peggio che non conoscere affatto.E’ importante, invece, che i fidanzati capiscano che necessitano di essere rieducati. Per farvi comprendere quanto questo sia vero vi allego una paginetta del nostro libro dove la dottoressa ginecologa Luisa Scalvi ci spiega alcune nozioni basilari, ma che spesso i nostri ragazzi non conoscono. E, mi duole dirlo, anche tanti adulti non le hanno ancora imparate. Leggete e ditemi quanti parlano di queste verità. Quanti le conoscono. Non si tratta di qualcosa di secondario, ma è la base per poter vivere un incontro intimo bello per entrambi, che unisce e non svilisce.

Altro concetto fondamentale su cui fare chiarezza:uomo e donna sono diversi. Hanno tempi molto diversi per prepararsi all’amplesso. All’uomo spesso basta l’idea dell’incontro per essere pronto fisicamente. L’uomo si eccita con tatto e vista. Per la donna la natura ha previsto tempi e modi diversi. Per permettere al corpo della donna di modificarsi ed essere nella condizione ideale per la penetrazione servono dai venti ai trenta minuti. Cosa succede ai genitali della donna? In questo tempo la vagina si allunga internamente (non lo sapevate vero?) da circa 6/7 cm a circa 9/10 cm e l’utero si posiziona in maniera diversa per agevolare l’entrata del pene. Oltre ciò, durante i preliminari la vagina si lubrifica sia internamente che nella parte esterna (vulva). È diverso anche il modo di eccitarsi.L’uomo deve vedere e toccare, basta poco; la donna cerca altro, è più complessa.L’uomo così facendo, seguendo il suo desiderio, la sua modalità di cercare piacere, sta in realtà urtando la sensibilità della sua sposa. L’intimità fisica è trasformata in qualcosa di frettoloso e grossolano. In questo modo è impossibile vivere in pienezza e con gioia il rapporto.Presto o tardi l’insoddisfazione della donna porterà al deserto sessuale e alla frustrazione per entrambi.La donna vuole tenerezza, dolcezza, carezze, abbracci.Vuole percepire di essere preziosa e importante. Vuole sentirsi desiderata e amata. La pornografia mette al centro dei preliminari sempre l’uomo e i suoi genitali. Dimentichiamolo! Al centro deve esserci la sposa, con tutto il suo corpo e nel modo che piace a lei. I preliminari non sono tecniche eccitatorie per l’uomo (non sono sbagliate, ma non devono occupare tutto il tempo o quasi), ma gesti che sfamano il bisogno di tenerezza della donna; proprio perché l’uomo è già pronto fisicamente, rischia di fare una corsa perdendo di vista il bello del viaggio.I preliminari sono il tempo necessario a entrambi uomo e donna per entrare in comunione, l’uomo è già pronto fisicamente all’atto sessuale, ma ha bisogno di entrare in relazione con la donna per vivere in pienezza l’intimità, quindi non è solo attendere i tempi fisici della donna, sarebbe un’attesa sterile per il cuore.Perciò i preliminari sono indispensabili nell’intimità sessuale e sono gesti di tenerezza e dolcezza che rendono felice la persona amata. Una piccola ma importante precisazione:l’uomo si deve educare alla tenerezza. Lo deve fare per se stesso e per la sua sposa.

Luisa scrive ancora:

Tornando alla penetrazione è importante sottolineare,inoltre, che si devono rispettare le dimensioni anatomiche.Stando alla scuola pornografica, al contrario, sembrerebbe che non ci sono limiti… anzi, più il pene è lungo e grosso,più la donna sarà soddisfatta.

FALSITÀ. RIPETO: TUTTE FALSITÀ.

Cosa ho scritto nell’approfondimento dei preliminari? La vagina normalmente ha una profondità di 7 cm e quando è eccitata arriva a circa 10 cm. Cosa significa? Una cosa molto semplice da capire: il pene può entrare per quella profondità e tutta la parte in eccesso deve restare fuori.Diversamente se l’uomo segue i dettami della pornografia,cioè entra nella vagina con tutto il pene e con violenza,soprattutto quando lo ha di dimensioni superiori agli 11-12 cm, certamente impedisce ogni piacere per la donna(spesso generando in lei anche sensi di colpa e sospetti di frigidità) e non di rado le provoca dolore, nei casi peggiori,escoriazioni ed emorragie. Capite la pornografia quanti danni provoca? In pronto soccorso, a volte i ginecologi devono curare lesioni postcoitali; le stesse che si verificano in caso di stupro… Può essere un simil-stupro un gesto d’amore? Certamente no.

Ripeto chi scrive queste cose è una persona preparata, competente e abilitata a spiegare queste verità e dinamiche. Verità scientifiche prima che di fede. Perchè le leggi di Dio coincidono sempre con quelle naturali.

Cari fidanzati, se volete sposarvi e iniziare bene queste cose dovete saperle. E’ vostro dovere. Lo dovete fare per voi stessi, per la persona che amate e per Dio. Si per Dio perchè il matrimonio è anche suo, non solo vostro.

Antonio e Luisa

Il nostro libro L’ecologia dell’amoreL’ecologia dell’amoreL’ecologia dell’amore

Pillole già pubblicate  1 Castità non è aridità

 

Sposi sacerdoti. Un giardino da curare. (45 articolo)

[12]Giardino chiuso tu sei,
sorella mia, sposa,
giardino chiuso, fontana sigillata.
[13]I tuoi germogli sono un giardino di melagrane,
con i frutti più squisiti,
alberi di cipro con nardo,
[14]nardo e zafferano, cannella e cinnamòmo
con ogni specie d’alberi da incenso;
mirra e aloe
con tutti i migliori aromi.
[15]Fontana che irrora i giardini,
pozzo d’acque vive
e ruscelli sgorganti dal Libano.

LA SPOSA

[16]Lèvati, aquilone, e tu, austro, vieni,
soffia nel mio giardino
si effondano i suoi aromi.
Venga il mio diletto nel suo giardino
e ne mangi i frutti squisiti.

LO SPOSO

[1]Son venuto nel mio giardino, sorella mia, sposa,
e raccolgo la mia mirra e il mio balsamo;
mangio il mio favo e il mio miele,
bevo il mio vino e il mio latte.
Mangiate, amici, bevete;
inebriatevi, o cari.

 

Il Cantico si fa sempre più audace e non ci si limita più agli sguardi, ma è imminente la gioia dell’incontro sessuale con l’amata. Ormai i due sposi si sono preparati al meglio per questo momento e tutto il desiderio, che è cresciuto sempre più alimentato dallo sguardo dei due, sta per avere il suo soddisfacimento e il suo culmine nell’abbraccio intimo dell’amplesso. Lo dico ora per non generare incomprensioni. Questo testo è tutto approfondito da un punto di vista maschile, dalla parte del re. Naturalmente quello che scrivo vale per entrambi. Se siete donne potete leggere il testo come regine. Non cambia nulla.

E’ bellissimo il simbolismo che il Cantico propone. Giardino chiuso e fontana sigillata. Il giardino è l’amata stessa, amata che si identifica con la relazione. La loro relazione è pura e bellissima perchè loro hanno un cuore pure e aperto al dono. Giardino chiuso perché non è per tutti. E’ solo per il re. Un re che non conquista, ma che è conquistato dall’amore e per questo è capace di entrare in quel giardino con tutto il rispetto e la sacralità che quel dono ricevuto merita. Sarà aperto solo da un re che ne ha la chiave. La chiave non si può ottenere se non con un amore autentico che presuppone, per essere tale,  la promessa del per sempre. Un amore che costa, impegnativo, ma un giardino dove il re potrà sperimentare la gioia piena, la contemplazione del corpo, l’abbandono totale nelle sensazioni totalizzanti dell’amplesso fisico. Vivere l’amore in questo modo rende il re pazzo di gioia.  Non perchè vuole possedere la sposa ma, al contrario, vuole darsi totalmente a lei. Provate a chiudere gli occhi e a immergervi in questo momento di meravigliosa pienezza. Non esistono che loro e, se guardate bene, non vedrete qualcosa di volgare e banale ma, al contrario, vedrete il trionfo della bellezza, la bellezza che oltrepassa il corpo e si compie nel cuore dei due sposi. Ciò che avviene nel corpo è segno di ciò che l’anima vive e trasmette in quell’unione casta d’amore.

Pensate che bello vivere la propria sessualità in questo modo. Questo è l’elogio della castità: la donna e l’uomo si preparano a quell’incontro e difendono la purezza di quel giardino, preparato per un solo uomo e per nessun altro (saper aspettare la sposa vale naturalmente anche per l’uomo). Che bello arrivare all’amplesso fisico solo dopo che ci si è promessi per la vita e si è entrati in possesso di quella chiave che dà accesso al giardino! Che bello non entrare come ladro che ruba ciò che è destinato ad altri, ma come re. Che bello poter entrare al culmine del desiderio dopo che ci si è preparati con sguardi e gesti d’amore e di dolcezza! Solo così la donna non sentirà violentato il suo giardino, ma curato e desiderato. Questa è la via casta che permetterà all’uomo di non perdere mai la chiave di quel giardino che tanto ama e che quindi gli permetterà di non violare ma amare la propria sposa. Nei prossimi capitoli di questo percorso andrò ad approfondire come prendersi cura di quel giardino. Andremo ad approfondire i diversi gesti di tenerezza e di amore che gli sposi possono e devono scambiarsi per non far seccare il giardino della loro relazione.

Antonio e Luisa

1 Introduzione 2 Popolo sacerdotale 3 Gesù ci sposa sulla croce 4 Un’offerta d’amore 5 Nasce una piccola chiesa 6 Una meraviglia da ritrovare 7 Amplesso gesto sacerdotale 8 Sacrificio o sacrilegio 9 L’eucarestia nutre il matrimonio 10 Dio è nella coppia11 Materialismo o spiritualismo 12 Amplesso fonte e culmine 13 Armonia tra anima e corpo 15 L’amore sponsale segno di quello divino 16 L’unione intima degli sposi cantata nella Bibbia 17 Un libro da comprendere in profondità 18 I protagonisti del Cantico siamo noi 19 Cantico dei Cantici che è di Salomone 20 Sposi sacerdoti un profumo che ti entra dentro. 21 Ricorderemo le tue tenerezze più del vino.22 Bruna sono ma bella 23 Perchè io non sia come una vagabonda 24 Bellissima tra le donne 25 Belle sono le tue guance tra i pendenti 26 Il mio nardo spande il suo profumo 27 L’amato mio è per me un sacchetto di mirra 28 Di cipresso il nostro soffitto 29 Il suo vessillo su di me è amore  30 Sono malata d’amore 31 Siate amabili 32 Siate amabili (seconda parte) 33 I frutti dell’amabilità 34 Abbracciami con il tuo sguardo 35 L’amore si nutre nel rispetto. 36 L’inverno è passato 37 Uno sguardo infinito 38 Le piccole volpi che infestano il nostro amore. 39 Il mio diletto è per me. 40 Voglio cercare l’amato del mio cuore 41 Cos’è che sale dal deserto 42 Ecco, la lettiga di Salomone 43 I tuoi seni sono come due cerbiatti 44 Vieni con me dal Libano

 

Guardatevi intorno: non vedete che siamo pieni di santi?

Ieri sera sulle frequenze di Radio Maria ho iniziato la seconda puntata di Padri Nostri dedicata alla Didaché1 ringraziando gli amici Stefano, Celestino e Cinzia, questi ultimi con la loro piccola Gemma, di essere venuti a pranzo a casa nostra:

Ἐκζητήσεις δὲ καθ’ἡμέραν τὰ πρόσωπα τῶν ἁγίων, ἵνα ἐπαναπαῇς τοῖς λόγοις αὐτῶν.
Ricercherai ogni giorno la presenza dei santi, per trovare sostegno nelle loro parole.

Così recita l’antichissimo2 documento (4,2). Notare che laddove in italiano leggiamo “la presenza dei santi” in greco abbiamo “τὰ πρόσωπα τῶν ἁγίων”, i volti, le presenze fisiche: insomma va bene avere la propria bella bibliotechina di agiografie (anzi è cosa molto buona), ma di certo non può bastare.

E mi dicevo, mentre parlavo in radio, che dopotutto se pensassimo di non conoscere dei santi – gente la cui vita è risorta con Cristo – dovremmo porci qualche domanda seria: nella migliore delle ipotesi, quello potrebbe essere il sintomo di una vita di fede flaccida; nella peggiore, dovremmo aggiungere l’aggravante di pensare, magari inconsciamente, che Dio “stia perdendo” la sua sfida contro la cattiva inclinazione delle nostre libertà ferite.

Giovanni Paolo II: magistero della vita, dell’amore e del dolore

In verità mi guardo intorno e mi ritrovo pieno di santi, di persone diversissime e tutte stimolanti, ciascuna a modo suo, nell’aiutarmi ogni giorno a rimettere i puntini sulle i, a raddrizzare la rotta e richiamare le priorità – quelle vere.

Oggi è San Giovanni Paolo II3, e prima che finisca la giornata devo dire grazie a due amicizie dalle cui parole mi ritrovo molto sostenuto.

La prima di queste due amicizie è quella di Antonio e Luisa De Rosa, che proprio oggi hanno voluto mandare nelle librerie il loro L’ecologia dell’amore. Intimità e spiritualità di coppia. Di questo libro, frutto maturo e al contempo rielaborazione originale della Teologia del Corpo di San Giovanni Paolo II, Costanza Miriano (altra persona della cui amicizia mi onoro) ha potuto scrivere:

Di libri sul matrimonio ne ho divorati davvero tanti, troppi forse, e sinceramente non avevo una gran voglia di rileggere ancora una volta le stesse cose. Ho accettato di farlo solo perché me lo ha chiesto la mia amica Elisabetta, e mi sono fidata di lei.

Beh, ho fatto proprio bene. Questo è un libro diverso da tutti gli altri. Innanzitutto non lascia intendere le cose, le dice proprio chiaramente. Nero su bianco. Parla di sesso secondo gli insegnamenti della Chiesa, secondo il disegno di Dio, ma lo fa senza moralismo, senza veli, con il coraggio e la sfrontatezza che viene dalla certezza di parlare conoscendo le cose di Dio. Dove lo trovate un altro libro che a distanza di poche righe parla di misure del pene e sacramento, di frequenza dei rapporti sessuali (un giorno sì, due no, mi raccomando) e Spirito Santo, di sesso orale (anche sì ma con delle regole), anale (sempre no), pornografia (semprissimo no), di desiderio maschile e femminile, di preliminari e santità della coppia? Di amplesso come vertice del corteggiamento e dell’unione anche spirituale? Ma senza lasciar intendere nulla, dicendolo proprio apertamente, raccontando di sveglie puntate per fare l’amore, di appuntamenti tra marito e moglie, di giorni di ferie e permessi dal lavoro per dedicarsi tempo e attenzioni e custodire l’intimità; parlando di contraccezione e metodi naturali, del desiderio femminile che ha bisogno di essere alimentato con l’attenzione, e dello sguardo accogliente e pieno di stima che l’uomo desidera su di sé. Dando giudizi chiari e precisi su ciò che fa bene al desiderio della coppia, e ciò che invece lo danneggia.

Ovviamente non è un manuale di regole, perché siamo così diversi, tutti come singoli, e due diversità insieme, poi, ancora di più: però dà dei consigli pratici, ragionevoli, ecologici, nel senso dell’ecologia dell’uomo cui faceva riferimento Benedetto XVI.

D’altra parte i rapporti sessuali sono ciò che più di tutto il resto distingue il matrimonio dalle altre forme di relazione, dagli altri affetti, anche profondissimi. Non è possibile che Dio non c’entri con il sesso. E se è Dio a volere per gli sposi questa espressione dell’amore reciproco, è bellissimo imparare a viverlo in unione a lui. È difficile ma non impossibile, con un po’ di impegno. Antonio e Luisa con grande generosità ci aprono le porte della camera da letto, senza atteggiarsi a quelli che sanno come si fa, ma proponendo un cammino possibile, per coppie vere, in carne ed ossa. Cose che non si raccontano mai, per pudore, perché si teme di essere imperfetti, perché certe cose non si dicono, perché pensiamo che le nostre difficoltà siano troppe mentre agli altri va tutto liscio, oppure perché, come credo succeda a una grande parte delle coppie, non si fa un lavoro (è la parola che usa Papa Francesco quando parla di amore) sulla propria intimità, e si lascia che le cose vadano da sé, dimenticando che, affinché una coppia regga negli anni, c’è un investimento da fare. L’uomo e la donna non sono solo padre e madre – il rischio di dimenticarlo lo corriamo tutti – sono prima di tutto coppia, e amano Dio sempre uno attraverso il volto dell’altro. Fare l’amore, dunque, è anche un gesto profondamente religioso, se fatto con il cuore diretto a Dio, e questo libro lo ricorda con toni audaci e spiazzanti.

E tutti potete immaginare che Costanza non scriva cose del genere a casaccio. Il problema – lo accennavo già all’inizio dell’estate sfiorando l’argomento “teologia del corpo” al ritiro annuale delle Cooperatrici Oblate Apostoliche del Movimento Pro Sanctitate – è che quando si parla di “codesta teologia”4 la si presenta come qualcosa di idealizzato e di praticamente non-vivibile. È quanto a modo suo aveva riscontrato pure Thérèse Hargot, nel suo laicissimo consultorio:

per la maggior parte i cattolici ricevono anzitutto una base di morale sessuale; poi si aggiunge una teologia della sessualità; il tutto senza sapere che cosa sia la sessualità. Voglio dire che non c’è una conoscenza adeguata del fenomeno sessuale: come si manifestano le dimensioni emozionale, affettiva e psicologica. Si passa direttamente alla dimensione morale e a quella teologica. Sono cose estremamente interessanti, la morale e la teologia, ma l’insegnamento va in cortocircuito sulla conoscenza fisica ed emozionale. Intendo dire che c’è una generazione di giovani – quella di cui parlo nel mio libro – che coinvolge naturalmente anche numerosi cattolici: venuti su al latte della pornografia come gli altri, crescono e ricevono un insegnamento che è molto molto bello e non hanno modo di viverlo. Entrano rapidamente in un’idea di ciò che la sessualità dovrebbe essere: la comunione degli sposi, la Trinità, la liturgia dei corpi… tutte idee che trovo molto affascinanti e belle… solo che poi ad esse non corrisponde la loro esperienza. E diventano frustrati: «Cavolo, la mia vita sessuale decisamente non è così… il sesso con mio marito non assomiglia proprio a questa roba…». E giù a deprimersi in un circolo vizioso, che si nutre del fatto che si ha scarsa o nulla conoscenza delle dinamiche personali della sessualità: perché abbiamo dei fantasmi, come funzionano le pulsioni sessuali; e quindi la masturbazione, il piacere…

Il problema, in buona sostanza, è che si tende a parlare dell’intimità coniugale più descrivendo l’obiettivo ideale della proposta cristiana che considerando la strada per cui quell’obiettivo si fa piuttosto una meta– quindi una cosa sì lontana ma assolutamente raggiungibile. L’effetto collaterale si amplifica notevolmente quando a descrivere quell’obiettivo sono persone che, in virtù del loro stato di vita, non vivono alcuna intimità coniugale. Il risultato di quest’impostazione è che le difficoltà (talvolta lancinanti) di cui molti uomini e donne fanno esperienza vengono avvertite più come minacce alla consistenza del sistema che come ovvî punti di partenza per imprevedibili e gustosi cammini di santificazione. Devastante corollario del risultato è poi che la concordanza tra i due poli, ormai sciaguratamente caratterizzati come “ideale” e “reale”5, porta gli agenti di cui sopra – ossia i Pastori (alcuni soltanto, grazie a Dio) – a inquadrare i “casi reali” difficoltosi come altrettante “eccezioni” alla “norma ideale”… e a normalizzare gli stessi con altrettante deroghe.

Due sposi che scrivono di intimità in modo sexy e mistico

E sarebbe ben strano il contrario, cioè che chi non conosca i termini di un problema (se non in teoria – ma il sesso e la santità sono cose eminentemente pratiche) sappia poi offrire le soluzioni giuste. Ecco, Antonio e Luisa si propongono come una coppia esperta che si trova nel bel mezzo della propria avventura: quattro figli (più uno già in cielo), un fidanzamento normalmente bacato da svariati assortimenti di idee sbagliate e poi la proposta della Chiesa, giunta per loro dall’opera missionaria di Padre Raimondo Bardelli e dal sostegno della rete di famiglie fiorita attorno a quell’opera. Quindi un cammino pieno di problemi chiaramente individuati, risolutamente affrontati, gioiosamente superati e – oggi – fraternamente condivisi.

Questo è forse ciò che manca in tutti (o quasi) i corsi prematrimoniali parrocchiali: non si parla affatto di intimità coniugale, di “intimità ecologica”, e quando il buon vecchio parroco si cimenta nell’argomento tante volte fa (incolpevolmente) rimpiangere il silenzio. Non basta vivere l’intimità coniugale, per saperne indicare le vie (e le insidie), però forse è più che opportuno – è quasi necessario – che chi ne parla ad altri sia introdotto in prima persona a quei meandri. E poi ci vuole schiettezza, ma anche prudenza, verità ma anche pudore, una parola senza complessi quando si parla di godimento sessuale e che non si riduca ad appicciare sulla trita foia qualche bollino spiritualizzante: occorre che il supporto sia una solida e comprensiva antropologia integrale, quella che può sostenere l’ambizioso progetto di un’ecologia integrale. Dunque anche dell’intimità coniugale. Antonio e Luisa hanno forse colmato un vuoto:

È importante che il nostro amore cresca e che sia vissuto in un contesto di corte continua. L’ho già accennata e la riprenderemo. Corte significa collocare l’intimità sessuale in uno stile di vita fondato sull’amore reciproco visibilmente manifestato. Continui gesti di tenerezza, di servizio, e di cura l’uno per l’altra durante tutto l’arco della giornata. Basta poco, una carezza, una parola dolce, uno sguardo, una telefonata e cose così. In passato non lo praticavo con costanza e la mia sposa ne soffriva. Si capiva però benissimo quando c’era in programma, da parte mia, il desiderio di riattualizzare il sacramento; bastava osservare il mio comportamento. Diventavo servizievole e tenero. Questo la faceva sentire usata. I miei, infatti, non erano gesti sinceri, ma finalizzati ad ottenere la mia soddisfazione. Ho dovuto impegnarmi ed educarmi per migliorare questa mia insensibilità. Togliamoci allora quell’idea del mondo che ci fa credere che l’intimità sessuale sia bella all’inizio del rapporto e poi diventa qualcosa di sterile e di abitudinario. Non è così. La bellezza dell’intimità è data dalla qualità della nostra unione e più | saremo uniti più sarà fonte di gioia. La novità non è data dal gesto, ma dall’amore che lo caratterizza e che gli dona significato e potenza. È tutta un’altra cosa avere la consapevolezza di non star semplicemente a fare l’amore, ma che stiamo riattualizzando un sacramento, stiamo celebrando il nostro amore! È qualcosa di grande.

Antonio & Luisa De Rosa, L’ecologia dell’amore, 87-88

L’altro amico il suo libro me l’ha dato solo ieri (però me l’ha portato di persona venendo a pranzo…), ma la bella giornata odierna esige che gli dedichi almeno qualche parola: si tratta di un libro che Stefano Giordani ha scritto soprattutto per sé stesso, per coltivare il memoriale della grazia di una moglie come Simonetta, partita per il cielo non molti mesi fa con una serenità e una letizia che a tutti noi hanno impedito di chiamare “funerale” l’estremo arrivederci che demmo alle sue spoglie.

Due sposi a cui sono date un’intimità e una fecondità misteriose

Anche se non si propone di vendere e di farsi conoscere (non ha neppure un editore) questo libro condivide diverse cose importanti con quello: è il libro di una coppia anche questo, descrive anche questo le meraviglie operate da Dio all’interno di un matrimonio, scolpendo due cuori col martello dell’amore sull’incudine della castità. È un matrimonio senza figli, questo, ma non meno fecondo dell’altro, che di figli ne annovera cinque.

Io Simonetta la conobbi anni fa: me la presentò Claudio dicendomi che una sua amica disegnatrice avrebbe volentieri regalato a La Croce quotidiano la sua arte ideando una striscia di fumetti apposta, con dei personaggi straordinari sbalzati finemente dai fogli di stagno di una famiglia normalissima. Avevano dei superpoteri, sì, ma erano dei semplici nonni; e pure il Papa lo dice sempre, che i nonni hanno dei poteri davvero super.

Era perfezionista, sul lavoro e non solo: discutemmo minuziosamente dei personaggi, dei volti, dei caratteri… ma quelle strisce restarono sempre embrionali, Simonetta riteneva di doverli elaborare ancora. Non per questo smettemmo di scriverci: mi si rivolgeva di tanto in tanto con degli articoli di cui poi parlavamo. Aveva seguito con attaccamento viscerale le vicende di Charlie Gard e di Alfie Evans, giungendo quasi a imparare l’inglese apposta per leggere notizie su questi bambini: nella cultura dello scarto che giudicava queste creature Simonetta si proiettava – non solo per il cancro che la divorava, ma per le tante esperienze che le sapevano di fallimento – ed era la comune umanità profanata in quegli innocenti ciò per cui lei offriva le sofferenze del suo calvario.

Mano a mano che moriva pensava sempre più esclusivamente a prepararsi, a “mettere a posto” le cose, parlando con quelli a cui riteneva di dover dire qualcosa… e a pregare che la sua morte non scandalizzasse i piccoli nella fede, a cominciare da alcuni famigliari. Lì al “funerale” apprendemmo che tra le ultime parole al marito ci fu il severo e dolce monito: «Mi raccomando, tu: resta sempre aperto alla volontà di Dio». Quanti l’abbiamo sentita passare nelle nostre vite, o anche solo di fianco, giureremmo di aver inteso qualcosa di simile a quel fruscio straordinario che Chiara Corbella ha diffuso attorno a sé.

E così anche con i santi che frequentiamo siamo tentati di giudicarli dal loro ultimo stadio, dal momento in cui si preparavano a entrare al banchetto del Re – se abbiamo avuto il duro privilegio di accompagnarli alla soglia – mentre ciò che ce li rende dolci e cari è proprio l’averli avuti per compagni di strada, aver visto la loro fatica così simile alla nostra. Apro una pagina a caso, verso la metà del libro, e trovo Stefano che riporta una pagina del diario di Simonetta, vergata nel periodo in cui giravano per medici cercando di capire se i figli non arrivassero loro per una sterilità fisica.

Giornata inconcludente come mi sembra la mia vita. Non c’è nulla che riesca a portare a termine. Mi chiedo perché… se sia una mia incapacità o un volere di Dio per dirmi qualcosa. L’operazione è saltata, ora non so che fare. Avere un bambino è sempre di più una chimera, sento il mio corpo e la mia vita sempre meno capaci e adatti. Sono piena di problemi di salute. Non riesco a guadagnare niente di che, tra il poco lavoro e il poco tempo. Non riesco ad aiutare i miei come vorrei. Abbiamo problemi di salute che minano | anche il nostro insieme. In comunità è molto faticoso perché siamo i responsabili e abbiamo fratelli difficili. Mi sembra che tutto giri al contrario.

So che la croce ha un senso, ma non capisco quale. Il Signore ci sostiene, perché in tutte queste cose sarebbe impossibile passare un’ora in piedi. Ma mi rimane questa sensazione di “troppo” dolore e fatica e inconcludente. Sembra che ogni mossa sia vana.

Dio non sta costruendo la mia casa, o la sta costruendo proprio attraverso queste continue delusioni? Per questa operazione abbiamo pregato, abbiamo digiunato, abbiamo mangiato la Parola. Parlaci, Signore, aiutaci. Ci sentiamo stanchissimi, e io spesso di desideri continuamente frustrati e di energie sprecate.

Apristi la Bibbia e il Signore ti rispose così:

Popolo mio, che cosa ti ho fatto? In che cosa ti ho stancato? Rispondimi. Forse perché ti ho fatto uscire dall’Egitto, ti ho riscattato dalla casa di schiavitù e ho mandato avanti a te Mosè, Aronne e Maria? Popolo mio, ricorda le trame di Balàk, re di Moab, e quello che gli rispose Bàlaam, figlio di Beor. Ricordati di quello che è avvenuto a Sittìm a Gàlgala, per riconoscere i benefici del Signore2.

Il Signore ti stava ricordando ciò che aveva compiuto, e che le circostanze che inizialmente sembravano contrarie, poi si erano rivelate un intervento di salvezza.

Stefano & Simonetta Giordani, Una Persona intorno, 126-127

Ai “funerali” non ero riuscito ad avanzare oltre la penultima panca, nella pur vasta chiesa, tanto l’edificio traboccava della fecondità di Simonetta: ovunque mi girassi c’erano fratelli, sorelle, figli e figlie di quella ragazza che riteneva di avere poco lavoro e mi aveva offerto disegni gratis per contribuire a sensibilizzare le persone sul ruolo e sulla dignità dei membri più fragili delle nostre famiglie e della nostra società.

Per accompagnarla al “lancio verso il Cielo” Stefano aveva tirato fuori il vestito da sposo: nel salutarlo mi sciolsi in singhiozzi e quasi fu lui a consolarmi, sostenuto da una pace della quale egli stesso aveva riso con disprezzo nella sua vita precedente.

Allora si diceva tra i popoli: «Il Signore
ha fatto grandi cose per loro!».
Grandi cose ha fatto il Signore per noi,
ci ha colmati di gioia.

Sal 125,2-3

E appena rientrato in macchina chiamai mia moglie, che non era potuta venire, per dirle che s’era persa qualcosa di veramente straordinario.

Ecco le parole in cui troviamo sostegno, parole che sono fatti ed esistenza, Spirito e Vita. Ecco i segni della perpetua giovinezza e santità della Chiesa, l’assicurazione più tangibile dell’opera di Cristo nel mondo.

Giovanni Marcotullio

Articolo originale qui

Sposi sacerdoti. I tuoi seni sono come due cerbiatti. (43 articolo)

[1]Come sei bella, amica mia, come sei bella!
Gli occhi tuoi sono colombe,
dietro il tuo velo.
Le tue chiome sono un gregge di capre,
che scendono dalle pendici del Gàlaad.
[2]I tuoi denti come un gregge di pecore tosate,
che risalgono dal bagno;
tutte procedono appaiate,
e nessuna è senza compagna.
[3]Come un nastro di porpora le tue labbra
e la tua bocca è soffusa di grazia;
come spicchio di melagrana la tua gota
attraverso il tuo velo.
[4]Come la torre di Davide il tuo collo,
costruita a guisa di fortezza.
Mille scudi vi sono appesi,
tutte armature di prodi.
[5]I tuoi seni sono come due cerbiatti,
gemelli di una gazzella,
che pascolano fra i gigli.
[6]Prima che spiri la brezza del giorno
e si allunghino le ombre,
me ne andrò al monte della mirra
e alla collina dell’incenso.
[7]Tutta bella tu sei, amica mia,
in te nessuna macchia.

 

Proseguiamo con il terzo poema del Cantico. Dopo aver visto nel precedente articolo il corteo nuziale, arriviamo finalmente all’incontro. Entrano nella casa nuziale e lo sposo sempre più impaziente, il re, può disvelare, togliere il velo alla sua amata. L’articolo precedente ci ha riportato alla memoria l’ingresso della sposa in chiesa. Il primo momento del rito del matrimonio. Oggi il Cantico ci riporta alla prima notte di nozze, il secondo momento del rito del matrimonio, quello che pone il sigillo all’unione. Ci riporta alla prima unione fisica. Quello che racconta il canto del poema è proprio lo sguardo di meraviglia dello sposo che pone lo sguardo sulla sposa. Una meraviglia che ogni sposo, credo, abbia potuto sperimentare. Una meraviglia che ancora oggi, dopo anni,  può commuoverci.  Una meraviglia che non passa, che si trasforma e, se possibile, diventa ancora più forte, perchè la bellezza si nutre di amore. Il suo non è uno sguardo di concupiscenza, non è uno sguardo  che si sofferma sulla donna per dare soddisfazione alla propria cupidigia, trasformando la sposa in oggetto. Lo sguardo del Re è uno sguardo di meraviglia, è uno sguardo carico di Eros, ma non solo, è uno sguardo che permette alla sua sposa di sentirsi bella, la più bella, e che permette all’amata di sentirsi a proprio agio davanti al proprio sposo anche se denudata, perchè lo sguardo del suo re non viola la sensibilità della stessa facendola sentire aggredita, ma, al contrario, ne esalta la femminilità e accresce in lei il desiderio di incontrare il proprio sposo sempre più profondamente con tutto il suo corpo e tutta la sua anima. Lo sguardo prepara la donna all’unione totale con il suo sposo. Il Cantico non nasconde con moralismo l’eros e la corporeità degli sposi, ma li esalta in un contesto di purezza e verità che nulla hanno di volgare e pornografico.

L’uomo, attraverso uno sguardo casto ed erotico nello stesso tempo, non si limita a guardare un corpo, ma il suo sguardo vorrebbe penetrare nell’anima della donna in profondità, per realizzare un’esperienza di bellezza piena e di stupore autentico.

Uno sguardo casto permette tutto questo e, solo purificando il nostro sguardo da pornografia diretta o indiretta, riusciremo a guardare con gli occhi del re la nostra donna e farla sentire bella e femminile e non solo un oggetto di piacere.

Uno sguardo inquinato viola la donna e, presto o tardi, rovinerà uno dei momenti più intensi e belli del matrimonio, l’amplesso fisico, limitando tutto a un superficiale piacere fisico. Non riuscendo a vedere oltre il corpo, gli sposi non riusciranno a vivere quella esperienza di bellezza e di pienezza che il Cantico indica non solo possibile ma da ricercare.

Cosa vogliamo essere per nostra moglie, il Re che la fa sentire bella e desiderata o il ladro che viola la sua intimità per soddisfare le proprie voglie?

Antonio e Luisa

1 Introduzione 2 Popolo sacerdotale 3 Gesù ci sposa sulla croce 4 Un’offerta d’amore 5 Nasce una piccola chiesa 6 Una meraviglia da ritrovare 7 Amplesso gesto sacerdotale 8 Sacrificio o sacrilegio 9 L’eucarestia nutre il matrimonio 10 Dio è nella coppia11 Materialismo o spiritualismo 12 Amplesso fonte e culmine 13 Armonia tra anima e corpo 15 L’amore sponsale segno di quello divino 16 L’unione intima degli sposi cantata nella Bibbia 17 Un libro da comprendere in profondità 18 I protagonisti del Cantico siamo noi 19 Cantico dei Cantici che è di Salomone 20 Sposi sacerdoti un profumo che ti entra dentro. 21 Ricorderemo le tue tenerezze più del vino.22 Bruna sono ma bella 23 Perchè io non sia come una vagabonda 24 Bellissima tra le donne 25 Belle sono le tue guance tra i pendenti 26 Il mio nardo spande il suo profumo 27 L’amato mio è per me un sacchetto di mirra 28 Di cipresso il nostro soffitto 29 Il suo vessillo su di me è amore  30 Sono malata d’amore 31 Siate amabili 32 Siate amabili (seconda parte) 33 I frutti dell’amabilità 34 Abbracciami con il tuo sguardo 35 L’amore si nutre nel rispetto. 36 L’inverno è passato 37 Uno sguardo infinito 38 Le piccole volpi che infestano il nostro amore. 39 Il mio diletto è per me. 40 Voglio cercare l’amato del mio cuore 41 Cos’è che sale dal deserto 42 Ecco, la lettiga di Salomone

La grammatica della sessualità

Dopo dodici anni di matrimonio crediamo fermamente che la sessualità e l’amore sono un cammino nel quale occorre procedere lentamente, che richiede volontà, pazienza e libertà. Sentiamo che è un edificio che costruiamo giorno per giorno, mattone su mattone.

Abbiamo compreso che i Metodi Naturali sono la GRAMMATICA della sessualità: quando apprendiamo la grammatica di un linguaggio, ci educhiamo a comunicare, ad esprimere ad un altro che non è in noi  ciò che è dentro di noi. In questi anni abbiamo sperimentato che nel dialogo ci apriamo all’ altro e accogliendoci reciprocamente scopriamo chi siamo veramente. Se questo è vero in ogni tipo di comunicazione che è sempre in qualche modo una condivisione, cosa succede quando il tema del discorso è l’Amore e l’organo con cui lo si parla è il sesso che condensa in sé il tutto della persona e manifesta ciò che è più celato e intimo in lei?

Prima di conoscerci io, Raffaella, grazie ad un corso che mi ha offerto un Gruppo Missionario ho potuto sin da giovane conoscere e apprezzare la bellezza di questo metodo e attraverso di esso ho conosciuto meglio me stessa.

Ancora single, in seguito ho approfondito i metodi naturali iniziando a vivere da sola questo stile di vita col desiderio di prepararmi per lo sposo a cui mi sentivo chiamata.

La bellezza del metodo mi ha aiutato a capire per poter dire all’uomo della mia vita chi sono, così che mi potesse comprendere ed accogliere più consapevolmente e trovare anche in questo un punto d’incontro.

Ciro, invece, da adolescente e giovane, non ha conosciuto una realtà che aprisse a questa conoscenza e consapevolezza. In casa non se ne è mai parlato e la sua conoscenza sull’argomento “sessualità” si è formata attraverso le chiacchiere tra coetanei e ciò che ha potuto comprendere dalla tv o dalla scuola. Dice infatti: “la mia educazione come quella di tanti si può definire così:  io, speriamo che me la cavo”.

Da fidanzati insieme abbiamo scelto il valore della Castità e volendoci preparare per un possibile matrimonio, Ciro ha recuperato leggendo i libri sui Metodi Naturali e confrontandoci con coppie formatrici del metodo.

Da sposi poi abbiamo sentito, per noi sacro e indispensabile, vivere il primo periodo di matrimonio nella conoscenza reciproca così da poter preparare tra noi un nido accogliente per le vite che il Signore avrebbe potuto affidarci. Vivevamo i nostri amplessi nel periodo non fertile astenendoci da quelli fertili. Dopo poco abbiamo cominciato a vivere nei periodi fertili per accogliere il dono di un figlio. Sia nel periodo fertile che in quello infertile si sperimenta una pienezza perché ci si dona in una totalità tale che nell’estasi culminante, anima, psiche e corpo si riempiono e si rigenerano.

Nel corso degli anni e ancora oggi per noi i metodi naturali hanno arricchito il nostro amarci riempiendo del nostro appartenerci tutta la nostra esistenza.

Le bellezze del metodo che abbiamo riscontrato sono tante…

“Nel rispetto della ciclicità, della fertilità della donna, i metodi naturali ci permettono di essere liberi.” dice Ciro, ” Tra di noi non è necessario nessuno strumento o barriera esterna che si frapponga. Sentiamo di vivere la vera spontaneità nel rispetto dell’armonia del nostro corpo. Non come ci vorrebbe far credere la cultura del fast food che dimentica che il corpo della donna ha i suoi tempi e non può essere sempre pronta, e soprattutto, ha bisogno di tempo e spazio per esprimere la sua sensualità per raggiungere un atto soddisfacente e…scusatemi il termine “non cosificante”. Quando ho scelto di mettere le briglie al mio desiderio sessuale ho scoperto che i nostri corpi seguono delle regole, e riconoscendole, abbiamo potuto sfruttarle per lasciare agire l’attrazione sessuale che abita la nostra relazione portandoci senza fatica, il più delle volte a trovare l’incontro sessuale più spontaneo, propizio e ottimale nei momenti opportuni.”

Imparare insieme a Ciro i metodi naturali mi ha fa sentire sempre rispettata da lui e accolta nella mia ciclicità, nel mio essere veramente donna con i miei periodi mensili euforici pieni di estrogeni e i miei periodi in cui vorrei piangere, mi sento giù, in cui cerco solo le carezze delicate, non solo il rapporto intimo. Perché parliamoci chiaro: noi donne non siamo sempre pronte ad un rapporto sessuale, ma se non glielo insegniamo noi agli uomini chi glielo insegna? Se noi donne cominciamo a conoscerci meglio ci rispettiamo per prime. Mi spiace dover dire che noi donne il più delle volte non ci conosciamo affatto. Con questi contraccettivi propinati sin dall’ adolescenza non ci permettono di conoscere la bellezza del nostro corpo e ci fanno sentire quasi un impiccio. Pensiamo di essere sempre fertili e invece lo siamo solo per pochissimi giorni. Pensiamo che sia una colpa essere cicliche e invece non possiamo non esserlo, visto che sono gli ormoni che ci trapassano, a volerlo. I metodi naturali ti danno un NUOVO STILE DI VITA, lo danno prima a me donna e poi io posso trasmetterlo al mio amato. Uno stile di vita che dà pienezza non solo nel rapporto sessuale, ma in tutta la vita sponsale. Ti insegna quanto è bello attendersi nei periodi in cui vuoi o non vuoi un figlio. Ti insegna a dare un nome a quelle emozioni e a quei sentimenti che prima non sapevi. Ti insegna che frapporre tra te e lui qualcosa come un contraccettivo è “separare”, è  creare una barriera, che certamente ora non la vedi, ma con il passare del tempo mostrerà il suo peso perché con il ripetersi di amori “blindati” la barriera diventa sempre più spessa. I metodi naturali non mettono nessuna barriera. Ho compreso e vorrei dire a tutte le donne quanto è importante per un uomo dare il suo seme! E’ Tutto il suo essere, è tutta la sua mascolinità e per questo che dopo il rapporto ha bisogno di assopirsi… ha dato tutto! E per la donna? Quanto è necessario per la donna riceverlo, perché quella è vita, anche in un periodo non fertile, significa rigenerarsi.

Ciro invece racconta: “educandoci all’amore e rispettando i tempi dell’amore che i metodi naturali contemplano, abbiamo scoperto che questo ci allontana dal rischio di cercare l’atto solo come un piacere egoistico. Questo ti da la possibilità di comprendere ancora meglio l’amore che l’altro ha per te nel dono di sé e nell’astinenza intesa come attesa per amore. I metodi ti aiutano anche a distribuire le forze: ti ami a 360°, e nei momenti di attesa oltre ad amarti nella tenerezza (come fidanzati), ami insieme l’umanità che Dio ti pone davanti (figli). A noi ha fatto bene da innamorati provare l’attesa dell’atto sessuale; quest’attesa non è stata vana perché lungo il cammino del matrimonio arrivano sempre dei periodi di astinenza voluti o dovuti. L’allenamento vissuto prima ti permette di affrontare con meno frustrazione questo tempo di attesa e nell’ astenersi ciclico previsto nel metodo, ti aiuta a recuperare quel periodo mai finito di corteggiamento.

Nel cammino della conoscenza del metodo, la temperatura ci ha aiutato a riconoscere i cambiamenti del muco. Le variazioni del muco ci hanno aiutato a conoscere i segnali periodici che il corpo di Raffaella vive quando cambia le varie fasi del ciclo. Sentiamo che tutto questo ci permettere di vivere l’amplesso sponsale come Dio l’ha pensato: una vera liturgia d’amore.

Ecco perché abbiamo desiderato scrivere un piccolo libretto che vi invitiamo a leggere e che si intitola:

“IL MANUALE DEL CORTEGGIAMENTO – ALLA SCOPERTA DI SE STESSI DELL’ALTRO E DELLA FELICITÀ” ed. Effatà

Ciro e Raffaella Piccolo

vedi articolo originale su montedivenere.org

Humanae Vitae: revisione e dintorni….

Oggi ho il piacere di ospitare Luca Marelli, presidente e co-fondatore della Associazione Puri di Cuore. Pubblico una sua riflessione scaturita da una provocazione arrivatagli via mail.

 

Caro Luca

….

In questi giorni un caro amico mi incalza per capirne di più sul matrimonio. Lui, che convive con la compagna da anni, ha deciso di sposarla e di sposarla in Chiesa. Non sono stupidi, vogliono capire. Quando chiedono, io provo a rispondere raccontando di me. Cerco, senza pretese nei loro confronti, di raccontare anche come la fede in Cristo e l’appartenenza alla Chiesa hanno portato me e la mia sposa a vivere la castità prima del matrimonio ed ora a cercare di viverla nel matrimonio, secondo quanto la Chiesa ci ha insegnato.
Mi dispiaccio che nel pur ottimo corso fidanzati parrocchiale nessuno abbia finora detto ai miei due amici queste verità, ma mi consolo dicendomi che forse tocca farlo proprio a me. Il mio amico si lascia provocare, decide di iniziare a pregare. Qualche volta succede anche che andiamo assieme in chiesa a pregare davanti al Santissimo o a recitare la liturgia delle ore.

Poi leggo Avvenire (https://www.avvenire.it/famiglia-e-vita/pagine/humanae-vitae-sguardi-sul-futuro) e sembra quasi che metta in guardia da una rigida dottrina che pretende di metter sulle spalle pesi insostenibili, anziché testimoniare ciò che per me è stato ed è fonte di vita, esperienza dell’amore di Dio nella nostra vita. Spiega anche che sono in corso alla Gregoriana studi con lo scopo di capire quando sia lecito usare metodi anticoncezionali in preparazione ad una revisione e modifica degli insegnamenti della Humanae Vitae.

Paolo

 

— 

 

 

Caro Paolo,

 

Ho pensato molto prima di rispondere alla tua mail e quanto ti scrivo fa riferimento alla mia esperienza personale e alle riflessioni nate da essa.

 

  1. Il giornalista che ha scritto quell’articolo su Avvenire riporta quanto si agita oggi in molti ambienti della Chiesa. Non credo si possa attuare una formale modifica della Humanae Vitae. Tuttavia … vedi i punti successivi

 

  1. La Chiesa fa a volte fatica a parlare ai giovani, ai fidanzati, agli sposi del sacramento del Matrimonio e del dono della sessualità. Certo ci sono libri su libri e molte persone vivono esperienze profonde e positive, ma il linguaggio di tanti libri è da specialisti e tra amici difficilmente si arriva a condividere a quel livello.

 

  1. Nella vita concreta molti giovani, fidanzati, genitori, sacerdoti e persone consacrate (credo che in ogni categoria siano molti in questa condizione) non sono in grado di parlare di sessualità perché essi stessi non l’hanno affrontata a fondo, non hanno considerato quali ferite hanno subito o inferto e a volte vivono essi stessi una distorsione, una incapacità di capire come vivere la loro mascolinità e femminilità. Alcuni usufruiscono di pornografia e vivono con sofferenza quello che percepiscono come un peccato ripetuto e che invece può essere una dipendenza. 

 

  1. Prego, spero e opero perché sempre più persone in parrocchie, associazioni e movimenti comincino ad affrontare questi aspetti, a parlare in modo rinnovato di castità e purezza (che non sono “non fare”) e aiutare in concreto a vivere una sessualità come dimensione piena e integra della propria mascolinità e femminilità.

 

Quanto si “teme” rispetto alla Humanae Vitae è di fatto da decenni parte della pratica pastorale e della vita concreta di molte famiglie cristiane, anche dentro gruppi famigliari delle parrocchie, movimenti e associazioni. Oggi credo che non sia in gioco tanto l’evitare una revisione della Humanae Vitae – gesto formale che appare impossibile – ma di attuarla con nuovo vigore nel concreto della vita dei cristiani.

San Giovanni Paolo II ha iniziato con la Teologia del Corpo, Benedetto XVI ha proseguito l’opera del predecessore nella “Deus Caritas Est” e così Papa Francesco nella Amoris Laetitia e parlando spesso dell'”ospedale da campo” più che mai utile e necessario. 

 

Noi di www.PURIdiCUORE.it cerchiamo di far capire che questa epidemia di ipersessualizzazione e pornografia colpisce a fondo anche dentro il mondo cattolico e influenza tanti, impedendo specialmente ai più giovani di vivere rapporti sani, di pensare ad una famiglia, a dei figli. E per questo indichiamo anche dove sono ospedali da campo dove chi è scivolato nella dipendenza può intraprendere il cammino di recupero.

 

Nella storia recente della Chiesa maestri come Tarcisio Mezzetti o padre Raimondo Bardelli hanno aperto a tanti lo scrigno della Teologia del Corpo di Giovanni Paolo II. E hanno aiutato molti (come accaduto a me e a mia moglie Michelle alla soglia dei 50 anni) a capire quale dono di Dio sia la sessualità vissuta come Egli ci chiede.

Come facciamo con la piccola opera di www.PURIdiCUORE.it  e come fanno molto bene e gli amici di www.matrimoniocristiano.org che lavorano su questo già da tempo, qui un esempio: https://youtu.be/zn3WyI2doj8

 

Luca

 

Luca Marelli

 

co-fondatore, presidente

PURIdiCUORE

 

Sposi sacerdoti. Una meraviglia da ritrovare. ( 6 articolo)

Dopo queste prime riflessioni potremmo azzardare una definizione sul nostro ruolo sacerdotale di sposi: siamo sacerdoti dell’amore. Cerchiamo quindi di rischiararci le idee su cosa significhi amore e amare nella realtà cristiana. Sappiamo che questa parola è abusata e inflazionata e può acquisire significati molto soggettivi e diversi tra di loro. Per un cristiano non può essere così. Abbiamo visto come il gesto più alto di amore di Gesù, gesto sacerdotale, sia stato il suo dono totale sulla croce. Dono accolto dalla sua Chiesa, da ognuno di noi. L’amore è quindi: Un donarsi ed accogliersi reciproco di due persone, che determina un’unione profonda coinvolgente la totalità del loro essere, cioè cuore anima e corpo, in modo diverso secondo la finalità del dono. Capite bene che un amore di amicizia è diverso da quello tra fidanzati, tra genitori e figli, tra sposi e così via. Sono diversi i gesti, le modalità e l’intensità. Questo è il significato oggettivo e naturale della parola amore. Una riproduzione creata in ombra a quella divina. Tutte le diverse relazioni d’amore che possiamo intrecciare con altre persone mirano a rispondere al desiderio di socialità. Solo l’amore sponsale (nel quale inserisco anche la chiamata al sacerdozio o alla vita consacrata) risponde al desiderio di sessualità. Desiderio che richiede un’unione totale, fedele, feconda e indissolubile con una persona complementare e diversa da noi. Dio ci ha donato un libro dove ci insegna ad essere sacerdoti, si fa maestro dell’amore sponsale. E’ il Cantico dei Cantici. Ecco perchè questo libro della Bibbia sarà la base delle nostre riflessioni una volta terminata questa lunga introduzione. Dobbiamo farci provocare e interrogare dal testo. Noi siamo a livello di quanto descritto? Viviamo quel tipo di amore naturale, anche erotico e carnale, che è la base dell’amore soprannaturale e la Grazia del nostro sacramento? Non dobbiamo avere la presunzione di essere troppo spirituali. Spesso fare voli pindarici, scappare nella spiritualità, nella preghiera e nella trascendenza nasconde una incapacità di farsi dono nel corpo. Non si può costruire una casa dal tetto. Bisogna partire dalle fondamenta e poi si potrà arrivare anche al tetto. Se l’amore naturale è il concetto che ho espresso sopra, cosa sarà l’amore dei figli di Dio? L’amore dei battezzati e dei consacrati nel matrimonio? E’ l’amore naturale perfezionato, aumentato, plasmato dal fuoco consacratorio dello Spirito Santo. Capite bene che se non abbiamo consolidato, compreso e vissuto l’amore naturale non esiste la base per l’azione dello Spirito Santo nella nostra unione sponsale. Dio ci rende capaci di amare come Lui si ama nella Trinità. Sposi icona della Trinità. Certo non siamo che una pallida immagine finita e imperfetta. Assumiamo però lo stile di Dio. Se, però, ci impegniamo e  ci abbandoniamo a Dio. Capite bene che noi, come genere umano, siamo stati creati per amare così. Siamo creati ad immagine di Dio. Il peccato originale ha distrutto questa armonia creata che da soli non possiamo recuperare, ma che con la Grazia del sacramento, possiamo rivivere nella nostra relazione sponsale. Il Cantico dei Cantici esprime pienamente l’amore delle origini, di cui noi abbiamo nostalgia e che possiamo conquistare con il matrimonio. Il Cantico dei Cantici, secondo alcuni esegeti, è la prosecuzione della Genesi. Ricordiamo che Adamo esclama: Questa volta essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa. La si chiamerà donna perché dall’uomo è stata tolta.

Non sappiamo la risposta di Eva. La possiamo però trovare nel Cantico dei Cantici dove ritroviamo quella meraviglia e quello stupore di Adamo. Meraviglia e stupore recuperati.

Adesso stiamo davvero entrando in concetti meno astratti e più concreti. Stiamo entrando nella bellezza del nostro essere sposi che si esprime in un modo di amare, in atteggiamenti e gesti, che diventano non solo gesti d’amore, ma gesti sacerdotali.

Antonio e Luisa

Padroni del nostro corpo.

Oggi mi soffermo sul punto al punto 222 di Amoris Laetitia. La sto rileggendo e rileggendo e quando qualche punto mi colpisce lo scrivo.

222. L’accompagnamento deve incoraggiare gli sposi ad essere generosi nella comunicazione della vita. «Conformemente al carattere personale e umanamente completo dell’amore coniugale, la giusta strada per la pianificazione familiare è quella di un dialogo consensuale tra gli sposi, del rispetto dei tempi e della considerazione della dignità del partner. In questo senso l’EnciclicaHumanae vitae (cfr 10-14) e l’Esortazione apostolica Familiaris consortio (cfr 14; 28-35) devono essere riscoperte al fine di ridestare la disponibilità a procreare in contrasto con una mentalità spesso ostile alla vita […]. La scelta responsabile della genitorialità presuppone la formazione della coscienza, che è “il nucleo più segreto e il sacrario dell’uomo, dove egli è solo con Dio, la cui voce risuona nell’intimità” (Gaudium et spes, 16). Quanto più gli sposi cercano di ascoltare nella loro coscienza Dio e i suoi comandamenti (cfr Rm 2,15), e si fanno accompagnare spiritualmente, tanto più la loro decisione sarà intimamente libera da un arbitrio soggettivo e dall’adeguamento ai modi di comportarsi del loro ambiente».[248] Rimane valido quanto affermato con chiarezza nel Concilio Vaticano II: «I coniugi […], di comune accordo e con sforzo comune, si formeranno un retto giudizio: tenendo conto sia del proprio bene personale che di quello dei figli, tanto di quelli nati che di quelli che si prevede nasceranno; valutando le condizioni sia materiali che spirituali della loro epoca e del loro stato di vita; e, infine, tenendo conto del bene della comunità familiare, della società temporale e della Chiesa stessa. Questo giudizio in ultima analisi lo devono formulare, davanti a Dio, gli sposi stessi».[249] D’altra parte, «il ricorso ai metodi fondati sui “ritmi naturali di fecondità” (Humanae vitae, 11) andrà incoraggiato. Si metterà in luce che “questi metodi rispettano il corpo degli sposi, incoraggiano la tenerezza fra di loro e favoriscono l’educazione di una libertà autentica” (Catechismo della Chiesa Cattolica, 2370). Va evidenziato sempre che i figli sono un meraviglioso dono di Dio, una gioia per i genitori e per la Chiesa. Attraverso di essi il Signore rinnova il mondo».[250]

Uno dei punti fermi che siamo sicuri possa aiutare a costruire una relazione bella, casta, piena e appagante tra gli sposi è rinunciare ai mezzi contraccettivi. Rinunciare a qualcosa per ottenere molto di più. Sappiamo tutte le opposizioni ai metodi naturali: non sarebbero sicuri, castrerebbero l’amore, obbligherebbero a pianificare il rapporto sessuale che invece dovrebbe essere libero di seguire il desiderio e così via.

Non è vero niente!!!

I metodi naturali non sono facili e immediati, non permettono di assecondare sempre il desiderio, costringono  a giorni di astinenza.

I metodi naturali non sono facili e immediati, perché, a differenza della pillola o del preservativo, obbligano ad interessarsi di come la donna funziona, obbligano a conoscere il proprio corpo, ad essere consapevoli del gesto che si sta per compiere e fanno comprendere la bellezza e la sacralità del corpo femminile. Ciò non avviene con gli anticoncezionali, che vogliono invece coprire tutta quella ricchezza per fare del corpo solo un mezzo di piacere, rendendo gli sposi irresponsabili.

Si dice che i metodi naturali non permettono di assecondare il desiderio, come se noi fossimo canne al vento, incapaci di dominare il nostro desiderio; si dice inoltre che, per essere felici, bisogna assecondarlo e appagarlo. Non è così, noi siamo uomini, non bestie. Il desiderio, frutto dell’istinto e delle pulsioni, ci rende schiavi del nostro corpo. Quando non siamo padroni del nostro corpo, non siamo capaci di donarci, non siamo capaci di amare, ma vogliamo solo dare sfogo a quel desiderio. Quando siamo padroni del nostro corpo, siamo capaci di donare, perché doniamo qualcosa che ci appartiene. I metodi naturali servono anche a questo, a diventare padroni del nostro corpo; a diventare re che sanno aspettare e che non basano la propria felicità sull’appagamento immediato; a diventare persone capaci di trasformare i giorni d’attesa in tenerezza (nutrimento dell’amore) e capaci di infiammare e far crescere quel desiderio. La donna si sentirà immensamente amata, perché un uomo capace di aspettare, di rispettare i suoi tempi, la sua fertilità (che non è una malattia da curare, ma una bellissima e sacra realtà che appartiene alla donna) dimostra di amarla molto più di quello che la vuole sempre disponibile a soddisfare il proprio egoismo mascherato da amore.

Con i metodi naturali, il desiderio diventa frutto dei nostri gesti e della nostra vita tenera e dolce e non una variante che ci imprigiona e da cui dipende anche il nostro matrimonio. Tanti sposi dopo alcuni anni di matrimonio perdono il desiderio, proprio perché non sono padroni di sé stessi e non nutrono il loro amore, come insegna invece a fare l’uso dei metodi naturali.

I metodi naturali, ovviamente se applicati in modo corretto, sono sicuri quanto quelli anticoncezionali, se non di più. Hanno una percentuale di successo potenziale che va dal 98,7 al 99,5%, e la percentuale di successo globale è del 83-97%. Il metodo è efficace quanto gli anticoncezionali ormonali – la spirale spirale IUD, la pillola, ecc. – ed è migliore dei metodi anticoncezionali di barriera – come i profilattici. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Salute i metodi naturali hanno un’efficacia del 95-99%.

I metodi naturali sono: gioia, sicurezza, consapevolezza, castità. fedeltà, dono di sé.

I metodi naturali sono la via per un matrimonio felice.

Ci sono tante insegnanti accreditate che gratuitamente si prestano a seguire quanti vogliono imparare questi metodi. Maggiori informazioni su confederazionemetodinaturali

Antonio e Luisa

L’intimità fisica che diventa sacramento (4 parte)

Solo ora dopo che abbiamo preparato il cuore ad accogliere il sacrificio di Cristo possiamo celebrare la liturgia eucaristica. Solo dopo aver ammesso le nostre fragilità e peccati con l’atto penitenziale, solo dopo aver ascoltato la Parola che ci ha introdotto nell’intimità con Gesù e solo dopo aver fatto memoria della nostra fede e dell’amore che ci lega con Dio attraverso il Credo, solo dopo tutto questo possiamo pensare di accogliere Gesù nel cuore e di capire qualcosa di quel sacrificio che viene rinnovato sull’altare.

Per questo la Messa può aiutarci a capire il nostro sacramento del matrimonio che ha una sua liturgia ed ha bisogno anch’esso di essere preparato e accolto nel cuore.

Noi sposi esplichiamo la nostra dimensione sacerdotale nella riattualizzazione del sacramento del matrimonio (amplesso fisico), dove nuovamente ci facciamo offerta l’uno all’altra in maniera totale, nell’anima, nel cuore e nel corpo. Perchè l’amplesso fisico tra gli sposi è una riattualizzazione del sacramento, che richiama la celebrazione dell’Eucarestia? Cristo si è offerto una sola volta sulla croce. Una sola volta e per sempre. Cosa succede quando il sacerdote ordinato celebra l’Eucarestia? Gesù viene messo di nuovo in croce? No, perchè Gesù quel sacrificio l’ha fatto una volta per sempre, ma quei doni, che Cristo ci ha ottenuto sulla croce una volta per sempre, si rendono attuali adesso, di nuovo. Attengono all’unico sacrificio, ma di nuovo vengono resi presenti, riattualizzati.  Nel momento in cui noi accogliamo il corpo di Cristo, rispondiamo a questo amore di Gesù, che è lo sposo, che ci dice: amami con tutto te stesso, io mi offro tutto a te, mi faccio mangiare da te. Quando noi celebriamo l’Eucarestia con questo desiderio nel cuore, di rispondere ardentemente a questo amore infinito, facciamo contento lo sposo che finalmente si sente ricambiato. Gesù anela ad essere nostro sposo adesso e per l’eternità. Cosa fanno gli sposi quando celebrano il sacramento del matrimonio? Danno il loro consenso, si uniscono in intimità fisica, e in quel momento scatta il sacramento del matrimonio. Il sacramento da quel momento c’è e ci sarà sempre. Tutte le volte che noi torniamo ad unirci con tutto il nostro essere, e il gesto più alto è l’intimità sessuale, rendiamo di nuovo presente quella realtà che ha reso possibile l’insorgere del nostro sacramento. Ci doniamo totalmente di nuovo l’uno all’altra e quindi cosa succede? Come nell’Eucarestia, lo Spirito Santo rende di nuovo presente, rinnova quei doni che ci sono stati fatti una volta per sempre durante la celebrazione delle nozze e vengono così rigenerati. Con questo gesto aumentiamo l’apertura del cuore, per accogliere la Grazia sacramentale e santificante.

La nostra liturgia sacra è meravigliosa. Deve essere però preparata bene. Ci serve l’atto penitenziale per riconoscere l’altro come un dono grande, riconoscere le nostre fragilità per poter accogliere le sue, riconoscerci piccoli per poterlo/a amare. Serve poi la liturgia della Parola. Gli sposi devono parlare costantemente, in ogni momento possibile, il linguaggio dell’amore fatto di carezze, parole, gesti, azioni che nutrono il rapporto e preparano il cuore all’unione dei corpi, aumentando sempre più il desiderio di essere uno e di rispondere con tutto se stessi a quell’amore così grande ricevuto dall’altro/a. Infine serve il Credo per fare memoria di tutti quei momenti che ci hanno riempito il cuore di tenerezza e di cura l’uno per l’altro/a. Dirsi un ti amo che si vive nella vita di tutti i giorni concretizzato in uno sguardo sempre decentrato verso lui/lei. Solo così l’amplesso fisico può essere davvero il culmine, il punto più alto di una liturgia sacra e non un misero piacere di pochi secondi che non lascia nulla, se non un desiderio profondo non soddisfatto che non ci può dare pace e gioia.

Non posso che terminare con questi versetti del Cantico dei Cantico:

Mettimi come sigillo sul tuo cuore,
come sigillo sul tuo braccio;
perché forte come la morte è l’amore,
tenace come gli inferi è la passione:
le sue vampe son vampe di fuoco,
una fiamma del Signore!
Le grandi acque non possono spegnere l’amore
né i fiumi travolgerlo.
Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa
in cambio dell’amore, non ne avrebbe che dispregio.

Antonio e Luisa

prima parte      L’intimità e la Messa

seconda parte  La parola è un volto che ci ama

terza parte       Il credo degli sposi

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Preliminari: tempo per entrare in comunione. (10° puntata corso famiglie Gaver 2017)

Come anticipato, riprendiamo i preliminari dando qualche indicazione pratica.

Devono essere gesti d’amore rispettosi della sensibilità dell’altro/a. Gesti che in ogni caso escludono il sedere (vedremo dopo perchè). Questa parte del nostro corpo è oggi molto esaltata.

Ricordiamo che i nostri gesti devono essere frutto dell’amore, esprimere amore. Devono quindi, ricordatevelo bene voi uomini, essere rispettosi della sensibilità dell’altro/a. Non possono essere dei gesti qualunque, ma devono essere i gesti più cari, più graditi all’altro/a. Cosa significa? Dobbiamo dialogare, anche su questo, approfondire la conoscenza sessuale reciproca. Conoscenza che dovrebbe già essere iniziata durante il fidanzamento, durante il quale, seppur nella castità, si possono sperimentare tutti quei gesti di tenerezza che rappresentano il linguaggio d’amore del corpo. Dobbiamo impegnarci ad imparare i gesti e le parole che piacciono al nostro coniuge, che lo fanno sentire amato e desiderato. Adesso dico una cosa che riguarda soprattutto le donne: per vivere in pienezza questo momento devono fare pace con il loro corpo. Non devono farsi rodere dai miti di bellezza e soprattutto devono lasciare allo sposo la possibilità di amare anche i loro difetti. Se non si fanno abbracciare dallo sguardo dell’amato nell’interezza del loro corpo, accettandosi e lasciandosi accettare per quello che sono, non possono abbandonarsi all’amore liberamente e in pienezza. Metteranno sempre una barriera tra loro e lo sposo. Lasciarsi abbracciare dal suo sguardo non è semplice, richiede un impegno e un lavoro su se stesse. L’uomo deve imparare il linguaggio della tenerezza per rendersi amabile alla donna e la donna sua volta deve accettare la mascolinità dello sposo e scongelarsi. A volte lei dice: “lui non mi capisce, non si accorge di tutto quello che faccio, dà tutto per scontato”; in realtà il suo cuore, nel suo profondo, non si vuole aprire totalmente a questa intimità.

Naturalmente dobbiamo evitare assolutamente i gesti che non sono graditi. Non domandiamo gesti che feriscono la sensibilità dell’altro/a. Non ci sono limiti nei preliminari, se non che bisogna evitare il sedere, l’eiaculazione deve avvenire in vagina e che non si deve urtare la sensibilità dell’altro/a.  In caso contrario, sarebbero gesti di amore o richieste dettate dal nostro egoismo? Mi riferisco in particolare al cosiddetto sesso orale (senza raggiungere il piacere!). Di per sé non c’è nulla di male, si tratta di un bacio d’amore. Se però, l’altro/a non gradisce questa pratica, non si deve chiederla. Non si devono fare ricatti morali all’altro/a, rischiate di distruggere tutta la comunione e l’autenticità del gesto. Anche il sesso anale è completamente al di fuori dell’ecologia dell’amore umano. Anche da un punto di vista meramente fisico: l’ano è strutturato non per accogliere ma per espellere. La mucosa anale non è adatta alla penetrazione. E’ più soggetta ad essere attaccata da virus e batteri e quindi è più facile contrarre malattie sessualmente trasmissibili. C’è una motivazione anche più profonda; nell’amplesso, uomo e donna si guardano, quello sguardo significa riconoscere l’altro/a come l’amato/a, significa vivere quel gesto come dono d’amore per quella persona specifica ed unica. Il sesso anale non permette questo sguardo, si nasconde il viso della sposa. Ciò significa trasformarla in un oggetto, in uno strumento per il piacere dell’uomo. Si distrugge tutto il significato più autentico del gesto e la donna si sente umiliata ed usata.Tutta la “cultura” pornografica tende ad esaltare questa parte del corpo. Stiamo attenti e lavoriamo su di noi per purificarci da questo inquinamento che non ci permette di vivere in pienezza l’atto fisico. Una donna è andata nello studio di Luisa (la ginecologa che ha presentato questo insegnamento) e si è lamentata dell’insistenza del marito per esercitare questo tipo di rapporto. Il marito, al rifiuto della moglie, le ha risposto deluso e arrabbiato che con lei non si poteva fare nulla. Quel marito, secondo voi, voleva unirsi con la moglie o con le fantasie pornografiche che aveva in testa? Voleva amarla o usarla?

Altro concetto fondamentale: uomo e donna sono diversi. Hanno tempi molto diversi per prepararsi all’amplesso. All’uomo spesso basta l’idea dell’incontro per essere pronto fisicamente. L’uomo si eccita con tatto e vista. Per la donna la natura ha previsto tempi e modi diversi. Per permettere al corpo della donna di modificarsi ed essere nella condizione ideale per la penetrazione servono dai 20 ai 30 minuti. Cosa succede ai genitali della donna? In questo tempo la vagina si allunga internamente (non lo sapevate vero?) da circa 6/7 cm a circa 9/10 e si posiziona in maniera diversa per agevolare l’entrata del pene. Oltre ciò, durante i preliminari la vagina si lubrifica. E’ diverso anche il modo di eccitarsi. L’uomo deve vedere e toccare, basta poco; la donna cerca altro, è più complessa. La donna vuole tenerezza, dolcezza, carezze, abbracci. Vuole percepire di essere preziosa e importante. Vuole sentirsi desiderata e amata. La pornografia mette al centro dei preliminari sempre l’uomo e i suoi genitali. Dimentichiamolo! Al centro deve esserci la sposa, con tutto il suo corpo e nel modo che piace a lei. I preliminari non sono tecniche eccitatorie per l’uomo (non sono sbagliate ma non devono occupare tutto il tempo o quasi), ma gesti che sfamano il bisogno di tenerezza della donna. Sono tempo per entrambi, uomo e donna per entrare in comunione. L’uomo non deve pensare a questo momento come attesa necessaria per preparare la donna, sarebbe sterile. Deve prepararsi con il cuore a donarsi e a ricevere il dono che la sposa fa di sé. I preliminari sono tenerezza. Diventano modalità di vivere l’amore. Traducendo: la tenerezza è capace di trasformarci da pezzi di legno (che non sono in grado di condurre energia) in metallo, in oro (che è tra i materiali più conducibili). Con la tenerezza, l’intimità fisica diventa colma di amore dell’uno verso l’altra e non un gesto che esprime egoismo e che fa sentire l’altro/a usato/a. La donna ha un’enorme difficoltà a passare da attività come spadellare in cucina, pulire e mettere a letto i figli, all’intimità fisica con il marito e quindi se non ristabiliamo il contatto emotivo, diventerà un obbligo da assolvere. Gli uomini invece non hanno problemi di questo tipo e ricercano subito stimolazioni sugli organi genitali. L’uomo così facendo, seguendo il suo desiderio, la sua modalità di cercare piacere, sta in realtà urtando la sensibilità della sua sposa. L’intimità fisica è trasformata in qualcosa di frettoloso e grossolano. In questo modo è impossibile vivere in pienezza e con gioia il rapporto. Presto o tardi l’insoddisfazione della donna porterà al deserto sessuale e alla frustrazione per entrambi. I preliminari sono quindi indispensabili per creare questo contatto emotivo e tenero tra gli sposi, sono un tempo da dedicarsi senza fretta, per creare la comunione e l’intesa giusta, per vivere in pienezza l’amplesso. I preliminari assumono un’autenticità ecologica quando non sono gesti isolati e vissuti solo prima del rapporto e in vista del rapporto, ma sono inseriti in un contesto di corte continua, di continui e costanti gesti amore e di tenerezza che gli sposi si donano durante tutta la giornata.

 

Antonio e Luisa (dall’insegnamento di Luisa ed Emanuele Bocchi)

Prima puntata La legge morale naturale 

Seconda puntata Chi sono? Perchè vivo?

Terza puntata Io personale, spirito e corpo.

Quarta puntata Anima e corpo: un equilibrio importante

Quinta puntata Matrimonio naturale e matrimonio sociale

Sesta puntata Le esigenze del cuore si realizzano nel matrimonio naturale

Settima puntata Un dono totale!

Ottava puntata L’intimità degli sposi nell’ecologia umana

Nona puntata La liturgia dell’intimità alla luce del Cantico dei Cantici

La liturgia dell’intimità alla luce del Cantico dei Cantici. (9° puntata corso famiglie Gaver 2017)

Sembra strano doverlo dire, ma esistono delle fasi del rapporto sessuale che devono essere rispettate, perchè sono il corpo e la psiche dell’uomo e della donna che devono essere rispettati, per vivere un rapporto ecologico e autentico.

ll primo momento dell’intimità fisica sono i cosidetti preliminari. Iniziamo col dire cosa sono: sono gesti di amore, quindi gesti che partono dal cuore, ricchi di tenerezza, dote che si esprime con il linguaggio del corpo (baci, abbracci, sguardi, carezze, parole), aventi come scopo di preparare fisicamente ed emotivamente gli sposi, in particolare la donna, all’intimità fisica completa.

I preliminari non sono un’opzione, ma sono necessari. I preliminari aiutano il nostro corpo, ma in realtà tutta la persona, a dischiudersi gradualmente alla gioia del dono. E’ importante che non ci siano forzature o passaggi brutali, non è un assalto alla diligenza. I preliminari non sono un’invenzione di qualcuno, ma rispondono ad una esigenza naturale, sono fisiologici, qualcosa di scritto nel nostro corpo di uomo o di donna. Soprattutto sono importanti per la donna che ha bisogno di questo passaggio. Non sono qualcosa che dobbiamo imporci, ma qualcosa da riscoprire per vivere in pienezza la gioia dell’intimità fisica. Non confondiamo i preliminari con una tecnica eccitatoria dove al centro ci sono i genitali. Questa è l’idea della pornografia che purtroppo tanti danni ha fatto. Al centro c’è tutta la persona. Soprattutto al centro non deve esserci l’uomo, ma la donna. L’uomo è pronto in pochi secondi, la donna al contrario necessità di tempo. Vedrete che se vivrete i preliminari in questo modo, esercitando e sperimentando attraverso il corpo un amore che sorge nel cuore, sarà sempre un’esperienza bella e nuova, anche dopo diversi anni di matrimonio. C’è un libro della Bibbia che esprime benissimo queste dinamiche e questi concetti ed è il Cantico dei Cantici, in particolare il terzo poema.

Il Cantico dei Cantici è un libro poetico e molto bello, scritto in modo particolare, forse inusuale per noi, ma esprime benissimo questa armonia, ecologia, ordine naturale che è presente nel creato e anche nell’uomo e nel suo modo di amare. Ordine, armonia ed ecologia che permettono di sperimentare la gioia e la bellezza.

Non è importante ora leggerlo per capire, ma è importante leggerlo con il cuore, ascoltare le emozioni e le sensazioni che vi trasmette. Vedrete che sentirete la bellezza e la gioia che scaturiscono dall’ecologia umana e da un amore vissuto in pienezza e verità, quella verità scritta dentro ognuno.

Cantico dei Cantici – Capitolo 4

Lo sposo

[1]Come sei bella, amica mia, come sei bella!
Gli occhi tuoi sono colombe,
dietro il tuo velo.
Le tue chiome sono un gregge di capre,
che scendono dalle pendici del Gàlaad.
[2]I tuoi denti come un gregge di pecore tosate,
che risalgono dal bagno;
tutte procedono appaiate,
e nessuna è senza compagna.
[3]Come un nastro di porpora le tue labbra
e la tua bocca è soffusa di grazia;
come spicchio di melagrana la tua gota
attraverso il tuo velo.
[4]Come la torre di Davide il tuo collo,
costruita a guisa di fortezza.
Mille scudi vi sono appesi,
tutte armature di prodi.
[5]I tuoi seni sono come due cerbiatti,
gemelli di una gazzella,
che pascolano fra i gigli.
[6]Prima che spiri la brezza del giorno
e si allunghino le ombre,
me ne andrò al monte della mirra
e alla collina dell’incenso.
[7]Tutta bella tu sei, amica mia,
in te nessuna macchia.
[8]Vieni con me dal Libano, o sposa,
con me dal Libano, vieni!
Osserva dalla cima dell’Amana,
dalla cima del Senìr e dell’Ermon,
dalle tane dei leoni,
dai monti dei leopardi.
[9]Tu mi hai rapito il cuore,
sorella mia, sposa,
tu mi hai rapito il cuore
con un solo tuo sguardo,
con una perla sola della tua collana!
[10]Quanto sono soavi le tue carezze,
sorella mia, sposa,
quanto più deliziose del vino le tue carezze.
L’odore dei tuoi profumi sorpassa tutti gli aromi.
[11]Le tue labbra stillano miele vergine, o sposa,
c’è miele e latte sotto la tua lingua
e il profumo delle tue vesti è come il profumo del Libano.
[12]Giardino chiuso tu sei,
sorella mia, sposa,
giardino chiuso, fontana sigillata.
[13]I tuoi germogli sono un giardino di melagrane,
con i frutti più squisiti,
alberi di cipro con nardo,
[14]nardo e zafferano, cannella e cinnamòmo
con ogni specie d’alberi da incenso;
mirra e aloe
con tutti i migliori aromi.
[15]Fontana che irrora i giardini,
pozzo d’acque vive
e ruscelli sgorganti dal Libano.

La sposa

[16]Lèvati, aquilone, e tu, austro, vieni,
soffia nel mio giardino
si effondano i suoi aromi.
Venga il mio diletto nel suo giardino
e ne mangi i frutti squisiti.

Cantico dei Cantici – Capitolo 5

Lo sposo

[1]Son venuto nel mio giardino, sorella mia, sposa,
e raccolgo la mia mirra e il mio balsamo;
mangio il mio favo e il mio miele,
bevo il mio vino e il mio latte.
Mangiate, amici, bevete;
inebriatevi, o cari.

Quello che colpisce tanto di questo poema è la contemplazione, è una contemplazione con tutti i sensi. Viene descritto, ammirato, visitato e gustato il corpo dell’amata. La vista abbraccia l’amata, con un’esplosione di meraviglia. Non è escluso nulla, nulla è vergogna. I capelli, le chiome, i denti, le labbra, la bocca, i seni, il monte della mirra che è una metafora per indicare gli organi genitali. Viene da paragonarlo al brano della Genesi dove Adamo ed Eva si coprirono perchè provavano vergogna. Qui invece non c’è vergogna. Nel matrimonio c’è questa capacità di recuperare quell’ordine delle origini, appunto quella ecologia di cui tanto stiamo parlando. Quanto poco noi celebriamo  il corpo del nostro amato e della nostra amata, quanto lo diamo per scontato. Questo poema non è solo un abbellimento romantico del corpo dell’altro, qualcosa che si scrive per deliziare il lettore ma come a dire che le cose non stanno proprio così, i due provano davvero ciò che esclamano.  Quando si vive un amore ecologico e ci si dona in questo modo anche nel rapporto intimo, il corpo dell’altro è davvero meraviglioso, nonostante le rughe, i chili di troppo, le smagliature e tutte le imperfezioni che ognuno di noi ha. Il mio sguardo d’amore trasforma e trasfigura il corpo dell’amato/a. Quello che è oggettivamente un inestetismo diventa soggettivamente parte di una meraviglia, di un tutto che è unico e irripetibile. Si comprende sempre leggendo il poema che il corpo di lei non si limita a mostrare ciò che c’è di concreto e tangibile ma esprime tutta la persona. Il corpo è parte visibile del sè e quando tocchiamo il suo corpo stiamo toccando anche la sua anima. Nel nostro rapporto d’amore sono necessarie anche le parole. Parole che celebrano la bellezza, la parola detta ammette l’altro/a nella nostra intimità. Dire durante i preliminari alla propria sposa quanto sei bella è tutta un’altra cosa dal solo pensarlo. Celebrare l’amore non ha bisogno di frasi ad effetto o poesie strabilianti ma può bastare un semplice quanto sei bella/o per far sentire l’altra/o desiderato ed amato. Noi che viviamo l’amore sappiamo che balsamo possono essere questi semplici parole dette reciprocamente, anche dopo anni di matrimonio. Vivere i preliminari in questo modo ci prepara alla totalità, ad essere una carne sola.

Continua la prossima puntata con qualche indicazione pratica su come vivere in modo ecologico ii preliminari.

Antonio e Luisa (dall’insegnamento di Emanuele e Luisa Bocchi)

Prima puntata La legge morale naturale 

Seconda puntata Chi sono? Perchè vivo?

Terza puntata Io personale, spirito e corpo.

Quarta puntata Anima e corpo: un equilibrio importante

Quinta puntata Matrimonio naturale e matrimonio sociale

Sesta puntata Le esigenze del cuore si realizzano nel matrimonio naturale

Settima puntata Un dono totale!

Ottava puntata L’intimità degli sposi nell’ecologia umana

 

L’intimità degli sposi nell’ecologia umana. (8° puntata corso famiglie Gaver 2017)

Dopo aver approfondito il matrimonio naturale, le caratteristiche che esige e come si concretizza, ci soffermiamo ora sull’intimità fisica. Abbiamo detto che il primo rapporto fisico dopo il consenso del rito è necessario per sigillare e rendere valido il patto nuziale naturale.  Questo tema così delicato quanto importante è stato affidato ad Emanuele e Luisa. Luisa è medico ginecologo e si occupa anche di interventi formativi per quanto riguarda l’ambito sessuale nelle scuole. Il rapporto intimo tra gli sposi è un gesto molto importante all’interno della coppia e, se ben vissuto, può ravvivare e rinnovare la relazione e l’amore sponsale. Rinnovamento che è concretamente efficace sia nella dimensione umana, che abbiamo visto fino ad ora, sia in quella sacramentale e divina, che vedremo successivamente quando affronteremo il sacramento.  L’intimità sessuale, vissuta nella sua pienezza umana e nella verità del significato che il gesto incarna, è la più grande manifestazione dell’amore sensibile tra gli sposi. Nel contempo è occasione privilegiata per far crescere l’amore tra di loro.  Per tutti quindi, siano credenti o no, è importante comprendere l’ecologia del sesso in tutta la sua bellezza, comprenderne la sua armonia naturale e come va autenticamente esercitato. Da come viviamo bene e in modo ecologico la nostra intimità sessuale dipende buona parte della nostra felicità di sposi e di conseguenza la riuscita della nostra relazione e la pace in famiglia. Se saremo sposi felici, saremo genitori amorevoli, forti e concordi. Come sposi cristiani è bene mettere subito in chiaro che la nostra santità coniugale passa anche attraverso la nostra vita sessuale. Esercitare l’intimità coniugale non è qualcosa di sporco e peccaminoso, ma è via per la santità e modalità per prepararci insieme alle nozzze eterne con Cristo. La realizzazione sempre più perfetta del rapporto sessuale implica:

  1. una conoscenza adeguata della fisiologia e antropologia umana, in particolare delle parti coinvolte nell’atto, e del dinamismo ecologico che si deve mettere in pratica;
  2. una coscienza sempre più profonda della sua valenza sacramentale, fonte di Grazia e di effusione di Spirito Santo. Il rapporto sessuale nel matrimonio è un gesto sacro, voluto dal Creatore;
  3. un impegno costante e continuo degli sposi di crescere nell’amore reciproco, inserendo l’amplesso fisico in un contesto di tenerezza e di cura l’uno dell’altra da vivere nella quotidianità della vita insieme.

Ora ci focalizzeremo sul primo punto, il quale è importantissimo, per riacquistare o comprendere per la prima volta la  bellezza e la dignità del gesto unitivo, riscattandolo da ogni morbosità, banalizzazione o volgarità pornografica. Probabilmente molti hanno imparato quello che  sanno sull’amplesso fisico dalla pornografia che inquina e distrugge l’ecologia del gesto, privandolo della sua bellezza, del suo significato e anche del suo corretto modo di essere vissuto.

Ora andremo a compiere un’opera di disinquinamento, necessaria più che mai ai nostri giorni, dove abbondano persone che sono convinte di sapere tutto ed in realtà non sanno che falsità e bugie, generando così distorsioni, dolore e sofferenze fisiche e morali. Il primo rapporto sessuale instaura sia il matrimonio naturale sia  il matrimonio sacramento, cosicchè ogni altro amplesso diventa rinnovazione e riattualizzazione di quel primo rapporto. Come ogni sacramento ha una liturgia da seguire. Sembra strano, ma è così. Liturgia che rispecchia perfettamente la dinamica di un rapporto ecologico autentico e pieno.

Vedremo nella prossima puntata di approfondire le tre parti della liturgia dell’atto: preliminari, amplesso e assimilazione della gioia.

Antonio e Luisa (dall’insegnamento di Emanuele e Luisa Bocchi)

Prima puntata La legge morale naturale 

Seconda puntata Chi sono? Perchè vivo?

Terza puntata Io personale, spirito e corpo.

Quarta puntata Anima e corpo: un equilibrio importante

Quinta puntata Matrimonio naturale e matrimonio sociale

Sesta puntata Le esigenze del cuore si realizzano nel matrimonio naturale

Settima puntata Un dono totale!

 

Anima e corpo: un equilibrio importante. (4° puntata corso famiglie Gaver 2017)

Ripartiamo dalla fine della puntata precedente. Siamo arrivati ad affermare che cuore (spirito) e corpo hanno la stessa importanza nel vivere l’amore, nel realizzare quello che siamo e che dona senso alla nostra esistenza. Perché è così importante sottolineare che cuore e corpo hanno la stessa valenza? Spesso il concetto dell’amore è squilibrato verso il corpo o verso lo spirito, sviando così dalla vera ecologia umana che si basa su un equilibrio di queste due componenti umane. Quando sottolineiamo troppo l’aspetto del corpo (per esempio le emozioni, il sentire e il piacere sessuale), scivoliamo in una distorsione, in un inquinamento dell’amore e non viviamo bene e autenticamente l’amore. C’è naturalmente anche il rischio opposto, quello degli spiritualisti, il rischio di pensare che ciò che conta è solo la volontà e il cuore, che il corpo e le espressioni corporee quali dolcezza, tenerezza e sesso non siano importanti. Queste ultime sono persone incapaci di mostrare e trasmettere amore e anch’esse sono fuori dall’ecologia dell’amore. Se non si è capaci di abbracciare, guardare con dolcezza, accarezzare e anche vivere bene l’intimità sessuale (nel matrimonio), di che amore stiamo parlando? Il concetto d’amore autentico è quello biblico, cristiano, dove legge naturale e rivelata si accordano perfettamente. Per questo il modello d’amore biblico è ecologico o naturale. La Bibbia non è un libro spirituale, certo lo spirito non manca, ma quanta carne c’è. Un esempio per tutti è Cristo che si è fatto uomo, si è incarnato per mostrarci l’amore e parlarci di amore. Gesù non ha proclamato l’amore, ma lo ha mostrato con la carne, donando il suo corpo e il suo sangue sulla croce. Nella tradizione ebraica cuore (spirito) e corpo sono la persona, non esiste una differenza netta tra le due componenti. Questa differenza, che fa parte del nostro pensare comune, è frutto delle riflessioni dei filosofi greci , ma non è mai appartenuta a Gesù.   Sintetizzando come è definibile l’amore biblico o ecologico?

L’amore ecologico è un donarsi e un accogliersi tra due persone, che determina un’unione profonda coinvolgente la totalità del loro essere: Io personle, cuore e corpo.

L’amore ecologico si esprime in modo diverso a seconda del tipo di amore che stiamo vivendo (fidanzati, sposati, figli, amici, consacrati, ecc.).

Il bisogno di amare come si manifesta?

Si manifesta in due aspetti fondamentali: la socialità e la sessualità.

Sono entrambi ambiti in cui manifestiamo e viviamo l’amore. La socialità comprende tutti quei rapporti in cui non siamo legati ad una sola persona. Nelle relazioni tra genitori e figli, tra colleghi e tra amici siamo nell’ambito sociale. Anche nella socialità, naturalmente esistono vari gradi, dalla semplice conoscenza a un legame molto profondo. La socialità esprime un bisogno di amare che abbiamo fin dai primi giorni di vita nell’utero materno e fino a quando esaleremo l’ultimo respiro. Abbiamo bisogno di contatti, di persone che ci dimostrano affetto e stima e che non necessariamente sono nostro marito o nostra moglie. La socialità è come il bere e vedremo più avanti che la sessualità è invece come il mangiare, entrambe necessarie e che non si escludono, ma che al contrario si completano. Anche quando vivremo una sessualità appagante non dovremo dimenticarci di bere, di vivere la socialità. La coppia  senza socialità rischia di entrare in una condizione di aridità e di implodere. La sessualità che approfondiremo più avanti è la necessità di trovare una persona in particolare, lui e soltanto lui, lei e soltanto lei, che risponde al nostro bisogno di trovare una comunione profonda e piena che investe la totalità del corpo e dell’anima. Il marito e la moglie vivono bene la loro sessualità (intesa non solo come rapporto fisico) se vivono e si donano nel rapporto totalmente, con tutta l’anima e con tutto il corpo, senza condizioni e linee d’ombra.

Come vivere un amore così, ecologico e pieno? Impariamo ad essere sempre più dono per il nostro sposo e la nostra sposa. Combattiamo l’egoismo, l’orgoglio e le antipatie che ci impediscono di donarci. Educhiamo il corpo, perchè è lì che si annidano le insidie maggiori. Educhiamoci alla tenerezza e a mostrare l’amore. Impariamo a manifestare l’amore all’altro secondo la sua sensibilità e non la nostra (I cinque linguaggi dell’amore). Se mia moglie ama essere abbracciata e io non l’abbraccio mai perchè a me l’abbraccio non dice nulla, che amore sto manifestando? Farsi dono significa desiderare il suo bene e la sua felicità. Se l’abbraccio le fa bene, lo devo fare anche se non mi trasmette niente e anzi mi costa fatica farlo.

Antonio e Luisa (tratto dall’insegnamento di Andrea Guerriero).ù

Prima puntata La legge morale naturale 

Seconda puntata Chi sono? Perchè vivo?

Terza puntata Io personale, spirito e corpo.

Sono uomo e preferisco i metodi naturali

Vi propongo una testimonianza che ho scritto per il blog monte di venere.  Ringrazio Maria Dolores per avermela chiesta e suggerisco di visitare il suo blog e la sua pagina facebook perchè è molto interessante e cerca di presentare una sessualità sana e autentica così.

 

Sono sempre alla ricerca di uomini che vogliano raccontare cosa ne pensano dei metodi naturali, soprattutto di quelli che ne hanno fatto esperienza diretta, perchè credo che offrano un punto di vista meno conosciuto e straordinariamente interessante. Ho incontrato Antonio, che è sposato da 15 anni, e lo ringrazio di cuore.

Quando gli ho chiesto se preferisse uno pseudonimo mi ha risposto così:

Io ne parlo liberamente perché non c’è nulla di male. L’amore carnale ed erotico è qualcosa di bello, non qualcosa di cui vergognarsi.

Poi ci ha regalato un bel racconto.

Cercherò con questa breve testimonianza di raccontare qualcosa della mia esperienza relativa all’uso dei metodi naturali per la regolazione della fertilità (sintotermico). Spesso si pensa che la rilevazione dei dati e la gestione della situazione ricada completamente sulla donna. Non è completamente vero, infatti la donna ha bisogno dell’appoggio, del sostegno, o meglio della complicità del marito. La scelta condivisa e accettata da entrambi è condizione necessaria per non fallire e per non generare tensioni e divisioni all’interno della coppia. Non voglio essere ipocrita, all’inizio questi metodi li ho profondamente odiati. Abbiamo fatto l’errore di scegliere questa modalità di vivere la nostra intimità solo quando eravamo già sposati. Un consiglio che mi sento di dare alle donne è di impararli prima, eviterete tante paure e litigate con vostro marito. Luisa li ha imparati dopo che abbiamo avuto il nostro primo figlio. Ne sono arrivati in successione altri 3 nel giro di pochi anni. Allattamento e nuove gravidanze hanno reso la comprensione dei segnali da parte di Luisa molto difficile. Eravamo seguiti da un’insegnante molto brava e paziente. Quando eravamo da lei tutto sembrava facile, poi a casa non si capiva niente. I giorni verdi, quelli sicuri per evitare la gravidanza, erano sempre troppo pochi e la cosa che più mi distruggeva era l’incertezza. Fino all’ultimo avevo paura che Luisa mi chiamasse dal bagno e mi mostrasse il muco trasparente e filante: era la fine dei miei progetti per quella sera. Ciò mi rendeva nervoso e rancoroso verso di lei, colpevole, a mio avviso, di essere incapace e troppo ansiosa e rigida nell’applicazione dei metodi. Sono iniziati mesi duri, di tensione forte tra di noi, fino a che la nostra guida spirituale ci ha consigliato di usare il preservativo, per non compromettere il nostro rapporto. Finalmente liberi. Non avevo più l’assillo e la preoccupazione dell’incertezza e Luisa non aveva più il peso di dover scegliere tra rischiare una gravidanza o litigare con me. Quindi tutto bene? No, per nulla. Abbiamo vissuto la peggior aridità della nostra relazione. La nostra intimità, liberata e svuotata della sua fecondità non era più capace di unirci. Fecondità ed unità non sono scindibili ma dall’una dipende anche l’altra. Ce ne siamo resi conto e ce lo siamo detti, perché fortunatamente il dialogo tra noi non è mai mancato. Non era più un gesto che esprimeva la nostra profonda unione dei cuori ma sempre più spesso era usare Luisa per il mio piacere che dal gesto scaturiva. Come se con l’abbandono dei metodi naturali io avessi abbandonato anche l’apertura verso lei e mi fossi ripiegato su di me e sul mio appagamento. È frustrante poi per un uomo riprendersi il suo sacchettino e buttarlo via. Non c’è una vera accoglienza . Non ci si sente davvero in comunione ma c’è quel sottile strato di lattice che divide e la tua sposa non accoglie né te né il tuo seme. Può sembrare nulla, ma psicologicamente se un uomo ci pensa non è indifferente e poi forse ancora più dannoso il dopo: il momento dell’assimilazione del piacere in cui ci si abbandona nell’abbraccio con la propria sposa e si vive quell’Unione dei cuori oltre che della carne .

Unione mistica, per dirla con le parole dell’ Amoris Laetitia…

Questo momento è rovinato perché devi state sull’attenti. Forse queste differenze si notano solo quando non si è concentrati solo su di sé ma si cerca una comunione, un’incontro con la propria sposa, ma ti assicuro che tutto cambia. È molto più pieno e tutta la persona è appagata in profondità senza mezzi anticoncezionali, quando è vissuto in modo ecologico.

Decidemmo allora di tornare ai metodi naturali, ma questa volta con una convinzione e determinazione ben diversa, consapevoli che solo attraverso quel modo di vivere la nostra intimità avremmo potuto progredire anche nel nostro amore aprendoci sempre più all’altro/a. Quello che un tempo era motivo di insoddisfazione e frustrazione per me, cioè l’impossibilità di avere un rapporto con la mia sposa ogni momento che io lo desiderassi, divenne occasione per educarmi a una tenerezza non per forza condizionata ad avere un amplesso. Iniziai a parlare maggiormente il linguaggio d’amore degli sposi, fatto di dolcezza, ascolto, tenerezza e attenzione. Luisa si è sentita profondamente amata e accolta, e anche lei ha acquisito da questo mio nuovo atteggiamento forza e sicurezza nel comprendere i segni del suo corpo, rendendomi sempre partecipe della scelta finale. Tutto è diventato meraviglioso, abbiamo cercato ed avuto un altro bambino che ora ha otto anni, e nonostante il passare degli anni, il desiderio reciproco non è mai venuto meno, anzi è sempre fortissimo, sicuramente anche grazie alla scelta che abbiamo fatto. I metodi naturali ti obbligano a cambiare. Siamo abituati a credere che il rapporto fisico sia qualcosa di spontaneo, la naturale conseguenza del trasporto emotivo ed erotico dei nostri sentimenti: questa modalità può essere vera nei primi tempi del matrimonio dove non ci sono figli e gli impegni lasciano comunque tanto tempo alla coppia. Dopo non funziona più. I tanti impegni, i figli, la casa e il lavoro ti svuotano e quando finalmente si è soli, di solito ad ore assurde della notte, l’unico desiderio che avvertiamo non è verso l’altro/a  ma verso il cuscino. I metodi naturali non sono semplici metodi per avere o non avere figli, come possono essere gli anticoncezionali, ma ti conducono verso l’altro/a. Ti educano a sviluppare una serie di gesti affettuosi e teneri che non si concludono per forza con un rapporto fisico. Tutta la vita insieme può diventare una corte continua e quando finalmente il semaforo è verde non è mai un gesto che è vissuto in modo isolato,  ma come culmine di un dialogo amoroso che dura tutto il giorno e tutti i giorni. Ho profondamente odiato i metodi naturali, ma oggi devo ammettere che scegliere di usarli ha contribuito in modo importante alla felicità e alla riuscita del mio matrimonio.

Sexy-consiglio: baciarsi, ma bene

Pubblichiamo con piacere un articolo di Thérèse Hargot, sessuologa belga che, secondo me, ha tanto da insegnare a una società che ha banalizzato il sesso, e anche a una parte di Chiesa che vive la sessualità in modo angelico e non carnale come Dio ha pensato per noi dotandoci di un corpo.

Questo blog, come ho evidenziato fin dal titolo, si ispira agli insegnamenti cristiani della Chiesa cattolica, ciò non toglie, come ha insegnato mirabilmente San Giovanni Paolo II, e come mi auguro abbiate potuto sperimentare nel vostro matrimonio, che tutto inizia dall’amore umano perfezionato dalla Grazia del sacramento. Per questo è indispensabile nutrire e rivitalizzare il nostro amore erotico, da cui non si può prescindere. Diffido sempre di chi, nel matrimonio, si cura solo delle altezze dello spirito senza porre le basi essenziali dell’amore carnale.

Ringrazio di cuore il blog montedivenere, in particolare Maria Dolores Agostini, per avermi accordato il permesso di pubblicare l’articolo seguente.

Le prostitute non baciano, si dice. Perché, invece le spose lo fanno? Niente di meno ovvio. Ecco trovato un bel punto in comune, almeno in questo caso.

Sarà anche trash, d’accordo. Ma è vero.

No, davvero, a quando risale il vostro ultimo bacio? Non quello algido in punta di labbra a culo di gallina! Vi parlo di un vero bacio, quello che vi ha fato vibrare totalmente. Quand’era? Com’era? Con chi?

« Ma a me, non è che mi piaccia tanto in effetti » si sente dire tanto spesso quanto il pretestuoso:« Non abbiamo mica bisogno di baciarci sulla bocca per manifestare il nostro amore ». E poi c’è l’igienista: « Sinceramente, lo trovo un po’ schifoso » e l’imbarazzante: « Non mi piace molto il modo in cui bacia ». Ops.

Ah sì? « E con il vostro amante o la vostra amante, come lo trovereste? » mi viene voglia di rispondere.

Naturalmente è tutto diverso. Perché il bacio è fatto per gli esseri che si desiderano intensamente. E per gli adolescenti pre-puberi, vero anche questo.

Che felicità suprema (ri)scoprire la potenza erotica di un bacio. Esprime il desiderio, risveglia il desiderio. Ci si sente uniti, ci si abbandona all’altro, il piacere e l’eccitazione sono al massimo.

Quanto è importante allora baciarsi, per una coppia legata da un amore fedele e duraturo! Baciarsi per rimanere amanti anche quando si diventa sposo-sposa, o genitori. Baciarsi per sentire il desiderio, quello che la routine tende a spegnere anche se non vorremmo.

Ah, dimenticavo soprattutto… Quant’è importante, dunque, provare attraverso il bacio questa alchimia tutta particolare tra due esseri, prima di legarsi in matrimonio! Se non vi piace baciare la persona con la quale vi sposerete, allarme rosso: fermate subito tutto! Lasciate perdere, rimanete buoni amici.

Baciate, dunque. Ma bene. A lungo. A modo vostro, senza modello preconcetto. Trovate e rinnovate il vostro modo di esprimere e di risvegliare il desiderio che vi ha uniti.

Bando alle ciance, un bacio vale mille parole. Guardate piuttosto questo video della mia canzone preferita del momento. Che intensità! La adoro, assolutamente.

A presto, e tanti baci,

T.

Thérèse Hargot

tradotto per Monte di Venere da Maria Chiara Bonino

Pensate che non sia per voi, pensate che non sia così importante, non avete voglia e non ne sentite il desiderio? E’ un campanello d’allarme. E’ il momento di farlo, proprio perchè non ne avete voglia. Il vostro matrimonio non dipende solo dalla Grazia, dall’Eucarestia e dalle preghiere ma anche da come saprete rendere sempre nuovo la vostra relazione e come riuscirete a mantenere acceso il fuoco del desiderio. Non sono io a dirlo, non è neanche Thérèse, ma è Dio stesso, che attraverso il Cantico dei Cantici ci ha lasciato le istruzioni per amare come Lui vuole, come veri uomini e vere donne realizzati in pienezza. Vi lascio il link a un mio precedente articolo Mi baci con i baci della sua bocca

Antonio e Luisa

Bulimici di piacere.

Siamo una società di bulimici. Bulimici con il cibo, bulimici con le emozioni, bulimici di piacere e di senso. Ingurgitiamo tutto sperando così di riempire quella voragine di senso, quel desiderio di infinito che abbiamo dentro, che Dio ci ha messo dentro perchè siamo creati a sua immagine, lui che è infinito amore e quella nostalgia l’abbiamo come sigillo della sua figliolanza. Alla fine il significato di peccato è proprio questo. Sbagliare il bersaglio. Cercare di riempire il nostro bisogno d’amore con il piacere. La nostra società che ha eliminato Dio da ciò che conta, additandolo a ostacolo per una vita felice e una convivenza pacifica, cerca di sfamare questa bulimia schizofrenica assecondando ogni desiderio. Siamo la società del desiderio, del desiderio che diventa bisogno e il bisogno che diventa diritto. Tutto segue questa logica tranne ciò che si pensa possa nuocere alla salute. Siamo una società estremamente salutista. Si cerca di curare il corpo illudendosi di curare così anche lo spirito. Non funziona così, curare il corpo va bene ma non basta. Ed è così che i governi illuminati della civilissima Europa sensibilizzano sul consumo  corretto di cibo. L’obesità e le malattie provocate dal consumo non equilibrato di cibo porta spesso grandi costi per il servizio sanitario del nostro paese ed è anche per questo che il governo, attraverso la scuola e altre agenzie, cerca di fare educazione e prevenzione. Sono problematiche presenti a livello globale, tanto che lo stato italiano segue le direttive di Europa e ONU. Ed ecco la frutta distribuita a scuola, i programmi di scienze che si arricchiscono dell’educazione alimentare, campagne pubblicitarie, iniziative culturali e tante altre modalità per cercare di modificare le abitudini dannose della popolazione. Il salutismo alimentare sta divenendo pian piano un obbligo della nostra nuova società etica, spodestata di Dio, ma che si basa su propri dogmi come una vera religione. Non che ci sia qualcosa di male nell’impegnarsi per una giusta alimentazione, sia chiaro. Forse è una delle attività più apprezzabili del governo. Il problema è un altro. Non siamo bulimici solo con il cibo, lo siamo anche con il sesso e con tutto ciò che possa darci piacere. Solo che con questo tipo di bulimia non sembra ci siano problemi. Anzi sembra quasi positiva. Peccato che l’impatto sulla società e sui costi statali sia elevatissimo. Aborto, contraccezione, violenza sulle donne, divorzi sono causati anche dalla bulimia sessuale. Viviamo in una società molto erotizzata. Il sesso è presente non solo nella pornografia, che è diventata fruibile attraverso internet in modo facile,  gratuito e anonimo. Il giro d’affari di miliardi di dollari rende il settore del porno tra i più floridi. Tutta la società odierna è permeata di sesso. La televisione, la pubblicità, i video musicali, tutto ammicca al sesso. Tutta questa esposizione ha reso le persone assuefatte. C’è un desiderio fortissimo di piacere sessuale da una parte e una incapacità di viverlo dall’altra. Come dire che le lasagne sono buone, ma mangiarle tutti i giorni stufa, tanto da renderle non più piacevoli al palato. Ed ecco che fioriscono siti di scambisti, sadomasochismo, orge, prostituzione e quant’altro la perversione delle mente umana possa immaginare. Una continua escalation di perversione per ricercare quel piacere che tanto si desidera, ma non si riesce a trovare. Certo non tutti arrivano a tanto, ma anche chi non arriva a questo non è comunque capace molto spesso di controllare il proprio desiderio sessuale e non è educato al pudore. Il pudore che non è una brutta parola, qualcosa che richiama un tabù che va rimosso. Il pudore è riconoscere in noi un mistero. Il pudore è riconoscerci preziosi, riconoscere che c’è una parte di noi, del nostro corpo che non è per tutti, ma solo per chi avrà il nostro dono totale e a sua volta sarà disposto a spendersi totalmente e indissolubilmente nella relazione con noi. Solo riscoprendo la castità, la tenerezza, l’attesa, il saper aspettare, il saper preparare l’incontro sessuale nel gioco della seduzione reciproca, nelle attenzioni e nel servizio reciproco si potrà ritrovare il vero piacere. Solo così, quando l’incontro intimo viene vissuto come un culmine fisico di una relazione vissuta nell’arco di tutta la giornata, e solo quando quel gesto non si limiterà  a un godimento di qualche secondo, ma rappresenterà un significato profondo e costitutivo dell’amore sponsale degli sposi, allora sarà appagante e pienamente soddisfacente. Solo se sarà così, riusciremo a non cadere nel disamore e nella noia. Perché quel piatto di lasagne avrà per noi un gusto sempre diverso, perché sarà arricchito da ogni momento della nostra vita insieme e del nostro amore fatto di gesti concreti che cresce giorno dopo giorno rendendo quel piatto di lasagne sempre più gustoso. Termino con un brano tratta dal libro di don Fabio Bartoli “Prendimi con te, corriamo”:

Il piacere è innanzitutto uno stato d’animo, un atteggiamento interiore(…). Fuggite l’egoismo, non il piacere! Fuggite l’avarizia, il possesso, la lussuria, che del piacere sono misere contraffazioni, perchè il piacere ci rimanda sempre al primo piacere fontale, all’atto creativo, alla nostra prima vocazione: quel “vivi!” detto su di noi che ci ha chiamato all’esistenza. E infine , offrire il corpo in sacrificio a Dio è metterlo a servizio dell’amore.

Questo è il vero piacere, questo è ciò che oggi manca e che rende le persone mendicanti d’amore e incapaci di provare il piacere quello pieno, quello autentico. Quando il governo si attiverà per aiutare le famiglie a educare le nuove generazioni a curare quella bulimia e a un uso corretto e autentico della sessualità, come già avviene per il cibo, allora significa che, finalmente, si sarà fatto un passo avanti decisivo per la guarigione della nostra civiltà malata.

Antonio e Luisa

Liberazione sessuale o povertà e disamore?

Oggi mi sento di scrivere di un articolo che ho letto sulla pagina web del Fatto Quotidiano. In fondo al testo vi lascio il link per poterlo leggere interamente. Mi ha colpito perché anche io ho una figlia che ha compiuto da poco 10 anni. E’ un’inchiesta che fa star male ma è importante non fare gli struzzi, e cercare di capire per poter aiutare i nostri figli. E’ importante non raccontarsi che riguarda solo gli altri e che i nostri figli non farebbero mai certe cose. L’adolescenza è un periodo dove si vivono emozioni forti e contrastanti. Rapporto con il corpo che cambia, definire la propria identità, trovare l’autostima, la ricerca di accettazione e relazione fuori dalla famiglia e ribellione alle regole sono tutte sfide che i nostri figli dovranno accettare, certo con modalità e intensità differenti. Vi riporto solo un piccolo stralcio per rendere l’idea della povertà di valori e di autostima di tante ragazzine, che sono poco più che bambine (l’inchiesta riguarda ragazze di 14-15 anni):

“Finalmente mi hanno stappata!”, urla, correndo attorno alla rete con le braccia alzate. “Sì, sì: mi hanno sturata ieri sera”. È settembre 2013. E Margherita (nome di fantasia) celebra così, davanti a compagni di scuola più e meno intimi, la perdita della sua verginità.

Un atto così bello, profondo e importante che si vive nel corpo ma indiscutibilmente si riflette nella profondità emotiva e spirituale della persona, ridotto a un qualcosa di cui liberarsi, un tappo divelto e il corpo che diviene qualcosa non solo da svendere ma da abusare. Tutto ciò non può che lasciare ferite enormi alla ragazzina e distruggere la sua autostima. Il messaggio che passa è; io non valgo nulla, sono a disposizione di chi vede in me un oggetto da cui trarre piacere, sono un pezzo di carne. Proseguendo nella lettura, poco più avanti:

Chiara spiega come funziona: “All’inizio della quarta ginnasio si fa la conta. Di solito, solo tre o quattro ragazze arrivano al liceo già sverginate. La regola è che bisogna liberarsene entro l’anno successivo. Per questo, a fine estate, ci sono un sacco di noi che vanno col primo che passa, giusto per non sforare i tempi.

Non è importante con chi e come ma solo farlo prima possibile per sentirsi finalmente libere,  adulte e soprattutto accettate dal gruppo dominante. E adesso la parte più triste:

Il sesso e il piacere non hanno proprio nulla a che spartire, nelle storie che raccontano Chiara e le sue amiche. L’obiettivo non è quello, e i ragazzi sono troppo inesperti. “A nessuna è mai piaciuto scopare. La prima volta fa stra-male, e anche le volte dopo, comunque, tutto è tranne che piacevole. Ripeto: non lo fai per venire, ma per liberarti di un peso. È una questione d’immagine, di status.

Se avete lo stomaco di leggere tutto l’articolo c’è molto di più ma non voglio andare oltre.  Volevo però riprendere questi tre passaggi per fare un ragionamento. Queste ragazzine sono diverse dalla mia piccola Maria? Non desiderano nel profondo quello che anche lei vuole e che io desidero per lei? Certamente si! Perchè allora si svendono e si rovinano in questo modo?

Questo è semplicemente il risultato della “liberazione” sessuale e dell’incapacità degli adulti di insegnare la bellezza della sessualità vissuta in modo pieno e autentico nel matrimonio, perchè neanche loro ci credono.  Mi è venuto allora naturale accostare questa inchiesta a un’intervista che ho letto poco tempo fa sul sito di Costanza Miriano. L’intervistata è una nota sessuologa belga, Therese Hargot, che è in Italia per presentare il suo libro “Una gioventù sessualmente liberata (o quasi)“. Non è credente e quello che racconta non sono dogmi e regole di fede ma le dinamiche costitutive della nostra umanità formata da corpo e psiche.

Vi riporto qualche passaggio di questa intervista, che come per l’inchiesta, potete trovare linkata al termine dell’articolo.

La sedicente «liberazione sessuale», si legge nel suo libro, sembra non ridursi ad altro che a questo: «Essere sessualmente liberi, nel ventunesimo secolo, vuol dire avere il diritto di fare del sesso orale a 14 anni».
Siamo in diritto di chiederci se una simile «liberazione» non si sia in realtà ritorta contro la donna. La Hargot ne è fermamente convinta: «La promessa «il mio corpo mi appartiene» si è trasformata in «il mio corpo è disponibile»: disponibile per la pulsione sessuale maschile, che non è ostacolata in nulla. La contraccezione, l’aborto, il «controllo» della procreazione non pesano che sulla donna. La liberazione sessuale ha modificato solo il corpo della donna, non quello dell’uomo. Con la scusa di liberarla. Il femminismo egualitario che bracca i «macho» vuole imporre nello spazio pubblico un rispetto disincarnato della donna. Ma è nell’intimità, e specialmente nell’intimità sessuale, che si vanno a ristabilire i rapporti di violenza. Nella sfera pubblica si esibisce rispetto per le donne, in privato si guardano film porno dove le donne sono trattate come oggetti. Introducendo la guerra dei sessi, in cui le donne si sono messe in competizione diretta con gli uomini, il femminismo ha destabilizzato gli uomini, che ristabiliscono il dominio nell’intimità sessuale. Il successo della pornografia, che rappresenta spesso atti di violenza verso le donne, il successo del revenge-porn e di Cinquanta sfumatura di grigio sono lì a testimoniarlo».

Questo nuovo «cogito» permissivo induce gli adulti ad abdicare alla loro funzione educativa e con la sua estensione indiscriminata mette in serio pericolo l’infanzia: «Coi nostri occhi di adulti, tendiamo talvolta a considerare in maniera tenera la liberazione sessuale dei più giovani, meravigliati dalla loro assenza di tabù. In realtà subiscono delle enormi pressioni, non sono affatto liberi. La morale del consenso in linea di principio è qualcosa di giustissimo: si tratta di dire che siamo liberi quando siamo d’accordo. Ma abbiamo esteso questo principio ai bambini domandando loro di comportarsi come degli adulti, capaci di dire sì o no. Ora, i bambini non sono capaci di dire no. Nella nostra società c’è la tendenza a dimenticare la nozione di maturità sessuale. È molto importante. Al di sotto di una certa età riteniamo che vi sia una immaturità affettiva che non rende capaci di dire «no». Non c’è consenso. Bisogna davvero proteggere l’infanzia».

Vi rendete conto come quello che Therese racconta della sua esperienza professionale, trova un riscontro drammatico nella vita di quelle ragazzine?

Therese dice un’altra cosa che, secondo me, è completamente condivisibile. Noi genitori che siamo stati figli già nel periodo post-rivoluzionario ci troviamo impreparati a trasmettere una sana gestione della sessualità e del corpo. Quello che prima era normato dalla morale ora è normato solo dall’igiene. Non siamo capaci di trasmettere la bellezza della sessualità che si realizza nella castità e nell’unione fedele tra un uomo e una donna. Sessualità che eleva l’amore erotico e il piacere sensuale non a semplice ricerca egoistica di piacere e uso del corpo, che non ci rende felici ma al contrario ci deprime dopo qualche secondo di piacere intenso ma superficiale, ma  a manifestazione di un’unione che già viviamo nella nostra profondità spirituale ed emotiva. Quel gesto diventa epifania nel corpo di una trascendenza intima che si vive nei cuori. Il rapporto sessuale diventa un esodo d’amore che si concretizza nel corpo. Non siamo capaci di trasmettere ai nostri figli che sono preziosi ed unici e non si devono svendere. Loro valgono tanto e nessuno può usarli.  Non parlo di Dio e di peccato, parlo semplicemente di come siamo fatti e di ciò che desideriamo nel nostro profondo, parlo della nostalgia di un amore vero. Abbiamo tutti una morale iscritta dentro di noi e non ascoltarla non ci rende più liberi, ma soltanto infelici e insensibili. Spesso invece, tutto quello che riusciamo ad insegnare è come mettere un preservativo o come prendere la pillola. Altre volte decidiamo di abdicare al nostro compito educativo e  lasciamo che i nostri figli siano educati dalla pornografia o, quando va bene, dalla scuola che insegna anch’essa come mettere un preservativo per non ammalarsi e per evitare gravidanze indesiderate. Riappropriamoci del nostro ruolo educativo, mostriamo loro cosa è l’amore e come è bello amarsi nella fedeltà di un sacramento.  Parliamo loro di sesso, senza vergogna. è un gesto bellissimo, il più importante nel matrimonio, tanto da essere stato scelto come sigillo del sacramento e fonte di Grazia. E’ difficile lo so, ma dobbiamo almeno provarci. Quelle ragazzine non sono abbandonate.  Sono ragazze che vanno al liceo classico, che studiano e che molto probabilmente avranno una famiglia agiata alle spalle che pensa di dare loro il meglio. Magari andranno a cavallo o saranno delle ottime ginnaste. Insomma una vita piena e apparentemente vincente.  Hanno  tutto, ma in realtà sono delle poverette che non hanno la consapevolezza più importante. Non credono di essere preziose, non credono di essere regine, figlie di Re, di un Padre che le ama immensamente e che è si è fatto uccidere per loro. Non credono di meritare di poter desiderare un amore vero che duri tutta la vita e di aprire loro cuore e il loro corpo solo a chi è disposto a dare tutto per loro. Credono di essere libere e invece sono schiave e ferite nel profondo.

Antonio e Luisa

Inchiesta del Fatto Quotidiano

Intervista a Therese Hargot

Una scelta ecologica

Abbiamo già affrontato altre volte l’importanza, che ha avuto  per noi la scelta dei metodi naturali, non come metodo contraccettivo, ma come modalità d’amare, como modo di conoscerci sempre più  e di  far crescere e perfezionare la nostra relazione d’amore. Abbiamo sperimentato direttamente, nella nostra vita, come questi metodi esprimano un vero rispetto l’uno per l’altra e ci hanno permesso di educarci al dono di noi e non all’uso dell’altro. I metodi naturali, quindi, come espressione di una modalità d’amarsi e di accogliersi, aderente alla dinamica divina del farsi dono per l’altro, con l’altro e nell’altro. Attraverso il metodo naturale, ogni volta che ho dovuto rinunciare all’idea di unirmi alla mia sposa, le ho detto attraverso il mio saper aspettare, voglio tutto di te, non voglio privarmi di parte di te per il mio piacere. Attraverso il mio saper aspettare ho rispettato il suo essere donna con tutto ciò che comporta, fertilità inclusa. Padre Raimondo Bardelli chiama questo modo di agire, ecologico. l metodi naturali sono ecologici. Il nostro tempo vive di questa grande incoerenza. Grande attenzione per il creato e sempre meno per l’apice del creato che è la persona umana. Invece, come ci ricorda sapientemente Papa Francesco nella sua enciclica “Laudato si”, non ci può essere una vera attenzione per il nostro mondo se non si parte dalla creatura umana. Gli anticoncezionali non sono ecologici perchè, distruggendo la valenza procreativa dell’atto, inquinano l’autenticità del gesto e il suo ordine naturale. La decisione di usarli parte dal cuore, coinvolgendo quindi l’interiorità della persona che racchiude l’amore sponsale e che permette poi al corpo di esprimerlo attraverso gesti, sguardi, parole. Gli anticoncezionali sottraggono all’amplesso fisico la sua capacità di generare vita e amore privando volontariamente il gesto della sua fecondità. Fecondità che non è solo fertilità, ma che abbraccia un significato molto più ampio, significa aumentare nella nostra relazione sponsale l’amore, l’unione e la Grazia. L’uomo moderno deve riscoprire il valore globale dell’ecologia, cioè della meravigliosa armonia presente nella natura umana.

Una delle povertà più grandi dell’umanità, infatti consiste nella privazione volontaria dei benefici che scaturiscono dal rispetto dell’ordine naturale, cioè ecologico.

Ricapitolando, i metodi naturali sono più difficili da capire rispetto ad un anticoncezionale e costano fatica. Costano la fatica di sapersi controllare e gestire ma restituiscono in cambio un’unione tra gli sposi bellissima. Almeno è quello che abbiamo sperimentato noi. Quando mi sono sposato non conoscevo nulla del funzionamento del corpo femminile ed è stato bellissimo scoprire insieme alla mia sposa, tutte le dinamiche della sua fertilità e del suo corpo. Scoprire insieme la meraviglia dell’ovulazione, del ciclo e della sua fertilità, del suo corpo che si prepara a farsi grembo per generare nuova vita. Sono riuscito anche  a capire il perchè di certi suoi comportamenti o modi di fare,  ma mi ha permesso soprattutto di capire come l’uso degli anticoncezionali avrebbe bloccato questo ordine bellissimo pensato da Dio, bloccato per fare del suo corpo un mezzo di mia soddisfazione personale.Capite cosa intendo dire?  L’avrei usata.Il mio cuore si sarebbe chiuso alla logica dell’egoismo e non del dono che deve essere capace anche di astenersi. E lei si sarebbe sentita non amata ma usata. Ho capito quindi che quel gesto così bello e ricco di significato e profondità, che è l’amplesso fisico, è autentico e rispettoso solo quando si inserisce in questo disegno stupendo che è la relazione d’amore che nasce nel cuore e si esprime nell’unione dei corpi e solo per pochi giorni al mese permette di generare nuova vita.Solo pochi giorni per permettere alla coppia di vivere l’amplesso in modo autentico, e quindi ecologico, senza dover generare un figlio ogni volta ma generando sempre nuovo amore, nuova unione e nuova Grazia.Tutto ciò permette alla sposa di sentirsi amata, rispettata e desiderata e ciò innesca un circolo d’amore che cresce e si perfeziona.

Antonio e Luisa

La scelta giusta.

Oggi mi rivolgo a me. Non a chi sono oggi, ma a quel ragazzo che alla fine degli anni novanta fece una scelta. Fece una scelta che costò fatica, perché quel ragazzo non era un angelo, era fatto di carne come tutti, era fragile e ferito come tutti, aveva idee sbagliate sull’amore e sul sesso come tutti (o quasi tutti), ma nonostante ciò decise di comportarsi diversamente da  tutti, o almeno da tutti quelli che frequentava. Decise di aspettare e di riservare il dono totale di sé  nell’amplesso soltanto a colei che l’avesse sposato, a colei che fosse stata unita a lui indissolubilmente. Solo così quel gesto non sarebbe stato falso, privo di amore autentico. Solo così quel gesto avrebbe realmente espresso col corpo e nel corpo una verità profonda, l’unione dei corpi sarebbe così stata icona di ciò che i cuori e le anime già stavano vivendo, l’essere uno. Solo così. Pensava di doverlo a se stesso e alla persona che pensava di amare. Ora posso dire a quel ragazzo che ha fatto bene. Ora, che quel gesto è legato in modo esclusivo ad una sola donna, a colei che da 14 anni condivide le gioie, le fatiche, l’ordinarietà della vita. E’ legato in modo esclusivo a colei che si è donata totalmente e per sempre a me e a cui io ho dato tutto di me. Adesso che quel gesto così grande, pur essendo ancora un mistero di Grazia e di amore, mi è un po’ più comprensibile, avendone sperimentato la bellezza unitiva e feconda, non posso che commuovermi ed essere profondamente grato a quel giovane. Veramente Dio quando ti chiede una rinuncia, piccola o grande, poi ti ridà il centuplo in grazia, pace e gioia. Quella scelta ci ha aiutato a non banalizzare quel gesto tanto bello ma di comprenderne sempre meglio la grandezza, che è così importante e decisivo da essere scelto da Dio come sigillo per il sacramento del matrimonio (che senza non è valido)  e modalità attraverso cui l’amore si fa fecondo, genera vita. Abbiamo compreso che quel gesto è sacro, attraverso quel gesto possiamo crescere in amore e Grazia, attraverso quel gesto possiamo percepire attraverso il corpo, il nostro essere uno. Ora più che allora, capisco come è bello, che dono prezioso sia, poter associare l’amplesso fisico solo ad un volto. Per me ora è impossibile pensare di poterlo fare con un’altra donna. Sentirei di tradire non solo la mia sposa ma anche l’amore stesso e Dio. Ragazzi che avete deciso di vivere casti il vostro fidanzamento, vi assicuro che non ve ne pentirete, vi assicuro che poter vivere questo gesto così totalizzante con una sola persona sarà un dono grande e che vi commuoverà anche dopo tanti anni di matrimonio.

La castità non è una castrazione, non è una frustrazione di ciò che si prova e dei propri sentimenti. La castità è educazione del nostro cuore. Attraverso la castità potremo vivere tutto ciò che l’amore implica, nel momento giusto e senza accontentarci delle briciole come mendicanti d’amore, ma in pienezza, assaporando e gustando la bellezza dell’amore, anche carnale ed erotico,  non solo in superficie ma avvertendone la gioia e la pienezza profonda, quella che disseta tutta la persona, fino a far vibrare le corde della nostra anima e a sperimentare scintille di vita eterna.

Antonio e Luisa.

Sposi: amici e amanti.

Proseguendo con Amoris Laetitia, ho letto e meditato i punti 123-124-125.

123. Dopo l’amore che ci unisce a Dio, l’amore coniugale è la «più grande amicizia».[122] E’ un’unione che possiede tutte le caratteristiche di una buona amicizia: ricerca del bene dell’altro, reciprocità, intimità, tenerezza, stabilità, e una somiglianza tra gli amici che si va costruendo con la vita condivisa. Però il matrimonio aggiunge a tutto questo un’esclusività indissolubile, che si esprime nel progetto stabile di condividere e costruire insieme tutta l’esistenza. Siamo sinceri e riconosciamo i segni della realtà: chi è innamorato non progetta che tale relazione possa essere solo per un periodo di tempo, chi vive intensamente la gioia di sposarsi non pensa a qualcosa di passeggero; coloro che accompagnano la celebrazione di un’unione piena d’amore, anche se fragile, sperano che possa durare nel tempo; i figli non solo desiderano che i loro genitori si amino, ma anche che siano fedeli e rimangano sempre uniti. Questi e altri segni mostrano che nella stessa natura dell’amore coniugale vi è l’apertura al definitivo. L’unione che si cristallizza nella promessa matrimoniale per sempre, è più che una formalità sociale o una tradizione, perché si radica nelle inclinazioni spontanee della persona umana; e, per i credenti, è un’alleanza davanti a Dio che esige fedeltà: «Il Signore è testimone fra te e la donna della tua giovinezza, che hai tradito, mentre era la tua compagna, la donna legata a te da un patto: […] nessuno tradisca la donna della sua giovinezza. Perché io detesto il ripudio» (Ml 2,14.15.16).

124. Un amore debole o malato, incapace di accettare il matrimonio come una sfida che richiede di lottare, di rinascere, di reinventarsi e ricominciare sempre di nuovo fino alla morte, non è in grado di sostenere un livello alto di impegno. Cede alla cultura del provvisorio, che impedisce un processo costante di crescita. Però «promettere un amore che sia per sempre è possibile quando si scopre un disegno più grande dei propri progetti, che ci sostiene e ci permette di donare l’intero futuro alla persona amata».[123] Perché tale amore possa attraversare tutte le prove e mantenersi fedele nonostante tutto, si richiede il dono della grazia che lo fortifichi e lo elevi. Come diceva san Roberto Bellarmino, «il fatto che un uomo e una donna si uniscano in un legame esclusivo e indissolubile, in modo che non possano separarsi, quali che siano le difficoltà, e persino quando si sia persa la speranza della prole, questo non può avvenire senza un grande mistero».[124]

125. Il matrimonio, inoltre, è un’amicizia che comprende le note proprie della passione, ma sempre orientata verso un’unione via via più stabile e intensa. Perché «non è stato istituito soltanto per la procreazione», ma affinché l’amore reciproco «abbia le sue giuste manifestazioni, si sviluppi e arrivi a maturità»[125]. Questa peculiare amicizia tra un uomo e una donna acquista un carattere totalizzante che si dà unicamente nell’unione coniugale. Proprio perché è totalizzante questa unione è anche esclusiva, fedele e aperta alla generazione. Si condivide ogni cosa, compresa la sessualità, sempre nel reciproco rispetto. Il Concilio Vaticano II lo ha affermato dicendo che «un tale amore, unendo assieme valori umani e divini, conduce gli sposi al libero e mutuo dono di sé stessi, che si esprime mediante sentimenti e gesti di tenerezza e pervade tutta quanta la vita dei coniugi».[126]

Il Papa colloca l’amore sponsale appena al di sotto di quello verso Dio, che è la sorgente e nutrimento per ogni relazione umana. Lo definisce anche come amore di amicizia, seppur un’amicizia molto particolare, perché ne ricomprende le caratteristiche. Gesù stesso chiama ognuno di noi amico, intendendo qualcosa di grande. Nel vangelo di Giovanni Gesù dice: “Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto quello ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere anche a voi”. Amicizia è un concetto altissimo. Amicizia è voler il bene dell’altro, è intimità,è tenerezza e stabilità. L’amore sponsale aggiunge a tutto questo l’indissolubilità. Il nostro sposo/a perché il matrimonio sia costruito su basi solide deve essere il nostro migliore amico e non solo la persona che ci attrae e con cui condividiamo l’intimità sessuale. Il linguaggio degli sposi è fatto di dialogo e tenerezza. Nel nostro sposo/a è importante trovare una persona con la quale condividere i nostri pensieri, paure, preoccupazioni e gioie, con la certezza di essere accolti e non giudicati, sostenuti e non feriti. Il matrimonio diventa luogo dove mostrarci per ciò che siamo, senza paura di mostrare le nostre debolezze perchè certi che saremo amati per ciò che siamo e non per ciò che facciamo. Il matrimonio presuppone una relazione complessa, un amore che sia espressione della passione e dell’amicizia, dell’eros e dell’Agape. Eros (l’amore carnale passionale) e Agape (l’amore oblativo di servizio e donazione) diventano due espressioni dello stesso amore e la crescita dell’uno perfeziona l’altro in un circolo virtuoso che porta gli sposi a maturare e accrescere il loro amore sponsale.

L’amore sponsale cristiano è una sfida perché difficile. Un amore che ti chiede tutto ma che è il solo capace di farti sperimentare scintille di eternità e di infinito non può che essere una sfida, una battaglia da vincere e un premio da conquistare.

Una sfida che non è possibile vincere senza la convinzione che ci sia un disegno più grande, una forza che ci sostiene, che per noi sposi cristiani viene da Gesù. Solo la Grazia può permettere di realizzare un progetto che sarebbe irraggiungibile con le fragilità e le ferite che tutti ci portiamo dietro. Senza la Grazia, c’è il concreto pericolo di non restare saldi e di abbandonarsi alla cultura del provvisorio, tipica del nostro tempo che ci impedisce di realizzare completamente il progetto di Dio per noi e di non vivere mai veramente in pienezza la nostra umanità che è stata creata per un amore radicale, totale e infinito. Siamo immagine di Dio, ricordiamolo.

Antonio e Luisa

Don Aldo Bertinetti su Amoris Laetitia

Sul bollettino del Santuario di Santa Rita è stata pubblicata un’intervista ad un nostro professore di morale, con cui sono legato da reciproca amicizia e che stimo molto. Tuttavia penso di dover intervenire su quello che ha scritto, anche con molta chiarezza, visto  che alla nostra età la “parresìa”, cioè il dire senza mezzi termini il proprio pensiero, deve essere ormai una regola costante… Premetto che “non sono teologo né figlio di teologi” (parafrasando un Profeta…), e quindi sono ben lontano da voler insegnare ad un professionista in un campo che non è il mio. Però, oltre ad aver altre competenze (come quelle psicologiche) che, pur essendo “esterne” a quelle morali, quest’ultime non ne possono non tenere conto, posso vantarmi di aver vissuto 50 anni di sacerdozio (e anche anni prima durante il seminario) negli ambiti pastorali più diversi e sempre in stretto contatto con le persone, tanto che posso affermare di sentire forte “l’odore delle pecore”, cosa non sempre così facile nei professori, non per colpa loro ma per evidenti limiti di tempo (anche se l’interessato ha sempre mantenuto l’impegno, che tutt’ora ha, di un servizio prezioso nel suddetto santuario). Detto ciò, mi sento di dover dire, con tutto il rispetto, che lo scritto pubblicato è un ottimo esempio di “teologia azzeccagarbugli”, che afferma tutto e nega tutto, senza distinguere i diversi livelli dei discorsi, tanto che alla fine chi legge è più disorientato di prima… Proprio per questo cerchiamo di distinguere appunti i livelli del discorso.

LIVELLO DOGMATICO: cioè delle verità di fede assolute, che non si possono in alcun modo discutere (quelle contenute in particolare nella Sacra Scrittura, nel Credo ma anche, secondo la fede cattolica, nella Tradizione con la “maiuscola”). E’ assolutamente chiaro che su queste cose il papa non solo non contraddice nulla ma anzi riafferma con forza alcune di esse, che riguardano in particolare il tema trattato: nello specifico con estrema chiarezza l’unicità e l’indissolubilità del sacramento del matrimonio. Questo è ribadito, non solo da lui stesso in più punti della Esortazione Amoris Laetitia e in altri suoi interventi successivi, ma anche da alcuni cardinali come Coccopalmerio e lo stesso Müller, prefetto della Congregazione per la Dottrina delle Fede, che ha risposto ai dubbi sollevati da quattro cardinali, e in specifico dal card. Burke, che continua in modo sottile a suggerire la possibilità che il papa stia cadendo verso qualche forma di eresia (!). Il papa, nel discorso all’apertura del Convegno Ecclesiale della diocesi di Roma (16/6/16), dice: “Per la vostra tranquillità, devo dirvi che tutto quello che è scritto nell’Esortazione – e riprendo le parole di un grande teologo che è stato segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede, il cardinal Schönborn, che l’ha presentata – tutto è tomista, dall’inizio alla fine. E’ la dottrina sicura. Ma noi vogliamo tante volte, che la dottrina sicura abbia quella sicurezza matematica che non esiste, né con il lassismo di manica larga né con la rigidità”.

LIVELLO MORALE: innanzitutto mi permetto di ricordare che in tal ambito non esiste nulla di dogmatico in senso assoluto, SE NON DUE SOLE AFFERMAZIONI di Gesù: quella del Comandamento Nuovo e quella del “Siate perfetti come il Padre Vostro che è nei Cieli”. Gesù stesso infatti ha sempre evitato di definire in qualche modo delle soluzioni concrete: pensiamo all’episodio dell’adultera (nel suddetto discorso del papa al Convegno della diocesi di Roma: “Ha mancato verso la legge, Gesù, in quel caso…. «Donna, nessuno ti ha condannato? Neppure io». La morale qual è? Era di lapidarla. Ma Gesù manca, ha mancato verso la morale…”); o alla domanda se era dovere pagare le tasse a Cesare… Certo anche in campo morale ci sono delle verità che ormai, per la tradizione del pensiero della Chiesa (ma qui non uso appositamente la maiuscola…) possono ritenersi “certe e definitive”. Ma ricordiamoci che anche queste verità sono molto poche e talmente alte e ampie da non potersi usare immediatamente come delle norme concrete, quanto piuttosto come delle méte a cui guardare costantemente (e senza che siano mutate o abbassate) perché verso di esse deve essere sempre orientato il nostro “CAMMINO” (concetto  molto caro al papa, su cui basa tutte le sue indicazioni). In pratica, possiamo dire che il Signore non ci giudichi in base al punto in cui siamo arrivati ma alla tensione che abbiamo a continuare a crescere: altrimenti non si capirebbe il termine a cui tendere (la perfezione di Dio, oggettivamente e ontologicamente impossibile da raggiungere) e il discorso che le prostitute e gli scribi possono essere più in alto nei cieli di molti “giusti”. Inoltre il papa ha recentemente ricordato che (sempre nel Vangelo e quindi con valore assoluto di fede) Gesù dice che al giudizio finale, Mt 25, non ci chiederà né quante messe o preghiere abbiamo fatto, “neppure quanto abbiamo osservato i 10 Comandamenti o se eravamo sposati regolari o irregolari, o se eravamo omosessuali”… ma SOLO se “quando ero affamato, nudo, ecc…. mi avete aiutato.., perché in ciascuno di questi piccoli C’ERO IO”. Quindi tutte le norme morali devo essere relative, certo assolutamente necessarie e da osservare, ma non prese come degli assoluti, ma come strumenti di CAMMINO appunto, dei segnali del percorso, dei “paracarri”… da “interpretare” nella vita di ciascuno secondo la propria coscienza e quindi da continuamente riadattare alla storia e all’epoca in cui si vive, e anche alla concreta vita di ogni persona. Altrimenti ci mettiamo (come sovente ricorda lo stesso papa) sullo stesso piano dei Farisei (cfr il suo discorso sopra citato). E per questo che il papa afferma, con insolita durezza, che “non è più possibile dire che tutti coloro che si trovano in qualche situazione cosiddetta «irregolare» vivano in stato di peccato mortale, privi della grazia santificante. […] E’ meschino soffermarsi a considerare solo se l’agire di una persona risponda o meno ad una legge o a una norma universale. Pertanto un pastore non può sentirsi soddisfatto applicando solo leggi morali a quelli che vivono situazioni «irregolari», come se fossero pietre che si lanciano contro le persone” (con evidente riferimento all’episodio dell’adultera…).

LIVELLO GIURIDICO: le leggi sono leggi, anch’esse indispensabili per ogni vita sociale (anche nella Chiesa), ma da vedere, ancor più delle norme morali, in modo relativo (nel senso sopra detto). E su questo basti così…

LIVELLO PASTORALE: Inizio con alcune citazioni, sempre da quel discorso alla diocesi di Roma che ho sopra segnalato: “E come aiuta dare volto ai temi! E come aiuta ad accorgersi che dietro alle carte c’è un volto, come aiuta! Ci libera dall’affrettarci per ottenere conclusioni ben formulate ma molte volte carenti di vita, ci libera dal parlare in astratto, per poterci avvicinare e impegnarci con persone concrete. Ci protegge da ideologicizzare le fede mediante sistemi ben architettati ma che ignorano la Grazia. Tante volte diventiamo pelagiani! E questo si può fare soltanto in un clima di fede. E’ la fede che ci spinge a non stancarci di cercare la presenza di Dio nei cambiamenti della storia…. Nulla è paragonabile al realismo evangelico, che non si ferma alla descrizione delle situazioni, delle problematiche – meno ancora del peccato – ma che va sempre oltre e riesce a vedere dietro ad ogni volto, ogni storia, ogni situazione, un’opportunità, una possibilità…. E questo non significa non essere chiari nella dottrina, ma evitare di cadere in giudizi e atteggiamenti che non assumono la complessità della vita. Il realismo evangelico si sporca le mani perché sa che «grano e zizzania» crescono assieme, e il miglior grano – in questa vita – sarà sempre mescolato con un po’ di zizzania. [NB Quelle che seguono sono citazioni dirette della Esortazione Apostolica –NdR] «Comprendo coloro che preferiscono una pastorale più rigida che non dia luogo ad alcuna confusione… Ma credo sinceramente che Gesù vuole una Chiesa attenta al bene che lo Spirito sparge in mezzo alla fragilità: una Madre che, nel momento stesso in cui esprime chiaramente il suo insegnamento obiettivo, non rinuncia al bene possibile, benché corra il rischio di sporcarsi con il fango della strada… capace di assumere la logica della compassione verso le persone fragili ed evitare persecuzioni o giudizi troppo duri e impazienti»”. Credo che le parole del papa possano essere prese come la migliore definizione di che cosa debba essere la pastorale!

E’ dunque in base ai discorsi fatti sopra che bisogna interpretare la possibilità che il papa ha dato di una riammissione dei divorziati ai sacramenti. Ma andiamo per ordine.

1 – Il papa non solo non contraddice nessuna verità di fede, ma neanche va contro ai grandi principi morali, anzi addirittura non muta nulla neppure da un punto di vista canonico. Infatti le norme che riguardano i divorziati nel Codice sono rimaste tali e quali: anche la dichiarazione di “stato di irregolarità” (che popolarmente viene definito come “scomunica”) NON è stata abolita e resta valida, fino appunto ad un’eventuale assoluzione.

2 – Prima di affrontare con chiarezza qual è il tipo di “permesso” enunciato dal papa, anticipiamo il discorso – sottolineato dal nostro professore – che comunque deve restare valida la richiesta, per poter ottenere i benefici suddetti, di “vivere come fratello e sorella”, cioè evitando ogni rapporto sessuale. Mi si permetta una battuta birichina: perché, alla fin fine, tutto poi viene sempre ad essere condizionato, nella nostra ottica classica cattolica, dall’uso che si fa delle parti intime?… Chiusa la battuta, il papa non fa alcun accenno a questo discorso. Anzi, sembra presupporre il contrario, dal momento che, sia pure solo per accenno e senza approfondire tale situazione, parla persino di valutare il cammino dei conviventi. E certamente, siccome egli sente profondamente “l’odore della pecore”, certamente non immagina che essi si trovino a letto alla sera solo per recitare il rosario… Dall’Esortazione: “Da qui si ispira la cura pastorale della Chiesa verso i fedeli che semplicemente convivono o che hanno contratto matrimonio soltanto civile. Nella prospettiva della PEDAGOGIA DIVINA, la Chiesa li incoraggia a compiere il bene, a prendersi cura con amore l’uno dell’altro, a mettersi al servizio della comunità nella quale vivono e lavorano. […] La Chiesa non manca di valorizzare gli elementi positivi in quelle situazioni che non corrispondono ancora o non più al suo insegnamento sul matrimonio. […] Tutte queste situazioni vanno affrontate in maniera costruttiva, cercando di trasformarle in opportunità di cammino”.

Non solo, ma nella prima bellissima parte, quella più generale sull’amore umano, egli ricorda che la sacralità della coppia esiste già in sé, nascendo dalla stessa creazione (e quindi cita il Genesi), tanto che ricorda (Codice di Diritto alla mano!) che quando una coppia, da qualsiasi situazione di altre religioni, tradizioni, ecc. provenga, chiede il Battesimo, “non deve essere più celebrato per loro il rito del sacramento del matrimonio, perché col Battesimo stesso la loro unione di prima, se aveva le caratteristiche volute dal Creatore (unicità e indissolubilità), diventa automaticamente sacramento.

Tutto ciò certo non nega che la continenza in alcuni casi possa essere proposta come un ideale di vita di alto valore, come ricorda il card. Müller e ribadiscono i vescovi della regione pastorale di Buenos Aires nel loro documento “Criteri fondamentali per l’applicazione del capitolo VIII di Amoris Laetitia”, documento esplicitamente approvato dal papa che riconosce che “non ci sono altre interpretazioni” e che noi citeremo nuovamente più avanti. Ma questo suona appunto come una proposta di alto livello ascetico, e non come una richiesta assoluta e incondizionata per concedere la riammissione ai sacramenti. Fosse così, si dovrebbe dire che allora nulla è cambiato: anche prima, se i divorziati e simili si impegnavano a tale astinenza piena, potevano essere riammessi ai sacramenti (sia pure con procedura allora considerata eccezionale, e con la condizione che riconoscessero comunque il loro stato di irregolarità e non ci fosse pericolo di scandalo – queste due ultime cose peraltro ribadite anche ora).

Analogamente il papa non dimentica “le persone divorziate e non risposate, che spesso sono testimoni della fedeltà matrimoniale, che vanno incoraggiate e aiutate in questa loro scelta che ha un grande significato”.

Ma si può dare l’assoluzione a persone che vivono in una situazione di “peccato oggettivo” e non possono garantire che “non lo faranno più”?  Qui faccio due citazioni: un passaggio del nostro stesso professore che dice: “Seguendo gli accreditati criteri interpretativi, tra l’interpretazione che crea più problemi e quella che ne crea di meno, o non ne crea affatto, bisogna scegliere l’interpretazione meno problematica” (dottrina già di sant’Alfonso Maria de Liguori…). Ma cito anche una lezione a cui abbiamo assistito io e il suddetto professore, mentre facevamo il corso di morale durante il convitto nel primo anno di sacerdozio, lezione tenuta da un suo parente, esimio moralista, che rispondendo ad una domanda se si poteva assolvere un ragazzo che si accusava di praticare la masturbazione ma non si sentiva di promettere appunto “di non farlo mai più”, disse che bisognava chiedergli di impegnarsi il più possibile a “crescere”, ma dopo di che dargli e ridargli volentieri l’assoluzione, che non era un  regalo per gli eroi, ma un aiuto appunto per camminare sempre meglio nella Grazia.

3 – Ricordiamo ancora, per completezza, altre due cose che dice il papa. La prima è quella che in ogni caso di matrimonio fallito bisognerebbe indagare se non rientra nei casi di matrimonio “nullo”. Egli infatti sottolinea (in concordanza con quello che pensano i preti quando devono celebrare un matrimonio) che molti di essi non sono sacramento (al di là di altre motivazioni che possono comunque inficiarne la validità) perché non esiste negli sposi una fede vera e cosciente, talvolta neppure nel Signore e nella Chiesa, ma in particolare nel significato del matrimonio come sacramento con tutti gli annessi e connessi. Questo li rende appunto invalidi da un punto di vista sacramentale. Per questo egli ha già radicalmente riformato la procedura per la richiesta di nullità, rendendola molto più semplice  e veloce (tanto da concedere ai vescovi, nei casi che non fosse possibile la normale procedura “giuridica”, ma essi si rendessero certi in coscienza che tale matrimonio non era valido, di dichiararlo loro stessi senza ulteriore procedimenti). Tuttavia, naturalmente, come ha ricordato in uno degli ultimi discorsi fatti ai membri del Tribunale Centrale (la “Sacra Rota”), che non bisogna certamente pensare a questa strada per semplificare i discorsi, tanto da farla diventare una specie di “divorzio cristiano”: infatti si tratta di riconoscere l’eventualità che il matrimonio, al di là della celebrazione compiuta,  non sia effettivamente mai avvenuto (per gli svariati motivi possibili), ma non di “annullare” un matrimonio che invece era davvero valido, cosa assolutamente impossibile ora come prima.

Inoltre il papa ricorda che il sacramento del Matrimonio deve essere vissuto come una vera e propria vocazione, e quindi richiede una lunga e seria preparazione già a monte (fin dalla prima giovinezza) e poi nel periodo immediatamente precedente, in modo che avvenga un vero e sicuro discernimento, non solo verso la chiamata a tale vocazione, ma anche in particolare verso il fatto che il partner con cui ci si vuole legare sia veramente quello pensato da Dio per la propria vita.

4 – E arrivando finalmente a quanto concesso dal papa, citiamo nuovamente i vescovi suddetti: “Non conviene parlare di «permesso» per accedere ai sacramenti, ma di un processo di discernimento accompagnato da un pastore, che deve essere personale e pastorale… Dunque il sacerdote accoglie il penitente, lo ascolta attentamente e gli mostra il volto materno della Chiesa, mentre accetta la sua retta intenzione e il suo buon proposito di collocare la vita intera alla luce del Vangelo e di praticare la carità… Se si giunge a riconoscere che, in quel caso concreto, ci sono limitazioni che attenuano la responsabilità e la colpevolezza, particolarmente quando una persona consideri che cadrebbe in una ulteriore mancanza provocando danno ai figli della nuova unione, Amoris Laetitia apre alla possibilità dell’accesso ai sacramenti della Riconcilazione e dell’Eucarestia…. Non bisogna pertanto intendere tale possibilità come un accesso illimitato ai sacramenti, o come se qualsiasi situazione lo giustificasse: si propone piuttosto un discernimento che distingua adeguatamente ogni caso e non si chiude, ma rimane sempre aperto a nuove tappe di crescita e a nuove decisioni che permettano di realizzare l’ideale in maniera più pura”.

5 – Concludendo, si tratta dunque di riconoscere se la coppia ha compiuto e sta compiendo un vero CAMMINO di fede e di carità (dice il papa: “un graduale sviluppo della capacità di amare”) e, in base al punto raggiunto di tale cammino, rilevato in coscienza nel dialogo fra la coppia e il pastore, egli può “discernere quali delle diverse forme di esclusione attualmente praticate in ambito liturgico, pastorale, educativo e istituzionale POSSANO già ESSERE SUPERATE in quel singolo caso”, compresa la possibilità di ritornare ai sacramenti.

 

6 – In sintesi, la più grande novità dell’Esortazione (che è in realtà un ritorno al genuino messaggio evangelico), come ha scritto in un articolo un teologo subito dopo la sua pubblicazione) è il fatto che il papa abbia nuovamente messo il discorso della COSCIENZA prima e al di sopra di quello della legge, superando il fariseismo dei “buoni”, così combattuto da Gesù stesso e stroncato negli scritti di san Paolo. Citando letteralmente: “Non ha senso fermarsi a una denuncia retorica dei mali attuali e neppure pretendere d’imporre norme con la forza dell’autorità… Il nostro modo di presentare le convinzioni cristiane e il modo di trattare le persone hanno aiutato a provocare ciò di cui oggi ci lamentiamo, per cui ci spetta una salutare reazione di autocritica… Piuttosto bisogna presentare le ragioni e le motivazioni per optare in favore del matrimonio e della famiglia… Soprattutto bisogna presentare il matrimonio più come un cammino dinamico di crescita e realizzazione, […] dando spazio alla COSCIENZA dei fedeli: siamo chiamati a formare le coscienze, NON A PRETENDERE DI SOSTITUIRLE”, ricordando che esistono DIVERSI MODI DI INTERPRETARE alcuni aspetti della dottrina o alcune conseguenze che da essa derivano. […] Non esistono le famiglie perfette”.  E ancora: “La COSCIENZA delle persone deve essere meglio coinvolta nella prassi della Chiesa. Naturalmente bisogna incoraggiare la maturazione di una coscienza illuminata, formata e accompagnata dal discernimento responsabile e serio del pastore. Ma questa coscienza può anche riconoscere con sincerità e onestà che PER IL MOMENTO LA PROPRIA VITA, COSÌ COM’È, È L’UNICA RISPOSTA GENEROSA CHE SI PUÒ OFFRIRE A DIO, E SCOPRIRE CON UNA CERTA SICUREZZA MORALE CHE QUELLA È LA DONAZIONE CHE DIO STESSO STA RICHIEDENDO IN MEZZO ALLA COMPLESSITÀ CONCRETA DEI LIMITI… Ricordiamo che la CARITÀ FRATERNA è la prima legge del cristiano, perché (1 Pt 4,8) «la carità copre una moltitudine di peccati»”. [NB Il maiuscolo è nostro e non nel testo originale – NdR].

Don Aldo Bertinetti

La televisione insegna un falso amore

In questo periodo la Rai sta trasmettendo una fiction storica sulla saga della famiglia dei Medici. La storia mi affascina molto e quando ci sono produzioni di questo tipo le seguo con interesse. Perchè dico questo in un blog sul matrimonio? Perchè voglio approfondire una scena in particolare. Cosimo de Medici torna a casa dopo un lungo esilio a Venezia e incontra la moglie. La moglie è al corrente che lui l’ha tradita e i rapporti tra i due sono tesi. Litigano, poi all’improvviso la rabbia si trasforma in passione, lui la prende, le alza la gonna e la penetra, il tutto con violenza . Il tutto dura pochi secondi, poi lui se ne va, senza guardarla. Lei, incredibilmente, è felice e soddisfatta del rapporto appena consumato. Un momento di una povertà incredibile.Quella scena mi ha trasmesso tanta tristezza e desolazione.  Queste sono le bugie che i media ci trasmettono continuamente. In particolare un elemento è profondamente falso e frutto di una mentalità pornografica con cui i media ci plagiano. La donna è altamente improbabile provi qualche piacere da un atto vissuto in quel modo. E’ molto più probabile provi dolore e si senta usata più che amata. La fisiologia della donna ci insegna che i preliminari sono necessari e necessitano di almeno venti minuti.  Venti minuti nei quali l’organo femminile si modifica (c’è un allungamento e posizionamento) per accogliere quello maschile e si lubrifica per rendere più agevole la penetrazione. I preliminari sono indispensabili e hanno come centro la donna e non l’uomo, che al contrario è pronto in pochi secondi. Non parliamo poi della violenza della penetrazione, come se la forza e la violenza nella spinta possano migliorare il piacere . Può essere vero per l’uomo (anche se non lo credo), ma sicuramente non per la donna. L’organo femminile ha una profondità normalmente di 9-10 centimetri che possono arrivare a 12-13 durante l’eccitazione. Un uomo che entra con violenza superando queste misure genera spesso dolore e sicuramente cancella ogni piacere alla donna. La violenza dei movimenti, delle parole, degli atteggiamenti impoverisce tantissimo questo momento d’amore bellissimo tra i coniugi. La donna ha bisogno di tenerezza durante tutto il rapporto. Tenerezza nei gesti, nelle parole, nella voce, negli abbracci. Tante donne faticano a provare piacere durante i rapporti. Ci possono essere tantissime cause, ma spesso basta conoscere semplicemente come si è fatti/e  per superare molte sofferenze e molti problemi, e vivere con gioia questo momento bellissimo. L’amore sponsale scaturisce dal cuore, ma si vive nel corpo. Se si è incapaci di esprimerlo correttamente nel corpo, anche ciò che è nel nostro cuore ne resterà profondamente impoverito. La fiction della Rai è stata molto “educativa”, in quanto ha mostrato esattamente il contrario di quello che è un rapporto appagante per la donna, e di conseguenza anche per l’uomo. Questa fiction è deleteria oltre che per noi anche per i nostri figli. Se malaguratamente,  i nostri figli adolescenti assistono a queste menzogne, cerchiamo di approfittare della situazione  per insegnare loro qualcosa che sarà di fondamentale importanza. Non dobbiamo avere vergogna, anche questo fa parte del nostro compito di educatori.

Antonio e Luisa.

Matrimonio ed Eucarestia

Abbiamo visto come gli sposi siano sacerdoti (clicca qui per leggere il  precedente articolo) e abbiamo approfondito come il sacerdozio si viva nel dono di sè. Ora approfondiamo meglio cosa questo significa. Noi esplichiamo la nostra dimensione sacerdotale nella riattualizzazione del sacramento del matrimonio (amplesso fisico), dove nuovamente ci facciamo offerta l’uno all’altra in maniera totale, nell’anima, nel cuore e nel corpo Perchè l’amplesso fisico tra gli sposi è una riattualizzazione del sacramento, che richiama la celebrazione dell’Eucarestia? Cristo si è offerto una sola volta sulla croce. Una sola volta e per sempre. Cosa succede quando il sacerdote ordinato celebra l’Eucarestia? Gesù viene messo di nuovo in croce? No, perchè Gesù quel sacrificio l’ha fatto una volta per sempre, ma quei doni, che Cristo ci ha ottenuto sulla croce una volta per sempre, si rendono attuali adesso, di nuovo. Attengono all’unico sacrificio, ma di nuovo vengono resi presenti, riattualizzati.  Nel momento in cui noi accogliamo il corpo di Cristo, rispondiamo a questo amore di Gesù, che è lo sposo, che ci dice: amami con tutto te stesso, io mi offro tutto a te, mi faccio mangiare da te. Quando noi celebriamo l’Eucarestia con questo desiderio nel cuore, di rispondere ardentemente a questo amore infinito, facciamo contento lo sposo che finalmente si sente ricambiato. Gesù anela ad essere nostro sposo adesso e per l’eternità. Cosa fanno gli sposi quando celebrano il sacramento del matrimonio? Danno il loro consenso, si uniscono in intimità fisica, e in quel momento scatta il sacramento del matrimonio. Il sacramento da quel momento c’è e ci sarà sempre. Tutte le volte che noi torniamo ad unirci con tutto il nostro essere, e il gesto più alto è l’intimità sessuale, rendiamo di nuovo presente quella realtà che ha reso possibile l’insorgere del nostro sacramento. Ci doniamo totalmente di nuovo l’uno all’altra e quindi cosa succede? Come nell’Eucarestia, lo Spirito Santo rende di nuovo presente, rinnova quei doni che ci sono stati fatti una volta per sempre durante la celebrazione delle nozze e vengono così rigenerati. Con questo gesto aumentiamo l’apertura del cuore, per accogliere la Grazia sacramentale e santificante. Capite ora che gesto grande e profondo è l’unione fisica degli sposi? Di come sia importante curarla, prepararla e perfezionarla? Di quale sacrilegio sia cercare questo gesto con persone diverse dal proprio sposo o sposa? Di come sia importante purificarla da pornografia, egoismo e peccato? Solo così diventa davvero un gesto sacro, che permette di assaporare un assaggio di vita eterna e non limitare i frutti di quel gesto a un piacere sessuale di pochi secondi.

Antonio e Luisa

Sono destinato a non amare?

Siamo abituati a leggere del mondo omosessuale, confondendolo e riducendolo alle battaglie per le unioni civili e alle carnevalate come i gaypride. L’omosessuale è una persona che come noi desidera vivere una vita piena e amare nella verità e nella bellezza. Ci sono uomini e donne con attrazione per le persone dello stesso sesso che cercano la verità, e possono insegnare qualcosa anche a noi che siamo sposati da anni. Riporto di seguito un bellissimo articolo di Eliseo del deserto, persona profonda che ho imparato ad apprezzare su facebook, persona che si dichiara sul suo blog un uomo che cerca Dio e da quello che scrive lo sta anche trovando.

Vale la pena leggerlo e meditarlo.

“O Maestro, fa’ ch’io non cerchi tanto: (…) Essere amato, quanto amare.” (San Francesco d’Assisi)

Tante volte noi ragazzi omosessuali cattolici siamo presi dallo sconforto, ci sentiamo soli e ci domandiamo se dovremo vivere tutta la vita da soli, dato che la Chiesa ci chiede di vivere la castità. Vogliamo seguire Gesù, eppure a volte questo desiderio non è abbastanza forte da placare i morsi della solitudine. Rinunciare ad una storia d’amore ci sembra qualcosa di eroico.

Facile per quelli che non hanno i nostri problemi dare consigli, facile fare i santi con le croci degli altri.

Oggi voglio darti un nuovo spunto di riflessione. Qualcosa che forse ti sconvolgerà.

Sono convinto che la storia non ci ha insegnato cos’è il vero amore. Da sempre si è imposta una visione romantica dell’amore che non è completa. Tutti quelli che vivono soli sono convinti che gli manchi qualcosa di cui, in realtà, non hanno bisogno veramente.

La tecnica è un po’ quella della pubblicità. Per spingere a comprare bisogna sollecitare o creare un bisogno nel potenziale acquirente. Stanno sollecitando il nostro bisogno di amore. Il vero amore è dono di sé, non un bisogno. C’è più gioia nel donare che nel ricevere, ma il dono non rientra nell’ottica del consumismo. Il consumismo sa che il nostro bisogno d’amore non sarà mai sazio e punta su quello, così da spingerci a cercare di colmarlo con ogni cosa: compreremo tutto, useremo, getteremo e compreremo ancora, senza mai essere sazi.

Beh quello che voglio dirvi è che ci stanno imbrogliando! Ci stanno facendo credere che l’amore sia solo quello degli innamorati, del colpo di fulmine, delle lenzuola e della luna di miele. Ogni amore è bello e non sminuirò mai l’amore romantico, non è questo il senso di ciò che sto scrivendo. Ma ci avete fatto caso? L’amore celebrato nella nostra epoca esplode con il primo rapporto sessuale, raggiunge il suo coronamento con il matrimonio, si spinge al massimo al primo figlio e poi, stop. C’è un lasso di tempo che non interessa la narrazione contemporanea sull’amore. Fino a che improvvisamente ritroviamo un matrimonio ridicolizzato, diventato, chissà come mai, la tomba dell’amore.

La rappresentazione di questo “amore romantico” ci ha cucinati per bene. Siamo una generazione di romanticoni, poco inclini all’amore vero. Siamo innamorati dell’amore, ma non sappiamo amare. Tutti abbiamo abboccato all’imbroglio del romanticismo e chi è solo si sente l’unico sfigato della terra.

A noi omosessuali viene suggerito dalla Chiesa di vivere l’amicizia e non una relazione di coppia. Quante volte mi sono domandato e mi avete domandato: “Ma allora sono destinato a non amare?”

Ho una bella notizia: tu sei stato creato esattamente per amare! Tu sei stato creato per consumarti di amore! Per amare fino alla fine e fino all’ultima goccia del tuo sangue. Per vivere una vita appassionante, travolto dalle acque impetuose dell’amore.

Mi dispiace per chi pensa che l’amore di Dio sia una sublimazione dell’amore vero. E’ proprio il contrario. Non c’è nulla di più vero dell’amore di Dio che ti ha creato e che ti fa vivere. Forse invece è vero che i nostri amori umani sono solo la caparra di quell’unico Amore che ci colmerà.

Quante volte sento e mi raccontate del vostro bisogno di carezze, di abbracci, di parole dolci. Mi domandate se è peccato accarezzare! Ma no caspita! Non è peccato abbracciarsi, non è peccato essere teneri. E’ la nostra missione, la tua missione: mostrare al mondo la bellezza e la delicatezza di un’amicizia generosa, la dolcezza e la tenerezza materna di Dio padre.

Coraggio! La solitudine che vivi è una menzogna! E’ un’illusione! Uno spettro! Prendi autorità sulla tua solitudine. Decidi di infrangere questo specchio deformante della tua vita. Non sei solo. Tu sei degno di essere amato, e di amare. Esci dalla tua tana, e cerca luoghi dove sgorga acqua viva. Sia Dio il tuo primo amore e il tuo primo amico e non ti farà mancare padri, madri, fratelli, sorelle, figli.

Vivi l’amicizia. L’ho scritto altre volte: è l’amore più grande di cui parla Gesù. Non credete a quelli che vi dicono che l’amicizia è un sentimento di serie B, non credete a quelli che dicono che il loro compagno non potrebbe mai essere il loro amico. Sono storie destinate a finire, o forse sono già finite.

Ripeto: dare la vita per un amico, dice Gesù stesso, è l’amore più grande che ci sia.

“Sono destinato a non amare?”. Ti rispondo: “Ma tu ami te stesso?”. Tu che sei pronto ad amare chiunque ti faccia un sorriso e non sei capace di avere pietà di te, di perdonarti, di consolarti. Amati!

Ti prendi cura, provi compassione per chi è in difficoltà? Io nel mio piccolo, da quando mi dedico ai bisogni degli altri, affronto i miei in modo nuovo. Aiutare gli altri spesso significa aiutare sé stessi, guardare ai propri problemi con una distanza che ti permetta di trovare nuove chiavi di lettura. Aiutare gli altri ti dà una ragione in più per lottare. Forse il tuo cuore in questo momento è talmente chiuso nel dolore che non riesce a sentire nulla. Ascolta la tua sete d’amore, ascoltala perché è la sete del mondo intero, che chiede un’acqua che solo tu puoi dargli.

“Ma come faccio ad aiutare gli altri se ho bisogno io stesso di essere amato?”, questo mi ripetevo. Certamente, ci sono degli aiuti che ci dobbiamo, come dicevo prima: la cura di se stessi è la prima forma di amore che dobbiamo vivere. Poi però non lasciarti divorare dalle tue ferite, la cui fame non verrà mai placata. Prendi il largo!

Sì abbiamo bisogno d’amore, ma vivere l’amore sempre come un bisogno è infantile e pericoloso. Un partner per quanto amore ti potrà dare, non colmerà le tue voragini, la tua sete d’amore, la tua insicurezza. Spesso le ferite che portiamo dentro sono come i buchi neri dell’universo, non sono mai sazi, divorano stelle, pianeti e galassie intere. Inoltre è ingiusto considerare l’altro come la benda per le nostre lacerazioni. (libera cit di don Fabio Rosini)

Le tue piaghe sono destinate a diventare qualcosa di più di una pianta carnivora. Possono diventare sorgente di consolazione per la vita degli altri, come le piaghe di Gesù.

Il vero amore non è ricevere, ma donare.

I più grandi uomini della terra sono quelli che si sono sacrificati per l’umanità. Quelli più felici, quelli che hanno amato. Non ho mai visto un uomo felice perché rivendicava amore. Ne ho visti tanti felici perché si sono consumati per gli altri. Chi rivendica amore è frustrato, acido, narciso, soffocante. Chi dona amore è felice, gioioso, contagioso ed edificante.

Ci hanno fatto credere che l’amore sia un diritto! No! Non è un diritto, né un dovere. L’amore è un dono.

Ci hanno fatto credere che la felicità sia vivere un amore romantico. Scusate! Ma la verità è che la felicità è incontrare Dio e fare la Sua volontà.

Lui è la sorgente dell’Amore, con la A maiuscola. Crediamo che Lui è l’amore più grande? Vi sembrerò un bacia pile, un bigotto, ma io l’ho sperimentata la tenerezza che ricevo durante l’adorazione, la luce e la pace quando durante il giorno invoco lo Spirito Santo o leggo un brano della Bibbia in camera mia. Perché dovrei tacere? E tu? Ci hai mai provato? Prima di giudicarmi, sperimenta quello che ti suggerisco e poi raccontami quello che ti è successo.

Mi rivolgo a te, che come me ti sei sentito ostacolato nella vita e nella fede dalle sensazioni o dal bisogno che senti dentro di te. Non c’è un’unica soluzione per quello che viviamo. Nemmeno la fede è una bacchetta magica! Ma ci sono tante possibilità: come dei direttori d’orchestra dobbiamo crescere nell’arte di dirigere questa polifonia stupenda di possibilità d’amare che riempiono la nostra vita. Certamente se ti concentri solo sulle tue ferite, su quello che non hai avuto, sul bisogno che hai dentro, non risolverai nulla. Anzi! Aggraverai la situazione. Ti dispererai.

Mi domandi: “E perché non posso vivere una storia d’amore con una persona del mio stesso sesso donandomi a lui?”. Se pensi che diversamente non potrai essere felice e che questa sia la tua strada non ti voglio dissuadere. Alcune persone mi raccontano di vivere delle relazioni omosessuali serene. Non sono tra quelli che cerca sempre di trovare le falle nelle relazioni degli altri, per farsi forte della sua scelta. Ti chiedo solo di non lasciare fuori Dio da questa tua ricerca di felicità. Chiedi a Lui di mostrarti la strada da percorrere, senza paura.

Te lo dico ancora: “Non è lo status che ti impone la società a renderti felice. Ma la volontà di Dio su di te!”. Lui ti promette vita in abbondanza e la gioia piena. “La vita esuberante, magnifica, eccessiva” (cit. padre Ermes Ronchi).

Ancora: “Perché gli eterosessuali possono vivere una relazione d’amore e noi omosessuali no?”. L’amore tra uomo e donna, esiste per generare la vita, non per le cene a lume di candela. La vita è l’amore donato che si fa carne in una vita in più. So che questa risposta è insufficiente. Ma credimi! Non siamo esclusi dall’amore!

Non siamo esclusi dall’amore! Al contrario!

Io non sono nessuno. La mia esperienza di vita non è legge universale. Sperimento nella fatica di ogni giorno, nei miei limiti, nei miei alti e bassi, nelle mie cadute, la fedeltà di un Amore che mi precede e mi insegue, mi perdona, mi rialza, mi conduce per mano, mi colma, mi dà speranza ed entusiasmo. No! Non farei cambio con un altro amore. La Chiesa, mi tiene per mano in questo percorso, tramite i suoi figli, le sue figlie e i suoi doni; questo cammino dopo 36 anni non mi ha ancora deluso, ma al contrario mi riserva sorprese in continuazione, anno dopo anno.

La mia vita è un’avventura stupenda di amore!

Non dobbiamo rinunciare a nulla, ma chiedere e vivere pienamente la vita che Dio ci ha già donato.

“La vita è amore. Donala!” (Madre Teresa di Calcutta)

tratto dal blog http://eliseodeldeserto.blogspot.it/

Il sesso è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sesso.

La pornografia sta vincendo, sta cambiando la società e le persone. Mi verrebbe quasi da riprendere, ma non vorrei sembrare blasfemo, la famosa uscita di Gesù sul sabato: Il sabato è stato fatto per l’uomo, non l’uomo per il sabato. Il sesso è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sesso. Oggi sembra proprio questo. L’uomo è schiavo del sesso. L’uomo si distrugge e distrugge le vite di consorti e figli per il sesso. Il sesso diventa ciò che più ci dà piacere e che più ricerchiamo, passando sopra tutto il resto. La società in cui viviamo ne è satura, dai mass media (film, televisione, internet, libri) fino al vicino di casa o al collega di lavoro, con i quali finiamo a parlare spesso di sesso o cadiamo su doppi sensi e battutacce. Il nostro cervello è pieno di tutti questi pensieri e la nostra volontà è tutta proiettata a dare sfogo ai nostri pensieri. Così facendo usciamo di strada, deragliamo, ci dimentichiamo (se mai lo abbiamo saputo) che il sesso è espressione dell’amore e non una ginnastica per dare libero sfogo alla nostra fantasia, le nostre pulsioni e il nostro egoismo. Un uomo e una donna che non escono da questa dinamica non sono capaci di amare, ma solo di usare l’altro/a. Durante un incontro a cui ho partecipato, è stata detta una verità disarmante: il piacere più lo cerchi e più non lo trovi. E’ proprio così. Cercare il piacere significa ripiegarsi su di sé, concentrarsi sui propri desideri e aspettative. Significa usare l’altro/a senza preoccuparsi se ciò che facciamo sia bene per l’altro/a e per le persone che ci vogliono bene. Agendo in questo modo possiamo provare degli orgasmi intensi, piacere fisico, avere numerosi/e amanti. Ma ciò che proveremo saranno sensazioni superficiali che possono soddisfare per qualche secondo i bisogni più animaleschi del nostro corpo e soddisfare il nostro ego per una nuova conquista, ma nulla di più. Il piacere intenso, quello profondo che appaga cuore, spirito e anche il corpo, deriva dal dono di sè, dall’apertura all’altro, in un incontro in cui le anime e i corpi sono messi a nudo e trasmettono trasparenza, verità, voglia di entrare nell’altro perchè è una realtà che già si vive nella vita fuori dal letto. Un piacere che scaturisce da tutta una vita insieme, dalla condivisione, dalla riconoscenza, dalla tenerezza dei gesti quotidiani, dagli sguardi fuggenti tra un impegno e l’altro, dai baci e le carezze cercate prima di uscire di casa e dal calore che provi rientrando dopo un giorno di lavoro. Solo in questa realtà di vita e d’amore il sesso diventa per l’uomo un mezzo per gustare ancora di più l’amore e generare nuova vita. Solo in questa realtà il sesso è per l’uomo e non l’uomo per il sesso. Solo nel matrimonio possiamo essere liberi di amare.

Antonio e Luisa

Casto è meglio.

I rapporti prematrimonioali, oramai sembrano accettati e considerati cosa buona da tutti o quasi. Anche all’interno della Chiesa Cattolica. Ma è davvero così? Oppure la nostra Madre Chiesa, vetusta e austera secondo molti, ha un’altra volta ragione? Quante volte ci siamo chiesti: perchè aspettare? Quante volte abbiamo considerato l’insegnamento della Chiesa vecchio e ormai fuori dal mondo. Ma ci siamo mai chiesti il perchè di tale richiesta?

E’ facile credere che avere rapporti con la propria fidanzata possa arricchire ancora di più il rapporto, possa renderlo più completo, più appagante, più vero, che ti permetta di essere davvero uno con la persona che ami. Ma è davvero così o c’è una menzogna di fondo?

Giovanni Paolo II, spiegando magistralmente la valenza dell’amplesso, ha evidenziato una verità ancora poco conosciuta. Il rapporto fisico è un atto sacramentale che esprime nel corpo l’unione totale e indissolubile dei cuori. Anima e corpo sono nella verità quando vivono in armonia tra loro, quando la verità dell’una è aderente alla verità dell’altro. Due persone che hanno rapporti nel fidanzamento esprimono con il corpo una totalità che nel cuore ancora non esiste e magari neanche si vuole avere. Non è più un dono totale di noi stessi ma diventa un guscio vuoto, spesso riempito con egoismo e pulsioni mascherati da amore. Ed ecco che il fidanzamento non è più un periodo da fruttificare e  in cui verificare se all’attrazione fisica che si prova per l’amato/a corrisponde una altrettanto forte unione di intenti, caratteri compatibili e volontà comune di formare una famiglia santa. L’unione affettiva sposta il centro dell’attenzione dalla persona amata ai rapporti sessuali. Tutto, l’attenzione, la volontà, l’impegno e la cura per l’altro saranno finalizzati ad ottenere appagamento sessuale, l’altro non è più il centro del nostro amore ma diventa mezzo per soddisfarci emotivamente e sessualmete. Non facciamo finta che non sia così. L’amplesso è un gesto così totalizzante che sbiadisce tutto il resto. Passa in secondo piano tutto il resto. Come faremo con queste premesse a fare la scelta giusta, una scelta che ci impegnerà per la vita? Avere rapporti è come avere la mente annebbiata, è come vivere perennemente ubriachi, mentre la castità rende sobri e svegli. La castità permette di tenere lo sguardo e la mente fissi su ciò che davvero è importante. La castità permette di capire che si sta vivendo un periodo di precarietà dove le scelte definitive ancora non sono state fatte. La castità permette di accorciare il tempo del fidanzamento, perchè nella conoscenza reciproca sempre più profonda nasce e cresce sempre più il desiderio di unirsi totalmete (anima e corpo) con l’amato/a nel sacramento del matrimonio oppure svanisce tutto e il rapporto cessa. La castità permette di vivere questo gesto solo con una persona, rendendolo molto più unitivo e forte di chi lo ha già sperimentato con altri.

La castità è una scelta difficile e incomprensibile per la nostra società attuale ma dà una marcia in più nel matrimonio. Non sono io a dirlo ma la statistica. Secondo una ricerca di un’università americana,  le coppie che hanno aspettato fino al matrimonio per avere la loro prima esperienza sessuale rispetto a coloro che hanno iniziato a fare sesso relativamente presto, hanno fatto registrare una stabilità di coppia maggiore del 22%, una soddisfazione nella relazione superiore del 20%, una qualità del rapporto sessuale migliore del 15% e la comunicazione all’interno della coppia è stata valutata migliore del 12%.

Un’ultima riflessione ma per me bellissima. Ricorda un noto cantante e attore messicano:

“Io potrò dire alla mia futura moglie io ti sono stato fedele ancora prima di conoscerti. Il sesso è un regalo di Dio ed è sacro. Ho capito che devo custodirlo, preservarlo e condividere questo regalo di Dio con la persona più importante della mia vita che, dopo Dio, sarà la madre dei miei figli, mia moglie, il giorno che mi sposerò.

Legare la bellezza dell’amplesso fisico a una sola donna. Rimanere fedele alla sola donna che Dio ha preparato per te fin dall’eternità dei tempi. Davvero la difficoltà della lotta per restare casti e combattere le pulsioni sono ben poca cosa in confronto alla ricompensa che ci verrà data in cambio.

A voi la scelta.

(spezzone del film “Il giocoliere di Dio”. Molto bello e significativo)

 

L’amore è forte come la morte

L’amore nasce dalla Signoria,

Signoria di Cristo in noi che incontra la nostra volontà.

Volontà che si fa dono nell’incontro con un’alterità

 diversa da noi, ma a noi complementare.

L’amore fa di noi poveri mendicanti e schiavi, dei Re e delle Regine.

L’amore è un Re che non domina ma si fa servo.

L’amore è come un animale che non si lascia addomesticare da noi

ma vuole la nostra resa per lasciarsi prendere.

L’amore nasce nel cuore ma cresce e matura nella mente dell’uomo.

L’amore non prende forma nella morbidezza di un cuore

ma nell’asprezza di una croce.

L’amore è incontro e scontro insieme.

L’amore è fiducia in qualcosa che non si comprende ma che sai che ti salverà.

L’amore è retrocedere da solo per andare avanti insieme.

L’amore è aspettare senza forzare.

L’amore è farsi parte di un tutto.

L’amore non esiste se non nella concretezza della carne.

L’amore è la tenerezza di un abbraccio ad occhi chiusi

perché a parlare sia solo l’incontro dei corpi

assaggio dell’abbraccio eterno con Cristo.

L’amore è un albero che va nutrito e curato

per dare frutto e non seccare.

L’amore è forte come è più della morte

 perché davanti a lui la morte arretra ed è sconfitta.

Grazie perché, attraverso le mie e le tue fragilità,

impariamo ad amare ogni giorno della nostra vita insieme.

 

 

 

I danni della pornografia

Articolo tratto dal sito http://www.radiospada.org, sito dove si possono trovare letture molto interessanti.

Nella mia esperienza di terapeuta sessuale, ho appurato che qualsiasi persona che si masturba regolarmente con l’ausilio di pornografia rischia di diventare, nel tempo, un tossicodipendente sessuale, condizionando sé stesso ad assumere una devianza sessuale e/o a turbare un rapporto consolidato con il coniuge o con la fidanzata. Un effetto collaterale frequente è che si riduce drasticamente la loro capacità di amare (ad esempio, ne risulta una dissociazione del sesso dall’amicizia, dall’affetto, dalla cura e da altre emozioni sane e caratteristiche che aiutano i rapporti coniugali). Il loro lato sessuale diventa in un certo senso disumanizzato. Molti di loro sviluppano “un ego straniero” (o lato oscuro), il cui nucleo è una lussuria antisociale priva della maggior parte dei valori. Nel frattempo, l’aumento di masturbazione ottenuto mediante il consumo di pornografia diventa più invadente nelle relazioni della vita reale. Il processo di condizionamento masturbatorio è inesorabile e non regredisce spontaneamente. Il decorso di questa malattia può essere lento ed è quasi sempre nascosto alla vista degli altri. Di solito, è una parte segreta della vita dell’uomo, e come un cancro continua a crescere e a diffondersi. Raramente è reversibile, ed è anche molto difficile da trattare e guarire. La negazione da parte del tossicodipendente di sesso maschile e il rifiuto di affrontare il problema sono tipici e prevedibili, e questo quasi sempre porta alla disarmonia di coppia e coniugale, a volte il divorzio e, a volte, allo smembramento di altre relazioni intime

 

Per leggere l’articolo completo: I danni della pornografia