Amici e non servi.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici.

Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi.

Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri”.

L’altro ieri si è festeggiato  Sant’Alessandro, patrono di Bergamo, santo e martire, soldato romano decollato per il suo amore per Cristo. Per questo motivo è stato declamato il vangelo sopra riportato.

Non è la prima volta che ascolto questo Vangelo, ma il Vangelo è così, ogni volta è diverso, perché noi che ascoltiamo siamo diversi e questa volta mi ha suscitato un interesse particolare.

Non sentirsi servi ma amici: questa è la questione decisiva.

Se non sappiamo che cos’è il sacramento del matrimonio, allora gli insegnamenti, le regole, le leggi e il magistero ci sembrano imposizione ingiuste, che non ci permettono di essere felici, di vivere la sessualità e il rapporto fisico seguendo il nostro istinto e i nostri desideri, che ci appaiono buoni perché guidati dall’amore. Dio ci appare così come un padrone cattivo e lontano che non ci vuole felici e noi ci sembriamo servi che non amano il proprio padrone ma ubbidiscono per paura o senso del dovere.

Gesù non vuole questo! Gesù vuole essere amato da noi, vuole essere accolto come un amico, qualcuno che ci mostra qualcosa di meraviglioso.

Come fare? Sta a noi vivere secondo i suoi insegnamenti, ma non solo, dobbiamo cercare di leggere e imparare il perché di certe regole, che ci sembrano desuete e vetuste. Solo comprendendo (almeno intuendo, perché comprendere Dio non è possibile) le realtà del matrimonio, la ricchezza che ci dona un’unione casta e naturale, la Grazia che può riempire il nostro cuore (se viviamo combattendo il peccato e non assecondandolo), allora la legge di Dio sarà dolce e sarà amata da noi, perché ci toglie poco e ci dona tantissimo, e allora Gesù non sarà più un padrone, venuto a sottometterci a leggi assurde, ma un amico venuto a mostrarci la via per la gioia e la pienezza.

Antonio e Luisa

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