L’abbraccio della madre

Oggi riporto un bellissimo post della dottoressa e scrittrice Silvana De Mari. Una riflessione illuminante sul e rapporto madre-bambino.

Di gravidanza e di parto si può morire e si muore. Il corpo della madre ne porta i segni per sempre anche quando tutto è andato bene. Anche nei parti piu` normali e fisiologici sia madre che figlio ne escono dolenti e stremati, dopo di che inevitabilmente si abbracciano, a meno che il neonato non sia immediatamente
sequestrato per essere lavato e messo in un’insopportabile culla sterile, dove i suoi polmoni saranno spinti allo spasimo in un dolorosissimo pianto nella inutile
ricerca di qualcuno che lo consoli. ( pratica ormai abbandonata, fortunatamente) L’abbraccio, l’odore della pelle, provoca in entrambi una sensazione di piacere
mediata dalle endorfine. Questa scarica di endorfine e` enorme nel neonato e ulteriormente aumentata da quelle contenute nel latte materno. Solo dove c’e` dolore puo` esserci consolazione. Che il parto umano sia cosı` lungo e doloroso secondo alcuni fisiologi favorisce un attaccamento cosı` grande da permettere
una vicinanza lunghissima, di molti anni. L’attaccamento madre/figlio è l’emozione più potente che esista in natura e su questa è basata la sopravvivenza della vita. Tutte le altre emozioni sono pallide imitazioni. Chi ha sentito una vita muoversi dentro di se, chi ha provato il dolore dal parto, che sa quanti rischi anche mortali gravidanza e parto vogliono dire, che intensa felicità dia il primo sorriso del bimbo ( verso i due mesi, quasi sempre quando sta succhiando il latte, si interrompe, guarda mamma e poi sorride), sa di cosa si stia parlando. E ` questa lunghissima vicinanza, basata sul dolore dell’allontanamento e sulla gioia della vicinanza tra madre e figlio, il fatto che il piccolo non sia sbattuto a cavarsela da solo dopo pochi anni, che permette il
processo educativo, il fatto che ogni generazione trasmetta il proprio sapere alla successiva che non riparte piu` da zero. Il processo educativo e` la base della civilta` umana. Dove non c’e` madre che possa consolare, il dolore resta non consolato, una ferita aperta. Quello che succede negli orfani. Essere separati dalla madre è una ferita primaria. Sulla gravidanza, il periodo in cui il feto e la madre condividono i neurotrasmettitori si fa tutto l’adattamento epigenetico, l’adattamento che permette la sopravvivenza della specie. Se mamma ha sofferto la fame durante la gravidanza, il bambino avrà una forte tendenza a ingrassare ( dove non c’è roba, meglio metterla da parte), e a non essere troppo alto ( dove c’è poco, meglio non sprecare), se la madre ha vissuto in condizione di stress alto, bombardamenti, violenza, il bambino tenderà ad essere estremamente ansioso e più facilmente aggressivo.
Una mia carissima amica suonatrice di liuto durante la gravidanza del suo secondogenito ha provato tutti i giorni un pezzo di musica del barocco napoletano in previsione di un concerto dato all’ottavo mese di gravidanza. Dopo di che non ha più suonato quel pezzo. La volta in cui la radio lo ha trasmesso, suo figlio di quattro anni ha cominciato a canticchiarlo anticipando le battute.
Il legame madre figlio è sacro.  Quando il legame con la madre è spezzato il bambino per tutta la vita esprime ormoni da stress, sempre, anche quando sembra tranquillo, la madre moltiplica il rischio di sviluppare una depressione grave, oppure una malattia fisica. Chiunque lo spezzi volutamente commette un crimine.
Nell’onnipresente figura dell’orfano, personaggio chiave di tutta la letteratura fantastica c’è questo dolore assoluto.
L’erba è verde, e due più due fa quattro.
Silvana De Mari.

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