Accompagnare all’amore vero

Amoris Laetitia non è l’esortazione che consente ai divorziati risposati di comunicarsi, è molto di più. I giornali si sono focalizzati su quell’unico punto controverso, tralasciando il cuore di Amoris Laetitia. I vescovi del Sinodo non si sono incontrati per demolire il matrimonio, ma al contrario per restituirgli la giusta dignità e considerazione in un mondo che sembra aver perso il senso di questo sacramento tanto grande da elevare l’amore di due creature imperfette a profezia dell’amore di Dio in sé stesso e per il suo popolo.

I vescovi sanno che le nuove generazioni non si sposano per tanti motivi economici e sociali, ma la verità è che non ne sentono più il bisogno. Vedono il matrimonio come un impegno che non è necessario. Vogliono vivere l’amore senza promettere amore sempre ogni giorno della vita. Si illudono così di essere più liberi di scegliere di amare non per imposizione, ma per libera scelta. La Chiesa ha questa grande responsabilità. Non ha fatto nulla per impedire questa distruzione del significato del matrimonio, risultando spesso passiva nel corso di questa evoluzione, o meglio, disgregazione sociale susseguente al 1968.

Io ho partecipato al corso fidanzati nel 2001 organizzato dalla mia parrocchia.  Si è svolto nell’arco di 2-3 mesi e mi ha impegnato con la mia fidanzata una sera alla settimana. Si sono susseguiti il parroco, coppie di sposi, moralisti, psicologi e non mi ricordo chi altro. Appunto non ricordo. Non mi è stato detto nulla che mi abbia sorpreso, che mi abbia affascinato e neanche solo incuriosito. Non mi è rimasto nulla se non l’esempio luminoso della coppia che ci seguiva, che senza dire nulla ma solo con il loro modo di vivere l’amore mi ha colpito molto e ancora oggi sono un esempio per me e per il mio matrimonio.

Cosa mi ha fatto innamorare del matrimonio? Un corso che feci della durata di una settimana in montagna dove un frate senza tanti fronzoli ci ha rivelato e mostrato la realtà meravigliosa del matrimonio. Ricordo tutto di quel corso. Ricordo la bellezza di scoprirmi così prezioso e la grandezza della consapevolezza di ciò che avrei celebrato da lì a poco. Ho scoperto cosa è l’amore e che ho sempre chiamato con la parola amore quello che non lo è.

E’ bastato poco per salvarmi. Non c’è stato bisogno di esperti e sacerdoti che parlano di tutto tranne che del nucleo dell’unione matrimoniale. Tutto questo per evidenziare come Amoris Laetitia abbia fatto centro. Il Papa chiede di rivedere l’accompagnamento dei fidanzati che deve diventare un periodo fecondo e di crescita e non solo un cartellino da timbrare a 10-12 serate obbligatorie e noiose.

Da Amoris Laetitia, la diocesi di Roma (diocesi del Papa),  ha preso subito spunto per rivedere tutto il proprio percorso e facendo ammenda degli errori e superficialità del passato. Vi riporto il punto 3 della relazione conclusiva del cardinal Vallini a chiusura del convegno diocesano.

Finalmente si incomincia a prendere atto che non si può più restare a guardare, che è ora di rimboccarsi le maniche e di vincere questa sfida, importante per la felicità delle nuove generazioni e per il futuro stesso della Sposa di Cristo.

 Relazione del Cardinale Vicario alla giornata conclusiva del Convegno Diocesano | Vicariatus Urbis

3. Accogliere e accompagnare verso il matrimonio
Dai Laboratori è emerso ripetutamente che è da ripensare a fondo la preparazione al matrimonio , superando la prassi del cosiddetto “corso per i fidanzati”, insufficiente e da molti piuttosto sopportato (una sorta di tassa da pagare per poter celebrare il sacramento).
A questo importante tema pastorale AL dedica ben 12 numeri (nn. 205-216) e ne parla come di una “iniziazione al sacramento del matrimonio” (AL, 207), una specie di catecumenato che accompagni alla scoperta della fede per giungere alla comprensione del mistero santo delle nozze. Cosa possiamo prevedere al riguardo?

1) Dobbiamo essere realisti, accettando ancora un itinerario breve per chi non è disposto ad un itinerario lungo, sapendo però che una dozzina di incontri non bastano a riaccendere la fede e sperando in un possibile rapporto che continui dopo. La parrocchia offra, con il metodo del dialogo, un cammino su alcuni temi fondamentali: vita di fede, esperienza sacramentale, appartenenza alla Chiesa, la famiglia nel progetto di Dio, le motivazioni per l’amore matrimoniale, la famiglia vive di Dio, i ruoli nella coppia, la generazione e l’educazione dei figli, i rapporti con le famiglie di origine. Utilmente si proponga anche un ritiro spirituale, come già è praticato. Non dimentichiamo che la preparazione è una occasione speciale per riprendere i contatti con la Chiesa e un cammino di fede.

2) Ma la sfida che vogliano affrontare – all’inizio pensiamo a livello di prefetture, non di parrocchie – è di proporre un itinerario diocesano lungo, che duri almeno due anni, cominci all’inizio del fidanzamento o quando la coppia di conviventi si orienta al matrimonio. Dovrebbe essere un itinerario di accompagnamento che abbia le seguenti tappe:

– Accompagnare vuol dire innanzitutto camminare insieme con i nubendi, perché “scoprano la via migliore per superare le difficoltà che incontrano sul loro cammino” (AL, 200). E’ necessario entrare in relazione, una relazione empatica, con ciascuna coppia, affinché si senta destinataria di cura e della preoccupazione della Madre-Chiesa. A queste persone non serve sentirsi dire dal primo icontro qual è la dottrina della Chiesa o le norme canoniche sul matrimonio – che spesso potrebbero riceverle come divieti o proibizioni – hanno bisogno di camminare insieme, di incontrare testimoni che tocchino il cuore.

– In secondo luogo, accompagnare vuol dire aprire la mente e il cuore all’intelligenza della fede, come fece Gesù con i due discepoli di Emmaus (Cf. Lc 24, 13-33). Dobbiamo annunziare loro il Vangelo per creare un legame con la persona di Gesù Cristo, che guarda ciascuna coppia con amore e tenerezza, con pazienza e misericordia: “Vedendo le folle, ne sentì compassione” (Mt 9,36). Dobbiamo fare come ha fatto Gesù con la samaritana: “rivolse una parola al suo desiderio di amore vero, per liberarla da tutto ciò che oscurava la sua mente e guidarla alla gioia piena del Vangelo”. Il nostro obiettivo è realizzare ciò che con grande lucidità ha scritto Papa Benedetto XVI nella Deus caritas est, n. 1: “All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e, con ciò, la direzione decisiva”.

– Accompagnare vuol dire far comprendere e sperimentare l’amore vero, vivere insieme alla persona amata, dialogare e trasmettere convinzioni, comunicare la gioia di stare insieme nel Signore, favorire lo sviluppo della maturità affettiva, così importante per la libera scelta della vita matrimoniale . In una parola, far scoprire la forza salvifica del sacramento del matrimonio . E’ evidente che questo cammino richiede tempo e disponibilità da parte nostra e dei nubendi; dunque è un periodo di catecumenato;

– E’ stato suggerito anche di chiedere agli sposi il luogo della loro residenza per poterlo comunicare al nuovo parroco e di organizzare, all’inizio dell’anno, nella parrocchia di arrivo una “festa dell’accoglienza” delle nuove famiglie.

Alcune note di metodo:
– è necessario dare all’itinerario un taglio esistenziale, di condivisione comunitaria; evitare lo schema delle lezioni frontali ;
– decisive saranno le coppie che accompagnano i nubendi;
– ogni coppia deve sentirsi protagonista del cammino, e non al seguito di un sacerdote o di un animatore;
– focalizzare la formazione principalmente sulla relazione di coppia. Evidentemente non per mettere in secondo piano il sacramento, ma per far capire che il sacramento del matrimonio ha a che fare con la relazione di coppia per conoscere e crescere nella propria relazione in Dio. Il nostro compito – dice Amoris laetitia – è “far crescere l’amore”, “renderlo normale”, rinforzarlo, facendo in modo che i due diventino protagonisti e competenti della propria relazione. Ciò non vuol dire lavorare prima sul piano umano e poi su quello spirituale. Gli animatori devono avere bene in mente che il centro è il sacramento, la vita spirituale degli sposi, e devono impastare ogni incontro come tappe di un cammino di vita nello Spirito;
– scopo ultimo dell’itinerario è servire la coppia, perché giunga a “prendersi per mano” in modo serio e a sentirsi dentro la comunità ecclesiale, come nella propria famiglia di fede.

Antonio e Luisa

Per leggere l’intera relazione cliccare qui

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