Sottomessa per innalzare.

Fratelli, siate sottomessi gli uni agli altri nel timore di Cristo.
Le mogli siano sottomesse ai mariti come al Signore;
il marito infatti è capo della moglie, come anche Cristo è capo della Chiesa, lui che è il salvatore del suo corpo.
E come la Chiesa sta sottomessa a Cristo, così anche le mogli siano soggette ai loro mariti in tutto.
E voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei,
per renderla santa, purificandola per mezzo del lavacro dell’acqua accompagnato dalla parola,
al fine di farsi comparire davanti la sua Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata.
Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo, perché chi ama la propria moglie ama se stesso.
Nessuno mai infatti ha preso in odio la propria carne; al contrario la nutre e la cura, come fa Cristo con la Chiesa,
poiché siamo membra del suo corpo.
Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna e i due formeranno una carne sola.
Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa!
Quindi anche voi, ciascuno da parte sua, ami la propria moglie come se stesso, e la donna sia rispettosa verso il marito.

Questa parte della lettera di San Paolo agli Efesini era tra le letture della liturgia del giorno. Quando ascolto questa parola non posso che pensare a tutti i fraintendimenti che ha sempre causato. Chi la pronuncia si sente sempre in dovere di giustificarla, contestualizzandola nel periodo  storico e sociale in cui è stata pensata. San Paolo era sicuramente figlio del suo tempo e della sua gente ma questa è Parola di Dio, cioè Parola che non passa, che è sempre attuale e che parla agli uomini di ogni tempo.

Ebbene non voglio approfondire la parte teologica e filosofica, perchè non ne ho la competenza, ma voglio esprimere cosa ha significato nella mia vita questa Parola.

Mia moglie mi ha donato la sua sottomissione. Cosa intendo con questo? Con il matrimonio si è messa nelle mie mani, si è affidata completamente, spontaneamente e gratuitamente, senza nulla chiedere in cambio. Questo suo dono mi ha commosso profondamente. Non solo, questo suo dono mi ha reso più responsabile e consapevole, mi ha fatto comprendere il mio valore. Lei, che per me era troppo, la consideravo molto meglio di ciò che ero io, pensavo sinceramente di non meritarmi tanta Grazia, si abbassava per innalzarmi. Non so se mi spiego. Non è una questione di gerarchia. Le decisioni le prendiamo sempre insieme e a volte non mancano i punti di contrasto. E’ un atteggiamento, una realtà che comprendi nel profondo di te. Una consapevolezza che qualsiasi cosa accada lei non ti abbandonerà mai, ma continuerà a credere in te e a fidarsi di te. Questo fa parte dell’amore sponsale, questo fa parte del dono totale del matrimonio. E io, seppur misero e inadeguato molte volte, non posso che dare il meglio di me, perchè questa sua fiducia non venga disattesa. Non a caso san Paolo cita prima l’obbligo della moglie e poi quello del marito. Io senza questa sua fiducia disarmante e disarmata non sarei mai stato capace di donarmi a mia volta a lei. La donna ha qualcosa in più di noi, ha la capacità di farsi ventre, di accogliere la vita e l’amore. E noi non possiamo che guardarla con meraviglia e gratitudine e cercare di meritarci il suo amore e il dono di sè.

Antonio e Luisa

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Un pensiero su &Idquo;Sottomessa per innalzare.

  1. “La donna ha qualcosa in più di noi”. Ma non ne può più! Non se ne può più! di leggere articoli in cui ci si rivolge alla donna come dei bacia pantofole, proni al sacro-femminismo imperante in questa società morente! Veramente assurdo, e la cosa è diffusa in tutti gli scritti cristiano-cattolici. Quando la donna seguiva l’uomo, tutte queste menate NON c’erano! E la società era forte e feconda. Siamo passati da una rincorsa alla pari dignità con dei presupposti sbagliato, a un dignità gerarchicamente inversa, dove non facciamo altro che scrivere che siamo minorati e cerebrolesi. Ma per favore! Dio NON ci ha dato di essere sopra sotto meglio peggio più meno, ma ci ha dato delle peculiarità indispensabili per la missione e l’edificazione del suo regno. Figuratevi, come fa una donna a stimarmi, ad ascoltarmi, a starmi sottomessa, e vedere in me Cristo, se non fate altro che dirle che è superiore!!! Ma vi rendete conto in che cortocircuito sta la cattolicità italiana???

    Poi ci domandiamo perché gli uomini escono dalle chiese. Perché nessun uomo, NESSUNO, sta in un posto dove la sua virilità non è difesa e dove non possa liberamente e felicemente esprimersi, e con i vostri discorsi, i vostri e quelli altrui, praticamente non fate che consegnare i pantaloni alle donne le quali finiscono per lamentarsi come capre che non ci sono uomo. E ci siamo infilati in un tritacarne devirilizzante.

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